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Moria di pesci: rischi inquinamento anche per le persone

Inquinamento
Inquinamento

Il Sindaco interviene per la tutela della salute pubblica

Antonio Dal Cin e Antonella Franchi sostengono l’impegno di Massimiliano Posarelli e chiedono al sindaco di Rosignano Solvay di agire per la prevenzione primaria: bloccare l’inquinamento per preservare la salute dei cittadini ed evitare gravi rischi per le persone.

“La morte scorre nell’acqua potabile delle tubature di amianto ed è somministrata dall’aria che respiriamo, con le fibre killer che attraversano i polmoni e li trapassano, provocando il terribile male del mesotelioma, del cancro polmonare e degli altri cancri da amianto.

Ne so qualcosa, perché mio padre fu stroncato dal male dell’amianto quella mattina del 19 novembre 2010, quando mia madre lo ha trovato riverso sul divano di casa, ucciso per soffocamento.

Eppure da allora nulla si è fatto, la gente continua a morire e ora anche i pesci muoiono perché i veleni somministrati da questi industriali assassini uccidono.

Il Sindaco di Rosignano Solvay vuole estendere il divieto balneazione

Ma piuttosto, compia il suo ruolo! Tuteli la salute con la prevenzione primaria, che presuppone di non contaminare l’ambiente. Questo io chiedo per salvare vite umane e non solo i pesci del mare” dichiara Massimiliano Posarelli.

“Abbiamo appreso, almeno dai mezzi di informazione, che sarebbero state trovate tracce di ammoniaca e che l’Arpat annuncia nuove analisi. Ma dov’era l’Arpat fino ad ora? Perché sono morti questi pesci? Possono esserci gravi danni anche per le persone”.

C’è il rischio che le correnti trasportino questi pesci contaminati, che poi vengono pescati ed entrano nella catena alimentare dei cittadini, con conseguenti gravi danni per le persone, oltre naturalmente agli altri cancerogeni, allarme lanciato dal Dott. Marabotti con uno studio pubblicato in ambito internazionale.

E che cosa fa il Sindaco di Rosignano Solvay?

Perché non accoglie le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni di svolgere il suo ruolo di tutore della salute ed evitare queste contaminazioni a danno dell’ambiente?” dichiara Antonio Dal Cin, coordinatore nazionale ONA.

Gli fa eco Antonella Franchi, anche lei coordinatrice ONA Nazionale e colonna portante dell’ONA nel territorio, una giovane donna coraggiosa, brillante ed intelligente che dedica parte del suo tempo ad un impegno, quello in tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini, che è ammirabile e pregevole, tanto più in un contesto di rappresentati istituzionali incapaci di tutelare appieno la salute.

Infatti, Rosignano è tra le città che hanno il record di patologie asbesto correlate, in particolare mesoteliomi.

“C’è un’emergenza e cioè la moria di pesci che si sta verificando davanti le spiagge bianche e che è stata rilevata lo scorso 29 agosto: centinaia di esemplari sono stati trovati sulla battigia e al largo del Fosso bianco. Possono esserci gravi danni anche per la popolazione. Chiediamo di accertare chi scarichi in questo canale e che quindi si proceda.

Noi dell’Osservatorio Nazionale Amianto preannunciamo un’istanza di giustizia alla Procura della Repubblica di Livorno, che inoltreremo anche alla Procura Generale di Firenze perché vengano identificati coloro responsabili dello sversamento” dichiara Antonella Franchi.

Comunicazioni dei campionamenti dell’Arpat

Intanto l’Arpat ha comunicato i primi risultati dei campionamenti effettuati martedì sera, quando il Dipartimento di Livorno ha ricevuto la segnalazione dalla centrale operativa della Protezione civile. Come confermano dal Comune, sono state trovate tracce di ammoniaca in acqua. Martedì mattina i tecnici Arpat erano intervenuti in Solvay per un forte odore di ammoniaca, accertando che si era verificato un problema nei distillatori della sodiera. «Per il momento Arpat non ha fatto un collegamento di causa-effetto – dice l’assessore all’ambiente Daniele Donati – tra l’ammoniaca e la moria. Aspettiamo i risultati definitivi delle analisi anche sui pesci prelevati. È certo che, pure alla luce di quest’ultimo episodio, dovremmo cominciare a ragionare con gli enti del percorso di Autorizzazione integrata ambientale (Aia) di allargare il limite del divieto di balneazione». Attualmente l’area interdetta alla balneazione va da 100 metri a nord a 100 metri a sud del Fosso bianco. «Fino al 2011 – aggiunge Donati – erano 50 metri, noi li abbiamo raddoppiati. Adesso col Ministero dell’Ambiente, la Regione, l’Arpat, gli enti preposti al percorso dell’Aia, penso che dovremmo verificare l’esigenza di ampliare ulteriormente la fascia di rispetto intorno allo scarico Solvay».

