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Amianto in Sicilia: strage invisibile e silenziosa

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Amianto in Sicilia: la regione dal mare blu

La Sicilia, un tempo soltanto terra baciata dal sole, avvolta dal profumo dei suoi fiori, dei suoi alberi e centro di una cultura millenaria, negli ultimi decenni, anche in seguito alla incapacità delle Istituzioni, ha visto violentate le sue coste e assassinati, con l’amianto e con altri agenti tossico-nocivi alcuni dei suoi figli, vittime innocenti di un c.d. progresso legato solo alle cose, cui non corrisponde una effettiva affrancazione delle popolazioni operose.

L’Osservatorio Nazionale Amianto sono anni, ormai, che continua a chiedere le bonifiche, la creazione di un centro di riferimento per la cura delle patologie asbesto correlate, il prepensionamento per i lavoratori esposti e il risarcimento dei danni per le vittime e i loro familiari.

Migliaia i lavoratori e cittadini che si sono mobilitati in tutta l’Isola.

Conducono questo impegno: l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA; il Sig. Calogero Vicario, operaio esposto all’amianto e affetto da patologia asbesto correlata, coordinatore regionale; il Sig. Salvatore Granvillano, coordinatore ONA Gela e tanti altri cittadini e uomini delle Istituzioni, lavoratori e professionisti, ragazzi e adulti, una società civile su cui si fonda il futuro dell’Isola.

Sono stati affiancati nelle istituzioni da tanti uomini e donne tra i quali il Dott. On.le Giuseppe (Pippo) Gianni, già Parlamentare nazionale, regionale e Sindaco di Priolo Gargallo, e da altri.

Nell’Isola la legge regionale è rimasta ancora sulla carta e purtroppo ci sono ancora, ogni anno, centinaia e centinaia di nuove diagnosi di patologie asbesto correlate, morti, lutti e tragedie.

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Un genocidio nascosto e silenzioso

Noi non ci stiamo e quindi dobbiamo insorgere in modo pacifico e non violento perché le leggi, a partire dalla legge siciliana sull’amianto, trovino applicazione.

Ne discuteremo a Siracusa, sabato 18.02.2017 ore 15.30 nella Conferenza “Amianto: strage invisibile e silenziosa in Sicilia” presso “The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights”, in Via Logoteta n° 27.

Interverranno:

  • Avv. Ezio Bonanni, presidente nazionale ONA Onlus;
  • Avv. Ezechia Paolo Reale, segretario generale The Siracusa International Institute for Criminal Justice and Human Rights;
  • Calogero Vicario, coordinatore ONA Sicili;
  • On.le Dott. Giuseppe Gianni;
  • Dott.ssa Sabrina Melpignano del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA Onlus;
  • Dott. Pietro Cascio, Presidente Regionale Fenapi Sicilia.

Class action in arrivo per la Raffineria di Sannazzaro

Incidente raffineria di Sannazzaro de Burgondi
Incidente raffineria di Sannazzaro de Burgondi

C’è sempre più preoccupazione, in provincia di Pavia, per le condizioni della Raffineria ENI di Sannazzaro de’ Burgondi.

La paura diffusa tra i cittadini per via dei numerosi incendi, e dell’utilizzo di amianto e per il fatto che ora vorrebbero pure realizzare una discarica di amianto, contigua alla Raffineria.

È solo l’ultimo degli incendi che si sono verificati in questo stabilimento, e già il 01.12.2016, se ne era verificato un altro di grosse dimensioni.

Intanto la Procura di Pavia ha aperto una inchiesta e potrebbero esserci degli sviluppi in ordine alla richiesta di revoca dell’autorizzazione alla costruzione della discarica di amianto che è stata concessa nel 2015.

Così, come richiesto dall’Osservatorio Nazionale Amianto all’Assessore Regionale all’Ambiente, On.le Terzi.

