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Processo Fibronit: ricorso della Procura Generale di Milano

Processo Fibronit
Processo Fibronit

Riguardo il Processo Fibronit, la Procura Generale di Milano ha accolto le richieste avanzate dall’ONA. Ha impugnato la sentenza emessa dalla V Sezione della Corte d’Appello lo scorso ottobre. Questa aveva assolto i due imputati per prescrizione del reato di disastro ambientale, presentando ricorso in Cassazione.

Centinaia di morti per esposizione ad amianto nei diversi siti, incidenti ed esplosioni, rischio di nuove discariche di amianto. È la tragica realtà della Lomellina, terra di agricoltura e bellezze paesaggistiche e naturali. Qui sono stati impiantati numerosi stabilimenti, tra cui quello della Fibronit di Broni, ormai dismesso dai primi anni ’90.

In seguito a centinaia di morti per casi di asbestosi, mesoteliomi, tumori polmonari e altre patologie da amianto si è giunti faticosamente, grazie all’impegno delle associazioni delle vittime, alla condanna degli imputati Dal Pozzo Claudio e Boccini Giovanni in primo grado. Sono stati condannati sia per le ipotesi di disastro che per gli omicidi colposi.
Gli imputati sono ricorsi in Appello. Hanno ottenuto la riforma della sentenza di condanna di I grado con la loro assoluzione “perché il fatto non costituisce reato”.

Processo Fibronit: impugnato un ricorso di Cassazione

La Procura Generale, in data 2 gennaio 2017, ha impugnato la decisione con ricorso in Cassazione. Afferma che: “la semplice analisi del dispositivo consente di verificare il contraddittorio iter motivazionale. Incomprensibile appare perciò l’assoluzione per tali decessi, in relazione ai quali, con la formula assolutoria adottata. La Corte ha invece escluso gli elementi costitutivi del reato di omicidio colposo aggravato, elementi invece ritenuti sussistenti nel disastro, la cui aggravante, ivi riconosciuta, faceva proprio riferimento alle ipotesi specificate ai capi riguardanti gli omicidi”.

La Corte ha riconosciuto quell’evento straordinariamente grave. Ha riconosciuto il danno alla pubblica incolumità consistito, tra l’altro, nei numerosi decessi conseguenti alla notevole quantità di polveri di amianto nella Fibronit. Queste si erano liberate nell’aria nel corso degli anni e avevano provocato un gravissimo inquinamento ambientale. Vere e proprie eruzioni di ingenti quantità di polveri si erano verificate il 21.03.1988 e il 06.03.1990. La declaratoria di assoluzione appare quindi incompatibile con la precedente declaratoria di non doversi procedere per l’estinzione del reato per decorso del tempo”.

La Procura Generale di Milano prosegue affermando che nel caso di specie c’è stata “erronea applicazione della legge penale e manifesta illogicità della motivazione in ordine all’assoluzione degli imputati per mancanza dell’elemento soggettivo del reato”.

L’azione di tutela dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni saranno presenti in Cassazione per far valere i diritti delle vittime e per il ripristino della legalità e della giustizia. La Procura Generale della Corte di Appello di Milano, così, ha ritenuto non peregrine le censure e le critiche avanzate dall’Avv. Ezio Bonanni all’indomani della sentenza assolutoria.

Ora la palla passa alla Corte di Cassazione. Si spera che almeno in questo caso possa essere assicurata giustizia alle vittime. Ogni anno muoiono migliaia e migliaia di lavoratori e cittadini per via dell’utilizzo indiscriminato dell’amianto in assenza di qualsiasi precauzione. Eppure non ci sono processi e i pochi che ci sono quasi sempre terminano con l’assoluzione.

Processo Fibronit, Bonanni: “I familiari vogliono giustizia”

“Queste vittime e i loro familiari non chiedono altro che giustizia. Questa giustizia che lo Stato Italiano, più volte condannato per violazione anche delle regole comunitarie e che è stato il più grosso utilizzatore di amianto, nega loro. Si tratta di una regola di giustizia, ma anche di civiltà, quella di dire alle vittime chi è il colpevole, chi è il responsabile delle loro malattie e della morte dei congiunti. 

Questo invoca l’ONA, rivolgendo un appello al Capo dello Stato perché si faccia piena luce sui motivi per i quali c’è denegata giustizia per le vittime dell’amianto”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA. 