«Dopo aver effettuato un campionamento istantaneo allo scarico generale della fabbrica Solvay – si legge nel comunicato Arpat – verso le 21 per la ricerca del parametro ammoniaca e test di tossicità acuta, sono stati effettuati successivamente 6 campionamenti, 3 a sud e 3 a nord dallo scarico, di acqua di mare finalizzati alla ricerca del parametro ammoniaca, considerata la problematica verificatasi nello stabilimento martedì mattina. Durante il prelievo dei campioni di acqua di mare lungo la battigia, soprattutto nel tratto a sud dello scarico generale Solvay, sono stati rinvenuti pesci morti: lecce stella e muggini/cefali».

L’amianto non risparmia neanche i fotografi

Amianto
Amianto

Fotografi: malattia professionale per il Sig. Pierleonzio Caliaro

L’amianto può essere pericoloso anche per i fotografi.Amianto Pierleonzio Caliaro affitta un locale per il suo laboratorio per fotografi, non sa che il tetto è ricoperto di amianto. Interpella l’Avv. Ezio Bonanni che gli consiglia la sorveglianza sanitaria. Attraverso la Dott.ssa Paola Calvaresi, uno dei medici dell’ONA, viene sottoposto a dei controlli sanitari e viene diagnosticato un cancro al polmone da amianto al primo stadio. Viene sottoposto ad operazione chirurgica e il tumore è stato estirpato.

Per ora è salvo. L’INAIL ha riconosciuto che questo cancro polmonare è stato causato dall’amianto presente nel locale per fotografi che il Sig. Pierleonzio Caliaro aveva affittato per svolgere la sua attività professionale.

‘Lo ricordo, Pierleonzio Caliaro, è arrivato a Roma presso la sede ONA tutto trafelato. Aveva chiesto alla ASL di Vicenza lumi circa il rischio legato alle fibre di amianto che ha inalato perché presente nel locale per fotografi preso in affitto. Ma era ignaro di essere malato di cancro. Sembrava essere in buona salute. Gli ho detto di rivolgersi ad un medico ONA, uno dei tanti nostri volontari, e abbiamo chiamato la Dott.ssa Paola Calvaresi che si è resa subito disponibile, e ha prescritto gli accertamenti da fare, e questa volta ce l’abbiamo fatta. Diagnosi del cancro ed estirpazione perché al primo stadio, senza metastasi, e anche l’INAIL si è dovuto arrendere e ha riconosciuto la rendita e ora questo sventurato si avvia al pensionamento. Chiediamo maggiore attenzione da parte degli organismi pubblici, sorveglianza sanitaria e responsabilità di chi affitta locali che hanno materiali di amianto al loro interno’ – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Le dichiarazioni del Signor Caliaro

Il Sig. Pierleonzio Caliaro dichiara: ‘Non è soltanto una mia vittoria, ma il segno dell’importanza dell’opera dell’Osservatorio Nazionale Amianto che se non ci fosse dovrebbe essere costituito, prima di tutto dallo Stato. Non si possono lasciare milioni di cittadini esposti all’amianto, ignari e inermi. Sono stato un fotografo di professione eppure mi sono ammalato di cancro polmonare da amianto. Infatti, ho affittato un locale che ho adibito a laboratorio, ma non sapevo che tra i materiali c’era anche l’amianto e per fortuna sono stato avvisato dall’Avv. Ezio Bonanni del fatto che l’amianto, anche se fosse a basse dosi, provoca comunque anche il cancro al polmone. L’insorgenza del tumore al polmone, causata dall’amianto, è stata diagnosticata anche grazie all’attenta e scrupolosa analisi di uno dei medici volontari dell’Associazione, la Dott.ssa Paola Calvaresi.

“Chiediamo una maggiore attenzione da parte degli organi di controllo, e l’obbligo di bonifica. Nei prossimi mesi l’ONA nella citta di Vicenza avvierà ulteriori azioni per il prepensionamento dei lavoratori esposti ad amianto e per la costituzione delle rendite Inail di coloro che risulteranno aver contratto delle patologie. E’ necessaria oltre la bonifica anche la sorveglianza sanitaria”, dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto che dal 2008 tutela i familiari e i cittadini esposti ad amianto.

