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Amianto asbesto: evoluzione dell’uso tra diritto e scienza

minerali amianto-asbesto
minerali amianto-asbesto

Il termine “amianto” (dal greco ἀμίαντος ossia “incorruttibile”), come il suo sinonimo “asbesto” (asbestos dal greco “inestinguibile”) identifica tutti i silicati fibrosi che hanno la capacità di suddividersi longitudinalmente in fibrille lunghe e sempre più sottili, fino (1300 volte più sottile del capello umano). L’amianto è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Appartiene alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

È presente in natura in diverse parti del globo terreste come le miniere di Balangero, Valmalenco, Wittenoom nell’Australia Occidentale. Si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento in genere in miniere a cielo aperto.

Amianto asbesto, le caratteristiche del minerale

Il minerale era noto per le sue caratteristiche di resistenza al calore, al fuoco, agli agenti atmosferici, sin dall’antichità tanto da poter essere considerato un “dono” al pari dell’oro, incenso e mirra portati dai Re Magi e dunque degno di un Re.

Carlo Magno era solito stupire i suoi invitati alla fine dei banchetti gettando la tovaglia (tessuta con fibre di amianto) nel fuoco che non bruciava e anzi appariva candida come la neve. Erodoto invece racconta della consuetudine di tessere con fibre di amianto i teli funebri destinati a persone di alto rango, per non far mescolare le ceneri del defunto con quelle del legno usato per la pira.

L’amianto era considerato un minerale quasi “innaturale”. Tutte le fibre tessili provenivano (fino all’avvento di quelle sintetiche) dai regni animale e vegetale, cioè da qualcosa di vivo. L’asbesto era l’unica fibra “prodotta” da una roccia. Il biologo del 18° secolo Charles Bonnet ipotizza addirittura che l’asbesto sia l’anello di congiunzione tra materia inanimata e materia vivente. Perché è quasi surreale osservare delicatissime fibre simili alla seta all’interno di una dura roccia.

La nascita dell’eternit

Nel 1901 Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto. Un materiale che lui stesso chiamò Eternit (dal latino aeternitas, “eternità”), per rimarcarne la sua elevata resistenza. L’Italia avvia la produzione di tubi in fibrocemento che fino agli anni ’70 rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti e condutture civili e industriali nel 1928. Nel 1933 le aziende realizzano le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni.

L’impiego dell’eternit si diffonde in molti settori del quotidiano: acqua e gas (negli impianti di potabilizzazione fino al 2000 sono stati utilizzati manufatti in cemento amianto). E ancora in autoveicoli, elettrodomestici, energia elettrica, farmaceutica (nei miscelatori delle materie), lapidei, locali di pubblica utilità. Ma anche nel materiale rotabile ferroviario (Ferrovie dello Stato e le linee locali hanno fatto uso di amianto nei rotabili ferroviari). Lo utilizzarono anche gli orafi (per i banchi da lavoro e nelle spazzole per il recupero delle polveri o piccoli residui dei metalli preziosi). Si trova pure nel pentolame.

Altre presenze di amianto sono state segnalate in tostapane ed asciugacapelli (phon e casco), ascensori contenenti amianto nei materiali da attrito. Ancora nella produzione di perle in vetro (tipica veneziana) che portava ad utilizzare secchi di fibra libera di amianto in cui far cadere le perle in modo che si verificasse un raffreddamento lento.

Le aziende tessili utilizzavano tessuto in amianto per il confezionamento dei sipari nei teatri. L’amianto in fibra è stato, talvolta, utilizzato dagli sceneggiatori teatrali e del cinema per simulare le nevicate.

Dal 1945 fino agli anni ’80 il nostro Paese è stato il secondo produttore di amianto dopo l’Unione Sovietica. Con una produzione totale di circa 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo.

Amianto asbesto, i rischi e il ritardo nel divieto

Oggi è universalmente riconosciuto che l’amianto asbesto sia un minerale pericoloso, ma tale riconoscimento è un’acquisizione troppo recente se parliamo di un materiale utilizzato sin dall’antichità. Inoltre, nonostante questo e una legge che ne vieti l’utilizzo, alle vittime di amianto ancora non vengono completamente riconosciuti i loro diritti. Spesso, come denuncia da anni l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, chi si ammala e i loro familiari sono costretti ad interminabili procedimenti giudiziari per ottenere il giusto risarcimento.