“L’affermazione forte e decisa della Procura Generale presso la Corte di Appello di Milano ci lascia ben sperare. Sostiene con forza la richiesta al Capo dello Stato affinché ci sia una disamina attenta delle ragioni per le quali persiste la negata giustizia in relazione alle migliaia di morti per amianto. Ci riferiamo non a casi dubbi, ma a casi certi di mesotelioma oppure di asbestosi, oltre a tumori polmonari. Almeno per i mesoteliomi e per le asbestosi non ci sono dubbi. Se poi, come nel caso della Fibronit, a morire sono tutti gli operai di un intero stabilimento, allora come ci può essere una sentenza di assoluzione”.

Le richieste dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto recentemente ha già chiesto alla Commissione Europea di avviare una procedura di infrazione verso la Repubblica Italiana e la Regione Lombardia. La questione riguarda la discarica di amianto che si vorrebbe realizzare nei pressi della Raffineria di Sannazzaro De’ Burgondi.

L’attuale presa di posizione della Procura Generale di Milano, nella misura in cui ha sancito il ricorso per Cassazione avverso la sentenza assolutoria nel caso del Processo Fibronit, dà forza alle vittime. Giustifica il ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in relazione alla denegata giustizia per le vittime dell’amianto.

Questi temi saranno approfonditi il prossimo 14.01.2017 nella conferenza nazionale, che l’ONA sta organizzando a Sannazzaro De’ Burgondi. Qui si cercherà di evitare un’ulteriore situazione di rischio per le popolazioni del territorio. Lo scopo è rendere giustizia alle vittime dell’amianto e ripristinare la legalità.

L’ONA preannuncia iniziative anche in ambito comunitario e presso Corti internazionali per la sostanziale in applicazione delle norme del Codice Penale che reprimono i casi di omicidio, come quelli per amianto.

Ambulatorio oncologico ONA: cura malattie asbesto correlate

Terremoto amianto macerie
Terremoto amianto macerie

Ambulatorio oncologico ONA per la diagnosi e cura delle malattie asbesto correlate. L’ambulatorio on line è lo strumento attraverso il quale chi ha il sospetto di malattia oncologica può chiedere il supporto ONA. Questo strumento è stato istituito dall’Osservatorio Nazionale Amianto per volontà dell’Avv. Ezio Bonanni.

Epidemia di malattie asbesto correlate

In seguito alla contaminazione degli ambienti di vita e di lavoro, vi è un incremento di malattie tumorali. In particolare di quelle asbesto correlate. Alcune sono monofattoriali, altre plurifattoriali, come il tumore del polmone. Per questa neoplasia, come per altre neoplasie asbesto correlate vi è un’incidenza dell’esposizione dei diversi cancerogeni.

Tra questi, il benzene, i fumi di saldatura, etc. Così per gli altri tumori amianto, tra i quali quello alla laringe e quello alle ovaie. In più, anche gli altri cancri, come quello alla faringe, al colon, allo stomaco, che l’INAIL inserisce nella Lista II, sono comunque multifattoriali.

Comunque le malattie oncologiche (mesotelioma, tumore polmonare, tumore alla laringe, alle ovaie, al colon, e in altri organi), sono in continuo aumento. Sono causate da polveri e fibre di amianto, che sono cancerogene. Ciò stato ribadito dallo IARC nell’ultima monografia.

Per tali motivi l’ONA, tenendo conto del rischio cancerogeno, afferma il principio della prevenzione primaria. In Italia ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di materiali di amianto e contenenti amianto. In più 1 milione di siti e micrositi. Per questi motivi, l’Avv. Ezio Bonanni, nella sua pubblicazione il libro bianco delle morti di amianto in Italia“, ha reso pubbliche le emergenze in Italia. Quella ambientale, quella sanitaria e quella legata alla tutela dei diritti.

Se da una parte la bonifica è l’unico strumento per vincere la battaglia contro le malattie asbesto correlate. Secondo quanto precisato anche dalla revisione del Consensus Report di Helsinki del 2014ma nel caso in cui ci siano state già le esposizioni, o peggio, i casi di malattia oncologica, è fondamentale organizzare l’ambulatorio oncologico ONA. Questo ambulatorio è tutt’oggi operativo.

Prosegue incessantemente l’attività dell’ONA

Le attività dei diversi dipartimenti, già operativi da anni, sono ora integrate dalla costituzione di un ‘Ambulatorio di oncologia’. L’ambulatorio, in seguito all’emergenza COVID-19 è ora on line. Tutti i cittadini possono rivolgersi all’ONA e chiedere la consulenza oncologica.

