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“Che cos’è il mesotelioma?”, ne parla l’Avv. Ezio Bonanni

Mesotelioma
Mesotelioma

L’avv. Ezio Bonanni e l’intervista sul mesotelioma

Il Mesotelioma è solo una delle tante patologie causate dall’amianto, purtroppo quasi sempre con esito infausto. Una “Epidemia Europea” che causerà nei prossimi 30 anni in Europa  un quarto di milione di morti solo tra i pazienti di sesso maschile esposti precedentemente (Peto et al., 1999)
.

La lunghissima latenza pre-clinica di questa neoplasia (fino a 50 anni!)  e la considerazione che l’esposizione attuale è tutt’altro che inesistente, rappresentano un sufficiente indizio in grado di far presagire che i dati epidemiologici citati siano purtroppo parziali.


In Italia circa 1800 persone ogni anno perdono la vita a causa del mesotelioma, che è solo la punta dell’iceberg, perché tante altre patologie sono provocate da questo killer, implacabile, che non ha una soglia al di sotto della quale il rischio si annulla.

L’epidemia è in corso, e non risparmia nessuna regione italiana ed europea.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha assistito ed assiste tutti coloro che ne fanno richiesta.

Il caso di Casale Monferrato: produzione di amianto

A Casale Monferrato l’esistenza di un grande impianto per la produzione di manufatti di amianto ha determinato la comparsa di un progressivo aumento di mortalità per mesotelioma che ha raggiunto un’incidenza di 40 volte quella del resto del Piemonte e che sta, purtroppo, ancora aumentando.


Nella stessa area si è inoltre assistito ad un’estensione della mortalità non solo ai famigliari degli ex addetti (esposti a causa delle tute sporche portate a casa) ma alla popolazione generale.

Le condizioni di rischio sono estese a tutti i settori di attività, perfino alle forze armate e al comparto sicurezza, con progressivo aumento di mortalità per mesotelioma.


In Italia nel solo periodo dal 1945 al bando nel 1992, sono state prodotte 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo, e ne sono state importate altre 1.900.885 tonnellate, che sono state utilizzate in oltre 3.000 applicazioni, determinando così più di 34.000.000 di tonnellate di materiali contenenti amianto, che sono in matrice compatta e alcuni milioni di tonnellate (si stima tra 5 e 6) in matrice friabile.

L’amianto è oggi ancora presente in molti edifici, pubblici e privati e nelle aziende.

Nelle scuole (2.400 hanno materiali contenenti amianto, con l’esposizione a rischio di circa 350.000 studenti e 50.000 dipendenti, tra docenti e non); cosi gli ospedali e gli altri edifici pubblici; e ancora i rotabili ferroviari, gli aeromobili e le navi, compresi i mezzi militari.

L’amianto è ancora presente, e quindi ci sono altre esposizioni, e ci saranno, purtroppo, per questo, altre patologie, ed altri decessi. Malattie e decessi, prevedibili ed evitabili, e per questo tanto più inaccettabili.

Le azioni e i servizi dell’ONA

Molte vite umane possono ancora essere salvate, con la prevenzione primaria, cioè evitando ogni altra esposizione al minerale killer, e con la diagnosi precoce, che permette un tempestivo intervento sanitario, prima di tutto chirurgico, e poi farmacologico. 

Tutti colori che sono stati esposti ad amianto e hanno subito dei danni, o temono di averli subiti, e desiderano ricevere informazioni ed assistenza medica e tutela legale, possono contattare l’Osservatorio nazionale amianto .

Ad oggi, nonostante la sua accertata pericolosità (anche Iarc, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro delle Nazioni Unite, ha infatti riconosciuto l’amianto come cancerogeno e ha chiesto di bandirne l’utilizzo in ogni sua forma), non esiste una normativa internazionale che ne limiti la produzione e la commercializzazione dei prodotti che lo contengono.

L’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, il contenuto della monografia IARC, che avverte come al momento non è possibile determinare l’eventuale presenza di un livello di esposizione umana al disotto del quale non sussiste un aumento del rischio di contrarre il cancro. 

Questo conferma le tesi del Prof. Irving Selikoff, che nel libro “Asbestos and disease” pubbilcato nel 1978 avverte come anche le basse dosi possono causare il mesotelioma.

Anche una dose piccola, “straordinariamente piccola”, di fibre di amianto può causare il mesotelioma (trigger dose).

Mesotelioma: ottava causa di morte in Italia

Oggi, il mesotelioma è l’ottava causa di morte in Italia, sia negli uomini sia nelle donne. I dati  dell’ONA sono confermati dalla pubblicazione “I numeri del cancro 2016 di Aiom /Airtum”, che riporta 1900 casi di mesotelioma per il solo anno 2016 (il Renam ne certifica più di 1.500 ogni anno per il 2011). I numeri sono in salita.

Un nuovo “big killer” che silenziosamente si fa spazio nella quotidianità di tutti.

I casi di mesotelioma non sono altro che la punta dell’iceberg, poiché, se si tiene conto di tutte le altre patologie che l’amianto provoca, il bilancio porta a stimare in più di 6.000 i decessi.

