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mercoledì, Agosto 19, 2026
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Adattamento ai cambiamenti climatici: studio dell’ENEA

Sardegna
Sardegna

Se l’obiettivo della Green economy era di investire di più nella tutela dell’ambiente puntando a una riduzione di anidride carbonica entro un limite accettabile, materia della Blu economy è la ricerca di innovazioni in tutti i settori, per una crescita che rispetti l’ambiente e i suoi limiti.

Uno studio dell’ENEA, per lo sviluppo di un progetto europeo, punta a “determinare percorsi di mitigazione e di adattamento ai cambiamenti climatici efficaci, tenendo conto della strategia europea in materia di decarbonizzazione dell’economia”.

Ue SOCLIMPACT, una nuova ricerca a cui aderisce anche l’Italia

Si chiama Ue SOCLIMPACT la ricerca finanziata dal programma Horizon 2020, cui l’Italia aderisce con ENEA, CMCC (Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici), Università di Bologna e ANCI Sardegna. Il fine dello studio è di “mitigare gli effetti del cambiamento climatico e l’impatto socioeconomico sulle isole di Paesi europei nel periodo 2030-2100, integrando le proiezioni climatiche e i modelli economici attualmente disponibili per l’Europa”.

Nello studio dei cambiamenti climatici l’attenzione principale è rivolta alle zone costiere e, quindi, alle isole in particolare perché sono quelle più a rischio. Soprattutto quelle isole che hanno l’altezza al livello del mare, per le quali, a causa dell’innalzamento delle acque dovuto allo scioglimento dei ghiacci polari, si teme un forte impatto ambientale con le inevitabili conseguenze economiche.

Indagini pilota saranno condotte su un campione di una dozzina di isole e arcipelaghi con ambienti naturali e climatici diversi: Sardegna, Sicilia, Corsica, Baleari, Cipro, Malta, Creta, Madeira, Canarie, Azzorre, Antille francesi e del Mar Baltico.

«All’interno del progetto SOCLIMPACT – spiega Gianmaria Sannino, responsabile del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti dell’ENEA – coordineremo le attività di modellistica climatica e contribuiremo alla definizione di indicatori ambientali innovativi utili a favorire lo sviluppo sostenibile delle isole. Saranno per esempio sviluppati indicatori che terranno conto dell’erosione costiera indotta dai cambiamenti climatici, dell’innalzamento del livello del mare e dell’aumento della temperatura del mare. Le nuove simulazioni climatiche prodotte in SOCLIMPACT andranno inoltre ad ampliare le banche dati internazionali attualmente disponibili».

Il programma del progetto SOCLIMPACT

Tuttavia, nonostante la maggiore vulnerabilità delle isole e la relativa importanza socioeconomica di queste, finora non sono state realizzate proiezioni climatiche attendibili «che possano indicare percorsi di decarbonizzazione e politiche di gestione e tutela degli ambienti naturali e degli ecosistemi in piena armonia con il necessario sviluppo economico delle comunità locali». Una delle cause non certo di secondo piano è «la scarsità di studi di impatto economico specifici per i settori marino e marittimo e la difficoltà di stimare il valore economico di beni immateriali e non commerciabili quali il paesaggio, la biodiversità e i servizi ecosistemici», aggiunge Giovanna Pisacane, ricercatrice del Laboratorio di Modellistica climatica e impatti.

Il programma, quindi, punta a colmare queste lacune e a fornire agli amministratori locali e a tutti gli stakeholder pubblici e privati informazioni più dettagliate ma si propone, anche, di valutare il rapporto costi/benefici di strategie di intervento praticabili e sostenibili, in modo da sviluppare un metodo di riferimento pure per le coste continentali.

Il progetto SOCLIMPACT (DownScaling CLImate imPACTs and decarbonisation pathways in EU islands, and enhancing socioeconomic and non-market evaluation of Climate Change for Europe, for 2050 and beyond) è coordinato dall’Universidad de las Palmas de Gran Canaria e vede la partecipazione complessiva di ventiquattro partner europei.

GAS RADON: MISURA E BONIFICA

Salvatore Valletta
Salvatore Valletta

Il Radon, scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie, è un elemento chimico rappresentato nella tavola periodica dal simbolo Rn.

Tutela legale vittime del gas radon

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avv. Ezio Bonanni hanno istituito la tutela delle vittime del radon.

Questo gas provoca tumore del polmone e altre neoplasie. Per cui é  necessario evitare l’esposizione. Quindi la prevenzione primaria.

