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STOP Indennizzi Vittime del dovere

Indennizzi vittima del dovere
Indennizzi vittima del dovere

L’ONA conferma: saranno ripristinati i pagamenti.

Sono stati sospesi per motivazioni di natura tecnica i pagamenti degli indennizzi destinati alle Vittime del dovere. Quella categoria delle Forze dell’ordine, di militaricarabinieri, poliziotti finanzieri e guardie carcerarie, che hanno contratto patologie invalidanti. In alcuni casi hanno determinato addirittura il decesso del soggetto, nel corso della loro vita lavorativa. Oggi si contano a  migliaia i decessi e i malati di patologie asbesto correlate sia tra il personale civile sia tra quello in divisa.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione che da anni lotta in difesa delle vittime dell’amianto, si è schierato dalla parte di molti di questi, raggiungendo l’obiettivo finale del riconoscimento delle vittime del dovere.

Tale riconoscimento dà diritto ad un assegno vitalizio di risarcimento dei danni subiti, un indennizzo che in caso di decesso può essere percepito anche dagli eredi del defunto.

Segnalato che i pagamenti dei suddetti assegni di indennizzo sarebbero sospesi in via temporanea a causa di un problema tecnico informatico; la notizia dello stop lascia spazio a polemiche, dubbi e domande che non ancora ricevono risposte esaurienti.

La spiegazione dello stop al pagamento dei vitalizi

Il ministero della Difesa ha comunicato però che il momentaneo stop al pagamento dei vitalizi è dovuto a un “problema di flussi tra il MEF e la Banca d’Italiae che quindi dovrebbe essere risolto entro pochi giorni.

La notizia nonostante le motivazioni precisate dal ministero della Difesa, ha suscitato polemiche e preoccupazioni.

Sono state infatti vibranti le proteste delle vedove e degli orfani che hanno temuto di aver perso oltre agli indennizzi vitalizi, anche i diritti per i quali avevano tanto lottato.

ONA Bergamo: presentato nuovo comitato

Eternit
Eternit

Il 14 maggio 2018 verrà presentato il nuovo comitato Bergamo

Il Comitato Ona Bergamo, Isola e Bassa Bergamasca è un’iniziativa coordinata dalla dott.ssa Michela La Gioia, che affiancata dai suoi soci ha deciso di fondare un comitato distaccato dell’associazione Osservatorio Nazionale Amianto per cercare di contrastare il problema amianto presente in Lombardia, in particolar modo nella sua provincia.

Tra i principali obiettivi del comitato troviamo l’avviamento di un nuovo programma di promozione, di informazione dei rischi associati alla presenza di amianto nel territorio.

Il comitato nasce anche per fare da supporto a coloro che a causa di un’esposizione a fibre di amianto, hanno contratto una delle patologie asbesto correlate, riportando così danni fisici e spesso anche psicologici.

Il comitato sarà presentato il 14 maggio ma è operativo già dal 12 aprile, si occuperà di aiutare i cittadini a segnalare alle autorità competenti la presenza di eternit sul territorio, offrirà mediante il suo team di professionisti assistenza legale nei casi in cui ce ne fosse il bisogno, ad esempio quando l’esposizione a fibre di amianto ha un’origine professionale e anche supporto medico grazie all’aiuto di dottori volontari legati all’associazione.

Amianto in Lombardia: strage in continuo aumento

Il numero delle vittime amianto è in continuo incremento, secondo dati rilasciati nero su bianco e riportati anche in questo nostro articolo la situazione è paragonabile ad una vera e propria strage.

La Lombardia come altre molte regioni italiane presenta un quadro critico della situazione amianto nonostante la messa al bando dell’asbesto del 1992.

Solo in Lombardia sarebbero 370mila gli edifici da bonificare nei quali è ancora consolidata la presenza di eternit,  l’aspetto preoccupante è che 50mila di questi sono edifici pubblici tuttora trafficati da studenti o impiegati della pubblica amministrazione.