Nel 1991, il Sig. Caliaro ha affittato un locale di circa 250 mq nell’hinterland di Vicenza, per potervi creare la sede della sua azienda: uno studio grafico e fotografico.

Gli effetti sui fotografi della fibra killer

Per circa 18 anni questo locale è stato per lui, per sua moglie e per i suoi due figli come una seconda casa, ignorando completamente la presenza di un altro “ospite”: l’amianto, questo killer silenzioso che quotidianamente si faceva spazio nella vita di questa famiglia.

Passando all’interno dello studio la maggior parte del tempo, l’intera famiglia, inconsapevolmente, è stata esposta ad un grave rischio per la propria salute.

Come citato dal Prof. Irving Selikoff in “Asbestos and disease” del 1978, anche “una dose piccola, “straordinariamente piccola”, di fibre di amianto può costituire la scintilla che poi porta al mesotelioma”. Ma, oltre al mesotelioma, sono patologie asbesto correlate anche quelle fibrotiche (asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici con le complicazioni cardiocircolatorie) e altre neoplasie (tumore della laringe, dell’ovaio, della faringe, dello stomaco, del colon retto e dell’esofago).

Il tumore al polmone può essere causato da basse dosi, o presunte tali

La prima avvisaglia di malattia risale al 2009 quando, in seguito ad alcune infiltrazioni d’acqua all’interno del locale, con annesse polveri “sospette”, il Sig. Caliaro tramite l’ufficio ambiente dell’Associazione Artigiani ha richiesto che questo materiale venisse analizzato tramite un laboratorio specializzato. I risultati hanno parlato chiaro: il 5% di quelle polveri era composto da amianto. Il locale è stato dichiarato inagibile nel successivo 2010.

Consapevole dei rischi e della pericolosità alla quale sia lui che la sua famiglia erano stati esposti, tutti cominciano a sottoporsi a controlli periodici presso l’Ospedale e gli ambulatori di Vicenza fino al 2013 quando al Sig. Caliaro viene diagnosticato un nodulo ai polmoni che dopo 3 anni (nel 2016) si è trasformato in un tumore al polmone.

Un calvario durato quasi 7 anni, cioè da quando è stata scoperta la presenza di amianto sul tetto dello studio, anni fatti di preoccupazione e controlli che purtroppo hanno portato ad un esito a cui nessuno avrebbe mai voluto giungere.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Foto: il Sig. Caliaro Pierleonzio

“Sono molto soddisfatto di questo risultato ottenuto grazie all’ONA. Io e la mia famiglia abbiamo vissuto e stiamo vivendo un vero e proprio calvario e il semplice fatto di vedere riconosciuto un mio diritto mi fa tornare a sperare. Sono stati anni bui e angoscianti dove noi, una volta individuato il pericolo a cui siamo stati esposti, abbiamo cominciato a fare delle ricerche su internet per cercare qualcuno che potesse informarci su tutti i rischi e assisterci. E’ così che ho conosciuto l’Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni che mi hanno messo subito in contatto con la Dott.ssa Paola Calvaresi, Medico Volontario dell’ONA che fin da subito aveva capito la gravità della mia situazione”, dichiara il Sig. Pierleonzio Caliaro. “Il 23 febbraio 2017, a seguito della triste diagnosi di tumore polmonare ho subito un intervento importante e che, fortunatamente, sembra essere andato bene. Dovrò comunque continuare a fare controlli sperando che la malattia non si ripresenti. Ringrazio ancora la Dott.ssa Calvaresi e tutto l’ONA, in quanto è anche grazie alla loro assistenza se si è riusciti a prendere in tempo questo brutto. Un grazie anche ai medici del Reparto di Pneumologia di Vicenza che dal 2009 mi seguono. Ora sono seriamente preoccupato per mia moglie, alla quale è già stato diagnosticato un nodulo al polmone, ad oggi sotto controllo, e per i miei figli che adesso stanno bene ma come ben sappiamo gli effetti potrebbero vedersi anche tra 20-30 anni. Dove sono le istituzioni? Chi doveva vigilare e non l’ha fatto?”, conclude il fotografo vicentino.

Il Sig. Pierleonzio Caliaro è assistito legalmente, oltre che dall’Avv. Ezio Bonanni, dall’Avv. Francesco Buso, Foro di Vicenza, il quale dichiara “Insieme all’ONA continuiamo a sostenere l’importanza di una sorveglianza sanitaria più stretta e rigorosa”.

