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martedì, Agosto 11, 2026
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Da Djokovic alla Repubblica, soluzioni estreme

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Djokovic: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini, direttore de “L’Eco Del Litorale”

Inesorabile si afferma la regola del rispetto delle regole e Djokovic, respinto dalle Autorità e dalle disposizioni australiane in materia sanitaria, si conferma come simbolo di concetti e situazioni estreme. Queste ultime partendo dallo sport della racchetta hanno finito per mettere a confronto principi e fatti, cui la collettività planetaria è chiamata a dare delle risposte senza terza opzione.

Adesso, tutti dovrebbero trarne le conseguenze e coordinarsi rispetto all’incognita del destino, come alle certezze di un codice stabilito da William, meglio noto come Shakespeare, che da qualche secolo ci invita al gioco coretto, al fair play, alla lealtà dei comportamenti, quella che presuppone l’onestà intellettuale.

E allora? Allora, provate ad immaginare quanta strada ci sia ancora da fare per raggiungere l’ovvietà di un beneficio auspicabile come quello di una giustizia giusta, piuttosto che dell’equità sociale attraverso la meritocrazia.

Djokovic, anche per il rinnovabile manca la rinuncia di pochi

La pace universale sembra una prospettiva illusoria. L’utopia assoluta eppure teoricamente raggiungibile, come la salvaguardia del creato, se lo si volesse realmente, senza indulgere alle sataniche tentazioni del profitto per pochi con danno di tutti. Come puntualmente avviene adesso con il “peloso” rincaro dell’energia da combustibili fossili.

Se non siamo pronti per l’alternativa con le soluzioni da “rinnovabile” è perché qualcuno non ha alcuna inclinazione alla rinuncia e di certo non condivide la prospettiva della propria rovina economica. Qualcuno che galleggia sul petrolio e fonda il proprio primato su di una filosofia bituminosa.

Povera Repubblica “viziata e condizionata da pregiudizi”

E per la nostra Repubblica, viziata e condizionata da pregiudizi, cosa capita adesso per l’ennesima elezione di un Presidente alieno al consenso popolare, ma tradizionale frutto del compromesso nel tourbillon dei poteri e delle influenze, tra cui quel che rimane della politica e dei partiti?

Quando i padri costituenti concepirono la formula l’Italico Stivale era in mezzo al guado. Pensarono a un Presidente italiano come un soggetto particolare, unico e diverso nel panorama dei Paesi civili, che al limite si concedono un Re, ma conferiscono i poteri elettivi ai cittadini, com’è giusto che sia. All’epoca il Paese era impegnato con il Referendum su Monarchia e Repubblica, con spinte contrapposte tra pulsioni ideologiche nuove ed antiche. Comunque tutte inibite dal fascismo sino al giorno prima e rinverdite dall’Uomo Qualunque il giorno dopo.

Da Djokovic alla Repubblica, elezione diretta Presidente?

Affidare l’elezione diretta del Presidente al popolo sarebbe stato forse un azzardo nel 1947, giusto settantacinque anni fa, ma oggi? Insomma, invece di insistere nell’ennesimo giro di un valzer da Vedova Allegra, con la Repubblica, quelli che la rappresentano negli ambiti parlamentari, dovrebbero affrontare con il necessario coraggio il problema di una “riforma costituzionale”. Che la metta in condizione di esercitare appieno la sua sovranità.

Eleggere un Presidente nelle condizioni attuali, con “grandi elettori” resi precari dalla stessa decisione di dimezzare le camere. Con la remora di dover reperire una figura non divisoria. Dopo che per tutto il tempo i Presidenti che si sono alternati sono stati degni ex rappresentanti di parte politica o formati dalla Banca d’Italia, adesso diventa ineluttabilmente un limite estremo. Limite oltre il quale sarà un azzardo andare.

