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domenica, Maggio 10, 2026
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Umanità al rogo

Inquinamento
Inquinamento

Stando a quanto riferisce Luca Parmitano da lassù, dal suo osservatorio in orbita, la situazione del Pianeta volge al peggio, senza possibilità di dubbio. Che le cause o le concause siano antropiche e più o meno determinanti è relativo.

Apriamo gli occhi finchè siamo in tempo !

In poche parole la nave Gaia sta affondando con il suo carico di umani incoscienti e ogni azione che vada a peggiorare la situazione va valutata come pessima e criminale. Dunque, come la mettiamo con chi continua ad appiccare fuochi, con chi sversa, con chi favorisce il degrado propedeutico alle singole catastrofi, prodomiche al disastro globale?

Finché siamo in tempo, vogliamo occuparci dei signori piromani rivedendo l’adeguatezza delle pene, ma soprattutto attivando radicali sistemi di prevenzione e indagine? Abbiamo aderito alla scelta demenziale di abolire il Corpo Forestale?

Bene, sostituiamolo con un servizio civile obbligatorio, legato al reddito di cittadinanza, sostenuto da formazione ed integrato da educazione scolastica, che inculchi il rispetto per l’ambiente ed una cultura adeguata in materia.

Umanità

Assistere impotenti al rinnovarsi sistemico degli sfregi al nostro territorio, alla nostra economia, alla società civile non ha senso, sapendo che la stragrande maggioranza degli incendi è dolosa, che il cento per cento dei roghi nei depositi di materiali da riciclo, degli sversamenti, dei fuochi nelle discariche abusive con oli esausti e veleni di ogni genere, ovunque sono frutto di attività criminali, ma anche il risultato di una inadeguata programmazione e disponibilità di soluzioni lecite.

Il degrado sta uccidendo il territorio, il portafoglio italiano e lo spirito

La storia degli impianti sabotati, dei termovalorizzatori negati, delle discariche autorizzate sature, dei treni e delle navi diretti all’estero per uno smaltimento ipocrita in casa d’altri, ancorché oneroso, ci priva di autorevolezza e credibilità nel contesto internazionale. Infine, vogliamo riconoscere che lo squallore delle città e dei territori degradati, non soltanto ci guasta lo spirito e la salute, ma anche il portafoglio, posto che questo confligge con la qualità dell’offerta turistica e impone comunque azioni di emergenza e opere di bonifica?

Attendere rassegnati che i ponti crollino o che il mesotelioma faccia la sua irreversibile comparsa non ha senso se non per una collettività masochista e votata al suicidio. Ovviamente, questo non è il mio e credo il vostro pensiero. E allora?

Allora diamo priorità alla sopravvivenza, a quel “Primum vivere deinde philosophari “, che dovrebbe essere monito permanente per chi ha la responsabilità di governare, mentre trombe d’aria e fulmini del giudizio annunciano irreversibile l’emergenza.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.


 assistenza ona

  

Natura in fiamme: l’indifferenza umana crea l’inferno

Inferno
Inferno

Quello che mi lascia pensare è il silenzio, l’indifferenza, la superficialità con cui viene ignorato il massacro quotidiano di milioni o se volete miliardi di esseri viventi non umani. Muoiono tra atroci sofferenze, senza essere considerati alla pari del mondo vegetale. Che va in fumo per la perversità dell’uomo, che non arretra nemmeno di fronte al suicidio.

La natura ci sta lanciando il suo grido di aiuto

InfernoMa non sentite gli appelli disperati di quella natura che un tempo era omologa del Paradiso Terrestre ed oggi è orribile simbolo del suo contrario, dell’inferno? Penso al non immaginario, ma crudamente reale Inferno Terrestre, che stiamo perversamente creando giorno dopo giorno.

