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Vetroresina VTR , una nuova minaccia.

Vetroresina VTR
Vetroresina VTR

La vetroresina o VTR, è un tipo di plastica rinforzata con vetro, in forma di tessuti o TNT, impregnate con resine termoindurenti.

Il VTR noto come plastica rinforzata con fibre di vetro è stata realizzata per la prima volta in Italia (1926, Bari).

La resina termoindurente è un materiale viscoso, simile alla resina vegetale, capace di indurirsi a freddo o a caldo. È formata da una serie di polimeri, che si possono ottenere con diverse modalità e materie prime.

Le resine più comuni sono le fenoliche, le acriliche, le epossidiche, le resine poliestere insature (UPR), le resine vinilestere (RE), quelle termostatiche e le termoindurenti.

La resina sintetica non è venduta come tale, ma sottoforma di due componenti separati: l’oligomero e l’agente reticolante.

Dalla miscelazione di questi due componenti si innesca la reazione a reticolazione.

Questo materiale è utilizzato per diversi lavori. Alcuni tipi sono utilizzati come matrici per materiali composti; utilizzati nel campo edilizio oppure per lo scambio ionico che serve per la purificazione dell’acqua.

Un settore importante dove sono utilizzate queste resine artificiali è quello delle fonderie. Infatti, le resine, costituiscono un prodotto fondamentale nella riproduzione di getti di metallo.

Negli anni cinquanta questo materiale è stato utilizzato per la costruzione di oggetti esposti agli agenti atmosferici: automobili, imbarcazioni, serbatoi ecc.

Leggeri ma molto solidi e resistenti, difatti viene utilizzata nel settore aeronautico, così come nella costruzione delle pale eoliche.

Nuova minaccia: le fibre artificiali del vetro

Un problema è quello collegato alle fibre artificiali vetrose utilizzate all’interno della vetroresina. Studi epidemiologici, condotti su animali, sottoposti ad inalazione forzata e/o al contatto con fibre insufflate direttamente a livello pleurico, mostrano l’insorgenza di significative modificazioni cellulari. Queste modificazioni avvengono a livello alveolare e pleurico con comparsa di carcinomi e mesoteliomi.

Pur non esistendo riscontri epidemiologici sull’uomo, le fibre di vetro sono state oggetto di adeguamento di Direttiva CE, che le ha inserite tra le sostanze pericolose sottoposte ad obbligo di etichettatura.

Le fibre di vetro utilizzate nella produzione di manufatti sono classificate come cancerogeno di categoria 3 (UE) con sigla R40 “possibilità di effetti irreversibili”.

La fibra se inalata può causare problemi respiratori e non solo. La vetroresina è nociva anche per gli occhi e per il corpo, nella sua forma liquida presenta il rischio dovuto dallo stirene.

Lo stirene è un idrocarburo aromatico che determina, in caso di esposizione cronica, dermatite, asma, vertigini e altre alterazioni fisiche.

Questo elemento è classificato dallo IARC (International Agency for Research on Cancer) come possibile cancerogeno per l’uomo.

VTR: come si gestiscono i rifiuti?

La gestione attuale dei rifiuti di vetroresina si svolge secondo la seguente prassi:

  • Smaltimento in discarica (affondamento in fondale per le imbarcazioni aventi scafo in vetroresina), per quanto ancor la più diffusa, non è la soluzione ottimale, a causa della non biodegradabilità del materiale;
  • Incenerimento, con l’enorme problematica dell’inquinamento da fumi;
  • Riciclo mediante regrinding: il composito viene macinato per essere riutilizzato come filler (solitamente in materiali edili);
  • Pirolisi, riciclo mediante la quale il polimero viene decomposto termicamente in assenza di ossigeno, le fibre vengono separate e usate nuovamente come filler (tale soluzione è però economicamente poco conveniente);
  • Digestione acida, riciclo mediante dissoluzione chimica del composito (tale processo è però economicamente proibitivo).

La vetroresina nel settore nautico

Nel settore navale è prettamente utilizzata la vetroresina. La costruzione delle imbarcazioni in vetroresina è stata determinata dalla qualità dei materiali. Così come le prestazioni di resistenza e la lavorabilità, senza tralasciare il lato economico.

La dimensione limitata delle imbarcazioni in vtr rende poco importante i “rischi convenzionali”, ma il discorso cambia per le costruzioni.