Nel 2023 ci saranno nuove elezioni politiche. Con equilibri e prospettive, orientamenti diversi del consenso, probabilmente “altri” rispetto a quelli di oggi. Forse, i reduci dal bagno purificatore del COVID o i condannati ai remi dal PNRR allora troveranno la forza. La forza magari della disperazione, pensando anche al caso Djokovic, per mettere mano alle riforme necessarie. Per rendere logico e funzionale il Sistema Paese, compreso il comparto o se preferite il diritto allo sport. Che deve essere opportunità educativa e naturale prevenzione salute per tutti i cittadini su e giù dal podio.

ONA – Osservatorio nazionale amianto

L’ONA – Osservatore nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, lotta da anni ormai liberare il Paese dalla fibra killer. L’amianto, utilizzato soprattutto in edilizia fino alla messa la bando con la Legge 257/1992, è pericoloso della salute e causa di infiammazioni e tumori. Tra questi il mesotelioma e altre patologie asbesto correlate.

Il presidente Ezio Bonanni ha ben rappresentato il fenomeno nel “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Di amianto si continua a morire. I dati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Amianto Marina Militare, sottufficiale muore per mesotelioma

Amianto Marina Militare
nave f591 Amianto Marina Militare

Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato dall’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, per gli eredi di Luciano Calaci: caso emblematico di ‘amianto Marina Militare’. L’uomo, furiere e segretario della Marina tra il 1964 e il 1966, ha prestato servizio su due navi ed è stato a contatto con l’asbesto presente in ogni locale delle imbarcazioni. Nel 2015 purtroppo è morto per un mesotelioma.

La famiglia di Calaci, assistita dall’avvocato Ezio Bonanni, con il supporto dell’ONA – Osservatorio notiziario amianto, ha quindi iniziato la battaglia legale, ottenendo nel settembre 2021 questa prima importante vittoria che dichiara la dipendenza del decesso dell’uomo per mesotelioma pleurico all’esposizione professionale a polveri e fibre di amianto per motivi di servizio.

Amianto navi, un impiego che ha portato a molteplici decessi

Le aziende hanno impegato per anni la fibra killer nella costruzione di navi. Nel settore dei cantieri navali, si è utilizzato in modo massiccio per le coibentazioni delle strutture delle unità navali e per la coibentazione delle condotte dei fluidi per la sue proprietà ignifuga, di fonoassorbimento e antirombo.

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto ed il reparto tecnico operativo, hanno più volte sottolineato questa tipologia di esposizione amianto. Infatti, vi è un’alta incidenza di casi di mesotelioma riportata nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL tra i lavoratori impiegati nei cantieri navali. L’asbesto però, presente quindi sui natanti, tra cui quelli della Marina Militare, ha continuato ad uccidere chi poi prestava servizio al loro interno. E’ il caso di Luciano Calaci.

Amianto Marina Militare, la battaglia legale ancora in corso

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze nel maggio del 2018 ha riconosciuto la “causa di servizio”. Ha però sottolineato che l’uomo era già stato a contatto con l’amianto sia prima che dopo questo periodo con la Marina Militare, presso il Polo petrolchimico di Priolo. Per questo considerò il “mesotelioma come malattia professionale tutelata dall’INAIL”. Detto riconoscimento sarebbe “di tale rilevanza da interrompere il nesso causale tra il servizio causato e la patologia”.

Nel giugno 2016 il Ministero aveva così rigettato le domande degli eredi. Il Tribunale di Roma, sezione Lavoro, si era espresso con sentenza del 28 settembre 2021. Aveva dichiarato che il mesotelioma ha visto come concausa della patologia e della morte, verificatasi per motivi di servizio, l’esposizione a polveri e fibre di amianto durante il servizio in Marina. Ha quindi riconosciuto un indennizzo per la moglie e il figlio di 200mila euro, assegno vitalizio e assegno speciale vitalizio.

Il Tribunale di Roma ha infatti spiegato che l’esposizione (prolungata poiché 24 ore su 24 per tutti i mesi d’imbarco), assommandosi al biennio precedente di pari rischio qualificato presso l’industria petrolchimica, (secondo la letteratura scientifica), ha sensibilmente aumentato il rischio.

Ha infine condannato il Ministero dell’Interno all’aggiornamento della graduatoria unica, con l’inserimento del nominativo del Sig. Luciano, nella sua qualità di vittima del dovere.

