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martedì, Agosto 11, 2026
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Amianto smaltimento, Spartà (Aiace): Bisogna capire rischio

amianto smaltimento
Il segretario e il presidente Aiace Maria Di Stefano e Giuseppe Spartà

Amianto smaltimento, è questo l’obiettivo della collaborazione tra l’ONA – Osservatorio nazionale amianto e l’AIACE – Associazione italiana assistenza consumatore europeo nata la scorsa settimana che si sta consolidando in questi giorni.

Al telefono abbiamo raggiunto il presidente dell’Aiace, Giuseppe Spartà, e il segretario nazionale Maria Di Stefano. Entrambi hanno già ben chiara quale sia la priorità nella battaglia contro l’amianto che l’ONA porta avanti da tempo, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

“Si deve partire dalla mappatura. Soltanto in questo modo – ha spiegato Di Stefano – possiamo andare ad individuare gli interventi più urgenti e le zone in cui pensare e progettare le prime bonifiche amianto.

La zona di Gela per esempio, martoriata dall’asbesto – ha continuato il segretario – potrebbe essere un primo intervento. Quindi prima è necessario individuare i luoghi. Sono molti quelli in cui è ancora presente il cemento amianto e poi capire con dei tecnici come realizzare l’intervento anche a livello economico. In questo l’esperienza dell’Ona potrà aiutarci”.

Amianto smaltimento, le condutture idriche

“La Sicilia – ha spiegato Spartà – è una terra in cui l’amianto ha già fatto tanti danni. Ha pagato l’utilizzo della fibra killer in edilizia, prima di tutto. Non solo però. Nella regione più del 50% delle condutture idriche sono ancora in amianto”

Le aziende, fino alla messa al bando dell’amianto, con la Legge 257/1992, hanno continuato ad utilizzare l’asbesto per costruire edifici. L’amianto mischiato al cemento ha dato infatti vita all’eternit. Questo si trova ancora in tantissimi edifici pubblici e privati, da qui l’importanza dell”amianto smaltimento’.

Le condutture idriche sono però un altro ambito in cui la fibra killer è stata utilizzata. In alcuni territori della Penisola è in corso la bonifica delle tubature dall’amianto. In altri le istituzioni sono ancora molto indietro.

ONA – AIACE, come è nata la collaborazione

“La collaborazione tra le due associazioni – ha spiegato il presidente Aiace – è nata grazie a un comune dirigente, Niccolò Francesconi, che ci ha fatto conoscere questa realtà. Come associazione siamo sempre attenti alle situazioni che possano migliorare la vita dei cittadini. Per questo abbiamo fatto nostra questa ulteriore sfida”

Aiace è un’associazione nazionale che conta 10mila iscritti in tutta Italia, ha un proprio giornale registrato in Tribunale, ed è iscritta al Mise (Ministero dello sviluppo economico), tra le associazioni dei consumatori più importanti.

“Siamo partiti dal contrasto economico alla banche, contro quella che è conosciuta come usura bancaria, ci siamo specializzati nella lotta al sovrindebitamento. Regoliamo le questioni economiche dei nostri iscritti, come la cessione del quinto.

Ora abbiamo spostato l’attenzione anche ad altri ambiti che possono contribuire a migliorare la qualità della vita. Oltre alla lotta all’amianto ci battiamo per la vivibilità delle strade. Abbiamo per questo realizzato una App gratuita che si chiama BucApp, per la segnalazioni del manto stradale rovinato. Ci occupiamo quindi della sicurezza in maniera molto vasta. Aiutando anche le tasche dei Comuni. Basti pensare che Palermo ha speso nell’ultimo periodo 70 milioni di euro per indennizzare chi ha fatto causa per danni causati proprio dalle buche”. Lo smaltimento amianto rientra così tra gli obiettivi dell’associazione.

Amianto, primo passo la campagna di sensibilizzazione

“In passato ci sono stati tanti cittadini che si sono rivolti a noi per problemi legati all’amianto. Adesso che è in atto, questa collaborazione diventerà più strutturale. Sapremo meglio come far fronte alle esigenze di chi è stato colpito per esempio da malattie legate all’asbesto, come il mesotelioma o le patologie asbesto correlate.

Ora sappiamo chi ci può aiutare nella campagna per lo smaltimento dell’amianto e ci sentiamo più forti da questo punto di vista. Possiamo fare molto insieme, Aiace e Ona, per restare sempre al fianco dei consumatori e dei cittadini tutti.