L’esposizione a vapori organici durante i foraggi è il rischio maggiore. Nel caso di foraggi di resine poliestere (più comuni) i vapori sono costituiti da stirene.

Purtroppo nelle edilizie navali è ancora presente il rischio di esposizioni. Cambiano i materiali ma la parte nociva emerge continuamente.

Cosa succederà negli anni?

La Marina Militare è sotto l’occhio del ciclone, già per le strutture e le navi costruite negli anni passati, con componenti di amianto. Oggi ci troviamo questo sostituto, il VTR, che è già considerato cancerogeno, ed è possibile anche classificarlo nel Gruppo 4 come Malattia professionale.

Sembra che si stia per ripetere lo stesso errore, avranno attuato le dovute precauzioni in merito? Le protezioni individuali e le ventole serviranno a evitare grandi contaminazioni sul lavoro?

La vetroresina nemica del fuoco

Un altro tipo di pericolo con la lavorazione in vtr è quella sugli incendi. Lavorando importanti quantitativi di vetroresina e di saldature, il rischio incendio o di esplosione grave, persiste.

Nella costruzione di imbarcazioni in vetroresina il rischio per la salute dei lavoratori deriva dall’esposizione a diverse sostanze nocive: stirene, alcool, polifenoli e altro.

Attraverso un’indagine sulle attività/rischi, limitatamente alle attività che danno luogo a rischi specifici, si ottiene questa tabella. 

Tipo di rischio   AttivitàRischi di inalazioneRumore
Polveri organicheFibreFumi di saldatureSolventi resinaVapori cereVapori colleSolventi verniciOli saponi
Preparazione scafo   xx    
Preparazione tuga   xx    
Stesura teli-resina   x    x
Rifilaturaxx      x
Incollaggio     x   
Pulitura       x 
Verniciatura      x  
Collaudo motori       xx
Saldatura  x     x

Matrice attività/rischi per le attività che generano rischi specifici nella costruzione di imbarcazioni in vetroresina

Le indicazioni in tabella non sono del tutto esaustive per cui non è possibile ancora avere una completa valutazione del rischio. Infatti, occorre individuare sempre l’agente nocivo e la sua azione e aggiornare di volta in volta la matrice attività e rischi.  

Il rischio c’è, per questo si attrezzano i cantieri anche con macchine dotate di cappe aspiranti, in modo da limitare la diffusione dei composti nocivi. 

La prevenzione è modulata secondo il luogo in cui vengono svolti i lavori, più è vasta l’area di lavora e più deve essere grande il macchinario.

Sono già diversi anni che si studia questo materiale per verificare l’assenza di una qualsiasi azione cancerogena.

Una domanda sorge spontanea, la vetroresina è cancerogena come l’amianto?

VTR e altre fibre: studio tossicologico

Attraverso uno studio tossicologico della fibra, è possibile osservarla nei minimi particolari, per capirne bene la funzionalità.

La forma e la dimensione delle fibre condizionano sia la profondità di penetrazione sia la deposizione nei diversi livelli dell’apparato respiratorio.

Le fibre che hanno un diametro > 12μm, non sono in grado di raggiungere l’area polmonare che permette gli scambi respiratori, e vengono definite “inalabili”.

Mentre, le particelle con < 3μm, sono considerate “respirabili”.

Il Diametro Aerodinamico (Da) è il parametro fisico che determina sia l’entrata che l’esposizione delle fibre nell’apparato respiratorio, e segue la formula:

Da = 1.3 ρ1/2 d5/6 L1/6

p = densità; d = diametro fisico; L = lunghezza

Le fibre lunghe con un diametro piccolo viaggiano con un flusso di aria inalata e arrivano nelle zone più profonde del polmone.

Per quanto riguarda la fibra di amianto (lunga 200 Micron) è stata osservata nei tessuti del polmone umano.

La durabilità dipende dalla capacità della sostanza stessa di rimanere inalterata nei liquidi biologici.

Ad esempio, l’asbesto permane nell’organismo. Mentre la fibra di vetro va incontro a fenomeni di lisciviazione (separazione di una sostanza da altre sfruttando le proprietà di solubilità e la differenza della stessa) e la permanenza è limitata nel tempo.

Fridays for future, nuovo sciopero globale per il clima

Friday for future
Friday for future

Il Fridays for future lancia un nuovo “sciopero globale per il clima”. L’attenzione sul cambiamento climatico e la necessità di cambiare il nostro stile di vita e il metodo di produzione per salvare il Pianeta è entrata al centro del dibattito mondiale grazie a Greta Thunberg.