Per ogni caso di mesotelioma ne corrispondono due di cancro al polmone, e quindi altri 3500 decessi, che aggiunti a tutti gli altri in seguito alle altre patologie (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco e del colon retto e quelle fibrotiche, asbestosi, placche pleuriche e ispessimenti pleurici e per complicazioni cardiocircolatorie), giustificano queste stime.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, anche sulla base delle risultanze dell’ultima monografia IARC, ha chiesto ed ottenuto l’aggiornamento delle tabelle Inail, con l’inserimento di tutte le patologie neoplastiche nella lista 1, che ne fa presumere la loro origine professionale, e quindi un indennizzo da parte dell’Inail, ovvero il loro riconoscimento quale causa di servizio.

L’INAIL considera nella lista I (per cui c’è la presunzione legale di origine) asbestosi polmonare, placche e/o ispessimenti della pleura, mesotelioma pleurico, mesotelioma pericardico, mesotelioma peritoneale, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, tumore del polmone, tumore della laringe, tumore dell’ovaio, nella lista II (per cui l’origine lavorativa è di limitata probabilità): tumore della faringe, tumore dello stomaco, tumore del colon retto, e nella lista III (per cui l’origine lavorativa è possibile): tumore dell’esofago.

Nuovi approcci terapeutici per mesotelioma

Novità sulla terapia del mesotelioma, a cura del Prof. Luciano Mutti, titolare della Cattedra di Oncologia Medica e Ricerca Oncologica della Facoltà di Medicina presso l’Università Salfor di Manchester

Non ci sono dubbi che negli ultimi anni nuovi approcci terapeutici sono stati presi in considerazione per il trattamento del mesotelioma. Tra i fattori che influenzano l’efficacia dei nuovi agenti terapeutici e rendono questo tumore così unico e letale è l’esistenza di un complesso ed alterato microambiente. La “miglior” attuale opzione terapeutica permette di allungare la sopravvivenza di solo 2.7 mesi, e si basa su uno studio pubblicato dal nostro gruppo ben 16 anni fa. 

Quindi, dovremmo soffermarci a riflettere sul perché non sono ancora stati raggiunti significativi passi avanti dal punti di vista terapeutico.

La biologia del tumore

Sulla base della nostra esperienza di ricerca è molto più accurato basarsi sullo studio della biologia del tumore, soffermandosi sullo studio della genetica, dei processi cellulari e delle funzioni che rendono peculiari questo tumore in organismi modello, in linee cellulari prelevate dal paziente o utilizzando sistemi cellulari in 3D, favorendo il nostro impatto clinico.

Inoltre, utilizzare come obiettivo primario surrogati come la sopravvivenza libera da progressione di malattia non rispecchia il reale effetto clinico di nessun tipo di farmaco oncologico.

Il nostro scopo dovrebbe essere quello di estendere la sopravvivenza globale di più di tre mesi per il trattamento del mesotelioma.

Questo è particolarmente vero per i recenti studi sull’immunoterapia che ha mostrato un fallimento, nonostante il primario end point fosse la sopravvivenza globale ma soltanto un limitato numero di pazienti hanno potuto realmente beneficiare della terapia basata sull’utilizzo di inibitori del checkpoint immunitario.

L’approccio genetico per trattare il mesotelioma è attualmente in discussione e valutato poiché è considerato controverso dovuto al basso numero di mutazioni presenti nel mesotelioma. Noi crediamo che soltanto un più integrato ed equilibrato approccio permetterà di andare avanti e raggiungere significativi risultati clinici.

Questo obiettivo dovrebbe essere raggiunto tramite un coinvolgimento multidisciplinare di campi di studio come genetica, biochimica, ed immunologia. Una migliore compressione di come lo stroma potrebbe influenzare la risposta alla terapia ha recentemente acquistato importanza, offrendo nuovi bersagli terapeutici.

L’effetto del microambiente e della riprogrammazione metabolica offre uno scenario unico con potenziali e significative implicazioni terapeutiche per il mesotelioma.

I MicroRNA

Altri potenziali bersagli terapeutici sono i microRNA, piccole molecole di RNA non codificante dotate di una funzione regolativa, alterata in vari tumori, compreso nel mesotelioma.

Un nuovo studio clinico effettuato in collaborazione con ricercatori dell’università di Sydney ha permesso di portare in clinica un nuovo promettente approccio terapeutico basato sui microRNA.

Perciò sulla base di questi recenti studi, evidenze scientifiche stanno offrendo aspettative nuove ed inattese fino ad un anno fa.

Questi incoraggianti piccoli passi sono stati effettuati senza il coinvolgimento di case farmaceutiche ma grazie alla rete di collaborazioni che stanno permettendo di trovare punti deboli di questo incurabile tumore.

Nota dell’assistenza medica e legale dell’Associazione:

L’Osservatorio Nazionale Amianto assiste, rappresenta e difende i lavoratori e cittadini esposti e vittime dell’amianto, e i loro familiari. 

Per maggiori informazioni, e per poter chiedere assistenza tecnica, medica e legale puoi accedere al sito istituzionale dell’Osservatorio Nazionale Amianto. 

