La Dott.ssa Clotilde Fierro Presidente della sezione lavoro della Corte di Appello di Torino, , in riforma della sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Asti ha condannato il Ministero della Difesa a pagare, in favore della vedova A.T. e della figlia minore C.F., la speciale elargizione complessiva di 200.000 euro, nonché, in favore di ciascuna, l’assegno vitalizio nella misura mensile di 500,00 euro e lo speciale assegno vitalizio di 1.033,00 euro.
Riconoscimento della qualità di vedova e orfana di vittima del dovere
La Corte di Appello, quindi, ha riconosciuto la vedova e l’orfana, rispettivamente figlia di vittima del dovere alle Sig.re A.T. e C.F., a seguito del decesso – per mesotelioma pleurico – del Sig. C.S., che ha prestato servizio militare presso la Marina Militare Italiana/Ministero della Difesa, incorporato in data 18.11.1971 e congedato con la qualifica di “specialista di leva” in data 17.10.1973, in esposizione ad amianto.
L’Osservatorio Nazionale Amianto rappresenta molte delle vittime del dovere, ovvero di orfani di vittime del dovere, ed ha costituito uno specifico dipartimento con un servizio di assistenza medica e legale per la tutela di tutti i diritti delle vittime, le quali possono chiederne il supporto, sia attraverso lo sportello telematico o gli appositi dipartimenti come quello dedicato al riconoscimento di “Vittime Del Dovere“, che con il n. verde 800034294.
“Giustizia è fatta. La Corte di Appello di Torino ha riconosciuto che la morte di C.S. è riconducibile all’attività di servizio in Marina Militare, in particolare nel veliero Amerigo Vespucci, nave scuola che aveva componentistica in amianto.
Vittime del dovere: la punta dell’iceberg
Sono almeno 530, fino al 2015, i casi di mesotelioma tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare, e molti altri casi si sono aggiunti e si tratta della punta dell’iceberg, perché sono almeno 3000 i decessi in Marina Militare per esposizione ad amianto.
Chiediamo, ancora una volta, al Governo, di porre fine al contenzioso e di riconoscere le prestazioni di vittima del dovere a coloro che sono deceduti per esposizione ad amianto, ovvero ai loro familiari, e il risarcimento di tutti i danni, nessuno escluso”, dichiara Ezio Bonanni, difensore della famiglia di C.S., componente della Commissione Nazionale Amianto del Ministero dell’Ambiente e Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
I diritti negati degli orfani vittima del dovere
Sono diverse le Corti di merito che riconosco i diritti che spettano agli orfani di vittima del dovere, anche se non erano più a carico fiscale, al momento della morte del familiare.
Tuttavia, in alcuni casi, i Ministeri, tra cui il Ministero della Difesa, possono rigettare la domanda dei figli non a carico, se è già stata corrisposta la prestazione al congiunto. Questa posizione si fonda su art. 6 della L. 466/1980 e su SS.UU. 22753/2018.
Rifarsi a queste normative, però, è infondato, come sostiene l’Avv. Bonanni e come reputano anche le sentenze di varie Corti. Per esempio, la Corte di Appello di Genova, in funzione di Magistratura del lavoro, n. 575/2019 ha ritenuto, infatti, non applicabile l’art. 6 della L. 466/1980 perché fa riferimento alla sola speciale elargizione.
Di recente anche la Corte di Cassazione si è pronunciata riguardo la problematica riguardante gli orfani non a carico fiscale. Ma, nell’Ordinanza interlocutoria Civile Sez. 6 Num. 15224 del 2021, ha precisato di non aver ancora assunto una posizione.
Ricerca cura mesotelioma: la terapia e cura di queste neoplasie è una delle finalità dell’Ona. L’associazione, Infatti, ha costituito un pool di medici volontari, impegnati anche nella ricerca della cura del mesotelioma.