Il movimento nato con lei tornerà in piazza il 25 marzo 2022, questa volta per chiedere che “vengano garantiti i risarcimenti climatici da parte del Nord del mondo, che ha le maggiori responsabilità. Questi risarcimenti non dovrebbero essere prestiti, ma finanziamenti per le comunità indigene ed emarginate. Per la restituzione delle loro terre, per l’adattamento e le perdite e i danni“.

Friday for future: attivisti stanchi di discorsi falsamente verdi

“Le persone al potere peggiorano questa crisi – ha spiegato Martina Comparelli, una delle portavoce dei Fridays for future italiani, da Milano – con i loro discorsi falsamente ‘verdi’ e le bugie che portano avanti nel nome della ‘Transizione ecologica’. Abbiamo bisogno di una vera azione climatica, ed è per questo che torniamo in piazza”.

Con l’hashtag #PeopleNotProfit questi ragazzi chiederanno ai politici e a tutto il mondo di “creare sistemi basati sull’amore, l’empatia e la cura della comunità che mettano al primo posto la cura, non al profitto! È il momento di agire – dicono ancora – risarcire le popolazioni più colpite e storicamente oppresse, ridistribuire le ricchezze, le tecnologie e il potere politico. Mettiamo al centro le comunità, la cura per le persone piuttosto che il denaro”.

Il cambiamento climatico

Ormai il cambiamento climatico è sotto gli occhi di tutti. Gli scienziati avvertono delle conseguenze del nostro stile di vita da decenni. Negli ultimi anni, però abbiamo potuto toccarne con mano la veridicità e la gravità con gli incendi che hanno devastato interi territori. Abbiamo notato come l’estate faccia più caldo e le alte temperature permangano più giorni.

“Minore è l’aumento della temperature – avvertono i ragazzi di Fridays for future – minori saranno le vittime di questa crisi. La Terra si sta già riscaldando”.

Nell’accordo di Parigi del 2015, i Paesi si sono impegnati a limitare l’aumento della temperatura globale ben al di sotto gli +1,5°C rispetto all’era pre-industriale. Temperature più alte creano ondate di calore peggiori, maggiore siccità e inondazioni e l’aumento del livello del mare.

Fridays for future critica con la Conferenza delle Nazioni Unite 2021

Dopo l’accordo di Parigi si è tenuta a Glasgow (nel Regno Unito) la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici COP 26. Diversi sono stati, secondo i partecipanti, i progressi sugli impegni assunti nell’ambito dell’accordo di Parigi ma sono necessari ulteriori sforzi per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi Celsius.

Greta Thumberg (icona del movimento Fridays for future), però, ha criticato duramente la conferenza: “Non è un segreto che la COP26 sia un fallimento. Dovrebbe essere ovvio che non possiamo risolvere una crisi con gli stessi metodi che l’hanno provocata”. “Le persone al potere – ha aggiunto – possono continuare a vivere nella loro bolla piena di fantasie, come la possibilità di una crescita infinita su un pianeta finito e una soluzione tecnologica che apparirà improvvisamente dal nulla e cancellerà immediatamente tutte queste crisi. Tutto questo mentre il mondo sta letteralmente bruciando, va a fuoco, e mentre le persone che vivono in prima linea stanno subendo gli effetti della crisi climatica”.

I Paesi si sono comunque impegnati ad intensificare i finanziamenti per il clima e raggiungere l’obiettivo di 100 miliardi di USD nei prossimi anni. A ridurre le emissioni di metano del 30% entro il 2030. Hanno inoltre adottato una dichiarazione sulle foreste e l’uso del suolo la messa a punto del codice di Parigi sugli aspetti operativi dell’accordo del 2015.

L’ONA attiva nella salvaguardia dell’ambiente

La tutela dell’ambiente, nella specifica definizione giuridica di ambiente, incarna la necessità di salvaguardia dei diritti come singoli e come collettività. L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, con il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si occupa da anni per prevenire il rischio amianto e altri agenti cancerogeni che sono estremamente dannosi per la salute e inquinano l’ambiente che ci circonda.