Vi è stata in sostanza una incomprensibile (o forse troppo comprensibile) incongruenza fra l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, la diffusione di tali conoscenze fra i lavoratori e la popolazione e l’ancora più rallentata evoluzione normativa.

Gli scienziati già all’inizio del secolo hanno evidenziato gravi patologie strettamente correlate alla esposizione ad amianto. Solamente negli anni ’90, però, vi è stata una produzione legislativa in sintonia con la pericolosità del materiale. Il risultato di tutto ciò è stato permettere per molti anni significative esposizioni senza alcuna “sanzione” non solo giuridica, ma nemmeno etica e sociale.

La produzione di amianto si sviluppò senza conoscenze specifiche tra il 1850 e il 1927. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, infatti, i rischi dell’esposizione professionale riguardavano la silice, mentre era il manufatto asbestoso il vero pericolo. La repentina crescita di produzione di amianto correlata alla sua crescente domanda nel mercato ebbe gravi conseguenze. Già negli anni ’30 la comunità medica individuò uno stato fibrotico polmonare, simile alla silicosi, conseguente da esposizione all’amianto.

Il riconoscimento delle malattie causate dalla fibra killer

Il riconoscimento della silicosi e della sua origine professionale determinò tra il 1910 e il 1930 la promulgazione di normative per l’indennizzo dei lavoratori. Sempre in questo periodo l’asbestosi venne individuata come una malattia a sé dovuta dall’esposizione all’amianto.

Il primo riconoscimento di cancro associato all’asbestosi e il sospetto della relazione tra esposizione professionale all’amianto asbesto e tumore del polmone, è stato accertato dal dott. Lynch nel 1935, e, nel 1939, la Cassa Nazionale delle Assicurazioni (CNA) ha introdotto negli incidenti per la prima volta un caso di asbestosi come malattia professionale.

Le industrie non si fecero intimorire dal rischio, già evidente, rappresentato dall’esposizione, ma vollero sapere attraverso la Compagnia Assicuratrice Metropolitan Life Insurance Company, se l’asbestosi causasse la tubercolosi dal momento che l’amianto presente nell’industria non predisponeva alla tubercolosi.

Nel 1982 la Johns-Manville canadese e alcune altre Compagnie hanno dichiarato bancarotta e creato un fondo di risarcimento. Il fondo, però, si esaurì rapidamente per il gran numero delle vittime. Durante un convegno (1949) del Quebec Asbestos Mining Association, il dott. Smith, direttore medico della Johns-Manville, sostenne: “Per quanto riguarda la Johns-Manville, sono a conoscenza di due rischi presenti nei nostri impianti che potrebbero causare delle malattie polmonari, e cioè la silicosi e l’asbestosi. Attualmente, dalla letteratura medica risulta sempre più marcata l’evidenza che queste sostanze provocano il cancro del polmone”. Nel 1952, al VII Simposio del Saranac esperti discussero il rapporto asbesto-cancro e osservarono il potenziale cancerogeno di ciascun tipo di fibra.

Sebbene dall’inizio del ‘900 l’asbesto fosse stato riconosciuto nocivo per la salute e la malattia polmonare fosse stata individuata nel 1927 dal medico britannico W.E. Cooke, l’industria continuò a respingere il loro riconoscimento come malattie professionali rimborsabili. Nonostante gli studi confermassero queste patologie nelle ricerche sugli animali sperimentali e negli studi sull’uomo.

La “fabbrica del cancro”

Emblematica in Italia la realtà dell’Eternit di Casale Monferrato (AL), ribattezzata dai mass media la “fabbrica del cancro”, resa attiva dal 1905, e fallita nel 1986. La prima vittima per mesotelioma è stata accertata nel 1947, ed oggi la “strage” continua inesorabilmente.

Particolarmente toccante la testimonianza di una ex lavoratrice: “…ci mandavano dei medici aziendali per tranquillizzarci… dicevano che andava tutto bene per la nostra salute, ma erano pagati dal padrone”. Il patologo torinese Giacomo Mottura (1906-1990) riconobbe nel 1939 l’asbestosi come malattia professionale. L’assicurazione per i lavoratori divenne obbligatoria nel 1943, ma operativa solo nel dopoguerra.