La provincia bergamasca necessitava di un’azione di contrasto contro una situazione così allarmante ed è proprio per questo che è nato il Comitato Ona Bergamo.

Al Comandante Generale della Guardia di Finanza

Discariche abusive amianto
Discariche abusive amianto

Riceviamo e pubblichiamo la lettera accorata di Antonio Dal Cin, ex finanziere, Vittima del Dovere e malato di asbestosi, rivolta al Comandante Generale Guardia di Finanza. È scritta dopo aver visto le immagini di militari delle Fiamme gialle operare vicino a discariche di amianto senza le dovute protezioni individuali

Commento di Antonio Dal Cin, Vittima del dovere 

«Ill.mo Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. di Corpo d’Armata Giorgio Toschi, nel richiamare interamente quanto già ho doverosamente rappresentato per iscritto ai suoi illustri predecessori, mi rivolgo a Lei, affinchè sia assicurato il rispetto di quella manifesta volontà di continuare a riservare “la massima, doverosa attenzione alle delicatissime problematiche connesse al rischio morbigeno per esposizione all’amianto e a porre ogni iniziativa per garantire la piena attuazione delle norme in tema di tutela e sicurezza del personale sui luoghi di lavoro”, che il Comando Generale della Guardia di Finanza ha assicurato in risposta ad una delle missive inoltrate all’Autorità verticistica del Corpo.

Guardia di Finanza
Un miltare della Guardia di Finanza opera vicino a una discarica di amianto senza protezioni personali

Ritengo doveroso informarLa che in internet sono facilmente reperibili immagini e video con tanto di logo istituzionale della Guardia di Finanza, da cui si evince in modo chiaro, inequivocabile ed incontrovertibile l’assenza di tutela del personale, attraverso quella doverosa adozione delle previste cautele e, quindi, dei dispositivi di protezione individuale, quale unico strumento idoneo a salvaguardarne la salute dei militari impiegati in servizio in siti con presenza di amianto ed altri cancerogeni, peraltro sottoposti a sequestro al fine di tutelare la salute pubblica e l’ambiente.

Al Comandante generale Guardia di Finanza: tutelare salute

È in nome della tutela del bene sacro della Vita, dei valori che ci appartengono, ci accomunano e ci contraddistinguono e nel pieno rispetto degli insegnamenti della fede cristiana che mi rivolgo a Lei, auspicando che sia assicurata in tutto e per tutto quella doverosa tutela della salute del personale di ogni ordine e grado, consentendone l’impiego in siti inquinati da amianto e altri cancerogeni, solo ed esclusivamente se provvisto di “dispositivi di protezione individuale”.

Mi permetto di seguito richiamare il link pertinente uno dei recenti sequestri che ha peraltro trovato risalto nelle cronache nazionali e rappresenta uno dei tanti importanti “risultati di servizio”, frutto del costante operato dei militari della Guardia di Finanza, che quotidianamente sono impiegati su tutto il territorio nazionale, al fine di reprimere i reati ambientali e tutelare la salute pubblica e la salubrità del territorio in cui tutti noi viviamo.
Ciò che invece mi rattrista e mi addolora è questo video che ritrae il finanziere a contatto con l’amianto, sprovvisto di ogni possibile “difesa” contro quel killer spietato e silenzioso che non lascia scampo a chiunque ne inali le fibre mortali.

Il rischio dell’esposizione ad amianto

Infatti, il militare non risulta adottare alcun dispositivo di protezione individuale che possa scongiurare il rischio morbigeno per esposizione all’amianto, attraverso idonei mezzi e strumenti, cioè con quanto di meglio messo a disposizione dalla scienza e dalla migliore tecnologia.
È necessario anche evidenziare che questo tipo di esposizione rappresenta un ulteriore potenziale rischio, poichè gli indumenti (in questo caso la divisa), possono veicolare le fibre di amianto che vi si depositano, trasportandole in altri luoghi.