L’avvocato Bonanni ha raccolto i dati (ogni anno in crescita), dei danni causati dall’asbesto ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Da tempo cerca di sensibilizzare a più livelli anche per le bonifiche, l’unico sistema per liberare il territorio dalla fibra killer e limitare il numero delle vittime. L’ONA ha creato anche una App per le segnalazioni. Con questa i cittadini possono contribuire nella lotta all’amianto indicando i siti contaminati.

 

Vaccino anti Covid senza brevetto, Bottazzi candidata al Nobel

Maria Elena Bottazzi
Maria Elena Bottazzi

Maria Elena Bottazzi, insieme al suo collega Peter Hotez, ha sviluppato il Corbevax: un vaccino contro il Covid-19 efficace ed economico. Insieme agli scienziati che lavorano con lei, ha deciso di donare la sua scoperta all’umanità. Per questo una deputata americana ha proposto la scienziata italo-honduregna per il Premio Nobel per la pace.

Una candidatura che l’ha resa felicissima. Su Twitter ha ringraziato i tantissimi italiani che le hanno inviato un messaggio sottolineando come sia un privilegio davvero speciale poter aiutare i Paesi più poveri.

I dati già raccolti dimostrano che il vaccino è efficace all’80% per le varianti Alfa, Beta e Delta e anche i dati (non ancora definitivi) relativi alla Omicron lasciano ben pensare.

Vorbevax, vaccino facile da produrre ed economico

La docente al Baylor College of Medicine di Houston, che gestisce con Hotez il Texas Children’s Hospital Center for Vaccine Development, ha sviluppato un vaccino facile da produrre perché sono state utilizzate metodiche conosciute da tempo e non ha bisogno della catena del freddo. Se questo non bastasse è molto economico, meno di due euro a dose e come già spiegato non è coperto da brevetto.

La proposta di moratoria temporanea dei brevetti sui vaccini era stata bocciata, nonostante l’appello arrivasse da più parti. Lo avevano chiesto l’India e il Sudafrica, perfino Papa Francesco e cento premi Nobel ed ex capi di Stato.

Eppure vaccinare i Paesi più poveri non è soltanto una questione di giustizia. Non vaccinare, infatti, e continuare a far girare il virus comporta il rischio delle varianti, per le quali potremmo non essere preparati. Ognuna porta con sé, inoltre, anche un danno economico imponente.

La richiesta di candidatura per i due scienziati al comitato di Oslo è partita da una deputata americana dell’area di Houston. “Da anni – ha detto – lavorano per la fraternità tra nazioni e sono persone che il premio Nobel per la pace incarna e celebra”.

Fondamentale vaccinare chi vive nei paesi più poveri

Un gesto quello della scienziata e del suo collega che potrebbe davvero rappresentare la chiave di volta per fermare il Covid. Senza vaccinare i Paesi più poveri, infatti, neanche quelli occidentali possono dirsi al sicuro. E in alcune nazioni la percentuale dei vaccinati è ancora inferiore al 5%.

Apprezzamento è stato espresso anche dal presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni si occupa delle vittime di questo materiale killer. Assiste comunque anche chi ha subito danni dal Covid-19 e dai vaccini ad oggi in circolazione.

“Fermo restando che il sistema Paese ha tenuto, e ha fronteggiato il Covid – ha dichiarato l’avvocato Bonanni – non per questo debbono essere tralasciati i diritti delle vittime, sia del coronavirus che dei vaccini”.

“Sostengo anche io – ha dichiarato il presidente ONA – la necessità di una moratoria almeno temporanea dei brevetti, per permettere a tutti di accedere alla vaccinazione, che è sicuramente uno strumento contro la pandemia. Oltre alla questione umanitaria, infatti, è chiaro che con questo livello di globalizzazione, non possiamo pensare di tutelarci nei nostri confini e restare così al sicuro”.

L’ONA e la guerra all’amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha nella sua missione l’eliminazione dell’asbesto da tutti gli edifici in cui ancora è contenuto. Tra questo le scuole e gli ospedali. E da tutti i siti contaminati.

La fibra killer ha causato negli anni malattie e morte. Nonostante la Legge 257/1992 lo abbia messo al bando, le bonifiche non sono obbligatorie. Questo ha comportato l’esposizione all’amianto che causa, infezioni, asbestosi e tumori, tra i quali il mesotelioma (VII Rapporto ReNaM dell’INAIL).

