23.1 C
Rome
martedì, Agosto 4, 2026
Home Blog Page 191

Amianto nelle case popolari a Milano: ancora niente bonifica

case popolari di milano, problema amianto
case popolari di milano, problema amianto

L’amianto è ancora presente in molti edifici nel nostro Paese, sia strutture pubbliche, come scuole e ospedali, sia immobili privati. Era il 2018 quando i residenti delle case popolari a Milano segnalavano la presenza di amianto nell’edificio. A oggi ancora nessuna bonifica è stata effettuata.

Case popolari di Milano: la segnalazione dell’amianto

Ben cinque anni fa si certificò la presenza di amianto in diverse aree degli stabili popolari di Milano, dai solai alle cantine, dalle tubature di scarico dei servizi igienici e a quelle dell’aria circolante nel sottosuolo. Ma, nonostante il tempo trascorso, non è stata effettuata la messa in sicurezza del sito. Tuttora i cittadini restano esposti a gravi rischi per la propria salute.

Infatti le famiglie che vivono in quegli alloggi sono rimasti lì senza che l’amministrazione comunale agisse per tutelarle: bambini, anziani, donne e uomini, continuano a essere esposti al pericolo di sviluppare malattie asbesto correlate.

A porre l’adeguata attenzione a questa terribile situazione è il quotidiano Libero, che riporta l’intervento del capogruppo di Fratelli d’Italia all’interno del Consiglio comunale, Riccardo Truppo, il quale si è recato nelle aree periferiche del capoluogo lombardo e si è confrontato con gli inquilini delle case popolari.

I cittadini abbandonati dalle amministrazioni

I condomini degli stabili popolari di Milano continuano a essere abbandonati dal proprio Comune. Nonostante non abbiano mai smesso di pagare le tasse relative all’abitazione, i loro muri si sgretolino e lo stato di degrado aumenta di giorno in giorno. Con esso cresce il rischio di contaminazione dell’aria e di contrarre gravi patologie, come il mesotelioma.

Come racconta la testata Libero, persino i tecnici incaricati della gestione dei contatori si sono rifiutati di scendere nelle cantine per paura di respirare le particelle di amianto. Per di più, lo stabile ospita anche spazi dedicati a esercizi commerciali, che fino a pochi mesi fa comprendevano anche servizi per l’infanzia.

Costo della bonifica è minore di quello sanitario e sociale

La presenza di questi siti non ancora bonificati fa sì che la strage causata dalla fibra killer non si plachi. L’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, hanno stimato circa 7mila vittime in Italia soltanto nel 2022.

Le famiglie, spesso abbandonate dalle istituzioni, continuano a essere esposte al pericolo, che può portare a conseguenze fino a 50 anni dalla prima esposizione. Per questo, sebbene l’uso dell’amianto sia illegale dalla legge 257/1992, il picco delle patologie correlate al minerale è previsto per il 2030.

Come spiega l’avvocato Ezio Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“, l’unico modo per evitare nuove esposizioni sono le bonifiche. I costi di queste sono inferiori rispetto a quelli sanitari e sociali, che ogni anno si spendono per la questione amianto. È quindi importante segnalare i siti contaminati, per provvedere alla mappatura e alla bonifica, e questo è possibile grazie all’App Amianto dell’ONA.

A Lecco, bonificata dall’amianto, un’opera d’arte

opera d'arte Sora
Lecco, opera d'arte bonificata dall'amianto Foto: Lecco news

Per la prima volta è stata effettuata un’operazione unica che ha permesso di bonificare dall’amianto il Teatro della Società di Lecco, salvaguardando l’opera d’arte realizzata nel 1979 sulla volta del soffitto.

Bonificare un’opera d’arte, un intervento unico

«Si tratta di un intervento di recupero unico nel suo genere – sottolinea l’assessore ai Lavori pubblici e al Patrimonio di Lecco, Maria Sacchi -. L’opera in acrilico si realizzò su uno strato di amianto. Non ci sono esempi simili nella letteratura di restauro. L’obiettivo è stato bonificare l’amianto dal teatro così che alla sua riapertura sia sicuro. Al contempo abbiamo voluto salvaguardare l’opera del Sora».

