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Amianto nelle ferrovie: un triste primato

Amianto nelle Ferrovie

L’uso sconsiderato dell’amianto nelle Ferrovie di Stato

La questione relativa all’amianto nelle ferrovie è una delle grandi “battaglie” dell’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto). La Onlus, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, si è distinta nel corso degli anni per il suo impegno a tutela delle vittime della fibra killer. Ma la strada è ancora in salita sotto tutti i punti di vista. Incluso l’aspetto giuridico.

Le sentenze contro le FS, ree di aver cagionato la morte di centinaia fra lavoratori e viaggiatori, non si contano. Sicuramente ha avuto un grande impatto quella del 2019, nella quale la Cassazione ha confermato la condanna della Corte d’Appello (del 2014) per il decesso di F.A, ammalatosi di mesotelioma.

In riferimento alla sentenza, il presidente Ezio Bonanni, ha dichiarato: “le Ferrovie dello Stato hanno utilizzato amianto in modo abnorme. Questo nonostante se ne conoscessero le capacità lesive per la salute umana. Solo in serio alle numerose condanne le ferrovie hanno avviato un seppur tardivo processo di bonifica. Ora però occorre il risarcimento dei danni”.

Scopriamo cosa ha trasformato un minerale, considerato rivoluzionario e innovativo, in un incubo.

Storia dell’amianto nelle ferrovie

Con lo sviluppo industriale, le ferrovie hanno avuto un impatto significativo sui trasporti e sul commercio. Hanno contribuito a migliorare la vita di milioni di persone che avevano bisogno di un modo economico ed efficiente per spostarsi da una città all’altra.  

Tra i materiali utilizzati nell’industria ferroviaria per tutto il XX secolo, l’asbesto ha avuto un triste posto di rilievo. 

Grazie alla sua capacità di resistere al calore e prevenire gli incendi fu, infatti, impiegato sia nella costruzione di carrozze ferroviarie sia motori delle locomotive. Quale elemento strutturale all’interno delle stazioni, fu utilizzato per tramezzi, intradossi, grondaie, lastre di copertura in cemento amianto e come isolante attorno a tubi e caldaie. 

L’industria ferroviaria faceva affidamento anche su una serie di altri prodotti in amianto. Isolamenti, piastrelle per pavimenti, traversine ferroviarie, motori a vapore. Per via della sua forza e resistenza al calore e all’attrito, per pastiglie dei freni, frizioni guarnizioni dei freni e cemento sigillante.   

Questi materiali che contenevano l’amianto furono inoltre utilizzati anche a nelle vetture e nelle macchine, mettendo a rischio di esposizione passeggeri e ferrovieri.

Lavoratori delle ferrovie ignari dei rischi dell’amianto

I lavoratori delle ferrovie furono in gran parte responsabili del cambiamento epocale. 

Le loro mansioni includevano la gestione, la costruzione, l’ispezione, la manutenzione e la riparazione di migliaia di binari che attraversavano il Paese.

Sembrava che tutto filasse liscio come l’olio e che il progresso fosse foriero di prosperità e salute ma un nemico invisibile avrebbe ben presto trasformato il sogno della conquista in un incubo: l’uso dell’amianto.

Purtroppo, a quel tempo, molti dipendenti che lavoravano nel settore non erano consapevoli dei pericoli rappresentati dal pericoloso agente patogeno. Addirittura pare che i giovani apprendisti, ricavassero delle singolari “palle di neve” dalla fibra killer, che si lanciavano a vicenda.

Aria insalubre nelle fabbriche 

Poiché nelle fabbriche l’aria era piena di polvere di amianto e non esistevano adeguati sistemi di ventilazione e aspirazione, nel corso degli anni, molti lavoratori svilupparono patologie asbesto correlate. Cioè: mesotelioma, ispessimento pleurico e asbestosi. 

L’esposizione all’amianto non si verificava solo durante la costruzione ma anche durante la riparazione dei motori e nel corso dei lavori di manutenzione. 

In questi ultimi casi, la polvere di amianto “disturbata” dalle sollecitazioni, si liberava nell’aria divenendo altamente nociva. Quando i vagoni ferroviari più vecchi si deterioravano, l’amianto infatti diventava friabile, provocando il rilascio delle fibre killer.

Oltre all’esposizione all’amianto durante le lavorazioni, i lavoratori delle ferrovie si imbattevano nell’asbesto naturale durante gli scavi delle gallerie.

Anche i lavoratori delle ferrovie che non lavoravano direttamente con i materiali contenenti asbesto erano a rischio di esposizione. Questo a causa della prevalenza della tossina all’interno delle fabbriche.

Smaltimento e stoccaggio dell’amianto nelle ferrovie

Un altro problema era quello legato alla produzione e allo smaltimento di rifiuti tossici, incluso il terribile minerale. Questi, infatti, venivano smaltiti con altri rifiuti su discariche o stoccati in altre aree in loco, all’interno di fosse molto grandi. 

Di conseguenza, i lavoratori che passavano nelle aree limitrofe, si trovavano a contatto inevitabilmente con le minuscole particelle rilasciate nell’aria.

