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martedì, Agosto 11, 2026
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Pannelli fotovoltaici per sostituire l’amianto, agevolazioni

Pannelli fotovoltaici
pannelli fotovoltaici su un tetto

Quest’anno saranno disponibili maggiori incentivi per chi sceglie energie rinnovabili e sostituisce tetti e tettoie in amianto con pannelli fotovoltaici. Un’opportunità da non perdere. In questo modo il cittadino può eliminare un materiale altamente pericoloso per la salute, causa di tumori, risparmiare sul costo energia e contribuire a fermare il cambiamento climatico.

Bonifiche amianto, la sostituzione con pannelli fotovoltaici

L’amianto provoca da decenni infiammazioni e tumori, primo tra tutti il mesotelioma. Non è l’unica malattia, però, legata a questo materiale. Causa infatti anche diverse patologie asbesto correlate. Malattie che in molti casi, purtroppo, portano alla morte del paziente.

Uno degli usi più importanti che è stato fatto dell’amianto è proprio nel settore dell’edilizia. L’asbesto mischiato con il cemento ha dato vita all’eternit, che ancora oggi è presente, con le sue fibre mortali, in tantissimi edifici della Penisola. Non c’è una mappatura aggiornata dei siti a rischio e la bonifica amianto è ferma.

La possibilità di sostituire una copertura in asbesto, come pure è chiamato l’amianto, per installare pannelli solari è prevista dal Decreto Legislativo 199/2021, che recepisce la Direttiva 2018/2001/UE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili. In attuazione delle misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Ora i cittadini potranno ottenere più facilmente le agevolazioni. Non sarà più obbligatorio infatti, come previsto fino a questo momento, che la superficie di amianto e quella dei nuovi pannelli coincidano. È sufficiente che l’impianto sia installato sullo stesso edificio o in altri edifici confinanti, purché nella disponibilità della stessa persona che svolgerà l’intervento. Il Legislatore ha così risolto le difficoltà che si erano venute a creare con il vincolo della sostituzione.

Amianto, l’ONA chiede da anni la mappatura

“Un importante passo – ha dichiarato il presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, Avv. Ezio Bonanni, che da anni è al fianco dei lavoratori colpite dalle malattie legate all’eternit – verso la bonifica dell’amianto. E’ necessario però fare di più: provvedere alla mappatura per poi smaltirlo con incapsulamento, confinamento e rimozione”.

L’eternit infatti continua a mietere vittime. Nonostante la messa al bando dell’amianto avvenuta con la Legge del 257/1992. Il numero dei casi di mesotelioma è drammatico, come riportato nel VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL. L’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

L’ONA mette a disposizione dei cittadini una App per le segnalazioni. Un ulteriore strumento per vincere questa difficile battaglia.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto può essere richiesta attraverso lo sportello on-line e contattando direttamente il numero verde 800 034 294.

L’associazione offre assistenza medica gratuita che è fornita gratuitamente online attraverso una squadra di medici volontari. Essi si occupano di ricerca, terapia e cura delle patologie legate all’esposizione a sostanze cancerogene e di patologie asbesto correlate, ma anche di tutte le malattie causate dall’attività professionale.

E’ prevista anche un’assistenza tecnica che vuole aiutare le aziende e le persone fisiche a mettere in sicurezza gli spazi contenenti amianto nelle costruzioni, così da ridurre il rischio di contrarre malattie.

 

Malattia amianto, operaio morto: risarcimento milionario

palazzo di giustizia, malattia amianto
palazzo di giustizia

Il Tribunale di Torre Annunziata, ha condannato Fincantieri spa e Sait spa al risarcimento di un milione di euro per la morte di Angelo T., avvenuta nel 2016 per un mesotelioma, la malattia amianto per eccellenza.

L’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, ha vinto l’ennesima battaglia per i familiari dell’operaio, ottenendo l’importante risarcimento. L’INPS in un primo momento aveva riconosciuto alla famiglia del 73enne, al quale era stato diagnosticato un mesotelioma peritoneale, soltanto 30mila euro a titolo di rendita indennitaria.