Incidente raffineria di Sannazzaro de Burgondi

L’ultimo incendio della raffineria del 5 febbraio

Il 5 febbraio verso le 8.30, un fragoroso boato ha preceduto le fiamme che si sono innalzate, con una colonna di fumo, dall’impianto Est dell’isola numero 7, della parte vecchia della Raffineria ENI, dove ancora si lavora il greggio.

L’incendio è stato domato dai Vigili del Fuoco del servizio interno.

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Fortunatamente non ci sono vittime, ne feriti

Il 14 gennaio, l’Osservatorio Nazionale sull’Amianto – ONA, ha organizzato un’assemblea pubblica. All’incontro hanno partecipato venti sindaci dei Comuni limitrofi, l’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, aveva sottolineato ancora una volta i rischi legati all’attività della raffineria, per le sue condizioni di non sicurezza.

“C’è una situazione di comprovato rischio. Aveva paventato l’avvocato Bonanni. A fronte della quale era stata chiesta la messa in sicurezza della raffineria e il blocco dei lavori della nuova discarica di amianto”.

ona“Chiediamo alla Magistratura indagini rapidissime e conclusioni immediate affinché dati certi e indagini scientifiche siano di trasparente supporto alle decisioni da prendete e consentano valutazioni serene”.

Ha dichiarato nel corso dell’assemblea l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’ONA, che nel 2013 aveva anche presentato un esposto alla magistratura, meno di un mese fa ha chiesto all’Europa di intervenire. Analogo appello è stato rivolto al Presidente della Repubblica e al Governo, perché fossero emanati provvedimenti urgenti.

L’ONA chiede l’intervento di una Commissione Parlamentare

A pochi giorni dall’incidente, l’Osservatorio aveva spedito alla Commissione e al Parlamento Europeo una Petizione Popolare per promuovere una procedura di infrazione dinanzi alla Corte di Giustizia a carico dello Stato italiano della Regione Lombardia.

La risposta del Parlamento Europeo è arrivata il 13 gennaio: la richiesta è stata iscritta al ruolo generale e inoltrata alla commissione per le petizioni

“Quanto a quest’ultimo incidente, un altro esposto sarà presentato alla magistratura anche e ancora per la questione amianto. Perché c’è il rischio che questo nuovo incendio abbia fatto disperdere nell’aria fibre di amianto. – continua il presidente dell’ONA –.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, sin dal 2008, ha insistito per la messa in sicurezza della raffineria e i fatti, purtroppo, ci hanno dato tragicamente ragione”.

Le richieste e le tutele per i lavoratori

Visti i continui incendi, “chiederemo ancora alla magistratura di intervenire”prosegue il legale che poi chiosa affermando “Le istituzioni debbono intervenire con la messa in sicurezza della Raffineria Eni di Sannazzaro de Burgondi e con il risarcimento dei danni perché intanto per l’amianto in raffineria si continua a morire e stop alla discarica”.

Nel frattempo è stata già depositata dall’On.le Laura Agea una interrogazione al Parlamento Europeo, e si profila anche un ricorso alla Corte Europea per i Diritti dell’Uomo.

Class action promossa dall’Osservatorio

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha intenzione di promuovere una class action di cittadini e lavoratori esposti ad amianto e al rischio di incidente rilevante.

Al fine di evitare ulteriori incidenti presso la Centrale di Sannazzaro de’ Burgondi e ottenere il risarcimento dei danni. Anche per coloro che hanno subito solo dei danni morali, non potendo considerarsi lecito esporre al rischio lavoratori e cittadini.

INPS non può richiedere indietro somme erroneamente corrisposte

INPS - Benefici contributivi amianto

INPS e pensioni: cosa dice la Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha emesso una importante sentenza su un fenomeno molto frequente nel rapporto fra INPS e pensionati: infatti, spesso accade che l’ente di prevenzione sociale richieda indietro ai pensionati le maggiori somme erogate rispetto a quelle spettanti.