Orfana vittime del dovere: prestazioni ai figli non a carico

Roffeni vittima del dovere
Roffeni vittima del dovere

Un problema da non sottovalutare è quello che affronta ogni orfana vittime del dovere. Di vittime del dovere come il Sig. Tiraferri, il nostro paese ne ha viste molte. Stavolta, però, il Tribunale di Salerno, Sezione Lavoro, con sentenza 2334/2017, del 30.08.2017, condanna il Ministero della Difesa

Orfana vittime del dovere: prestazioni figlio non a carico

Il Ministero della Difesa deve corrispondere alla ricorrente l’assegno ex art. 2 L. 407/1998, nell’importo mensile di €500,00, oltre perequazioni ex lege. Anche lo speciale assegno vitalizio nell’importo di €1.033,00, oltre perequazioni ex lege, a decorrere dal decesso del Sig. Roffeni Tiraferri Giovanni (20.08.2013)’.

Ha resistito sulla linea del Piave il Ministero della Difesa e la Marina Militare. In particolare, nel tentativo di rifiutare alla giovane Roffeni Tiraferri Renata le prestazioni di orfana di vittima del dovere. Quindi, l’assegno vitalizio ai figli, lo speciale assegno vitalizio, e la speciale elargizione con equiparazione alle vittime del terrorismo.

Il tutto perché non era a carico del padre, quando si è ammalato ed è deceduto per mesotelioma da amianto. La ricorrente lavorava, salvo poi dover abbandonare la sua attività per assistere il genitore, morto tra atroci dolori, ancora in giovane età (60 anni al momento della morte).

Orfana vittime del dovere: la storia della Sig.ra Tiraferri

La giovane Renata è rimasta orfana a 28 anni. Con il cuore straziato per la morte del padre e si era sentita dire dalla Marina Militare che non le spettava nulla, nonostante il padre fosse stato riconosciuto come vittima del dovere. Da qui la necessità dell’azione giudiziaria condotta dall’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha chiesto ed ottenuto non solo l’accoglimento della domanda, e quindi la liquidazione delle prestazioni quale orfana di vittima del dovere, ma anche l’equiparazione ai fini previdenziali alle vittime del terrorismo.

Quello che più rileva e colpisce nella motivazione del Giudice del lavoro del Tribunale di Salerno, nella sentenza del 30.08.2017, è la equiparazione alle vittime del terrorismo, che vale anche per i figli non a carico. Infatti, si legge nella sentenza, ‘con la legge 147/2013 le vittime del dovere sono equiparate a quelle del terrorismo’. Accolte le tesi dellAvv. Ezio Bonanni e sbaragliate le posizioni e le resistenze dell’Avvocatura Generale dello Stato. Inoltre, Renata, ha diritto a poter usufruire del prepensionamento di 10 anni.

Le parole dell’Avv. Bonanni e della Dott.ssa Renata Roffeni

Non riesco a comprendere per quale motivo ci sia tutto questo accanimento del Ministero della Difesa e della Marina Militare. Non si riconoscono i diritti degli orfani delle vittime del dovere, ovvero, di coloro che sono deceduti per malattie asbesto correlate.

Come per il caso della Dott.ssa Roffeni Tiraferri Renata, il cui genitore aveva prestato servizio su due sommergibili, acquistati dagli Stati Uniti, imbottiti di amianto. Gli hanno tolto la vita in giovane età. Ora, il Tribunale di Salerno ha reso giustizia, e, oltre a riconoscere la qualità di orfana di vittima del dovere, ha equiparato la sventurata ragazza ad orfana di vittima del terrorismo.

Spero che questa ulteriore sentenza, che si aggiunge a quella del Tribunale di Cagliari del 2016, basti all’Amministrazione per smetterla di avere questi comportamenti. Lo ha ribadito anche la recente relazione (19.07.2017) della Commissione di Inchiesta della Camera” – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ringraziamenti della Sig.ra Tiraferri e l’impegno nell’ONA

“Voglio ringraziare l’Avv. Ezio Bonanni per il risultato conseguito, è stato proprio grazie alla sua tenacia che ho potuto intraprendere questa azione giudiziaria di tutela dei miei diritti ed ottenere quindi il riconoscimento di orfana di vittima del dovere e l’accredito delle prestazioni previdenziali con equiparazione alle vittime del terrorismo. Il mio impegno, nell’Osservatorio Nazionale Amianto, proseguirà per permettere a tutti i figli orfani di ottenere il riconoscimento dei loro diritti a carico dell’Amministrazione dello Stato” – dichiara la Dott.ssa Renata Roffeni Tiraferri.