Amianto Marina Militare, ricorso del ministero della Difesa

Contro la sentenza del Tribunale di Roma il ministero della Difesa e quello dell’Interno hanno presentato ricorso. Insistono sull’esposizione della vittima all’amianto nel polo petrolchimico di Priolo. Chiedono poi, nel caso in cui fosse confermata la riconducibilità della malattia al servizio svolto dalla vittima alle dipendenze della Marina Militare, che venga detratta, da quanto riconosciuto ai familiari a titolo di benefici per le vittime del dovere, sia la somma relativa all’equo indennizzo, sia quella relativa alla rendita INAIL. Contesta infine l’assegno vitalizio concesso al figlio del militare. Non avrebbe dimostrato che, al momento della morte del padre, fosse a suo carico. L’estensione dell’assegno vitalizio è sì esteso alle vittime del dovere, ma ai figli soltanto se a carico.

Sarà la Corte di Appello di Roma a decidere. La prima udienza è fissata per il 19 aprile 2023.

La moglie di Calaci: Ogni volta è un ripercorrere la vicenda

“Ogni volta è un ripercorrere la vicenda – ha dichiarato la moglie Graziella Polo – nonostante siano passati anni, ancora oggi non è facile. La cosa che peggiore è stata che dopo aver riconosciuto che mio marito è morto per amianto, al quale era stato esposto sulle navi della Marina Militare, hanno poi annullato la decisione sostenendo che non ci spettava niente.

Abbiamo affrontato il procedimento giudiziario facendoci forza e quando abbiamo pensato che tutto fosse andato bene ci siamo trovati a dover ancora aspettare addirittura il 2023 per ricominciare il secondo grado di giudizio. E’ estenuante lottare per qualcosa che è vera contro cavilli giuridici, ma mi auguro comunque che tutto vada per il meglio”.

Amianto, l’ONA al fianco delle famiglie delle vittime

L’ONA resta al fianco delle famiglie fornendo assistenza legale e tutto il supporto necessario. Da anni denuncia la strage silenziosa, i cui dati si possono leggere nell’ultima pubblicazinoe dell’avvocato Bonanni, “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Per richiedere assistenza ci si può rivolgere all’associazione, attraverso lo sportello on-line, oppure chiamare il numero verde al numero verde 800 034 294.

La battaglia è anche per le bonifiche, unico modo per bloccare il numero delle patologie asbesto correlate. Per questo l’associazione ha creato anche una App utile a segnalare i siti in cui ancora si trova amianto.

Quello della tutela legale è un punto chiave, tenendo conto che, purtroppo, in molti casi le esposizioni si sono già verificate. Per la Marina Militare, con l’articolo 20 della Legge 183 del 2010, è stato stabilita la tutela: previdenziale risarcitoria.

Nel caso che ci occupa, oltre a quella previdenziale, l’Ona ha già arttivato la tutela risarcitoria.

Infatti le prestazioni previdenziali sono un minus rispetto al risarcimento danni. Sono stati ottenuti importanti ruisultati dall’avv Ezio Bonanni, come quelli delle sentenze del Tribunale di Roma, II sez. Civ., sent. n. 17002/21 (caso Volterrani). Del Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 7951/2020 pubblicata il 01/06/2020 a definizione del proc. n. 16970/2016 RG (caso Lupo). E del Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 11030/2021 (caso Roffeni).

Chiedi qui una consulenza legale gratuita:

    Criminalità d’impresa: abusi edilizi di amianto

    Criminalità d'impresa
    le luci della città viste dall'alto di notte

    Le varie strumentazioni dedicate al contrasto della criminalità d’impresa, negli anni si è arricchito di diversi meccanismi d’intervento nuovi.

    Motivi economici sono molte volte alla base di alcuni comportamenti criminali, orientati al profitto. Il comportamento criminale, quando non vi è un disturbo di personalità o irrazionale emotività, predilige la razionalità.

    Questo sta a significare che il deviante tiene sia ai benefici che ai costi stimati del suo comportamento.

