Malato di mesotelioma, sottoposto a inutili e devastanti interventi. Ona: “Nasce la sezione malasanità per tutelare dagli errori del sistema sanitario”

genovaMuore di mesotelioma dopo essere stato sottoposto a ben tre operazioni mal eseguite, inutili e addirittura dannose, che hanno contribuito a devastare il suo fisico. Ora la famiglia ha citato in giudizio l’ospedale che lo ha tenuto in cura per chiedere il risarcimento dei danni.

Nato a Genova nel 1948, il signor Gerolamo Andrea ha iniziato a lavorare da giovanissimo. Come operaio è entrato nei Cantieri Navali di Genova dove ha lavorato per alcuni anni come tubista, saldatore, montatore e assemblatore di pezzi per gli impianti delle navi.
Ed è qui che senza saperlo, ancora giovanissimo, viene esposto all’amianto, e la sua esposizione prosegue poi nei periodi successivi, quando prima lavora nella Ferrovia Genova Casella, e poi quando, a partire dal 1982, è assunto alle dipendenze di AMT S.p.A. e svolge l’attività di ferrotranviere su autobus con componenti in amianto, continuando quindi a respirare quella fibra killer, fino al 2003, quando il lavoratore va in pensione.

La “malattia nera” dell’amianto, il mesotelioma, si affaccia circa 35 anni dopo: la diagnosi terribile arriva nell’aprile 2012.
Dopo aver consultato diversi medici, la famiglia si rivolge al IRCSS, l’azienda ospedaliera universitaria San Martino – IST e inizia l’odissea della terapia. Il protocollo prevede un periodo di chemioterapia per tentare di ridurre il tumore.
Le cure debilitano ulteriormente il fisico di Gerolamo procurando diversi effetti collaterali; e alla fine non vengono riscontrati cambiamenti positivi. Ma comunque, il paziente due mesi dopo la fine della chemio, il 29 settembre 2012, viene sottoposto ad un’operazione chirurgica (pleurectomia/decorticazione).
Ci sono immediatamente delle complicazioni, con tutta probabilità degli “errori operativi”, come scriverà poi anche il medico legale. E così si ritengono necessari altri due interventi, uno il giorno successivo ( una plastica diaframma) e l’altra pochi giorni dopo, il 3 ottobre (VATS destra).
“Dopo le operazioni mio padre sembrava invecchiato di 20 anni”, racconta il figlio Paolo. “Aveva difficoltà respiratorie, difficoltà a mangiare, il peggioramento era evidentemente visibile”.
Si prosegue però, come da protocollo, con un ciclo di radioterapia. Non c’è nulla da fare e il 7 agosto il signor Gerolamo muore.
Ora, dopo che il Dott. Enrico Fregoso, medico legale in La Spezia, ha evidenziato le responsabilità della struttura sanitaria, i familiari, assistiti dall’avvocato Ezio Bonanni, hanno citato in giudizio la struttura e la ASL di Genova per chiedere il risarcimento di tutti i danni, oltre che naturalmente imputare l’evento alle condotte di tutti i datori lavoro. L’INAIL ha infatti riconosciuto l’origine professionale della patologia e costituito la rendita prima in favore del lavoratore e poi della vedova, ben misera consolazione dopo una vita dedicata al lavoro.

Si sostiene che la prima operazione chirurgica è stata male eseguita, così come le altre due, che peraltro hanno poi avuto l’effetto di determinare l’invasione di metastasi nell’organismo del paziente, perché ne hanno abbattuto le difese immunitarie. Anche le somministrazioni di chemioterapia e radioterapia hanno aggravato le condizioni di salute del paziente, causando diversi effetti collaterali.

“Decidemmo di sottoporre mio padre ad operazione chirurgica perché i medici ci dissero che dal mesotelioma si poteva guarire e che asportando il tumore la cosa si sarebbe risolta. Ma la cosa più grave è un’altra”, racconta Paolo.
“Dopo la morte di mio padre, mi sono accorto studiando la documentazione della cartella clinica che i medici ci avevano nascosto che oltre al mesotelioma su un polmone, si stava già iniziando a sviluppare un altro tumore anche sull’altro polmone. Dunque, l’operazione a cui mio padre è stato sottoposto è stata completamente inutile e addirittura dannosa. Mai sarebbe potuto guarire con un quadro clinico del genere. Ma nessuno allora ci disse niente, se lo avessimo saputo avremmo evitati di devastarlo fisicamente”.

La IRCSS – azienda ospedaliera universitaria San Martino e la ASL sono stati citati a comparire innanzi il Tribunale di Genova per il prossimo 30 marzo 2017 al fine di veder risarciti tutti i danni subiti dai famigliari del paziente, che sono quantificati nell’importo che fosse accertato e/o ritenuto equo.

“Purtroppo, in Italia, la ricerca scientifica langue e i criteri di assegnazione e di impiego dei fondi non sempre sono cristallini. Il nostro ricercatore di punta, il Prof. Luciano Mutti, nell’impossibilità di poter compiere ricerca qui in Italia, ha dovuto accettare la proposta di titolare della cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica della Facoltà di Medicina presso l’Università Salford di Manchester. Si predilige la chemioterapia, anche se inefficace. Ho l’impressione che sia il bancomat delle case farmaceutiche e che quindi si continua a fare business sulle vittime dell’amianto. Come Osservatorio Nazionale Amianto abbiamo quindi dovuto istituire una sezione, quella di ONA Malasanità, per tutelare le vittime anche dal sistema sanitario, oltre che da quello previdenziale”, dichiara l’avvocato Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA continua a chiedere al Ministero della Salute e a tutte le istituzione, oltre all’impegno per la prevenzione primaria (bonifiche) per evitare altre esposizioni, anche un maggior impegno nella ricerca e l’assegnazione dei fondi in base a criteri di professionalità e non di mera appartenenza politica “La sanità e l’organizzazione del servizio salute non può continuare ad essere appaltato alla politica, che vuole decidere chi sono i direttori generali della ASL e i primari degli ospedali”, continua l’avvocato Ezio Bonanni, il quale preannuncia un’azione a tutto campo dell’ONA anche su questo fronte, sostenuta dall’azione di medici volontari, primi fra tutti il Prof. Luciano Mutti e decine e decine di altri sanitari che dedicano tutta la loro esistenza alla ricerca scientifica e alla cura dei pazienti.
E’ necessario anche un approccio non sempre allopatico, secondo l’insegnamento del Prof. Giancarlo Ugazio, già ordinario di patologia generale presso l’Università di Torino e componente autorevole del comitato tecnico-scientifico dell’ONA.

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