Risarcimento danni: class action per l’incendio di Aprilia
L’ONAe l’Avv. Ezio Bonanni hanno da tempo denunciato il rischio per i numerosi incendi che si continuano a verificare ad Aprilia e nelle città limitrofe. Per questi motivi, promuovono l’azione di tutela dei cittadini (incendio Aprilia risarcimento).
L’ultimo incendio, quello dello stabilimento LOAS, ha inquinato e contaminato l’aria, l’acqua e il suolo, ed è solo l’ultimo dei tanti episodi di rischio che hanno danneggiato i cittadini di Aprilia e del nord della provincia di Latina.
Quindi, sono necessari degli interventi preventivi, per evitare che questa condizione di rischio e questi danni si ripetano, come già più volte chiesto dall’ONA e dai comitati.
L’ONA e i comitati per chiedere prevenzione e risarcimenti
Infatti, sono operativi su questa problematica, oltre all’ONA, la Pontina Ambiente e Territorio, con il suo coordinatore Giorgio Libralato, il Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica e la sua coordinatrice Ilenia Borace, La Città degli Alberi coordinata da Gianni Battistuzzi, e i comitati di quartiere, che tutti interverranno ad Aprilia, Piazza Roma, il prossimo 5 settembre 2020, alle ore 15.30.
S.O.S. tutela e risarcimento danni da incendio ad Aprilia
La poderosa azione intrapresa da tutti i comitati e associazioni, è sostenuta dall’Avv. Ezio Bonanni e dall’ONA, che hanno invitato tutti gli aderenti a partecipare alla manifestazione del prossimo 05.09.2020 alle ore 15.30.
È operativo anche il numero verde per i cittadini
Disastro ambientale: Class action per risarcimento danni
Tutte le associazioni e i comitati, compreso l’ONA, che ha già esposto i fatti alla Procura della Repubblica di Latina, si propongono:
di continuare la raccolta delle adesioni per class action disastro ambientale;
per educare alla riduzione dei rifiuti;
sollecitare l’intervento della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e sugli illeciti ambientali ad esse correlate;
verificare il rispetto delle normative ambientali e degli impianti insalubri;
chiedere l’avvio di uno studio epidemiologico e approfondito con dati aggiornati e screening.
L’Avv. Ezio Bonanni: appello al Ministro dell’Ambiente
L’Avv. Ezio Bonanni, alla luce dei rischi continui per la salute, rinnova l’appello a tutte le istituzioni. Già in precedenza, in occasione dell’incendio Eco-X, erano state formulate specifiche richieste, che sono rimaste inascoltate.
In seguito all’incendio dell’Eco-X, si erano propagate polveri, comprese le fibre di amianto, altamente cancerogene in assenza di una soglia minima di rilevanza dell’esposizione, per cui tutte sono dannose per la salute.
In più, l’ONA ha denunciato i fatti alla Procura della Repubblica, e si è costituita parte civile nel procedimento penale, ed ha ottenuto la condanna dell’imputato. Anche in questo caso, l’associazione ONA, ha denunciato i fatti alla Procura della Repubblica.
Tuttavia, la denuncia penale non è sufficiente. Un eventuale giudizio penale, non potrà restituire la salute e la salubrità dell’ambiente ormai compromessi.
Quindi, è necessario intervenire in prevenzione per il futuro.
Ilenia Borace: prevenire per il futuro
La Geometra Ilenia Borace, già presente accanto all’ONA in numerose occasioni nella lotta contro l’amianto, insiste affinché ci sia una necessaria azione di tutela in chiave preventiva della salute e dell’incolumità psicofisica di tutti i cittadini di Aprilia.
Per questi motivi, nella sua intervista e nella sua azione concreta, Ilenia Borace, coordinatrice del Comitato Tutela Ambiente e Salute Pubblica, sottolinea il deficit dell’azione del Comune di Aprilia, della regione Lazio, e di tutte le altre istituzioni nella tutela della salute pubblica in chiave preventiva.
Ilenia Borace condivide, quindi, le tesi già sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni circa l’ingiusta lesione dei diritti subiti da tutti i cittadini di Aprilia per effetto di tale ultimo rogo, piuttosto che di tutti gli altri roghi che si sono verificati in precedenza.
In particolare, censura il fatto che le punizioni dei responsabili come, per esempio, il caso Eco-X siano abbastanza blande.
I danni per inquinamento: anche la lesione psichica
Tra i danni, oltre a quello biologico, ci sono anche quelli psichici. Quindi, sussiste il diritto all’integrale risarcimento di tutti i danni. Per questo motivo, risulta promossa la class action, oltre all’esposto già depositato dal Sig. Remo Giovannoni, per conto di ONA, presso la Procura della Repubblica di Latina.
I danni psichici da esposizione a sostanze cancerogene
Nel nostro caso, quello dell’incendio di Aprilia, al pari di tutti gli altri casi di incendio, si verifica anche lo stress ambientale sull’individuo.
Secondo il dipartimento di tutela psicologica dell’ONA, coordinato dal Prof. Francesco Pesce, e di cui fa parte anche il Dott. Alessandro Ruta, si manifestano: timore di ammalarsi, ipocondria, disturbi cognitivi, nevrosi e idee ossessive, sintomatologie psicosomatiche, depressione, disturbi di attacchi di panico, riduzione delle ore di sonno, abbattimento delle capacità del sistema immunitario, problemi cardiocircolatori, ecc..
Questi pregiudizi si aggiungono ai danni biologici e morali.
Disagio psichico dei cittadini di Aprilia per il disastro
Infatti, i disagi psichici si stanno presentando sia singolarmente che associati ad altri disturbi, e alla sofferenza fisica e morale. Quando sono costanti ed eccessivi, costituiscono un vero e proprio danno biologico per patologia psichica.
In alcuni casi, si rendono necessarie delle terapie farmacologiche.
Ha tra le sue finalità la tutela della salute e dell’ambiente. Prima di tutto è necessario affermare il principio della prevenzione primaria. Poi, per chi è stato già esposto ad agenti cancerogeni, come l’amianto, sussistono diversi diritti che vanno tutelati, come il risarcimento del danno. I pregiudizi possono essere anche di natura psicologica.