    Ormai è evidente che per varie vicissitudini e fattori, non c’è una base solida e adeguata. Per questo motivo l’ordinamento italiano attua metodi di intervento decisi a conciliare l’esigenza di contrasto a questa criminalità.

    Una tutela reale per la salvaguardia del tessuto economico-sociale, in particolar modo dell’esercizio delle attività imprenditoriali.

    Negli anni novanta è stata introdotta una misura di prevenzione patrimoniale denominata “Sospensione temporanei dall’amministrazione dei beni”. Si tratta degli artt. 2 quarter e 3 quinquies l. 31.5.1965, n.575 che poi è stata trasfusa nel nuovo codice antimafia.

    Il nuovo codice antimafia prende la dominazione in “Amministrazione giudiziaria dei beni connessi ad attività economiche” (art. 34 d.lgs. n.159/11).

    Criminalità d’impresa: aumento dei casi imprenditoriali

    Nell’ultimo periodo sono aumentati i casi in cui i legami tra le imprese e le organizzazioni criminali non consoni alla legalità. Per questo motivo si mette in discussione l’origine e la formazione lecita dell’azienda.

    Il codice antimafia non presenta differenze significative rispetto alla legge n.575/1965, nomen iuris a parte.

    L’amministrazione giudiziaria si muove ed opera quando ci sono sufficienti indici per ritenere che l’attività economica è sottoposta alle intimidazioni.

    Microeconomia: le definizioni di ecocrimine

    La teoria microeconomica ci spiega alcuni comportamenti criminali per cercare di diminuire la quantità e aumentare i costi. Questa è una delle prime relazioni esistenti tra criminalità ed economia.

    La seconda relazione comprende tutti i comportamenti criminali che sono definiti “economici”. Molti comportamenti sono orientati al profitto, e non possono essere definiti come i precedenti.

    Nell’economia criminale ci sono quei comportamenti che sono commessi da autori di un’elevata posizione sociale: white collar crime.

    Questi autori perpetrano reati gravi, che hanno una valenza pesante; difatti, sono atti che possono essere compiuti da professionisti, responsabili. Ciò avviene per una sola ragione, accrescere in modo criminale i profitti di impresa.

    Una terza relazione tra economia e criminalità riguarda le relazioni tra criminalità e mercarti. La criminologia aiuta a capire quali sono le relazioni tra i due cicli (economia e crimine).

    Da questi studi si evincono bene tutti gli elementi che servono per capire in che modo la criminalità distorce la società.

    Criminalità d’impresa, conoscere le forme

    La tradizionale distinzione tra criminalità violenta e appropriativa riguarda il rapporto tra mezzi e fini.

    L’omicidio è violenza (fine a se stesso), mentre la rapina è violenza (fini appropriativi). Diverso è il furto che ha un fine appropriativo ma non comprende una forma di violenza.

    Ci sono anche altre distinzioni tra i comportamenti criminali che riprendono le categorie giuridiche, le quali li descrivono e individuano come:

    • Reati contro la persona
    • Contro il patrimonio
    • Pubblica amministrazione
    • Omicidi
    • Rapine
    • Furti

    Per questi motivi, il concetto di criminalità economica non è giuridico ma criminologico. Si indicano tutti i reati che hanno un contenuto economico, e una relazione con attività professionali/imprenditoriali.

    Se un imprenditore falsifica il bilancio della sua impresa, commette un reato economico, e così via. Per la criminalità economica i concetti provengono dalla letteratura anglosassone, oltre i white collar crime:

    • Corporate crime
    • Organizational crime
    • Occupational crime

    L’influenza delle imprese criminali: ecco gli effetti sui mercati

    Sotto l’influenza delle imprese criminali diventano vulnerabili molti mercati. Tutto è caratterizzato da un importante livello di corruzione, che serve ad ottenere licenze ed autorizzazioni per metodi illegali.

    Secondo diverse considerazioni, la criminalità economica è assente nel settore manifatturiero ma non nel campo delle costruzioni, nei trasporti o nel commercio.