Non sentite il sordo ronzare disperato, lo sfrigolare degli insetti ingoiati dalle vampe , il coro delle invocazioni, dei rassegnati lamenti, delle strazianti grida d’addio alla vita di creature innocenti, accartocciate nel dolore, terrorizzate, piangenti, senza scampo, senza considerazione.

Inferno

Eppure, ci riempiamo la bocca e la testa di valutazioni, di sentenze sulla importanza fondamentale del rispetto per la natura e in particolare per la biodiversità.

Uomini o diavoli?

Noi umani, diavoli distruttori senza coscienza e memoria. Disperdiamo scorie, rifiuti, sostanze tossiche senza ritegno, diserbiamo e disinfestiamo, incendiamo. Uccidendo senza remore animali piccoli e grandi, in terra e in mare, per appagare desideri effimeri.

Quando alberi, insetti ed animali si saranno estinti con quello che rimaneva del paradiso, l’uomo al fine sarà solo sul Pianeta. Stupidamente solo nel suo orribile Inferno Terrestre.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”. 

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

 assistenza ona

 

Francesco Spinelli ucciso dall’amianto e radiazioni nucleari

Francesco Spinelli
Francesco Spinelli

Plutonio nelle alghe dell’arcipelago della Maddalena

Francesco Spinelli
Francesco Spinelli

La Maddalena. Francesco Spinelli era dipendente di una ditta privata, la Gemmo, che aveva assunto in appalto specifiche attività della Marina Militare. Aveva lavorato al cantiere dell’isola di Santo Stefano in Sardegna, all’interno della base navale della Marina. Principalmente come gruista dal 21 marzo del 2002 fino al 17 dicembre 2007.

Inoltre, svolgeva mansioni di carico e scarico di merci, combustibili, armi, munizioni, nelle navi e nei sottomarini. Si occupava anche della manutenzione del rivestimento delle tubazioni di scarico e delle guarnizioni delle frange.

Per tutto il periodo di servizio «è stato esposto a fibre di amianto in modo continuativo, abituale, costante e diretto a sostanze pericolose, agenti fisici e chimici, cancerogeni, mutageni e teratogeni, per di più in assenza di strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale».


I primi segnali di malessere, ci ha spiegato Adolfo, furono tardivi. Quando suo padre venne sottoposto ad accertamenti ed esami, scoprirono che il tumore era già in metastasi. Spinelli si spense nel giro di tre mesi.

«Era l’8 dicembre del 2007, il giorno dell’Immacolata, quando ebbe un mancamento. Seguirono convulsioni e lo portammo all’Ospedale di La Maddalena dove il 12 gennaio venne ricoverato.  Fu dimesso dopo un mese. Non c’era più nulla da fare.


Non gli abbiamo mai detto che aveva un tumore ma se ne rese conto subito e si lasciò andare senza reagire. Il medico ci disse di evitare di portarlo in altri ospedali perché avrebbe avuto vita breve.


Le poche volte che stava a casa non ragionava, il tumore lo aveva consumato. In tre mesi era arrivato a pesare 40 chili.

Nessun antidolorifico poteva alleviare il suo malessere

«L’ultima settimana – continua Adolfo- pregavo il Signore che lo portasse via. Non c’era nessun antidolorifico che potesse alleviare il suo malessere.


Il dolore era talmente forte che aveva sul viso una smorfia di sofferenza continua, non riusciva neanche a parlare, aveva gli occhi chiusi.


Quando venne mio nipote a trovarlo fu l’ultima volta che mio padre aprì gli occhi. Lo salutò e morì nel giro di venti minuti.


Dopo la morte il viso tornò sereno, non aveva più quell’immagine di sofferenza che lo aveva accompagnato negli ultimi mesi».


Francesco è morto il 26 marzo del 2008 lasciando un vuoto incolmabile nel cuore di sua moglie e dei suoi figli. Aveva conosciuto Lucia perché i genitori di entrambi erano militari e si erano incontrati a Napoli. A soli quindici anni decisero, per amore, di sposarsi.