Anche verso la fine degli anni ’60, nel nostro Paese, con la nascita di una nuova generazione di medici e di ricercatori, si favorì la circolazione di informazioni sulla reale portata dei rischi cui erano esposti i lavoratori ma, in assenza di un lavoro sinergico tra scienza e diritto, dobbiamo attendere la legge 257/92 per la cessazione dell’impiego di amianto.

L’ONA si batte da anni al fianco delle vittime

Di amianto asbesto si continua, purtroppo, a morire e i numeri sono in crescita. Una delle cause è che le fibre killer restano latenti nel corpo di chi le ha inalate anche per decenni. Il picco delle patologie è previsto tra il 2025 e il 2030. L’altro motivo è la mancata bonifica dei siti contaminati. Gli organi competenti non hanno, in alcuni territorio, neanche elaborato una mappatura delle aree in cui è ancora presente l’amianto. Così il materiale si trova ancora negli edifici pubblici e privati, tra i quali le scuole, nelle tubature dell’acqua, nelle navi e nei teatri di guerra.

Una strage silenziosa delineata dal presidente dell’ONA nella sua ultima pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati relativi ai casi di mesotelioma sono nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

L’ONA ha creato anche un’App per la segnalazione dei siti con presenza di asbesto.

Il dopo Festival del Bel Paese

Bel Paese, Sanremo Blanco Mahmood
Bel Paese, Sanremo Blanco Mahmood

Editoriale di Ruggero Alcanterini, direttore de “L’Eco Del Litorale”

Siamo di fronte al delirio del “dopo festival” nel Bel Paese, come se tutto fosse questione di gag e canzonette. In realtà, visto l’impegno mediatico e l’investimento di danaro pubblico, dovremmo pretendere molto di più e di diverso.

Dunque, se la vita per noi è tutta un quiz, abbiamo ogni anno la possibilità di verifica. Magari di risposte dal Festival per antonomasia, emblematico e rappresentativo del nostro strano essere, che puntualmente passa dalla lirica alla prosa, tirando il sipario tra questo e quello. Intercala protesta e proposta, oggi in stile rap ed in canotta, come ieri capitava con melodici orpelli, piuttosto che volando più in alto del sole ed ancora più su.

Certo, se tanto impegno e tanta professionalità prescindessero dalla rappresentazione illimitata delle pulsioni, oltre che dei talenti. Se non si fosse virtuosi soltanto per una parte dell’anno, infarcendo la programmazione estiva di eventi riciclati dalle “teche”, saremmo nella normalità e non nella eccezionalità.

Se poi, fossero eliminate ore ed ore di facezie inutili e pleonastiche, come quelle dedicate ad ignoti più o meno soliti e ad improbabili destinatari di eredità, allora sarebbe tutta un’altra cosa.

Dal Festival alla situazione politica

Ma perché occorre ragionare su questo, se non per trarne spunto? E dare conseguenza pratica allo stesso ragionamento fatto dal Presidente Mattarella in occasione del suo Giuramento? Perché, dopo l’enfatica reazione iniziale, adesso sembra già essere passato tutto in giudicato.

Il Presidente Sergio Mattarella

Dopo avere applaudito per cinquantacinque volte le rampogne del Capo dello Stato, costretto a rimanere nel Palazzo del Bel Paese dalla popolare bisogna, adesso, dopo appena una settimana, siamo di nuovo alle baruffe, ad un “dopo italico festival” effimero, rissoso, generalizzato.

Bel Paese, necessaria una “transizione etica”

E’ anche per questo che sorge spontanea la riflessione sul da farsi e sulla necessità di una “transizione etica”. Di una sorta di bagno purificatore, liberatorio, da cui non dovremmo prescindere. Certo, occorrono tanto coraggio, tanta forza d’animo ed una onestà intellettuale ai limiti del rigore assoluto. Qualcuno potrebbe pensare finanche alle trombe del giudizio ed io aggiungo perché no! Provate a cogitare su quello che ci è capitato dall’inizio degli anni novanta del secolo scorso. In particolare negli ultimi due anni pandemici, quindi traetene le conseguenze.

La ulteriore dissipazione compulsiva di risorse per bonus e ristori all’insegna dell’emergenza ha oltretutto accentuato perplessità e diseguaglianze. Diciamo che si profila un continuo “dopo festival” per il Bel Paese, peraltro in affanno costituzionale. Così, sarà inevitabile una resa dei conti istituzionale e comunque con le parti sociali, che si attiverà in occasione delle prossime elezioni politiche, tra poco più di un anno. Quella fase potrebbe essere non meno complicata e rischiosa delle precedenti, quando passeremo dal settantenne Festival di San Remo al quiz dei quiz: saremo?

