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venerdì, Agosto 14, 2026
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Amianto: i limiti delle Convenzioni Internazionali

Amianto i limiti delle convenzioni internazionali
Amianto i limiti delle convenzioni internazionali

Poiché numerose prove scientifiche hanno mostrato una relazione causale tra amianto ed effetti cancerogeni negli individui esposti, l’unico modo per eliminare le malattie asbesto correlate è applicare un divieto totale dell’amianto, cosa che è stata fatta solo dal 40% dei 108 paesi che ne hanno decretato la messa al bando dal 1989. 

Amianto: le Convenzioni Internazionali

Al fine di regolare l’utilizzo della pericolosa fibra, sono state adottate alcune Convenzioni Internazionali. Esse contengono delle linee guida ben precise per i governi, sulla regolamentazione, consumo di amianto sul posto di lavoro e gestione dell’amianto come rifiuto.  

La scelta di ratificare una convenzione spetta, in maniera autonoma, agli Stati membri ed volta che un Paese aderisce, è tenuto ad attuare le leggi corrispondenti per garantire la coerenza con tale Convenzione.

Amianto: Convenzioni OIL e di Basilea 

Le due Convenzioni più rilevanti nella gestione dell’amianto sono:

1) Convenzione dell’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) n. 162 relativa alla sicurezza nell’uso dell’amianto (di seguito denominata convenzione C162 sull’amianto);

2) La Convenzione di Basilea sul controllo dei movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e il loro smaltimento.

La prima si concentra sulla prevenzione dell’esposizione professionale all’amianto, associata alla maggior parte delle malattie asbesto correlate.

A tal proposito, l’articolo 15 adottato il 24 giugno 1986, recita:

1. Per la valutazione dell’ambiente di lavoro, l’autorità competente deve stabilire i limiti di esposizione dei lavoratori all’amianto o altri criteri di esposizione.

2. I limiti di esposizione o gli altri criteri di esposizione devono essere fissati, rivisti e attualizzati periodicamente alla luce dei progressi tecnologici e dell’evoluzione delle conoscenze tecniche e scientifiche.

3. In tutti i luoghi di lavoro nei quali i lavoratori sono esposti all’amianto, il datore di lavoro deve adottare tutte le misure adeguate per prevenire o controllare la liberazione di polveri di amianto nell’aria, per garantire che i limiti di esposizione o gli altri criteri di esposizione vengano osservati, e per ridurre l’esposizione al livello ragionevolmente più basso e praticamente realizzabile.

4. Qualora le misure adottate in applicazione del paragrafo 3 del presente articolo non bastino a contenere l’esposizione all’amianto nei limiti stabiliti o a conformarsi agli altri criteri di esposizione fissati in applicazione del paragrafo 1 del presente articolo, il datore di lavoro deve fornire, mantenere e, se necessario, sostituire una attrezzatura di protezione respiratoria adeguata e, a seconda dei casi, indumenti speciali di protezione, senza spesa per i lavoratori. L’attrezzatura di protezione respiratoria deve essere conforme alle norme stabilite dall’autorità competente e venire utilizzata esclusivamente come misura supplementare, temporanea, di emergenza o eccezionale, e non come una alternativa al controllo tecnico”.

La Convenzione di Basilea, adottata il 22 marzo 1989, costituisce l’accordo più completo in materia ambientale globale riguardante i rifiuti pericolosi e altri rifiuti. “Essa punta a proteggere la salute umana e l’ambiente dagli effetti avversi risultanti dalla generazione, dai movimenti transfrontalieri (attraverso i confini) e dalla gestione di rifiuti pericolosi e altri rifiuti”,  altro possibile scenario di esposizione.

Amianto: i limiti delle Convenzioni 

Sebbene le due Convenzioni siano utili per la prevenzione delle esposizioni all’amianto, come accennato all’inizio dell’articolo, l’unico modo per eliminare le malattie legate ad esso consiste nell’attuare un divieto totale della fibra.

Addirittura, una errata interpretazione o l’uso improprio delle Convenzioni, nel corso degli anni ha enfatizzato l’uso sicuro dell’amianto, piuttosto che la sicurezza nell’uso dell’amianto, contribuendo di fatto all’utilizzo continuato del killer silente.

I servizi di assistenza e tutela ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Rischio amianto: l’appello di OMS e OIL

Purtroppo però sono ancora molti i paesi si ostinano ad utilizzarlo e dal 2000 il suo consumo si è mantenuto costante, con una media di due milioni di tonnellate all’anno in tutto il mondo.