L’ONA ha riscontrato la disponibilità dell’oncologo Dott. Carmine Luigi Roma, che ha istituito le linee guida del “percorso clinico diagnostico” dedicato ai c.d. pazienti Osservatorio Nazionale Amianto.

Coloro che purtroppo sono stati colti da patologia oncologica, ovvero si sospetti siano già affetti da patologia oncologica, per esposizione professionale a polveri e fibre di amianto, potranno richiedere di accedere al percorso di cui al protocollo clinico diagnostico, rivolgendosi a questo nuovo strumento di sostegno alla cittadinanza, che l’ONA istituisce.

L’accesso ad una visita gratuita si può ottenere attraverso l’impegnativa del medico di base, il quale dovrà formulare la richiesta di visita oncologica (con la specificazione “prima visita”), ovvero deve avere già effettuato degli esami diagnostici che pongano in evidenza il sospetto di avvenuta insorgenza di malattia tumorale.
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L’ambulatorio del Dott. Carmine Luigi Roma, è dedicato al percorso ONA il martedì, nella fascia oraria dalle ore 14:00 alle ore 16:00.
La prenotazione deve avvenire esclusivamente attraverso e-mail: carmineluigiroma@yahoo.it.

Assistenza pazienti nell’Ospedale San Giovanni Addolorata

I pazienti otterranno immediato riscontro alle loro richieste, con la fissazione di un appuntamento presso l’Uoc di Oncologia dell’Ospedale San Giovanni Addolorata (Roma).

“L’ONA ha istituito, presso l’Uoc di Oncologia dell’Ospedale San Giovanni Addolorata di Roma, l’ambulatorio oncologico. Grazie all’impegno dell’oncologo Dott. Carmine Luigi Roma, costituisce un ulteriore iniziativa dell’ONA per contribuire, per quanto possibile, alla diagnosi precoce e alla migliore terapia delle patologie asbesto correlate.

Tale percorso clinico diagnostico si aggiunge a tutte le altre attività dell’associazione, la quale non perde di vista il fatto che la misura più efficace di tutela è costituita dall’evitare ogni forma di esposizione al cancerogeno, così come sempre sostenuto dal Prof. Giancarlo Ugazio“.

Malasanità: parola al prof. Luciano Mutti

Luciano Mutti
Luciano Mutti

A cura del Prof. Luciano Mutti

I sistemi sanitari meglio organizzati, per mantenere elevanti standard di efficienza, sono dotati di sistemi di controllo degli operatori e della qualità delle loro prestazioni. La possibilità di errore non è mai completamente eliminabile. L’obiettivo è, semmai, quello di ridurre gli errori al minimo, mantenendoli entro limiti “fisiologici”, dopo aver apportato e continuando ad apportare tutti gli accorgimenti necessari al sistema (personale, attrezzature e strutture).

Quindi va subito sgombrato il campo da estremismi e sottolineata la necessità che il populismo (sempre pericoloso) non debba aver alcuno spazio nel nostro comportamento di fronte ad un errore o disfunzione in ambito sanitario, oltre al risarcimento dei danni.
Detto questo, certo il nostro Paese presenta peculiarità non invidiabili dove i cardini fondamentali della clinical governance, come aggiornamento continuo, controllo del rischio, valutazione ed aggiornamento delle procedure (audit) ecc. che sono troppo spesso solo parole vuote che rimbalzano nelle nostre strutture sanitarie senza alcuna reale applicazione pratica.

Quando i processi di “appraisal” (validazione) annuale degli operatori e fondamentale per mantenere una licenza medica negli altri paesi, diventa virtuale, il controllo qualitativo delle procedure che hanno causato problemi o che si vuole migliorare (audits) è quasi sconosciuto, risulta lampante che il “rischio evitabile” si può moltiplicare.
Se a questo aggiungiamo una certa impermeabilità degli operatori ad accettare linee guida condivise ed emanate dalle società scientifiche internazionali perché considerate lesive ed irrispettose dell’ “ars medica”, il quadro comincia a diventare preoccupante e sembra ragionevole porsi il problema della qualità dei nostri servizi sanitari.
Non parliamo, poi, dei criteri di scelta del personale perché, chiunque nel nostro Paese, o ha capito o ha percepito che, in assenza di alcuna considerazione del merito sia nelle assunzioni che nel corso della successiva carriera, le motivazioni del personale, sono lasciate semplicemente all’etica del lavoro e professionalità del singolo . Come dire: “speriamo di trovare quello buono”. Inaccettabile!

