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martedì, Settembre 15, 2026
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Fair Play per il Mediterraneo

Mediterranean fair play reconciliation
Mediterranean fair play reconciliation

Fair Play per il Mediterraneo: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Fair Play Mediterraneo e Coronavirus

Com’è evidente, la distrazione di massa, causata dalla pandemia di COVID 19 e dai ricorrenti tsunami di economia e politica, ci porta a ragionare d’altro.

Eppure, come dimostrato anche ieri dal maxi sequestro – nel Porto di Salerno – di droghe provenienti dall’area siriana, piuttosto che gli arresti di trafficanti tra la Puglia e l’Albania, piuttosto che l’ennesimo passo negativo tra Procure Italiana ed Egiziana sul caso Regeni, piuttosto che la defatigante azione diplomatica sulla grave crisi libica, l’Europa e in particolare l’Italia dovrebbero preoccuparsi prioritariamente della ricomposizione armonica di quella che per forza di cose era e rimane la casa comune raccolta intorno al quel piccolo mare, appunto il Mediterraneo, da cui si è generata la cultura occidentale, nostra irrinunciabile matrice, che necessita di essere preservata.

Tre anni fa, nel 2017, dallo Stadio di Domiziano, nel cuore di Roma, era partita una grande azione di pacificazione attraverso le buone prassi. Nel mese di marzo, con il ventitreesimo Congresso, il Comitato Nazionale Italiano Fair Play aveva accolto in primis la disponibilità della Città di Alghero e quindi delle organizzazioni di responsabilità sociale di area mediterranea, di sport e cultura catalane, con passaggi, nel giugno, alla quinta Conferenza di Napoli e al Meeting Internazionale di Ischia.

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I pilastri del Fair Play a livello sportivo

Poi, alla fine sempre di giugno in Roma, con l’incontro tra le diverse componenti di area e la Fondazione “Terzo Pilastro – L’Italia e il Mediterraneo, attraverso il suo Presidente, Emmanuele Francesco Maria, una positiva combinazione chimica, per cui, oltre la rappresentanza degli enti internazionali europeo e mondiale del fair play e della FICTS – Federazione Internazionale del Cinema e della Televisione per lo Sport, rappresentata da Franco Ascani, membro della Commissione Cultura del Comitato Olimpico Internazionale, si erano attivati il Sindaco di Alghero, Mario Bruno e il Segretario Generale di Eurofitness/UBAE (Unió Barcelo- nina d’Associacions Esportives), Rafel Niubò Baquè.

Quindi, l’attività di promozione del disegno di riconciliazione “OIKOUMENE”, in Alghero, concluso con un grande evento culturale incentrato sulla danza, con l’Associazione Move, con la sapiente regia di Andrè de la Roche, con il sostegno del Ministero dello Sport Italiano, sino a tutto il 2018, appunto con Alghero Capitale Mediterranea del Fair Play.

Attivato un passaggio sostanziale, nel 2019, con la pre-adesione della Tunisia al CIFP (Comitato Internazionale Fair Play) collegato alla collaborazione con l’European Fair Play Movement, secondo gli accordi del settembre al doppio Congresso di Budapest, dove il Capo Delegazione Abderahman Bahri aveva incontrato i Presidenti Jeno Kamuti e Christian Hinterberger, adesso, dopo la pausa imposta dal Coronavirus, si sta operando per la costituzione a Tunisi di un caposaldo permanente di questo progetto di riconciliazione, che passa per quel che ci resta in eredità, dopo circa settant’anni di Giochi Mediterranei, nati ufficiosamente ad Istanbul nel 1949 e ufficialmente ad Alessandria d’Egitto nel 1951, oggi con problemi economici ed organizzativi ma ricchi di humus culturale e di relazioni amicali, preziosi elementi da non disperdere.

Ecco, dunque, che l’opportunità di un polo aggregante sulle tematiche del fair play, novità assoluta per il continente africano, potrebbe divenire una opportunità strategica straordinaria.

Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport

Sport - Covid
Sport

Dopo il Covid, tra un volvolo e un ictus, lo sport: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

Ecco, adesso cominciamo ad avere le idee più chiare. E sì, perché si avverte quasi delusione per gli estremi singulti del rosso bitorzoluto palloncino, quel COVID 19 nemico pubblico ora ridicolizzato nei numeri dei puntuali bollettini di una guerra, divenuta scaramuccia.

Tutti gli imboscati fluiscono sulle consolari e vanno a purificarsi al mare, prima che mefitico l’inquinamento torni. Le mascherine si trasformano in bizzarre variazioni sul tema. Rossini non ne avrebbe perso il senso buffo, per quel che capitò prima e per quel succede dopo… “Tutti la cercano, tutti la vogliono, ma quel che trovano per carità, se se la mettono, poi la buttano o pur la lavano, la mascherina eccola qua, trallallero… trallallà!”.

I cambiamenti derivanti dal Covid 19

Così, il significato tragico dei nostri trentacinquemila morti per pandemia di Covid riguarderebbe adesso gli stessi defunti e i loro congiunti. La rimozione in corso nell’immaginario è veloce, epperò piangono i corifei dell’economia sul tanto latte inutilmente dispensato , mentre le sarapiche della politica tornano a pungere.

In realtà, non sappiamo se il Covid sia andato il vacanza per tornare dopo l’estate, stando agli avvertimenti dell’OMS, oppure se stia facendo la staffetta con altri frazionisti, quelli che da sempre impestano e selezionano la nostra riottosa compagnia di umani assatanati, insaziabili intorno a brandelli di natura da cui siamo palesemente avulsi, cinici ed estranei, irresistibilmente attratti da spiedini di pipistrello, movida-spritz e braciole di porcello

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Come conciliare lo sport e il Covid?

Dunque, tutto questo caos per quattro mesi di fermo, per un “raffreddore”, che è nulla di fronte al volvolo delle guerre mondiali e all’ictus dell’economia, che ci hanno cambiato e cambieranno ahimè radicalmente la vita, senza sconti.

Bonus e redditi aggiuntivi a qualsiasi titolo, senza progetti e strategie di salvaguardia e rinascenza, degni di futuribili concreti traguardi, creeranno a breve sismicità, come seri sovvertimenti nel nostro sociale, quindi inesorabilmente macerie, su cui saremo costretti a sovrapporci senza opportunità di ristoro e ricostruzione.

Se volete farvene una idea, date una occhiata al cemento ed ai ferri ammalorati di ponti, viadotti e gallerie, del sistema nervoso, di cui l’Italico Stivale ancora disperatamente si avvale a dispetto della fatiscenza.

E allora? Allora, sessant’anni fa il Bel Paese riprese fiato suonando le trombe olimpiche e poi dopo un paio di laboriosi lustri, continuando al ritmo dei Giochi, quelli di cui il Presidente del CONI di allora, l’avvocato Giulio Onesti, si compiaceva, appunto i Giochi della Gioventù, che dal 1968 avevano rapidamente mobilitato la maggioranza dei comuni italiani, restituendo la periferia allo sport e viceversa, con tutti quegli elementi di genuinità che avrebbero alimentato un nuovo corso ed una nuova fase, come necessaria conseguenza e premessa futuribile, dopo l’epocale edizione dei XVII Giochi Olimpici a Roma.

Gli interventi centralizzati e periferici per lo sport

Giusto negli anni sessanta, i Partiti, superato il pregiudizio sullo sport come residuale del fascismo, stimolati dalle proposte degli Enti di Propaganda Sportiva e dai Sindacati, avevano concesso maggiori risorse con la Legge Fifty – Fifty, manifestando intenti di riforma, per cui lo stesso Onesti non intendeva farsi trovare sbilanciato, farsi spiazzare.