Ricetta cura mesotelioma: le prospettive
Il mesotelioma, classica patologia asbesto correlata monofattoriale e dose dipendente. L’Osservatorio Nazionale Amianto ONA ha costituito dipartimento di ricerca sul mesotelioma. Così con la finalità della terapia e cura di questi tumori amianto.
Bonanni: “ricerca con scienziati liberi ed indipendenti”
Negli ultimi anni, il numero dei casi di mesotelioma è in continuo aumento, nelle forze armate come tutti gli altri settori. In particolare è in corso un epidemia di mesoteliomi tra i dipendenti della Marina Militare, in particolare coloro che hanno prestato servizio imbarcati nelle unità navali.
Anche coloro che hanno prestato servizio nelle basi Arsenal izie hanno subito una pesante esposizione alle fibre di asbesto. Per cui l’epidemia e è elevata anche tra coloro che hanno prestato servizio negli arsenali. La Spezia a Taranto, da Augusta a La Maddalena; piuttosto che delle Ferrovie dello Stato.
L’Avv. Ezio Bonanni é autore de “Libro bianco delle morti di amianto in Italia” (19.06.2018). In questa sua pubblicazione, il presidente Ona ribadisce la necessità di giungere al più presto Alla completa messa in sicurezza di siti contaminati. Solo in questo modo sarà possibile arrestare l’epidemia e poi sconfiggere definitivamente tutte le patologie asbesto correlate.
L’Avv. Ezio Bonanni è autore della pubblicazione, che è il vademecum per la tutela dei lavoratori e cittadini esposti e vittime del mesotelioma.
In più evidentemente di tutte le vittime dell’amianto, rispetto al quale il mesotelioma e la cosiddetta patologia sentinella. La guida scritta dall’avvocato Ezio Bonanni contiene i riferimenti specifici delle ultime ricerche sulla cura del mesotelioma, oltre alla guida per la tutela legale. In questo modo posso essere tutelati tutti cittadini e prima di tutti coloro che sono vittime del mesotelioma dell’amianto.
Prevenzione primaria: prima ancora della ricerca mesotelioma
Il cavallo di battaglia dell’ONA e dell’Avv. Ezio Bonanni, per sconfiggere l’epidemia da patologie asbesto correlate è la prevenzione primaria: “evitare ogni forma di esposizione ad amianto e ad altri cancerogeni. Perché cspesso agiscono in sinergia, e si potenziano l’uno con l’altro. Cosi, dal fumo di sigaretta fino al benzene, oltre all’amianto e senza dimenticare l’uranio impoverito.
Abbiamo la necessità che ci sia una tutela effettiva e perciò stesso efficace della salute, secondo i criteri voluti dal legislatore. Perché sono sanciti nell’art. 32 della Costituzione. Dunque è per questo che il criterio esplicativo dell’ONA è quello della prevenzione primaria.
Confidiamo anche nella ricerca e quindi nell’operato del Prof. Marcello Migliore e degli altri scienziati”. Questa é la posizione dell’Avv. Ezio Bonanni, pioniere della difesa delle vittime dell’amianto in Italia.
Mesotelioma: l’informazione oltre alla ricerca
Quando ancora nel nostro Paese il rischio amianto era conosciuto soltanto nella ristretta ricerca medica e delle imprese. Infatti Il rischio è stato occultato. C’è stato chi senza scrupoli ha esposto milioni di lavoratori e cittadini ad asbesto, financo nelle scuole e negli ospedali.
L’Avv. Ezio Bonanni trovò il coraggio di denunciare pubblicamente la cancerogenicità dell’amianto, sulla scia delle ricerche del Prof. Irvin Selikoff. Ancora, in Italia, del Prof. Maltoni, piuttosto che del Prof. Enrico Vigliani, indimenticato medico del lavoro.
Secondo le stime (al ribasso per altro) ogni anno si registrano mediamente circa 6000 decessi provocati da malattie asbesto-correlate, causate dall’esposizione lavorativa, ambientale o accidentale con le fibre del minerale.
Oltre alla inestimabile perdita in temine di vite umane, vengono spesi 2 miliardi di euro l’anno per previdenza, bonifiche e ricerca.
