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Amianto: dieci anni di Osservatorio

Fibra Amianto, Latina, Bonifica
Fibra Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione di promozione sociale, traccia il bilancio delle sue attività di dieci anni nel territorio pontino e in tutta Italia.

Dal 2008, è stato il punto di riferimento di diverse realtà istituzionali, per affrontare e risolvere il problema amianto nel Lazio, come nel resto d’Italia.

A Roma, anche grazie all’impegno dell’On. Fabrizio Santori presidente della VI Commissione ambiente, lavori pubblici, mobilità, politiche della casa e urbanistica e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA, è stato possibile bonificare scuole e asili nido. Impegno che è continuato anche negli anni successivi in tutta la regione.

Tuttavia, l’ONA è critica nei confronti della Regione Lazio poiché nessuna iniziativa concreta è assunta per la prevenzione dei danni da amianto e per il sostegno alle vittime.

L’On. Santori ha anche presentato una proposta di legge, mai discussa. Pertanto, l’associazione censura l’operato della Regione e delle ASL. Per assenza di un piano articolato ed efficace di sorveglianza sanitaria per quanti sono stati esposti ad amianto.

L’ONA è sempre accanto ai cittadini

La Regione Lazio si era impegnata a porre in atto strumenti di assistenza per le vittime di amianto e l’Osservatorio aveva dato la sua disponibilità a curare le attività di alcuni degli sportelli, come quello di Latina, in modo assolutamente gratuito, con l’ausilio di volontari.

“Anche nella provincia pontina – spiega l’avv. Ezio Bonanni presidente dell’ONA – purtroppo i casi di patologie asbesto correlate sono in aumento ma la città di Latina sconta l’assenza di uno sportello amianto che possa costituire un punto di riferimento e un raccordo tra le varie istituzioni. Come associazione continua il presidente – abbiamo sopperito a questa carenza istituendo il numero verde 800 034 294 e costituendo un’unità operativa presso la nostra sede di Latina, in Via Cairoli 10. Lascia, comunque, l’amaro in bocca il disinteresse delle istituzioni che pure sono informate e allertate”.

Bonanni, infatti, si è rivolto al sindaco di Latina Damiano Coletta e all’assessore all’Ambiente Roberto Lessio perché facessero anche pressione sulla Regione Lazio per l’apertura di uno sportello amianto nel centro pontino, richiesta che prevedeva anche la bonifica dei siti contaminati, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, la costituzione di un’unità operativa specializzata in malattie da amianto all’ospedale S. Maria Goretti del capoluogo pontino. L’Amministrazione comunale, però, non ha dato riscontro ai numerosi colloqui.

L’impegno e i servizi dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Come risaputo, ormai, le patologie asbesto correlate si manifestano dopo molti anni dall’esposizione (da 5 a 45 anni). Ragione per la quale è indispensabile attivare al più presto un’unità operativa, come già detto, precisa Bonanni, presso l’Ospedale S. Maria Goretti, con la necessaria dotazione di strumenti tecnici e finanziari e di personale per poter far fronte alle attività di monitoraggio sui lavoratori esposti ad amianto.
L’art. 259 del D.Lvo 81/2008 stabilisce che “tutti i lavoratori esposti ad amianto che hanno ottenuto i benefici contributivi del prepensionamento e anche coloro che pur essendo stati esposti non hanno ottenuto il riconoscimento, hanno diritto ad essere sottoposti a sorveglianza sanitaria”. Pertanto l’ONA insiste con la Regione Lazio e con le Amministrazioni dei Comuni più colpiti, come quello di Latina, affinché si dia corso al programma di sorveglianza sanitaria.

L’Osservatorio Nazionale Amianto conferma l’impegno, sempre e comunque a favore delle vittime dell’amianto. Possono beneficiare dell’attività di medici e di altri volontari per ottenere diagnosi, terapia e cura delle patologie asbesto correlate e la tutela dei loro diritti.

Si può accedere al servizio sanitario dell’ONA facendone richiesta attraverso il sito istituzionale:

www.osservatorioamianto.com

o contattare il numero verde 800 034 294

Operatori risponderanno 24 ore su 24 a tutti i cittadini a rischio di esposizione ad amianto, oppure sono stati già esposti e sono a rischio di malattia (mesotelioma, cancro polmonare, asbestosi, placche pleuriche, ispessimenti pleurici e altre patologie tumorali).