Allora, giocando d’anticipo sulla politica, l’Avvocato elaborò dal 1966 il “Libro bianco dello sport” aprendo allo “sport per tutti”, quindi “Il Libro verde dello sport”(1971), “Sport e Regione” (1974) e “Il libro azzurro dello sport” (1975), indicando gli interventi che lo Stato e le Regioni avrebbero dovuto attuare per diffondere lo sport a tutti i livelli e per tutte le età. Paradossalmente Onesti, come Mattei, si rese autore di un nuovo miracolo, che per un po’ avrebbe reso l’Italia diversa, salvo rimanere vittima di “fuoco amico” in ambito CONI, nel 1978.

Gli enti di promozione sportiva e le iniziative

Infatti, con la dipartita del suo mentore, gli stessi Giochi della Gioventù e la loro premessa, i Centri Olimpia, persero vigore, sino ad insabbiarsi nel corso degli anni ottanta, mentre la politica reiterava proposte di cambiamento, prima con Signorello e poi con Lagorio, quindi da fine secolo con Veltroni e Melandri e successivamente fino ai nostri giorni, con Giorgetti e Spadafora, per cui la metamorfosi di CONI Servizi in Sport e Salute Spa si è rivelata un vero e proprio “Uovo di Colombo” e “lo sport agli sportivi” soltanto una mera battuta.

Adesso, nel silenzio che ovatta il Foro Italico e le mail che giungono da Palazzo Chigi, risalta l’indugiare di pronunciamenti da parte di chi un tempo fungeva da mosca cocchiera, da parte di quelli che oggi sono trasmutati in compassati Enti di Promozione Sportiva, alle prese più con i numeri che con la fantasia, in basite Federazioni di Discipline Sportive appiattite sul profilo tecnico e infine, nella geriatrizzazione delle Associazioni Benemerite che, nella loro diversità per storia e obiettivi, avrebbero la comune peculiarità di essere detentrici, custodi e potenziali promotrici dei valori certi associabili all’idea che lo sport trasferisca la cultura della salute, migliorando la qualità della vita, rendendo la società civile e snellendo il bilancio dello Stato.

Giusto quello che servirebbe più in generale e non soltanto per gli “over 65” per conseguire la combinazione perfetta tra sport e promozione della salute.

Professionalizzazione del sistema sportivo

La progressiva burocratizzazione e professionalizzazione del sistema sportivo, negli ultimi quarant’anni, ha paradossalmente reso difficile la gestione, per costi eccessivi, esagerati che essa stessa ha generato e per lo squilibrio creatosi tra i “professionisti” e il mondo del volontariato, essenziale, vitale per lo sport inteso come fattore di sviluppo sociale, senza fini di lucro e pur senza risorse.

E allora? Allora, sulla base della prossima applicazione della Legge Delega e dei suoi Decreti attuativi, di scelte progettuali ispirate ad obiettivi futuri di auspicato profilo nobile, molte cose potrebbero cambiare, come appunto lo stesso ruolo delle diciannove Associazioni Benemerite:

AMOVA – Associazione Medaglia d’oro al valore atletico
ANAOAI – Associazione Nazionale Atleti Olimpici e Azzurri d’Italia
ANPSC – Associazione Nazionale Promozione Sportiva nelle Comunità
ANSMES – Associazione Nazionale Stelle al Merito Sportivo
AONI – Accademia Olimpica Nazionale Italiana
APEC – Associazione Pensionati CONI
CESEFAS – Centro di Studi per l’Educazione fisica e l’Attività Sportiva
CISCD – Comitato Italiano Sport Contro Droga
CNIFP – Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play
CONAPEFS – Collegio Nazionale Professori Educazione Fisica e Sportiva
FIDIS – Federazione Italiana Dirigenti Sportivi
FIEFS – Federazione Italiana Educatori Fisici e Sportivi
FISIAE – Federazione Italiana Sportiva Istituti Attività Educative
SCAIS – Società per la Consulenza e per l’Assistenza nell’Impiantistica Sportiva
SOI – Special Olympics Italia
UICOS – Unione Italiana Collezionisti Olimpici e Sportivi
UNASCI – Unione Nazionale Associazione Sportive Centenarie d’Italia
UNVS – Unione Nazionale Veterani dello Sport
USSI – Unione Stampa Sportiva Italiana

Sport, la riforma si avvicina

Sport
Sport

Il Ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, con l’Ufficio per lo Sport della PCM e il supporto di Sport e Salute, sta mettendo a punto i decreti attuativi della Legge Delega per lo Sport, già approvata nelle grandi linee lo scorso anno e firmata dal Presidente Mattarella l’8 di agosto.