«Eravamo sconvolti, dopo la sua morte. Mia madre, tutt’ora è molto arrabbiata perché papà sarebbe vissuto più a lungo se avessero adottato adeguate protezioni e se non fosse stato continuamente a contatto con l’asbesto».

Per avere giustizia, la famiglia Spinelli ha contattato l’avvocato Ezio Bonanni.

«Mio padre è morto per svolgere il suo lavoro, a contatto con sostanze radioattive che provenivano dall’incidente del sottomarino e l’amianto che era presente nella base militare in cui lavorava».

La presenza di amianto nella base militare

Era il 24 ottobre del 2003 quando il sottomarino nucleare americano Hartford, lasciando la base della Marina Militare dell’isola di Santo Stefano si era incagliato sul fondo dell’Isola delle Bisce (arcipelago di La Maddalena).

Il sottomarino presentava profonde lacerazioni e quando l’incidente fu reso pubblico, il 12 novembre del 2003, suscitò clamore e dissenso da parte di tutti.

Nella pubblicazione del prof. Massimo Zucchetti (del Politecnico di Torino) dal titolo: “Impatto ambientale e sanitario delle basi militari in Italia – Il caso Sardegna: Maddalena e Quirra”, attraverso un’indagine scientifica da lui condotta, furono individuate tracce di plutonio, elemento non naturale, nelle alghe dell’arcipelago della Maddalena.

Quindi, una ricerca autonoma e indipendente condotta dallo stesso prof. Zucchetti e   dal prof. Fabrizio Aumento (Università della Tuscia, Viterbo), documenta e misura la presenza di plutonio direttamente riconducibile alle attività dei sottomarini atomici Usa della Base in Sardegna.

Tale indagine ha accertato che l’incidente occorso al sommergibile atomico “Hartford”, ha certamente causato effetti di inquinamento ambientale marino.

L’analisi della radioattività in differenti tipi di alghe marine raccolte nella zona intorno all’incidente, confrontando i valori di radioattività con quelli di altre aree del Mediterraneo è durata dal 20 febbraio all’8 maggio del 2004.

Inoltre, nell’immagine estrapolata dalla consulenza del dott. Arturo Cianciosi si possono notare i siti marini dove è stata riscontrata maggiore intensità di radioattività.

Radioattività
Radioattività

L’incidente a La Maddalena del sottomarino nucleare Hartford

Il giorno dell’incidente del sottomarino ero al cinema. Improvvisamente ho sentito un boato” – continua il figlio di Spinelli Adolfo- il sottomarino aveva urtato contro l’Isola delle Bisce e presentava alcune lacerazioni profonde”.


“Tutti avevano pensato a un terremoto. Solo un mese dopo si è saputo che c’era una falla nel sottomarino.


Mio padre ha continuato a svolgere il suo servizio normalmente, come se non fosse successo nulla.


Nessuno sapeva niente, non ci hanno mai detto che c’era pericolo di radiazioni anche perché io ero dipendente della base americana. Hanno insabbiato tutto. Il comandante del sottomarino fu trasferito.


Solo a distanza di anni siamo venuti a conoscenza dei pericoli cui papà è stato esposto, per il fatto che c’era stato un alto picco di radioattività.

Dopo l’incidente gli americani iniziarono i lavori di rinnovo della base che prevedeva l’osservanza delle norme di tutela ambientale”


“Il comandante Gregor Parker e il commodoro R. Van Metre, responsabile del gruppo di sottomarini, vennero rimossi dall’incarico. La base venne chiusa nel 2008.


Poi, abbiamo saputo anche dell’amianto perché ha provocato moltissimi morti nella Marina militare. Le basi militari, il capannone, l’arsenale erano piene di amianto”.

In effetti, secondo le indagini del dott. Cianciosi nella rada di Santo Stefano è stata rilevata una radioattività maggiore rispetto a quelle effettuate a Palau-Capo D’ Orso, La Maddalena e il lato occidentale dell’Isola di Caprera.