Il giudice Dionigio Verasani, del Tribunale di Torre Annunziata, il 30 dicembre 2021, invece ha condannato sia l’azienda della quale il 73enne era dipendente, la Sait, sia Fincantieri che aveva impiegato la sua manodopera per anni. Il giudice ha ritenuto responsabili in solido le 2 società. Leggi qui la sentenza.

Malattie amianto, cosa provoca l’asbesto

Una storia drammatica come quella di tante altre persone che per anni hanno respirato la fibra killer nei luoghi di lavoro, ma non solo.

Negli anni ’70 alcuni studi hanno riconosciuto la pericolosità dell’amianto e scoperto che provoca vari tipi di tumore, tra cui appunto il mesotelioma, ma anche altre patologie asbesto correlate.

Nel 1992 la legge ha messo al bando l’asbesto, ma continua a fare vittime. Solo la bonifica dei territori, infatti, potrà fermare la strage silenziosa. Ogni anno in Italia sono oltre 7mila le vittime legate all’impiego di questo materiale. Il VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL. L’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

La storia di Angelo, dopo la morte giustizia per i familiari

Angelo T., di Castellammare di Stabia, ha lavorato tra il 1963 al 1995 per un’azienda, la Sait, alla quale la Fincantieri si rivolgeva spesso per impegarne gli operai. L’uomo è stato manovale fino al 1966, pittore per due anni e poi coibentatore. In ogni mansione era a contatto diretto con le polveri di amianto.

“L’ambiente di lavoro – scrive il giudice del Lavoro nella sentenza – era al chiuso, all’interno dell’unità navale, e privo di aspiratori localizzati delle polveri e senza ricambio di aria. Locali chiusi, come la sala macchine, presso i quali trascorreva l’intera giornata lavorativa, gomito a gomito anche con altri colleghi”. Le attività che svolgeva “determinavano aerodispersione di polveri e fibre di amianto, che rimanevano liberate nell’aria”. In alcuni casi la visibilità non era superiore al metro e mezzo.

Inoltre è stato dimostrato, anche grazie alle testimonianze di altri operai che lo hanno affiancato negli anni, che il 73enne svolgeva il lavoro sempre senza strumenti di prevenzione tecnica e protezione individuale. “In particolare – insiste il giudice – fu privato di maschere protettive che potessero in qualche modo evitare, ovvero diminuire, l’inalazione di polveri e fibre di amianto”.

I primi sintomi della gravissima malattia amianto apparvero nel novembre 2015. In brevissimo tempo seguì la drammatica diagnosi. La morte arrivò infine il 5 marzo 2016, dopo grandi sofferenze.

Il dottor Roberto Ficuciello, specialista in medicina legale e delle assicurazioni, ha confermato la diagnosi. Nella perizia richiesta dal giudice ha riconosciuto il nesso di causalità tra la patologia riscontrata e il lavoro svolto, caratterizzato da una prolungata esposizione all’amianto.

Malattia amianto, sentenza storica in Campania

“Sentenza storica per i lavoratori che sono stati negli anni a contatto con la fibra killer nella cantieristica navale”, dichiara soddisfatto l’avvocato Bonanni, che ha vinto una importante battaglia a favore della famiglia del 73enne.

L’ONA, già da tempo, ha istituito un servizio di assistenza sanitaria per coloro che hanno ricevuto la diagnosi di mesotelioma, o di altre patologie asbesto correlate, cui si somma quella legale.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto può essere richiesta attraverso lo sportello on-line e contattando direttamente il numero verde 800 034 294.

Il numero dei casi di tumori dell’amianto, sono in continuo aumento in Campania, come nel resto d’Italia. Per questo l’ONA sta contribuendo a realizzare la mappatura anche con la App amianto.

Vedi il servizio sul TGR Campania:

https://youtu.be/aWi0HzcVFyM

Amianto killer, importante collaborazione tra AIACE e ONA

amianto killer
Il presidente AIACE, Giuseppe Spartà, ed Ezio Bonanni presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto

L’AIACE (Associazione italiana assistenza consumatore europeo) e l’Ona – Osservatorio nazionale amianto hanno avviato in questi giorni una collaborazione. Un ulteriore strumento per il cittadino contro l’amianto killer.