I cittadini possono accedere direttamente

alla sede di Roma:

Via Crescenzio n. 2 Sc. B. int. 3

alla sede di Latina:

Via Cairoli n. 10, secondo piano, ufficio 8

Focus sul rischio amianto nel Lazio e in provincia di Latina – clicca qui

Rischio amianto anche nell’acqua potabile

Amianto e acqua potabile
Amianto e acqua potabile

L’ONA a Soliera: no all’amianto nell’acqua potabile

Si è tenuto a Soliera, in provincia di Modena, il convegno “Amianto: dalla prevenzione primaria al risarcimento delle vittime”, curato dall’Osservatorio Nazionale Amianto. Oggetto dell’incontro pubblico il “Rischio amianto anche nell’acqua potabile”.

Amianto e acqua potabile
Rischio amianto anche nell’acqua potabile. Convegno a Soliera (MO)

Nel corso del seminario che si è svolto al Nuovo cinema teatro Italia nella città emiliana, l’avv. Ezio Bonanni ha insistito nel chiedere la bonifica delle tubature e degli acquedotti che contengono amianto. Infatti, l’ingestione delle fibre di asbesto è considerata “esposizione primaria” al pari dell’inalazione.

Bonanni ha precisato che l’ammodernamento degli acquedotti e la sostituzione delle tubature vetuste, permetterebbe anche di evitare le dispersioni di acqua potabile causate dalle condutture danneggiate e, quindi, di proteggere due beni fondamentali: la salute umana e l’acqua pubblica.

“Si deve osservare – ha commentato il presidente dell’ONA – che l’amianto nell’acqua porta un rischio anche di inalazione di fibre di amianto oltre che di ingestione, perché con gli usi antropici, per esempio come cucinare, lavarsi etc., l’acqua evapora e le fibre di amianto in essa contenute si disperdono nell’aria e vengono quindi inalate”.

Per tutelare le vittime di amianto l’ONA e l’Avvocato Bonanni mettono a disposizione un servizio di consulenza gratuita medica e legale.

consulenza amianto e acqua potabile

Il danno amianto nell’acqua potabile

Nel corso del convegno, sono state ribadite le capacità lesive delle fibre di amianto anche nell’acqua potabile.

Già in precedenti occasioni, l’Avv. Ezio Bonanni e l’Osservatorio Nazionale Amianto avevano sollevato la problematica delle fibre di amianto nell’acqua potabile.

L’amianto, infatti, è cancerogeno.

Questo problema dell’amianto nell’acqua potabile negli acquedotti, infatti, riguarda tutte le regioni italiane, e ci sono ancora quasi tutti gli acquedotti in amianto, ovvero con tubature in cemento amianto. Questa situazione determina aerodispersione di polveri e fibre nell’acqua potabile. In questo modo, le polveri e le fibre si aerodisperdono nell’ambiente, anche domestico, per attività antropiche. Lavarsi, cucinare, etc., provoca l’evaporazione dell’acqua e, dunque, la dispersione di fibre. Poi ci sono le fibre direttamente inalate.

Le acquisizioni dello IARC: conferma del danno amianto

Ha aperto i lavori il Prof. Giovanni Brandi dell’Università di Bologna e Oncologo del Policlinico S. Orsola di Bologna.

Di recente, in Toscana, è stata riscontrata in campioni di acqua potabile una quantità pari a 700mila fibre/litro di amianto. Il dato, considerevole, ha riaperto il dibattito sui rischi da ingestione della fibra killer.

Secondo l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), esiste un rapporto causale tra ingestione di amianto e cancro dello stomaco e del colon retto. Il rischio di tumori sarebbe proporzionale alla concentrazione di fibre ingerite, attraverso il consumo quotidiano di acqua potabile, alla durata dell’esposizione e alla contemporanea esposizione ad altri carcinogeni come per esempio il benzo(a)pirene.

ONA: rimuovere l’amianto nelle condutture dell’acqua potabile

L’Avv. Ezio Bonanni, nel corso del convegno, ha ribadito le tesi dell’ONA. Lo IARC (International Agency for Research on Cancer), nell’ultima monografia sull’Asbesto amianto, ha confermato che l’amianto è cancerogeno anche se ingerito. C’è poi la problematica dell’evaporazione dell’acqua per le attività antropiche, che provoca l’aerodispersione delle fibre.

