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martedì, Agosto 11, 2026
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Plastica, 175 Paesi dell’Onu contro l’inquinamento

sabbia del mare contaminata da plastica
plastica gettata in mare, rifiuti

Verso un accordo internazionale per dire addio alla plastica. I rappresentanti di 175 Paesi del mondo hanno approvato la risoluzione durante la quinta sessione dell’Assemblea delle Nazioni Unite. Insieme, a Nairobi, hanno voluto mettere la parola fine all’inquinamento da plastica e si sono impegnati a firmare un accordo internazionale entro il 2024.

La risoluzione “End plastic pollution: towards an international legally binding instrument”, si occupa dell’intero ciclo di vita del materiale. Dalla produzione alla progettazione e, infine, allo smaltimento.

Il Comitato intergovernativo di negoziazione

Le nazioni hanno istituito un Comitato intergovernativo di negoziazione che comincerà a lavorare da subito su tre bozze iniziali di accordo. Il documento dovrà fornire ai Paesi alternative anche per la progettazione di prodotti e materiali utilizzabili e riciclabili e anche la possibilità per le nazioni meno sviluppate di accedere alla tecnologia. La cooperazione internazionale prevede anche la possibilità per i Paesi più poveri di rafforzare le loro capacità e di usufruire di conoscenze scientifiche e tecniche per raggiungere l’obiettivo.  

“Sullo sfondo delle turbolenze geopolitiche, l’Assemblea delle Nazioni Unite per l’ambiente mostra il meglio della cooperazione multilaterale – hanno dichiarato il presidente dell’Unea-5 e il ministro norvegese per il Clima e l’Ambiente, Espen Barth Eide – L’inquinamento da plastica è diventato un’epidemia. Con la risoluzione di oggi siamo ufficialmente sulla buona strada per una cura”.

“Oggi segna il trionfo del pianeta Terra – ha fatto loro eco Inger Andersen, direttore esecutivo dell’Unep  – sulla plastica monouso. Questo è l’accordo ambientale multilaterale più significativo dall’accordo di Parigi. È una polizza assicurativa per questa generazione e per quelle future, quindi potrebbero vivere con la plastica e non esserne condannate”.

Le fasi intermedie fino all’accordo internazionale

Il primo step per il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (Unep) sarà quello di convocare un forum entro la fine del 2022. Tutte le parti interessate condivideranno conoscenze e migliori pratiche in diverse parti del mondo. Il Comitato intergovernativo di negoziazione faciliterà le discussioni aperte. I Paesi potranno avere informazioni scientifiche.

Terminati i lavori del comitato, l’Unep convocherà una conferenza diplomatica per adottarne l’esito e aprirlo alle firme.

In questi due anni comunque l’Unep affiancherà i governi e le imprese decisi ad abbandonare la plastica monouso. Aiuterà anche a mobilitare finanziamenti privati ​​e a rimuovere gli ostacoli agli investimenti nella ricerca.

Aumento incondizionato della produzione della plastica

Secondo gli esperti la metà di tutta la plastica prodotta è stata realizzata solo negli ultimi 15 anni. La produzione è aumentata da 2,3 milioni di tonnellate del 1950 a 448 milioni di tonnellate del 2015. Se non si pone un freno i dati potrebbero raddoppiare dal 2050 danneggiando irreparabilmente l’ambiente.

Ogni anno 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica finiscono dalle nazioni costiere negli oceani.

Le aziende utilizzano additivi che rendono la plastica più resistente, più flessibile e durevole. Queste sostanze, però, prolungano la vita dei prodotti: alcuni possono durare anche 400 anni prima di degradarsi.

I danni causati dalla plastica

Gli scienziati hanno ormai dimostrato che l’esposizione alla plastica può danneggiare la salute. Può incidere potenzialmente sulla fertilità, sull’attività ormonale, metabolica e neurologica. La combustione all’aperto della plastica contribuisce all’inquinamento atmosferico.

Entro il 2050 le emissioni di gas serra associate alla produzione, all’uso e allo smaltimento della plastica rappresenterebbero il 15 per cento delle emissioni consentite, con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C (34,7°F). Più di 800 specie marine e costiere sono a rischio per ingestione, intrappolamento e altri pericoli.

Bergoglio vicino all’Ucraina: “La guerra è una pazzia, fermatevi”

Bergoglio
bergoglio legge

Bergoglio lancia un appello per la pace. Una madre e i suoi due figli uccisi mentre fuggivano da un villaggio vicino Kiev con accanto il loro trolley. Il padre ferito soccorso da soldati ucraini, ma disperato. E’ l’immagine simbolo dell’orrore della guerra in Ucraina voluta da Putin. Un milione e 800mila profughi e tantissimi morti non bastano a porre fine al massacro e a quanto di più illogico possa esistere.