Dalle locomotive a vapore alle carrozze moderne fino alla messa al bando dell’amianto

Se già negli anni ’30 le prime locomotive a vapore contenevano quantità significative di amianto crisotilo. Fu solo verso la metà degli anni ’50 che il suo utilizzo si intensificò fino a raggiungere il culmine negli anni ’80. 

Bisognerà attendere tuttavia la legge 257/92 per porre fine alla parola amianto in italia.

Grazie alla legge, furono banditi tutti i prodotti contenenti amianto. Fu vietata l’estrazione, l’importazione, la commercializzazione e la sua produzione.

Peccato che ormai fosse troppo tardi: l’ecatombe era già in atto.

Amianto: cosa accade a livello degli organi 

Quando vengono disturbate, le fibre di amianto possono essere inalate o ingerite. Molte vengono espulse, ma alcune possono depositarsi nel rivestimento degli organi e rimanere lì per tutta la vita. 

Le fibre microscopiche creano tessuto cicatriziale e nel tempo possono portare a rischi per la salute, tra cui mesotelioma, asbestosi, cancro ai polmoni e altre malattie polmonari.  

Tra i lavoratori delle ferrovie, l’incidenza di mortalità  per mesotelioma si è attestata intorno al 17,6% (stima per difetto).

Poiché non esiste un rischio zero e poiché i tempi di latenza della malattia sono lunghissimi 20-50 anni –, chi è stato a contatto con la pericolosa fibra può contrarre patologie asbesto correlate in qualsiasi momento di questo arco di tempo.

Ciò vuol dire che i tassi di mesotelioma tra i lavoratori delle ferrovie potrebbero rimanere stabili per decenni, nonostante le stime secondo cui il numero di lavoratori nel settore diminuirà del 3% entro il 2026.

Prove su prove

Nonostante le numerose evidenze scientifiche sulla pericolosità della fibra, nonostante una legge e nonostante il numero dei morti continui a crescere, il problema amianto in Italia è solo parzialmente risolto.

I dati sono approssimativi: il Registro Nazionale dei Mesioteliomi (ReNaM) riporta per il settore della costruzione dei rotabili ferroviari 355 casi (riferiti sia al personale viaggiante sia agli addetti alla manutenzione) nel periodo che va dal 1993 al 2008. L’aggiornamento dei casi è nel VII Rapporto ReNaM.

Tenendo presente che inizialmente non tutte le Regioni avevano istituito il registro (tutt’oggi manca per la provincia autonoma di Bolzano e per il Molise) e che comunque alcuni casi non risultano censiti, l’incidenza può essere calcolata in circa 400 casi. 

Inoltre, considerando che il registro annovera circa 40 casi l’anno, con un conteggio fermo al 2008, si possono stimare non meno di 600 casi (censiti dal centro di ricerca contro il cancro Ramazzini di Bologna). 

Altri studi confermano la pericolosità dell’esposizione alle fibre di amianto 

Ne elenchiamo giusto un paio.

1) Il Dr. Wilhelm C. Hueper ha condotto una ricerca che ha dimostrato che i casi di cancro ai polmoni erano più di tre volte più numerosi tra i lavoratori ferroviari “operativi” (ingegneri, vigili del fuoco, frenatori, conduttori, commutatori e personale di turno) rispetto ai lavoratori “non operanti”;

2) Uno studio condotto dal Dipartimento di Medicina del Brigham and Women’s Hospital del Massachusetts dal titolo “Esposizione passata all’amianto tra i lavoratori ferroviari attivi”, ha rilevato che prima della transizione dalle locomotive a vapore alle locomotive diesel durante gli anni ’50, i lavoratori delle ferrovie erano  a rischio di esposizione significativa all’amianto;  

3) Altri studi condotti dallo stesso dipartimento hanno dimostrato che i lavoratori più anziani con lavori associati alla riparazione di locomotive a vapore avevano la maggiore esposizione.

Il 21% (50 su 242) dei lavoratori di età pari o superiore a 50 anni aveva una probabile esposizione all’amianto.

Il 3% (nove su 275) dei lavoratori di età inferiore ai 50 anni ha avuto una probabile esposizione all’amianto.

La durata dell’esposizione dei lavoratori attivi più anziani è stata breve.  

La mediana era di tre anni e l’intervallo è compreso tra sei mesi e 15 anni.

Amianto nelle ferrovie: parla il presidente ONA, avv. Ezio Bonanni

Purtroppo, desta preoccupazione il fatto che l’argomento sia ancora poco dibattuto sia dai media sia dalle Istituzioni.

La Onlus ONA, presieduta dall’avvocato Ezio Bonanni, oltre a fornire un riepilogo dei principali requisiti legali e informazioni dettagliate sull’amianto, non intende “deragliare” e nel corso degli anni ha sempre mantenuto caldo il tema.

Secondo il legale, i casi “costituiscono la prova provata di una epidemia che iniziata già negli anni ’90 prosegue tutt’oggi”.

L’Osservatorio afferma, inoltre, che, presso l’OGR (Officine Grandi Riparazioni di Bologna), “muore di patologia asbesto correlata (tra lavoratori in pensione e persone che vi lavorano ancora ma che sono in malattia professionale) una persona alla settimana”. 