Nell’ultima monografia IARC sull’amianto, si legge testualmente:

  • L’ingestione di fibre di amianto è “esposizione primaria” al pari dell’inalazione (capitolo 1.5, pagina 225)
  • I test su i topi che hanno ingerito amianto(capitolo 3.6 pagina 273), hanno dimostrato che su 75 cavie che hanno ingerito amianto, 18 hanno contratto il cancro.

La IARC conclude: Esistono prove sufficienti per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto per l’uomo. Provoca il mesotelioma, il cancro del polmone, della laringe, e dell’ovaio. Inoltre sono state osservate associazioni positive tra l’esposizione a tutte le forme di amianto e cancro della faringe, stomaco, colon-retto. Esistono prove sufficienti negli animali per la cancerogenicità di tutte le forme di amianto Tutte le forme di amianto sono cancerogeni per l’uomo (gruppo 1).

Le fibre di amianto nell’acqua sulla base della monografia IARC sono dannose per la salute. Per questo motivo l’ONA non accetta di sottovalutare il problema.

Gli accertamenti effettuati dall’ONA

Per i ricercatori, le fibre possono migrare per via linfatica dai polmoni ad altri organi, che possono essere riassorbite dall’intestino e possono raggiungere il fegato attraverso il circolo collaterale della vena porta.

In Italia, però, nonostante la diffusione delle condotte in cemento-amianto e il progressivo deterioramento di queste, anche a causa dell’alto tasso di acidità delle nostre acque, non ci sono limiti di legge sulla concentrazione di fibre di amianto in acqua e non ci sono riscontri di rilevazioni metodiche.

Pertanto la normativa nazionale andrebbe rivista e un efficace e sistematico piano di monitoraggio dell’acqua andrebbe messo in atto dalle Amministrazioni locali.

“Per questi motivi – conclude Bonanni -, a maggior ragione, insistiamo per la bonifica. Se non altro, la bonifica è imposta nel rispetto del principio di precauzione”.

L’ONA si è impegnata a rendere nota l’emergenza al Parlamento Europeo. In occasione delle interrogazioni parlamentari del 26 settembre 2017 ha reso noto come, in Italia, il problema interessa circa 100 mila chilometri di tubature. Per adesso la Commissione europea ha predisposto solo delle raccomandazioni.

I servizi di assistenza e tutela dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento dei danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

È possibile richiedere la consulenza gratuita chiamando il numero verde o compilando il form.

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    Uranio impoverito assistenza legale

    Commissione inchiesta uranio impoverito
    Commissione inchiesta uranio impoverito

    Uranio impoverito assistenza legale è tra le finalità dell’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avv. Ezio Bonanni. Infatti la tutela del personale delle Forze Armate e del personale civile di Esercito, Marina Militare e Aeronautica è una priorità per l’associazione.

    Infatti, tutti coloro che sono stati impiegati nelle missioni, tra cui quelle in Bosnia e in Kosovo, e anche in patria, spesso subiscono esposizioni per uranio impoverito. In particolare, a causa dei proiettili.

    Per questo motivo, è stato costituito il dipartimento di assistenza legale vittime uranio impoverito. Il coordinatore di questo dipartimento è Lorenzo Motta. Grazie a esso è possibile ricevere una consulenza gratuita legale e medica.

    Consulenza Uranio impoverito assistenza legale
    Indice

  • I diritti delle vittime di uranio impoverito

  • Le indagini della Commissione Parlamentare

  • Tempo di lettura: 5 minuti

    Il dipartimento uranio impoverito assistenza legale

    L’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA tutelano i militari delle Forze Armate che subiscono dei danni biologici per esposizione a sostanze cancerogene. Tra queste ci sono l’amianto, le radiazioni ionizzanti alfa, beta e gamma, e, in particolare, l’uranio.

    Per tali motivi, il Prof. Giancarlo Ugazio ha approfondito i danni alla salute provocati dall’uranio impoverito.