Per tali ragioni dal 2006, l’OMS e l’OIL hanno continuato ad invitare i paesi a bandire l’amianto, ponendo fine all’ecatombe da esso generata e mettendo in guardia da quella che si prevede nei prossimi anni.

Nello specifico, la 95esima sessione della Conferenza internazionale del lavoro (2006), ha adottato la risoluzione dell’OIL sull’amianto, mentre l’OMS ha promesso di aiutare i suoi Stati membri a gestire i rischi per la salute associati all’esposizione all’amianto.

Utile precisare che secondo le rilevazioni dell’Ona, la tendenza sarebbe in aumento dalla fine degli anni ’80 e si stima che continuerà nei prossimi anni raggiungendo il picco negli anni 2025-2030.

Amianto: l’esposizione è un processo lento

Altri dati sulla pericolosità della fibra sono stati forniti dal Global Burden of Diseases, Injuries and Risk Factors Study (GBD). Secondo le sue stime, nel 2017, 29 909 persone in tutto il mondo sono morte per mesotelioma, di cui 27 447 per cause professionali e 2462 per cause non professionali, rispettivamente.

Ciò si deve al fatto che fino al 2016, circa l’80% della popolazione mondiale viveva in paesi che non ne vietavano l’uso. 

La mancanza di una regolamentazione efficace o della scarsa supervisione normativa, ha continuato ad esporre moltissima gente al rischio di esposizione a sostanze pericolose sul lavoro.  

L’Islanda in pole position per bandire amianto

Il primo Paese a porre in essere una normativa cautelativa sull’amianto è stato il Regno Unito già nel 1930. Il primo Paese a bandirlo definitivamente è stata l’Islanda nel 1983. Il primo Paese a riconoscere il tumore al polmone da amianto  (mesotelioma) è stata la Germania nel 1943.

Rischio Amianto: il profitto prima della salute?

In alcuni paesi, in nome del profitto e dell’interesse industriale si è preferito sorvolare sulla questione della salute pubblica.  

Soprattutto nei paesi a basso e medio reddito, le attuali convenzioni internazionali non sono state in grado di garantire un adeguato controllo dell’amianto.

Amianto: conclusioni sull’argomento

Dovremmo aspettarci che i paesi che ratificano le Convenzioni Internazionali siano preparati per attuare un divieto totale.

Per farlo, sono necessari sia programmi internazionali sia nuovi accordi per un divieto totale dell’amianto e impegni del governo nazionale.

Fonte

China Medical University e il Ministero della Scienza e della Tecnologia (Taiwan).

ONA offre supporto medico, legale, psicologico, pensionistico a chiunque ne faccia richiesta. 

Uranio impoverito: da Sindrome dei Balcani al catalizzatore

Uranio impoverito, Sindrome dei balcani
Uranio impoverito

Uranio impoverito o Depleted uranium

Gli scienziati da sempre sono alla ricerca di modi per utilizzare in sicurezza l’Uranio Impoverito, anche nella guerra e nell’energia nucleare. Oggi forse si può parlare di un passo avanti…

L’Uranio Impoverito (o Depleted Uranium – DU) è un sottoprodotto radioattivo del processo utilizzato per creare energia nucleare.

Per via della sua altissima densità e del suo basso costo, il DU viene utilizzato nei contrappesi per gli ascensori degli aerei, nei timoni superiori, negli ingranaggi e pale dei rotori, in antenne e radar, nelle apparecchiature radiografiche e, sopratutto, nelle munizioni militari, usate prevalentemente dall’esercito americano, come parte di alcune armi e armature perforanti.

L’uso militare: la “Sindrome dei Balcani”

L’uso delle armi all’uranio impoverito con DU fu usato in larga misura nella Guerra del Golfo Persico (1990-1991).

50 tonnellate di DU vennero sparate durante le battaglie con carri armati e 250 tonnellate in attacchi terra-aria in Kuwait e nell’Iraq meridionale su un’area di circa 20.000 Km2.

Da quel momento, molti soldati del contingente di terra delle forze alleate, che risiedevano per un certo numero di mesi nel territorio dell’Arabia Saudita e poi in Kuwait e Iraq, riferirono problemi di salute inspiegabili, per i quali fu adottato il termine “Sindrome della Guerra del Golfo”.

Le analisi concordarono sul fatto che vi fosse la presenza degli effetti combinati dell’ambiente desertico con condizioni climatiche, associate allo stress e all’uso di agenti di guerra chimica da parte dell’Iraq.