È possibile richiede una consulenza gratuita legale e medica per salvaguardare il diritto ad ottenere il risarcimento del danno, compreso quello da esposizione ad amianto.
Quindi, tutte le esposizioni ai minerali di asbesto provocano danni alla salute. Infatti le fibre di asbesto attivano l’infiammazione, come chiarito da Cassazione, IV Sez Pen. 45935/2019. Ne consegue che colui che è stato esposto ad amianto subisce dei danni psicologici (amianto danno psicologico risarcimento).
Risarcimento danno psichico da amianto
Queste finalità risarcitorie del danno psicologico, sono perseguite attraverso la costituzione di un vero e proprio pool di professionisti psicologi, tra i quali il Dott. Alessandro Ruta.
L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, guida il pool di legali che rappresentano e difendono le vittime dell’amianto, anche per far ottenere loro il risarcimento del danno psicologico. L’ONA si prefigge l’obiettivo di ottenere il risarcimento di tutti i danni non patrimoniali, tra i quali anche quelli psichici o psicologici.
La rilevazione del danno psichico e psicologico
L’accresciuta consapevolezza che anche le persone non direttamente esposte alle lavorazioni di amianto si possono ammalare dimesotelioma è decisiva.
Infatti, si è raggiunta la prova che rileva su base giudiziaria, che queste esposizioni lasciano a livello psicologico un’impronta allarmante. Determinano reazioni di diverse intensità emotive come: paura, ansia, angoscia, disperazione, rabbia.
In più, queste reazioni ci sono anche fra tutti, compresi quei cittadini che vivono in zone considerate ad alto rischio asbesto-correlato.
Danni da esposizione ambientale a sostanze tossiche
La percezione di una minaccia ambientale, non adeguatamente spiegata e affrontata pubblicamente dalla classe politica, ha alimentato un danno psicologico collettivo. Si provoca, così, un danno psichico per ciascuno dei cittadini, inteso nella sua componente psicobiologica e morale.
In più, molti cittadini hanno totale mancanza di fiducia nelle istituzioni garanti della salute. Infatti, queste persone, in particolare coloro che vivono in territori particolarmente contaminati, come i cittadini di Taranto, considerano inefficaci tutte le azioni che mirano a eliminare il pericolo ambientale in cui si trovano a vivere.
Dall’altra, molti di loro, una volta apprese le lacune del sistema, per una questione di giustizia, si sono impegnate nell’ONA e in altre associazioni ambientaliste.
Infatti, queste associazioni sono animate dal fine di solidarietà sociale, (art. 2 della Costituzione) ed è per questo motivo che tutte queste associazioni hanno la finalità di tutelare la salute e l’ambiente.
Il concetto di salute non può prescindere da quello di benessere psicofisico. Infatti, per salute dobbiamo intendere il “completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente assenza di malattia o infermità” (Punto I, Dichiarazione di Alma Ata, 1978).
Per cui, questi danni di natura ambientale, e cioè l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, inducendo preoccupazione provoca un danno alla salute.
Non è un caso che negli ultimi decenni sono in continuo aumento le richieste di risarcimento dei danni Toxic Tort. Questi sono gli illeciti nei quali il danno è causato dalla sola esposizione a sostanze tossiche, indipendentemente dall’insorgenza di patologia.
Il danno da esposizione non è soltanto quello del singolo o di pochi lavoratori all’interno di uno stabilimento. Esso coinvolge anche intere popolazioni esposte a cancerogeni, tra i quali anche l’amianto, come per il caso di Casale Monferrato.
Il disagio psicologico da esposizione amianto
Non è difficile immaginare come la sola esposizione a materialecancerogeno, porta la persona a vivere un forte disagio, tensione e preoccupazione.
Normalmente, questi sintomi si sperimentano di fronte a situazioni ambientali considerate potenzialmente minacciose per la propria vita.
Il funzionamento cognitivo ed emotivo della vittima amianto
Solitamente l’individuo sano di fronte ad una minaccia ambientale risolve il problema eliminandolo. Ma la costante esposizione diventa quel fattore responsabile di quell’affaticamento mentale che si considera produttore di stress.
A certi livelli, una costante esposizione, altera il funzionamento cognitivo ed emotivo dell’individuo. Ad esso viene gravemente incisa la qualità della vita, nel suo ambiente, le relazioni affettive, sociali e ricreative.
La letteratura scientifica ha ipotizzato diversi effetti dovuti allo stress ambientale sull’individuo. Tra questi vi sono: disturbi cognitivi, timore di ammalarsi, ipocondria, sintomatologie psicosomatiche, nevrosi e idee ossessive, depressione, riduzione delle ore di sonno, disturbi di attacchi di panico, abbassamento del sistema immunitario, problemi cardiocircolatori.
Il disagio psichico del lavoratore esposto ad amianto
I disagi psichici possono presentarsi singolarmente o associati ad altri disturbi. Quando sono costanti ed eccessivi finiscono per costituire una vera e propria patologia psichica. Spesso per contrastare i sintomi, si richiede anche l’intervento psicofarmacologico.
Alterazioni psicologiche e ripercussioni relazionali
In altre situazioni, le alterazioni psicologiche non sono tali da produrre una psicopatologia o un danno psichico. Piuttosto, producono una modificazione peggiorativa dell’equilibrio psicologico e dello stile di vita nell’ambito dei rapporti sociali, della famiglia e degli affetti in un ottica relazionale ed emotiva.
La paura di ammalarsi di tumore asbesto correlato
In questo modo avviene un condizionamento della qualità della vita detto danno esistenziale. Ed è quello che già accade a coloro che apprendono la notizia di una minaccia ambientale nelle vicinanze delle loro abitazioni. Generando così la paura di ammalarsi di un tumore, in particolare il mesotelioma.
Paura di ammalarsi di mesotelioma
Coloro che sono stati esposti ad amianto, se affetti da placche ed ispessimenti pleurici, che costituiscono la fase infiammatoria precancerosa, hanno delle rilevanti probabilità di ammalarsi di mesotelioma pleurico.
Infatti, la stessa giurisprudenza della Corte di Cassazione ha chiarito che tutte le esposizioni provocano l’infiammazione (Aspirin delays mesothelioma growth by inhibiting HMGB1-mediated tumor progression), e che, quindi, avviano la fase displasica, e costituiscono l’inizio della malattia, che può essere l’infiammazione pleurica e, quindi, una forma di pleurite, ovvero placche ed ispessimenti pleurici e poi, nel tempo, mesotelioma pleurico.