Potrai acquisire tutte le informazioni e i riferimenti delle sedi territoriali, e ti potrai rivolgere direttamente alla presidenza nazionale, anche per richiedere assistenza medica e legale, anche per permettere ai lavoratori esposti ad amianto di accedere al prepensionamento con l’accredito dei benefici contributivi ex art. 13, comma 7 e comma 8, della Legge 257/92 (per poter accedere a questo diritto è sufficiente consultare la relativa sezione del sito dell’Associazione.

Per maggiori informazioni, sul diritto al risarcimento dei danni e per un parere legale, il Presidente dell’Associazione, l’Avv. Ezio Bonanni, può essere contattato inoltrando una richiesta all’indirizzo e-mail: avveziobonanni@gmail.com. 

L’Avvocato Ezio Bonanni, Presidente ONA,  vi risponderà e vi fornirà del tutto gratuitamente tutte le informazioni richieste. 

Il Presidente, Avv. Ezio Bonanni,  può essere contattato anche telefonicamente al n. 0773/663593 e fornirà ogni ulteriore chiarimento si rendesse necessario.

Amianto nell’acqua potabile: i danni alla salute

Amianto acqua potabile
Amianto acqua potabile

L’ONA chiede la bonifica delle tubature in amianto

L’amianto nell’acqua potabile provoca fibrosi e cancro, cioè amianto danni alla salute. Le fibre possono contaminare l’acqua potabile perché le tubature degli acquedotti sono state realizzate in eternit. Le tubature eternit in caso di terremoto, di manutenzione, e con il passare del tempo, rilasciano fibre, che contaminato l’acqua.

Infatti l’acqua potabile giunge nelle case degli italiani attraverso le tubature degli acquedotti, che sono ancora in gran parte in eternit. L’acqua potabile è utilizzata per fini antropico, può evaporare e le fibre maggior ragione essere inalate. Ma anche se ingerite sono comunque cancerogene.  Gli acquedotti in cemento amianto, detto eternit causano ingestione ed inalazione di fibre e danno alla salute umana. 

Infatti l’amianto fa male. Le fibre di amianto provocano, prima di tutto, un fenomeno infiammatorio. Successivamente displasico, e poi la cancerogenesi da amianto. Per questo l’ONA è in prima fila nella tutela medica e legale delle vittime e nella prevenzione.

consulenza Amianto nell'acqua

Le fibre di amianto nell’acqua e i danni alla salute

I minerali di amianto si dividono in serpentini, tra cui il crisotilo e gli anfiboli. Tra questi ultimi troviamo:

L’amianto cosa provoca? Le fibre di questi minerali provocano prima di tutto malattie fibrotiche:

Questi danni dell’amianto alla salute per malattia svesto correlate fibrotiche  sono causate anche dall’amianto dell’acqua potabile. Infatti le tubature in eternit degli acquedotti trasportano l’acqua nelle nostre case.  Se ci sono dei lavori, ho delle leggere scosse di terremoto,  le amianto tubature si fessurano e rilasciano fibre nell’acqua potabile.

L’acqua potabile utilizzata per lavare i panni, piuttosto che per cucinare o per l’igiene personale, evapora. Nell’ evaporazione  dell’acqua, le fibre si disperdono negli ambienti e sono inalate.  Il che si somma all’esposizione per ingestione per il consumo diretto di acqua  potabile. Quindi risulta dimostrato che la contaminazione dell’acqua potabile provoca le seguenti neoplasie:

Anche le malattie tumorali da amianto, sono provocate dall’infiammazione il cui ruolo non può essere ritenuto secondario. Quindi colpiscono anche il tratto gastro-intestinale, per le quali rileva l’amianto ingerito, in particolare con l’acqua potabile.

Fibre di amianto nell’acqua cancerogene per stomaco e colon

In ordine ai cancri gastro-intestinali, vi è il fondato sospetto che possano aver origine anche dall’ingestione dell’amianto. Le fibre sono presenti nell’acqua potabile.  Come detto perché le tubature acqua potabile sono state realizzate prima dell’entrata in vigore del divieto di cui all’articolo 1 della legge 257 del 1992. Infatti tutti gli acquedotti realizzati prima dell’aprile del 1993, hanno le tubature in cemento amianto. Specialmente in seguito a terremoti e ad attività di manutenzione, queste fibre si disperdono nell’acqua.

La conferma IARC che l’amianto nell’acqua è cancerogeno

L’ultima monografia IARC, si conferma quanto già sostenuto dall’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA. L’ingestione delle fibre di asbesto è “esposizione primaria” come l’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225).

Cosi le ricerche e i test, tra cui quelli sui topi. Come si evince nel capitolo 3.6, pagina 273, su 75 cavie su cui sono state somministrate le fibre di asbesto, in pochi mesi 18 si sono ammalati di cancro.

La conclusioni della monografia sono inequivocabili: “esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto. Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo”.