    L’infrazione delle attività illegali nell’economia pulita determina un abbassamento delle prospettive di sviluppo di un paese. Viene meno la produttività del lavoro e fa aumentare i beni di consumo. Tanto è vero che, nel momento in cui un’attività illegale non paga le tasse, danneggia anche tutto il sistema legale.

    Il potere d’impresa non è solo economico, ma si basa sull’uso della violenza e dell’intimidazione; vengono così violate a pieno le regole di mercato.

    La violazione può avvenire in diversi modi: concorrenza, usura, estorsioni, produzione falsata (garanzia di vita di un’azienda per coprire l’illecito).

    Da questi metodi si scatena un monopolio imprenditoriale del tutto negativo e illegale. La monopolizzazione è fondamentale per questi criminali, alla base del loro mercato da far partire secondo le proprie regole.

    Il mercato del lavoro è drasticamente influenzato dalla criminalità economica, soprattutto nei contesti dove persiste la disoccupazione strutturale.

    Difatti, proprio in queste zone che è massiccia la presenza criminale, il reclutamento è repentino, ricercano la forza lavoro e per i disoccupati è lavoro.

    Attraverso il controllo della forza lavoro tramite la criminalità d’impresa, si attua un controllo del territorio e delle imprese legali.

    Criminalità d’impresa: come prevenirla

    La prevenzione, come in ogni ambito, è sempre l’obiettivo principale per la risoluzione e la non ricomparsa di un problema.

    Le regole e le strutture organizzative che sono alla base del governo societario vengono raggruppate nelle Corporate Governance.

    Un insieme di norme che predispongono, in modo consono, la società, al fine di raggiungere i propri obiettivi. Il monitoraggio delle norme è connesso alla tipologia di impresa, un metodo di controllo per prevenire il fenomeno della criminalità d’impresa.

    Ogni impresa necessità di un’autodifesa. Servono adeguati strumenti per resistere alle aggressioni della criminalità.

    Attraverso le istituzioni si deve avviare un implemento ed un monitoraggio, che garantisce un piano d’azione in grado di prevenire ogni forma di criminalità.

    È necessario sostenere la ricerca sulle cause, sulle conseguenze e sui costi di questa realtà depravata.

    Per vivere e proiettare tutto sulla strada della legalità occorre avere sempre grande rispetto e intuito verso ogni tipo di anomalia comportamentale. Dalle elezioni delle sedi legali, che possono essere fittizie, al cumulo di ruoli di amministrazione fino alla chiusura delle imprese.

    Attraverso la criminografia è possibile monitorare ogni piccolo movimento delle aziende su tutto il territorio. L’app amianto è utile per controllare tutte quelle aree in cui è presente ancora l’amianto; un altro strumento utile per garantire massimo controllo.

    Il sistema criminografico è un grande supporto per cercare di ostacolare i sistemi devianti. La sorveglianza va di pari passo alla prevenzione, due elementi che rendono la base della legalità solida e duratura.

    Lenzi, maestro di vita e sport: icona storica nel 60° AICS

    Giampaolo e Lenzi
    Giampaolo e Lenzi

    Lenzi: Editoriale a cura di Ruggero Alcanterini già direttore de “L’Eco Del Litorale”

    Nella notte tra il 21 e il 22 gennaio del 2015, avevo ricevuto da Franco Ascani il messaggio: “Giampaolo Lenzi non è più con noi”. Dopo cinquantasei anni, continuo a vedere Giampaolo sorridente tra noi, a Netanya, a Cesarea e a Telaviv, felice dei trionfi della sua prima Nazionale Atletica, quella dell’AICS (Associazione Italiana Circoli Sportivi) agli ottavi Giochi Internazionali Hapoel, con i milanesi Alberti e Pusterla e con il “golden boy” dell’AICS Ferrara, Dario Bonetti.

    Dario era un dotatissimo e promettente quattro/ottocentista e pronunciò poi il “giuramento dell’atleta” ai Campionati AICS di Lucca (1967) mentre nel 1968 alla rassegna di Trieste trionfava la splendida protagonista Silvia Chersoni, anche lei “coronata” quattrocentista.

