Roghi ai campi ROM: tra sicurezza, ambiente e “umanità”

Roghi ai campi ROM Roghi ai campi ROM

Roghi ai campi ROM: la lista aumenta

Roghi ai campi Rom di: la Barbuta, la Monachina, via Salviati, Casal Lombroso e ultimo, in ordine cronologico, quello di Castel Romano continuano a bruciare, rilasciando nell’atmosfera sostanze tossiche, tra cui la diossina prodotta dalle plastiche.

L’ultimo episodio si è verificato una settimana fa presso la baraccopoli di Castel Romano, intorno alle dieci di sera.

Per domare le fiamme divampate su un’area di circa 2mila metri quadri, sono intervenute due squadre e tre autobotti, con il supporto del Carro Autoprotettori.

Le operazioni sono durate 20 ore ed al termine delle stesse sono sono stati rinvenuti: passeggini, bombole del gas, bombolette spray, rifiuti di cantieri e materiale di scarto da traslochi, elettrodomestici, pneumatici, cd musicali, giocattoli, carcasse di autovetture, divani, vasche da bagno, sanitari, etc. 

Roghi ai campi ROM: dati in pericoloso aumento 

  • 2016 sono stati registrati 423 roghi.
  • 2017 i roghi tossici e gli incendi dentro ai campi sono saliti a 489.
  • 2018 i vigili del fuoco sono intervenuti 298 volte.
  • 2019 ci sono stati oltre 600 roghi, 38 solo nel mese di luglio.

Oltre agli incendi all’interno dei campi rom, vanno segnalati anche quelli avvenuti nelle grandi discariche abusive, come quella di Via Salviati (zona Collatina), dove lo scorso 25 aprile sono andate a fuoco circa tremila tonnellate di rifiuti.

Roghi ai campi ROM: indagini su indagini

Le ipotesi circa le origini dell’ultimo episodio sono ancora sconosciute.

Ciò che è certo è che i rifiuti sono stati scaricati non sono solo dai rom ma anche numerosi “esterni” che approfittano del vergognoso stato di degrado ed abbandono del campo nomadi.

«Bisogna imporre il rispetto delle regole e della legalità» afferma il presidente ONA, Avv. Ezio Bonanni,  in un’intervista a “il Tempo”. «Abbiamo chiesto l’uso dell’esercito per motivi di sicurezza e prevenzione, ma anche per gli incendi, i rischi sanitari e la crescente criminalità organizzata. Auspichiamo un intervento che non sia soltanto quello delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche di tutte le altre istituzioni, coniugando così il benessere di tutti, con il rispetto della legge e della legalità».

Un pizzico di “deontologia”

Mentre le autorità giudiziarie e di polizia indagano attentamente, senza scartare alcuna pista, in certi casi i media si lasciano andare a toni accusatori e sensazionalisti, se non addirittura xenofobi, scostandosi dai dettami “deontologici” che l’informazione dovrebbe garantire.

Il “Patto per la sicurezza urbana”

Intanto il Campidoglio si è dichiarato pronto a istallare (in sei insediamenti) dei dispositivi di videosorveglianza  e delle “spie di calore” collegate con la sala “sistema ROMA” della polizia locale, in modo da intervenire in maniera tempestiva sugli incendi, limitandone i danni ambientali e sanitari.

Il piano rientra nel programma “Patto per la sicurezza urbana”, esperimento della durata di 12 mesi che dovrebbe servire a contrastare – come si legge nella determina comunale – “i roghi tossici dei villaggi della solidarietà”. 

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni,è possibile richiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA dirige la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. La prevenzione primaria, la diagnosi precoce e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, maggiore sopravvivenza e migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Tutti i lavoratori esposti, anche coloro ancora privi di malattia hanno diritto ai benefici contributivi. In caso di malattia professionale, l’ONA avvia il l’iter INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio espletato nelle Forze Armate in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme vengono ai famigliari, eredi legittimi.

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Conclusioni

Onde evitare di costruire miti e stereotipi di matrice razzista ed evitare che i pregiudizi inneschino reazioni, non solo giustificate o giustificabili ma persino rivendicate, da parte di improvvisati giustizialisti, occorre riportare la questione sul piano etico, sociale e civile.

Gli insediamenti rom, posizionati in zone periferiche e spesso di per sé disagiate, aggiungono difatti problemi a quelli già esistenti sul territorio. 

Così mentre le istituzioni sonnecchiano e non forniscono risposte adeguate alle problematiche delle periferie, aumentano i focolai di disagio sociale, attraverso la lotta contro altri poveri e mai contro le istituzioni responsabili del degrado delle periferie e dell’impoverimento sociale.

Le politiche locali attuate in questa “era di emergenza” vengono presentate dai politici come un piano organico in grado di risolvere il cosiddetto “problema dei rom” nella capitale. 

La meta da raggiungere riguarda la “sicurezza urbana”, un obiettivo su cui ultimamente si focalizzano quasi tutti i dibattiti  politici, come se i rom o le altre minorità fossero il problema principale del nostro paese. 

Stay Human”, diceva Vittorio Arrigoni.

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