Cosa che rende necessario un monitoraggio costante ed esteso

Per tali motivi, l’ONA, oltre a proseguire nella sua azione di informazione a tutela dei cittadini, lavoratori esposti o ex esposti, offrendo gratuitamente consulenza legale, sociale e scientifica”, annuncia “una serie di esposti querela” nelle diverse sedi competenti sul territorio nazionale per la morte da mesotelioma pleurico di alcuni ex dipendenti delle Ferrovie.

Mesotelioma Pleurico: Chirurgia e chemioterapia intrapleurica

Prof. Marcello Migliore chirurgia e chemioterapia intrapleurica
parla al microfono il prof Marcello Migliiore

Il mesotelioma pleurico è una neoplasia rara causata esclusivamente dall’esposizione all’amianto. In pochissimi casi può essere legato anche ad esposizioni a radiazioni.

L’ONA, cioè Osservatorio Nazionale Amianto, nel 2020, ha ricevuto la segnalazione di circa 2mila casi di mesotelioma.

Nel complesso, circa il 93% dei casi corrisponde al mesotelioma della pleura. Mentre il 5% dei mesoteliomi diagnosticati sono di tipo peritoneale. Mentre il restante 1% è occupato da mesotelioma pericardico e mesotelioma della tunica vaginale del testicolo. L’1% rimanente non è stato diagnosticato.

Il mesotelioma pleurico è un tumore causato dall’amianto, molto aggressivo. Purtroppo, soltanto il 5/7% dei pazienti sopravvive, con un margine di vita pari a cinque anni. Come è noto vi sono anche molte difficoltà nella diagnosi.

Gli unici mezzi per ottenere una diagnosi precoce e sicura sono TAC del torace, PET e toracoscopia.

Necessarie sono anche la biopsia e l’esame immuno istochimico. I sintomi sono sempre molto chiari: dolore toracico, debolezza e versamento pleurico.

Mesotelioma pleurico: nuove speranze di cura

L’ONA ha istituito il Dipartimento di Terapia e cura del Mesotelioma. Grazie a questo l’associazione ha ottenuto significativi risultati in campo di ricerca scientifica. Il Prof. Marcello Migliore è, tra i chirurghi toracici, colui che ha ottenuto significativi risultati per la cura del mesotelioma.

Infatti, il Prof. Migliore rappresenta uno dei massimi esponenti del settore. È ordinario di chirurgia toracica all’Università di Catania. Attualmente opera in Inghilterra presso l’University Hospital di Cardiff, nel Galles. Già dal 2018, il chirurgo collabora con l’ONA.

Chirurgia e chemioterapia ipertermica: un nuovo approccio

Il Prof. Marcello Migliore, come spiegato nella trasmissione televisiva di ONA NEWS: Mesotelioma, amianto e malattie del lavoro, ha ottenuto significativi risultati nel trattamento del mesotelioma pleurico, che deve essere necessariamente multimodale.

Il trattamento sperimentale combinato di chirurgia e chemioterapia intrapleurica ipertermica intratoracica (HITHOC, Hyperthermic intrathoracic chemotherapy) è stato eseguito in Italia proprio dal nostro specialista.

Questi è stato, quindi, sostenuto dall’ONA Sicilia. Ricordiamo l’impegno dell’On.le Pippo Gianni del CTS ONA, ex europarlamentare e attuale sindaco di Priolo Gargallo.

Nel corso del tempo l’ONA ha più volte denunciato la scarsa attenzione del governo nazionale verso il sud Italia. Svariati sono stati anche gli appelli del sottoscritto rivolti all’On.le Roberto Speranza, ministro della Salute.

In molti si chiedono ancora come mai una mente brillante come quella del Prof. Marcello Migliore non sia stata messa nelle condizioni di proseguire il suo eccellente lavoro in Sicilia.

Resezione toracica della pleura e infusione diretta del farmaco

La tecnica operatoria del Professore risulta articolata tra la resezione chirurgica della pleura, meglio conosciuta con gli appellativi di pleurectomia e decorticazione.

In seguito, poi, viene iniettato nella cavità toracica il farmaco chemioterapico ad alta temperatura (41°C). Questa procedura è stata recentemente adottata anche dal Policlinico Gemelli di Roma.

Perché è importante questa tecnica terapica?

La combinazione di chirurgia e chemioterapia intrapleurica rappresenta, come già evidenziato dall’Osservatorio Nazionale Amianto, un approccio terapeutico innovativo e molto importante. Si tratta, come chiarito dal chirurgo, di una terapia sicura ed efficace.

Infatti, la chemioterapia ad alte temperature è caratterizzata da un’azione più efficace. Inoltre in questo modo il farmaco penetra in maniera più circoscritta nelle aree colpite dalla neoplasia. Questo tipo di approccio terapeutico è necessario se si vogliono evitare dolorosi effetti collaterali.

Chirurgia e chemioterapia intrapleurica sono tecniche utilizzate anche per il trattamento del mesotelioma peritoneale.

Difatti, questi sono approcci terapeutici preferibili, perché più conservativi ma, soprattutto, grazie ad essi è possibile controllare meglio la malattia.

Ne consegue che il paziente riesce a ottenere un indice della sopravvivenza molto più elevato. Come spiega lo stesso Professore nel corso della già citata trasmissione televisiva.