    Il ricordo di Lenzi nei “migliori anni della nostra vita”

    Voglio ricordare il mio amico fraterno Giampaolo Lenzi proprio così, nei “migliori anni della nostra vita”, quando facevamo volare la fantasia oltre gli ostacoli. Condividevamo insieme il progetto di “Rinnovamento” per l’atletica italiana, che poi si concretizzò con i Congressi di Roma nel 1968/69, con l’elezione di Primo Nebiolo e mia in un Consiglio Direttivo e di Presidenza totalmente rinnovati.

    Giampaolo Lenzi

    Allora Giampaolo (poi alla guida della Maratona e C.T. della Federazione) ebbe un ruolo fondamentale con i suoi sapienti consigli e per la visione strategica che portò la stessa AICS Ferrara a trasfondersi in CUS e i giovanissimi mezzofondisti (Mazzanti, Magnani e quindi Laura Fogli, Orlando Pizzolato…) a trasmutarsi in maratoneti di valore assoluto.

    L’Associazione italiana circoli sportivi compie 60 anni

    Giampaolo aveva sei anni più di me e dal 1964 aveva assunto il ruolo di fratello maggiore nella piccola-grande famiglia dell’AICS, che adesso compie sessant’anni. Con un numero milionario di aderenti ed è tra le maggiori forze associative di sport, cultura e tempo libero del Paese.

    Editoriale Lenzi

    Giusto in quei fantastici Anni Sessanta”, le strepitose Leve Scolastiche a Ferrara corrispondevano ai Trofei Citta’ di Roma e agli straripanti di Milano. Quelli che tutt’ora propongono concretamente “Più sport per i giovani!”, la stessa fondamentale motivazione di fondo che rese Giampaolo Lenzi inimitabile “Maestro di sport”, ma soprattutto straordinario “Maestro di vita”.

    In sintesi la grande storia di Giampaolo Lenzi

    – Diploma di Educazione Fisica all’ISEF di Roma nel 1958.

    – Insegnante di ruolo alla scuola media Tasso di Ferrara dal 1958 al 1978 ed all’istituto tecnico Monti dal 1979 al 1981.

    – Distaccato presso Coni/Federazione Italiana di Atletica leggera dal 1981 per incarichi tecnici nazionali.

    – Allenatore di atletica per Soc.4 Torri Ferrara (1959-1970), AICS Ferrara (1962-1970) e Centro Universitario Sportivo Ferrara (1970-1992).

    – L’attività di tecnico di Società locali è sintetizzata da 25 atleti in rappresentative nazionali per complessive 110 presenze in “azzurro” di cui n.78 in formazioni assolute, comprese partecipazioni olimpiche (Montreal’76:Magnani; Mosca’80: Magnani; Los Angeles’84: Fogli.

    Seoul ’88: Pizzolato e Fogli; Barcellona ’92: Bettiol e Scaunich) e n.32 in rappresentative giovanili e studentesche.

    E dall’istituzione di un Centro pilota di avviamento all’atletica (Centro Olimpia Aics) che ha operato dal 1965 al 1975 ed organizzato leve giovanili di corsa campestre, atletica indoor, Coppe delle Speranze e Trofei Primavera outdoor per studenti della scuole medie prima dell’istituzione dei Giochi della Gioventù.

    Editoriale Lenzi

    – Per incarico di FIDAL e Ministero P.I. negli anni 1968-1969-1970 ha diretto Centri estivi nazionali di Aosta, Rieti e Belluno per i migliori studenti-atleti emersi dai campionati studenteschi delle Province italiane.

    – Dal 1968 al 2001 ha ricoperto incarichi di Responsabile nazionale dei seguenti settori della Fidal:

    . 1968-1972 Mezzofondo giovanile;

    . 1973-1976 Mezzofondo femminile assoluto;

    . 1976-1988 Maratona maschile e femminile

    . 1989-1993 Programmatore e responsabile di Mezzofondo e Fondo m. e f.

    . 1993-1994 Addetto al Centro Studi e attività didattica

    . 1995-2001 Commissario Tecnico Nazionale squadre maschili.