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente Ezio Bonanni, ha nella sua missione la liberazione dell’Italia dall’asbesto. La fibra killer, infatti, causa ogni anno ancora moltissime vittime. Nel 2021 sono state 7mila, come riportato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2021”. I dati relativi alle vittime di amianto e ai casi di mesotelioma sono consultabili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

L’ONA garantisce assistenza legale alle vittime e alle loro famiglie. Le istituzioni sono in ritardo con la mappatura dei siti contaminati e grazie alla App dell’ONA anche i cittadini possono segnalare aree contenenti amianto.

Cantieri navali, Fincantieri condannata per morte amianto

cantieri navali fincantieri
cantieri navali fincantieri

Fincantieri condannata di nuovo per una morte da amianto nei cantieri navali. La società sarà costretta a pagare 695mila euro alla moglie e al figlio di un operaio dello stabilimento di Riva Trigoso, a Genova. Il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza il 21 gennaio 2022.

Un’ulteriore vittoria dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto. Il professionista da anni si batte per le vittime dell’asbesto e per le loro famiglie.

L’operaio di Genova è morto, il 7 luglio 2018, per un mesotelioma peritoneale, a 71 anni. Fino alla pensione ha lavorato con la stessa società a contatto con l’amianto. Qui non gli venivano fornite tute di protezione monouso o mascherine. Non sarebbe stato neanche informato della pericolosità del materiale che ogni giorno utilizzava nei cantieri navali Fincantieri.

G.B.L. (queste le iniziali della vittima), è stato tubista (e poi gruista). Si è occupato della smerigliatura, taglio, smusso dei tubi che erano coibentati con materiali in amianto. Nel gennaio 2018 è stato sottoposto ad indagini mediche ed esami clinici presso l’ospedale di Sestri Levante. All’esito dei quali ha ricevuto purtroppo la terribile diagnosi di mesotelioma. E’ morto dopo soli 6 mesi.

Il 71enne ha lavorato una vita in ambienti ristretti e privi di aspirazione localizzata e di ricambio d’aria, senza tute monouso o maschere con il grado di protezione P3.

L’INAIL ha riconosciuto la natura professionale della patologia già prima che il 71enne venisse a mancare e riconosciuto la rendita diretta. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro constatò che in tutti i cantieri navali, per lo meno fino alla metà degli anni ’90, “vi è stata una generalizzata condizione di rischio amianto, per esposizioni elevate, dirette, indirette, e per contaminazione dell’ambiente lavorativo”.

Cantieri navali, rischio amianto e materiali alternativi

La letteratura biomedica, almeno su basi epidemiologiche, aveva dimostrato, fin dalla fine dell’800, che l’esposizione ad amianto fosse dannosa per la salute umana. Tra coloro che lavoravano l’amianto, infatti, sono riscontrati alti tassi di mortalità.

Negli anni ’40 due studi accertarono la correlazione tra la fibra killer e le malattie di chi era esposto. Nonostante questo e il fatto che fossero disponibili già all’epoca materiali ignifughi e isolanti alternativi, le aziende continuarono ad usare l’asbesto.

Amianto, l’importanza di adeguate misure di sicurezza

“Se il datore di lavoro – ha dichiarato l’avvocato Bonanni – avesse rimosso l’amianto per tutto il periodo lavorativo e dotato la vittima di maschere protettive e rispettato le altre regole cautelari, evidentemente la patologia non sarebbe insorta o lo sarebbe stata in epoca successiva, con aumento dei periodi di sopravvivenza della vittima”.

Non solo. L’amianto utilizzato nel cantiere navale, ha messo a rischio anche i familiari del 71enne. La moglie dell’operaio lavava le tute da lavoro in casa. L’uomo rientrava con ancora indosso gli abiti ricoperti di polveri di amianto. Aveva anche i capelli intrisi di polveri di crisotilo (bianche) e azzurre (crocidolite). Il colore azzurro, violaceo e verde, era quello dei materiali di amianti anfiborico (amosite e crocidolite), ancora più lesivi rispetto al crisotilo.

Per tutti questi motivi il Tribunale di Genova, il 21 gennaio scorso, ha condannato Fincantieri al pagamento del risarcimento anche del danno non patrimoniale alla moglie e al figlio.

