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Gp EcoRun, correre in nome del benessere e dell’ambiente

Gp EcoRun
Gp EcoRun

Il 10 giugno prossimo riparte il progetto Gp EcoRun, l’iniziativa che riunisce gli appassionati del benessere e degli spazi verdi in una marcia non competitiva che ha come prima tappa il Parco agricolo Sud in località Cascina Darsena, a Giussago.

Gp EcoRun: la prima marcia per voi e i vostri amici a 4zampe

Gp EcoRun nasce dall’idea di Edizioni Green Planner rivista di tutela ambientale, per dare la possibilità a runner, a famiglie e anche ai loro amici a quattro zampe di passeggiare insieme lungo un percorso fatto di norme per il rispetto dell’ambiente e scoperta di nuovi territori immersi nel verde.

L’iscrizione alla marcia prevede un costo di soli 6 euro a persona, da poter effettuare sia online sul portale ufficiale dell’evento oppure basterà recarsi alla location un’ora prima dell’inizio dell’evento. I primi mille partecipanti iscritti riceveranno anche un pacco regalo come segno di riconoscimento.

All’interno del pacco regalo sarà possibile trovare una copia della Green Planner 2018, l’almanacco delle tecnologie e dei progetti verdi mentre per i più piccoli sarà presente l’Abecedario della Sostenibilità mirato a sensibilizzare i bambini verso un maggior rispetto dell’ambiente.

Oltre al pacco regalo saranno distribuiti anche semi da piantare nel privato in totale autonomia.

I partecipanti potranno scegliere se passeggiare tranquillamente e godersi l’aria aperta oppure cimentarsi in una marcia di 10 km contraddistinta da un pizzico di competitività.

Non è concesso spreco di cibo, gli avanzi infatti verranno ritirati da Nocetum, cooperativa sociale impegnata nell’accoglienza di persone a rischio di esclusione.

Alle ore 08:00 saranno riuniti tutti i partecipanti in attesa degli ultimi iscritti in loco, alle ore 09:15 saranno chiuse le iscrizioni e finalmente alle ore 09:30 è prevista la partenza della gara.

L’iniziativa di Gp EcoRun per la salvaguardia dell’ambiente

L’edizione di quest’anno a differenza di quelle passate è organizzata in collaborazione con Fidal Pavia associazione atletica italiana; infatti proprio per questo la Gp EcoRun sarà valida come 21ª prova Grand Prix Fidal Pavia Seniores.

Tutte le attività saranno immortalate in bellissime foto ricordo da poter ricevere direttamente sul profilo del vostro social network preferito.

L’iniziativa è supportata da: Parlamento Europeo, Ministero dell’Ambiente, Patto dei Sindaci, Enea, Fondazione Cariplo e Cnr.

Format come questo sono di grande aiuto nel tentativo di educare gli italiani ad avere una maggiore cura di se stessi e del mondo che li circonda, è importante svolgere regolarmente attività fisica così come lo è tutelare l’ambiente da inquinamento, spreco d’acqua e cibo.

Per i lettori più curiosi che vogliano conoscere maggiori informazioni sulla situazione ambientale italiana, suggeriamo una lettura di questo nostro interessantissimo articolo.

Processo eternit bis: ultimi aggiornamenti

Processo Eternit Bis
Processo Eternit Bis

È stata aggiornata al prossimo 19 giugno alle 10.00 aula 111del tribunale di Napoli,  l’udienza del processo Eternit Bis, che vede alla sbarra Stephan Schmidheiny.

L’antagonista di questa storia che ha fatto già il giro del mondo,  è il facoltoso imprenditore svizzero Schmidheiny, accusato dell’omicidio di 258 operai che lavoravano all’interno dei suoi stabilimenti in cui si manipolavano materiali di amianto.

Eternit bis: 258 decessi causati dall’amianto

I 258 operai infatti sono morti dopo aver contratto malattie asbesto correlate generate proprio dalla loro esposizione professionale alle fibre di amianto.

All’udienza di oggi il GUP del Tribunale di Napoli, Sezioni XIX, dott.ssa Ferrigno, ha rigettato le eccezioni sollevate dalla difesa dell’imputato Schimidheiny finalizzate ad ottenere la derubricazione del reato a omicidio colposo aggravato.

Infatti, le agguerrite ed eccellenti difese dello svizzero hanno evidenziato che il GUP di Torino ha già derubricato il reato da omicidio volontario a omicidio colposo aggravato. Le stesse difese hanno eccepito la presunta omessa notifica – ex art. 415 bis cpp – per il reato di omicidio volontario, assumendo che provenendo il fascicolo dal tribunale di Torino, il PM avrebbe dovuto rinotificare il 415 bis cpp.