Queste le mie riflessioni e suggerimenti, posto che sono passati trentotto anni dalla Conferenza Nazionale sullo Sport, che fu organizzata con grande impegno dal Ministro Nicola Signorello nel novembre del 1982 e cui presi parte tra i millecinquecento delegati esaustivi di tutti i profili allora coinvolgibili per una Legge di Riforma dello Sport, con risultati assolutamente validi, ma purtroppo poi non approdati all’attesa svolta.

Adesso, siamo di fronte ad una opportunità non così radicale, ma sostanziale nella filosofia che vorrebbe lo Stato occuparsi dello sport come salute, come educazione e come fattore di mediazione e crescita sociale, quindi come grande opportunità culturale, formativa, economica e di sviluppo del concetto di appartenenza basato sui principi del rispetto delle regole e delle parti in campo.

La pratica dello sport è tutelata dalla Costituzione

La forte connotazione riformista, di un concreto cambiamento non dovrebbe prescindere da un assunto che parta dall’inserimento nella Costituzione Italiana del diritto alla pratica dello sport, come opportunità tra le libertà garantite, come occasione formativa, di sana occupazione del tempo libero, ponendone la cura tra le priorità di Governo del Paese, in forma coordinata rispetto alle competenze di diversi Dicasteri ed Enti Amministrativi Nazionali e Locali.

Come è noto, chi opera attraverso le Associazioni Benemerite è in genere espressione e risultanza di percorsi esperienziali lunghi e complessi, che vanno ben oltre le formali aree di competenza e delle ragioni sociali delle singole diverse Associazioni. In genere al vertice e nella particolare tessitura di queste Associazioni si trovano tutte le competenze, che meglio andrebbero convertite in beneficio assoluto per il lavoro degli organi in attività e che verranno definiti, quindi se ne dovrebbe prevedere l’inserimento in commissioni permanenti di lavoro, piuttosto che in liete occasioni d’incontro assembleare anche di profilo istituzionale.

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L’azione sportiva si svolge attraverso una rete di attori

Questo potrebbe comportare scelte più appropriate e naturalmente condivise per le linee guida del lavoro comune da svolgere. L’azione sportiva, com’è noto, si svolge prevalentemente attraverso la rete insostituibile degli animatori, dei tecnici e soprattutto delle figure dirigenziali ricoperte da quadri volontari, creatori e custodi del movimento e il cui insostituibile apporto conferisce un valore incalcolabile al patrimonio dell’associazionismo sportivo, cui andrebbero riservate particolari attenzioni e riconoscimenti, agevolazioni e forme di tutela.

Altro discorso è quello che riguarda i professionisti, come i “Laureati in scienze motorie” , gli specializzati dalla Scuola Nazionale dello Sport e dalle Università con master dedicati, posto che il loro impiego nei diversi settori dell’istruzione, nel wellness, nel turismo, nel sociale, nel riabilitativo o nei vari campi del gestionale, dell’organizzativo e dell’amministrativo sono irrinunciabili. Mentre diversa considerazione meritano gli addetti alla cura degli sportivi professionisti, attori dello spettacolo sportivo inteso come business, come agenti e procuratori, figure che hanno a che fare con le competenze tipiche di un ramo delle professioni.