Il fenomeno è ben delineato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Maverick Lo Bianco, l’arte si mobilita contro l’amianto

Maverick Lo Bianco
Maverick Lo Bianco

Maverick Lo Bianco è uno degli ospiti di Casa Sanremo. Ha partecipato alla trasmissione di Massimo Lucidi: “Storie di resilienza del merito e del talento”, è un giovane imprenditore di 28 anni. Con lui anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, che danno lotta contro l’amianto.

“Un giorno importante – aveva commentato Lo Bianco poco prima di arrivare a Sanremo – un inizio che è il prosieguo di un lungo viaggio. Finalmente potrò presentarlo su un palco importante, in uno degli eventi più importanti della nostra nazione. Lo guardavo fin da bambino sul divano con i miei genitori ed oggi poter essere lì a raccontarmi e raccontare la nostra storia per me è un orgoglio infinito”.

Oggi lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato molto di sé, dello stop a causa del Covid-19 e della sua voglia di rivalsa che lo ha portato ad abbracciare altri progetti tra cui il brand NEVER. Della sua attenzione per l’ambiente e della sua volontà di mobilitarsi anche contro l’amianto.

Maverick Lo Bianco, un giovane imprenditore a Londra per la creazione di un brand che pone al centro il benessere fisico, da raggiungere con lo sport e una sana alimentazione. Come mai ha scelto proprio Londra?

“Ho scelto Londra perché c’ero stato con la mia famiglia in vacanza, una settimana prima il mio trasferimento ufficiale. Al mio rientro a Ciampino non ho fatto in tempo a tornare che già avevo prenotato un nuovo biglietto. Avevo sentito un richiamo: dovevo trasferirmi. Poi con il passare del tempo oggi ho capito il motivo. Il motivo è collegato con quello che sto facendo: il mio progetto richiama sempre l’arte e la cultura italiana, mediterranea. Prima di me gli antichi romani sono venuti a Londra e hanno posto le basi per la costruzione di questa città. Dove anche il nome richiama la nostra storia. La cultura ritorna sempre”.

Maverick ci parla del suo progetto

“Il mio progetto si divide in diverse fasi, con un unico scopo comune. Il brand che si chiama NEVER abbraccia benessere, sana alimentazione, educazione sportiva, allenamento fisico e mentale, capi di abbigliamento made in Italy disegnati e prodotti in Italia. Il messaggio è duplice: un richiamo allo spirito italiano e la volontà di trasferire la cultura del benessere che il brand incarna, anche per esempio attraverso l’abbigliamento. Non stai prendendo soltanto un prodotto, ma quello che andrai ad indossare porta con sé un messaggio, uno stile di vita che può diventare tuo: che comprende l’arte, la moda, la cucina italiana e il movimento.

Sto creando, sempre in questo senso, delle bevande, degli integratori alimentari sempre legati al brand. Tutto il mio percorso viene anche raccontato attraverso il cinema. Attraverso quella che è la mia prima passione racconto il mio background storico, culturale e artistico, rappresento me stesso, ma anche tutto quello che di bello c’è nella mia terra.

Ho prodotto e realizzato il cortometraggio “Mediterraneo” perché ho tanto da raccontare: le esperienze, le persone, le culture e le religioni diverse che ho conosciuto a Londra. Sento il bisogno interiore di trasferire il mio percorso alle persone che incontro. Così come voglio trasferire quella luce di speranza alle persone che vedranno il film”.

La salute è un diritto fondamentale della persona umana, cosa possiamo fare come singoli per il nostro benessere? Quali sono i consigli che vuole condividere?

“Quando ero piccolo mi è stato detto che “siamo ciò che mangiamo”. Non mi piace consigliare le persone a seguire una dieta, ma un corretto stile di vita: mangiare bene, mangiare sano. Il mio consiglio quindi è amare questo stile di vita, questo porta a stare bene. Consigli di fitness ed esperti del settore ti porteranno ad un punto in cui non potrai farne a meno.

Questo è stato anche il mio percorso – ha continuato Maverick Lo Bianco – ho sentito di dovermi prendere cura di me stesso, dobbiamo amarci e il cibo è una sana forma per dirci ‘ci vogliamo bene’. Non dieta, ci concediamo una pizza il abato sera, ma tutti i giorni vogliamo mangiare bene. Se scatta questo meccanismo diventa poi automatico”.

Lei ha anche un’altra grande passione, quella cinematografica. Ha già recitato in due film autoprodotti: “Non mi seguire” e “Mediterraneo”. Come sono nati? E come si sposano queste sue due passioni e come riesce a conciliarle?