Il presidente del sodalizio che difende i consumatori, Giuseppe Spartà, ed Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, hanno siglato un accordo nazionale. Lo ha reso noto Niccolò Francesconi, esperto in criminologia clinica e dirigente nazionale di entrambe le associazioni.

L’obiettivo è quello di contrastare la diffusione dell’amianto, un materiale ancora molto presente nell’ambiente che ci circonda, ma estremamente pericoloso per la salute.

Amianto killer, i rischi legati all’asbesto

L’asbesto amianto è stato utilizzato fino al 1992, anno in cui è stato messo al bando per legge, per diversi usi. L’austriaco Ludwig Hatschek brevettò il cemento amianto, un materiale che egli stesso chiamò eternit, con riferimento al latino aeternitas (eternità), in relazione alla sua elevata resistenza. Non è attaccabile né dal calore, né dagli acidi e resiste nel tempo.

Le aziende lo hanno impiegato per diversi usi. Nel 1911 viene avviata la produzione di lastre e tegole. Poco più tardi, nel 1928 inizia la produzione di tubi in fibrocemento, che fino agli anni settanta rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti. entitidue anni dopo, nel 1933 fanno la loro comparsa le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni.

Lastre ondulate di cui tutti oggi conoscono la pericolosità. Negli anni cinquanta inizia il suo utilizzo anche per oggetti quotidiani.

Negli anni settanta finalmente alcune ricerche mostrarono come la polvere di amianto, generata dall’usura dei tetti e usata come materiale di fondo per i selciati, provoca asbestosi e una grave forma di cancro, il mesotelioma pleurico. Non solo, la fibra killer, come pure viene chiamato, è causa di numerose patologie asbesto collegate.

E’ necessario però arrivare al 1992 perché il Legislatore vieti finalmente estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto.

Eppure a causa dell’amianto si continua a morire. Ogni anno in Italia sono 7mila i morti legati a questo materiale. Oltre al VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL, l’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Amianto killer, l’ONA si occuperà della consulenza legale

L’associazione Aiace, tramite il presidente Spartà e il segretario nazionale Maria di Stefano, proprio per rendere maggiormente funzionale questa partnership annunciano che sarà proprio il presidente nazionale Bonanni ad occuparsi di tutto il settore ambiente a livello nazionale e legale.

Riguardo questa importante collaborazione le associazioni metteranno a disposizione le proprie conoscenze e strutture a tutela dei cittadini presentando alla stampa, in un prossimo incontro a Roma, l’importanza di questa iniziativa.

L’ONA si occupa da anni di assistere le persone, spesso nei luoghi di lavoro, venute a contatto con l’amianto killer che proprio per questo si sono ammalate. Offre, grazie al lavoro dell’avvocato Bonanni e di tanti esperti e professionisti nelle varie sedi d’Italia, un’attenta consulenza tecnica e legale.

Da anni si impegna poi per la bonifica dall’amianto e ha poi creato un App apposita per le segnalazioni.

Aiace, associazione al fianco dei cittadini

L’AIACE (Associazione Italiana Assistenza Consumatore Europeo) è un’organizzazione senza fini di lucro. Il suo obiettivo è la difesa dei consumatori associati e delle loro famiglie nei rapporti con i fornitori di beni e gli erogatori di servizi. AIACE fornisce agli utenti un servizio utile di informazione, consulenza, assistenza e tutela individuale e collettiva. Dispone di sedi a Roma, Taormina, Giardini Naxos ed in altre regioni italiane.

Si impegna da tempo contro il sovrindebitamento, ma copre diversi ambiti, come quello bancario, delle assicurazioni, dell’energia, delle mediazioni e della sicurezza stradale.

Bonifica amianto nel quartiere Bucaletto Potenza

bonifica amianto
Il quartiere Bucaletto, a Potenza

La giunta del Comune di Potenza ha approvato ieri, 12 gennaio, il progetto di fattibilità tecnica economica per i lavori di bonifica amianto nel quartiere di Bucaletto.