Il cambiamento catastrofico per la vittima amianto
Il cambiamento catastrofico del loro abituale modo di vivere la quotidianità. Oltre al danno catastrofico di chi ha contratto patologie asbesto correlate, c’è anche il danno di coloro che ancora non si sono ammalati e vivono con la paura di ammalarsi.
Ad oggi, ci sono ancora intere collettività, i cui singoli vivono chiusi in casa con le tapparelle sempre abbassate.
La loro finalità è quella di evitare di respirare le fibre di amianto. Questo modifica anche le altre abitudini di vita, come per esempio li dissuade dal fare sport, passeggiate o altre attività nei parchi di zona.
Ma la paura di ammalarsi si manifesta anche all’idea di un futuro prossimo, posticipano così il progetto di mettere su famiglia.
Effetti della minaccia ambientale nei rapporti padre figlio
Ciò che, invece, andrebbe approfondito, sono gli studi sugli effetti di una minaccia ambientale nel sistema di attaccamento genitore/bambino.
La letteratura internazionale si è ampiamente focalizzata sulla responsabilità del caregiver, nel favorire uno stile di attaccamento sicuro nel bambino.
Sottolineando, così, l’importanza della qualità delle risposte del genitore nei confronti delle preoccupazioni del bambino alla separazione ed esplorazione dell’ambiente.
I disturbi psicologici del genitore vittima amianto
Si evidenziano come i disturbi psicologici del genitore anche periodi di ansia o depressione non patologica. Elementi che col tempo possono modificare anche l’atteggiamento nei confronti dei propri figli e diventare patogeni.
Infatti, ad esempio, una madre che per proteggere il proprio bambino dai pericoli ambientali, cambia improvvisamente il suo stile di educazione, diventa eccessivamente protettiva, severa, e non tollera più che il proprio bambino sia fuori dalla portata del suo controllo visivo quando esplora l’ambiente.
In più, tutto questo in un clima di estrema tensione e preoccupazione e, quindi, in questo caso, il pregiudizio è anche esistenziale.
Malattie asbesto correlate e le ripercussioni psicologiche
Per quanto riguarda la giurisdizione nel nostro paese, si rileva che sta affrontando questo vasto problema e propende per la sua risarcibilità anche da parte di quei cittadini che abitando nelle vicinanze delle grandi imprese di estrazione o lavorazione di asbesto.
La Corte di Cassazione ha, infatti, annullato la condanna di Stephan Schmidheiny, titolare dell’Eternit, solo per prescrizione e, quindi, ciò conferma la risarcibilità dei danni da esposizione ad amianto, anche in assenza di patologia, ovvero dei danni di natura morale per aver vissuto in un luogo contaminato (Cass., I sez. pen., sent. n. 7941/2015).
Avvicinandoci al nostro tema di interesse, purtroppo, c’è anche da dire, che molte domande di risarcimento per danno da esposizione sono state rigettate per mancanza di allegazione della documentazione medica/psicologica necessaria e che provasse l’effettiva sofferenza patita dalla vittima. Di fatto, il danno non patrimoniale costituisce un “danno conseguenza”.
Amianto danno psicologico risarcimento: deduzione e prova
Con la recente giurisprudenza, definita San Martino II, si è affermato, con forza, il principio dell’onere di deduzione e prova di tutti i danni, a maggior ragione di quelli che vanno oltre la lesione organica.
Infatti, pur non potendo esaurire il complesso dei valori e dei diritti della persona nell’aspetto organico, ovvero della rilevanza ai fini risarcitori del solo danno organico, ricomprendendo la persona tutti i profili compresi quelli psicologici e morali, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ribadito che tutti i danni debbono essere dedotti, provati e dimostrati.
Amianto danno psicologico risarcimento: ruolo dello psicologo
L’ONA ha costituito il dipartimento di assistenza psicologica delle vittime amianto, sia per coloro che sono stati solo esposti, sia per coloro che, purtroppo, si sono ammalati.
Infatti, anche coloro che non hanno ancora contratto una vera e propria patologia asbesto correlata, debbono essere sottoposti a continui controlli sanitari, e sono in attesa di patologia, e questa condizione comporta già di per se dei disagi e delle preoccupazioni.
Poi ci sono i casi per i quali c’è stata già la diagnosi, magari di una patologia infiammatoria, come per esempio le placche e gli ispessimenti pleurici, e c’è il rischio di evoluzione in mesotelioma pleurico, che si verifica almeno nel 10% dei casi, e poi per circa il 20% in tumori del polmone, essendo queste patologie legate ad elevata esposizione a minerali di asbesto, le cui fibre stazionano negli alveoli polmonari, oltre invadere la pleura per continuità e attraverso il flusso linfatico.
La risarcibilità del danno psichico come danno morale
La Corte di Cassazione, sezione lavoro, n. 24217/2017, ha confermato la decisione della Corte di Appello di Venezia di condannare il datore di lavoro al risarcimento del danno da paura di ammalarsi, che il lavoratore ha subito in quanto esposto ad amianto e, per di più, con placche pleuriche.
In questo caso, come chiarito dalla Corte di Cassazione, la Corte di Appello di Venezia ha quantificato il danno morale della vittima, tenendo conto del “patema e al turbamento provati per il sospetto di malattia futura, correlata al maggior rischio di contrarre il mesotelioma (tumore maligno) rispetto a soggetti con storie espositive comparabili non affetti da placche pleuriche (paura di ammalarsi)“.
Queste conclusioni della Corte di Appello di Venezia, sono state confermate dalla Corte di Cassazione, la quale ha ritenuto che la “quantificazione del danno morale, lungi dal conseguire da meccanismi semplificati di liquidazione automatica, sia scaturito da un’adeguata e circostanziata “personalizzazione” del pregiudizio subito” e, quindi, questi danni debbono essere risarciti, quale che sia la loro definizione nominalistica.
Risarcimento del danno psicologico da paura di ammalarsi
Un ulteriore passo avanti nella tutela delle vittime è stato stabilito da Cassazione, sez. Lav., sentenza 19623 del 2022. Il danno psicologico da paura di ammalarsi è sempre risarcibile, anche in assenza di danno biologico.