Dove finiscono i soldi pubblici per l’amianto?
Con quale criterio vengono elargiti finanziamenti per la ricerca cura mesotelioma?
Come vengono monitorati i flussi di denaro a fronte di attività di ricerche (in questo caso mai avvenute?)
Le domande meritano un serio approfondimento.
A condurci per mano nella delicata inchiesta (a puntate) sarà L’avv Ezio Bonanni, uno dei massimi esperti mondiali nel campo del mesotelioma.
L’obiettivo è quello di portare alla luce alcune vicende che ci aiuteranno a capire ciò che accade quando ci sono in ballo ingenti somme di danaro.
Richiesta di trasparenza (Ospedale di Alessandria e UFIM)
Siamo nel 2012. Emerge la volontà di candidare l’Ospedale di Alessandria come IRCCS, specializzato nella ricerca e cura del mesotelioma. L’ona chiede trasparenza.
5 milioni di euro per ricerca cura mesotelioma
Il 23 Maggio 2014, l’Asl di Alessandria ha comunicato all’assessore regionale, al Comune di Casale Monferrato e alle associazione dei familiari delle vittime di amianto, la costituzione di un Fondo da destinare esclusivamente alla ricerca per la prevenzione, la diagnosi e la terapia del mesotelioma.
La cifra è assai considerevole: circa 5 milioni di euro.
Nel 2014 sindacati ed il direttore dell’ASL Alessandria richiedono il trasferimento di una prima tranche del fondo pari a 1.500.000 di euro.
La somma viene concessa previa assicurazione che tale denaro sia devoluto interamente alla ricerca.
Contravvenendo al vincolo di utilizzo, la somma viene impiegata per altri scopi, di cui si è venuti a conoscenza solo recentemente.
UFIM e gli esperti ricerca cura mesotelioma
Nel 2014 guarda caso nasce UFIM (unità funzionale interaziendale mesotelioma), ovvero una sorta di ambulatorio di assetto clinico/organizzativo.
Fonti ufficiali dichiarano che “tra i fondi individuati per il funzionamento dell’Ufim ci sono anche, grazie alla disponibilità dell’Asl AL e dell’Afeva, parte di quelli accantonati dalle transazioni unilaterali tra i cittadini e lo svizzero Schmidheiny (Eternit)”.
La responsabile della struttura è una giovane dottoressa e viene ritenuta “esperta” in tema di amianto, anche se, all’epoca, era priva di pubblicazioni scientifiche di rilievo. Solo dopo la nomina ci sono nuovi lavori pubblicati su riviste minori avente ad oggetto il mesotelioma, nulla in confronto…
Dubbi e…
Il 1° marzo 2016 viene pubblicato su “il Monferrato” un articolo titolato “RIUNIONE UFIM MA IL GIORNALISTA NON è GRADITO!”.
Per qualche strano motivo, la riunione per la rendicontazione Ufim è interdetta ai giornalisti. Inoltre, a seguito della stessa, viene emessa una nota generica che non fa riferimento a cifre.
…Risposte
Alla luce del rendiconto ASL sui fondi amianto, capiamo che il bilancio non è stato reso pubblico perché evidenzia come i soldi della ricerca siano stati spesi per altro. Come pagare stipendi a medici, infermieri e persino personale amministrativo.
A tal punto che i fondi rimanenti dalle transazioni sono ora assegnati dai legali solo a fronte di spese specifiche per ricerca.
Questo ha creato un immediato problema di cassa rispetto alle modalità precedenti di utilizzo.
Appare chiaro come mai fra Casale e Alessandria si proclami l’eccellenza nella ricerca sul mesotelioma e l’alta specializzazione dell’UFIM.
Il profilo dell’esperta
Dopo essere stata nominata responsabile Ufim, la dott.ssa pubblica, ma il suo nominativo non è mai tra gli autori principali, e il suo curriculum sugli studi scientifici in materia di mesotelioma langue.