Un anno prima dell’incidente del sottomarino Hartford, a Novembre del 2002, il sottomarino Uss Oklahoma City, sempre partito dall’Isola di Santo Stefano, urtò una petroliera norvegese a est dello Stretto Gibilterra.

I lavori alla base di Santo Stefano

La base era stata aperta nel 1972 in seguito ad un accordo i cui piani, mai stati resi noti, stipulati tra il governo italiano presieduto da Giulio Andreotti e quello degli Stati Uniti, al fine di aprire, a Santo Stefano, una base della Marina Usa, nell’ambito del sistema di difesa della Nato.

L’iter per i lavori nella base di Santo Stefano iniziò nel 2003.

Nel 2004 un istituto di ricerca francese, il Criirad, che aveva analizzato i campioni di alghe nei pressi della Maddalena, aveva segnalato valori di radioattività 400 volte superiori alla norma.

Ci fu anche un’indagine coordinata da Legambiente la quale rilevava una concentrazione piuttosto alta di uranio 238 in alcune specie di alghe. Il fattore-secondo i ricercatori ambientalisti-era dovuto a perdite accidentali di radionuclidi o dai reattori dei sommergibili, oppure durante la delicatissima operazione di sostituzione di combustibile nucleare.

Spero che presto avremo giustizia per mio padre -conclude Adolfo.
Questo non lo ripoterà in vita ma aprirà gli occhi a tutti coloro che sono morti e rischiano ancora oggi di ammalarsi per le incuranze e le omissioni di quelli che hanno insabbiato le cose a discapito dei lavoratori”.

Un posto bellissimo, quello della Maddalena, ma sono troppe le persone che sono morte a causa dell’amianto e delle radiazioni.

Amianto: Tribunale Latina condanna INPS per operaio Impress

Esposto ad amianto, inps
Esposto ad amianto

Il Tribunale di Latina, Giudice Dott. Umberto Maria Costume, ha riconosciuto l’esposizione qualificata ad amianto di un altro lavoratore (T.L.).

L’operaio lavorava presso la Impress S.p.A., divenuta poi Nuova Commerciale Imballaggi di Aprilia S.p.A., impresa che si occupa di progettazione e costruzione di prodotti di imballaggio industriale.

INPS condannata al risarcimento per esposizione ad amianto

Come accertato da tecnici nominati dall’Autorità Giudiziaria, all’interno dello stabilimento, l’amianto è stato utilizzato per la coibentazione e l’isolamento termico di strutture ed impianti e macchine operanti a temperature elevate.

Ci troviamo nuovamente dinanzi all’ennesimo caso di riconoscimento di esposizione qualificata ad amianto.

Episodio che conferma le precedenti pronunce di accertamento e riconoscimento della presenza di amianto presso il sito della Ardagh Metal Packaging Italy S.p.A.. Sito conosciuto come Impress Metal Packaging Capolo S.p.A., poi Impress S.p.A., Cebal Italia S.p.A. e infine La Nuova Commerciale Imballaggi S.p.A..

L’inizio di un lungo calvario giudiziario

T.L. è difeso dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale, oltre ad essere componente della Commissione Nazionale Amianto, istituita dal Ministero dell’Ambiente, è altresì il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il legale, in più occasioni ha reso pubblici i dati sulla condizione di rischio amianto in provincia di Latina. Invocando l’intervento delle pubbliche istituzioni, a tutti i livelli, per le bonifiche e messa in sicurezza dei siti.

Tra questi siti vi sono anche edifici pubblici e stabilimenti proprio come quello in cui lavorava T.L.. Altrettanto importante è la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, e il riconoscimento dei diritti.