    L’attività tecnica nazionale

    – Negli anni di attività tecnica nazionale ha svolto attività di conferenziere in convegni, corsi e seminari nazionali e internazionali ed ha prodotto scritti tecnici pubblicati su riviste specialistiche:

    . Atletica Studi- Fidal Roma

    . New Studies in Athletics- Iaaf Roma

    . Die Lehre der Leichtathletik- Berlin

    . Journal fur Sportmedizin- Austria

    . Athletismo- Madrid

    . Nuova atletica- Udine

    . Track and Field quarterly- Usa

    . Correre- Milano

    – Dall’anno accademico 2001-02, senza soluzione di continuità, ha avuto la titolarità degli insegnamenti di Teoria e Metodologia dell’allenamento e di Teoria Tecnica e Didattica degli sport individuali al corso di Laurea in Scienze Motorie della facoltà di Medicina e Chirurgia dell’università di Ferrara e seguito quale relatore gli Elaborati di Laurea di 28 candidati.

    Amianto negli impianti sportivi, battaglia ONA

    L’ONA – Osservatore nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, ha l’obiettivo di liberare il Paese dall’asbesto. Si tratta di un materiale altamente cancerogeno utilizzato soprattutto in edilizia fino alla messa la bando con la Legge 257/1992. Anche molti impianti sportivi sono stati realizzati con il cemento amianto e le bonifiche (poche), vengono effettuate senza un progetto unitario che parta da una mappatura aggiornata.

    Purtroppo l’inalazione anche di poche fibre killer può causare infiammazioni e tumori: il mesotelioma prima di tutto e poi una serie di patologie asbesto correlate. Come denuncia l’avvocato Ezio Bonanni nel “Il libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Di amianto si continua a morire. I dati sono disponibili nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

    L’ONA da anni si batte per le bonifiche amianto e intanto assiste i lavoratori, ma non solo, che sono stati esposti alla fibra killer, fornendo assistenza legale, medica e tecnica gratuite.

    Per saperne di più consulta il video dell’evento: Sport e scuola ambiente e sicurezza, via l’amianto.

    Oltre ad eventi e iniziative, l’ONA ha dedicato anche un’intera puntata di ONA News alla problematica dell’amianto nelle scuole.

    Lo sport, la salute e il coraggio di governare

    lo sport
    immagine raffigurativa di uomini che fanno sport

    Siamo in tema di anniversari ed eccoci a traguardare, con Spiridon, anche il “settantacinquesimo” di una inconcepibile attesa. Sempre che lo sport sia indice di qualità per un Paese che si propone come civile e fa parte dei vari G, dal 7 al 20.

    Infatti, abbiamo bucato per l’ennesima volta non l’opportunità, ma il sacrosanto dovere di risarcire intere generazioni di italiani, che continuano ad essere defraudati dell’educazione fisica, motoria e sportiva nelle Scuole Primarie. Nonostante sin dai tempi dell’illustre Francesco De Sanctis se ne prescriveva per Legge la pratica, guardando addirittura alle Materne.

    Ridurre questa mancanza di esercizio delle responsabilità ad un problema di carattere economico, piuttosto che sindacale, significa non starci con la testa. Oppure di non avere il coraggio di andare sino in fondo.

    Lo sport a scuola, un diritto negato

    E allora? Allora, posto che non avrebbe senso continuare sulla falsa riga di una Istruzione che elude il proprio obbligo educativo, occorre almeno tutelare la salute. Per questo, se ha un senso la stessa trasformazione di CONI Servizi in Sport e Salute, diamoci un compito nobile. Facciamo sinergia con il Ministero della Salute, che farebbe bene a preoccuparsi dell’assenza di un’altra figura fondamentale. Quella del medico scolastico, oltre quella del docente laureato in scienze motorie.

    Durante la consegna dei Collari d’Oro alla vigilia del Natale, la Sottosegretaria Valentina Vezzali ha ricordato il problema al Premier Mario Draghi. Così come Sara Simeoni ha suggerito il ritorno ai Giochi della Gioventù. Luca Pancalli ha sottolineato il valore insostituibile delle società sportive. Giovanni Malagò si è compiaciuto dell’ipotesi che lo sport possa fare ingresso in una Costituzione aggiornata.