Epidemia di malattie asbesto-correlate

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha accertato che fibre di asbesto, fibre amianto o polvere di amianto provocano questi tumori amianto che incidono per

  • 107.000 decessi ogni anno solo per 3 delle malattie asbesto correlate (asbestosi, mesotelioma e tumore al polmone), e solo quelle di origine lavorativa;
  • 125 milioni di lavoratori esposti.

Queste valutazioni dell’OMS sono riduttive, perché tengono conto solo di 3 del più ampio numero di malattie asbesto-correlate. Inoltre ci sono degli Stati, primi fra tutti la Cina e la Corea  che non hanno rilevazioni epidemiologiche. In più l’OMS fa riferimento alle sole tre malattie asbesto correlate professionali.

Quindi, escludere tutte le altre malattie, per di più, quelle ambientali significa ulteriormente sottovalutare il rischio amianto. In più, si dovrebbe tener conto che i malati sono molti di più e le lesioni altamente invalidanti.

Per questo, l’amianto deve essere messo al bando, e debbono essere bonificati tutti i siti, come timidamente affermato dall’OMS, che lo ha raccomandato ma non imposto.

Perché l’amianto è pericoloso anche nell’acqua?

Le fibre  anche nell’acqua provocano tutta una serie di malattie. Non solo quelle  infiammatorie (placche pleuriche, ispessimenti pleurici, asbestosi) delle vie respiratorie, ma anche tutta una serie di cancri.

Sono infatti asbesto correlate le seguenti neoplasie: mesotelioma, tumore dei polmoni, della  laringe, della faringe, delle ovaie, dello stomaco, dell’esofago.

L’ONA ha testimoniato al Parlamento Europeo (interrogazioni del 26 settembre 2017) come l’amianto sia presente, in Italia, in circa 100 mila chilometri di tubature.

Il colangiocarcinoma da asbesto

C’è pure la ricerca del Prof. Brandi a Bologna. Questo scienziato è intervenuto in più occasioni nei convegni dell’ONA per segnalare come le fibre di amianto siano cancerogene anche per il fegato.

Il gruppo del Prof. Brandi in collaborazione con lo IARC (International Agency for Research on Cancer di Lione). Risulta dimostrato che l’amianto è associato in oltre la metà dei casi di colangiocarcinoma intraepatico.

Ciò è stato ribadito nel corso della presentazione del primo rapporto mesoteliomi dell’ONA presso il Senato della Repubblica.

La conferma della cancerogenicità delle fibre di asbesto

Come già, più volte evidenziato, l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) ha classificato l’amianto tra  i cancerogeni del gruppo 1,  il che equivale a sicura cancerogenicità nei confronti dell’uomo.

In ordine all’inalazione delle fibre non vi è stato mai dubbio sul fatto che fossero dannose per la salute umana. I produttori di amianto contestavano la dannosità e la pericolosità delle fibre ingerite con l’acqua potabile.

Le fibre di amianto cancerogene nell’acqua potabile

Infatti, come chiarito dallo IARC, l’amianto provoca cancro sull’apparato digerente.

Fin dagli anni ’70, l’amianto è considerato cancerogeno anche per ingestione. Può essere ingerito perché veicolato nei cibi e nell’acqua potabile. La stessa acqua potabile, se evaporata, può provocare la aerodispersione delle fibre e, quindi, la loro inalazione. Il rischio amianto nell’acqua potabile è legato all’utilizzo di tubi in cemento amianto/eternit.

Infatti le tubazioni amianto veicolano l’acqua che può risultare contaminata anche per effetto di micro scosse di terremoto. Il problema dei tubi amianto acqua si è verificato in Emilia-Romagna già nel 2011, e, ancora, per effetto del terremoto in Abruzzo.

I cancri gastrointestinali per amianto nell’acqua

Le fibre di amianto ingerite colpiscono l’apparato gastro-intestinale, perché vengono assorbite dalle pareti, possono giungere al fegato. Avviano l’azione cancerogenica.

Si verifica, per il tratto gastro-intestinale, ovvero per lo stomaco e colon. Le fibre permangono per tutta la vita nell’organismo di chi le ha inalate. La ricerca scientifica ha dimostrato che l’ingestione di fibre di amianto, con l’acqua potabile e con i cibi, provoca l’insorgenza di cancri nell’apparato gastrico.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha definito il valore che costituisca un più elevato livello di rischio di presenza di amianto nelle acque potabili.

In Italia, la qualità dell’acqua non si misura sulla base della presenza o meno di fibre di amianto. Questo parametro è contestato dall’ONA.

C’è un limite di soglia per l’amianto nell’acqua?

Le “Linee guida per la qualità dell’acqua potabile” (1994) dell’Organizzazione Mondiale della Sanità avevano stabilito, inizialmente: “Non esiste dunque alcuna prova seria che l’ingestione di amianto sia pericolosa per la salute, non è stato ritenuto utile, pertanto, stabilire un valore guida fondato su delle considerazioni di natura sanitaria, per la presenza di questa sostanza nell’acqua potabile”.

Successivamente, queste conclusioni sono state superate nella monografia IARC, e, quindi, evidentemente, le tesi dell’OMS debbono essere aggiornate, tenendo conto della sicura cancerogenicità delle fibre di amianto per la salute umana, anche se ingerite.