Infatti la Suprema Corte dichiara che: “in caso di violazione dell’art. 2087 c.c. il risarcimento del danno non patrimoniale, nella cui sfera deve essere ricondotto il danno morale, data la natura unitaria del primo, è dovuto soltanto qualora sia fornita la prova della sussistenza del pregiudizio, che può essere offerta anche tramite presunzioni”.
Dunque il danno morale soggettivo, inteso come turbamento psichico e patema d’animo, anche in mancanza di una lesione all’integrità fisica, deve comunque essere provato. Infatti non può ritenersi sussistente in re ipsa per il solo fatto oggettivo dell’esposizione nel luogo di lavoro ad agenti morbigeni.
Tuttavia, costituendo una sofferenza interna del soggetto, esso non è accertabile con metodi scientifici, se non quando assume connotazioni eclatanti. Perciò la Corte di Cassazione ha ritenuto che la prova dell’effettività del turbamento psichico, laddove non possa avvenire direttamente, può essere raggiunta in via presuntiva sulla base di nozioni di comune esperienza a partire da circostanze di fatto esterne.
Quindi l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA sostengono la risarcibilità anche del danno morale per paura di ammalarsi, con personalizzazione sulla base del danno biologicoche, in caso di placche pleuriche è limitato, e inferiore alle altre componenti del pregiudizio non patrimoniale di cui la vittima ha diritto all’integrale ristoro.
Danno psichico in caso di neoplasia asbesto correlata
Nel caso di malattia asbesto correlata, di natura neoplastica, le chance di sopravvivenza sono minime.
Infatti, la vittima ha la piena consapevolezza di dover morire, in seguito alla diagnosi e alla prognosi infausta, ed è per tali ragioni che, nel personalizzare l’entità del danno non patrimoniale della vittima primaria, si dovrà tenere, nella debita considerazione, la componente psicologica, ovvero l’aggravamento del danno biologico, anche di quello terminale, a causa dell’imminenza dell’exitus.
Al di là delle definizioni di danno catastrofale e didanno tanatologico, quello che rileva è che l’essere umano è un tutt’uno, e fin dalle tesi di Melchiorre Gioia, deve tenersi conto del corpo e dell’anima, per quantificare i danni.
Quindi le tabelle del Tribunale di Milano, con gli importi ivi riportati, possono costituire solo una indicazione e l’indirizzo per l’esercizio del potere di quantificazione su base equitativa del danno non patrimoniale, subito dalla vittima primaria, nella sua agonia verso la morte.
I danni psichici di natura morale della vittima primaria
In alcuni casi, ove la vittima abbia una strutturazione psicologica tale per cui la lucida consapevolezza di dover morire non dovesse incidere nella sfera biologica, non di meno, tale pregiudizio, deve essere attenzionato ai fini della personalizzazione nella quantificazione del danno non patrimoniale.
Per danno psicologico quantificazione non può che essere equitativa (amianto danno psicologico e risarcimento).
Danno generalizzato e collettivo da inquinamento
Come detto, il pregiudizio dovuto all’inquinamento, ovvero all’esposizione all’amianto e altri cancerogeni, deve essere dimostrato in sede di giudizio.
In altre parole, il danno psichico, psicologico e morale debbono essere dedotti e dimostrati dal danneggiato e dai suoi familiari.
Ne consegue che dovrebbe essere di suo particolare interesse allegare tutte le prove necessarie per la verifica della risarcibilità del danno da pericolo, che consiste nelle conseguenze negative che la preoccupazione di subire un pregiudizio comporta, indipendentemente dallo sviluppo della patologia fisica, e come tale da classificarsi a seconda delle sfumature del danno psichico, esistenziale o morale.
Il caso Seveso e il risarcimento del danno non patrimoniale
È bene ricordare che la prima pronuncia dei giudici di Cassazione che aprì la strada a richieste risarcitorie, fu la sentenza 2515 del 21 febbraio 2002 intervenuta sulla vicenda del caso Seveso, che prevedeva che “in caso di compromissione dell’ambiente a seguito di disastro colposo (art. 449 c.p.).
Infatti, il danno morale soggettivo lamentato dai soggetti che si trovano in una particolare situazione (in quanto abitano e/o lavorano in detto ambiente) e che provino in concreto di avere subito un turbamento psichico (sofferenze e patemi d’animo) di natura transitoria a causa dell’esposizione a sostanze inquinamenti ed alle conseguenti limitazioni del normale svolgimento della loro vita, è risarcibile.
Perciò, questo danno deve essere risarcito anche in via autonoma, pure nei casi nei quali non vi è lesione biologica, ovvero all’integrità psicofisica, ed anche quando non c’è il danno patrimoniale.
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2515/2002, hanno, infatti, chiarito che, nel caso di reato ex art. 449 c.p., che è reato pluri offensivo, vi è l’offesa all’ambiente e alla pubblica incolumità e, allo stesso tempo, l’offesa ai singoli “pregiudicati nella loro sfera individuale“.
Anche in assenza di lesione biologica, vi è il danno che il disastro ambientale provoca ai singoli che hanno, quindi, diritto al loro risarcimento.
Come affermato dal Tribunale di Torino, e confermato dalla Corte di Appello, ha fondamento la domanda risarcitoria di coloro che hanno subito i danni da “mera esposizione” all’asbesto.
Come detto, le fibre, provocano infiammazione, ed in ogni caso, preoccupazione, e, quindi, lo stress psicologico, tra cui la paura di ammalarsi, che è un danno risarcibile.
In quella sede i giudici hanno stabilito, da un lato, che “il danno definito dalle difese quale “esistenziale” può attualmente farsi rientrare nella nozione di danno non patrimoniale (ovvero di danno biologico), eventualmente risarcibile, qualora provato”.
Dall’altro lato, infatti, “lo stato di sofferenza o di turbamento della pretesa morale non potrà che essere provato caso per caso, ed essere valutato in sede di esame della fondatezza”.
In ogni modo, la risarcibilità di un danno da esposizione dipende dall’assolvimento di precisi oneri probatori relativi a:
gravità dell’evento;
effettivo turbamento psichico subito;
nesso causale fra turbamento ed evento dannoso.