Ancor prima di questo – ha specificato ancora Spartà – sarà necessario far capire ai residenti quanto sia alto il rischio. Anche quello per esempio di effettuare un intervento di ‘amianto smaltimento’ senza le dovute accortezze o non rivolgendosi alle ditte specializzate, che sanno come trattarlo e dove depositarlo una volta recuperato.

“Abbiamo uno strumento in più – ha aggiunto l’avvocato Bonanni, presidente dell’Ona – in questa lunga e difficile guerra contro la fibra killer e anche noi ci sentiamo più forti”.

La guerra all’amianto di ONA

Amianto smaltimento: da anni l’ONA denuncia l’importanze delle bonifiche dell’asbesto. La fibra killer continua, infatti, ad uccidere nonostante la messa al bando del 1992 proprio perchè in tanti luoghi è ancora presente.

L’avvocato Ezio Bonanni lo ha denunciato nella sua ultima pubblicazione “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Dati specifici si possono trovare anche nel VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL.

L’ONA fornisce assistenza tecnica per le bonifiche e assistenza medica per chi sviluppa malattie asbesto coorelate. Fondamentale anche l’assistenza legale gratuita. Ora i cittadini avranno un modo in più per trovare supporto e aiuto.

Cura a casa i pazienti Covid: medico rischia la sospensione

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il medico di base di Salerno Gerardo Torre

Il Tar del Lazio ha appena bocciato la delibera del Ministero della Salute che invitava i pazienti Covid a restare in “vigile attesa” e a prendere tutt’al più tachipirina. Nonostante questo e il dubbio, dopo due anni, sulle line guida da seguire sui pazienti che mostravano i primi sintomi della malattia, un medico di base, il dottor Gerardo Torre, di Pagani (Salerno), subirà un giudizio disciplinare davanti l’Ordine dei medici di Salerno.

L’accusa sarebbe quella di non aver rispettato le disposizioni previste dal Protocollo nazionale in materia di cura della patologia Covid-19 e di aver insultato la categoria dei medici di base. Con lui si sono schierati i suoi pazienti e anche le persone da lui visitate e curate che, però, hanno un altro medico di base. Diverse le testimonianze di chi, chiamando il proprio dottore di famiglia, non è stato visitato. Torre invece cura a casa sempre i suoi pazienti.

Chi lo difende ha pubblicato un volantino in cui si spiega che Torre avrebbe agito “in scienza e coscienza. Durante la fase pandemica ha curato circa 3mila persone prestando cure domiciliari precoci. Ha mantenuto fede solo al giuramento di Ippocrate”.

“Doctor no house”, Torre sempre in giro per visite a casa

Ieri la sua storia era sul Corriere della Sera che lo ha intervistato. Il suo soprannome è “Doctor no house”, perché è sempre in giro a visitare pazienti, come ha sottolineato anche la figlia in una lunga difesa su Facebook. “Ha avuto un’intuizione nel marzo 2020 – scrive la figlia – tra l’altro banalissima per qualsiasi medico di medicina generale: stoppiamo subito l’infiammazione da covid con un antinfiammatorio, ma facciamolo subito, al primo giorno di sintomo, se invece finiamo in polmonite usiamo questo, codesto e quello.

Ha chiesto disperatamente, penso 1 milione di volte, che i medici di territorio andassero a visitare a casa, andassero a rassicurare le persone terrorizzate, andando oltre la Tachipirina prescritta al telefono.

Nessuno gli ha dato retta ma questo non è bastato a fermarlo, è andato avanti come un treno, un buldozzer, ha curato così tanta gente ma così tanta che non possiamo fare più i conti.

Due anni tostissimi per la famiglia, per mia madre in primis, per i suoi figli, qui abbiamo, stiamo ancora rasentando la follia. Il telefono squilla giorno e notte, chiamano a casa, vengono a suonare al citofono, fanno gli agguati alle 7 del mattino fuori la porta.

Lui si veste, scende e va a visitare. Poi va a farsi pure un bel turno di 8 ore di guardia medica. Poi torna a casa, si siede sul divano e risponde alle telefonate.

Questa fatica immensa poteva essere condivisa, e invece il 99% delle telefonate dei suoi pazienti iniziano tutte così ‘Dottore, il mio medico di base non mi risponde, cosa devo fare?”.