In aula oggi erano presenti le parti civili, tra cui anche l’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA, associazione che da anni si schiera accanto alle vittime di amianto e che in questa occasione è stata rappresentata dall’avv. Flora Rose Abate.

L’avv. Abate ha contrastato le tesi esposte dalla difesa dell’imputato, precisando che al di là di quelle che sono state le decisioni del GUP di Torino, per il principio di legalità e del giudice naturale, tale decisione non poteva influire su casi di decessi delle vittime della città di Napoli.

Le tesi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Le tesi dell’ONA sono state altresì efficacemente sostenute dai Pubblici Ministeri che, in modo puntuale e preciso, hanno messo in evidenza come innanzitutto l’imputato aveva già ricevuto la notifica ex art. 415 bis cpp e sopratutto hanno rimarcato il principio di legalità sostenendo le stesse ragioni per le quali il provvedimento del GUP di Torino era stato impugnato in Cassazione.

Infatti, la decisione della Cassazione non è stata nel merito ma sul profilo di inammissibilità per carenza di specificità del ricorso per Cassazione.

Il GUP di Napoli al momento ha rigettato le difese di Schmidheiny, ma sappiamo che per conoscere la verità e constatare se verrà fatta giustizia dovremo aspettare il prossimo aggiornamento del processo eternit bis.

Bonifica amianto domande entro il 31 maggio

estrazione

Il 31 maggio scade il termine per consegnare le domande per accedere al fondo dell’INAIL destinato alla bonifica amianto.

Nonostante siano passati 26 anni dalla messa al bando dell’amianto, l’Italia presenta un quadro preoccupante in merito ai siti tutt’oggi contaminati, per questo l’INAILha stanziato un fondo di 60milioni di euro diretto alle imprese che presenteranno un progetto di bonifica da materiali contenenti amianto.

Con il bando Isi 2017 l’INAIL mette a disposizione 249.406.358 euro suddivisi in 5 assi di finanziamento, differenziati in base ai destinatari e alla tipologia di progetto di bonifica presentato.

Questi tipi di finanziamenti vengono chiamati finanziamenti a fondo perduto e saranno disponibili fino all’esaurimento del fondo stesso, cercando così di accontentare più imprese possibili e riuscendo così almeno in parte ad arginare la problematica dei siti contaminati.

Per accedere al finanziamento basterà presentare la domanda all’interno del sito dell’INAIL nella sezione servizi online, allegare il proprio progetto alla domanda, entro le ore 18:00 del  31 maggio (termine di scadenza); le domande saranno selezionate in base all’ordine cronologico in cui sono state presentate.

Bonifica amianto: schema delle spese ammissibili

L’INAIL ha messo a disposizione un importo per ciascun intervento che corrisponde al 65% al netto dell’Iva del costo totale, incluse sia le spese di progetto sia le spese tecniche e assimilabili, con un contributo minimo erogabile di 5.000 euro e massimo di 130.000 euro.

In particolar modo, le spese tecniche sono finanziabili entro la percentuale massima del 10% rispetto a quelle necessarie per la stesura del progetto, con un importo massimo complessivo di 10.000 euro.

Questo viene sottolineato visto che alcune spese non fanno parte del progetto ma risultano comunque necessarie, spese come ad esempio la redazione della perizia giurata (importo massimo pari a 1.200 euro), la produzione di progetti ed elaborati a firma di tecnici abilitati, ecc.

Quali tipologie di intervento rientrano nel bando di bonifica amianto

Possono accedere al finanziamento gli interventi di bonifica che prevedono rimozione con successivo trasporto e smaltimento, oppure interventi che prevedono trattamento in impianto autorizzato ovvero in una discarica autorizzata.

Sono invece esclusi dal finanziamento gli interventi che comportano la rimozione non comprendente il successivo smaltimento, interventi di incapsulamento o confinamento e per ultimo il mero smaltimento di materiali contenenti amianto già rimossi.

Naturalmente gli interventi devono essere affidati a ditte specializzate in operazioni di bonifica amianto e che siano regolarmente registrate presso l’Albo Nazionale Gestori Ambientali.

Le tipologie di intervento ammesse sono elencate nel bando, tra cui:

  • la rimozione dei materiali contenenti amianto sia dai mezzi di trasporto che da impianti e attrezzature (come cordami, coibentazioni, isolamenti di condotte di vapore, condotte di fumi); la rimozione di coperture, cassoni, canne fumarie, comignoli, pareti e altre strutture in cemento amianto.