Gas radon: i principali dettagli

È un gas radioattivo naturale, incolore e inodore, generato dal decadimento del radio, a sua volta, prodotto dalla trasformazione dell’uranio. Questo gas è presente nelle rocce, nel suolo, nelle acque e nei materiali da costruzione.

Poiché è un gas, i flussi di aria presenti nei suoli possono trasportare il Radon anche a distanze notevoli e passare all’esterno grazie alle faglie. Questo in Puglia, dato il sottosuolo in prevalenza carsico -, che gli permettono di raggiungere abitazioni e ambienti di lavoro. Dove si accumula. Così nel resto d’Italia.

Alte concentrazioni di Radon possono essere nocive alla salute. Secondo statistiche, inalato, è la seconda causa di tumore al polmone dopo quella delle sigarette.

La legislazione sul radon

La direttiva 2013/59/EURATOM del Consiglio Europeo del 5 dicembre 2013, stabilisce le norme di sicurezza relative alla protezione dai pericoli che derivano dall’esposizione alle radiazioni di questo elemento.

In merito a detta tutela, già disciplinata a livello nazionale dal Decreto Legislativo 230/95 e successive modifiche e integrazioni.

La Puglia e la legislazione regionale sul radon

Quindi l 3 febbraio scorso la Regione Puglia ha ratificato la Legge 3 novembre 2016, n. 30.

Nell’incipit: “Norme in materia di riduzione dalle esposizioni alla radioattività naturale derivante dal gas radon in ambiente confinato”.

Poi modificata dalla Legge Regionale n. 36 del 09/08/2017, per quanto concerne gli ambienti aperti al pubblico, comprese le scuole, gli asili nido e le scuole materne. Sono esclusi gli edifici residenziali.

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L’aula di un asilo nido

Entro il 3 febbraio scorso, quindi, soprattutto le attività commerciali hanno dovuto attrezzarsi per evitare sanzioni o addirittura la chiusura dei locali. Con costi notevoli. I lavori di adeguamento, per esempio, possono essere eseguiti solo da tecnici esperti in radioprotezione.

Per ogni locale è necessario applicare un dosimetro ogni 100 metri quadri di superficie, al costo di 20 euro ciascuno, con l’obbligo di eseguire due misurazioni l’anno.

Livello di concentrazione del Radon

Il livello di concentrazione del Radon non deve essere superiore al limite fissato di 300 βq/mc. Se il rilevamento della concentrazione di gas dovesse essere superiore a questo limite, i locali dovranno essere sottoposti a risanamento. Inoltre i lavori non potranno superare i dodici mesi. Dal rispetto di queste e delle restanti norme dipende il rilascio della certificazione di agibilità.

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Il presidente dell’Ordine dei Geologi di Puglia, Salvatore Valletta, a destra

Il 10 aprile a Bari, si è svolto il corso di aggiornamento professionale “Gas Radon: misura e bonifica”. È stato organizzato dall’Ordine Regionale dei Geologi (ORG) della Puglia e dalla Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) con il patrocinio di ARPA Puglia.

Gli obbiettivi di questo incontro sono, innanzitutto, l’aggiornamento dei tecnici sulla gestione del Gas Radon e i rischi della salute. In più, anche gli strumenti e le tecniche di rilevamento e monitoraggio delle concentrazioni ed, infine, gli interventi di bonifica.

“Il corso di aggiornamento professionale si propone di illustrare – oltre agli aspetti geologici – le azioni da intraprendere allo scopo di valutare l’esposizione alla radioattività naturale derivante dal Gas Radon e, dove necessario, i sistemi di mitigazione da adottare per gestirne i rischi connessi”.

Al convegno sono intervenuti esperti del panorama normativo, di radioprotezione, di tecniche di mitigazione, dell’ARPA, dell’ENEA, del CNR e dei geologi.

Tutela legale (aggiornamenti)

Il tumore del polmone causato dalla esposizione a gas radon deve essere riconosciuto dall’INAIL come malattia professionale e quindi indennizzato (malattia professionale radon).

Reggio Calabria: rispetto ambientale

Amianto Reggio Calabria
Amianto Reggio Calabria

Amianto a Reggio Calabria : alla luce del ritrovamento in strada di un serbatoio composto interamente da amianto, Massimo Alampi rappresentante dell’Osservatorio Nazionale Amianto Reggio Calabria, ha cercato di invitare le autorità competenti e la popolazione locale ad avere un maggior rispetto per l’ambiente e soprattutto per la propria salute.