A seguito della guerra del Golfo, ci furono anche alcune lamentele su una crescente incidenza di cancro nella popolazione civile nel sud dell’Iraq.

Le munizioni anticarro contenenti un nucleo DU furono pure utilizzate nelle operazioni militari della NATO in Bosnia Erzegovina a metà degli anni ’90 e nelle operazioni di aeromobili contro la Repubblica federale di Iugoslavia in associazione con la crisi in Kosovo e Metohija.

Nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina (1994-1995), gli aerei statunitensi spararono circa 10mila colpi di munizioni con UI (2,75 tonnellate). Mentre durante il bombardamento delle truppe serbe e filo-serbe in Kosovo (1999), dagli alleati, furono sparati più di 31.000 colpi di munizioni per circa 8,5 tonnellate di UI.

Nei paesi coinvolti, si registrò (sia fra i militari sia fra i civili) una maggiore incidenza di malattie maligne del sistema ematopoietico e del tratto gastrointestinale. Il termine “Sindrome dei Balcani” è associato a tali malattie.

I danni dell’uso delle armi all’uranio impoverito con DU

Il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente tossico chimicamente ma anche dal punto di vista radiologico, qualora ingerito o inalato, poiché in questi casi è soggetto a complesse reazioni chimico-biologiche nel corpo umano.

Anche attraverso una singola esposizione, dovuta al semplice rilascio del materiale e del pulviscolo radioattivo proveniente dalla nube, si può inalare UI in quantità notevoli.

Ciò è dovuto al fatto che il diametro delle particelle è più sottile rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare.

Si parla della grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante di diametro inferiore al micron.

Tra i danni elenchiamo
  • danni renali
  • cancro ai polmoni, alle ossa e all’esofago
  • problemi alla pelle
  • disturbi neurocognitivi
  • anomalie cromosomiche
  • sindromi da immunodeficienza
  • rare malattie renali ed intestinali
  • malformazioni genetiche ai nascituri

Quando la polvere si dissolve, in quanto emittente di particelle alfa, l’uranio impoverito ha una vita media di 4.500 milioni di anni.

Per tali motivi, numerosi governi, organizzazioni umanitarie e organismi internazionali hanno chiesto una moratoria sul loro uso.

Che cosa dice la legge internazionale?

L’esercito degli Stati Uniti afferma di “attenersi a statuti, regolamenti e procedure stabiliti”. L’art. 183 di Diritto internazionale suggerisce diversamente:

La sottocommissione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la protezione delle minoranze, nel 1996 ha approvato una risoluzione che vieta le armi DU.

l’ONU ha dichiarato la preoccupazione per “le attrezzature contaminate abbandonate che [possono] costituire un grave pericolo per la vita” e ha preso atto dei “rapporti ripetuti sulle conseguenze a lungo termine dell’uso di tali armi sulla vita umana e sull’ambiente”.

Ha esortato tutti i Paesi a “frenare la produzione e la diffusione di armi di armi di distruzione di massa o con effetto indiscriminato, in particolare… armamenti contenenti uranio impoverito”.

I servizi di assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Lo stoccaggio dell’uranio impoverito

La ricerca di usi non militari per l’uranio impoverito si è rivelata difficile, con i costi per lo stoccaggio che aumentano in proporzione alle scorie nucleari, man mano che il volume di queste aumenta.

Il catalizzatore per creare prodotti chimici

Una novità assoluta è rappresentata da un catalizzatore che utilizza il DU per creare prodotti chimici di base.

La scoperta ruota attorno ad una molecola organometallica che attraverso l’uranio impoverito permette appunto tali conversioni,  garantendo un importante sbocco per il materiale.

A sostenerlo, i ricercatori della Sussex University, insieme ai colleghi dell’Università di Tolosa e della Humboldt-Universität zu Berlin, che grazie ad un catalizzatore contenente uranio impoverito, sono riusciti a convertire l’etilene (un alchene usato per fare la plastica) in etano (un alcano usato per produrre un numero di altri composti incluso l’etanolo).

Dal composto ottenuto si potranno ricavare sostanze chimiche di largo consumo e nuove fonti di energia, riducendo allo stesso tempo il pesante carico di stoccaggio su larga scala.

Il parere dei chimici: Prof. Layfield

I ricercatori sono ottimisti riguardo alle nuove applicazioni del DU.