Cantieri navali, la denuncia dell’ONA

Da anni l’ONA si batte perché siano riconosciuti i diritti delle vittime di amianto. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA ha raccolto i dati relative alle vittime nell’ultima sua pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Chiunque fosse interessato può leggere i dati sul mesotelioma anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.

In Italia purtroppo ancora manca una mappatura e le bonifiche amianto sono in colpevole ritardo. Quel che è peggio è che i casi di malattie asbesto correlate sono in crescita. Per questo l’associazione ha ideato e realizzato una App per le segnalazioni dei siti in cui ancora è presente amianto.

Lo sport nel rispetto della pace, da Olimpia a Pechino

lo sport, giochi olimpici di pechino
lo sport, giochi olimpici di pechino

Lo sport nel rispetto della pace: editoriale di Ruggero Alcanterini, direttore de “L’Eco Del Litorale”

L’uomo nella sua accezione moderna – diciamo evoluta – è davvero relativamente giovane, in virtù della sua documentata storia terrestre. Per esempio, si tratta di appena quattromila settecento anni per quanto riguarda la civiltà cinese. Cinquemila novecento per l’egizia e appena duemilasettecento per la romana.

E la civiltà dello sport? La nostra storia di “homo homini ludens”? Gli stessi millenni ed anni di quella romana, più o meno, se ci riferiamo alla istituzione dei Giochi ad Olympia. Cioè, ad un certo punto è scattata la molla del gioco, della competizione rituale con le sue regole. Cosa di cui soltanto l’uomo è capace.

Non ci siamo liberati delle guerre, ma nemmeno abbiamo perso passione per i giochi. Eppure, tutto si evolve in progressione geometrica e molte abitudini, tradizioni, attività del quotidiano divenire ne sono rimaste stravolte. Meno il gioco, che aggiunge variabili, ma non scompare dal panorama degli interessi dominanti della collettività.

L’importanza dello sport

Ecco, dunque, che se il gioco è elemento catalizzatore di comuni orientamenti, pulsioni, passioni della società, se la civiltà ludica si manifesta nel concordare e rispettare regole comuni, al di sopra di questioni di politica e religione, di etnia e di censo e addirittura di sesso, allora ne consegue che il famoso diporto, da cui l’agonismo fatto svago, divertimento, utile esercizio per la mente ed il corpo, insomma lo sport avrebbe ed ha importanza ben maggiore di quella che gli si attribuisce.

Governare lo sport dovrebbe essere per conseguenza una delle attività di maggiore responsabilità. Questo stante la trasversalità di coinvolgimenti e sinergie, la funzione educativa e taumaturgica della salute, eppure …

Adesso, dunque, giunge forte e chiaro il messaggio olimpico, dal cuore che in questi giorni batte a Pechino, come ieri pulsava a Tokio, Pyeongchang, Rio, Londra, Sochi. Tutte sedi di Eventi che hanno avuto una funzione nella storia dell’umanità tesa alla perenne ricerca di una armonia. Come pure di una condivisione di valori positivi, che si possono sintetizzare in due semplici parole: sport e pace.

Lo sport e la “pax olimpica”

Pace, appunto, come la “pax olimpica” invocata tra le genti di Oikoumene, la “casa comune” dei popoli del Mediterraneo, che ventisette secoli fa convennero di stabilire una tregua sacra a Giove Olimpico, in occasione dei Giochi quadriennali, in cui si determinavano opportunità da condividere, il superamento dei conflitti, anche tra diverse idee e interessi.

Lo spirito con cui nel 1896 Pierre de Coubertin, il fondatore delle Olimpiadi Moderne e nel 2001 Juan Antonio Samaranch, propugnatore con Primo Nebiolo del Giochi Estivi a Pechino, già nel 1993 per il 2000 e quindi nel 2008, era certamente ispirato dall’idea che lo sport debba unire e non dividere, che non ci siano emisferi diversi per l’universalità dei sentimenti condivisi, del clima della festa, espressione straordinaria dei giochi di tradizione popolare, appunto quel “Sesto Cerchio” dello sport, come opportunità e diritto di partecipazione per tutti, che dal 1996 io volli aggiungere simbolicamente ai cinque cerchi “archimedei” del logo olimpico.