Il serbatoio è stato trovato su una strada percorsa da centinaia di macchine ogni giorno; lasciato così alla vista di tutti, il serbatoio presentava anche uno stato avanzato di decomposizione, che aumenta i rischi di contagio visto che le fibre di amianto sono così lasciate libere di fuoriuscire e liberarsi nell’aria aperta.

Alampi ha abbracciato la causa della lotta contro l’amianto dopo aver perso il padre, deceduto per aver contratto una patologia asbesto correlata e questo spiega la premura e l’apprensione con le quali Massimo si impegna ogni giorno accanto all’Osservatorio Nazionale Amianto.

Nonostante la comprovata presenza di amianto nella città di Reggio Calabria, il progetto di bonifica e mappatura dei siti contaminati sul territorio, trova continuamente ostacoli allontanandosi sempre di più dall’obiettivo principale, quello di tutelare la salute umana dai rischi amianto.

Come spiega il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, l’esposizione alla fibre killer provoca terribili patologie: mesotelioma, cancro al polmone, asbestosi, placche pleuriche etc..

È proprio a causa di questi rischi che le istituzioni dovrebbero iniziare a riflettere su un piano concreto di risoluzione alla problematica.

L’amianto non è uno scherzo e continua a mietere vittime in tutto il Paese, c’è bisogno di attenzione sul problema e soprattutto occorre fare molta prevenzione, educare le persone sull’argomento e far conoscere ogni dettaglio della situazione.

Amianto Reggio Calabria: possibili soluzioni

Vista la presenza di numerosi siti contaminati in tutta la Calabria, è stato avviato un Piano Regionale Amianto Calabria (PRAC).

Il PRAC è nato come progetto a carattere temporaneo, intento a delineare una completa mappatura dei siti contaminati da amianto nel territorio calabrese.

La prevenzione è da sempre l’arma più efficace, è dimostrato che con una maggiore consapevolezza dei rischi in cui si incorre, è possibile formulare le soluzioni da adottare per la risoluzione della questione.

Una mappatura dei siti contaminati del territorio calabrese è stata già iniziata da ARPACAL (Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria), sarebbe utile unire i dati di questa a quelli del PRAC, in modo da riuscire ad avere un’idea migliore e più concreta delle zone da bonificare e tenere sotto controllo.

Regione Calabria: divisa tra spazi verdi e capannoni di amianto

La Calabria è definita da molti una delle regioni italiane con maggiore patrimonio culturale e paesaggistico.

Ci basta pensare alle stradine dei paesini arroccati sulla Sila, ricchi di storia e tradizioni, ai sapori e ai profumi inebrianti, ai laghi e agli immensi spazi verdi che sembrano uscire da un libro delle favole ma purtroppo passeggiando per le strade di Reggio Calabria è possibile imbattersi anche nei fantasmi di vecchi capannoni, stabilimenti in cui è visibile agli occhi di tutti la presenza di amianto nei tetti delle strutture.

È proprio il coordinatore ONA Reggio Calabria a denunciare la presenza di due pericolosi siti contaminati, posizionati rispettivamente uno in periferia del capoluogo e l’altro più vicino al centro nevralgico della città.

Il primo stabilimento, di enormi dimensioni, forse quello che presenta la situazione più preoccupante, è situato nella frazione di Salice Calabro.

È quasi impossibile credere che al posto di quello che adesso sembra un rudere, un tempo sorgeva un’importante azienda per la lavorazione degli agrumi; la struttura si mostra fatiscente e la tettoia di eternit è visibilmente in stato di decomposizione.

Secondo alcune testimonianze, in zona ci sono stati molti decessi causati di malattie respiratorie e solo grazie all’impegno dell’ONA si è riusciti a comprendere che queste patologie erano strettamente correlate alla presenza dell’asbesto.

Eternit: siti contaminati a Salice Calabro

Il secondo sito contaminato è facilmente rintracciabile, si trova nei pressi del centro della città e si tratta di un grande capannone anche questo con il tetto interamente rivestito di eternit.

Il paradosso sta nel fatto che l’edificio si trova proprio accanto a una caserma dei carabinieri ma la pericolosità della situazione sembra essere presa sotto gamba anche dalle forze dell’ordine che, forse, ignorano che il pericolo è imminente anche per la loro salute.

Alampi difronte a una situazione così fuori controllo, ha dimostrato di avere le idee ben chiare, sulle possibili iniziative utili alla risoluzione del problema.

«La percezione è che la gente sia spaventata dai costi necessari alla bonifica. Così cerca a modo proprio di disfarsi dell’amianto nella maniera più errata, abbandonando i rifiuti di amianto per strada, alla presenza di adulti e bambini, mettendo a rischio la di questi»,  prosegue il nostro coordinatore,  con un velo di tristezza negli occhi. «Una possibile soluzione sarebbe cercare di adottare politiche economiche che non si limitino alle sole detrazioni fiscali ma bensì ad azioni economiche più concrete che vadano incontro alla gente».