L’assenza dei limiti dell’ amianto nell’acqua potabile

La direttiva 98/83/CE, non considera l’amianto un parametro da controllare e non ne fissa i limiti. Questa direttiva è stata recepita in Italia con il D.Lgs. 31/2001, che non fa riferimento all’amianto e all’acqua contaminata nel suo quadro normativo.

Successivamente, nel 2017, la Commissione europea ha presentato delle raccomandazioni. Solo negli Stati Uniti ci sono delle normazioni specifiche in ordine al rischio amianto nell’acqua potabile. Negli U.S.A., vi è un sostanziale controllo della presenza di amianto nell’acqua potabile. E’ valutato anche il rischio di inalazione per evaporazione.

Per questo è previsto un limite di 7 milioni di fibre/litro (fonte Epa. Environmental Protection Agency).

Il Safe Drinking Water Committee della National Academy of Sciences degli U.S.A., stabilisce che c’è il rischio di tumore per la presenza di amianto nelle acque potabili.

Sempre secondo gli studi condotti dalla National Academy of Sciences degli U.S.A., ogni 100.000 abitanti che hanno ingerito, per oltre 70 anni, acqua contaminata da fibre di amianto, vi è uno che contrae un tumore allo stomaco.

Perché le fibre di amianto contaminano l’acqua? 

I livelli di concentrazione normalmente inferiori ad 1 MFL, si sono verificati casi in cui venivano superati i 1000 MFL, specialmente in caso di terremoto, ovvero di micro scosse, ovvero di micro terremoti.

Infatti, in seguito ad eventi sismici, le tubature in amianto e cemento amianto e anche le strutture stesse degli acquedotti, compreso le vasche di raccolta, si contaminano di materiali di amianto e cemento amianto.

Le micro fratture inducono alla diminuzione della capacità aggrappante del cemento e conseguente rilascio di fibre. In  Italia ci sono almeno 125.000 Km di tubature realizzate in amianto. Tubazioni degli acquedotti. Queste condotte con amianto e cemento amianto, sono ancora presenti nelle amianto tubature acqua.

Il tubo, se è integro, non da rilascio di fibre nell’acqua. Molte volte, grazie all’elevato grado alcalino, si crea una superficie di carbonato di calcio all’interno.

Le problematiche sorgono con la fessurazione del tubo, ovvero con la perdita del potere aggrappante del cemento sulle fibre di asbesto. Ciò si verifica quando la composizione chimica dell’acqua è aggressiva, ovvero quando vi è un pessimo stato di conservazione e manutenzione delle strutture e quando vi è il ristagno dell’acqua.

Come verificare le fibre di amianto nell’acqua?

Le acque possono essere analizzate con il microscopio elettronico a scansione (SEM) o tramite microscopia ottica a contrasto di fase (MOCF).

Per questi motivi, soccorre quanto stabilito nel Decreto del Ministero della Sanità del 6 settembre 1994, per verificare l’indice e per conteggiare l’entità delle fibre nelle acque.

Eseguito il campionamento con una bottiglia di vetro nuova di 1 litro sterile, si esegue la filtrazione di aliquote di 200 mL di acqua su filtri in policarbonato. Così, è possibile quantificare il livello di contaminazione con l’analisi con SEM o MOCF.

In Italia ci sono numerosi casi di presenza di amianto nell’acqua potabile. In Emilia-Romagna, piuttosto che in Sicilia. Il livello di contaminazione è dovuto anche all’entità delle scosse, ovvero dei micro terremoti, o anche dei terremoti che si sono verificati nel tempo, come quello dell’Emilia-Romagna.

L’elevato numero di canti gastrointestinali campanello d’allarme

Ai casi di mortalità per queste tre patologie asbesto correlate debbono essere aggiunti tutti gli altri casi e gli altri decessi:

  • per altre neoplasie asbesto correlate non ancora indicate nella monografia IARC;
  • esposizione ambientale;
  • le decine di migliaia di malattie asbesto correlate, tutte invalidanti;
  • i mesoteliomi, tumore dei polmoni ed asbestosi, che non sono censiti specialmente in quei paesi che fanno ancora largo uso del minerale, tra i quali gli “stati canaglia” (Cina, Unione Sovietica, India).

Come agire per tutelare la salute

È necessario sostituire tutte le tubature che ancora sono in amianto, oppure in cemento amianto. In questo modo si evita anche la dispersione dell’acqua, che è un bene prezioso.

Infatti, le tubature degli acquedotti italiani sono vetuste ed in pessimo stato di conservazione. Le tubazioni italiane in tutte le regioni, provocano dispersione di molta acqua potabile. Non meno del 50% dell’acqua potabile si disperde per via delle fessurazioni degli acquedotti. Con il cambiamento climatico e il surriscaldamento, l’acqua diventa un bene sempre più prezioso.

L’acqua, infatti, è la fonte della vita. E’ necessaria anche per i micro-organismi, per tutti gli esseri viventi. La flora, la fauna, la vita del pianeta dipende dall’acqua. L’essere umano si alimenta con l’acqua, il corpo umano è composto dal 70% di acqua.