La strage dell’amianto nella Marina Militare

Il V Rapporto RENAM fa riferimento, per i soli casi di mesotelioma nella Difesa, a 621 casi, pari al 4,1% (fino al 2011). La punta dell’iceberg rispetto al più elevato numero di casi, che deve tener conto anche delle altre patologie.

Successivamente, nel VI rapporto mesoteliomi, sono stati censiti 830 casi, di cui 570 nella Marina Militare. A testimonianza del fatto che il fenomeno epidemico prosegue a tutt’oggi e se ne fa riferimento anche nella relazione finale della relazione finale della Camera di Inchiesta della Camera dei Deputati. Adesso i dati aggiornati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM.

Sviluppi giudiziari sulle vittime del dovere (30.12.2019)

La Corte di Appello di Genova accoglie il ricorso dell’Avv. Ezio Bonanni e condanna il Ministero della Difesa a costituire le prestazioni previdenziali delle vittime del dovere in favore di orfana non a carico fiscale. Con la storica sentenza, la Corte di Appello di Genova mette il punto sulla questione: anche gli orfani non a carico fiscale hanno diritto alle prestazioni di vittima del dovere, oltre che al risarcimento dei danni sia quelli subiti dalla vittima, che quelli subiti direttamente.

La Corte di Appello di Genova condanna il Ministero

Riconosciuti i benefici di vittima del dovere alla Sig.ra Lorenza Garosi, figlia di un ex marinaio deceduto a causa dell’esposizione amianto.

La Presidente della IV Sezione Lavoro della Corte di Appello di Genova, Dott.ssa Alessandra Scarzella, ha condannato il Ministero della Difesa a pagare, in favore della Sig.ra Garosi, orfana di vittima del dovere, l’assegno vitalizio nella misura mensile di €500,00 e lo speciale assegno vitalizio di €1.033,00.

La Commissione d’Inchiesta: strage di militari

Pag. 18 della seconda relazione della Commissione di Inchiesta sull’uranio impoverito e altri rischi si legge:

“Secondo quanto comunicato dalla Difesa, nel comparto si sarebbero verificati 126 casi di mesotelioma; dai dati raccolti dalla Procura della Repubblica di Padova le malattie asbesto correlate a carico di dipendenti della Marina Militare sono state 1101, di cui 570 mesoteliomi pleurici”.

Assistenza ONA orfana vittime del dovere

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito un Dipartimento che si prefigge di assistere il personale civile e militare che ha contratto malattie riconducibili al servizio svolto, per permettere loro di ottenere il giusto risarcimento.

Tutti i cittadini possono quindi consultare il sito ufficiale alla voce Dipartimento Forze Armate e Comparto Sicurezza.

ONA news tv: nuovo strumento di comunicazione dell’ONA

ONA news TV è il nuovo strumento di comunicazione istituito dall’Osservatorio Nazionale Amianto. L’associazione intende informare e formare i cittadini in merito ai rischi ambientali e sanitari che corre il nostro paese.

ONA News vittime del dovere: orfana vittime del dovere

Orfana vittime del dovere: ultimi aggiornamenti

La Corte di Appello di Salerno ha confermato la sentenza di condanna a carico del Ministero. Quest’ultimo ha, però, impugnato la sentenza in Corte di Cassazione. Nell’attesa che si pronunci la Suprema Corte, l’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni insistono perché si pronunci il Parlamento.

Nel corso dell’audizione dell’Avv. Ezio Bonanni presso la I Commissione Affari Costituzionali del Senato della Repubblica, è stato posto sul tappeto questo problema.

Quello, in particolare, della resistenza del Ministero a riconoscere i diritti degli orfani se non a carico. Per questi motivi, l’ONA continua il suo impegno in sede giudiziaria.

Recentemente si è pronunciata sulla questione anche la Corte di Cassazione. Con l’ordinanza, Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato che non ha, sul punto, ancora assunto una posizione definitiva.

Sempre la Corte di Cassazione, sezione Lavoro, con sentenza n. 11181/22, ha spiegato che gli orfani non a carico delle vittime del dovere (a differenza di quelli delle vittime del terrorismo), non hanno diritto ai benefici assistenziali.

Perciò l’Osservatorio Nazionale Amianto continua la sua azione di tutela.
Perciò invita tutti gli orfani di vittima del dovere non a carico, a proseguire nelle loro richieste e ad impugnare le sentenze risultate negative.