La situazione amianto Reggio Calabria, si dimostra difficile da affrontare ma speriamo che queste parole arrivino al cuore della gente e che le istituzioni decidano di azionare degli aiuti concreti nei confronti di chi vuole fare la differenza, di chi vuole denunciare e combattere la battaglia contro l’amianto e di chi è stanco di vedere la propria terra morire.

Amianto in COTRAL: arriva la condanna al risarcimento danni

amianto killer alla COTRAL

Condanna della CO.TRA.L al risarcimento danni

Amianto in COTRAL: arriva oggi la notizia della condanna della CO.TRA.L, al risarcimento danni nei confronti dei familiari di una vittima amianto. La sentenza è stata pubblicata oggi dal Tribunale di Roma, sezione lavoro, nel dettaglio, dal giudice Alessandra Trementozzi.

V.C. era impiegato nella società di trasporto pubblico del Lazio e si è ammalato di cancro polmonare a causa della presenza di amianto nell’azienda. Il cancro polmonare è una delle patologie asbesto correlate più aggressive, attacca il sistema respiratorio e può essere combattuto solo grazie ad una buona prevenzione.

Le indagini a supporto delle teorie dell’ONA

Le indagini hanno dimostrato l‘origine professionale della malattia, in quanto lo stesso V.C.  è stato esposto a polveri e fibre di amianto, durante il servizio svolto presso la società laziale, dove ha lavorato come meccanico dal 1981 a fine 1992. Sono molti i lavoratori che purtroppo presentano una storia simile, ma la magistratura italiana sembra aprire solo poco alla volta gli occhi sull’argomento amianto.

La battaglia legale è stata condotta dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amiantoche ha intentato anche un’altra causa, in attesa degli esiti del rito del lavoro, per la quale la COTRAL sarà chiamata a risarcire anche i danni subiti dalla vedova e dagli orfani.

«Quella di oggi è una vittoria storica poiché è stato riconosciuto che l’amianto in CO.TRA.L. era ed è dannoso per la salute umana e poiché il caso di V. C. non è l’unico ma sono molti altri i dipendenti CO.TRA.L. che hanno subiti danni alla salute, l’ONA, attraverso lo Sportello Nazionale Amianto, è a disposizione di tutte le vittime, in particolare nel contesto della città di Roma, che vogliano chiedere il risarcimento dei danni» dichiara con soddisfazione il legale della famiglia della vittima.

Le opinioni sulla pericolosità dell’amianto

Sul grado di pericolosità dell’amianto nel mondo del lavoro, esistono opinioni discordanti.

Ad esempio il Prof. Francesco Tomei, luminare della celebre università La Sapienza di Roma, afferma che l’amianto presenti un certo livello di pericolosità, ma che nel concreto non rappresenti una vera e propria minaccia per la salute umana. A questa tesi si contrappone  il CTU (consulenti tecnici d’ufficio)  del Tribunale di Roma, Dott. Cavalli, che afferma non solo che l’amianto rappresenta un pericolo mortale per l’organismo umano ma che nei casi in cui la vittima fosse un fumatore,  come in quello del sig. V.C., “l’amianto determina un potenziamento degli effetti cancerogeni”.

V.C. non è stato un caso isolato, l’amianto era presente nell’azienda COTRAL ed è tuttora presente in molte strutture pubbliche e grandi società, o addirittura in ambito militare e delle forze dell’ordine. Come nel caso dell’ex finanziere Antonio Dal CinVittima del dovere, che alla luce della sentenza emanata oggi dichiara: «Non comprendo come possa un illustre cattedrato come il Prof. Francesco Tomei, professore di Medicina del Lavoro de La Sapienza, negare la pericolosità dell’amianto per la salute umana e tentare di impedire la giustizia per il decesso di questi lavoratori, in particolare di V. C. L’amianto, invece, è un potente cancerogeno e ci auguriamo che ora anche tutte le altre vittime, in particolare tutti gli altri lavoratori ammalati e i famigliari di quelli deceduti possano ottenere giustizia»

Nonostante questa significhi per le vittime amianto un’importante vittoria, il percorso verso la risoluzione dell’intera problematica è ancora lungo e tortuoso.

«È senza ombra di dubbio una grande soddisfazione riuscire a far ottenere una proficua somma ai familiari della vittima – conclude Bonanni -, tuttavia l’obiettivo principale è quello di riuscire ad evitare che si ripetano episodi del genere».