    La tutela legale vittime uranio impoverito

    Con riferimento a uranio impoverito assistenza legale, uno degli impegni più importante è quello dei riconoscimento della causa di servizio. In modo particolare, per coloro che subiscono dei danni biologici, come le leucemie, il linfoma di Hodgkin e anche il mesotelioma.

    Infatti, le radiazioni hanno un ruolo anche nell’insorgenza del mesotelioma. Per questi motivi, è stato istituito il dipartimento per l’assistenza delle vittime dell’uranio impoverito. Il dipartimento ha tra le sue primarie finalità, quella di tutela delle vittime. È vittima colui che subisce un danno, in questo caso, quello biologico. Questo tipo di danno consiste nella lesione dell’integrità psicofisica ed è riservato anche ai familiari in caso di decesso.

    Vittime del dovere uranio impoverito assistenza legale

    Con il riconoscimento della causa di servizio, sussiste anche il diritto ad altre prestazioni, come l’equo indennizzo e la pensione privilegiata. Inoltre si ha diritto allo status di vittima del dovere, quantomeno per equiparazione, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005 e all’art. 1 del D.P.R. 243/2006.

    Il riconoscimento dell’equiparazione a vittima del dovere si lega alla giurisprudenza della Corte di Cassazione:

    • Cassazione Civile, Sezione lavoro, n. 4238/2019;
    • Cass. Civile, Sezione lavoro, n. 20446/2019 
    • Cassazione, VI sezione civile, n. 14018

    È, quindi, fondamentale l’esposizione non cautelata a cancerogeni. Siamo di fronte, infatti, a condizioni ambientali e operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006

    Uranio impoverito: assistenza legale per risarcimento danni

    Nel caso di danni biologici della vittima, le prestazioni previdenziali sono un indennizzo. Per tali ragioni, sussiste anche il diritto all’integrale risarcimento dei danni. Infatti i danni risarcibili sono di natura patrimoniale (danno emergente e lucro cessante) e non patrimoniale (danno biologico, morale ed esistenziale).

    In più, in caso di decesso o di gravi infermità, ci sono anche i danni dei familiari iure proprio, che si aggiungono a quelli iure hereditario. Recentemente, secondo il Tribunale di Roma, sentenza 567/2023, la violazione delle regole cautelari e degli obblighi di cui art. 2087 c.c. sancisce l’obbligo del risarcimento del danno. Si applica il criterio del “più probabile che non“. 

    Uranio impoverito assistenza legale

    Commissione Parlamentare Uranio Impoverito: le novità

    Uranio impoverito assistenza legale
    Commissione parlamentare di inchiesta sull’Uranio Impoverito, pagina introduttiva della relazione

    In questa seconda relazione le indagini della Commissione hanno spaziato anche su altre condizioni di rischio cui sono stati esposti i nostri militari in missione.

    Sui casi di morte e di gravi malattie che hanno colpito il personale italiano impiegato in missioni militari all’estero … e somministrazione di vaccini … utilizzo di proiettili all’uranio impoverito…”.

    Infatti la condizione di rischio è legata all’esposizione “a particolari fattori chimici, tossici e radiologici…somministrazione vaccini” e alla presenza di amianto. I documenti sono stati trasmessi all’Autorità Giudiziaria, in particolare agli uffici “della Procura competenti e, in due circostanze, per conoscenza anche alla Procura generale militare”.

    Epidemia di linfomi vittime proiettili all’uranio impoverito

    Tra i militari impegnati nelle missioni di pace in Bosnia e Kosovo, sono risultati numerosi casi di cancro. Infatti sono stati evidenziati numerosi e statisticamente rilevanti linfomi di Hodgkin. Sulla base dei dati epidemiologici e biologici, è stato possibile ampliare la considerazione di radioprotezione, sia con riferimento al personale militare, che alla popolazione dei Balcani.

    Questa tematica, è stata approfondita anche dalla monografia IARC in materia di uranio impoverito.

    Rischi nelle Forze Armate, Polizia e Vigili del Fuoco

    La Commissione d’inchiesta è riuscita a portare alla luce anche “molteplici e temibili i potenziali rischi cui sono esposti lavoratori e cittadini nelle attività svolte dalle Forze Armate, ma anche dalla Polizia di Stato e dai Vigili del Fuoco, come l’esposizione ad amianto, uranio impoverito, vaccini ma non solo, anche ad esempio quel killer silenzioso che è la seconda causa di tumore polmonare, il radon”.