Ieri è arrivato l’appello di Papa Francesco. “La guerra è una pazzia. Fermatevi, per favore – ha detto il pontefice durante l’Angelus domenicale – guardate questa crudeltà. In Ucraina scorrono fiumi di sangue e di lacrime, non si tratta solo di un’operazione militare ma di guerra che semina morte, distruzione e miseria”.

Papa Francesco: “Si assicurino i corridoi umanitari”

“Rivolgo il mio accorato appello – ha aggiunto – perché si assicurino davvero i corridoi umanitari e sia garantito e facilitato l’accesso degli aiuti alle zone assediate per offrire il vitale soccorso ai nostri fratelli e sorelle oppressi dalle bombe e dalla paura. Ringrazio tutti coloro che stanno accogliendo i profughi. Soprattutto imploro che cessino gli attacchi armati e prevalga il negoziato, e prevalga il buon senso pure, e si torni a rispettare il diritto internazionale“.

Il pontefice ha ringraziato anche i giornalisti che sono in territori difficili, che mettono a rischio la vita: “Ci aiutate a vedere la crudeltà della guerra”.

Due cardinali inviati in Ucraina

Papa Francesco ha spiegato che la Santa Sede farà di tutto per la pace. Intanto ha inviato due suoi cardinali. Il primo è il cardinale Czerny, prefetto ‘ad interim’ del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo umano integrale.

Il secondo è Konrad Krajewski, elemosiniere del Papa. Un uomo che non ama interviste o riflettori, ma che lavora da sempre per gli ultimi. Bergoglio lo ha voluto per cambiare radicalmente l’Elemosineria apostolica e Krajewski si è messo al servizio dei più poveri. Anche durante la pandemia, quando le richieste si sono moltiplicate e stare dietro a tutte era davvero difficile.

Tantissime famiglie che prima riuscivano a vivere dignitosamente con in Covid sono cadute in povertà e spesso hanno fatto fatica a pagare le bollette o portare qualcosa in tavola. Ora è in Ucraina a portare la solidarietà del Papa, ma anche aiuti concreti. Siringhe, cerotti, disinfettanti e molto altro. Si tratta di un primo intervento a cui ne seguirà un prossimo con la consegna di farmaci.

Bergoglio in aiuto anche ai Paesi confinanti con l’Ucraina

Attraverso l’Elemosineria Apostolica, il Papa ha inviato materiale sanitario alla basilica di Santa Sofia, a Roma. E’ il punto di riferimento della comunità ucraina. Da qui partono camion carichi di viveri e generi alimentari per chi è in Ucraina e vive il dramma della guerra.

Sempre l’Elemosineria sta aiutando anche i Paesi confinanti con l’Ucraina. Qui arrivano somme di denaro per supportare le necessità, in particolar modo quelle dei profughi. Il nunzio in Romania, in particolare sta ospitando in diverse strutture della rete ecclesiale chi arriva dal confine ucraino.

Guerra in Ucraina come Guernica

Il dipinto Guernica di Picasso rappresenta e anticipa la tragica vicenda dell’Ucraina, perché ha denunciato al mondo gli orrori degli attacchi terroristici aerei.

Quel 26 aprile 1937 era un giorno di mercato a Guernica, anche dalle città limitrofe, erano sopraggiunti uomini, donne e bambini. Gli aerei della divisione Condor e, purtroppo, anche aerei italiani, sganciarono le bombe.

Fu il primo massacro terroristico su popolazioni inermi. Per la prima volta sono state bombardate case, strutture urbane ed architetture civili.

Guernica Picasso escalation della guerra

Il quadro di Picasso Guernica anticipa, quindi, i fatti di oggi. La storia, purtroppo, si ripete.

Paradossalmente, i russi accusano gli ucraini di nazismo e così giustificano le stragi. In realtà, sono loro stessi dei terroristi ed il nazismo centra poco. Riferito agli Ucraini proprio niente.

Guernica Picasso: no alla guerra. Impegno per la pace

Anche l’Ona – Associazione nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, si è schierata contro la guerra.

Come più volte rimarcato, oltre al dramma del conflitto, che causa morte e distruzione e in cui non ci sarà mai alcun vincitore, ci sono tutta una serie di problemi ambientali legati agli scontri.

Dalla dispersione dell’amianto all’utilizzo dell’uranio impoverito, che provocano altre vittime e disastro ambientale.

Caso Eternit bis, chiesti 4 anni a Torino per Schmidheiny

caso eternit
onduline eternit

Caso Eternit: chiesta una condanna a 4 anni per Stephan Schmidheiny nel processo di Appello bis di Torino. L’imprenditore svizzero, proprietario dell’azienda che per decenni ha utilizzato amianto, dovrà attendere ancora per la sentenza. In questo procedimento è accusato di omicidio colposo plurimo aggravato dalla previsione dell’evento di due persone.

Si tratta di Rita Rondano e Giulio Testore, entrambi lavoratori nello stabilimento Eternit di Cavagnolo. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto che si è costituita parte civile, assiste i familiari di Testore.