Nella stragrande maggioranza dei casi, il pensionato non sa nemmeno perché l’INPS gli abbia corrisposto cifre maggiori di quelle che gli toccavano ma è costretto alla restituzione, che di solito è operata automaticamente attraverso la decurtazione della pensione.

Il peso economico per il pensionato è duplice: la sua pensione diminuisce sia per il ricalcolo sia per la trattenuta operata dall’INPS.

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I giudici, con la sentenza 482 dell’11 gennaio 2017, hanno stabilito che l’INPS non può chiedere i soldi indietro al pensionato

Cosa afferma la Corte

Infatti, secondo la Corte, “le pensioni possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione o di erogazione della pensione, ma non si fa luogo al recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita prestazione sia dovuta a dolo dell’interessato” – pertanto l’INPS, in qualsiasi momento può modificare l’importo delle pensioni erogate ad un cittadino, qualora nei controlli fossero rilevati degli errori. Tuttavia non potrà chiedere al pensionato di restituire le somme corrisposte in più.

L’unico caso in cui potranno essere chiesti i soldi indietro dal pensionato è quello del dolo dell’interessato. Cioè nell’ipotesi in cui gli errori legati al calcolo dell’assegno derivino da un comportamento fraudolento (ad esempio, una dichiarazione falsa) del pensionato, che quindi dovrà restituire i soldi: diversamente, se l’errore di calcolo è stato commesso dall’INPS, allora i soldi corrisposti in più restano nelle tasche del  pensionato.

Corte dei Conti, accolto ricorso dipendenti Ministero

Corte dei Conti
Corte dei Conti

Accolto il ricorso di dipendenti del Ministero esposti

I dipendenti del Ministero della Difesa operavano presso il Reparto Officina Meccanica del II° G.R. M.A. Aeronautica di Forlì, che si erano visti dichiarare inammissibili i loro ricorsi alla Corte dei Conti, Regione Emilia Romagna, per mancato rilascio del certificato INAIL.

I Sigg.ri R.F., F.M., R.A. e B.T., erede di B.G., si erano visti negare dall’INPS il diritto al prepensionamento per esposizione ad amianto, ed avevano quindi incaricato l’Avv. Ezio Bonanni di ricorrere alla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Regione Emilia Romagna, che non si era pronunciata dichiarando inammissibile la domanda perché l’INAIL aveva rifiutato il rilascio della domanda di certificazione, senza che però la domanda amministrativa fosse stata rigettata.

Nel frattempo, però , il Sig. M.S. aveva ottenuto dalla stessa Sezione Territoriale della Corte dei Conti della Regione Emilia Romagna una pronuncia di accoglimento della domanda, sulla base di quanto richiesto dall’Avv. Ezio Bonanni.

Richiesta di ricorso alla Corte dei Conti

Quest’ultimo ha quindi ricorso alla Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello, che in data 01.02.2017, ha accolto le sue tesi giuridiche, e pertanto ha rimandato gli atti alla Sezione Emilia Romagna della Corte dei Conti, in diversa composizione, alla quale sono stati dettati fondamentali principi di diritto per evitare tale ingiustizia.

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello, ha infatti stabilito che la certificazione INAIL non costituisce requisito indispensabile ai fini dell’accertamento del grado di esposizione (attesa la natura di atto certificatorio con valore non vincolate dell’attestazione INAIL).

In caso di impugnazione del provvedimento negativo per consolidata giurisprudenza la Corte dei Conti “dispone degli stessi poteri anche istruttori del giudice ordinario” e quindi può e deve accertare l’esposizione all’amianto.

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Il giudizio finale della Corte dei Conti

Secondo la Corte, ai sensi degli artt. 24 e 113 Cost. tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi e contro gli atti della P.A. è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti e degli interessi legittimi.

Pertanto nel caso di esito sfavorevole del procedimento amministrativo di riconoscimento dell’esposizione è possibile ricorrere avverso il provvedimento di diniego, tali principi valgono tanto nel caso di certificazione negativa INAIL, quanto a maggior ragione in caso di silenzio dell’ente, che non può portare alla stasi del procedimento.