Un nuovo network scientifico?
Nel 2017, parte l’ennesima campagna pubblicitaria su di un trial commerciale e viene annunciata la nascita di un Comitato indipendente per il monitoraggio dei dati, composto da “luminari” a livello mondiale.
In realtà non esiste alcun network scientifico.
Si tratta del solito trial commerciale finanziato dalla Boheringer, che vuole testare questo farmaco nel mesotelioma.
Diversamente da quanto proclamato nell’ articolo, non è basato sulla ricerca piemontese.
Nel corso del 2018, la Boheringer, demoralizzata dai risultati del trial, si rivolge al GIMe nel tentativo di individuare marcatori di sensibilità al Nintedanib.
Purtroppo non c’è molto da fare, il trial viene dichiarato fallito e chiuso anticipatamente, ma la notizia non viene pubblicata.
Il GIMe interviene con il direttore del quotidiano La Stampa, stigmatizzando la pericolosità dei toni sensazionalistici delle notizie che alimentano solo false speranze.
Chi si nasconde dietro al Trial?
Uno dei promotori del Trial, in qualità di consulente Boheringer, è il Prof. Scagliotti.
Gli allegati 4 e 5 mostrano un evidente conflitto di interesse ed oltretutto il Prof. Scagliotti era stato coinvolto in una scottante vicenda sull’impiego di fondi per la ricerca.
Insomma una figura da monitorare…
Nel 2012, aveva infatti ottenuto circa 700.000 euro per istituire la rete italiana mesotelioma. Nella relazione di spese per tale progetto, erano emerse spese folli quali: 25.000 euro per un sito (mai realizzato); 20.000 ogni anno per la riunione dei membri, altri 20.000 per la redazione del report annuo, 70.000€ di spese postali.
Risultato?
Il caso è stato segnalato alla Corte dei Conti, poiché non esiste alcuna rete mesotelioma, alcun sito ecc… (allegati 6-7-8)
Insomma abbiamo buttato dalla finestra tanto quattrini per finanziamenti e sovvenzioni di progetti di ricerca in enti accreditati che però non erano veri o erano gonfiati?
Come hanno reagito i signori dopo le rivelazioni dell’Ona?
Facile intuirlo: hanno stigmatizzato la sua richiesta di trasparenza in contraddittorio. Naturalmente tutto è ancora di là da venire. Il tempo sarà galantuomo, ma soprattutto, le pubblicazioni in ambito internazionale, che premiano l’ona, unitamente alla stima dei pazienti.
Mesotelioma
L’ONA e il suo dipartimento di ricerca
Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, è il paladino della difesa delle vittime dell’amianto in Italia. Per questo ha intuito che il punto chiave non può essere solo e soltanto il riconoscimento dell’origine professionale delle malattie da amianto. La rendita INAIL, i prepensionamenti, non sono sufficienti , perché non restituiscono la salute è la vita. Così le stesse rivalutazioni delle prestazioni pensionistiche per esposizione ad asbesto, e il risarcimento dei danni. Infatti il mesotelioma gli altri tumori amianto sono fortemente invalidanti, per cui è fondamentale la prevenzione primaria. E al tempo stesso anche quella secondaria e, cioè la ricerca scientifica per la terapia e cura e la diagnosi precoce.
Mesotelioma: i diritti delle vittime e la loro tutela
Sul piano più propriamente giuridico, le vittime hanno diritto al risarcimento di tutti i danni, patrimoniali e non patrimoniali (biologici, morali ed esistenziali) subiti dalla vittima primaria. In caso di decesso gli importi maturati devono essere liquidati agli eredi legittimi o testamentari. Inoltre i familiari delle vittime hanno diritto al risarcimento dei cosiddetti danni iure proprio. Si tratta, infatti, di quei pregiudizi che gli stretti congiunti hanno subito per la malattia è la morte della vittima primaria. In caso di mesotelioma come di altre patologie asbesto correlate.