    “Rischi minacciosi gravano persino su caserme, depositi, stabilimenti militari: sia deficienze strutturali (particolarmente critiche nelle zone a maggior sismicità), sia carenze di manutenzione, sia materiali pericolosi come l’amianto, la cui presenza ha purtroppo caratterizzato navi, aerei, elicotteri. Tanto è vero che la Procura della Repubblica di Padova è giunta ad accertare che solo nell’ambito della Marina Militare 1101 persone sono decedute o si sono ammalate per patologie asbesto-correlate (circa 570 i mesoteliomi)”.

    ONA news TV uranio impoverito

    ONA news TV è la trasmissione dell’ONA. Questa è stata istituita per informare e formare i cittadini in materia di uranio impoverito, amianto e altri cancerogeni. Nella quarta puntata “Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani”, è stato trattato l’argomento dell’uranio impoverito.

    ONA News: Uranio impoverito

    Consulenza gratuita e tutela legale per le vittime

    L’ONA mette a disposizione delle vittime e dei loro familiari servizi di assistenza medica e assistenza legale. Per avere maggiori informazioni e tutelare i propri diritti basta chiamare il numero verde o compilare il form.

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    Uranio impoverito Colonnello Calcagni

    Uranio impoverito
    Uranio impoverito

    Uranio impoverito Colonnello Calcagni. Il comitato presieduto dall’on. Gian Piero Scanu ha verificato ormai, sul piano giuridico, il nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’Uranio Impoverito e le neoplasie che sono insorte tra i militari. Tumori che hanno provocato 352 morti e oltre 7mila malati tra coloro impegnati, sia nelle missioni all’estero, che sul territorio Italiano. Ad esempio, la Penisola Delta del Poligono di Capo Teulada, in Sardegna.

    Uranio Impoverito: relazione finale Commissione Parlamentare

    La relazione è passata con dieci voti a favore e due contro, quelli di Elio Vito (Fi) e di Mauro Pili (Misto). La decisione della Commissione è stata aspramente contestata dagli ambienti militari che insistono nel negare il nesso causa-effetto.

    I contenuti della relazione illustrati in conferenza stampa da Scanu, nella quale sono state rilevate “sconvolgenti criticità” relative alla sicurezza e alla tutela della salute dei militari, saranno trasmessi alla procura di Roma perché valuti eventuali ipotesi di reato.

    Il Colonnello Carlo Calcagni: la contaminazione da uranio

    Per commentare questo risultato, abbiamo raggiunto il colonnello Carlo Calcagni (uranio impoverito Colonnello Calcagni), ricoverato da dodici giorni alla clinica Breakspear Medical di Londra, unico centro in Europa che cura la contaminazione da metalli pesanti e la MCS (Sensibilità Chimica Multipla), come certificato dal consolato italiano nel Regno Unito.

    Calcagni risulta in servizio iscritto nel Ruolo d’Onore perché le sue patologie sono state

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    Colonnello Ruolo d’Onore Carlo Calcagni

    riconosciute per causa di servizio, contratte durante una missione internazionale di pace, peacekeeping, all’estero.

    Nel 1996 Calcagni è partito per i Balcani, unico pilota del contingente italiano, per attività di soccorso e di pattugliamento. Ha ottenuto un encomio solenne per aver portato a termine tutte le missioni, anche in situazioni di grave pericolo (uranio impoverito Colonnello Calcagni).

    Colonnello, come commenta questo risultato?

    “Siamo oggi a una svolta, almeno sulla carta, in maniera inattesa questa ennesima Commissione ha prodotto un documento di una rilevanza notevole in favore di chi, come me, ha svolto il proprio dovere in condizioni di mancata sicurezza, senza tutela alcuna, che si è sentito solo tradito da coloro che avevano il ruolo di difenderci”.

    Cosa si aspetta adesso?

    “Mi auguro, per tutti i colleghi che hanno atteso, per chi ci ha già lasciato, per le famiglie non ascoltate ma lasciate sole con il loro dolore e per me stesso che, nonostante tutto il tempo perduto a lottare contro i mulini a vento, sono grazie a Dio ancora qui a far sentire la mia testimonianza che tutto ciò che è stato documentato e sostenuto in modo forte dalla Commissione parlamentare possa dare avvio a misure più giuste”.