Il professore Richard Layfield  dalla Sussex University ha dichiarato

“Il fatto che possiamo usare l’uranio impoverito per fare ciò fornisce la prova che non abbiamo bisogno di averne paura in quanto potrebbe effettivamente essere molto utile per noi”.

“La capacità di convertire gli alcheni in alcani è un’importante reazione chimica, il che significa che potremmo essere in grado di prendere molecole semplici e aggiornarle in preziose sostanze chimiche di base, come oli idrogenati e petrolchimici che possono essere utilizzati come fonte di energia”, ha poi aggiunto.

“Nessuno ha mai pensato di usare DU in questo modo prima d’ora. Mentre convertire l’etilene in etano non è una novità, l’uso o l’uranio è una pietra miliare chiave”, ha precisato il professor Geoff Cloke del Sussex.

Il lavoro pubblicato nel Journal of American Chemical Society.

Conclusioni in attesa degli esiti della ricerca

Nell’attesa che la ricerca possa dare i risultati sperati, si ravvisa la necessità di condurre ulteriori indagini al fine di effettuare migliori valutazioni del rischio sanitario.

ONA, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, fornisce supporto sanitario, legale, pensionistico e psicologico alle vittime ed ai familiari di vittime da uranio impoverito.

Roghi ai campi ROM: tra sicurezza, ambiente e “umanità”

Roghi ai campi ROM, Italia
Roghi ai campi ROM

Roghi ai campi ROM: la lista aumenta

Roghi ai campi Rom di: la Barbuta, la Monachina, via Salviati, Casal Lombroso e ultimo, in ordine cronologico, quello di Castel Romano continuano a bruciare, rilasciando nell’atmosfera sostanze tossiche, tra cui la diossina prodotta dalle plastiche.

L’ultimo episodio si è verificato una settimana fa presso la baraccopoli di Castel Romano, intorno alle dieci di sera.

Per domare le fiamme divampate su un’area di circa 2mila metri quadri, sono intervenute due squadre e tre autobotti, con il supporto del Carro Autoprotettori.

Le operazioni sono durate 20 ore ed al termine delle stesse sono sono stati rinvenuti: passeggini, bombole del gas, bombolette spray, rifiuti di cantieri e materiale di scarto da traslochi, elettrodomestici, pneumatici, cd musicali, giocattoli, carcasse di autovetture, divani, vasche da bagno, sanitari, etc. 

Roghi ai campi ROM: dati in pericoloso aumento 

  • 2016 sono stati registrati 423 roghi.
  • 2017 i roghi tossici e gli incendi dentro ai campi sono saliti a 489.
  • 2018 i vigili del fuoco sono intervenuti 298 volte.
  • 2019 ci sono stati oltre 600 roghi, 38 solo nel mese di luglio.

Oltre agli incendi all’interno dei campi rom, vanno segnalati anche quelli avvenuti nelle grandi discariche abusive, come quella di Via Salviati (zona Collatina), dove lo scorso 25 aprile sono andate a fuoco circa tremila tonnellate di rifiuti.

Roghi ai campi ROM: indagini su indagini

Le ipotesi circa le origini dell’ultimo episodio sono ancora sconosciute.

Ciò che è certo è che i rifiuti sono stati scaricati non sono solo dai rom ma anche numerosi “esterni” che approfittano del vergognoso stato di degrado ed abbandono del campo nomadi.

«Bisogna imporre il rispetto delle regole e della legalità» afferma il presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni,  in un’intervista a “il Tempo”. «Abbiamo chiesto l’uso dell’esercito per motivi di sicurezza e prevenzione, ma anche per gli incendi, i rischi sanitari e la crescente criminalità organizzata. Auspichiamo un intervento che non sia soltanto quello delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche di tutte le altre istituzioni, coniugando così il benessere di tutti, con il rispetto della legge e della legalità».

Un pizzico di  dettami deontologici

Mentre le autorità giudiziarie e di polizia indagano attentamente, senza scartare alcuna pista, in certi casi i media si lasciano andare a toni accusatori e sensazionalisti, se non addirittura xenofobi, scostandosi dai dettami “deontologici” che l’informazione dovrebbe garantire.

Il “Patto per la sicurezza urbana” dell’ONA

Intanto il Campidoglio si è dichiarato pronto a istallare (in sei insediamenti) dei dispositivi di videosorveglianza  e delle “spie di calore” collegate con la sala “sistema ROMA” della polizia locale, in modo da intervenire in maniera tempestiva sugli incendi, limitandone i danni ambientali e sanitari.