Ministero della salute: mesotelioma e protocollo covid-19

Il Covid-19 ha aumentato l’impatto delle conseguenze del mesotelioma. Infatti, i malatti di patologie asbesto-correlate, tra le quali il mesotelioma pleurico, sono soggetti fragili.

Le fibre di amianto oltre a creare infiammazioni, sono cancerogene, provocano il cancro. Lo ribadisce l’ultima monografia IARC asbestos.

Già di per se questi minerali erano i responsabili di una elevata incidenza di mortalità. Non a caso, l’ONA ha dettato delle specifiche linee guida in materia di terapia di mesotelioma.

Come chiarito dal Prof. Migliore, la cura non assicura la guarigione, bensì maggiori aspettative di vita a migliori condizioni. E prolungare le aspettative di vita è già un risultato importante.

Le nuove linee guida per la cura del mesotelioma

Quindi, in base alle nuove linee guida per la cura del mesotelioma, l’approccio terapeutico non può che essere multimodale. Solo alcuni dei pazienti possono essere trattati con la chirurgia.

Quindi solo se il cliente è arruolabile per la chirurgia, in base alle sue condizioni e al tipo istologico, si può procedere. Perciò, la chirurgia e chemioterapia intrapleurica e ipertermica, può essere utilizzata solo in alcuni casi.

Così anche per quanto riguarda tutte le altre neoplasie asbesto-correlate, come per esempio il tumore del polmone. Quest’ultima neoplasia è multifattoriale, quindi incide oltre all’esposizione all’amianto anche il fumo passivo di sigaretta.

Per tali ragioni, si rende ancora e sempre necessario dover prediligere la cosiddetta prevenzione primaria. Quindi applicando il principio di precauzione, va evitata qualsiasi forma di inquinamento.

Così è possibile evitare l’esposizione sia all’amianto sia ad altri cancerogeni. Nell’era del Covid-19, oltre al ritardo nelle bonifiche, le inadempienze riguardano anche quelle del protocollo.

Pertanto, l’ONA ha insistito perchè il ministro della Salute adottasse particolari protocolli. In particolare per i soggetti fragili e per gli ultra ottantenni. Invece, si sta assistendo al ritardo nella vaccinazione e all’assenza di adeguati protocolli Covid-19.

Quindi, oltre alla mobilitazione, l’ONA ha richiesto e chiede un potenziamento delle strutture sanitarie. In particolare quelle di sanità pubblica, specie nelle regioni del sud Italia.

Il ruolo dell’ONA e dell’Osservatorio Vittime Del Dovere

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e lo stesso Osservatorio Vittime Del Dovere sono due associazioni APS (Associazione di Promozione Sociale) unite insieme, in prima linea per la tutela delle vittime.

L’azione sinergica delle due associazioni inizia prima di tutto sottolineando l’importanza della prevenzione primaria. Proprio perché, in breve, la prima forma di prevenzione consiste nell’evitare l’esposizione all’amianto.

Altrettanto fondamentale è la prevenzione secondaria, cioè la diagnosi precoce. Solo così sono assicurati al paziente i migliori trattamenti. Da non trascurare il degrado sanitario del sud Italia.

La sanità del sud Italia ha subito tagli indiscriminati, spesso a favore dei privati. Una condizione incresciosa che pesa però su tutti i cittadini meridionali.

Per questi motivi è necessario ripristinare il centro d’eccellenza di Catania, per esempio. Ma soprattutto è necessario avere un’idea di nazione che non lasci indietro nessun territorio e men che meno le vittime.

Mesotelioma pleurico: cura in Sicilia e nel resto d’Italia

L’ONA ringrazia il Prof. Marcello Migliore per il suo impegno per la cura del mesotelioma. Infatti, grazie al suo impegno molti pazienti hanno ricevuto cure adeguate.

In particolare, ci riferiamo a tutti coloro che nel Sin (Sito d’Interesse Nazionale​) di Siracusa oppure di Biancavilla hanno subito la triste sventura dell’esposizione all’amianto. A decine, se non a centinaia, si sono ammalati di mesotelioma.

Grazie al Prof. Marcello Migliore hanno potuto ricevere terapie adeguate. Purtroppo, ora non è più così, perché gli è stato impedito di proseguire nel suo lavoro.

Per questi motivi, l’ONA rivolge un appello al premier Mario Draghi. Infatti, anche alla luce delle nuove prospettive del Recovery fund, c’è la possibilità di colmare il divario Nord – Sud.

Quindi si esprime grossa fiducia nel nuovo governo, perchè si possa potenziare la sanità del sud Italia già troppo depauperata.

Al mio appello, si unisce quello di Calogero Vicario, Lorenzo Motta e di tanti pazienti. Questo stesso appello è condiviso anche dal sindaco di Priolo Gargallo, On. Pippo Gianni. Questi da ormai dieci anni ha abbracciato l’impegno di lottare per porre fine alla strage delll’amianto in Sicilia e nel resto di Italia.