L’ONA ha diverse strutture operative, dalla sede provinciale ubicata in Latina, Via Cairoli n. 10, all’ambulatorio medico legale in Cisterna di Latina, diretto dal Dott. Arturo Cianciosi, per l’assistenza sanitaria gratuita. 

 assistenza ona

Il lavoratore in questione è risultato esposto a fibre e polveri di amianto oltre la soglia delle 100 ff/ll, per una media giornaliera di 8 ore lavorative, per un periodo ultradecennale, durante lo svolgimento dell’attività lavorativa, con mansione di: operaio conduttore di macchine, addetto alle presse, addetto alle chiavette durante la lavorazione del filo zincato ed addetto alla ceratrice, e incaricato della spruzzatura di paraffina sui fogli di alluminio e di banda stagnata. 

La sentenza del Tribunale di Latina

“La pronuncia del Tribunale di Latina è coerente con le precedenti decisioni di condanna dell’INPS all’accredito delle maggiorazioni contributive per esposizione ad amianto, con prepensionamento, e aumento della pensione per quei lavoratori che hanno lavorato in siti contaminati da amianto.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto prosegue in provincia di Latina per ottenere il riconoscimento e la tutela di tutti i diritti dei lavoratori esposti alla fibra killer sia nei confronti dell’INPS, che dell’INAIL, in caso di malattia professionale“, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, difensore del lavoratore.

Dopo anni di guerra all’amianto quante cose sono cambiate?

Stephan Schmidheiny
Stephan Schmidheiny

Dieci anni fa a Torino, si svolgeva la Seconda Conferenza Nazionale sull’Amianto dal titolo “Amianto e Giustizia” (clicca sul link per saperne di più della conferenza).

Durante l’incontro i relatori hanno approfondito alcuni aspetti legati alla pericolosità delle fibre di amianto e le conseguenze mortali legate al suo impiego. Inoltre, sì è parlato del più grande processo svolto in Italia per malattie professionali causate dall’amianto: quello della multinazionale Eternit.

I servizi di assistenza ONA Aps, studio Bonanni

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto e ad altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.

Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere.

Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai familiari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Amianto e Giustizia: la II conferenza Nazionale sull’amianto

A tal proposito interveniva al convegno Sergio Bonetto, avvocato di parte civile del processo:

«Siamo a Torino dove è iniziato il procedimento penale contro i responsabili della multinazionale ETERNIT, il Giudice per le Indagini Preliminari li ha rinviati a giudizio.
Quasi un migliaio le parti offese, qualche decina le parti civili (istituzioni, sindacati, associazioni). Il PM Raffaele Guariniello ha certificato la morte e/o la malattia da amianto di quasi 3 mila persone fra lavoratori e cittadini esposti.

Un lavoro grandissimo durato cinque anni. Ma le responsabilità della multinazionale ETERNIT – continuava Bonetto – sono assolutamente più ampie. Il processo riguarda coloro per cui il rinvio a giudizio è stato fatto, ma le responsabilità delle società multinazionali che fanno capo alla ETERNIT sono storicamente, moralmente, civilmente molto più ampie. La nocività dell’amianto è nota dalla fine del 1800. Non avrebbe dovuto essere impiegato».

A maggio 2019 il tribunale di Torino ha condannato a quattro anni di reclusione l’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny in uno dei diversi filoni del processo Eternit bis.

A giugno di quest’anno la Seconda Corte di Assise di Napoli ha respinto la richiesta di proscioglimento avanzata dall’avvocato Astolfo Di Amato, difensore di Stephan Schmidheiny imputato a Napoli per l’omicidio volontario di otto persone.

Uno dei punti di rilevante importanza del convegno riguardava proprio la responsabilità delle morti. Coloro che sapevano quanto fosse nocivo l’amianto ne hanno approfittato speculando a danno dei lavoratori e portando alla morte migliaia di persone.