A ciascuna tipologia d’intervento è attribuito un punteggio; qualora il progetto comprendesse più tipologie d’intervento, è necessario indicarle tutte nella domanda.

Parametri e punteggi per rientrare nel bando

Sempre nel bando sono riportati anche i parametri che concorrono a determinare il punteggio complessivo del progetto presentato, ossia:

  • le caratteristiche aziendali;
  • le caratteristiche dell’intervento.

Per quanto riguarda le caratteristiche aziendali i parametri presi in considerazione sono:

  • il numero dei dipendenti e il fatturato, con l’assegnazione di un punteggio inversamente proporzionale alla dimensione dell’impresa;
  • la lavorazione svolta;
  • il bonus attribuito alle aziende attive in uno dei settori Ateco.

Speriamo che questa come le altre iniziative promosse dal nostro Paese per combattere l’emergenza amianto (per saperne di più leggi anche questo articolo), riescano nel tempo a liberare l’Italia dall’asbesto, assicurando così meno rischi per i lavoratori e soprattutto meno rischi per le generazioni future.

Clicca qui per scaricare il bando ISI 2017 – Progetti di bonifica da materiali contenenti amianto

Clicca qui per accedere alle FAQ

Rapporto Ambiente: la nostra qualità di vita

Ambiente

Oggi cercheremo insieme di conoscere i dettagli del rapporto ambiente SNPA italiano sull’inquinamento atmosferico e su tutte le conseguenze da esso derivanti.

Inquinamento atmosferico, una minaccia per il pianeta Terra

L’inquinamento atmosferico rappresenta una minaccia per la salute umana e per la qualità dell’ambiente che ci circonda. Per porre rimedio ai rischi ambientali prodotti dall’inquinamento, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS)  ha istituito degli obiettivi da perseguire in merito ai limiti delle concentrazioni di particolato PM10 (materiale altamente inquinante di dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri), previsti per ogni nazione.

In Italia i superamenti dei limiti giornalieri di concentrazioni di particolato PM10 si registrano in gran parte di PiemonteLombardia, Veneto, mentre in maniera meno preoccupante vengono registrati superamenti anche in Emilia RomagnaCampania, SiciliaAbruzzo e in alcune aree del Lazio.

Un altro fattore che mette a dura prova l’ambiente, sono le emissioni di gas serra che da tempo alimentano polemiche di esperti provenienti da ogni parte del mondo.

Le emissioni di gas serra sono considerate le principali cause dei cambiamenti climatici e di altre preoccupanti reazioni del pianeta; dal 1990 ad oggi, però, le emissioni in Italia sono diminuite raggiungendo quasi gli obiettivi previsti per il 2020.

Anche in questo caso le emissioni di gas variano di regione in regione, per la Sicilia,  la Puglia e il Lazio la presenza di importanti centrali di energia elettrica influenza notevolmente la situazione, attività infatti come produzione di energia elettrica, siderurgia, raffineria o petrolchimico rappresentano il 30-40% delle emissioni complessive emanate dall’Italia.

L’inquinamento delle acque fluviali

Il rapporto ambiente SNPA ha approfondito anche la questione inquinamento riguardante le acque italiane, in particolar modo quelle fluviali che vengono analizzate e suddivise rispettivamente in due categorie: prioritariepericolose prioritarie.

In Italia la situazione delle acque si presenta abbastanza positiva, per alcune regioni le acque risultano quasi incontaminate, è il caso della Sardegna che presenta il  65% di acque definite “buone” oppure dell’Appennino Centrale che presenta invece un livello ottimo di “acque buone”, addirittura si sfiora il 94%.

Una percentuale più alta di inquinamento delle acque fluviali è presente invece in Sicilia, dove la percentuale di acque pulite corrisponde al solo 37% in generale e in alcune particolari zone il livello scende al 16%.

Il rapporto ambientale SNPA ha monitorato anche lo stato ecologico delle acque marino costiere italiane che risultano essere in linea di massima poco inquinate su tutto il territorio italiano.

I dati dell’emergenza rifiuti in Italia

Grazie al Rapporto ambente SNPA siamo riusciti a monitorare anche la situazione riguardo l’emergenza rifiuti, problematica che affligge l’Italia da tempo ma che sembra essere arrivata quasi alla risoluzione.