Caso Rosignano, ONA: “Epidemia di mesotelioma in città”

Rosignano, ONA
Rosignano

Rosignano e il mesotelioma: picco di patologie denunciato dall’ONA

Infatti, risultano diagnosticati sette nuovi casi di mesotelioma in 2 anni a Rosignano Solvay. L’incidenza del mesotelioma su base nazionale è di circa 3 casi ogni 100.000 abitanti. Avendo Rosignano 15.850 abitanti, ne discende ch si dovrebbe avere un’incidenza di un caso ogni 7 anni, e invece abbiamo 7 casi in 2 anni. Una media superiore a 30 volte quella nazionale.  E’ proprio il direttore ad intervenire per affermare che bontà sua la fabbrica ha portato ricchezza e non certo inquinamento.

«Ed allora, come mai c’è questa epidemia di mesotelioma tra i cittadini di Rosignano Solvay? È forse questo cancro una patologia infettiva? O invece è l’amianto utilizzato nel grande stabilimento Solvay? Su questo dovrebbe rispondere il direttore dello stabilimento e anche la ASL. Dovrebbe chiarire per quale motivo ha iniziato la sorveglianza sanitaria solo dopo che è stata citata in giudizio. E per quale motivo al Sig. Posarelli Romano, che aveva il cancro polmonare da amianto riconosciuto poi dall’INAIL come di origine professionale per l’amianto in Solvay, i medici della ASL hanno per lungo tempo diagnosticato una malattia infettiva?» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto chiede una più attenta verifica epidemiologica sull’incidenza di patologie degenerative e neoplastiche tra gli abitanti della città e quindi il raffronto con il resto della regione ed inoltre chiede la verifica dei livelli di inquinamento.

Ci sorprende che ancora a tutt’oggi non ci sia una presa di posizione Solvay sul fatto che ci sia un’alta incidenza di casi di mesotelioma tra gli abitanti della città di Rosignano e, a maggior ragione, tra coloro che hanno lavorato nel grande stabilimento della multinazionale.

“Ci si dovrebbe preoccupare e chiedere come ci sono finite in mare tutte quelle tonnellate di sostanze tossiche”, dichiara Antonella Franchi, Coordinatore Nazionale ONA.

Proseguono le varie iniziative dell’Osservatorio

Proseguono intanto le iniziative dell’Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso i diversi Dipartimenti, al fine di assistere dal punto di vista medico e legale tutti quei lavoratori e cittadini che, purtroppo, continuano ad ammalarsi di patologie asbesto correlate e altre patologie legate all’esposizione ad agenti tossico-nocivi presenti negli ambienti lavorativi.

Quindi, l’Osservatorio Nazionale Amianto prende posizione attraverso l’Avv. Ezio Bonanni sulla richiesta dei cittadini e del Dott. Claudio Marabotti, che compone quel pool di studiosi che nei mesi scorsi hanno svolto un’analisi statica relativa all’incidenza di patologie tumorale e degenerative nella bassa Val di Cecina volta a dimostrare il maggior tasso di mortalità tra coloro che hanno lavorato oppure hanno risieduto nei dintorni degli stabilimenti con utilizzo di cancerogeni.

Embargo contro i Paesi che continuano a utilizzare amianto

Amianto
Amianto

Embargo: misura richiesta dall’Osservatorio Nazionale Amianto

OMS: più di 100.000 decessi ogni anno per l’amianto, per i soli mesoteliomi e cancri polmonari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha richiamato tutti sul rischio amianto. Per eliminare le malattie amianto-correlate è necessario interromperne l’uso in quei paesi che non l’hanno ancora messo al bando ed evitare ogni forma di esposizione, anche nel corso della rimozione e bonifica; realizzare la diagnosi precoce, il trattamento e la riabilitazione delle vittime.

È questa la ricetta dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che detta programmi nazionali per l’eliminazione delle patologie asbesto-correlate e la salute dei lavoratori.

Nel 2004, il cancro polmonare, il mesotelioma e l’asbestosi hanno provocato più di 107.000 morti e centinaia di migliaia di malati e, in Italia, almeno 6.000 decessi, così a salire negli anni successivi come recentemente messo in evidenza nel corso della conferenza stampa di presentazione del II Rapporto Mesoteliomi di ONA Onlus.

Le misure dell’OMS, organismo delle Nazioni Unite, non sono sufficienti per mettere fine a questa strage. Le esortazioni sono infatti timide ed inefficaci, occorre un embargo globale contro gli Stati canaglia, che fondano il loro sviluppo economico sulla concorrenza sleale e su prodotti con amianto, di pessima qualità e dannosi per la salute umana: è questa la ricetta dell’Osservatorio Nazionale Amianto che verrà inoltrata direttamente alle Nazioni Unite attraverso delegati presenti nello stato di New York, città presso la quale l’organismo ha la sua sede.