Un problema che si acuisce in Regioni come Umbria, Toscana, Abruzzo, Calabria e chiaramente Sicilia, tutte ritenute zona altamente sismiche.

Bonifica delle tubazioni: i risultati dell’ONA

Con riferimento all’impegno dell’ONA, c’è da osservare che gli acquedotti in amianto a Soliera, come a Carpi e nel resto dell’Emilia-Romagna, sono stati, in buona parte, bonificati. La rimozione amianto acquedotti in Emilia-Romagna, se pur tardiva, ha permesso di porre in sicurezza le popolazioni per il futuro.

Rischio dei dipendenti delle aziende di distribuzione dell’acqua

L’ONA ha ricevuto diverse segnalazioni di casi di mesotelioma ed altre malattie asbesto-correlate tra i dipendenti di aziende pubbliche e con partecipazione pubblica, che hanno distribuito l’acqua potabile.

Come confermato anche nel VI Rapporto ReNaM, ci sono stati  n. 276 casi di mesotelioma fino al 2015. Questi lavoratori sono esposti ad amianto nelle attività di manutenzione delle condotte d’acqua.

Tanto che si evince a pag. 204 del citato VI Rapporto Mesoteliomi, vi fu abnorme utilizzo di amianto nelle aziende di erogazione di acqua pubblica, in tutta Italia. Questi lavoratori sono stati, quindi, esposti amianto.

I dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

Tutela dei lavoratori esposti amianto nell’acqua

L’ONA tutela anche i lavoratori del settore. L’amianto, infatti, provoca danni alla salute, molte volte sono coinvolti anche i famigliari dei lavoratori. L’Avv. Ezio Bonanni ha dimostrato che i lavoratori del settore hanno diritto, prima di tutto, alla sorveglianza sanitaria, e ai benefici amianto, delle maggiorazioni contributive con il coefficiente 1,5.

I benefici contributivi permettono il prepensionamento per un periodo pari al 50% di quello di esposizione, e per coloro che sono già in pensione, di poter adeguare la prestazione pensionistica.

Le prove dell’uso dell’amianto nelle condutture acqua

Le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni sono confermate dal contenuto del VI Rapporto mesoteliomi:

“Cemento-amianto è stato utilizzato per la costruzione di condotte a pressione per l’adduzione di acqua potabile di vari diametri. È stato utilizzato amianto intorno al 20% in peso sul cemento di cui 1/3 crisotilo a fibra corta1/3 crisotilo a fibra lunga ed 1/3 della varietà crocidolite.

Anche alcune condotte per il gas di città sono state realizzate con lo stesso impasto di cemento-amianto. Alcune condotte di metallo per gas sono state rivestite di corda in amianto, solitamente crisotilo, e successivamente incatramate per proteggerle dall’ossidazione.

Durante gli interventi di manutenzione e riparazione dei tubi della rete di distribuzione del gas (che non poteva essere sospesa) venivano utilizzati manufatti in amianto (feltri, cartoni) e protezioni personali contro le fiamme che potevano svilupparsi dalle saldature del metallo, per piccole fuoriuscite di gas.

L’utilizzo di condotte in cemento-amianto per il trasporto dell’acqua potabile è ancora in essere in gran parte del territorio nazionale. Le aziende per la distribuzione dell’acqua di città hanno interrotto la posa delle condotte in cemento-amianto che avevano in magazzino soltanto nel 2004. È verosimile che l’impiego di guarnizioni e baderne sia stato interrotto dalla L. 257/1992“.

Lavoratori aziende acqua pubblica: rendita e risarcimento

Coloro che hanno svolto attività lavorativa nella realizzazione e nella manutenzione degli acquedotti, in molte occasioni, presentano malattie asbesto-correlate.

Questi lavoratori amianto acquedotti hanno diritto alla tutela legale. Al fine di ottenere le prestazioni INAIL riconoscimento malattia professionale e rendita INAIL e l’integrale risarcimento danni amianto acquedotti, è sufficiente rivolgersi allo sportello amianto ONA.

Nel frattempo, l’associazione prosegue anche nell’azione di tutela legale preventiva e risarcitoria in tutto il territorio nazionale.

Tutela legale vittime amianto acqua potabile

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni hanno, più volte, richiamato l’attenzione delle istituzioni e dell’opinione pubblica sulla problematica amianto negli acquedotti.

L’associazione ha chiesto la bonifica degli acquedotti, ed ha celebrato convegni per sensibilizzare l’opinione pubblica. Come quello che si è celebrato a Soliera (MO) il 10.02.2018, dal titolo “Rischio amianto anche nell’acqua potabile.

In caso di tumore del colon, dello stomaco, o anche il colangiocarcinoma, sussiste il diritto al risarcimento del danno. Sono numerosi i casi di vittime di colangiocarcinoma amianto che si sono rivolti all’ONA da tutte le regioni d’Italia.