Il piano rientra nel programma “Patto per la sicurezza urbana”, esperimento della durata di 12 mesi che dovrebbe servire a contrastare – come si legge nella determina comunale – “i roghi tossici dei villaggi della solidarietà”. 

I servizi di assistenza ONA sulle patologie asbesto

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni,è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA dirige la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto.

Tutti i lavoratori esposti, anche coloro ancora privi di malattia hanno diritto ai benefici contributivi. In caso di malattia professionale, l’ONA avvia il l’iter INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio espletato nelle Forze Armate in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme vengono ai famigliari, eredi legittimi.

assistenza ona

Gli insediamenti rom delle zone periferiche

Onde evitare di costruire miti e stereotipi di matrice razzista ed evitare che i pregiudizi inneschino reazioni, non solo giustificate o giustificabili ma persino rivendicate, da parte di improvvisati giustizialisti, occorre riportare la questione sul piano etico, sociale e civile.

Gli insediamenti rom, posizionati in zone periferiche e spesso di per sé disagiate, aggiungono difatti problemi a quelli già esistenti sul territorio. 

Così mentre le istituzioni sonnecchiano e non forniscono risposte adeguate alle problematiche delle periferie, aumentano i focolai di disagio sociale, attraverso la lotta contro altri poveri e mai contro le istituzioni responsabili del degrado delle periferie e dell’impoverimento sociale.

Le politiche locali attuate in questa “era di emergenza” vengono presentate dai politici come un piano organico in grado di risolvere il cosiddetto “problema dei rom” nella capitale. 

La meta da raggiungere riguarda la “sicurezza urbana”, un obiettivo su cui ultimamente si focalizzano quasi tutti i dibattiti  politici, come se i rom o le altre minorità fossero il problema principale del nostro paese. 

Stay Human”, diceva Vittorio Arrigoni.

Alcanterini: l’odio, l’Eternit e il processo di Vercelli

L'incredibile storia dell'amianto: Eternit, odio
L'incredibile storia: Eternit

Editoriale a cura del Dott. Ruggero Alcanterini, direttore di “L’Eco Del Litorale” ed editorialista per “Il Giornale Sull’Amianto”.

L’editoriale di Ruggero Alcanterini

Dell’odiare, di questo terribile sentimento, Oscar Wilde aveva una idea combinata con l’amore.

“L’Odio acceca. L’Amore sa leggere ciò che è scritto sulla stella più lontana.” Diciamo che non fa una piega se riferito all’atteggiamento di Stephan Schmidheiny, il titolare svizzero della Eternit e del processo bis ad essa intitolato per l’omicidio volontario di appena 392 delle migliaia di vittime da amianto, falciate senza salvezza dal mesotelioma in quel di Casale Monferrato.

Nutrire compassione non è amare e peggiore è il disprezzo per chi non si ritiene degno di rispetto, gli italiani tutti, a prescindere da pregi e difetti del loro Stato.

“Amami oppure odiami, entrambe le cose sono a mio favore. Se mi ami, io sarò sempre nel tuo cuore.

Se mi odi, io sarò sempre nella tua mente.” Affermava l’insuperabile artefice del concetto di fair play, William Shakespeare.

Ma penso che in questo caso, vista la decisione del tribunale di Vercelli, la considerazione fulminante sia quella di Alexandre Dumas (padre):

“L’odio è cieco, la collera sorda, e colui che vi mesce la vendetta, corre pericolo di bere una bevanda amara.”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Aps e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria).

In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

“Eternit Bis”, Stephan Schmidheiny rinviato a giudizio

Stephan Schmidheiny
Stephan Schmidheiny

Bonanni: ci auguriamo che sia sanzionato con provvedimenti interdittivi

«Dentro di me provo odio per gli italiani e io sono il solo a soffrire per questo. Non ho intenzione di vedere una prigione italiana dall’interno».

Schmidheiny giudica il nostro un Paese fallito

Non si fa remore, Stephan Schmidheiny, nel giudicare il nostro Paese, alla testata svizzera di lingua tedesca “Nzz am Sonntag”.

Schmidheiny è l’ultimo responsabile in vita della gestione degli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato.

L’imprenditore è accusato di omicidio volontario per le morti di 392 casalesi deceduti a causa dell’amianto nell’opificio piemontese.

Le dichiarazioni del magnate svizzero sono rimbalzate su tutti i media, alla vigilia della decisione del gup di Vercelli, prevista per oggi.