Tesi dell’ONA trova conferma nell’OMS

Le tesi dell’ONA hanno trovato autorevole conferma proprio nel massimo organismo internazionale di tutela della salute umana che, in riferimento al rischio amianto, afferma la necessità:

  • interrompere l’uso di tutti i tipi di amianto da parte dei paesi che ancora non lo hanno posto al bando;
  • sostituire i materiali di amianto con altri non dannosi per la salute umana;
  • utilizzo delle migliori misure cautelari in caso di presenza di amianto e/o nel corso della sua rimozione;
  • migliorare la diagnosi precoce, il trattamento, la riabilitazione sociale e medica delle malattie legate all’amianto e creando registri di persone con esposizioni passate e / o correnti all’amianto.

L’Oms ha chiaro il quadro del massiccio utilizzo dei materiali di amianto nei diversi settori e quindi quanto sia incipiente il rischio per la salute umana, che va ben oltre le principali forme di minerali (in particolare il crisotilo – amianto bianco, oppure gli anfiboli – crocidolite, amianto blu, amosite, amianto verde, actinolite, antofillite e tremolite).

Tutte le forme di amianto sono cancerogene per gli esseri umani, ivi compreso il crisotilo, tant’è vero che finalmente anche il Canada , uno dei maggiori produttori (che però negli ultimi tempi si era dovuto limitare all’esportazione), ha buttato la spugna e quindi ha dismesso tutte le attività di estrazione e produzione di crisotilo.

L’esposizione all’amianto, compreso il crisotilo, provoca cancro del polmone, della laringe e delle ovaie e anche del mesotelioma (cancro pleurico e peritoneale), cancro alle ovaie e al colon retto. L’esposizione all’amianto è anche responsabile di altre malattie come l’asbestosi (fibrosi dei polmoni) e le placche, l’ispessimento e l’effusione nella pleura.

Cancro professionale causato dall’amianto

Circa la metà delle morti da cancro professionale è stimata essere causata da amianto. Inoltre, si stima che diverse migliaia di decessi annualmente possano essere attribuiti all’esposizione all’amianto in casa.

Inoltre, c’è il potenziamento degli effetti tra amianto e fumo di sigaretta, quindi con effetto moltiplicativo di casi di cancro polmonare tra i fumatori esposti ad amianto (Boffetta), ed un potenziamento indotto anche dai metalli pesanti, tra cui il ferro.

La risoluzione 58.22 dell’Assemblea mondiale sulla prevenzione del cancro ha sollecitato gli Stati membri a prestare particolare attenzione per i tumori, attraverso la prevenzione primaria nei luoghi di vita e di lavoro, confermando la bontà del programma dell’ONA, centrato sulla prevenzione primaria, che l’Avv. Ezio Bonanni ha enfatizzato nel corso di diverse conferenze, tra cui anche quelle tenute negli Stati Uniti (Burligton, 2011, New York, 2011, Burlington, 2014).

Con la risoluzione 60.26, l’Assemblea mondiale della sanità ha chiesto all’OMS di elaborare e realizzare la campagna globale per l’eliminazione delle malattie legate all’amianto “… tenendo conto di un approccio differenziato per regolare le sue varie forme – in linea con gli strumenti giuridici internazionali pertinenti e le ultime prove Per interventi efficaci … “. Gli interventi a basso costo per la prevenzione delle malattie polmonari occupazionali dall’esposizione all’amianto sono tra le opzioni politiche per l’attuazione del ” Piano d’azione globale per la prevenzione e il controllo delle malattie non trasmissibili” (2013-2020), come approvato dalla sesta Assemblea in risoluzione WHA66.10 nel 2013.

Embargo per eliminare malattie correlate all’amianto

La censura più rilevante è rivolta ai paesi che ancora utilizzano il crisotilo e l’amianto in generale: si tratta di un’iniziativa timida ed inefficace perché gli Stati canaglia continuano ad utilizzare l’amianto senza alcuna precauzione per i lavoratori, si pensi alla Cina, al Kazakhstan, all’India e altri Stati. Occorrerebbe un embargo commerciale nei confronti di questi Stati ed evitare le importazione, così da evitare rischi per prodotti contaminati e soprattutto costituire un deterrente che colpisca il portafoglio di quelli che sono veri e propri criminali, animati dalla lobby dell’amianto, che privilegia il profitto alla salute umana” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’eliminazione delle malattie correlate all’amianto è particolarmente mirata ai paesi che ancora usano l’amianto crisotilo, oltre all’assistenza in relazione alle esposizioni derivanti dall’uso storico di tutte le forme di amianto.