Chiedo assistenza psicologica e legale gratuita
L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un Dipartimento di Psicodiagnostica Clinica e Psicopatologia. È, quindi, possibile ricevere una consulenza gratuita per l’amianto danno psicologico risarcimento.
Coloro che desiderano avere delucidazioni a riguardo possono contattare il Prof. Alessandro Ruta alla seguente email: studio.psiruta@yahoo.it.
Maledetti piromani: Editorialea cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”
Dubito di dover chiedere scusa ai piromani, posto che si rischia di dover scaricare su presunti malati mentali quel che appartiene alla sfera criminale. Tra sabato e domenica, la Sicilia è bruciata con le riserve naturali di Altofonte e dello Zingaro, San Vito Lo Capo, Selinunte, senza salvare l’area archeologica di Himera.
Sono andati in fumo tremila ettari d’insostituibile, irrinunciabile bene comune, con alberi secolari, animali selvatici, fiori e insetti. È andato perduto tutto quel complesso di vita, che costituisce per la collettività un ecosistema e per i vili dissociati una opportunità speculativa.
Le montagne con i loro alberi secolari, quelli che erano sopravvissuti allo sbarco dei mille e degli alleati, adesso si ammantano del lutto, del nero rovinoso che sostituisce quel che era verde e gioioso, risorsa vitale.
Il problema dei piromani e degli incendi in Italia
Adesso quelle anime vegetali sono state ridotte in cenere da chi non ha diritto di vivere tra gli umani e per carità nemmeno tra le bestie. L’origine delittuosa è testimoniata dalla molteplicità degli inneschi e dalla tempistica usata per aggredire il patrimonio arboreo ed attentare alla vita delle persone, che in quel contesto abitano.
Non meno doloroso è stato il tributo pagato dalla Sardegna con trentuno incendi un po’ ovunque e qualche autore preso con il cerino in mano. A questo punto, però, occorre intimare a chi sovraintende alla sicurezza del Paese di assumersi seriamente le proprie responsabilità.
Ricordiamo ancora con sgomento ed orrore la spaventosa esecuzione della Pinete di Castel Fusano, da parte di sciagurati recidivi, di cui non c’è memoria del nome e delle condanne. Rimane, però, il segno indelebile di quella che è stata una vera e propria evirazione di una territorio elettivo, che rendeva simbiotico il rapporto tra Roma e il mare.
Ormai sappiamo che invocare la pioggia significa essere colpiti da altre calamità. Quel che sta accadendo in Trentino la dice lunga, tanto quanto la caduta del pioppo a Marina di Massa, dove la vacanza per due sorelline è finita nel sangue.
E allora? Allora, dobbiamo confermare che aver soppresso la Guardia Forestale, trasferendo le competenze a Corpi in tutt’altre faccende affaccendati è stata una colpevole castroneria, tanto quella di aver ridotto le Provincie alla fatiscenza.
Necessità di prevenzione, basata sull’educazione
Nella nostra storia, ogni taglio lineare ha significato il venir meno di presidi e ausili fondamentali nella logica della prevenzione e del controllo.
Infine e non ultimo, i parlamentari – anche loro a rischio di decurtazioni devastanti, anziché essere oggetto della riqualificazione del proprio ruolo e della funzione – che dovrebbero occuparsi seriamente di leggi oggi assolutamente inadeguate, perché causare intenzionalmente un incendio equivale a mettere una bomba alla stazione ferroviaria, all’attentare alla sicurezza con prospettiva di strage, perché occorre capire che la vita di un essere animale o vegetale merita lo stesso rispetto che si pretende per gli umani.
Occorre alzare il livello delle pene sino al massimo consentito per i reati peggiori, azionando anche l’aggravante dell’associazione per delinquere e mafiosa. È necessario svolgere un’azione di prevenzione seria, basata sull’educazione, la cultura, la collaborazione, la responsabilità, con i controlli supportati dalla tecnologia più avanzata ed una adeguata attività d’indagine e repressione.
Come per la manutenzione delle infrastrutture, il controllo del territorio sta divenendo vitale anche per molte altre ragioni. Queste non prescindono dall’uso perverso che ne fanno i piromani dei roghi tossici, dei venefici untori che stanno riducendo parte del Bel Paese a desolante “terra dei fuochi”.
L’impegno dell’ONA per la salvaguardia dell’ambiente
Osservatorio Nazionale Amianto ha ideato una trasmissione per portare all’attenzione dell’opinione pubblica tutti i dettagli della problematica amianto.
La salvaguardia dell’ambiente è fondamentale per tutelare la salute dei cittadini. A tal proposito la diciannovesima puntata di ONA TV – ONA News è Recovery plan: opportunità per l’ambiente. L’ONA ripone la sua fiducia nel premier Draghi.
Rotabili ferroviari: l’ONA chiede giustizia per le vittime
Mesotelioma carrozze ferroviarie: i minerali di amiantosono stati utilizzati nei rotabili e nelle strutture delle Ferrovie dello Stato. L’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha ottenuto dall’INAIL l’indennizzo del mesotelioma che ha provocato la morte del Sig. Alampi Letterio, vittima per mesotelioma carrozze ferroviarie.
Infatti, l’Avv. Ezio Bonanni ha fatto valere che il mesotelioma è inserito nella Lista I dell’INAIL, e quindi tale neoplasia deve essere sempre indennizzata.
Mesotelioma e altre malattie amianto nei rotabili ferroviari
L’avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che Alampi Letterio è deceduto per mesotelioma in seguito alla esposizione ad amianto, utilizzato dall’AnsaldoBreda nello stabilimento di Reggio Calabria per la costruzione e la manutenzione dei rotabili ferroviari.
Infatti, le Ferrovie dello Stato hanno ritenuto di impiegare i minerali di asbesto per la costruzione delle carrozze ferroviarie e delle locomotive. Ciò ha determinato l’elevata esposizione ad amianto sia di coloro che sono stati adibiti a queste lavorazioni, sia nei macchinisti e negli altri dipendenti di Ferrovie dello Stato.
Mesotelioma e amianto: epidemia nelle Ferrovie dello Stato
Visto che l’amianto è stato utilizzato dall’AnsaldoBreda nello stabilimento di Pistoia e in quello di Reggio Calabria, per la costruzione dei rotabili ferroviari, senza protezione per i lavoratori, è in atto una vera e propria epidemia (mesotelioma carrozze ferroviarie).