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Tutti dimenticano la “governance” sanitaria

Sembra, invece, che gli amministratori (politici e politicizzati) ignorino tutto questo e preferiscano concentrarsi sui bilanci, dimenticando che la “governance” sanitaria che può suggerire i migliori percorsi di diagnosi e cura, il controllo dei risultati qualitativi reali, il reale aggiornamento continuo porterebbe a risparmi enormi associati a migliore qualità dell’assistenza. E non voglio parlare dei costi della corruzione non dilagante. Dilagata…

Certo l’individualismo italiano e la nostra incapacità di fare squadra (troppo spesso solo confraternite) non aiuta ma è proprio in questi casi che il “sistema” dovrebbe essere in grado di incidere con decisione ed equilibrio. Purtroppo troppo spesso si assiste al contrario: non solo tolleranza ma vera e propria connivenza tra sanitari, amministratori sodali, politicanti che sfocia in vuote dichiarazioni di stima reciproca prive di qualunque fondamento professionale oggettivo. Una cortina fumogena pericolosa che non può che generare percezioni distorte nel cittadino che si rivolge ad una struttura sanitaria. Asinus asino, sus sui pulcher. Nulla di nuovo…
Un ultimo cenno alla piaga dei conflitti di interesse tra operatori (soprattutto medici) ed aziende farmaceutiche che sta diventando un problema gravissimo non solo da noi. Dalla vacanza con pretesti congressuali ai veri e propri rapporti istituzionalizzati con le aziende (consulenze, contratti etc). Come potersi fidare di dichiarazione enfatiche sull’ efficacia di un nuovo farmaco la cui azienda produttrice è cosi “vicina” all‘entusiasta esternatore ?

L’importanza del ruolo di controllo

FDA negli USA sta cominciano a reagire in modo forte a questa deriva. Chi controllerà da noi? Chi, davvero (tra i controllori), è al disopra di ogni sospetto? I recenti episodi, quasi esclusivamente svelati da pochi giornalisti coraggiosi, ci lasciano per lo meno scettici che le cose siano a posto ora.
Questi sono elementi che tutti quelli che lavorano in un sistema sanitario conoscono e può capitare di conoscere a molti che si rivolgono ad esso. Pur tuttavia ogni caso di “malasanità” è diverso e le responsabilità non possono essere accertate partendo dalle nostre valutazioni sul sistema stesso
Piuttosto, e non è retorica, il compito dei cittadini dovrebbe essere quello di sorvegliare, analizzare, stimolare, suggerire. Fare squadra insomma. Lasciamo le confraternite a chi non sa fare di meglio…

*Oncologo e docente di oncologia sperimentale presso l’Università Salford di Manchester

Malasanità: effettuati inutili interventi per curare mesotelioma

Genova
Genova

Nasce la sezione malasanità per tutelare dall’errore medico

Muore di mesotelioma dopo essere stato sottoposto a ben tre operazioni mal eseguite, inutili e addirittura dannose, che hanno contribuito a devastare il suo fisico. Ora la famiglia ha citato in giudizio l’ospedale che lo ha tenuto in cura per chiedere il risarcimento dei danni.

Nato a Genova nel 1948, il signor Gerolamo Andrea ha iniziato a lavorare da giovanissimo. Come operaio è entrato nei Cantieri Navali di Genova dove ha lavorato per alcuni anni come tubista, saldatore, montatore e assemblatore di pezzi per gli impianti delle navi.
Ed è qui che senza saperlo, ancora giovanissimo, viene esposto all’amianto, e la sua esposizione prosegue poi nei periodi successivi, quando prima lavora nella Ferrovia Genova Casella, e poi quando, a partire dal 1982, è assunto alle dipendenze di AMT S.p.A. e svolge l’attività di ferrotranviere su autobus con componenti in amianto, continuando quindi a respirare quella fibra killer, fino al 2003, quando il lavoratore va in pensione.