Il vicesindaco Antonio Vigilante e l’assessore alle Politiche sociali del Comune, Fernando Picerno hanno diffuso, soddisfatti, la notizia. “Dopo l’inizio dei lavori di demolizione e smaltimento dei 31 prefabbricati insistenti nella Zona 8 – hanno detto Vigilante e Picerno – interverremo con la rimozione dei prefabbricati nelle Zone 17, 16 e 19 per un numero complessivo di 23 prefabbricati”.

L’amianto è un materiale altamente dannoso per la salute come denuncia da anni l’ONA Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente Avv. Ezio Bonanni. Tante aziende purtroppo, all’inizio non conoscendo il rischio amianto, lo hanno utilizzato per molteplici impieghi. In primis in edilizia, dove è più conosciuto come eternit.

La fibra killer invece provoca infiammazioni e tumori: mesotelioma e patologie asbesto correlate. Ogni anno in Italia ci sono 7mila decessi causati dall’amianto. Oltre al VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL, l’avvocato Bonanni ha pubblicato i dati aggiornati nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

La Legge 257/1992 ha messo al bando questo materiale altamente cancerogeno, vietandone estrazione, commercializzazione e produzione di tutti i prodotti a base di amianto. Purtroppo, però, questo non è bastato a fermare i tumori che crescono ancora ogni anno. La malattia, infatti, si sviluppa molti anni dopo l’inalazione delle fibre killer.

Bonifica amianto, l’unica strada per fermare la fibra killer

L’unico modo per eliminare l’asbesto dai luoghi frequentati dalle persone, tra cui rientrano purtroppo anche scuole e ospedali, è quello delle bonifiche dall’amianto. L’ONA porta avanti la sua battaglia, per la bonifica amianto, per sensibilizzare le istituzioni e prevedere finalmente almeno una mappatura amianto in tutte le regioni.

L’ONA ha poi creato un App apposita per le segnalazioni. I cittadini in questo modo possono fare il loro per liberare la Penisola ed evitare l’esposizione all’amianto.

Bonifica amianto a Bucaletto grazie ai fondi europei

Il sindaco Mario Guarente, con un’idea vincente, ha permesso l’opera di bonifica amianto. Il primo cittadino ha chiesto infatti la rimodulazione dell’intervento prima previsto per la rimozione amianto soltanto sulla copertura della struttura del “Palarossellino”, all’Autorità di gestione del PO FESR Basilicata 14-20.

L’amministrazione ha già approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo all’impianato sportivo e sono in corso le procedure per l’appalto dei lavori.

La bonifica dell’amianto è il primo passo per la riqualificazione del quartiere Bucaletto. Lo step seguente per l’amministrazione sarà quello di poter realizzare i progetti per i quali sono stati stanziati i fondi del finanziamento ministeriale del Piano Città. Il Comune realizzerà così 53 alloggi di edilizia residenziale pubblica per 7.950.000 euro.

ONA Onlus spinge verso la bonifiche amianto e offre assistenza tecnica

Il presidente dell’ONA onlus Bonanni, i professionisti, i tecnici e i collaboratori lavorano da sempre per tutelare le vittime dell’amianto in Italia. E’ attivo uno sportello dedicato all’assistenza tecnica, medica e legale per tutti i lavoratori che hanno contratto una malattia professionale e a cui è stata riconosciuta la qualità di vittima del dovere.

La battaglia di ONA Onlus comincia con la prevenzione, a cominciare da quella primaria, che prevede la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro, passando poi per quella secondaria, che riguarda proprio la sorveglianza sanitaria e i controlli sanitari di e sull’individuo, fino ad arrivare alla terziaria, che punta al reinserimento adeguato del paziente nella sua vita quotidiana.

Discarica amianto a Pordenone, l’ex sindaco Peruch frena

discarica-amianto
Claudio Peruch

Discarica amianto nell’ex cava di Villadolt: è l’ipotesi emersa in questo ultimo periodo a Fontanafredda (in provincia di Pordenone). Il consigliere comunale Claudio Peruch, però, frena su questa eventualità.