    Qualche timore a proposito?

    “Che non sia, questa, una via per strumentalizzare chi soffre, a fini di potere o vendetta personale. Ma che possa essere davvero la strada che lo Stato ha il dovere di offrire a tutti coloro che hanno pagato con la propria vita il servizio alla nostra Patria”.

    Colonnello, qual è la sua situazione?

    “Dalla biopsia, mi è stata riconosciuta una massiccia contaminazione di metalli pesanti, nanoparticelle di metalli pesanti trovate anche nel DNA”.

    La responsabilità è dei proiettili all’Uranio Impoverito “nel generare le nanopolveri che sono la vera causa di molte forme tumorali”, conferma la commissione di inchiesta nonostante il “negazionismo dei vertici della Difesa e gli assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo”.

    “Gli italiani non avevano munizioni all’UI – risponde il colonnello – ma le avevano i nostri alleati che le hanno usate. In quelle zone noi poi siamo stati impiegati per le operazioni di soccorso anche ai civili. Vedevamo gli americani con protezioni da marziani, avevano anche le mappe topografiche delle zone colpite da proiettili all’uranio depleto; noi non avevamo nessuna protezione e quindi non sapevamo di lavorare in un ambiente contaminato”.

    Crede che i suoi superiori, invece, ne fossero a conoscenza?

    “Da militare non posso pensare che i miei superiori sapessero… a livello politico invece…”

    All’ufficiale in Ruolo d’Onore è stata riconosciuta l’invalidità del cento percento, per neuropatie degenerative con Parkinson e insufficienza respiratoria: è stato operato ai polmoni, per cui Calcagni dorme attaccato a un ventilatore polmonare per l’ossigeno. È sottoposto alle flebo per almeno 4 ore al giorno. È in attesa di trapianto di midollo osseo dal 2010.

    “Ma soprattutto pedala ancora”.

    Un cartello esposto al Breakspear Medical cita: “Medicines, whithout which I do not survive. But it’s a bike that keeps me alive…” (Senza le terapie non posso sopravvivere ma è la bici che mi tiene vivo). Da sempre appassionato della biciletta, anche dopo le sue traversie il colonnello ha partecipato con il Gruppo Paralimpico della Difesa agli Invictus Games (evento sportivo ideato dal principe Harry) a Orlando in Florida, dove ha conquistato tre medaglie d’oro per l’Italia.

    “Ho avuto la fortuna di avere un fisico atletico, sono stato anche paracadutista – ufficiale di complemento a Pisa – questo ha rallentato il diffondersi delle patologie”.

    Lei ha mai chiesto il risarcimento per i danni subiti?

    “Ho chiesto una transazione bonaria, come prevede la legge, nel 2005 ma a oggi non ho ricevuto nessuna risposta”.

    Lo Stato, ha riconosciuto la dipendenza da causa di servizio

    “Mi è stata riconosciuta nel 2005, dalle commissioni mediche militari, anche per il parere espresso dal comitato di verifica del ministero delle Finanze, per il servizio svolto in Bosnia”.

    Ha chiesto risarcimento senza fare causa allo Stato: quindi?

    “Dodici anni dopo la richiesta di risarcimento, soltanto a giugno 2017 e dopo anni di solleciti e interrogazioni parlamentari, lo Stato Maggiore della Difesa, Direzione della Sanità militare, ha risposto che «la mia richiesta non può trovare accoglimento!».

    Senza «motivare» una decisione tanto incredibile che non aveva certamente bisogno di 12 lunghissimi anni per essere presa: indubbiamente soltanto un modo per perdere tempo giocando con la nostra vita.

    Come consulente della precedente Commissione Parlamentare di Inchiesta, ho i documenti che riportano tutte le transazioni che invece tanti militari hanno ottenuto dallo Stato, oltre alle tantissime sentenze con le quali altri hanno ottenuto contestualmente sia il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio, sia il risarcimento del danno”.

    Ricorrerà in giudizio?