MCS sensibilità chimica multipla ed amianto

MCS sensibilità chimica multipla
MCS sensibilità chimica multipla

MCS sensibilità chimica multipla e l’amianto. In inglese SCM, ovvero Multiple Chemical Sensitivity, è una condizione patologica che compromette in maniera cronica diversi apparati del nostro organismo.

La compromissione diviene tanto stabile da indurre un’ipersensibilità di tipo allergico, a diversi prodotti chimici. Con conseguenti episodi acuti di malattia multi organo in occasione di contatto anche minimo, alle sostanze incriminate.

Come è noto, la MCS è quindi una patologia multifattoriale, multi organica e multi sistemica, della quale sono affetti un numero sempre crescente di individui.

Nella maggioranza dei casi, anche se non esclusivamente, si tratta di una malattia professionale, causata dall’utilizzo di agenti patogeni quasi sempre di origine antropica.

Questi agenti patogeni sono presenti nell’ambiente di lavoro, determinando pericolose esposizioni. Inoltre, sono presenti numerosi agenti patogeni anche nei prodotti alimentari.  Un altro fattore determinante nell’insorgenza della sensibilità chimica multipla è l’inquinamento dell’aria e la contaminazione dell’acqua potabile.

Le correlazioni tra MCS e patologie asbesto correlate

Proprio come accade per le vittime di patologie asbesto correlate, ogni anno migliaia di persone si recano nelle strutture mediche che purtroppo non sempre sono adeguate al trattamento di patologie di questo tipo.

Infatti, riconosciamo una forte correlazione tra la MCS e le patologie asbesto correlate. Sono tutte condizioni causate dalla presenza di cancerogeni negli ambienti di vita e di lavoro.

In Italia, effettivamente, nonostante la messa al bando della fibra killer, avvenuta con la legge 257 del 1992, sono stati recentemente censiti circa 40milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto.

MCS: le reazioni della comunità scientifica

A peggiorare ulteriormente la situazione sono i ritardi nella ricerca scientifica. I risultati della ricerca in merito alla sensibilità chimica multipla sono ben lontani dal ricostruire ogni dettaglio della patologia.

Anche l’opinione della comunità scientifica si anima in merito ai fattori di insorgenza della MCS sensibilità chimica multipla.

Alcuni esperti disquisiscono sulla natura patologica dei sintomi dei quali sono affetti i pazienti, sorvolando sul fatto che i medesimi vivano una condizione drammatica, che ormai siano molte migliaia e soprattutto che anche un’eventuale origine psicosomatica non annulla la natura di patologia.

Un altro fattore che accomuna la sensibilità chimica multipla alle patologie amianto correlate, soprattutto quelle neoplastiche, è l’esito infausto di esse. 

Questo fattore comune dovrebbe indurre la scienza medica a concentrare maggiore attenzione sulla problematica e puntare soprattutto alla prevenzione primaria.

Contaminazione ambientale: la soluzione è la prevenzione primaria

L’unica soluzione efficace per porre fine a questa strage è la rimozione dell’agente patogeno, ovvero la prevenzione primaria.

Quindi è necessario evitare ulteriori esposizioni ad agenti cancerogeni, quali l’amianto, il benzene, il piombo, l’alluminio etc… Il fine è quello di salvaguardare anche i cittadini sensibili ma non ancora affetti da patologia.

Basti solo considerare che gli agenti sono assoggettati soltanto a limiti di soglia. Ma è stato ampiamente dimostrato che in realtà non sussiste una quantità minima con la quale si è al riparo dal rischio di insorgenza della MCS. Un analogo discorso è associato alle fibre di amianto.

Difatti anche per le fibre di asbesto non vi è una vera e propria soglia sotto la quale non vi è rischio. Per questa ragione, è ormai opinione comune, che l’unica fibra che non uccide è quella che non viene respirata.

MCS sensibilità chimica multipla ed amianto

Anche se la pericolosità delle fibrille di amianto non è correlata solo alla respirazione o l’aerodispersione. Purtroppo le fibre di amianto sono pericolose anche se ingerite attraverso l’acqua potabile e in Italia purtroppo, ci sono ancora km e km di tubature in amianto.

Tant’è che ciò è riportato anche nella revisione della monografia IARC in materia di amianto. Così come riportato anche in questo nostro vecchio articolo.

Quindi, sarebbe fondamentale applicare il principio di precauzione ed anche la prevenzione. Si tratta quindi di strumenti necessari per la tutela dell’ambiente e della salute umana.

Da sottolineare è anche l’importanza della diagnosi precoce, sia dell’MCS che delle malattie asbesto correlate.

Il punto chiave è però evitare le esposizioni. Perché quando si creano queste esposizioni e si arriva alla malattia, è già tardi.

Questo vale per tutti i casi e per tutte le forme di inquinamento. Prevenire vuol dire anche diagnosticare la patologia in fase iniziale. Questo è molto importante. Infatti, le cure la tempestività delle cure, che fa aumentare le probabilità di una loro efficacia.

Ciò anche se non vi è certezza assoluta del ritorno allo stato di salute del paziente.

Sensibilità chimica multipla: perché negarne l’esistenza?

Anche a voler negare l’esistenza della MCS come patologia organica, dunque, quanto da noi prospettato appare in ogni caso corretto. Questo avviene sia sotto il profilo della scienza medica, della bioetica, sia sotto il profilo della scienza giuridica, e dell’etica giuridica.