Questa neoplasia del fegato come dimostrato dal Prof. Brandi è riconducibile all’esposizione ad amianto. Il colangiocarcinoma amianto, colpisce anche coloro che hanno lavorato nella manutenzione degli acquedotti, e anche coloro che hanno consumato il pasto nelle mense e gli stabilimenti in cui si è lavorato e/o utilizzato amianto.

Per questi motivi, anche l’ingestione di amianto è considerata dannosa per la salute e, comunque, costituisce un eventus damni,  oggetto di tutela risarcitoria da parte dei legali dell’ONA.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, con il suo pool di legali, è in grado di assistere legalmente tutti coloro che ritengono di aver subito dei danni per la presenza di amianto negli acquedotti.

Consulenza gratuita per le vittime di amianto

Se si è inalato o ingerito amianto e si è contratti una patologia asbesto correlata ci si può rivolgere all’ONA per avere la consulenza gratuita medica e legale.

È possibile chiamare il numero verde o compilare il form per avere maggiori informazioni.

Numero ONA Amianto nell'acqua
Whatsapp ONA Amianto nell'acqua

Sorveglianza sanitaria: ne parla la Dott.ssa Paola Calvaresi

Paola Calvaresi
Paola Calvaresi

La Dott.ssa Paola Calvaresi e la sua esperienza al fianco dell’ONA

“Sono entrata a fare parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto circa 3 anni fa. Da allora il sostegno che fornisco all’Associazione è andato coinvolgendomi sempre più. Entrare a stretto contatto con persone che si sono ammalate per cause “terze” e vederle preoccupate, non solo per loro stessi ma anche per i loro familiari, mi porta ad apprezzare ancora di più di tutto il lavoro che l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, porta avanti ogni giorno, con non poca fatica. Ogni persona che ho incontrato mi ha raccontato una storia che definire “assurda” è dire poco.

Gente comune, grandi lavoratori, che avevano come unico obiettivo quello di sostenere la famiglia e che, invece, adesso si ritrova malata e con un’aspettativa di vita nettamente inferiore. Queste patologie, correlate all’amianto e alla esposizione alle fibre di asbesto, hanno dei tempi di latenza veramente lunghi, quindi paradossalmente nessuno può definirsi “al sicuro”. Alcuni miei colleghi sostengono che si aspettano il picco di queste diagnosi tra una decina di anni ma io mi sento di sostenere che questo picco c’è già.  Essendo io un medico specialista in anestesia e rianimazione, igiene e medicina preventiva – medicina del lavoro, e dirigente medico della ASL Roma 5, ho scelto di offrire gratuitamente e al di fuori del mio orario lavorativo, un aiuto concreto all’Associazione.

Tutela e assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

I pazienti che si rivolgono a me, sempre tramite l’ONA, vengono sottoposti a controlli  e accertamenti strumentali. Questi mi permettono di verificare se c’è stata esposizione ad amianto e se questa può essere considerata la causa della patologia riscontrata. Ma il mio lavoro non si limita a questo. In quanto molto spesso mi trovo anche a supportare i familiari dei pazienti, giustamente spaventati e preoccupati. Non solo per il loro caro ma anche per loro stessi, in quanto anche loro potrebbero aver inalato indirettamente fibre di amianto. Ricordiamo che non esiste una soglia al di sotto della quale il rischio per la salute si annulla.  Far parte dell’Osservatorio Nazionale Amianto è un’esperienza gratificante sia dal punto di vista umano ma anche professionale. Riuscire in qualche modo a contribuire a rendere giustizia a queste persone ti ripaga di tutto il lavoro svolto”.

Sannanzaro De Burgondi: prepensionamento petrolchimico

Amianto
Amianto

Sannanzaro De Burgondi: domande lavoratori esposti

Riguardo Sannanzaro De Burgondi, come riportato nell’articolo de Il Fatto quotidiano, i decreti attuativi sono arrivati solo a fine luglio. Il problema sembrava risolto. Ma gli ammalati di asbestosi non possono ancora presentare richiesta. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto: “Così perderanno un anno perché la seconda finestra è prevista per il 2018. E le risorse non spese non saranno più utilizzabili”.

La legge c’è (da otto mesi), il decreto attuativo anche (sono in Gazzetta Ufficiale dal 18 luglio). Ma le quasi 3mila persone gravemente malate per aver lavorato a contatto con l’amianto ancora non possono fare domanda di prepensionamento all’Inps. “Non c’è al momento ancora alcuna circolare al riguardo”, ha comunicato l’ente previdenziale all’Osservatorio Nazionale Amianto (Ona) e ad alcuni malati che intendevano presentare, finalmente, la richiesta. Il motivo? Manca la circolare dell’istituto con le linee guida.

Dichiarazione dell’Avv. Ezio Bonanni

“Il primo termine scade il 16 settembre – spiega Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – ma all’Inps continuano a rifiutare le domande. Causando un doppio danno. Il primo è che i malati, se non riescono a presentare la domanda, perdono un anno visto che la seconda finestra è prevista per il 2018 con scadenza il 31 marzo. E, se le vittime non riescono a presentare le domande ora, si ingolfa tutto il meccanismo per l’anno dopo. Il secondo è che si perdono i fondi visto che i decreti attuativi contengono un cronoprogramma che si basa anche sulle risorse e quelle non spese non saranno più utilizzabili. Il beneficio è riconosciuto a domanda. C’è un limite di 20 milioni di euro per l’anno 2017 e di 30 milioni per il 2018”.