Visite domiciliari spesso negate, le segnalazioni all’ONA

Tante sono le testimonianze che arrivano all’ONA – Osservatorio nazionale amianto, che si occupa anche di Vittime del dovere, di persone che lamentavano – soprattutto nella prima fase della pandemia – di non essere mai stati visitati. Alcuni medici di base, almeno da quello che raccontano i pazienti, non hanno neanche risposto al telefono.

“La visita medica – ha detto più volte il presidente ONA, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco dei cittadini con problemi medici e tecnici legati all’amianto – è fondamentale, unitamente alla tempestività terapeutica. Specialmente nei primi mesi, il paziente covid, che chiamava il suo medico curante, si è sentito rispondere di rimanere in ‘vigile attesa’. Questo pone tutte una serie di questioni relative alla responsabilità medica Covid“.

Cura a casa senza sosta, la solidarietà del sindaco

Anche il sindaco di Pagani, Raffaele De Prisco, è con lui: “Sono state a centinaia le richieste da parte dei nostri concittadini di soccorso domiciliare, per cui spesso ho approfittato della sua amicizia per soccorrerli.

La mia è una testimonianza senza polemica alcuna e contro nessuno, è una testimonianza per quel che vale.

Certamente il dott. Torre è un medico valente, al netto di qualche dichiarazione esuberante, che spesso è dovuta al momento in cui ti senti disarmato e vorresti fare di più, è capitato anche a me. Se oggi posso scrivere, lo devo anche a lui. Grazie a tutti i medici che prestano cure domiciliari”.

Cura a casa i suoi concittadini, manifestazione in favore di Torre

Contestualmente all’esame di Torre al Consiglio di disciplina dell’Ordine, la Fisi (sindacato degli operatori sanitari) e l’Organizzazione Libera scelta Campania manifesteranno per il medico di base.

Bonifica eternit necessaria, discarica abusiva a Montella

bonifica eternit
Il Comune di Montella (Avellino)

Ancora amianto nelle discariche abbandonate sul territorio italiano. Questa volta la denuncia arriva dall’Associazione per la salvaguardia dell’ambiente (Asa) di Montella, comune in provincia di Avellino, che chiede la bonifica eternit.

L’organizzazione insiste per l’intervento delle istituzioni preposte prima di tutto per un sopralluogo. Poi per la bonifica dell’amianto in primo luogo e di tutti gli altri rifiuti.

Bonifica eternit, soluzione contro l’aumento dei tumori

Quelle ormai conosciute come ‘bonifiche amianto’ sono una priorità per tutelare la salute dei cittadini. La fibra killer, infatti, causa infiammazioni e tumori. Quello più registrato tra i lavoratori e i residenti che nella vita sono stati a contatto con l’asbesto, sinonimo di amianto, è il mesotelioma. Ci sono poi tutta una serie di patologie asbesto correlate.

Malattie che, purtroppo continuano a crescere. Come è possibile capire dal VII Rapporto ReNaM dell’Inail, e come pure sottolineato, con i dati aggiornati dall’ultima pubblicazione del presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, Avv. Ezio Bonanni, “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Rifiuti abbandonati nell’ex Campo prefabbricati

Il presidente onorario dell’Asa, Rocco Bruno, il segretario Carmine Pascale e il presidente Gianluca Coscia, hanno firmato una lunga lettera di denuncia inviata al sindaco Rizieri Buonopane, anche presidente della Provincia di Avellino. Per conoscenza è stata spedita anche al responsabile dell’ufficio Tecnico, al responsabile del procedimento relativo allo smantellamento degli ex campi prefabbricati, agli assessori alla Cultura e all’Ambiente, al responsabile dell’ufficio legale. Potranno leggerla anche il comandante della Polizia Municipale e i responsabili della Asl di Avellino.

“È con profonda preoccupazione – si legge nella missiva – non solo per la tutela dell’ambiente, ma anche della salute che l’ASA manifesta tutta la sua preoccupazione per la condizione vergognosa in cui versa l’ex Campo prefabbricati. Tale area, anche per la sua notevole estensione, risulta ormai trasformata in vera e propria discarica abusiva”. Il terreno è vicino alle abitazione e al cimitero e chiunque potrebbe accedervi, il che costituisce un pericolo, per questo la bonifica eternit e di tutti gli altri rifiuti è importante e dovrebbe essere una priorità.