    In realtà, il nostro sport è paradossalmente vittima del suo algoritmo olimpico, degli onori quadriennali, che puntualmente ci collocano tra i Paesi più medagliati del mondo e presuntivamente affrancati da ataviche carenze, che diversamente ci costringono tra gli ultimi in classifica per uno stile di vita che associ la prevenzione salute ad una generalizzata e corretta attività fisica.

    Mancano risorse per lo sport

    Questo Governo, Bonus Covid a parte, non ha investito più risorse per lo sport, mantenendo i vecchi standard, mentre occorrerebbe una vera rivoluzione. Con tutto il rispetto e la gratitudine per il Centri di alta formazione e specializzazione, di larga prevalenza militari, rimangono aperte le opzioni che vorrebbero i Comuni in prima linea con l’associazionismo di prossimità, il sostegno per una diffusa pratica con ricadute di alto valore sociale e con particolare attenzione ai bambini ed agli “over”, oltre che agli emarginati.

    Per un Paese seriamente necessitato ad una salutare rinascenza, si presupporrebbero ben altre premesse, rispetto ai timidi segnali che attualmente provengono dagli addetti ai lavori. Tutti sembrano rassegnati, nell’attesa che si quieti la pandemia e sopraggiungano i Giochi di Parigi, come opportunità giustificatoria oggi e magari salvifica domani, quando passata la sferzata adrenalinica da PNRR, incominceremo di nuovo a piangere miseria.

    Troppo impegnati con l’agonismo

    Non voglio esagerare, ma lo sport deve liberarsi da lacci e lacciuoli. Dai vincoli che indebitamente lo condizionano, a cominciare da quelli dello sport professionistico, che devono essere associati ai disciplinari delle imprese vocate al business, piuttosto che dello spettacolo.

    Peraltro, l’olimpismo deve esercitare il ruolo che gli è proprio. Deve rifuggire da ogni tipo di speculazione. A cominciare dai tentativi di cinica speculazione politica, come nel caso del “boicottaggio diplomatico” annunciato in occasione dei prossimi Giochi Invernali di Pechino.

    E’ come se il tempo perduto, le irripetibili risorse umane dissipate, le amare esperienze e gli sforzi risarcitori di chi ci ha preceduto non fossero mai esistiti.

    Io, che presiedo il Comitato Nazionale Italiano Fair Play, non posso che costatare la scarsa rilevanza dell’impegno culturale da parte e nei confronti del movimento sportivo, nel Bel Paese, come in campo internazionale.

    E’ un vero peccato che la deriva prevalente sia quella dell’agonismo d’alto livello e dell’effimero apparire, quando diversamente si potrebbero ottenere risultati di grande vantaggio generale. Funzionali per la transizione etica universale, con un impegno diversamente utile delle risorse pubbliche e non. Per il resto, a completamento di questo mio scritto, vi rimando a qualche nota recente e del passato …

    Amianto nelle scuole e negli impianti sportivi, ONA presente

    L’ONA – Osservatore nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, da tempo denuncia la problematica dell’amianto nelle scuole e negli impianti sportivi. Sono ancora tantissime, infatti, le strutture che contengono questo materiale e le bonifiche amianto sono lente.

    L’ONA ha promosso negli anni diversi eventi per sensibilizzare il pubblico alla tematica, che restano però troppo spesso inascoltati.

    Per saperne di più consulta il video dell’evento: Sport e scuola ambiente e sicurezza, via l’amianto.

    Oltre ad eventi e iniziative, l’ONA ha dedicato anche un’intera puntata di ONA News alla problematica dell’amianto nelle scuole.

    Amianto, la lunga battaglia dell’ONA

    L’ONA fornirnisce assistenza legale e medica ai lavoratori e non solo colpiti dalle tante malattie causate dall’amianto. Prima tra tutte il mesotelioma e poi le patologie asbesto correlate.