La Corte ritiene pertanto che la Sezione Territoriale non si è conformata a tali principi desumibili direttamente sia dalle norme di rango costituzionale, sia dalla stessa giurisprudenza nomofilattica, per cui accoglie l’appello e non essendovi pronuncia nel merito della causa rinvia alla Sezione Emilia Romagna della Corte affinchè provveda.

La Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello, ha quindi accolto il ricorso dei lavoratori dipendenti del Ministero della Difesa e sanato un errore di diritto che li aveva penalizzati, dal momento che erano esposti ad amianto. Nel settore dell’Aeronautica Militare si sono verificati molti casi di mesotelioma, per cui è in corso un procedimento presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Padova (proc. n. 572/12), in seguito alla morte sospetta, ovvero ad alcuni casi di mesotelioma, tumore polmonare, asbestosi e altre classiche patologie legate all’amianto, di cui sono rimasti vittima alcuni appartenenti all’Aeronautica Militare.

In prepensionamento dipendenti e militari dell’aeronautica

Amianto in Alitalia, prepensionamento
Aereo

Accolto il ricorso dei dipendenti esposti dell’Aeronautica Militare

I dipendenti civili e militari del Ministero della Difesa e, quindi, anche dell’Aeronautica Militare, possono ricorrere alla Corte dei Conti per ottenere la condanna dell’INPS alla rivalutazione contributiva e al prepensionamento.

L’esposizione all’amianto costituisce, infatti, un mero presupposto di fatto, rilevante ai fini probatori, che il giudice contabile può valutare per verificare la spettanza del diritto previdenziale”, hanno sostenuto i giudici della Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale Centrale di Appello, di Roma, presidente Dr.ssa Fausta Di Grazia.

La Corte – sentenza n. 49/2017 – ha accolto il ricorso presentato da quattro ex dipendenti dell’Officina Meccanica del II° Gruppo M.A. Aeronautica di Forlì, difesi dall’Avv. Ezio Bonanni, che in primo grado si erano visti dichiarare dalla Corte dei Conti dell’Emilia Romagna la inammissibilità del ricorso. Perché l’INAIL non aveva portato a termine il procedimento. Un quinto dipendente dell’A.M. sempre assistito dall’Avv. Ezio Bonanni, aveva invece ottenuto dalla stessa Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale dell’Emilia Romagna, l’accoglimento del ricorso e quindi la condanna dell’INPS a rivalutare la posizione contributiva.

Tuttavia, l’accertamento tecnico disposto dalla stessa Corte dei Conti romagnola, attraverso la Prof.ssa Fiorella Belpoggi, aveva permesso di appurare che questi lavoratori erano stati esposti a concentrazioni superiori alle 100 ff/ll (fibre/litro) nella media delle otto ore lavorative. L’Avv. Bonanni, quindi, forte del riconoscimento già ottenuto per il sig. M.S., chiederà che anche tutti gli altri possano accedere al prepensionamento, come è loro diritto.

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Amianto e Marina militare, una storia lunga quanto triste

L’utilizzo dell’amianto in Aeronautica Militare ha mietuto e continua a mietere vittime. Come dimostrato dalle indagini avviate dalla Procura della Repubblica di Padova (procedimento n° 572/12). Relativo al quale l’Osservatorio Nazionale Amianto si costituirà parte civile per sostenere le ragioni delle vittime e dei loro familiari.

La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna aveva negato loro il diritto per un cavillo formale. Cioè, se l’INAIL non ha rigettato formalmente la domanda, il ricorso sarebbe inammissibile e, quindi, il diritto sarebbe definitivamente compromesso. «Decisione illogica e contraddittoria che ho impugnato – sostiene Bonanni – ottenendo così il ristabilimento del principio di diritto che, in secondo grado, è stato affermato in modo equo e giusto dalla Corte dei Conti di Roma».