Il Governo, con il Decreto Sicurezza, ha concesso agevolazioni fiscali alle banche, alla finanza, alleggerendo le sanzioni previste dei datori di lavoro. Questi (amministratori, imprenditori ecc..) invece di intervenire a tutela degli impiegati, hanno chiuso gli occhi davanti a migliaia di morti in nome del profitto

Interviene l’avv. Ezio Bonanni a tutela delle vittime

Nel corso del suo intervento, durante la conferenza del 2009 l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha detto a proposito dei danni da amianto e delle responsabilità dei datori di lavoro e dello Stato che “una volta inalate le fibre il danno già c’è, perché arrecano lesioni cellulari, deprimono le difese immunitarie dell’organismo e favoriscono i processi cancerogeni”.

C’è, inoltre, la preoccupazione di poter contrarre una patologia che può portare alla morte. Poi c’è il dispendio di tempo e di energie per le sorveglianze sanitarie.

Il beneficio contributivo-continuava Bonanni- è un risarcimento del rischio ma il rischio non è qualcosa di astratto, il rischio è anche una media di sette anni in meno di vita.
Debbo segnalare circa  2 mila carcinomi legati all’amianto, un migliaio di mesoteliomi, 3 mila morti di amianto in Italia.

Se un datore di lavoro faceva lavorare migliaia di lavoratori senza protezione sapendo che molti di loro avrebbero contratto patologie asbesto correlate allora non dobbiamo parlare di “omicidio colposo” ma di “omicidio doloso”.

L’amianto accelera i processi cancerogeni e diminuisce i processi di latenza, quindi, non parliamo solo di colpa ma di dolo eventuale».

«In Italia – Sosteneva Bonanni già dieci anni fa- abbiamo avuto uno Stato colluso e compiacente. Noi riteniamo, come associazione delle vittime, che vada fatta piena luce sulle compiacenze, sulle collusioni, sulle collaborazioni e su chi ha permesso quella che è una vera e propria strage.

Le iniziative ONA per i lavoratori esposti

Le iniziative -afferma il presidente ONA- sono da me elencate: i ricorsi alla Corte Europea per i diritti dell’uomo a Strasburgo, per denunciare la conclamata violazione dello Stato degli articoli 2 e 8 della Costituzione europea.

Le associazioni delle vittime dei lavoratori e delle vittime dell’amianto svolgono un ruolo insostituibile. Sono gli stessi lavoratori, i cittadini che devono mobilitarsi per far valere i loro diritti e rendere efficaci quello norme, non solo italiane, ma internazionali.

Abbiamo portato per la prima volta alla Commissione Europea e al Parlamento europeo questa situazione di illegalità.

I pensionati ante ‘ 92 non hanno ricevuto alcun risarcimento; enti previdenziali che non applicano le loro stesse leggi, processi che durano anche dieci anni. Questo è inammissibile per uno Stato di diritto e questo denunceremo con forza, determinazione e senza paura».

Una strage che necessita di essere fermata

Parole forti, tutt’ora a distanza di dieci anni. Anche se sono state bonificate molte zone, sono tantissime le persone che continuano ad ammalarsi a causa dell’amianto. I lavoratori non sono tutelati e le vittime spesso non sono risarcite.

È necessario che si intervenga con la bonifica perché sono troppe le persone che hanno contratto malattie asbesto correlate e ci saranno ancora morti se questa strage non sarà fermata.

La conferenza è stata promossa da AIEA CONTRAMIANTO e altri rischi onlus – Lega Ambiente – Associazione delle vittime di Casale Monferrato – AEA-FVG – Comitato per la difesa della salute nei luoghi di lavoro e nel territorio Sesto San Giovanni – Comitato per la difesa della salute nei posti di lavoro e nel territorio di Tezze sul Brenta e di Bassano del Grappa – Medicina Democratica nazionale – AVANI – Fondazione Bepi Ferro – ISDE AEA Monfalcone Comitato Permanente ex esposti Amianto e Ambiente – Associazione Esposti Amianto Oltrepò Comitato Amianto e Geotermia Larderello FEDERAZIONE INTESA – CISL FIM CISL CUB- Slai COBAS CGIL FISMIC FIOM CGIL.