Molto importante, nell’ambito della sostenibilità ambientale, direttamente riferita alla salute, con riguardo all’impiantistica in gran parte realizzata antecedentemente al 1993, l’accertamento della presenza di amianto, abbinato ad un protocollo ed un piano di opportune bonifiche e risanamento, inibendone l’uso temporaneo o diversamente. Che si agevoli esclusivamente ed in modo significativo l’attività.

Pietro Mennea, una storia del tutto particolare

Pietro Mennea
Pietro Mennea

Con Ruggero Alcanterini, la settima puntata di TROPS e una per tutte, la storia esemplare di Pietro Mennea, campione della volontà.

Un excursus completo secondo la filosofia di You Emergency Sport, che racconta con parole ed immagini quello che può determinare l’opportunità sportiva, seguendo la Freccia del Sud, falcata dopo falcata, nel suo non facile percorso, ben oltre gli straordinari traguardi ottenuti sulla pista.

Avevo come un presentimento e purtroppo non mi ero sbagliato. Le libertà autoriali e le esigenze della fiction televisiva, svincolate dalla storia vera, hanno trasformato una opportunità in un problema di coscienza e dignità, almeno per quelli che hanno condiviso la lunga e complessa vicenda umana e sportiva di Pietro Mennea, la Freccia del Sud.

Pietro Mennea, la Freccia del Sud: anteprima

Ieri ho assistito alla anteprima proiettata nel salone d’onore e sono uscito sgomento per la rappresentazione della FIDAL, più volte citata come una federazione ostile, arrogante e intrigante, con un “Masi” presidente , che prima licenzia Vittori e causa un disastro per la partecipazione di Mennea a Montreal, quindi si oppone alla partecipazione di Pietro alle Universiadi 1979 a Città del Messico, preferendo la coppa del mondo per ragioni politiche IAAF…

Diciamo che di Nebiolo, il sottoscritto e tutto il consiglio federale – dal 1969 al 1988 – ne risulta una mostruosa collettività di satrapi.

È chiaro, che a distanza decenni tutto diventa evanescente e suscettibile di fantasiose ricostruzioni, ma si da il caso che molti dei dirigenti, protagonisti di quegli anni.

Mi faccio carico di dover dunque dare uno start up per iniziare una rivisitazione di questa importante storia di costume e sport sociale, per quanto mi riguarda, ripartendo dal 1967. È molto importante capire che Mennea ha avuto sì una vita difficile sino al 1971, quando Nebiolo impose a Vittori il suo inserimento nella nazionale di staffetta 4×100. Durante gli “europei” di Helsinki, ma che prima, comunque, fu amorevolmente seguito dall’Avis, dall’AICS e dalla stessa FIDAL, a fronte del disinteresse manifesto proprio del capo della velocità, Vittori. Carlo riteneva che a Pietro mancasse il fisico, anche se le gambe gli giravano. Poi, dal 1972, la storia è cambiata…

La comunicazione e lo sport

Alcanterini - sport
Alcanterini

La comunicazione e lo sport: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de L’Eco Del Litorale

Trops, sport al contrario una nuova tramissione

Con la sesta puntata di “TROPS, SPORT AL CONTRARIO”, inizia una fantastica cavalcata sulla comunicazione sportiva, un tema di estrema complessità e argomento su cui si sono misurati nel tempo molti dei pezzi da novanta del giornalismo e della narrativa.

Non si tratta soltanto degli ultimi sessant’anni, dai Giochi Olimpici di Roma, ma di una panoramica larga e lunga quanto la storia dell’uomo, iniziata con Omero e Pindaro, quasi tremila anni or sono…

Buona visione a tutti!!!

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti ad amianto ed altre sostanze cancerogene. La prevenzione, la cura e la tutela dei diritti, costituiscono la missione dell’ONA.

L’associazione con un pool di tecnici assiste i cittadini per la bonifica e per la messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). La prevenzione primaria è l’unico strumento in grado di tutelare il bene fondamentale che è la salute.

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri agenti cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la sorveglianza sanitaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive assicurano maggiori possibilità di guarigione, di maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche un pool di legali per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

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