L’affresco, intitolato “Il teatro della vita“, fu realizzato in acrilico da Orlando Sora, pittore marchigiano, nel teatro della città, risalente a metà dell’Ottocento. In particolare esso si trova nella volta del soffittone, uno dei luoghi della struttura in cui si rilevò l’amianto, oltre al boccascena.

Le varie fasi della bonifica dell’opera d’arte

La restauratrice Antonella Vitiello ha guidato l’intervento. Dopo la messa in sicurezza della zona attigua al soffittone, attuata dai tecnici di Ats, la restauratrice ha effettuato un bendaggio delle figure dell’opera d’arte, per fissare l’apparato acrilico e figurativo. Si sono poi delimitate e staccate dal soffitto. Questa operazione è durata dieci giorni. Le figure sono state isolate e sottoposte ad analisi di laboratorio per verificarne la contaminazione.

Una volta rimosso tutto l’apparato figurativo, i tecnici dell’impresa specializzata hanno provveduto alla bonifica dell’amianto, durante la quale si sostituirono anche alcuni elementi lignei compromessi. Si pose una nuova rete nervometal e si realizzò la base in cocciopesto, un rivestimento impermeabile.

Costruito un nuovo intradosso, la restauratrice ha applicato su di esso nuovamente le figure, nella stessa posizione scelta dall’artista. A essere ricreato ex novo, con l’acrilico, è stato lo sfondo cromatico, con le stesse sfumature, gli stessi colori e lo stesso effetto martellato originale.

«Per gli occhi di chi entrerà nel teatro non si capirà la diversità – continua l’assessore Sacchi -. Tuttavia la diversità ci sarà e, anche se non visibile, è di grandissimo valore perché non ci sarà più amianto nella nostra piccola “Scala” lecchese. Come amministrazione siamo felici di aver raggiunto entrambi gli obiettivi: bonificare dall’amianto e restituire ai leccesi l’opera del Sora».

L’importanza di segnalare e bonificare l’amianto

Scegliere di bonificare dall’amianto la struttura, nonostante le difficoltà riscontrate, è stata sicuramente l’opzione migliore per salvaguardare la salute di tutti gli spettatori.

Purtroppo la fibra killer è ancora presente in diversi edifici pubblici, non solo a Lecce ma in tutta Italia, come testimonia l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia”.

Infatti, alla legge 257/1992, che ha messo al bando l’uso di questo materiale cancerogeno, non è seguita una bonifica su tutto il territorio. Ne consegue che la strage causata dall’esposizione al minerale continua. Secondo il VII Rapporto ReNaM, sono sempre più i casi di mesotelioma, grave patologia provocata solo dall’asbesto. È quindi importante evitare ogni esposizione e segnalare i siti contaminati, anche grazie all’App Amianto.

Condannata INAIL all’indennizzo ex dipendenti Cotral e Alitalia

condanna INAIL- dipendenti cotral e alitalia
condanna INAIL- dipendenti cotral e alitalia

La Corte di Appello di Roma ha condannato l’INAIL a corrispondere a due ex dipendenti di Cotral e di Alitalia, un indennizzo per inabilità permanente, a causa delle malattie professionali con cui convivono ormai da anni. Le placche pleuriche e l’asbestosi sono patologie causate dall’esposizione all’amianto.

Riconosciuto indennizzo per malattia professionale amianto

Il riconoscimento arriva dopo diversi rigetti da parte dell’INAIL delle domande presentate perché fosse riconosciuta la malattia professionale provocata dall’esposizione alla fibra killer.

«L’INAIL, purtroppo, continua ostinatamente a negare il diritto delle vittime di patologie asbesto correlate, che debbono rivolgersi alla magistratura per ottenerne la tutela, al fine di veder riconosciuti i propri diritti – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, legale dei due operai e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto –. Auspico che adesso l’ente proceda al pagamento delle spettanze nei termini più brevi».