Processo “Eternit Bis”: l’ex A.D. rinviato a giudizio

E di poche ore fa è la notizia che nel processo “Eternit Bis” l’ex A.D. Stephan Schmidheiny, è stato rinviato a giudizio.

«Finalmente il magnate svizzero potrà essere inchiodato alle sue responsabilità per i decessi per mesotelioma e altre malattie asbesto correlate che ha provocato violando tutte le misure di sicurezza in danno dei lavoratori ma anche dei cittadini», commenta soddisfatto il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, avv. Ezio Bonanni.

«Rimaniamo in prima linea a chiedere la condanna dell’imputato ma, grazie all’intervento del ministro Bonafede sulla prescrizione, sarà più difficile per il magnate svizzero farla franca. Questa volta abbiamo più fiducia nella giustizia italiana».

Nel processo “Eternit Bis” Stephan Schmidheiny è rimasto l’unico imputato.

Maxiprocesso “Eternit Uno”, a Torino, l’imprenditore è stato condannato a 18 anni in primo e secondo grado. Nel 2014, però, la Corte di Cassazione dichiara prescritto il processo .

In seguito, però, la procura del capoluogo piemontese lo ha incriminato per l’omicidio di quattrocento persone.

Nel dispositivo del Giudice dell’Udienza Preliminare, Fabrizio Filice, si legge che Stephan Schmydheiny, è stato rinviato a giudizio  per omicidio volontario (art. 575 c.p.), per la morte di 392 persone, di cui 62 dipendenti dell’Eternit Casale Monferrato e 330 residenti delle zone limitrofe, tutti deceduti per mesotelioma per l’esposizione ad inquinamento ambientale da amianto.

Sono accolte, quindi, le tesi dei Pubblici Ministeri Francesco Alvino, Roberta Brera e Gianfranco Colace. I PM, durante le tre udienze in cui sono state esposte le argomentazioni e le conclusioni delle parti, avevano rilevato la volontarietà e la finalità di lucro che ha animato la condotta dell’imputato.

Un atteggiamento lungi dall’essere contraddistinto da imprudenza, negligenza e imperizia.

Invece, è per lo più caratterizzato da quella consapevolezza, coscienza e volontà proprie di un comportamento doloso.

I servizi di assistenza e tutela legale ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida anche il pool di legaliper la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori che sono esposti ad amianto, pur non avendo contratto patologia asbesto-correlata, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia, l’ONA si occupa di avviare il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita.

In caso di servizio espletato nelle Forze Armate in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme vengono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

assistenza ona

Il commento a riguardo dell’avv. Ezio Bonanni

«Rimaniamo in prima linea – commenta Bonanni – a chiedere la condanna dell’imputato, ma, grazie all’intervento del ministro Bonafede sulla prescrizione, sarà più difficile per il magnate svizzero farla franca».

In merito alle dichiarazioni dell’ex A.D. dell’Eternit, il presidente dell’ONA ha precisato che «il sig. Schmideney ha dichiarato di odiare l’Italia e gli italiani, eppure, quando faceva profitto nelnostro Paese, sulla pelle dei lavoratori e dei nostri cittadini, non la pensava in questo modo. Queste dichiarazioni – continua Bonanni – sono inaccettabili e inammissibili e ci auguriamo che siano sanzionate adeguatamente con provvedimenti interdittivi. Oltreché di esecuzione della giusta condanna per le migliaia di morti che i materiali di amianto hanno provocato in Italia e che, purtroppo, tutt’ora, stanno ancora provocando».

Bonanni, affiancato da una squadra di legali, tra cui l’avv. Alberto Costanzo è da anni in prima linea nella battaglia contro la fibra killer. In tutta Italia e nella zona di Casale Monferrato. ricorda che è attivo lo sportello di consulenza ed assistenza gratuita dell’associazione”.

Eternit Bis
Eternit Bis

Il processo, dinanzi la Corte di Assise di Novara, inizierà il prossimo novembre.


Coordinamento assistenza legale vittime eternit

numero verde ona


L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione onlus di cui lo stesso Avv. Ezio Bonanni è presidente, offre numerosi servizi di assistenza medica e legale gratuiti, a tutte le vittime amianto e ai loro familiari.

Contattare l’associazione è semplicissimo, basta chiamare il numero verde gratuito 800 034 294 oppure scrivere attraverso il formulario presente nella pagina del loro sportello online.