La diagnosi della “malattia nera” dell’amianto

La “malattia nera” dell’amianto, il mesotelioma, si affaccia circa 35 anni dopo: la diagnosi terribile arriva nell’aprile 2012.
Dopo aver consultato diversi medici, la famiglia si rivolge al IRCSS, l’azienda ospedaliera universitaria San Martino – IST e inizia l’odissea della terapia. Il protocollo prevede un periodo di chemioterapia per tentare di ridurre il tumore.
Le cure debilitano ulteriormente il fisico di Gerolamo procurando diversi effetti collaterali; e alla fine non vengono riscontrati cambiamenti positivi. Ma comunque, il paziente due mesi dopo la fine della chemio, il 29 settembre 2012, viene sottoposto ad un’operazione chirurgica (pleurectomia/decorticazione).
Ci sono immediatamente delle complicazioni, con tutta probabilità degli “errori operativi”, come scriverà poi anche il medico legale. E così si ritengono necessari altri due interventi, uno il giorno successivo ( una plastica diaframma) e l’altra pochi giorni dopo, il 3 ottobre (VATS destra).

“Dopo le operazioni mio padre sembrava invecchiato di 20 anni”, racconta il figlio Paolo. “Aveva difficoltà respiratorie, difficoltà a mangiare, il peggioramento era evidentemente visibile”.
Si prosegue però, come da protocollo, con un ciclo di radioterapia. Non c’è nulla da fare e il 7 agosto il signor Gerolamo muore.
Ora, dopo che il Dott. Enrico Fregoso, medico legale in La Spezia, ha evidenziato le responsabilità della struttura sanitaria, i familiari, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, hanno citato in giudizio la struttura e la ASL di Genova per chiedere il risarcimento di tutti i danni, oltre che naturalmente imputare l’evento alle condotte di tutti i datori lavoro. L’INAIL ha infatti riconosciuto l’origine professionale della patologia e costituito la rendita prima in favore del lavoratore e poi della vedova, ben misera consolazione dopo una vita dedicata al lavoro.

Due operazioni chirurgiche senza alcun effetto


Si sostiene che la prima operazione chirurgica è stata male eseguita, così come le altre due, che peraltro hanno poi avuto l’effetto di determinare l’invasione di metastasi nell’organismo del paziente, perché ne hanno abbattuto le difese immunitarie. Anche le somministrazioni di chemioterapia e radioterapia hanno aggravato le condizioni di salute del paziente, causando diversi effetti collaterali.

“Decidemmo di sottoporre mio padre ad operazione chirurgica perché i medici ci dissero che dal mesotelioma si poteva guarire e che asportando il tumore la cosa si sarebbe risolta. Ma la cosa più grave è un’altra”, racconta Paolo.

“Dopo la morte di mio padre, mi sono accorto studiando la documentazione della cartella clinica che i medici ci avevano nascosto che oltre al mesotelioma su un polmone, si stava già iniziando a sviluppare un altro tumore anche sull’altro polmone. Dunque, l’operazione a cui mio padre è stato sottoposto è stata completamente inutile e addirittura dannosa. Mai sarebbe potuto guarire con un quadro clinico del genere. Ma nessuno allora ci disse niente, se lo avessimo saputo avremmo evitati di devastarlo fisicamente”.

La IRCSS – azienda ospedaliera universitaria San Martino e la ASL sono stati citati a comparire innanzi il Tribunale di Genova per il prossimo 30 marzo 2017 al fine di veder risarciti tutti i danni subiti dai famigliari del paziente, che sono quantificati nell’importo che fosse accertato e/o ritenuto equo.

L’istituzione della sezione ONA Malasanità

“Purtroppo, in Italia, la ricerca scientifica langue e i criteri di assegnazione e di impiego dei fondi non sempre sono cristallini. Il nostro ricercatore di punta, il Prof. Luciano Mutti, nell’impossibilità di poter compiere ricerca qui in Italia, ha dovuto accettare la proposta di titolare della cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica della Facoltà di Medicina presso l’Università Salford di Manchester. Si predilige la chemioterapia, anche se inefficace. Ho l’impressione che sia il bancomat delle case farmaceutiche e che quindi si continua a fare business sulle vittime dell’amianto. Come Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo quindi dovuto istituire una sezione, quella di ONA Malasanità, per tutelare le vittime anche dal sistema sanitario, oltre che da quello previdenziale”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

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L’appello ONA al Ministero della Salute