Richiesta bonifica eternit, cosa si trova nell’ex Campo prefabbricati

Residui di demolizione e lastre di eternit deteriorate sono in bella vista nell’area che ospitava il Campo prefabbricati. Le aziende hanno infatti utilizzato questo materiale nell’edilizia per decenni, fino alla sua messa al bando, con la Legge 257/1992.

Lo smaltimento dell’amianto è molto importante. Va fatto seguendo regole precise che tutelino anche gli operai che se ne occupano. I lavoratori a contatto con l’amianto devono infatti indossare tute protettive e mascherine, per evitare di inalarne le fibre.

Bonifiche amianto, cosa fa l’ONA

L’Osservatorio nazionale amianto fornisce assistenza tecnica per la bonifica eternit e ha creato anche un’App apposita. In Italia, infatti, il governo non ha ancora realizzato una mappatura aggiornata dei siti contenenti asbesto. I cittadini possono così fare la loro parte e segnalare i luoghi in cui ancora è presente il cemento amianto.

Nella discarica abusiva di Montella sono presenti, anche materassi vecchi, oggetti di vario tipo, sacchi di plastica e vetri frantumati. Sporcizia e degrado la fanno da padrone. E’, secondo l’Asa, davvero poco dignitoso per chi vive nelle vicinanze e per lo stesso Comune.

Responsabilità medica Covid, Tar boccia la “vigile attesa”

responsabilità medica covid
responsabilità medica covid

Aggiornamento: Il Consiglio di Stato, oggi 19 gennaio 2022, ha sospeso la sentenza del Tar del Lazio che annullava parte della circolare sulle terapie domiciliari Covid emessa dal ministero della Salute il 26 aprile 2021.

Il Tar del Lazio aveva annullato parte della circolare del Ministero della Salute del 26 aprile 2021. In particolare dove parla della “vigile attesa” nei pazienti Covid e somministrazione di fans e paracetamolo. Una novità che aveva portato a rivalutare la Responsabilità medica Covid.

Il Tar ha bocciato (sentenza ora sospesa) un’indicazione che era stata osteggiata da tanti, e da tempo anche dall’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto: “Era assurdo che i pazienti Covid non fossero visitati immediatamente – ha dichiarato – e che i medici di famiglia non somministrassero i farmaci che in quel momento ritenessero più opportuni caso per caso.

La ‘vigile attesa’ – ha aggiunto l’avvocato Bonanni – ha portato purtroppo in molti casi all’aggravamento della malattia. Senza cure questa in molti casi muta in polmonite, con l’aumento esponenziale dei ricoveri in ospedale. Da tempo, anche consultandomi con gli esperti del Comitato tecnico scientifico dell’ONA, è stato chiaro che subito, ai primi sintomi del Covid, è necessario agire”.

Responsabilità medica Covid, la tesi di Remuzzi

Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, sostiene da sempre l’uso degli antinfiammatori per i malati Covid-19. Recentemente questa tesi è stata dimostrata proprio da due lavori scientifici del suo gruppo di ricerca. Manca ancora la prova definitiva, ma è comunque una scoperta molto importante.

“L’impiego di antinfiammatori non steroidei – ha dichiarato Remuzzi al Corriere della Sera – utilizzati ai primi sintomi della malattia riduce del 90% l’evoluzione verso le forme gravi e l’ospedalizzazione”.

Ben prima che i risultati di questi studi arrivassero, nell’aprile del 2021, Remuzzi aveva spiegato che per contrastare il Covid è necessario agire subito. I medici non devono aspettare e lasciare il paziente in vigile attesa. Sbagliato sempre secondo Remuzzi anche prendere la Tachipirina come disposto dal Ministero della Salute.

Meglio assumere antinfiammatori contro il Covid-19, i FANS come l’Aulin o Aspirina, sempre secondo il direttore dell’istituto “Mario Negri” di Milano. Remuzzi aveva puntato sui medici di famiglia, che secondo il suo parere avrebbero dovuto visitare i pazienti e controllarli giornalmente.

“È impensabile infatti continuare a curare i pazienti – ha aggiunto il presidente dell’ONA –  soltanto quando arrivano in ospedale. Eppure in questi ultimi due anni sono state palesi le falle e i ritardi del servizio sanitario nazionale. Troppi pazienti sono rimasti soli, a casa. Tanti senza potersi recare in studio dal proprio medico di famiglia per una visita”.

