Uranio Impoverito: Prof. Giancarlo Ugazio

Intervista al Prof. Giancarlo Ugazio

Alla fine degli anni ‘90 l’Italia ha autorizzato gli attacchi della Jugoslavia non solo della Nato, che ha bombardato con 10.800 ordigni all’uranio impoverito, il territorio attorno a Sarajevo, ma anche da parte del sesto stormo Ami di stanza a Ghedi.

L’uranio impoverito, o DU (depleted uranium) è un sottoprodotto della raffinazione dell’uranio per l’energia nucleare, impiegato nella zona dei Balcani, negli anni ‘90, ma anche in Afghanistan e Iraq.

È molto meno radioattivo di altri isotopi di uranio, e la sua alta densità – il doppio di piombo – lo rende utile per le armature.

In questa sede non vogliamo fare costruzioni politiche, ma solo cercare la verità ed è per questo che abbiamo interpellato Giancarlo Ugazio, professore ordinario di Patologia Generale – dal 1976 al 2007 – presso la Facoltà di Medicina dell’Università di Torino e, dal 2010, componente del comitato tecnico scientifico nazionale dell’ONA.

  1. Quelle operazioni belliche hanno comportato anche l’esposizione dei soldati a un potente agente cancerogeno, l’uranio impoverito, eppure i governi del Belpaese hanno sempre negato l’evidenza.

Tra gli smemorati, vi fu pure l’attuale capo di Stato Mattarella, (che dal 1999 al 2001 è stato ministro della Difesa).

 Il 27 settembre 2000 il ministro Mattarella ha dichiaro:

“Desidero anzitutto riaffermare che a oggi nessun militare del nostro contingente in Kosovo è stato rimpatriato perché affetto da leucemia e che non sono mai emersi casi sospetti di questa malattia. In questo senso si sono già espressi nei giorni scorsi i comandi competenti e lo stesso procuratore militare di Roma che dal gennaio scorso ha avviato un monitoraggio in seguito a segnalazioni su possibili rischi di inquinamento e di contaminazione”, ma il 21 dicembre 2000, durante un’audizione alla commissione difesa della Camera fu costretto a smentirsi perché in Bosnia, furono utilizzati i proiettili con uranio impoverito.

La “Sindrome dei Balcani”, che nel suo registro, contenente una lunga lista di vittime civili e militari, ha un “colpevole”?

E’ impossibile additare un colpevole, per farne un capro espiatorio,  tanto più che non sono un legale, né un magistrato. Tuttavia, da uomo della strada, prima ancora che medico, penso che TUTTI i cittadini detentori di parte del potere esecutivo, legislativo e/o giudiziario, che abbiano contribuito a vanificare la portata dell’articolo 11 della Costituzione repubblicana, nel suo dictum e nella sua ratio: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”. A mio avviso, in questo fatto sta il peccato originale causativo dei problemi correlati con l’impiego del DU, integrato poi da un’infinita successione, di scelte ispirate sia dall’ignoranza passiva, quella naturale, sia dall’ignoranza attiva, quella che è programmata intenzionalmente dagli “addetti i lavori”, per mero conflitto d’interessi.

L’ONU e l’Italia erano state informate dell’impiego delle munizioni in Bosnia nel 1994 e nel 1995. Ciò è avvenuto in tempi recenti a seguito di esplicite richieste di chiarimenti da parte italiana (in realtà il loro utilizzo doveva essere escluso dagli articoli 35 e 55 del protocollo aggiuntivo alle Convenzioni di Ginevra del 1977). Sia lo Stato maggiore della difesa, sia i governi erano informati di tali pericoli, eppure nessuno si è premurato di avvertire i giovani soldati italiani spediti in una finta missione di pace. Perché?

È assai arduo, anche per un medico, scrutare nei pensieri dei personaggi sopra-citati che hanno contribuito al divenire di tale disastro sanitario. La mancanza del doveroso “warning” a favore dei “nostri bravi ragazzi” cioè i militari combattenti per la pace, da parte degli amministratori della cosa pubblica e/o dei comandanti delle forze armate, potrebbe essere dipeso da sciatteria, superficialità, egoismo spicciolo, piuttosto che da un approccio scientemente doloso.

Attualmente, secondo i dati ufficiali, più di 4 mila militari italiani risultano gravemente ammalati di cancro, secondo contare i numerosi morti, soprattutto giovani. Sono cifre attendibili? Sono destinate ad aumentare? Quando ci si può considerare “fuori pericolo”?

Per la vita, MAI. Le alterazioni morbose che configurano la patologia ambientale, procedono su diversi scenari biologici, dal un livello subcelluare, molecolare, a quello cellulare, poi tessutale, quindi d’organo, d’apparato, infine organismico.