Infatti, sono stati censiti 619 casi di mesotelioma tra i soli dipendenti di Ferrovie dello Stato, e poi ci sono tutte le altre malattie asbesto correlate, questo dimostra l’elevata condizione di rischio e la fondatezza delle preoccupazioni dell’avv. Ezio Bonanni.
Giustizia per le vittime amianto nelle Ferrovie dello Stato
Il mesotelioma ha ucciso non solo tra i dipendneti di AnsaldoBreda a Reggio Calabria piùttosto che a Pistoia. Tuttavia, poiché il numero dei casi è elevato anche tra i dipendenti delle Ferrovie dello Stato, è necessaria una forte mobilitazione per portare a termine le bonifiche dei vagoni ferroviari ancora contaminati da amianto e allo stesso tempo, ottenere la tutela dei diritti per tutte le vittime.
Massimo Alampi: coordinatore ONA di Reggio Calabria
Massimo Alampi, figlio di Letterio, dopo la morte del padre, ha aderito all’ONA, ed ha chiesto la bonifica dei diversi siti contaminati nella regione Calabria. Considerando che la più alta incidenza di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate è stata registrata proprio a Reggio Calabria nello stabilimento OMECA ec AnsaldoBreda, si rende necessaria l’azione dell’ONA per rendere giustizia alle vittime.
Sportello Amianto ONA Reggio Calabria
Massimiliano Alampi, in qualità di coordinatore regionale ONA per la città di Reggio Calabria e provincia, collabora con la presidenza nazionale ONA e in particolare con l’avv. Ezio Bonanni, nell’attività di assistenza dei cittadini e lavoratori esposti ad amianto.
Alampi Letterio: l’INAIL ha indennizzato il mesotelioma
Alampi Letterio ha condiviso con altri suoi colleghi impiegati nell’AnsaldoBreda, di Reggio Calabria, ora Hitachi Rail S.p.A., la tragica fine della morte per malattie asbesto correlate. Infatti, è deceduto per mesotelioma. A causa di ciò è stata inoltrata la domanda per il riconoscimento di malattia professionale che l’INAIL ha riconosciuto, liquidando la rendita (mesotelioma carrozze ferroviarie).
L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni hanno dimostrato che tutti i mesoteliomi sono dose dipendenti. Così allo stesso modo il mesotelioma pleurico, anche quello del tipo istologico sarcomatoide, che, purtroppo, è più difficile da trattare.
Difatti, tra le malattie asbesto correlate i cancri della pleura sono quelli più aggressivi. In conclusione, tutte le fibre di amianto sono cancerogene. Del resto ciò è ribadito nell’ultima monografia IARC: World Health Organization IARC monographs on the evaluation of carcinogenic risks to humans – Vol. 100C “Arsenic, metals, fibres, and dusts volume 100 C – A review of human carcinogens” ASBESTOS – Lyon, France – 2012
La guida per la cura del mesotelioma e l’assistenza legale
D’altra parte, i meandri della burocrazia, compresi quelli dell’INAIL, hanno reso necessario dover pubblicare una vera e propria guida, che è ancora attuale e ha costituito lo strumento per tutte le vittime e per i familiari, anche per ottenere la tutela dei loro diritti (mesotelioma carrozze ferroviarie).
In particolare, l’indennizzo INAIL, diretto e per reversibilità. Successivamente anche la liquidazione del Fondo Vittime Amianto, e in seguito anche il risarcimento di tutti i danni.
Brevemente, con il riconoscimento dell’origine professionale del mesotelioma carrozze ferroviarie, come di qualsiasi altra patologia asbesto correlata, si ha diritto alle maggiorazioni amianto con l’art. 13 co. 7 della L. 257/92.
Prepensionamento amianto lavoratori dei rotabili ferroviari
In particolare, le vittime amianto, che hanno ottenuto il riconoscimento della patologia asbesto correlata, tra cui il mesotelioma, hanno diritto all’immediato pensionamento, ovvero alla pensione di inabilità amianto, a prescindere dall’età e dall’anzianità contributiva.
Ad ogni modo, in seguito all’introduzione dell’istituto della pensione di invalidità amianto, i ferrovieri vittime amianto, oltre ai benefici dell’art. 13 co. 7 della L. 257/92, se non hanno maturato il diritto a pensione possono comunque chiedere il prepensionamento.
La rilevanza del riconoscimento INAIL nel caso Alampi
L’Avv. Ezio Bonanni, nel commentare la vicenda di Alampi Letterio, ha ritenuto fondamentale il riconoscimento INAIL del mesotelioma, e anche il rilascio della certificazione.
Infatti, queste tesi dell’Avv. Ezio Bonanni hanno trovato autorevole riscontro nella giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione, che con la sezione lavoro, 15165/2019, ha esaltato il ruolo probatorio assunto dalle certificazioni INAIL.
Infine, queste tesi sono state ulteriormente avvalorate da Cassazione Civile, sezione lavoro, 11.08.2020, n. 16869.
Alampi Letterio e le sue sofferenze e quelle dei familiari
Alampi Letterio è deceduto il 23.04.2016 per mesotelioma, dopo aver lavorato nello stabilimento AnsaldoBreda, poi O.ME.CA., di Reggio Calabria, ora HITACHI ITALIA.
Infatti, già con la diagnosi di mesotelioma della pleura, il Sig. Alampi Letterio mostrava i sintomi tipici di questa neoplasia: perdita di peso, cachessia, gonfiore e dolore addominale a causa dell’ascite, ostruzione intestinale, anomalie della coagulazione del sangue, anemia e febbre (mesotelioma sintomi iniziali).
Successivamente, con la sua estensione, oltre la pleura, sono stati colpiti con metastasi anche altri organi, fino allo stato di cacchesia (mesotelioma sintomi finali).
I danni e l’azione di risarcimento contro il datore di lavoro
Come dimostrato dall’Avv. Ezio Bonanni, nel ricorso giudiziario, presentato presso il Tribunale di Napoli, fin dalla diagnosi, Alampi Letterio ha subito un danno biologico pari al 100%, e la morte si è rivelata penosa e drammatica.