L’avvocato Bonanni si chiede “come mai in Italia ci sono stati così tanti morti all’inizio della pandemia? Per un periodo i medici non hanno effettuato neanche le autopsie che hanno poi permesso di capire che la causa della morte fosse la trombosi”.

Responsabiltà medica Covid, il provvedimento del Tar Lazio

Secondo quanto si può leggere sull’Ansa il Tar ha stabilito, con sentenza, che queste parti della circolare sarebbero “in contrasto con l’attività professionale così come demandata al medico nei termini indicati dalla scienza e dalla deontologia professionale”. I medici di base erano vincolati, infatti, da “puntuali e vincolanti scelte terapeutiche” nella cura del Covid-19.

Il Tar ha stabilito (leggi qui la sentenza), che è “onere imprescindibile di ogni sanitario quello di agire secondo scienza e coscienza, assumendosi la responsabilità circa l’esito della terapia prescritta quale conseguenza della professionalità e del titolo specialistico acquisito”.

Una vittoria per il Comitato Cura Domiciliare che ha presentato il ricorso. La sentenza del Tar annulla anche alcune delle linee guide dell’Aifa sul tema e pone l’accento sulla responsabilità medica Covid.

Ora però il Consiglio di Stato, che non si è pronunciato nel merito, rimette tutto in discussione. La questione sarà discussa il prossimo 3 febbraio in camera di consiglio per la trattazione collegiale.  Nel decreto di sospensione si afferma che la circolare contiene “raccomandazioni” e “non prescrizioni vincolanti”.

Responsabilità medica Covid, la risposta dell’ONA

L’Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Bonanni, da venti anni si occupa di fornire assistenza tecnica, medica e legale ai lavoratori che hanno contratto patologie asbesto correlate, ma non solo. Per questo, grazie ai suoi esperti e professionisti, è pronto ad assistere anche le persone che sono state colpite dal Covid-19 o i loro familiari, e credono in qualche modo di essere state lese nei propri diritti.

Non a caso l’ONA ha costituito uno specifico strumento on-line di assistenza. Le attività dell’ONA hanno mirato anche a salvaguardare gli stessi sanitari. L’Associazione si è battuta e ha ottenuto che fossero riconosciuti vittime del dovere i sanitari vittime del Covid-19.

“Fermo restando che il sistema Paese ha tenuto, e ha fronteggiato il covid – ha spiegato l’avvocato Bonanni – non per questo debbono essere tralasciati i diritti delle vittime.

Infatti l’azione dell’ONA mira non a colpevolizzare la classe medica, che ha pagato il duro prezzo della pandemia. Bensì a sanzionare quei disertori che hanno trascurato la visita domiciliare.

La questione della vigile attesa non può essere condivisa. Infatti la visita medica è fondamentale, unitamente alla tempestività terapeutica. Specialmente nei primi mesi, il paziente covid, che chiamava il suo medico curante, si è sentito rispondere di rimanere in ‘vigile attesa’.

In molti casi, anche in assenza della diagnosi di Covid-19. Infatti, nei primi mesi della pandemia, la scarsità dei tamponi ha impedito perfino le diagnosi. In molti casi la c.d. ‘vigile attesa’, in casi più gravi anche il ritardo diagnostico, ha determinato l’insorgenza delle polmoniti.

Sarebbe stato il caso, invece, di disporre le visite domiciliari, come molti medici curanti hanno effettuato, pagando anche con la vita. Quindi l’ONA supporterà l’azione legale nei confronti di quei sanitari che hanno omesso di visitare a domicilio, limitandosi a delle indicazioni telefoniche.

Si azionerà la tutela anche nei confronti delle ASL, delle Regioni e dello Stato centrale”.

Covid-19 sportello amianto on-line ONA

I governi, a causa dell’epidemia mondiale, hanno assunto decisioni difficili, tutti abbiamo perso una parte della nostra libertà per il bene nostro e di chi ci sta vicino. Tante scelte sono state inevitabili e lottiamo contro una malattia ancora non totalmente conosciuta. E’ vero anche, però, che i diritti fondamentali della persona non devono mai essere messi in discussione e vanno tutelati.

I cittadini possono richiedere l’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto attraverso lo sportello on-line e contattando direttamente il numero verde 800 034 294.