Se alcuni scienziati negano la natura organica dell’MCS, e ne affermano la natura psicosomatica, non per questo si esclude la necessità di una adeguata prevenzione, diagnosi e cura. La sensibilità chimica multipla rimane pur sempre una patologia dannosa per l’uomo.

Per questi motivi, deve essere lodato il ruolo assunto dal Prof. Giancarlo Ugazio, medico e scienziato non in vendita. Per decenni è stato ordinario di patologia generale presso l’Università di Torino, dopo un percorso negli Stati Uniti.

Sensibilità chimica multipla, amianto e impegno dell’ONA

L’ONAOsservatorio Nazionale Amianto, fin dalla sua costituzione nel 2008, è stata in prima fila, per la tutela della salute.

Il benessere e la vita sono i beni più preziosi per l’essere umano. L’inquinamento ambientale e quello dovuto all’utilizzo di materiali dannosi, mette a rischio questo bene.

Non solo, ma anche il futuro dell’umanità è a rischio. La vicenda covid-19 e la pandemia che ne è derivata, sono la conseguenza del consumo dell’ambiente. Ciò è stato ribadito anche nella dodicesima puntata di ONA TV.

Il disastro ambientale non è soltanto quello dell’amianto e del processo eternit, ma anche la deforestazione. Così l’invasione delle caverne, dove i pipistrelli sono i portatori del coronavirus.

Questo solo per rimanere nell’esempio della pandemia che sta distruggendo l’economia mondiale. Quindi, tutelare l’ambiente e non diffondere veleni è l’unica chiave di volta per mantenere la possibilità di un futuro che non sia di lutti e tragedie.

Questa è la via tracciata dall’ONA. Così per la tutela delle vittime per le quali l’ONA ha costituito lo speciale dipartimento di assistenza medica e legale.

ONA News- Amianto e Recovery Fund e riqualificazione del Sud

Recovery Fund

Amianto, ambiente, sviluppo sostenibile ed economia. Recovery Fund opportunità per riqualificazione del Sud. È in linea sul nostro canale YouTube il XXI appuntamento di ONA TV – ONA News. La trasmissione creata dall’Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto accelera sulla richiesta di un impegno efficace del nuovo governo Draghi sulla bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati. Questo tema che è entrato negli ultimi due governi, è stato in realtà del tutto trascurato nell’azione politico-istituzionale del governo Conte.

In questo contesto il PNRR deve essere progettato strategicamente e colmare il divario Nord-Sud. Infatti, l’idea di Nazione e Patria non può prescindere da una condizione di unità e indivisibilità che non è soltanto geografica e istituzionale, quanto piuttosto morale e spirituale.

L’idea di Nazione e il sentimento di Patria vanno ben oltre il quadro costituzionale, e sono scritti nella coscienza stessa di ogni italiano. Quindi è inammissibile che si perpetui uno stato di discriminazione e di divario Nord-Sud.

Quello industriale, sociale, economico e ambientale tra Nord e Sud: fondamentale che le risorse siano impiegate per livellare l’efficienza delle infrastrutture e del “sistema-paese” che sconta decenni di mancati investimenti nel Sud.

Recovery Fund opportunità per la riqualificazione del Sud

L’Italia oggi ha la possibilità di chiudere definitivamente il capitolo che fa riferimento all’inquinamento industriale. Questo attraverso una progettazione programmatica di bonifiche attente e mirate. In tale senso, qual è il ruolo del nuovo ministero della Transizione ecologica e quale la linea da seguire per portare avanti i piani di bonifica dei siti contaminati?

Di questo e di altri argomenti, si è discusso nel corso del XXI appuntamento di ONA News – ONA TV. La trasmissione condotta dal Dott. Massimo Maria Amorosini alla quale hanno partecipato come ospiti:

Avv. Ezio Bonanni, Presidente ONA;

On.le Maria Laura Paxia, Parlamentare del Gruppo misto

On.le Pippo Gianni, Sindaco di Priolo Gargallo e componente del comitato tecnico scientifico dell’ONA

Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia

Recovery fund

L’avv. Ezio Bonanni si esprime in merito al Recovery fund

Nel corso della puntata l’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA, ribadisce quanto sia fondamentale oggi la modernizzazione delle strutture e infrastrutture nazionali. Questo ammodernamento deve correre alla stessa velocità del progresso in materia ambientale.

La progettualità del prossimo futuro dovrà essere di spessore tecnico. Sarà necessario delineare normative finanziarie per garantire la salubrità degli ambienti, siano essi privati o di lavoro. Dunque, economia e salute dovranno essere le due colonne portanti per i piani del nuovo ministero della Transizione ecologica.

Il miracolo economico del secondo dopoguerra e la frenetica industrializzazione hanno portato ad un progresso delle macchine e dei mezzi economici, lasciando indietro la crescita umana e sociale. Infatti, territorio, ambiente e salute sono stati, per troppo tempo, bistrattati, in favore di una crescita frenetica e che ha portato conseguenze devastanti.