D’altra parte, i fenomeni iniziali possono anche essere reversibili, dietro all’interruzione di un’esposizione patogena, oppure grazie all’opera di meccanismi naturali di difesa, come quelli anti-cancro. In seguito, se lo stimolo patogeno persiste e se le difese naturali sono esaurite o sopraffatte, compaiono i primi sintomi; questo è il momento del superamento dell’orizzonte clinico.  Per certe patologie, ma non per le neoplasie, la cessazione della noxa patogena potrebbe favorire la restitutio ad integrum, altrimenti gli eventi procedono nel male fino a superare punto di non ritorno, dell’irreversibilità. Questa catena di patologie è illustrata nel “Compendio di Patologia Ambientale”, Giancarlo Ugazio, Minerva Medica Torino, 2007, ISBN 978-88-7711-595-9.

Per la fertilità, sia dei soldati sia delle soldate, il fattore limitante è l’andropausa o la menopausa, rispettivamente, che sono tappe di evoluzione naturale correlata con l’età del soggetto. Parlando brutalmente, in questo caso, l’infertilità acquisita per effetto del DU rimuoverebbe il rischio di malformazioni dei figli di soldati e/o di  soldate i cui testicoli o le cui ovaie mettessero sul piatto della riproduzione, rispettivamente, spermatozoi e/o ovuli latori di un patrimonio di DNA alterato dagli atomi di DU tal quale, oppure di materiali consequenziali del suo effetto balistico piroforico, per esempio, le micro-fibre di asbesto e/o le nanoparticelle di moltissimi tipi di metalli. Si puo’ terminare dicendo che Il silenzio funzionale naturale dei testicoli e delle ovaie è un fattore limitante dei rischi ma che, fino a quella fase, sui reduci di guerra incombe il rischio di dare vita a figli malformati, con diversi livelli di gravità.

Il 22 dicembre è stata istituita una Commissione d’indagine medico-scientifica, che finalmente ha ammesso il nesso tra tumori ed esposizione all’uranio impoverito.
È stato creato un Gruppo operativo di assistenza sanitaria ai militari e definito un nuovo protocollo di controlli, da ripetere nel tempo.
Essi saranno effettuati prima e dopo le missioni all’estero, e saranno applicati anche a tutti i militari impegnati in passato.
A livello medico, cosa pensa della gestione della situazione, prima e dopo la salvifica ammissione?

In prima battuta, in teoria, il provvedimento sembra un atto favorevole alla salute dei prestatori d’opera delle forze armate. C’è solo da sperare, oltre che da augurare ai suddetti, che le operazioni sanitarie prescritte non cadano al livello vergognoso di certe visite pre-assuntive o di sorveglianza sanitaria eseguite in corso d’opera che a tutto servono tranne che a preservare la salute in diversi settori produttivi “civili”.

Uno studio sugli effetti del metallo sulle cellule polmonari umane stabilisce che l’uranio causa un danno esteso al DNA. Lo studio aggiunge alla crescente evidenza che il DU causa problemi di salute sui campi di battaglia molto tempo dopo che le ostilità sono cessate. Può darci qualche ulteriore informazione sui rischi e tempi di latenza?

Un agente cancerogeno, chimico o fisico, colpisce la molecola a doppia elica del DNA promuovendo la formazione di due principali tipi di alterazioni. Uno è una modifica dell’avvolgimento dell’elica nelle tre dimensioni spaziali, l’altro consiste nell’adesione di qualche molecola o frammento di essa estranea sull’elica originaria.

A queste alterazioni le difese naturali dell’organismo fanno fronte per opera degli enzimi riparatori del DNA. Queste funzioni di rinaturalizzazione del DNA operano in un regime di flessibilità, infatti, riparano fintanto che non sono sopraffatte dalle noxae patogene. Nel caso dell’insufficienza della funzione riparativa, qualunque cellula portatrice di un DNA nucleare alterato si configura come una cellula cancerosa, suscettibile della risposta anticorpale del sistema immunitario dell’organismo il quale riconosce come non self la cellula alterata nel DNA nucleare.

Questo “rigetto immunitario” è la seconda linea di difesa dell’organismo contro il cancro. Anch’essa può fallire quando, per esempio, un grave stress psicogeno blocca l’immunogenesi (O’Leary, 1990). Tutti questi variabili equilibri funzionali, che operano nell’ambito della cancerogenesi, sono illustrati nell’immagine del ”Tiro alla fune” (cfr Patologia Ambientale, Passato-Presente-Futuro, capitolo 1, sezione 1.4, di Giancarlo Ugazio, ONA, Roma, 2017, ISBN 978-88-99182-19-9). Oltre agli enzimi riparatori del DNA e agli anticorpi, le batterie di difesa dell’organismo possono essere arricchite da agenti, per lo piu’ di origine nutrizionale, dotati di azione antiossidante e/o chelante. Si deve a Omura la conoscenza del cilantro (2006) e dell’haritaki (2013), e a Guha quella della Lawsonia (2011).