Il rischio amianto, anche detto asbesto, fa paura e il dibattito sarà serrato. Il killer silenzioso fa infatti ancora 7mila morti l’anno, in Italia. Il presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, Avv. Ezio Bonanni, lo ha denunciato nella sua ultima pubblicazione: “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

Discarica amianto, i rischi per la salute legati all’asbesto

L’amianto è un composto di minerali che ha avuto una capillare diffusione fino al 1992. In quella data la Legge n. 257 lo ha vietato. E’ virtualmente indistruttibile, infatti resiste al fuoco ed al calore (fino a 2000°), ed è inattaccabile da agenti esogeni (come gli acidi). Tante aziende lo hanno utilizzato in quanto estremamente flessibile, resistente alla trazione, fonoassorbente, facilmente friabile, abbondante ed economico.

Le caratteristiche e il basso costo di estrazione e produzione hanno favorito Il suo impiego nella produzione del cemento – amianto (Eternit). Con questo materiale sono state realizzate anche tegole, pavimenti, tubazioni, vernici e canne fumarie. E’ stato poi utilizzato per la coibentazione di edifici, navi, treni, aerei. Sono oltre 3mila gli usi che sono stati fatti dell’asbesto.

Purtroppo però è risultato presto cangerogeno. Per decenni, soprattutto gli operai che lo hanno utilizzato, in edilia e non solo, hanno respirato le fibre di amianto. Questo ha causato infiammazioni e tumori. L’amianto è infatti causa del mesotelioma e delle patologie asbesto correlate. Malattie che restano latenti per anni. Il decorso è repentino e in una grande percentuale porta alla morte.

Il VII Rapporto ReNaM, pubblicato dall’INAIL, dimostra che il trend è in aumento, come confermato per gli anni successivi dall’ONA.

Discarica amianto nella cava Villadolt, ipotesi da valutare

 “Gli importanti lavori di pulizia eseguiti dalla proprietà della cava dismessa Moretto hanno reso fruibile il sito – ha spiegato Peruch – Tuttavia il monitoraggio continua sull’evolversi della situazione e sull’iter autorizzativo che la proprietà ha intrapreso con gli uffici competenti della Regione”.

Circa 20 anni fa la società Moretto ha comprato la cava dismessa, pagandola 860mila euro. L’ex sindaco ha detto che un modo per riconvertirla sarebbe proprio quello di farne una discarica di amianto.

“In Veneto c’è un’unica discarica a Porcia e preoccupa che un luogo deputato potrebbe essere l’ex cava a Villadolt, classificata Ceolini1”.

Peruch ha sollevato tanti dubbi e preoccupazioni. In primis sulla quantità di amianto che potrebbe essere trasportata nell’area. Poi sulle tecniche di isolamento che dovranno essere studiate appositamente per evitare contaminazioni del suolo. Intanto l’impegno del consigliere, in attesa di capire cosa vorrà fare del sito dismesso la proprietà, è quello di monitorare l’iter.

Discariche necessarie per le bonifiche amianto

E’ vero anche che le bonifiche amianto necessitano di depositi e discariche dove conferire, in totale sicurezza, i materiali che lo contengono. E’ proprio di questi giorni la denuncia della consigliera regionale del Friuli, Mara Piccin, di Forza Italia, che ha spiegato come sia impossibile trovare nella sua regione, ma anche nel Veneto, siti adeguati.

“Come ho potuto apprendere da segnalazioni ricevute dal territorio – ha detto la consigliera regionale – i centri di raccolta provvisori sono bloccati da inizio dicembre, anche in Veneto. Non soltanto: per le aziende che si occupano anche dello smaltimento di materiali contenenti amianto, è impossibile conferirlo pure in altre discariche del nord Italia e all’estero (in particolare in Germania, Austria o Spagna)”.

Tutto questo in un momento in cui sono stati sbloccati diversi finanziamenti, anche per i privati, per liberare edifici e inustrie dall’asbesto amianto.

Bonifiche amianto, l’impegno ONA contro la fibra killer

L’unico mezzo per fermare la strage dovuta alla presenza di questi minerali in tantissimi immobili, alcuni abbandonati, e per questo ancora più perisolosi per il deterioramento dei materiali, è la bonifica dall’amianto. Per questo l’ONA – Osservatorio nazionale amianto si batte da anni. L’ONA ha creato anche una App Amianto per la segnalazione dei siti in cui è presente. Tutto questo per evitare il rischio esposizione amianto.