Il figlio Massimiliano, la moglie Maria Vincenza Malara, e gli altri familiari (Vincenzo Antonio Alampi e Antonio Alampi), hanno assistito notte e giorno Letterio, che poi è stato ucciso dal mesotelioma, come tanti altri suoi colleghi di lavoro, adibiti alla costruzione dei rotabili (mesotelioma carrozze ferroviarie).
Per questi motivi, l’Avv. Ezio Bonanni ha proposto ricorso giudiziario con il quale sia l’AnsaldoBreda SpA, che la Hitachi Rail S.p.A., sono state chiamate a rispondere delle loro azioni, e omissioni, ovvero di tutti i danni subiti dalla famiglia Alampi.
Infatti, oltre ai danni subiti da Alampi Letterio, sono stati richiesti anche i danni subiti dai familiari.
Quindi la causa civile è stata promossa presso il Tribunale di Napoli, sezione lavoro, n. 2263/2020 RG, e l’udienza è fissata per il prossimo 18.02.2021, innanzi il Giudice Dott. Mazzocca Maria Pia, e l’Avv. Ezio Bonanni presenzierà unitamente ai familiari della vittima, per ribadire tutte le loro ragioni, e chiedere la condanna al risarcimento dei danni.
I danni subiti dai familiari della vittima di mesotelioma
I familiari hanno subito lo shock della diagnosi, della prognosi e poi della morte del loro congiunto. Per questi motivi Massimiliano si è impegnato e si sta impegnando come uno dei pilastri nazionali dell’attività dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto-, costituendo lo sportello amianto di Reggio Calabria, per l’assistenza medica e la consulenza legale gratuita.
Alampi Letterio, la sua morte è omicidio colposo
L’Avv. Ezio Bonanni, alla luce delle sue indagini difensive, ha dimostrato che AnsaldoBreda ha violato le regole cautelari. In particolare, risulta essere stata violata la norma dell’art. 2087 c.c., che impone la tutela della salute nei luoghi di lavoro, e quindi anche quella relativa all’utilizzo di amianto.
Infatti, anche nel periodo di lavoro del Sig. Alampi Letterio, dall’01.03.1962 al 31.08.1992, erano in vigore quelle norme di tutela contro le polveri di amianto, e il divieto di esposizione (Cass., IV pen., 42915/2012).
In particolare, tra le altre norme, l’art. 21 del DPR 303/56, imponeva di ridurre al minimo la dispersione di polveri, e gli art. 377 e 387 del DPR 547/55, imponevano la dotazione e l’utilizzo di maschere respiratorie con il grado di protezione P3.
La violazione di queste norme ha determinato l’elevata esposizione ad amianto del Sig. Alampi Letterio, che quindi si è ammalato ed è deceduto per mesotelioma.
Massimiliano Alampi: uniti nell’ONA contro l’amianto
Massimiliano Alampi, intervistato dal notiziario ONA, il Giornale dell’amianto, ha dichiarato: “Chi lavora sottoscrive un contratto di lavoro e non un contratto di morte. E’ necessario tutelare la sacralità della vita umana, non è ammissibile che si continui così” .
Infatti, la famiglia Alampi chiede giustizia per il Sig. Alampi Letterio, deceduto per mesotelioma sarcomatoide a causa dell’esposizione all’amianto sul luogo di lavoro ribadendo che è “Impossibile descrivere le sue sofferenze poco prima di morire”.
Letterio Alampi: un uomo dedito al lavoro e alla famiglia
Letterio era un uomo dedito al lavoro: una vita di sudore, in quel profondo sud martoriato dalla storia, prima che dall’incapacità della classe politica ad annullare il gap creato per il meridione d’Italia.
Alampi Letterio, agonia e morte per amianto
Muore di mesotelioma sarcomatoide, dopo un’agonia di oltre un anno con ricoveri, trasfusioni, perdita di peso e forti dolori che rimarranno impressi in maniera indelebile nelle menti dei suoi cari che lo hanno assistito fino all’ultimo giorno.
La rabbia e l’amarezza è ancora visibile nelle parole e negli occhi di chi ha vissuto tutto questo e che sarebbe disposto a tutto pur di vedere riconosciuti i diritti del proprio padre, privato, oltre che della vita, anche della propria dignità.
Le richieste di giustizia di Massimiliano
“Voglio giustizia per quello che è successo a mio padre e non tollero che possa succedere ad altri. Ancora oggi c’è amianto nelle scuole, negli edifici pubblici, eppure tutto tace. Tutte le richieste dell’ONA per mettere in sicurezza i luoghi di vita e di lavoro non trovano riscontro.
E’ stata chiesta la bonifica delle scuole, eppure nulla si muove. Cosa ce ne facciamo noi dei soldi, cosa se ne faranno le madri quando i loro figli esposti ad amianto nelle scuole moriranno per via di queste fibre?!
So io cosa vuol dire la morte di un familiare per mesotelioma. La vittima rimane soffocata, sente che non ha l’ossigeno, si sente morire ed è lucida. Mio padre non ce lo ridarà indietro nessuno: è crudele questa morte.
Bonificare scuole e ospedali per bloccare questa epidemia di amianto
Chi sapeva ed ha lasciato queste persone esposte all’amianto è un criminale e sono ancora più criminali coloro che ancora oggi lasciano i ragazzi esposti ad amianto nelle scuole. Mio padre ha lavorato per oltre 25 anni a contatto con l’amianto senza alcuna protezione, mai una visita o un controllo per verificare il suo stato di salute visto che la presenza dell’amianto, all’interno del reparto in cui lavorava era certa.
La stessa società, la stessa OMECA di Reggio Calabria, lo ha confermato, riconoscendogli, attraverso l’INAIL, che ha pure accreditato la rendita e rilasciato il certificato di esposizione ad amianto ex art. 13, comma 7, Legge 257/92, circa 1242 settimane di esposizione. A questo punto ci chiediamo, cos’altro dobbiamo fare per avere la giustizia che io e la mia famiglia ci meritiamo? Noi abbiamo perso un padre, i nostri figli il nonno e mia mamma il marito.
Massimiliano descrive le sofferenze sue e della famiglia
Non è possibile nemmeno descrivere le sofferenze che ha dovuto patire mio padre durante le ultime settimane di vita e per tutti noi è stato terribile vederlo mentre si spegneva lentamente e non poter fare nulla. Dal giorno in cui è venuto a mancare, mia madre non è più riuscita a dormire nella loro camera da letto”.