    “Adesso mi costringono a ricorrere in giudizio, ma ho perso dodici anni della mia vita; quello che più di tutto alimenta una profonda rabbia in chi come me ha sempre fatto il proprio dovere e salvato tante vite umane, è l’indifferenza dimostrata dai vertici politici, in questi 15 anni di malattia, visto che ho scritto più volte a tutti i presidenti del Consiglio, ministri della Difesa e presidenti della Repubblica, che si sono succeduti nel tempo, senza ottenere, mai, una «qualsiasi» risposta”.

    Grazie colonnello Calcagni, arrivederci.

    Uranio impoverito Colonnello Calcagni: aggiornamento 2020

    Il Colonnello Calcagni è intervenuto alla quinta puntata di ONA TV, nel corso della quale ha ripercorso la sua vicenda.

    Già nella precedente puntata della trasmissione ONA TV Uranio impoverito, la dura battaglia dei militari italiani”, si è discusso della questione uranio impoverito.

    La storia e la problematica dell’uranio impoverito è stata trattata anche da Lorenzo Motta, coordinatore del dipartimento di tutela. Il Colonnello Calcagni è membro d’onore anche dell’ONA e socio onorario. L’epidemia Covid ha impedito la cerimonia di consegna della tessera onoraria.

    Nel corso della quarta puntata di ONA TV sono state affrontate le problematiche legate anche ai vaccini. Le nanoparticelle, le radiazioni, ed ogni altro rischio legato ai proiettili con uranio impoverito, sono state affrontate anche dal Dott. Pasquale Montilla.

    ONA News: Uranio impoverito

    Uranio impoverito e altri cancerogeni: Commissione parlamentare

    Uranio impoverito - commissione parlamentare
    Uranio impoverito

    Amianto, uranio impoverito, ma anche radon e altri cancerogeni sono stati presi in esame dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’uranio impoverito istituita con delibera della Camera dei Deputati il 30 giugno 2015. La relazione finale, del 7 febbraio 2018, ha finalmente accertato il nesso causale tra l’esposizione all’uranio impoverito e ad altri metalli pesanti e alcune malattie.

    I primi casi di neoplasie risalgono all’ultimo periodo degli anni ’90, quando i primi soldati iniziarono ad ammalarsi dopo essere stati nei Balcani in diverse missioni di pace. La Commissione parlamentare d’inchiesta, infatti, ha sottolineato anche, purtroppo, un sistema per minimizzare i rischi ed eludere le responsabilità.

    “Sconvolgenti criticità in Italia e nelle missioni all’estero”

    “Nel settore primario della sicurezza e della salute sul lavoro – si legge nella relazione finale – la Commissione d’inchiesta, grazie alle penetranti metodologie investigative adottate, ha scoperto – dietro le rassicuranti dichiarazioni rese dai vertici dell’Amministrazione della Difesa e malgrado gli assordanti silenzi generalmente mantenuti dalle Autorità di Governo pur esplicitamente sollecitate – le sconvolgenti criticità che in Italia e nelle missioni all’estero hanno contribuito a seminare morti e malattie tra i lavoratori militari del nostro Paese”.

    “Due anni – si legge in un altro stralcio della relazione finale – sono durate le sistematiche ed approfondite indagini da parte della Commissione d’inchiesta. Questi due anni di investigazioni a tutto campo sono valsi a riannodare in una trama unitaria i diversi fili scoperti, e, in particolare, hanno consentito di fare finalmente piena luce sugli otto meccanismi procedurali e organizzativi che oggettivamente convergono nel produrre il duplice effetto di offuscare i rischi incombenti su militari e cittadini e nel contempo di arginare le responsabilità dei reali detentori del potere”.

    Relazione della Commissione parlamentare Uranio Impoverito

    Anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, è stato audito dalla Commissione parlamentare, il 06.12.2017. L’avvocato ha espresso apprezzamenti nei confronti dei lavori e prestato la sua esperienza, in particolare sul fenomeno amianto, ma anche per quanto riguarda l’uranio impoverito e le vittime del dovere.

    Il presidente Ona ha, in quella sede, confermato i dati epidemiologici riportati nella relazione del 19/07/2017. Ha quindi chiesto l’immediata bonifica dell’amianto ancora presente nelle navi e nelle installazioni a terra della Marina Militare, nelle altre Forze Armate e nel comparto sicurezza.

    Allarmanti sono i dati epidemiologici, soprattutto in riferimento ai casi di patologie asbesto correlate.