Clima: A Venezia il Parco Scientifico VEGA

Cambiamenti climatici
Cambiamenti climatici

Nasce il centro di ricerca sui cambiamenti climatici in Italia

Si chiama CMCC@Ca’Foscari e nasce dalla partnership strategica tra la Fondazione CMCC – Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici e l’Università Ca’ Foscari Venezia.

Come sede è stato prescelto il Parco Scientifico e Tecnologico di Marghera Venezia, VEGA. Climatologi, economisti, chimici e statistici lavoreranno insieme per portare a termine ricerche nazionali e internazionali sull’interazione tra clima, ambiente, economia e società. Intento dei lavori supportare la costruzione di politiche che mirano ad affrontare i cambiamenti climatici.

Clima
Antonio Navarra, a sinistra e Michele Buglisi

«Questo progetto moltiplicherà i nostri risultati – spiega Michele Bugliesi, Rettore dell’Università Ca’ Foscari Venezia -. Questa sede è un grande asset per la città perché posto in un luogo strategico. Sarà, insieme al campus scientifico, un’area vasta che farà moltiplicare la valenza delle nostre attività. È un passaggio importante per i giovani e per la città».

La partnership sottoscritta oggi tra Ca’Foscari e CMCC è «di grande valore strategico che consente di creare una realtà altamente innovativa in cui un ampio team di scienziati lavora a stretto contatto con le più importanti istituzioni internazionali», afferma Antonio Navarra, presidente Fondazione CMCC.

Il sodalizio tra i due enti suggella un’alleanza ingegnosa nata diversi anni fa tra la più importante realtà di ricerca sul clima di una università italiana e una infrastruttura tecnologica, con sede a Lecce, dotata di un supercomputer, tra i più potenti in Europa tra quelli dedicati ai modelli di previsione del clima. «Lo studio dei cambiamenti climatici – continua Navarra – è sempre più determinante per capire che forma avrà il mondo del futuro, come saranno le nostre economie, le nostre società, quali saranno i problemi che avremo di fronte e quali scelte avremo a disposizione per risolverli».

Al progetto lavoreranno gomito a gomito i gruppi di ricerca della CMCC e quelli del Dipartimento di Scienze Ambientali, Informatica e Statistica e del Dipartimento di Economia della Ca’ Foscari.

La ricerca e le analisi di CMCC@Ca’Foscari

La ricerca spazierà dal paleoclima all’analisi degli impatti dei cambiamenti climatici, dalla gestione delle risorse idriche a quella dell’energia, alla gestione del rischio da disastri naturali, dalle valutazioni economiche delle conseguenze del cambiamento climatico alle relative proposte di policy, sia a livello nazionale sia internazionale. I laboratori e le attrezzature scientifiche sono dotati di una varietà molto ampia di strumentazioni avanzate per le indagini chimiche, chimico-fisiche, biologiche e geochimiche.

Il lavoro si svilupperà in una serie di ambiti «che richiedono tutti un alto livello di collaborazione tra discipline diverse – espone Carlo Barbante, direttore dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Idpa-Cnr). Uno dei punti innovativi e di forza del nuovo centro è dove si sviluppano, ad esempio, analisi a supporto della Commissione Europea per la gestione del rischio derivante da disastri naturali ed eventi estremi».

Tra le iniziative congiunte del CMCC@Ca’Foscari il rilascio del dottorato in Science and Management of Climate Change, unico nel suo genere, sia in Italia sia nel panorama internazionale, perché unisce scienza ed economia dei cambiamenti climatici. Integrato al dottorato il nuovo Master of Research in Science and Management of Climate Change, che da quest’anno arricchisce l’offerta formativa gestita dalla Challenge School di Ca’Foscari.

Ventiquattro le nazionalità di dottorandi e masterini, di cui un terzo proviene da Paesi extraeuropei, che per la prima volta assisteranno insieme alle lezioni tenute da docenti di Ca’ Foscari, da ricercatori della CMCC e altri enti di ricerca nazionali e internazionali.

La finanza climatica avrà sempre maggiore rilevanza e attenzione su scala nazionale e globale.

I trasferimenti finanziari per realizzare misure di adattamento ai cambiamenti climatici e gli investimenti in progetti, infrastrutture, tecnologie, iniziative finalizzate ad azzerare le emissioni di gas a effetto serra, dall’efficienza energetica alle fonti rinnovabili, sono un ambito di lavoro decisamente innovativo del CMCC@Ca’Foscari.