L’ONA continua a chiedere al Ministero della Salute e a tutte le istituzione, oltre all’impegno per la prevenzione primaria (bonifiche) per evitare altre esposizioni, anche un maggior impegno nella ricerca e l’assegnazione dei fondi in base a criteri di professionalità e non di mera appartenenza politica “La sanità e l’organizzazione del servizio salute non può continuare ad essere appaltato alla politica, che vuole decidere chi sono i direttori generali della ASL e i primari degli ospedali”, continua l’avvocato Ezio Bonanni, il quale preannuncia un’azione a tutto campo dell’ONA anche su questo fronte, sostenuta dall’azione di medici volontari, primi fra tutti il Prof. Luciano Mutti e decine e decine di altri sanitari che dedicano tutta la loro esistenza alla ricerca scientifica e alla cura dei pazienti.
E’ necessario anche un approccio non sempre allopatico, secondo l’insegnamento del Prof. Giancarlo Ugazio, già ordinario di patologia generale presso l’Università di Torino e componente autorevole del comitato tecnico-scientifico dell’ONA.

Amianto nella scuola Barsanti di Firenze

Ezio Bonanni
Ezio Bonanni

Trovato amianto nella scuola Barsanti di Firenze. L’ONA solleva nuovo caso e lancia appello al Ministro Gentiloni.

Pareti in amianto nell’ex scuola Barsanti di Firenze, ora sede di alcune associazioni e della palestra comunale.

Dopo la campagna finalizzata alla tutela della salute degli studenti e degli insegnanti dell’Istituto Leonardo da Vinci, l’Osservatorio Nazionale Amianto solleva un altro grave caso nella città toscana.

E attraverso la coordinatrice del Comitato delle Mamme e degli Alunni dell’ONA, la signora Antonella Franchi, e alcuni membri del Comitato Ona di Rosignano, il prof. Luciano Macrì e il signor Giampiero Palazzo, presentano un esposto alla Procura della Repubblica di Firenze.

Ancora amianto nell’ex scuola Barsanti di Firenze

Il caso è quello della ex Scuola Barsanti in via Assisi a Firenze. Una struttura dove ci sono, ancora materiali contenenti amianto.

Dopo la chiusura della scuola, la struttura ha subito modifiche. Hanno demolito un’area intera, per ricostruire al suo posto il Centro di Formazione Professionale Alberghiero del Comune di Firenze.

Chiudendo poi l’altra ala solo dopo alcuni anni, il Comune ha deciso di far utilizzare tale struttura ad alcune associazioni. Oltre che ad adibirla a palestra comunale.

Le prescrizioni e i cartelli di pericolo amianto sono semplicemente stati rimossi. Da precisare, nonostante le opere di bonifica e smaltimento non siano mai state ultimate.

Nel corso degli anni, sono stati fatti alcuni piccoli lavori di ristrutturazione. Lavori che hanno inevitabilmente dovuto toccare pareti e muri contenenti amianto.

Lo stesso Comune di Firenze ha confermato che nelle pannellature dell’edificio ci fosse dell’amianto friabile. Con annesso rischio di aerodispersione.

Quello dell’ex Scuola Barsanti è un edificio “gemello” di quello adibito al biennio Leonardo Da Vinci, per il quale l’Osservatorio Nazionale Amianto aveva chiesto, già da tempo, la decontaminazione.

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L’ONA torna a sollecitare il Comune di Firenze

In tale situazione, l’Osservatorio Nazionale Amianto, torna a sollecitare il Comune di Firenze, e tutte le Pubbliche Istituzioni, ad una maggiore attenzione.

Occorre lavorare tutti insieme affinché vengano evitate ora, e per il futuro, situazioni di aerodispersione di polveri e fibre di amianto e/o la contaminazione degli ambienti di vita.

Ed infine, il rischio di inalazioni di polveri e fibre del minerale killer, per il quale non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.

Difatti, possono bastare anche solo poche fibre per determinare l’insorgenza del mesotelioma, patologia ad esito infausto.

“Proseguirà quindi il nostro impegno in spirito di collaborazione con le Istituzioni, al fine di tutelare la salute rispetto al rischio amianto, partendo prima di tutto dalle scuole e dagli edifici pubblici.

Auspichiamo che il nuovo Governo Gentiloni possa iniziare un percorso virtuoso di decontaminazione e bonifica delle scuole e degli altri edifici pubblici.

In effetti, attendiamo azioni, contrariamente al Governo Renzi la cui azione è stata del tutto inefficace rispetto a tela problematica nonostante le sue promesse di inizio mandato sulla completa ristrutturazione delle scuole italiane”.

Dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.