Allora eravamo reduci dalla delusione del 1993, quando appunto la candidatura di Pechino era stata bloccata per soli due voti. Rinviando anche per interferenze politiche una vera e propria svolta epocale. Quella che fu poi sancita nel 2001, con 56 voti per Pechino, contro i 22 per Toronto, i 18 per Parigi e i 9 per Istanbul.

Ecco, mettere in discussione i valori imprescindibili di una conquista d’importanza straordinaria per l’intera umanità, con un reiterato tentativo di boicottaggio politico/diplomatico, peraltro in un momento molto difficile, complicato purtroppo da una grave emergenza pandemica, significa fare un drammatico tuffo indietro in un passato negativo. Un passato fatto di guerre mondiali “calde e fredde”, di gravi atti di terrorismo. Con la conseguenza di dolori e disagi, di regresso civile, da cui tutti dobbiamo trarre insegnamento.

Lo sport, la raccomandazione del Comitato Italiano Fair Play

Per questo, il Comitato Italiano Fair Play ha sottoposto una raccomandazione ufficiale al Congresso Europeo della EFPM (European Fair Play Movement). Ha iniziato una collaborazione con il Comitato Greco per la Tregua Olimpica, coinvolgendo i Paesi in rete per il Mediterranean Fair Play Reconciliation. Rafforzando così lo storico concetto di pace attraverso lo sport, ispirato alle posizioni del Comitato Olimpico Internazionale (CIO). Oltre che del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI).

Anche per questo, il Comitato Nazionale Italiano Fair Play, in occasione delle celebrazioni del “Sessantesimo Anniversario” ha voluto ricordare che già nel 1960, organizzando i XVII Giochi Olimpici a Roma, si realizzò contemporaneamente la prima edizione delle Paralimpiadi, mentre per una iniziativa italiana, voluta da Giulio Onesti, la Germania Est ed Ovest sfilarono sotto un’unica bandiera.

L’uso politico del boicottaggio USA

Bisogna sottolineare che l’uso palesemente politico, diplomatico, del boicottaggio annunciato dagli USA alla vigilia di un Evento Olimpico ha comunque significati e valenze che collidono con lo spirito, cui si ispirano i Giochi e i valori che supportano il Fair Play.

La storia complessiva delle Olimpiadi Moderne ci racconta come sono andate le cose, ovvero che chi ha determinato l’escalation, al di fuori di decisioni straordinarie prese dagli organi ufficiali del CIO (Comitato Internazionale Olimpico) ne ha sempre pagato le conseguenze – non soltanto morali – danneggiando lo sviluppo del delicato processo per una armoniosa convivenza dei popoli, superando questioni di politica, economia e religione, proprio attraverso la simbolica Pax Olimpica.

In particolare, in questa fase, vista la complicata situazione in cui si trova la collettività planetaria, anche dopo l’esito insoddisfacente di COP26 a Glasgow, occorre fare una profonda riflessione, onde evitare di prendere ancora la strada sbagliata.

Inaccettabile tentativo di turbare clima gioioso della celebrazione

Forse occorrerebbe più coraggio per assumere, senza mezzi termini, posizioni chiare e inequivoche, come quella che assunse la stessa Cina nel 1984, quando partecipò ai Giochi di Los Angeles, prescindendo dal clima di ritorsioni innescato quattro anni prima dal boicottaggio degli Stati Uniti contro i Giochi di Mosca.

Nel top della “Guerra Fredda”, in quella occasione, la Cina interruppe il suo silenzio olimpico, che durava dal 1952, iniziando un paziente, virtuoso lungo percorso costellato di importanti successi, sino agli straordinari Giochi Olimpici Estivi di Pechino nel 2008 e adesso Invernali del 2022, fornendo un contributo determinante per la crescita del movimento olimpico e della pratica dello sport per tutti, come connotazione di una diversa qualità della vita.

Ecco, per concludere, il motivo che rende doppiamente sbagliato e inaccettabile questo ennesimo tentativo di turbare il clima gioioso della celebrazione di una festa universale, quella dei Giochi Olimpici di Pechino 2022.

Bonanni (ONA): ” La Cina dimostra il vero spirito olimpico”

Il pensiero di Ruggero Alcanterini, presidente del Comitato Nazionale Italiano per il Fair Play è condiviso dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto.

“La Cina dimostra il vero spirito olimpico con i recenti Giochi. L’Italia sta trionfando perché esprime nello sport la passione e l’amore di un intero popolo rappresentato dai nostri atleti.