L’Oms, in collaborazione con l’Organizzazione internazionale del lavoro e con altre organizzazioni intergovernative e la società civile, tengono delle iniziative del tutto velleitarie.

Inoltre, anche gli esiti della Convenzione di Rotterdam sono molto lacunosi.

Su Quotidiano Sanità vengono messe in evidenza tre criticità

Il primo ostacolo riguarda decisioni politiche nel contesto dell’incertezza scientifica. Ad esempio, il rappresentante di un paese, secondo quanto riportato dall’Oms, ha sostenuto che non esistono dati scientifici sufficienti per sostenere l’amianto nell’ambito della convenzione di Rotterdam. Questa obiezione secondo l’Oms riflette una mancanza di comprensione delle complessità del processo scientifico e della variabilità intrinseca di fattori che contribuiscono al rapporto tra esposizioni tossiche ed effetti delle malattie. Ci sono piccole differenze nei risultati di studi osservazionali sugli effetti dell’esposizione all’amianto.

Questi sono il risultato di complesse interazioni tra l’esposizione di amianto e fattori genetici, ambientali e sociali. La ricerca pubblicata in questo campo include studi condotti da laboratori che potrebbero avere un conflitto di interesse con l’industria dell’amianto. Questo complica ogni valutazione delle prove scientifiche. In pratica, una combinazione di diverse categorie di prove viene utilizzata per raggiungere decisioni politiche che proteggono le persone più vulnerabili. Il requisito proposto di consenso informato per l’uso del crisotile, aggiunge l’Oms, è basato su prove coerenti e affidabili da numerosi studi empirici e meccanici condotti da scienziati indipendenti.

Il secondo ostacolo è il ruolo delle valutazioni alternative nella selezione di materiali più sicuri utilizzati nei prodotti di consumo. Ad esempio, almeno due rappresentanti di paesi che si oppongono alla regolamentazione internazionale degli amianto-crisotili sostengono che materiali alternativi non sono stati sufficientemente testati per confrontare i rischi con la salute umana e con l’ambiente. Inoltre, è stato affermato che manca l’assistenza tecnica per i paesi che desiderano eliminare l’uso dell’amianto e sostituirlo con alternative più sicure. I metodi scientifici sviluppati per affrontare questo problema – inclusa la valutazione del ciclo di vita dei materiali e l’equivalenza funzionale – stanno lottando per fare confronti su caratteristiche molto diverse e potenziali impatti sulla salute e sull’ambiente.

I metodi di valutazione devono anche confrontare una gamma di endpoint plausibili della malattia. Sebbene esistano legittime questioni scientifiche da risolvere con valutazioni alternative, queste non costituiscono, nel caso dell’amianto, motivi di bloccaggio delle procedure politiche che richiedono semplicemente il consenso informato. L’inclusione dell’amianto nell’ambito della Convenzione di Rotterdam aumenterebbe il ritmo della ricerca per scoprire materiali alternativi più sicuri e la loro adozione da parte delle industrie chiave.

Il terzo ostacolo nella traduzione delle prove scientifiche nella politica di prevenzione delle malattie, è la necessità di riconoscere i compromessi tra la sanità pubblica, lo sviluppo industriale, l’avanzamento economico, l’occupazione e l’autonomia politica. I rappresentanti dei paesi che si oppongono all’elenco dell’amianto sotto la Convenzione di Rotterdam riconoscono che questa inclusione non implica un divieto di produzione, ma sostengono che avrebbe un impatto negativo sul commercio internazionale e contribuirebbe alla disoccupazione. Senza il consenso politico, i regolamenti possono essere inefficaci poiché i detrattori identificano e utilizzano scappatoie e negoziazioni di backdoor per aggirare la politica internazionale.

Ciò è avvenuto, ad esempio, con i rifiuti elettronici tossici e la Convenzione di Basilea per il controllo dei movimenti transfrontalieri e lo smaltimento di rifiuti pericolosi. Tuttavia, i paesi in via di avanzamento riescono a sopportare la pressione per proteggere gli interessi economici a scapito della salute pubblica. Ciò è esemplificato, conclude, dall’attuazione dei regolamenti più sicuri dei prodotti di consumo della California dopo cinque anni di osservazione e dibattito che riguardano questi compromessi.