Rimozione amianto Basilicata: contributi per 272 domande

rimozione amianto
La sede della Regione Basilicata

La Direzione generale del dipartimento ambiente della Regione Basilicata ha approvato 272 domande di richiesta contributi per rimozione amianto. Tre richieste sono state respinte. Per le altre, invece, i cittadini beneficeranno degli aiuti stanziati per lo smaltimento dell’amianto. Nelle prossime settimane dovranno consegnare la documentazione necessaria per procedere.

Le opere saranno finanziate dal progetto “Liberi dall’amianto” e l’iniziativa non si ferma qui. Nel 2022 sarà pubblicato un ulteriore avviso al quale altri residenti della regione, che hanno all’interno dei loro edifici materiale in amianto, potranno rispondere. In questo modo, grazie ai contributi pubblici, potranno smaltire eternit che, come tutti ormai sanno, è altamente dannoso per la salute.

Rimozione amianto, l’unico modo per evitare nuove vittime

Smaltire eternit in maniera corretta e con i giusti dispositivi di sicurezza per gli operai che avranno il compito di rimuoverlo e di trasportarlo, è di importanza fondamentale per fermare la strage silenziosa.

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’Avv. Ezio Bonanni, lotta da anni al fianco delle vittime e dei loro familiari e sta cercando in ogni modo di sensibilizzare le istituzioni affinché si provveda alla bonifica. Per questo è importante il bando pubblicato in Basilicata.

Rischio amianto, killer silenzioso

L’amianto infatti provoca diverse malattie, molte delle quali purtroppo, mortali. Primo tra tutti il mesotelioma. Questa neoplasia ha una prognosi infausta. L’aspettativa di vita è in media di 6/9 mesi, e solo circa il 7% dei pazienti ha una sopravvivenza successiva ai 5 anni. A questa si aggiungono tutte le altre patologie asbesto correlate.

Oltre al tumore del polmone, anche quello della laringe e delle ovaie, oltre all’asbestosi e alle complicazioni cardiache e cardiocircolatorie. Ci sono infine delle neoplasie per le quali non vi è unanimità scientifica, ma pur sempre una più alta frazione eziologica (rischio attribuibile negli esposti), tra coloro che sono stati esposti ad amianto.

Sono il tumore della faringe, dello stomaco, del colon-retto, piuttosto che dell’esofago, per i quali comunque è dimostrata la capacità eziologica delle esposizioni ad asbesto di concorrere, se non di costituire l’unica causa di induzione, e quindi di promozione e progressione, e quindi di morte.

Tutti questi risultati sono analizzati nell’ultima pubblicazione dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto, Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Con dati aggiornati anche rispetto al VII Rapporto ReNaM pubblicato dall’INAIL. In questo ultimo lavoro si parla di 27.356 casi di mesotelioma maligno in un periodo che va dal 1993 al 2015.

“Liberi dall’amianto” andrà avanti con un nuovo bando

Le risorse finanziarie disponibili ammontano a 1 milione e 500 mila euro, somma con la quale è possibile ora soddisfare tutte le istanze per un totale di 894.044 euro.

“Liberi dall’amianto” proseguirà fino al completo impiego dei fondi stanziati in Bilancio. Si prevede la pubblicazione di un ulteriore avviso nel 2022. L’obiettivo è la rimozione e lo smaltimento dell’amianto da fabbricati, edifici, attività artigianali e da aree private.

“Le Regioni e le ASL, diversamente dalle stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto – si può leggere ne ‘Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2021’ – hanno censito 370.000 siti contaminati, tra i quali 20.296 siti industriali, 50.000 edifici pubblici, 214.000 edifici privati e altri 18.945 di altra origine, cui si aggiungono poi 66.087, numeri decisamente in crescita rispetto al 2015.

Soltanto 6.869 edifici, su un totale sottostimato di 265.213, tra edifici pubblici e privati sono stati bonificati: è di tutta evidenza il ritardo nelle bonifiche. Ci sono ancora 58 milioni di mq di coperture in cemento -amianto, oltre a 40 milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, con conseguente condizione di rischio”.

L’assistenza dell’Osservatorio Nazionale Amianto può essere richiesta attraverso lo sportello on-line e contattando direttamente il numero verde 800 034 294.

L’ONA contribuisce a realizzare la mappatura anche con la App amianto.