La prevenzione primaria: evitare l’esposizione per prevenire il cancro da amianto, tra cui il mesotelioma ed in particolare quello della pleura (cancro della pleura). Infatti i mesoteliomi in particolare quello pleurico, sono molto aggressivi, con poche aspettative di vita. Per questo va privilegiata la prevenzione primaria, cioè evitare l’esposizione alle fibre. Per poterlo fare necessario bonificare mettere in sicurezza i materiali di Amianto. Tra le tecniche di bonifica più importanti lo smaltimento amianto, cioè la sua rimozione. Solo così è possibile risolvere definitivamente il problema del rischio è quella dei danni alla salute.
Importante è quindi la ricerca scientifica per curare e, se possibile, guarire il mesotelioma. O quantomeno trattare i sintomi, dal versamento pleurico, alla dispnea per quanto riguarda il tumore della pleura. Cosi e gli altri sintomi ed effetti per quanto riguarda gli altri tumori del mesotelio (mesotelioma del peritoneo, mesotelioma della tunica vaginale del testicolo, mesotelioma del pericardio).
Correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale
Il Prof Luciano Mutti, oncologo e ricercatore, ci spiega la correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale.
Il cancro gastrointestinale è uno dei tumori più diffusi in tutto il mondo. Il termine indica una serie di tumori situati nel sistema digestivo e nel tratto intestinale: il cancro del fegato, del pancreas, della cistifellea, del colon, il tumore del retto e dello stomaco e i tumori dello stroma gastrointestinale (GIST).
Sono circa 286.480 i nuovi casi segnalati ogni anno e oltre 147.090 i decessi provocati proprio da questa patologia tumorale.
I sintomi, spesso sottovalutati e non presenti nelle fasi iniziali(secondo il National Cancer Institute) , possono portare i pazienti a non recarsi immediatamente da un medico, riducendo la probabilità di diagnosi precoce e, di conseguenza, di curare in modo tempestivo il tumore gastrointestinale. Questa caratteristica è simile ad alcune patologie asbesto correlate come il mesotelioma.
I sintomi dei tumori gastrointestinali includono sensazione di gonfiore dopo aver mangiato, indigestione, bruciore di stomaco, nausea e mal di stomaco.
L’amianto può provocare il cancro gastrointestinale?
Secondo alcuni studi la relazione tra questo gruppo di patologie tumorali e le fibre di amianto è molto debole. Tuttavia, secondo ricerche più recenti, c’è un nesso causale tra amianto e cancro gastrointestinale.
Nel 2005 fu pubblicato uno studio riguardante un gruppo di 726 guardiani del faro di Norvegia. Un sottogruppo di guardiani aveva ingerito acqua potabile contaminata dall’amianto. I soggetti furono studiati per il rischio di cancro prima tra il 1917 e il 1967 e, successivamente, furono rivalutati tra il 1960 e il 2002. Il risultato? Il rischio di tumore allo stomaco era statisticamente elevato.
Altri studi sui lavoratori esposti alle fibre di amianto
I ricercatori, dopo aver analizzato più di 45 studi con i rispettivi dati sulla mortalità tra lavoratori esposti ad amianto e non esposti, hanno riscontrato una probabilità più alta, negli esposti, di contrarre un tumore allo stomaco. Il rapporto è stato pubblicato nel 1985.
Tuttavia alcuni studiosi rimangono dubbiosi nei confronti della correlazione tra amianto e cancro gastrointestinale. Secondo questo gruppo di ricercatori, sarebbero necessarie ulteriori ricerche e nuovi dati, prima di sostenere questa ipotesi.
La cosa più importante, dopo aver notato questi sintomi, è sottoporsi ad una visita medica e agire in modo tempestivo dopo la diagnosi. Le cure per il cancro gastrointestinale sono diverse in base alla posizione del tumore, alle dimensioni dello stesso e alle condizioni del paziente.
Molto importante, è la prevenzione: evitare fumo, consumo di alcol, mantenere un’alimentazione sana in modo da prevenire l’obesità. Tutti questi, oltre all’amianto, sono fattori di rischio.