Dall’Inps sottolineano che sul sito dell’istituto è stato pubblicato il 4 agosto scorso un messaggio  “in materia di domanda per la pensioni di inabilità conseguente all’esposizione all’amianto”. Nel messaggio in questione l’ente previdenziale snocciola tutte le istruzioni necessarie per fare la domanda tramite patronato o per via telematica. Anche il ministero del Lavoro, alle richieste di chiarimenti de Ilfattoquotidiano.it, conferma che “in data 4 agosto 2017 l’Inps ha diramato un messaggio con il quale l’Istituto, in attesa di una propria circolare illustrativa, comunica che è possibile fare domanda telematica, entro il 16 settembre 2017, per il riconoscimento del beneficio della pensione di inabilità con particolari requisiti sanitari”. All’atto pratico, però, nulla si muove. “Dopo il 4 agosto – racconta Bonanni – alcuni aventi diritto hanno provato a fare la domanda di prepensionamento all’Inps ma non è ancora possibile, manca la circolare ufficiale con le linee guida”.

Sannanzaro De Burgondi: prepensionamento per le vittime d’amianto

Un’odissea infinita per i 3mila lavoratori vittime dell’amianto. Nell’ultima legge di Bilancio è stato inserito un emendamento che consente a tutti i lavoratori ammalatisi per colpa dell’amianto di ottenere il prepensionamento. L’Inps inizialmente ha detto che non poteva accettare le domande perché mancavano i decreti attuativi ora perché non c’è “ancora alcuna circolare al riguardo”. Intanto il tempo passa e una legge dello Stato rischia di rimanere lettera morta per ammalati di carcinomi o mesoteliomi da esposizione all’amianto che non si possono certo permettere di perdere del tempo prezioso o che non riescono più ad andare in fabbrica tutte le mattine.

Prepensionamento: mission impossible per i malati

“Sono mesi che cerco di fare domanda per il prepensionamento ma sembra una missione impossibile”. E’ questa la sintesi della vicenda, vissuta in prima persona da Gianfranco Giannoni, operaio chimico di Massa Carrara, ammalatosi di asbestosi sul lavoro, per colpa dell’amianto, come ha riconosciuto una sentenza del tribunale di Massa nel 2016. “Dopo 5 anni di causa – prosegue Giannoni – e dopo aver atteso finalmente una legge che tutelasse i lavoratori vittime di patologie asbesto correlate, credevo di poter ottenere questo benedetto prepensionamento ma l’Inps mi nega ancora la possibilità di fare domanda perché non hanno avuto alcuna direttiva operativa al riguardo. In sostanza non sanno ancora come procedere dal punto di vista pratico per avviare la procedura di prepensionamento. E’ una vergogna, fra un mese scade il termine e ancora non sanno neanche dirci cosa dobbiamo fare”.

“L’Inps quando si parla di vittime da amianto sembra un muro di gomma”, attacca Bonanni. “In questo caso, a un mese dalla scadenza per la presentazione delle domande non hanno neanche la modulistica adatta per far compilare la richiesta. In altri casi si ha comunque la sensazione che vi sia un accanimento nei confronti delle vittime da amianto. Come per la vicenda degli ex lavoratori della Svoa e della Somi impianti di Vasto che, dopo aver ricevuto indennizzi dall’Inps per esposizione ad amianto per cinque anni, ora rischiano di dover restituire all’ente previdenziale da 20mila fino a 80mila euro, a seconda dei casi, compresa la famiglia di un ex dipendente deceduto. Capisco la mancanza di risorse ma c’è un limite a tutto”.

Quanto eternit ha bruciato in Italia per mancato intervento?

Eternit
Eternit

 L’Osservatorio Nazionale Amianto per voce del Presidente, Avv Ezio Bonanni, e del Dott Niccolo’ Francesconi, dirigente ONA esperto in criminologia clinica, in questi giorni inoltrerà una richiesta al Presidente del Consiglio e Ministero Responsabile. Riguardo il censimento dell’amianto (eternit). Per sapere se, a seguito di questi numerosi incendi, è a conoscenza di tutti i punti dove c’è presenza di eternit e amianto.

“L’Ona mette in guardia la popolazione e mezzi di soccorso in generale”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, in quanto anche una volta domanti gli incendi potrebbero verificarsi ulteriori situazioni di pericolo, sia per i cittadini che per l’ambiente.

Eternit: l’ONA richiede un confronto con il governo

L’Osservatorio Nazionale Amianto pertanto, attraverso il suo presidente e Niccolo’ Francesconi richiede quindi subito un confronto con il Governo per un piano di censimento da effettuare in tutte le Regioni di Italia, le quali ancora ad oggi non sembrano aver svolto il tutto in maniera precisa e costante.

Inoltre, si invitano gli organi  istituzionali a fare una mappatura di tutte le discariche segnalate che in questi anni ancora ad oggi non sono rimosse.