Il Recovery fund e le istanze del Sud

La compagine governativa è da sempre spostata verso il Nord del Paese, considerato, per comprensibili ragioni, il motore dell’Italia. Questo è il momento propizio, però, per avvicinare due territori distanti solo in apparenza. Del resto, la storia dell’Italia è da sempre caratterizzata da frammentazioni territoriali e politiche ma è anche vero che il nostro Stivale è contraddistinto da una cultura fondante comune, di ingegneri e creativi.

Proprio per questo motivo, il Sud può essere d’impulso per una ripartenza green che parta dalla bonifica delle strutture contaminate e prosegua con lo sfruttamento delle energie rinnovabili. Questo, in totale sinergia e rispetto dell’ambiente, impiegando le risorse naturali di cui il meridione è ricco.

Il ruolo dell’ONA nella bonifica delle strutture

Il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto si dichiara vicino alle esigenze dei lavoratori, in particolare a quelli esposti ad amianto, che vivono in una condizione di timore derivante dalla paura di gravi ripercussioni di salute.

L’assistenza tecnica fornita dall’ONA costituisce, da anni, un supporto fondamentale nel processo di rimozione dell’amianto dai siti contaminati. L’assistenza si può mettere in atto attraverso diverse modalità:

  • raccolta segnalazioni e verifica presenza di materiali di amianto,
  • guida per la bonifica,
  • mappatura dei siti contaminati.

Va ribadito, infine, che per evitare il rischio di esposizione ad asbesto e, quindi, i relativi danni alla salute, è fondamentale evitare l’esposizione alle fibre. Per questo, l’unica soluzione concreta per rimuovere il problema alla radice è la prevenzione primaria.

Osservatorio Vittime del Dovere Regione Lazio

osservatorio vittime del dovere
osservatorio vittime del dovere

L’Osservatorio Vittime del Dovere coglie il grido di dolore delle vittime del dovere. Per questo motivo l’associazione nasce con l’esigenza di tutelare le vittime nei contesti della Pubblica Amministrazione, delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza. L’associazione tutela coloro che rendono la propria vita per il bene della comunità. Già da anni, l’Osservatorio Nazionale Amianto difende le vittime di malattie legate alla diffusione nell’ambiente di amianto e di altri cancerogeni.

L’Osservatorio e il suo presidente, l’avv. Ezio Bonanni, lottano per la tutela delle vittime. L’ONA ascolta le istanze dei lavoratori esposti ad asbesto, coloro i quali, molto spesso, vivono la tragica realtà della malattia. In tante sono le vittime esposte ad amianto, anche per decenni. Molti di loro vivono nell’attesa dell’infausta notizia.

L’iscrizione dell’associazione al registro della Regione è avvenuta in data 17.03.2021 e rappresenta un passo molto importante verso la tutela e la difesa dei soggetti vittime di sofferenze quotidiane. Inoltre segna una vittoria soprattutto poiché siamo in un periodo storico, tanto delicato, in cui ogni argomento, ad esclusione del virus in corso, sembra passare in secondo piano.

Vittime del dovere: il caso delle Forze Armate

L’associazione Osservatorio Vittime del Dovere si occupa degli esposti ad amianto ed uranio impoverito all’interno dei reparti delle Forze Armate. Esemplificativo è il caso delle attività svolte nelle unità navali.

Una realtà che è lungi dall’essere considerata una rarità. Infatti, nei reparti delle Forze Armate, 830 sono i casi di mesotelioma rilevati e tra questi casi, il settore più colpito è quello della Marina Militare Italiana, con 570 malati.

Si può dire che sia una vera e propria strage, una realtà tragica a cui l’Osservatorio Vittime del Dovere risponde con tenacia e forza. La battaglia dell’avv. Ezio Bonanni è arrivata alla Commissione di Inchiesta della Camera dei Deputati. Le richieste sono forti e chiare e vanno nella direzione della tutela della salute di tutti i cittadini, in questo caso specifico, dei militari.

Non solo Forze Armate, sono considerate vittime anche coloro che hanno subito pregiudizi di qualsiasi genere, in particolare per quanto concerne problematiche di salute derivanti dallo svolgimento di qualsiasi tipo di lavoro.

L’Osservatorio Vittime del Dovere accoglie le richieste

Nello specifico, il personale delle Forze Armate e del Comparto Sicurezza subisce, nella propria quotidianità lavorativa, il rischio legato alle attività di ordine pubblico, di sicurezza e di lotta alla criminalità. A questo si aggiunge, però, anche l’effetto dell’esposizione a sostanze tossiche e cancerogene (amianto, uranio impoverito, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti,  nanoparticelle, metalli pesanti…).

Il grido di dolore, accolto dall’associazione, viene da chi subisce ogni giorno le conseguenze delle infiammazioni e, nei casi più gravi, delle malattie il cui esito è solo uno. Tuttavia, il messaggio che l’avv. Bonanni sente di esprimere nei confronti di chi soffre è estremamente positivo. L’ONA è impegnata nella tutela dei più deboli, ma non solo. L’Osservatorio si impegna a sostenere la ricerca scientifica per cercare di combattere questo grande male che affligge la popolazione italiana e mondiale.