Consulenza gratuita dedicata alle vittime e ai familiari
Le vittime del cancro allo stomaco possono usufruire dell’assistenza medica ONA per avere informazioni sulle terapie più innovative e i centri specializzati.
In più possono difendere i propri diritti grazie all’assistenza legale dell’Avvocato Bonanni e di un team di legali altamente specializzati.
In Italia 6mila persone l’anno muoiono a causa dell’amianto
Oggi 23 settembre 2019 si è svolto a Roma presso la sede del CNR il convegno “Amianto: gestione del sistema e tutela della salute”, organizzato dalla Società Italiana di Medicina Ambientale e dal Consiglio Nazionale dei geologi.
Hanno partecipato alla conferenza scienziati ed esperti della materia, confrontandosi sui rischi provocati dall’esposizione alle fibre di amianto. Obiettivo: identificare una mappatura delle zone in cui è presente ancora l’asbesto e trovare adeguate soluzioni per capire e risolvere il problema.
Tutt’oggi, secondo i dati dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sono 6mila le persone che muoiono ogni anno in Italia a causa delle patologie asbesto-correlate. Tutto questo nonostante l’amianto sia bandito da 27 anni.
Fondamentale la mappatura del sistema amianto
Essendo l’amianto un minerale, hanno partecipato al convegno anche i geologi. Per questi, è fondamentale l’identificazione e la mappatura dei siti caratterizzati dalla presenza di rocce amiantiere, per contribuire alla mappatura e la bonifica, se necessario, delle zone.
Per quanto riguarda la situazione mondiale, i dati sono allarmanti: mentre nel mondo, secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità «sono 125milioni le persone esposte a rischio amianto e l’impatto dei soli costi diretti (ritiro dal lavoro, cure e morte), nei 28 Paesi dell’Unione Europea (UK inclusa) è pari allo 0.7 per cento del PIL dell’UE (410miliardi/anno)», conclude Miani, presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale(SIMA).
«Sistema amianto nel nostro Paese costituisce ancora oggi un problema irrisolto» commenta Vincenzo Giovine, vice presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; “nonostante la normativa italiana in tema di amianto sia tra le più avanzate in Europa, a distanza di vent’anni dall’emanazione della legge 27 marzo 1992, n. 257 che stabilisce la cessazione dell’impiego dell’amianto: divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione, produzione di amianto e di prodotti che lo contengono”.
La dichiarazione di Vincenzo Giovine
“Nel territorio italiano, infatti, – spiega Giovine – sono ancora presenti milioni di tonnellate di materiali contenenti sostanze cancerogene. Il Consiglio Nazionale dei Geologi con la Società Italiana di Medicina Ambientale intende trattare il tema amianto sotto tutti gli aspetti partendo dalla natura di questo materiale di stretta competenza geologica per arrivare alle implicazioni sanitarie dovute ai tragici effetti causati dalle sue fibre. Scienziati ed esperti della materia si sono confrontati sui rischi provocati dall’esposizione all’amianto per definire un quadro della situazione in Italia e identificare eventuali azioni che possano contribuire alla risoluzione definitiva del problema”, conclude il vicepresidente CNG.
Ha coordinato il congresso :Vincenzo Giovine, vicepresidente del Consiglio Nazionale dei Geologi; Elena Belluso, dipartimento Scienze della Terra ; Angelo Robotto, direttore generale ARPA, sono intervenuti :l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto; Francesco Carmelo Vazzara, direttore generale ARPA ;Vito Felice Uricchio, CNR-IRSA; Vito Bruno, ARPA ; Nicola Rotolo, professore Associato di Chirurgia toracica ;Prisco Piscitelli , epidemiologo ;Gianluigi de Gennaro, dipartimento di biologia Università di Bari, Marco Giangrasso , ISPRA; Domenica Cassitta, ISPRA; Vincenzo Campanaro, direttore scientifico ARPA.