Ex dipendenti Cotral e Alitalia esposti ad amianto

La sentenza ha riguardato due lavoratori. Il primo ha lavorato alla Cotral S.p.A. come manovale, addetto alla pulizia delle stazioni e dei locali tecnologici, dal 1981 al 1989. La sua mansione prevedeva la pulizia dei treni, la manutenzione dei ceppi dei treni e la pulizia dei relativi pezzi. Inoltre, dal 1989 al 1999, ha svolto mansioni di manovratore all’impianto di Magliana.

Il secondo, invece, da luglio del 1995 sino a ottobre del 2014, è stato alle dipendenze di Alitalia S.p.A. all’aeroporto di Roma Fiumicino. Qui era adibito alla gestione di tutte le operazioni di sottobordo all’aeromobile, oltre a supportare anche l’attività di trasporto aereo.

Continua la strage causata dalla fibra killer

L’esposizione ad amianto può avvenire non solo sul luogo di lavoro ma anche in quello di vita. Il minerale cancerogeno è purtroppo ancora presente in abitazioni private e strutture pubbliche, come ospedali e scuole. Denuncia i continui ritardi nella bonifica lo stesso avvocato Bonanni in “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – Ed.2022“.

L’ONA è da anni a fianco delle vittime dell’amianto e quelle del dovere. L’esposizione a questo pericoloso cancerogeno causa gravi danni alla salute e patologie neoplastiche, come il mesotelioma.

Oltre ad offrire assistenza legale per il riconoscimento dei propri diritti, aiuta anche nella mappatura dei siti a rischio sul territorio. Infatti ha istituito l’App Amianto proprio per agevolare i cittadini a segnalare le aree contaminate e a evitare ogni possibile esposizione.

Colera in Sardegna? È stato un falso allarme

colera in Sardegna, falso allarme
colera in Sardegna, falso allarme

Tutti con il fiato sospeso per giorni in Sardegna, ma in generale in Italia, per un presunto caso di colera all’ospedale di Cagliari. Sarebbe stato il primo caso dopo circa 40 anni di assenza della malattia.

Il paziente, 71 anni, si era sentito male per alcuni disturbi gastrointestinali ed era stato ricoverato nei giorni scorsi dopo essere passato prima dalla guardia medica del paese. L’uomo è originario di Arbus ed aveva riferito di aver mangiato cozze crude e di curare un orticello vicino casa, ma soffrirebbe anche di una patologia cronica.

Immediatamente era scattate quindi le analisi, sia sulle feci che sugli alimenti coltivati nel giardino, alla ricerca della causa dei disturbi. Ed era stato trovato il Vibrio cholerae, uno dei patogeni che causano il colera.

Colera non confermato: il vibrione era innocuo

Il paziente accusava sintomi da diverso tempo e quando è arrivato in ospedale, a distanza di poche ore dalla terapia, già stava meglio. Dalle analisi è emerso che c’era il vibrione del colera nelle feci, ma non era quello “giusto”.

Tuttavia nel frattempo si era diffuso un certo allarmismo nella regione. La massima allerta era già scattata nella popolazione sul consumo di cibi crudi e nell’utilizzo dell’acqua. Sono queste infatti le principali modalità di trasmissione dell’infezione che porta alla malattia. Ed erano scattati i controlli a tappeto nella zona di provenienza dell’anziano, da parte del Servizio Igiene pubblica della Asl di Sanluri.

Per eliminare ogni dubbio, sul caso è dovuto intervenire l’Istituto superiore di Sanità.

La nota dell’Istituto superiore di sanità

Questa la nota dell’ISS a chiarimento dell’accaduto. “Il ceppo batterico di Vibrio cholerae, inviato dall’Azienda Ospedaliero Universitaria di Cagliari, e isolato il 03/07/2023 da un campione di feci di un paziente ricoverato, è stato analizzato dal Dipartimento di Malattie Infettive dell’Iss per effettuare la conferma di diagnosi di colera. La conferma della diagnosi di colera deve essere eseguita secondo le indicazioni della definizione di caso stabilite da ECDC nel 2018, cioè ‘ogni persona che presenti diarrea o vomito e da cui sia stato isolato un ceppo di Vibrio cholerae che presenti gli antigeni O1 o O139 e il gene codificante l’enterotossina o l’enterotossina stessa’.