Amianto e carrozze ferroviarie: i rischi per la salute
Il Sig. Letterio Alampi ha lavorato presso la OMECA di Reggio Calabria dal 01.03.1966 al 31.08.1992, con la mansione di addetto alla costruzione, alla saldatura e alla coibentazione, operativo presso tutti i reparti.
Infatti, secondo quanto riportato dai familiari il Sig. Letterio ha svolto le sue mansioni lavorative in esposizione professionale a polveri e fibre di amianto e ad altri agenti patogeni, in assenza di adeguati strumenti di prevenzione tecnica e di protezione individuale, che potessero impedire l’inalazione di polveri e fibre di amianto e l’esposizione agli altri cancerogeni e mutageni, e i conseguenti danni alla salute.
Il calvario sanitario della famiglia Alampi
Un calvario, quello della famiglia Alampi, durato oltre un anno; ricoveri e trasferimenti continui all’Ospedale di Messina per effettuare la broncoscopia con prelievo. Mesi, anche durante i periodi di festa, che ovviamente festa per loro non era, in cui ogni giorno i familiari dovevano prendere il traghetto per andare a trovare il loro caro
“Non era più vita quella. A saperlo prima avrei tenuto mio padre a casa e gli avrei fatto godere gli ultimi giorni di vita a casa tra i suoi affetti e con i suoi vizi. Poi il 25 gennaio del 2016 arriva la diagnosi di mesotelioma sarcomatoide, ma ormai era tardi. Di fronte a questo esito tutti noi abbiamo dovuto accettare quanto stava accadendo. Quel maledetto amianto si sarebbe portato via mio padre e la società per cui ha lavorato deve pagare”, continua il Sig. Massimo.
Tutela gratuita per le vittime amianto a Reggio Calabria
L’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo Presidente l’Avv. Ezio Bonanni, che dal 2008 si mobilita per tutelare familiari e vittime di coloro che sono stati esposti ad amianto e ad altri cancerogeni, chiede che venga fatta giustizia e che vengano riconosciuti i diritti del Sig. Letterio Alampi e dei loro familiari.
Anche a Reggio Calabria l’ONA è operativa, proprio attraverso il Sig. Massimo Alampi, e tutti i cittadini possono usufruire dei servizi ONA, a partire da quello di assistenza medica e quello di assistenza legale, semplicemente consultando lo Sportello Nazionale Amianto dell’ONA.
E lo chiamavan Draghi…: Editorialea cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”
Con Draghi, ritorno alla leadership italiana internazionale
Puntuale giunge la conferma che, Progetto di Vittorio Colao a parte, al Casino del Bel Respiro e pure prima, piuttosto che dopo, abbiamo perso tempo e danaro più che preziosi. Perché sono stati elargiti senza concreti obiettivi finalizzati al futuro, a partire da quello dei giovani.
Questo è dunque il succo dell’intervento inaugurale di Mario Draghi, ieri nel MEETING 2020 di CL a Rimini. Il “past” President della BCE ha fatto di colpo la differenza tra le chiacchiere, le dichiarazioni opportuniste o partigiane di tanti improvvisati “statisti” e le prese di posizione a prescindere su MES sì e no.
In buona sostanza, gran parte dei provvedimenti COVID avrebbero suicidato le prospettive di ripresa economica. Se è vero com’è vero che decine e decine di miliardi sono finiti nel nulla con BONUS a gogo, gonfiando ulteriormente lo strepitoso debito.
Draghi è sicuramente una risorsa, forse unica, lasciata in panchina nella prospettiva di una possibile candidatura alla Presidenza della Repubblica, come se al Governo non ci fosse urgenza di un cambio di qualità e passo.
Da ieri mi fischia nelle orecchie il ritornello di Gaber, quello iniziale della Ballata del CeruttiGino. Perché anche Mario, per “meriti” decisamente diversi, è un Draghi, di nome e di fatto.
Dire in un amen che la sussistenza senza prospettive di lavoro crea debito cattivo. Mette a serio rischio il futuro dei giovani. Occorre investire in formazione, istruzione, qualificazione professionale, riforme, innovazione, ricerca e ammodernamento infrastrutturale. Ciò è come dire che l’acqua non va in salita.
Il debito della pandemia e il fair play finanziario
«Il debito creato con la pandemia è senza precedenti e dovrà essere ripagato principalmente da coloro che sono oggi i giovani».
«È nostro dovere far sì che abbiano tutti gli strumenti per farlo pur vivendo in società migliori delle nostre. Per anni una forma di egoismo collettivo ha indotto i governi a distrarre capacità umane e altre risorse in favore di obiettivi con più certo e immediato ritorno politico: ciò non è più accettabile oggi».
Cosa altro aggiungere alla magica formula riparatrice di tanto scempio, se non che il ragionamento è di assoluto “fair play finanziario” e che potrebbe aprire la strada non soltanto alla speranza, ma addirittura per un ritorno italico al livello di leadership internazionale?
Per concludere, a tal proposito, non posso che ricordare un precedente storico, quello dell’epocale intervento di Claudio Martelli, in occasione della Conferenza Programmatica Socialista “Governare il Cambiamento”, sempre a Rimini, nell’aprile del 1982, quando – nella sua analisi preveggente sul tema “Il merito e il bisogno” – sintetizzò il concetto che ancora oggi rappresenta un problema insoluto per la nostra società civile, poi fatta strame in trent’anni d’inghippi: occorre lasciarsi alle spalle la “pietrificata sociologia marxista delle classi” per dare vita ad una “alleanza riformatrice fra il merito e il bisogno”: fra “coloro che possono agire” mettendo a frutto i propri talenti e “coloro che devono agire” per uscire dall’emarginazione.
L’impegno dell’ONA per la salvaguardia dell’ambiente
Osservatorio Nazionale Amianto ha ideato una trasmissione per portare all’attenzione dell’opinione pubblica tutti i dettagli della problematica amianto.
Nella diciannovesima puntata di ONA TV – ONA News “Recovery plan: opportunità per l’ambiente” l’ONA ripone la sua fiducia nel premier Draghi per garantire forme di tutela dell’ambiente.
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