Bene il Coni a partecipare e a non boicottare. Meglio ancora il dott. Ruggero Alcanterini a ricordare come il boicottaggio tradisca lo spirito olimpico. L’ONA, gemellato con Fair Play Italia, in piena coerenza con Fair Play Europa, apprezza e condivide l’intervento del dott. Alcanterini”.

L’ONA si batte da anni per le bonifiche dell’amianto su tutto il territorio nazionale e in particolare nelle scuole e negli impianti sportivi. Nel 2021 è arrivata anche la prima condanna del Ministero dell’Istruzione, che è stato condannato a pagare un cospicuo risarcimento ai familiari di una professoressa morta per amianto. L’insegnante era stata a contatto con l’asbesto per anni, che le ha provocato un mesotelioma.

L’ONA, attraverso il suo presidente, è al fianco delle famiglie delle vittime di amianto, con un’assistenza legale e medica.

Per consentire la mappatura dei siti contaminati ha realizzato una App apposita. I cittadini possono qui segnalare la presenza della fibra killer contribuendo così allo smaltimento amianto.

L’avvocato Ezio Bonanni ha sviscerato il fenomeno amianto, delineandolo con i dati aggiornati in varie pubblicazioni. L’ultima è “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Giornata contro il cancro, azioni utili per prevenirlo

giornata contro il cancro
giornata contro il cancro

Oggi 4 febbraio si celebra la Giornata mondiale contro il cancro, World Cancer Day. E’ promossa dalla UICC – Union for International Cancer Control e sostenuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La Giornata, giunta al 22esimo anniversario, è importante per riflettere su cosa è possibile fare per ridurre il rischio di tumori. Non solo da parte del singolo cittadino, ma anche a livello istituzionale.

L’ONA combatte contro l’amianto, causa di numerosi tumori

E’ una giornata importante anche per l’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, che attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da anni si batte per eliminare dai posti di lavoro, ma non solo, l’amianto, materiale altamente cancerogeno.

Le aziende hanno utilizzato l’eternit, misto tra cemento e amianto, per le sue caratteristiche, negli ultimi decenni sapendo bene quando fosse pericoloso per la salute. Nello stesso modo le società cantieristiche lo hanno utilizzato nei cantieri navali di tutta Italia causando purtroppo la morte, per mesotelioma, di tantissimi operai.

Malattie che hanno colpito anche i loro familiari: a casa tornavano infatti con ancora addosso le tute pregne di polvere di amianto. Le mogli degli operai sgrullavano e lavavano le tute e tante volte le fibre killer sono state fatali anche per loro.

Tutti meritano l’accesso alla cura del cancro

“Colmare il gap sulla cura – Tutti meritano l’accesso alla cura del cancro” è il tema della campagna della Giornata 2022. Lo slogan vuole porre l’attenzione sul riconoscimento delle disuguaglianze nella cura del cancro in tutto il mondo.

“La prevenzione – ha dichiarato per l’occasione il ministro della Salute, Roberto Speranza – è la prima arma per la lotta contro il cancro. La pandemia ha causato dei rallentamenti nelle attività di screening, nelle visite e negli interventi chirurgici.  Per recuperare il terreno perduto abbiamo stanziato un miliardo di euro. Dobbiamo continuare ad investire in ricerca e in una sanità più vicina alle persone. È anche a questo che servono le risorse del PNRR”.

Il 40% dei nuovi casi di tumore e il 50% delle morti per tumore, secondo il Rapporto Aiom-Airtum 2021, sono potenzialmente prevenibili perché causati da fattori di rischio evitabili. Si parla chiaramente di Europa, Stati Uniti e in generale dei Paesi occidentali. Tra i fattori di rischio più alti c’è sicuramente il fumo di tabacco, essendo associato all’insorgenza di circa un tumore su tre e a ben 17 tipi/sedi di tumore, oltre al tumore del polmone.

Mangiare sano, mantenere il giusto peso corporeo, fare regolarmente attività fisica e ridurre il consumo di bevande alcoliche può ridurre fino al 30% il rischio di ammalarsi di tumore.

Codice europeo contro il cancro: 12 azioni da seguire

Tra le 12 principali modalità per ridurre il rischio di sviluppare un tumore riassunte dall’OMS, dalla IARC e della Commissione Europea, nel Codice Europeo Contro il Cancro, c’è anche quella che invita ad osservare scrupolosamente le istruzioni in materia di salute e sicurezza sul posto di lavoro per proteggersi dall’esposizione ad agenti cancerogeni noti.