“Mediterraneo racconta il mio percorso ed il brand. Prima di trasferirmi a Londra facevo l’attore. Con la pandemia ho dovuto fermarmi e ho iniziato a far stare bene gli altri. Ho sentito che c’era qualcosa che mi mancava: fare un film che raccontasse una verità. Abbinare il brand al cinema: ho capito qual era l’anello di congiunzione.

Londra mi ha portato al centro di un mix di culture che mi ha fatto scoprire molto degli altri e di me stesso”.

I nuovi progetti

“Mediterraneo è un cortometraggio e ho racchiuso tutto quello che volevo raccontare. C’è ancora tanto però da girare, nuove terre da scoprire: è un viaggio in cui c’è sempre qualcosa in più da trasferire.

Per quanto riguarda il brand sto pensando di lanciare nuovi prodotti sia in Italia che all’estero”.

Tanti i traguardi che ha raggiunto Maverick Lo Bianco, tra i quali anche una presenza a Canne. Ora la partecipazione a Casa Sanremo. Che ne pensa?

“Con “Mediterraneo” sarò anche alla Mostra del Cinema di Venezia e all’Italian Contemporary Film Festival di Toronto. Bella l’esperienza a Sanremo nel Festival più importante. Mi sono trovato al tavolo con diverse professionalità, ma con la stessa passione di portare avanti un unico messaggio, di creare quella sinergia di poter farcela insieme. L’Italia io la amo e a Londra la amano tanto, ma dobbiamo amarla ancora di più. Soli non andiamo da nessuna parte. Anche il calore del pubblico fuori è stato bellissimo. Una bella soddisfazione”.

“Questo ragazzo – ha dichiarato l’avvocato Bonanni parlando del giovane Maverick Lo Bianco subito dopo averlo conosciuto a Sanremo – rappresenta la lotta creativa per una qualità di vita migliore, in un ambiente sano e in questo senso anche contro l’amianto. Esprimo un grande apprezzamento per quello che ha realizzato finora e per lo sguardo teso che ha verso il futuro”.

Amianto, i rischi per la salute

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, lotta da anni contro la strage silenziosa causata dall’amianto. Al format di Casa Sanremo è intervenuto proprio per far capire come la sostenibilità non può prescindere dalla sicurezza sui luoghi di lavoro. E l’asbesto purtroppo ha causato tante vittime e continua a causarne, proprio tra i lavoratori.

Per decenni infatti le aziende lo hanno utilizzato per le sue caratteristiche, nonostante da tempo si conoscesse la sua pericolosità. Anche a Sanremo Bonanni ha spiegato come, nonostante una Legge che vieti l’estrazione dell’amianto, le vittime per veder riconosciuti i propri diritti devono intraprendere lunghe battaglie legali.

L’assistenza legale dell’ONA

L’ONA è al fianco di chi a causa dell’esposizione all’amianto si è ammalato (mesotelioma, altri tumori, asbestosi), con una assistenza legale e medica. Per aiutare le bonifiche, in ritardo in Italia, ha creato anche una App. Qui i cittadini possono segnalare i siti contaminati.

Di amianto muoiono, secondo stime ONA, oltre 7mila persone l’anno. I dati completi sono raccolti nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Anche l’INAIL ha elaborato alcune statistiche, come il VII Rapporto ReNaM e il “Le malattie asbesto correlate” del 2021.

Amianto asbesto: evoluzione dell’uso tra diritto e scienza

minerali amianto-asbesto
minerali amianto-asbesto

Il termine “amianto” (dal greco ἀμίαντος ossia “incorruttibile”), come il suo sinonimo “asbesto” (asbestos dal greco “inestinguibile”) identifica tutti i silicati fibrosi che hanno la capacità di suddividersi longitudinalmente in fibrille lunghe e sempre più sottili, fino (1300 volte più sottile del capello umano). L’amianto è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Appartiene alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

È presente in natura in diverse parti del globo terreste come le miniere di Balangero, Valmalenco, Wittenoom nell’Australia Occidentale. Si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento in genere in miniere a cielo aperto.

Amianto asbesto, le caratteristiche del minerale

Il minerale era noto per le sue caratteristiche di resistenza al calore, al fuoco, agli agenti atmosferici, sin dall’antichità tanto da poter essere considerato un “dono” al pari dell’oro, incenso e mirra portati dai Re Magi e dunque degno di un Re.