Il D.Lgs n.152/2006 e la Legge 27 dicembre 2006 n. 296 avevano imposto un limite corrispondente al 60-65% di raccolta differenziata da raggiungere per l’intero Paese.

Secondo i dati stimati, gli italiani si sarebbero rimboccati le maniche e avrebbero non solo portato a termine tale obiettivo ma in alcuni casi lo avrebbero addirittura superato, è il caso del Veneto con una percentuale del 72,9% o del Trentino Alto Adige con il buon 70,5%.

Mentre meno attive sotto il punto di vista della raccolta differenziata sono le regioni del Sud che in gran parte non raggiungono nemmeno il 60%.

I dati riportati dal Rapporto Ambiente SNPA sono di una chiarezza incredibile e soprattutto di una grande utilità, se ognuno di noi ritagliasse anche solo un’ora del nostro tempo per dedicargli una lettura, potremmo scoprire molte informazioni che potrebbero ritornarci utili anche nei gesti più banali della vita quotidiana ma soprattutto leggere per intero questo dossier, ci mette dinnanzi a una realtà che viviamo ogni giorno ma di cui conosciamo pochissimo.

Conosciamo poco la situazione delle acque che ci dissetano, dei mari in cui ci immergiamo, dei cibi che ingeriamo e dell’aria che respiriamo ma grazie a questo articolo speriamo di riuscire a presentare un quadro più o meno completo della situazione ambientale italiana.

Amianto nell’ex scuola Barsanti

Firenze
Firenze

LOsservatorio Nazionale Amianto ha segnalato alla Procura della Repubblica di Firenze la presenza di amianto nell’edificio in cui un tempo sorgeva la scuola Barsanti.

Confermata la presenza di amianto presso la Scuola Barsanti

La sig.ra Antonella Franchi, coordinatrice del Comitato ONA delle Mamme e degli Alunni esposti all’amianto, ha appurato che l’edificio situato è, tutt’ora, compromesso dalla presenza di amianto.

È stata, infatti, comprovata all’interno dell’edificio la presenza dell’asbesto sotto forma di anfibolo (amosite) e serpentino (crisotilo). Il Comune, però, non ha ancora rilasciato disposizioni per effettuare la bonifica della struttura.

La mancanza di un piano di bonifica destinato all’ex scuola non è l’unico dato allarmante. Preoccupante è anche la dichiarazione dell’Amministrazione rilasciata in merito alla vicenda.

Il Comune ha, infatti, dichiarato che l’area contaminata della struttura “è una porzione di edificio non utilizzato”. Affermazione rivelatasi falsa, poiché lo stesso ente, ha dato in uso parte dell’ex scuola Barsanti a una società sportiva che l’ha adibita a palestra. Luogo frequentato ogni giorno da tanti giovani adolescenti che rischiano, inconsapevolmente, la vita a causa dell’esposizione alle fibre.

Le dichiarazioni dell’Avv. Ezio Bonanni

«L’Osservatorio Nazionale Amianto combatte contro la logica del rischio. Perché rischiare l’esposizione e cioè l’inalazione di polveri e fibre di amianto che poi possono provocare, anche dopo decenni, il mesotelioma e altre patologie mortali? Meglio prevenire, e cioè evitare ogni forma di esposizione. Solo così le patologie asbesto correlate possono essere definitivamente sconfitte. Inoltre, può essere applicato il precetto costituzionale della salute (art. 32). Rimaniamo in attesa di quelle che saranno le decisioni della Procura di Firenze, in relazione al comportamento assunto dal Comune di Firenze».

Firenze, come altre realtà italiane, presenta, ancora, un’allarmante quadro rispetto alla presenza di amianto negli edifici pubblici. L’Osservatorio Nazionale Amianto ha portato alla luce già tempo fa una situazione analoga che riguardava l’istituto Leonardo Da Vinci. Questi non sono sicuramente gli unici casi di cui sentiremo parlare.

Ci sono in Italia non meno di 2400 scuole con presenza di amianto, con esposizione di 350.000 alunni e 50.000 dipendenti del ministero tra personale docente e non docente (stime ONA).

Il V Rapporto Mesoteliomi, pubblicato nel dicembre 2015, e fermo ai dati del 2011, riporta 63 casi di mesotelioma che però sono molti di più, e peraltro rappresentano solo la punta dell’iceberg, poiché l’amianto provoca tutta una serie di altre patologie, tra le quali l’asbestosi, il tumore al polmone, e tante altre neoplasie dell’apparato respiratorio e gastro-enterico.

amianto nelle scuole