Firenze, risarcita la vedova di un ex lavoratore esposto
La Corte di Appello di Firenze, Presidente Dott.ssa Simonetta Liscio, in riforma della sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Livorno, ha condannato l’Inail a costituire la rendita in reversibilità in favore della Sig.ra B.M..
La signora era moglie del Sig. G.N., deceduto in data 23.10.2007 e dipendente della Solvay Chimica S.p.A. di Rosignano.
La Corte di Appello ha poi condannato l’Inail a liquidare ai superstiti le prestazioni aggiuntive del Fondo Vittime Amianto, oltre all’assegno funerario. Risarcita la vedova.
Difatti, come accertato da tecnici nominati dall’Autorità Giudiziaria, la malattia che ha causato il decesso del Sig. G.N., ovvero carcinoma polmonare, è connessa eziologicamente all’esposizione ad amianto.
La vittima esposta ad amianto presso la Solvay Chimica Sp.A. di Rosignano, ha prestato attività lavorativa dal 19.04.1971 al 28.02.1990, dapprima con mansione di manovale presso il reparto Rifornimenti.
Successivamente come conduttore nastri trasportatori presso il reparto Sodiera e come conduttore BIR sempre presso il reparto Sodiera.
L’utilizzo di amianto nella Solvay di Rosignano
È stato pacificamente accertato, sia in processi penali che civili, l’utilizzo massiccio di amianto nella Solvay.
La fibra killer era presente in guarnizioni, baderne e avvolgimenti, MCA era usato per le coibentazioni e le guarnizioni delle celle e tubazioni in genere.
Amianto in scaglie mescolato con acqua era usato per la preparazione dell’impasto, per il tamponamento di alcune zone dell’impianto negli anni 70. Amianto in trecce poteva essere usato per gli interventi manutentivi.
Tutte queste parti costituite in MCA sono state costantemente presenti nel reparto sodiera, almeno fino agli inizi anni 90.
Le operazioni dirette su queste parti costituite di amianto di macchine ed impianti erano eseguite sia routinariamente che in emergenza dagli operatori manutentori.
Gli operatori del reparto sodiera non avevano compiti diretti di manutenzione o manipolazione se non in occasionali momenti.
Tuttavia, durante le operazioni poste in essere dai manutentori, gli operai presso il predetto reparto erano presenti e potevano certamente subire un’esposizione indiretta, perché fibre e polvere si liberavano inquinando l’ambiente.
Neoplasie ed esposizione amianto
L’insorgenza di alcune malattie neoplastiche è strettamente correlata con la presenza di amianto. A stabilirlo è lo IARC con la sua ultima monografia.
Infatti, come si legge l’amianto ha delle gravi conseguenze sulla salute umana. Gli esposti alle fibre di asbesto vengono sottoposti ogni giorno al rischio di neoplasie amianto come il mesotelioma per esempio. Oppure, il cancro al polmone o altri tumori del tratto gastro intestinale.
Le azioni ONA e la parola al Presidente
“La pronuncia della Corte di Appello di Firenze,è fondamentale perchè conferma la condizione di rischio amianto per coloro che hanno lavorato nel sito Solvay di Rosignagno“. Dichiara l’Avv.Ezio Bonanni, difensore della moglie del lavoratore, componente della Commissione Nazionale Amianto, istituita dal Ministero dell’Ambiente.
Il Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, che, a tutti i livelli, lavora per incentivare le bonifiche e la messa in sicurezza dei siti, tra i quali edifici pubblici e stabilimenti, la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti ad amianto, e il riconoscimento dei diritti.
Tutti i cittadini possono rivolgersi all’associazione attraverso il numero verde 800 034 294.
Solvay, storia di una strage di amianto
Quella tra l’ONA e lo stabilimento Solvay Chimica S.p.A. di Rosignano è una lunghissima storia. Sono anni che l’associazione e il suo presidente si battono tra le aule di tribunale per rendere giustizia alle vittime amianto e di altri cancerogeni, ammalatesi proprio a causa della Solvay.
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