Tra questi rientra l’amianto, utilizzati almeno fino al 1992 quando è stato messo al bando.

Il rischio amianto

L’asbesto causa diversi tumori, primo tra tutti abbiamo detto il mesotelioma. Anche però quello della laringe (adenocarcinoma laringe), della vagina, del colon. La lista non si conclude purtroppo qui.

In tutti questi casi le vittime e i loro familiari hanno diritto ai benefici contributi amianto, proprio perché per anni le aziende lo hanno utilizzato senza informare sui rischi e senza fornire adeguate misure di protezione. Di recente è stata risarcita anche la famiglia di una professoressa esposta alla fibra killer all’interno della scuola dove lavorava.

Una visione generale e ben strutturata del rischio amianto si trova nell’ultima pubblicazione del presidente Ona, Ezio Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Gli altri modi per ridurre il rischio cancro

Il Codice europeo contro il cancro ha delineato anche altre azioni per evitare tumori. Il primo è sempre lo stesso: non fumare. Non consumare nessuna forma di tabacco. E legato a questo rendere la casa e il posto di lavoro liberi dal fumo.

Mantenere un peso sano e svolgere attività fisica ogni giorno. Limitare il tempo trascorso seduti. Seguire una dieta sana ricca di vari cereali integrali, legumi, frutta e verdura. Limitare i cibi ad elevato contenuto calorico (alimenti ricchi di zuccheri o grassi) ed evitare le bevande zuccherate.

Evitare le carni conservate, come limitare il consumo di carni rosse e di alimenti ad elevato contenuto di sale. Limitare il consumo di alcolici.

I cittadini devono poi evitare un’eccessiva esposizione al sole, soprattutto per i bambini. Usare protezioni solari. Non usare lettini abbronzanti.

Accertarsi di non essere esposti a concentrazioni naturalmente elevate di radon presenti in casa. Fare in modo di ridurre i livelli elevati di radon.

Le donne, dove possibile, dovrebbero allattare i bambini al seno. Farlo riduce il rischio di cancro per la madre. La terapia ormonale sostitutiva (TOS) aumenta il rischio di alcuni tipi di cancro quindi è bene limitarla. Assicurarsi che i bambini partecipino ai programmi di vaccinazione contro: l’epatite B (per i neonati), e il papillomavirus umano (HPV).

Infine è importante partecipare ai programmi organizzati di screening per il cancro: dell’intestino (uomini e donne), del seno (donne), e del del collo dell’utero (sempre per le donne).

I casi di tumore nel mondo e in Italia

Il World Cancer Day stima che nel 2020 siano morte per cancro 10 milioni di persone. L’OMS conferma che il cancro è una delle principali cause di decessi nel mondo. In tutto il pianeta sono stati stimati 18 milioni di casi di cancro nel 2018.

In Italia l’Aiom nel rapporto “I numeri del cancro in Italia 2021” stima che in Italia nel 2021 i tumori siano stati la causa di morte per 100.200 uomini e 81.100 donne.

Nel 2020 negli uomini, la malattia oncologica a più alta prevalenza è risultata il tumore della prostata (563.960 casi), seguito dai tumori del colon-retto (280.277) e della vescica (255.015). Il tumore della mammella è risultato, invece, la patologia neoplastica a più alta prevalenza nel sesso femminile (834.154 casi), includendo quasi la metà (43%) di tutte le donne che vivono dopo una diagnosi di tumore. Le altre sedi ad alta prevalenza nelle donne sono risultate il colon-retto (233.245), la tiroide (166.914) e l’endometrio (corpo dell’utero, 122.553 casi).

Aumenta la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi

Sempre secondo i dati dell’Aiom le percentuali di sopravvivenza a 5 anni per tutti i tumori sono risultate in crescita, attestandosi al 59,4% negli uomini (vs 54%della rilevazione precedente) ed al 65% nelle donne (vs 63%).

In sette sedi tumorali negli uomini ed in otto nelle donne le sopravvivenze si sono attestate su valori decisamente elevati, fino al 96,2% dei tumori tiroidei nelle donne e al 93,2% nei tumori del testicolo. In sei sedi tumorali le sopravvivenze risultano, però, ancora inferiori al 30%: il tumore del pancreas è ultimo, con l’11% circa in entrambi i sessi.