A questi agenti favorevoli si affiancano anche gli acidi grassi poi-insaturi (DEA e EPA). Nella tenzone del tiro alla fune, agli agenti favorevoli detti in precedenza si contrappone un’ampia batteria di agenti nocivi, che comprende minerali, quali l’asbesto e il talco, e diversi metalli pesanti, come il cromo, l’alluminio, il mercurio, il piombo, l’arsenico e il ferro, oltre a dosi eccessive di due vitamine, la C e la D3. Alcuni microrganismi portano un contributo sinergistico all’azione nociva di questi agenti; si tratta dell’Helicobacter pylori, della Clamidia trachomatis, della Candida albicans e del Citomegalovirus. Inoltre, a questo pacchetto di agenti sfavorevoli per la salute, si trovano altri fattori negativi, alcuni sono di origine nutrizionale, altri derivano dall’ambiente esterno.

Questo gruppo include: gli alimenti abbrustoliti, la cute di molti animali commestibili, come quella dei pesci, soprattutto se abbrustolita, il fumo di tabacco, di legna, di gas combustibile, poi pepe, mango, ananas, cocco, mandorla, aglio e cipolla, zucchero, ciclamato e aspartame.

A questi agenti nocivi si aggiungono i campi elettromagnetici emessi da: attrezzature per telefonia mobile, schermi TV e di computer, oltre che dai motori elettrici di automezzi ibridi. A Omura si deve il merito di aver scoperto, e poi brevettato, un metodo rapido e non invasivo per determinare accuratamente, in modo quantitativo, i fattori biologici la cui comparsa testimonia la presenza di un processo di cancerogenesi in fieri; si tratta dell’oncogene, dell’integrina, e soprattutto di un eccessivo livello del telomero delle cellule cancerose, a fronte di quello delle cellule normali. L’autore ha nominato tale metodo BDORT, cioè Bi Digital O Ring Test o saggio con un anello ad O fatto con due dita.

La trattazione originale di queste tecniche (Omura 2006 e Omura 2013) è stata riportata in seguito, tradotta, in “Attualità su Ambiente e Salute” di Giancarlo Ugazio et al., Aracne, Roma, 2014, ISBN 978-88-548-6958-5 e in “Patologia Ambientale, Passato-Presente-Futuro” capitoli 13 e 14, di Giancarlo Ugazio, ONA, Roma, 2017, ISBN 978-88-99182-19-9).

Oltre 4.000 – secondo i dati ufficiali ma segreti del ministero della Difesa – militari italiani sono stati colpiti da patologie oncologiche riconducibili all’esposizione a nanoparticelle di metalli pesanti come l’uranio impoverito, cui sono esposti durante le missioni internazionali di guerra, imposte dalla NATO. Anche le vaccinazioni indiscriminate, eseguire prima e durante le missioni hanno svolto un ruolo cruciale per la salute dei soldati. I vaccini somministrati ai militari sono stati deleteri? Perché?

Già dai primi tempi dell’incontro con la MCS, quando ebbi modo di studiare il meraviglioso lavoro di Alison Johnson “Casualties of Progress”, cioè “Vittime del progresso” notai con grande stupore la costanza di un possibile agente patogeno della sensibilizzazione chimica multipla, definita Gulf War Syndrome.

I militari combattenti in Iraq avevano ricevuto, prima di partire per il fronte, una dozzina di vaccini in un intervallo troppo breve, due-tre giorni: un insulto biologico non trascurabile e certamente non innocuo.

Poi, in tempi recenti, ho avuto la ventura d’imbattermi nella ricerca, pubblicata su Pub Med, di uno scienziato israeliano, Yehuda Shoenfield, nella quale si dimostra che l’alluminio, cui sono stati esposti soggetti nefropatici, sottoposti a dialisi, ha provocato una severa Sclerosi Laterale Amiotrofica mediante l’innesco di una reazione di autoimmunizzazione verso i neuroni.

L’autore mette in guardia i sanitari vaccinatori contro la possibilità che l’adiuvante Al presente in quasi tutti i vaccini possa produrre questo tipo di gravissima neuropatia, molto peggiore del paventato autismo.

Per l’uranio, è stato riconosciuto, sul piano scientifico, con la Tabella delle malattie professionali Inail approvata nel 2008, il nesso causale per la nefropatia tubolare”. Come giudica questo “traguardo”?

Questa domanda merita una risposta ispirata dalla R4. Anche per questa novità, giacche’ con la salute non è lecito scherzare, occorre distinguere tra finzione e realtà.

Cosa si poteva fare e non la si è fatta?

La storia degli accadimenti, prima, durante, dopo, die Geschichte, è chiara e lampante per essere un vademecum per l’immancabile futuro.

Cosa si può fare da punto di vista sanitario, e non solo?

Inevitabilmente non si può che reiterare la risposta precedente.

Simona Mazza

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