Carlo Magno era solito stupire i suoi invitati alla fine dei banchetti gettando la tovaglia (tessuta con fibre di amianto) nel fuoco che non bruciava e anzi appariva candida come la neve. Erodoto invece racconta della consuetudine di tessere con fibre di amianto i teli funebri destinati a persone di alto rango, per non far mescolare le ceneri del defunto con quelle del legno usato per la pira.

L’amianto era considerato un minerale quasi “innaturale”. Tutte le fibre tessili provenivano (fino all’avvento di quelle sintetiche) dai regni animale e vegetale, cioè da qualcosa di vivo. L’asbesto era l’unica fibra “prodotta” da una roccia. Il biologo del 18° secolo Charles Bonnet ipotizza addirittura che l’asbesto sia l’anello di congiunzione tra materia inanimata e materia vivente. Perché è quasi surreale osservare delicatissime fibre simili alla seta all’interno di una dura roccia.

La nascita dell’eternit

Nel 1901 Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto. Un materiale che lui stesso chiamò Eternit (dal latino aeternitas, “eternità”), per rimarcarne la sua elevata resistenza. L’Italia avvia la produzione di tubi in fibrocemento che fino agli anni ’70 rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti e condutture civili e industriali nel 1928. Nel 1933 le aziende realizzano le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni.

L’impiego dell’eternit si diffonde in molti settori del quotidiano: acqua e gas (negli impianti di potabilizzazione fino al 2000 sono stati utilizzati manufatti in cemento amianto). E ancora in autoveicoli, elettrodomestici, energia elettrica, farmaceutica (nei miscelatori delle materie), lapidei, locali di pubblica utilità. Ma anche nel materiale rotabile ferroviario (Ferrovie dello Stato e le linee locali hanno fatto uso di amianto nei rotabili ferroviari). Lo utilizzarono anche gli orafi (per i banchi da lavoro e nelle spazzole per il recupero delle polveri o piccoli residui dei metalli preziosi). Si trova pure nel pentolame.

Altre presenze di amianto sono state segnalate in tostapane ed asciugacapelli (phon e casco), ascensori contenenti amianto nei materiali da attrito. Ancora nella produzione di perle in vetro (tipica veneziana) che portava ad utilizzare secchi di fibra libera di amianto in cui far cadere le perle in modo che si verificasse un raffreddamento lento.

Le aziende tessili utilizzavano tessuto in amianto per il confezionamento dei sipari nei teatri. L’amianto in fibra è stato, talvolta, utilizzato dagli sceneggiatori teatrali e del cinema per simulare le nevicate.

Dal 1945 fino agli anni ’80 il nostro Paese è stato il secondo produttore di amianto dopo l’Unione Sovietica. Con una produzione totale di circa 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo.

Amianto asbesto, i rischi e il ritardo nel divieto

Oggi è universalmente riconosciuto che l’amianto asbesto sia un minerale pericoloso, ma tale riconoscimento è un’acquisizione troppo recente se parliamo di un materiale utilizzato sin dall’antichità. Inoltre, nonostante questo e una legge che ne vieti l’utilizzo, alle vittime di amianto ancora non vengono completamente riconosciuti i loro diritti. Spesso, come denuncia da anni l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, chi si ammala e i loro familiari sono costretti ad interminabili procedimenti giudiziari per ottenere il giusto risarcimento.

Vi è stata in sostanza una incomprensibile (o forse troppo comprensibile) incongruenza fra l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, la diffusione di tali conoscenze fra i lavoratori e la popolazione e l’ancora più rallentata evoluzione normativa.

Gli scienziati già all’inizio del secolo hanno evidenziato gravi patologie strettamente correlate alla esposizione ad amianto. Solamente negli anni ’90, però, vi è stata una produzione legislativa in sintonia con la pericolosità del materiale. Il risultato di tutto ciò è stato permettere per molti anni significative esposizioni senza alcuna “sanzione” non solo giuridica, ma nemmeno etica e sociale.

La produzione di amianto si sviluppò senza conoscenze specifiche tra il 1850 e il 1927. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, infatti, i rischi dell’esposizione professionale riguardavano la silice, mentre era il manufatto asbestoso il vero pericolo. La repentina crescita di produzione di amianto correlata alla sua crescente domanda nel mercato ebbe gravi conseguenze. Già negli anni ’30 la comunità medica individuò uno stato fibrotico polmonare, simile alla silicosi, conseguente da esposizione all’amianto.

