Uranio impoverito: dalla “Sindrome dei Balcani” al catalizzatore

Uranio impoverito Uranio impoverito

Uranio impoverito o Depleted uranium

Gli scienziati da sempre sono alla ricerca di modi per utilizzare in sicurezza l’Uranio Impoverito, anche nella guerra e nell’energia nucleare. Oggi forse si può parlare di un passo avanti…

L’Uranio Impoverito (o Depleted Uranium – DU) è un sottoprodotto radioattivo del processo utilizzato per creare energia nucleare.

Per via della sua altissima densità e del suo basso costo, il DU viene utilizzato nei contrappesi per gli ascensori degli aerei, nei timoni superiori, negli ingranaggi e pale dei rotori, in antenne e radar, nelle apparecchiature radiografiche e, sopratutto, nelle munizioni militari, usate prevalentemente dall’esercito americano, come parte di alcune armi e armature perforanti.

L’uso militare: la “Sindrome dei Balcani”

L’uso delle armi all’uranio impoverito con DU fu usato in larga misura nella Guerra del Golfo Persico (1990-1991).

50 tonnellate di DU vennero sparate durante le battaglie con carri armati e 250 tonnellate in attacchi terra-aria in Kuwait e nell’Iraq meridionale su un’area di circa 20.000 Km2.

Da quel momento, molti soldati del contingente di terra delle forze alleate, che risiedevano per un certo numero di mesi nel territorio dell’Arabia Saudita e poi in Kuwait e Iraq, riferirono problemi di salute inspiegabili, per i quali fu adottato il termine “Sindrome della Guerra del Golfo”.

Le analisi concordarono sul fatto che vi fosse la presenza degli effetti combinati dell’ambiente desertico con condizioni climatiche, associate allo stress e all’uso di agenti di guerra chimica da parte dell’Iraq.

A seguito della guerra del Golfo, ci furono anche alcune lamentele su una crescente incidenza di cancro nella popolazione civile nel sud dell’Iraq.

Le munizioni anticarro contenenti un nucleo DU furono pure utilizzate nelle operazioni militari della NATO in Bosnia Erzegovina a metà degli anni ’90 e nelle operazioni di aeromobili contro la Repubblica federale di Iugoslavia in associazione con la crisi in Kosovo e Metohija. 

Nel corso della guerra in Bosnia Erzegovina (1994-1995), gli aerei statunitensi spararono circa 10mila colpi di munizioni con UI (2,75 tonnellate). Mentre durante il bombardamento delle truppe serbe e filo-serbe in Kosovo (1999), dagli alleati, furono sparati più di 31.000 colpi di munizioni per circa 8,5 tonnellate di UI.

Nei paesi coinvolti, si registrò (sia fra i militari sia fra i civili) una maggiore incidenza di malattie maligne del sistema ematopoietico e del tratto gastrointestinale. Il termine “Sindrome dei Balcani” fu associato a tali malattie.

I danni

Il DU è dannoso e pericoloso, non solo come agente tossico chimicamente ma anche dal punto di vista radiologico, qualora ingerito o inalato, poiché in questi casi è soggetto a complesse reazioni chimico-biologiche nel corpo umano.

Anche attraverso una singola esposizione, dovuta al semplice rilascio del materiale e del pulviscolo radioattivo proveniente dalla nube, si può inalare UI in quantità notevoli.

Ciò è dovuto al fatto che il diametro delle particelle è più sottile rispetto alle polveri di uranio di origine industriale, comuni nell’ambito dell’industria nucleare.

Si parla della grande maggioranza delle polveri contenuta nel range [1-10] micron, con una parte rilevante di diametro inferiore al micron.

Tra i danni elenchiamo
  • danni renali
  • cancro ai polmoni, alle ossa e all’esofago
  • problemi alla pelle
  • disturbi neurocognitivi
  • anomalie cromosomiche
  • sindromi da immunodeficienza
  • rare malattie renali ed intestinali
  • malformazioni genetiche ai nascituri

Quando la polvere si dissolve, in quanto emittente di particelle alfa, l’uranio impoverito ha una vita media di 4.500 milioni di anni.

Per tali motivi, numerosi governi, organizzazioni umanitarie e organismi internazionali hanno chiesto una moratoria sul loro uso.

Cosa dice la legge internazionale

L’esercito degli Stati Uniti afferma di “attenersi a statuti, regolamenti e procedure stabiliti”. L’art. 183 di Diritto internazionale suggerisce diversamente:

La sottocommissione delle Nazioni Unite per la prevenzione e la protezione delle minoranze, nel 1996 ha approvato una risoluzione che vieta le armi DU.

l’ONU ha dichiarato la preoccupazione per “le attrezzature contaminate abbandonate che [possono] costituire un grave pericolo per la vita” e ha preso atto dei “rapporti ripetuti sulle conseguenze a lungo termine dell’uso di tali armi sulla vita umana e sull’ambiente”.

Ha esortato tutti i Paesi a “frenare la produzione e la diffusione di armi di armi di distruzione di massa o con effetto indiscriminato, in particolare… armamenti contenenti uranio impoverito”.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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Lo stoccaggio

La ricerca di usi non militari per l’uranio impoverito si è rivelata difficile, con i costi per lo stoccaggio che aumentano in proporzione alle scorie nucleari, man mano che il volume di queste aumenta.

Il catalizzatore

Una novità assoluta è rappresentata da un catalizzatore che utilizza il DU per creare prodotti chimici di base.

La scoperta ruota attorno ad una molecola organometallica che attraverso l’uranio impoverito permette appunto tali conversioni,  garantendo un importante sbocco per il materiale.

A sostenerlo, i ricercatori della Sussex University, insieme ai colleghi dell’Università di Tolosa e della Humboldt-Universität zu Berlin, che grazie ad un catalizzatore contenente uranio impoverito, sono riusciti a convertire l’etilene (un alchene usato per fare la plastica) in etano (un alcano usato per produrre un numero di altri composti incluso l’etanolo).

Dal composto ottenuto si potranno ricavare sostanze chimiche di largo consumo e nuove fonti di energia, riducendo allo stesso tempo il pesante carico di stoccaggio su larga scala.

Il parere dei chimici

I ricercatori sono ottimisti riguardo alle nuove applicazioni del DU.

Il professore Richard Layfield  dalla Sussex University ha dichiarato

“Il fatto che possiamo usare l’uranio impoverito per fare ciò fornisce la prova che non abbiamo bisogno di averne paura in quanto potrebbe effettivamente essere molto utile per noi”.

“La capacità di convertire gli alcheni in alcani è un’importante reazione chimica, il che significa che potremmo essere in grado di prendere molecole semplici e aggiornarle in preziose sostanze chimiche di base, come oli idrogenati e petrolchimici che possono essere utilizzati come fonte di energia”, ha poi aggiunto.

“Nessuno ha mai pensato di usare DU in questo modo prima d’ora. Mentre convertire l’etilene in etano non è una novità, l’uso o l’uranio è una pietra miliare chiave”, ha precisato il professor Geoff Cloke del Sussex.

Il lavoro è stato pubblicato nel Journal of American Chemical Society.

Conclusioni

Nell’attesa che la ricerca possa dare i risultati sperati, si ravvisa la necessità di condurre ulteriori indagini al fine di effettuare migliori valutazioni del rischio sanitario.

ONA, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, fornisce supporto sanitario, legale, pensionistico e psicologico alle vittime ed ai familiari di vittime da uranio impoverito.

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