I risultati delle analisi hanno evidenziato che il ceppo batterico in esame appartiene alla specie Vibrio cholerae, ma non ai sierogruppi che causano colera. Il ceppo ritrovato è abbastanza comune negli ambienti acquatici salmastri e normalmente non provoca sintomi. Pertanto gli esperti del Dipartimento di Malattie Infettive hanno emesso risposta ufficiale per cui non si conferma il caso di colera per quanto concerne il campione in esame”.

Mesotelioma: terapie efficaci grazie all’AI e alla radiomica

radiomica, mesotelioma. terapie efficaci grazie all'AI
radiomica, mesotelioma. terapie efficaci grazie all'AI

L’intelligenza artificiale (AI) e la radiomica potranno aiutare i medici nella scelta delle terapie più efficaci per il mesotelioma pleurico. Lo dimostra lo studio in corso dell’Istituto tumori “Giovanni Paolo II” di Bari, un Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico. È stato presentato durante il congresso internazionale dedicato al mesotelioma pleurico, che si è svolto a Lille, in Francia.

AI e radiomica, insieme per migliori terapie

Il team di ricercatori, guidati dall’oncologa Annamaria Catino, ha analizzato i dati clinici e biologici dei pazienti insieme a quelli ricavati dall’analisi delle immagini diagnostiche. In questo modo è stato possibile proporre a ciascun paziente la terapia personalmente più adatta ed efficace.

L’applicazione di questa metodologia sarà importante soprattutto per coloro a cui è stato diagnosticato il mesotelioma, patologia spesso mortale correlata esclusivamente all’esposizione ad amianto. Gli oncologi dovranno perciò lavorare fianco a fianco con biostatistici e bioinformatici per elaborare e interpretare i dati biomedicali dei pazienti con mesotelioma.

«I dati preliminari del nostro studio confermano che la radiomica potrà essere efficacemente integrata nella pratica clinica – dichiara la dottoressa Catinoe l’intelligenza artificiale potrà essere usata per supportare i medici nei processi decisionali del trattamento di questa patologia polmonare. I nuovi strumenti digitali permetteranno di affinare sempre più l’oncologia di precisione».

L’uso della radiomica nel trattamento del mesotelioma

Ma in cosa consiste precisamente la radiomica? È una scienza che analizza le immagini mediche. Applica poi a queste immagini metodi matematici e di intelligenza artificiale per ricavare informazioni sulla natura della malattia, sulla sua prognosi e sulle possibili risposte terapeutiche.

L’uso della radiomica è già una realtà nei percorsi di cura di alcune patologie oncologiche, come il tumore della mammella. Finora, però, è stata poco applicata nel trattamento del mesotelioma, in particolare della tipologia più diffusa: il mesotelioma pleurico. È un tumore piuttosto raro, che colpisce la pleura del polmone e che è associato esclusivamente all’esposizione alla fibra killer.

Nonostante la messo al bando del pericoloso minerale con la legge 257/1992, la presenza di asbesto è ancora diffusa sul territorio nazionale, come conferma la pubblicazione del presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Continua così l’esposizione, spesso inconsapevole, dei cittadini e i conseguenti gravi danni alla salute, che possono portare allo sviluppo del mesotelioma. Infatti, secondo il VII Rapporto ReNaM, il numero delle vittime di questa patologia cresce di anno in anno.

Progressi nella ricerca per le malattie asbesto correlate

La ricerca sta compiendo passi avanti nelle terapie e nelle diagnosi precoci non solo del mesotelioma ma anche di tutte le altre malattie correlate all’amianto: tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon.

A supportare le vittime dell’amianto e le loro famiglie c’è anche l’ONA, che aiuta coloro che si rivolgono all’associazione a far valere i propri diritti, offrendo il servizio di assistenza legale.