Ritengo a questo punto necessario ribadire che ho contrato l’asbestosi perché la Guardia di Finanza non mi ha fornito alcuna protezione individuale. Non si sono così ridotte al minimo sostenibile le probabilità di un danno conseguente a malattie professionali. Non ha verificato periodicamente la salubrità dell’ambiente lavorativo, nel rispetto dei principi di tutela del lavoro e della salute (artt. 3, 4, 32, 35 e 36 Cost.), quale bene primario che assurge a diritto fondamentale della persona. Impone una piena ed esaustiva tutela delle condizioni di vita, di ambiente e di lavoro.

Mancanza di prevenzione nella Guardia di Finanza

Purtroppo, nel mese di maggio 2018 osserviamo questi ragazzi espletare attività di servizio in siti che sono delle vere e proprie discariche con tonnellate di rifiuti speciali, tra cui amianto. Sono poi sprovvisti dei necessari DPI (dispositivi di protezione individuale), le cui caratteristiche sono espressamente richiamate all’art. 76 del D.Lgs. n. 81/08.
Non possiamo accettare che altri finanzieri respirino fibre di amianto, con l’inevitabile conseguenza di contrarre nel tempo patologie asbesto correlate, quasi sempre ad esito infausto.

Il Prof. Claudio Bianchi, recentemente scomparso, fu una delle più eminenti personalità del mondo della medicina legale. Fu il primo ad estrarre, durante un’autopsia, le fibre di amianto dalla pleura di un sottufficiale della Guardia di Finanza. L’anatomopatologo, in ben 50 anni di ricerche, ha raccolto studi scientifici provenienti da tutto il mondo, scrivendo circa 200 pubblicazioni e volumi.

Le conclusioni per il Comandante Generale Guardia di Finanza

Mi rivolgo a Lei, Ill.mo Gen. C. A. Giorgio Toschi, Comandante Generale della Guardia di Finanza, affinché intervenga. Lo scopo è che nessun finanziere sia mai più esposto all’amianto durante l’attività di servizio. Sia scongiurato il rischio morbigeno per esposizione all’amianto, attraverso l’attuazione di quanto previsto dalla legge in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
Purtroppo, per chi come me è stato già esposto al micidiale cancerogeno c’è poco da fare, se non pregare. Mentre possiamo impedire che altri si ammalino e muoiano».


Antonio Dal Cin

I pesticidi messi al bando dall’U.E.

Pesticidi
Pesticidi

È stata approvata dai Paesi dell’Unione Europea la proposta della Commissione di introdurre il divieto di utilizzo all’aperto di 3 pesticidi molto nocivi. Arriva quindi una buona notizia per gli amanti dell’ambiente e non solo.

I tre pesticidi in questione sono: imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam, più comunemente chiamati neonicotinoidi.

L’approvazione di tale proposta di legge è sicuramente un passo decisivo verso la realizzazione di un ambiente più sano e sicuro in cui vivere. C’è da precisare però che non tutti i Paesi dell’Unione Europea hanno aderito a tale iniziativa.

I primi Paesi a schierarsi dalla parte della proposta di messa al bando dei neonicotinoidi sono:  Italia, Germania, Francia, Regno Unito e Spagna. Questi sono sicuri del fatto che a lungo andare la presenza di pesticidi tanto aggressivi possano danneggiare in maniera permanente l’ecosistema e la salute.

Mentre si sono opposti: RomaniaRepubblica Ceca, Danimarca e Ungheria. Il motivo di un’opposizione così netta risiede, secondo i Paesi stessi, negli effetti negativi che il divieto potrebbe avere sull’agricoltura e quindi anche sull’aspetto economico della questione.

Alcuni Paesi invece hanno deciso di non esporsi dinnanzi alla problematica. Parliamo di: Belgio, Bulgaria, Croazia, Lettonia, Lituania, Polonia, Slovacchia e Finlandia. 

Pesticidi neonicotinoidi sono dannosi per l’ambiente 

I neonicotinoidi sono pesticidi altamente nocivi, soprattutto per alcune specie di animali.

È dimostrato che l’uso dei neonicotinoidi, oltre a recare danni fisiologici a insetti come api e altri impollinatori, può addirittura influire sul loro normale comportamento. Infatti ne disorienta i sensi e causa addirittura l’incapacità di ritornare nell’alveare.