    Difatti, rispetto ai 126 casi di mesotelioma, quelli censiti sia dalla commissione che dall’Osservatorio Nazionale Amianto, erano almeno 570. Con un’incidenza non inferiore a 2.000 casi, tenendo presenti tutte le patologie asbesto correlate

    Quali sono le patologie da cui difendersi?

    Quando parliamo di malattie asbesto correlate si fa riferimento a mesotelioma, tumore al polmone e altri tumori del tratto gastro intestinale.

    Inoltre, vi sono: asbestosi, ispessimenti pleurici e placche pleuriche, identificate come patologie infiammatorie da amianto.

    In quella sede, l’avvocato Bonanni ha anche stigmatizzato l’estrema lentezza della macchina burocratico amministrativa nell’istruttoria delle domande di riconoscimento di causa di servizio e di vittima del dovere.

    Inoltre, il Presidente ONA aveva sottolineato il fatto che la sorveglianza sanitaria non fosse stata ancora istituita in modo incisivo. Anche alla luce dell’epidemia di patologie asbesto correlate.

    Le conclusioni riportate nella relazione dello scorso luglio della Commissione Uranio Impoverito’ erano state quindi condivise. Dopodiché era stato apprezzato anche l’impegno dell’On.le Paola Boldrini, vicepresidente della Commissione d’Inchiesta ‘Uranio Impoverito’.

    Le conclusioni della commissione uranio impoverito gettano un’ombra ancora più funesta sull’operato delle Forze Armate in materia di tutela della salute e dell’incolumità del personale civile e militare.

    Commissione parlamentare Uranio Impoverito: rischi militari

    Nella relazione finale la commissione parlamentare che ha indagato sull’uranio impoverito e sull’amianto, ha concluso che solo per l’esposizione ad asbesto sono deceduti o si sono ammalati 1.101 militari nella sola Marina Militare.

    Va giù pesante la commissione parlamentare d’inchiesta. Mentre le Forze Armate replicano alle accuse di “negazionismo” e alla “strategia di sistematica sottostima”. Successivamente vengono negati anche il numero di decessi tra gli appartenenti alle Forze Armate.

    Invece, quelli registrati nella relazione finale della Commissione d’inchiesta (legati anche alla somministrazione dei vaccini), sono tanti: 236 ammalati e 97 deceduti per leucemia; 27 ammalati e 3 morti per tumori del sistema linfatico. E ancora 846 ammalati e 91 deeduti per linfomi, 22 ammalati e 3 morti per neoplasie del sangue. Infine 118 ammalati e 21 deceduti per neoplasie dei tessuti molli. In totale 215 vittime.

    L’On.le Giampiero Scanu (PD) ha inoltrato gli atti della commissione alla Procura di Roma.

    Nel frattempo l’impegno dell’Osservatorio nazionale amianto prosegue sia in sede penale che in sede civile. L’associazione lotta anche di fronte alla Magistratura del Lavoro nei molteplici procedimenti in corso. Procedimenti finalizzati a ottenere la tutela delle vittime dell’amianto e dell’uranio impoverito.

    Aggiornamento danni uranio impoverito 2021

    L’Ona ha dato vita all’Osservatorio vittime del dovere che ha la finalità di agire in sinergia per la tutela giuridica. Si assicura in questo modo la tutela legale delle vittime e dei superstiti.

    Le vittime subiscono, infatti, un danno biologico e quindi hanno diritto al riconoscimento della causa di servizio. Così come pure al riconoscimento dello status di vittima del dovere. Queste prestazioni previdenziali, tuttavia, non esauriscono i diritti delle vittime.

    Sussiste a carico del datore di lavoro, in questi casi il ministero della Difesa, l’obbligo di risarcire tutti i danni. Il risarcimento deve essere integrale. In caso di decesso le somme sono liquidate agli eredi. Inoltre, i superstiti hanno diritto anche al risarcimento del danno iure proprio.

    I servizi di assistenza e tutela dell’ONA

    L’Osservatorio nazionale amianto attraverso il servizio di assistenza medica e assistenza legale tutela i lavoratori esposti per ottenere il riconoscimento di vittima del dovere. Con maggiore attenzione alla problematica uranio impoverito.