Il sostegno va anche a favore dei familiari: vedove e orfani del dovere, l’assistenza offerta, infatti, è legale, medica e psicologica. Tutto ciò partendo sempre dal presupposto che la prima forma di tutela è costituita dalla bonifica.

L’Osservatorio tutela anche contro i ritardi dello Stato. Infatti, vi è ancora discriminazione e distinzione tra vittime del terrorismo e vittime del dovere. A questi ultimi dovrebbero essere riconosciuti gli stessi diritti delle vittime del terrorismo. Una pallottola è tale anche se cambia la mano di chi impugna la pistola.  

I guerrieri della lotta contro l’esposizione a cancerogeni

Decidere di spendere la vita per regalare pace e serenità alla comunità, sacrificarsi per il bene comune, equivale a compiere un atto di estrema generosità nei confronti del genere umano. Sono eroi di tutti i giorni coloro i quali si impegnano a garantire la sicurezza del singolo e della collettività. 

Sono persone che rischiano la vita per un bene superiore, ma soprattutto sono lavoratori. E come tutti i lavoratori devono essere tutelati a livello sanitario. Molto spesso, però, la realtà non coincide con ciò che a livello teorico e di principio sarebbe giusto fare. L’Osservatorio Vittime del Dovere nasce proprio per colmare questa lacuna tra ciò che è e quello che dovrebbe essere.

Carlo Calcagni è uno dei nostri guerrieri, schierato in prima linea a favore della causa, egli è vittima di contaminazione da proiettili all’uranio impoverito. Egli ha dovuto lottare contro i mulini a vento per vedere riconosciuti i propri diritti.

Così Antonio Dal Cin, finanziere in congedo perché vittima di asbestosi polmonare da amianto, lotta in prima persona per vedere riconosciuti i suoi diritti e, insieme all’Osservatorio Vittime del Dovere, si batte anche per tutte le altre vittime.

Lorenzo Motta, Sottoufficiale della Marina, vittima dei vaccini militari, è anch’esso in trincea per la tutela delle vittime delle pratiche vaccinali nocive per la salute.

L’amianto non risparmia l’Aeronautica Militare, Nicola Panei è vittima di asbestosi, a lui auguriamo di vincere la battaglia per la vita.

Debellare l’amianto nelle scuole e negli ospedali

L’Osservatorio viene rappresentato anche nel nostro Sud, da Massimiliano Alampi, coordinatore ONA di Reggio Calabria. Insieme a lui denunciamo a gran voce l’inaccettabile realtà della presenza di amianto nelle scuole e negli ospedali. 

Da qui l’intuizione del riconoscimento della condizione di vittima del dovere anche per il personale medico e paramedico, vittima dell’amianto o altri cancerogeni. Ne sa qualcosa Elisabetta Sacchi, ora responsabile di ONA Pesaro, figlia di Pietro, morto di mesotelioma dopo aver lavorato come sanitario presso l’Ospedale di Pesaro.

Quello delle scuole, inoltre, è un tema caldo, di cui si è occupata anche la Sig.ra Antonella Franchi. Lo stesso Ennio Pietrangeli ha pianto il padre che ha svolto servizio in una scuola imbottita di amianto. 

I familiari delle vittime del dovere meritano tutela

Questi ultimi, insieme alla Sig.ra Paola Maria Santospirito rappresentano i coniugi e gli ofani delle nostre vittime del dovere.

Il marito della Sig.ra Santospirito, Sottoufficiale della Marina Militare Italiana, infatti, è stato in servizio imbarcato nella nave ammiraglia della flotta italiana, la Vittorio Veneto.

Una flotta, ma anche un letto di morte, responsabile del massacro dei nostri marinai, vittime della pace.

La Sig.ra Santospirito, coccolava il militare che aveva sposato a suo modo. Si prendeva cura di lui lavando le tute e gli abiti da lavoro. Era, tuttavia, ignara del fatto che questi abiti fossero radioattivi e contaminati da polveri e fibre di amianto.

L’Osservatorio rileva anche che gli orfani delle vittime del dovere, non a carico, sono privi di tutela. A loro, il Ministero della Difesa rifiuta la liquidazione dei diritti. Testimone di questo è la Sig.ra Renata Tiraferri Roffeni, orfana di Giovanni Tiraferri Roffeni, a cui non sono ancora stati riconosciuti i propri diritti.

L’associazione non dimentica, infine, le vittime di bullismo e di violenza di genere. Così come le vittime della burocrazia. Calogero Vicario, coordinatore di ONA Sicilia, difende i lavoratori siciliani esposti ad amianto privi di tutela. Grazie all’impegno dell’On.le Pippo Gianni, la tutela dei diritti si estende e coinvolge il Sud e l’intero Paese.

I danni da Coronavirus e il lavoro dell’Osservatorio

Le vittime amianto sono state ulteriormente, e in maniera maggiore, colpite dalla pandemia mondiale, iniziata agli esordi del 2020, che ci tiene ancora sotto scacco.

Il Covid-19 ha agito in maniera ancora più cattiva e pesante sui malati amianto, come se non bastasse già la loro quotidiana sofferenza fisica e psicologica. Si rende necessario, secondo il parere dell’Osservatorio, che le vittime asbesto siano inserite all’interno dei programmi vaccinali, con estrema urgenza.