Il problema non sembra però richiedere una posizione solo dal punto di vista umano, i danni causati agli insetti e altri esseri viventi da questi agenti chimici si riflettono inevitabilmente anche sul restante ecosistema.

Quasi il 90% di tutte le piante con fiore sopravvivono grazie al processo di impollinazione. L’80 % di 1.400 piante che nel mondo producono cibo e prodotti dell’industria richiede l’impollinazione, da parte non solo di api, ma anche da altre specie di insetti come: vespe, farfalle, falene, coleotteri, uccelli, pipistrelli e altri vertebrati.

Guardando nel dettaglio i neonicotinoidi possiamo apprendere che il clothianidin risulta altamente inquinante in quanto resta nel suolo fra i 148 e i 6900 giorni, rischiando di avvelenare così anche le falde acquifere sottostanti e causando inquinamento.

Invece l’imidacloprid può essere assorbito anche dai raccolti successivi ai trattamenti, fino a due anni dopo il suo impiego. Resta perciò presente nel polline e nel nettare di fiori non trattati, rappresentando un rischio per gli insetti impollinatori che vivono allo stato brado.

Ricordiamo però che il provvedimento preso dai Paesi dell’Unione Europea limita l’uso di soli tre pesticidi ma per poter arginare la problematica occorre un’azione più concreta che vieti l’uso totale di sostanze così tossiche. Sono avviate da più associazioni notevoli iniziative per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’argomento. Una di queste è stata lanciata da WWF e prende il nome di  Campagna BeeSafe

Irpinia: sequestrate due discariche amianto

Discariche abusive amianto
Discariche abusive amianto

Irpinia, Guardia di Finanza sequestra due discariche abusive amianto

L’operazione è stata condotta dai militari del comando provinciale di Avellino nel territorio di Prata Principato Ultra, comune della Valle del Sabato, luogo rivelatosi terreno di battaglia tra le autorità del posto e i cittadini che da anni denunciano la gravità della situazione dell’inquinamento ambientale.

Le due discariche sequestrate dalle Fiamme gialle erano dichiarate come aree private e venivano utilizzate per lo stoccaggio di materiali molto inquinanti e soprattutto molto pericolosi per la salute umana.

Discariche abusive amianto: tonnellate di rifiuti cancerogeni

Le due aree private adibite a discariche abusive di amianto nascondevano al loro interno più di 4.200 tonnellate di rifiuti speciali, tra queste anche 50 tonnellate di amianto.

L’amianto è una sostanza minerale cancerogena, è chiamato anche asbesto e una lunga esposizione alle sue fibre provoca l’insorgenza di patologie asbesto correlate; a queste appartengono alcune forme aggressive di cancro come: mesotelioma, tumore ai polmonitumore alla faringe oppure gravi patologie invalidanti come asbestosi, placche pleuricheispessimenti pleurici

Queste elencate sono sole alcune delle gravi conseguenze che potrebbe scatenare una mole di 50 tonnellate di amianto, le cui fibre si innestano nell’organismo umano ed esplodono in una patologia solo dopo 10, 20 o più anni, passati dalla prima esposizione.

È proprio a causa di questa particolarità nei tempi di latenza che le conseguenze di una discarica abusiva di quella portata potrebbero manifestarsi nei cittadini che vivono nella zona anche tra molti anni.

Oltre ai danni provocati alla salute umana, le due discariche abusive di amianto e rifiuti speciali potrebbero danneggiare anche l’ambiente circostante, il sottosuolo e in particolar modo le falde acquifere correlate a un corso d’acqua che si trova poco distante dall’area sequestrata.

Operazioni di questo genere dovrebbero essere portate a termine più spesso di quanto accada, visto che viviamo in una società dove valori e rispetto per il prossimo vengono definiti optional e siamo circondati da uomini che pur di avviare un proprio business, naturalmente abusivo, preferiscono distruggere la terra su cui camminano.

discariche abusive amianto