Il riconoscimento delle malattie causate dalla fibra killer

Il riconoscimento della silicosi e della sua origine professionale determinò tra il 1910 e il 1930 la promulgazione di normative per l’indennizzo dei lavoratori. Sempre in questo periodo l’asbestosi venne individuata come una malattia a sé dovuta dall’esposizione all’amianto.

Il primo riconoscimento di cancro associato all’asbestosi e il sospetto della relazione tra esposizione professionale all’amianto asbesto e tumore del polmone, è stato accertato dal dott. Lynch nel 1935, e, nel 1939, la Cassa Nazionale delle Assicurazioni (CNA) ha introdotto negli incidenti per la prima volta un caso di asbestosi come malattia professionale.

Le industrie non si fecero intimorire dal rischio, già evidente, rappresentato dall’esposizione, ma vollero sapere attraverso la Compagnia Assicuratrice Metropolitan Life Insurance Company, se l’asbestosi causasse la tubercolosi dal momento che l’amianto presente nell’industria non predisponeva alla tubercolosi.

Nel 1982 la Johns-Manville canadese e alcune altre Compagnie hanno dichiarato bancarotta e creato un fondo di risarcimento. Il fondo, però, si esaurì rapidamente per il gran numero delle vittime. Durante un convegno (1949) del Quebec Asbestos Mining Association, il dott. Smith, direttore medico della Johns-Manville, sostenne: “Per quanto riguarda la Johns-Manville, sono a conoscenza di due rischi presenti nei nostri impianti che potrebbero causare delle malattie polmonari, e cioè la silicosi e l’asbestosi. Attualmente, dalla letteratura medica risulta sempre più marcata l’evidenza che queste sostanze provocano il cancro del polmone”. Nel 1952, al VII Simposio del Saranac esperti discussero il rapporto asbesto-cancro e osservarono il potenziale cancerogeno di ciascun tipo di fibra.

Sebbene dall’inizio del ‘900 l’asbesto fosse stato riconosciuto nocivo per la salute e la malattia polmonare fosse stata individuata nel 1927 dal medico britannico W.E. Cooke, l’industria continuò a respingere il loro riconoscimento come malattie professionali rimborsabili. Nonostante gli studi confermassero queste patologie nelle ricerche sugli animali sperimentali e negli studi sull’uomo.

La “fabbrica del cancro”

Emblematica in Italia la realtà dell’Eternit di Casale Monferrato (AL), ribattezzata dai mass media la “fabbrica del cancro”, resa attiva dal 1905, e fallita nel 1986. La prima vittima per mesotelioma è stata accertata nel 1947, ed oggi la “strage” continua inesorabilmente.

Particolarmente toccante la testimonianza di una ex lavoratrice: “…ci mandavano dei medici aziendali per tranquillizzarci… dicevano che andava tutto bene per la nostra salute, ma erano pagati dal padrone”. Il patologo torinese Giacomo Mottura (1906-1990) riconobbe nel 1939 l’asbestosi come malattia professionale. L’assicurazione per i lavoratori divenne obbligatoria nel 1943, ma operativa solo nel dopoguerra.

Anche verso la fine degli anni ’60, nel nostro Paese, con la nascita di una nuova generazione di medici e di ricercatori, si favorì la circolazione di informazioni sulla reale portata dei rischi cui erano esposti i lavoratori ma, in assenza di un lavoro sinergico tra scienza e diritto, dobbiamo attendere la legge 257/92 per la cessazione dell’impiego di amianto.

L’ONA si batte da anni al fianco delle vittime

Di amianto asbesto si continua, purtroppo, a morire e i numeri sono in crescita. Una delle cause è che le fibre killer restano latenti nel corpo di chi le ha inalate anche per decenni. Il picco delle patologie è previsto tra il 2025 e il 2030. L’altro motivo è la mancata bonifica dei siti contaminati. Gli organi competenti non hanno, in alcuni territorio, neanche elaborato una mappatura delle aree in cui è ancora presente l’amianto. Così il materiale si trova ancora negli edifici pubblici e privati, tra i quali le scuole, nelle tubature dell’acqua, nelle navi e nei teatri di guerra.

Una strage silenziosa delineata dal presidente dell’ONA nella sua ultima pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati relativi ai casi di mesotelioma sono nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

L’ONA ha creato anche un’App per la segnalazione dei siti con presenza di asbesto.