In due giorni Schmidheiny si è visto cadere sulla testa ben due richieste di condanna. Il 2 marzo scorso, infatti, la Procura di Napoli ha chiesto, per la morte di 6 operai e 2 cittadini della zona, sempre causata dall’esposizione all’amianto, 23 anni e 11 mesi di reclusione.

Caso Eternit, processo bis diviso in 4 tronconi

Il processo Eternit bis è stato, infatti, diviso e ora sono in corso diversi procedimenti penali a Torino, Novara, Napoli e Vercelli, per i siti industriali di Cavagnolo (TO), Casale Monferrato (AL), Bagnoli (NA) e Rubiera (RE).

Se il processo di Napoli, però è ancora al primo grado, a Torino andiamo verso la conclusione del processo di Appello. A Napoli l’accusa non è quella di omicidio colposo, ma di omicidio volontario, per questo la richiesta di condanna è molto più alta.

Stephan Schmidheiny, 75 anni, uno degli uomini più ricchi del mondo, ha sempre avuto un atteggiamento di noncuranza verso tutti i procedimenti giudiziari intentati contro di lui. Non si è mai presentato in udienza e anche con la stampa esterna quanto, secondo lui, sia “assurdo” che dopo 40 anni dai fatti venga chiamato a renderne conto davanti a un tribunale.

E’ forte della prescrizione del processo Eternit. I pubblici ministeri avevano previsto nel capo di imputazione il reato di disastro colposo (che si prescrive dopo 12 anni). Nel processo Eternit bis il capo di imputazione è stato riformulato in omicidio. Per il reato di omicidio volontario aggravato non esiste prescrizione.

Caso Eternit, respinto il ‘ne bis in idem’

La difesa di Stephan Schmidheiny, dopo la prescrizione intervenuta per il processo Eternit, aveva sollevato il principio del ‘ne bis in idem’. Secondo cui un imputato non può essere accusato due volte per lo stesso reato. In tutti e 4 i procedimenti Eternit bis però la questione è stata respinta e motivata con la riqualificazione del reato in omicidio.

L’inizio del procedimento giudiziario

La vicenda inizia nel 2009, quando Stephan Schmidheiny e Louis De Cartier De Marchienne sono stati chiamati a rispondere, quali effettivi responsabili della gestione della società Eternit Spa, dei reati di omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro e di disastro doloso, aggravati dai disastri e dagli infortuni occorsi.

Louis De Cartier De Marchienne è poi deceduto e Schmidheiny è rimasto l’unico a rispondere della morte di oltre 250 persone.

I danni da amianto

Le aziende hanno utilizzato l’amianto per le sue caratteristiche che lo rendono “il minerale perfetto”. Al netto dei danni causati alla salute e delle morti che porta con sé. Già nei primi anni del Novecento gli esperti avevano notato un’alta mortalità dei lavoratori che maneggiavano l’asbesto.

Due studi negli anni ’40 ne hanno dimostrato la pericolosità e negli anni ’70 che fosse un minerale cancerogeno era ormai noto. Le aziende hanno, però, continuato ad utilizzarlo. Questo senza informare gli operai dei rischi e senza fornire, nella maggioranza dei casi, dispositivi di protezione.

L’Osservatorio nazionale amianto assiste le vittime e le loro famiglie. E denuncia, tramite il suo presidente, l’avvocato Bonanni, la strage silenziosa che ha ben delineato nella sua ultima pubblicazione: Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“.

L’amianto causa infatti infiammazioni, asbestosi, mesotelioma e altri tumori. Molte di queste patologie sono riconosciute dall’Inail come malattie professionali. L’Inail raccoglie tutte le informazioni raccolte e i dati sono disponibili anche sul suo VII Rapporto ReNaM.

Oltre a fornire assistenza legale l’Ona spinge anche per le bonifiche dei siti ancora contaminati e per aiutare la mappatura ha creato anche una App apposita.

 

Eternit Bagnoli, pm chiedono condanna a 23 anni per Schmidheiny

Eternit Bagnoli
palazzo di giustizia Bagnoli

Ventitré anni e undici mesi di reclusione. La Procura di Napoli ha chiesto questa condanna per Stephan Ernest Schmidheiny nel processo Eternit bis. L’udienza si è tenuta davanti la Corte di Assise di Napoli perché l’accusa è quella di omicidio volontario.

L’imprenditore svizzero è l’unico imputato per la morte di 8 persone, 6 operai e 2 familiari, causate dall’esposizione all’amianto. Gli operai e le loro famiglie hanno respirato per anni le fibre e le polveri dell’asbesto utilizzato nell’azienda di Bagnoli.

Il processo iniziato nel 2012 si avvia ora alla conclusione. Il presidente della Corte d’Assise ha rinviato l’udienza al 23 marzo prossimo, per le arringhe degli avvocati difensori. Sicuramente sarà necessaria un’altra data per la sentenza.

La pericolosità dell’amianto

L’amianto, che misto al cemento, dà vita all’eternit, è altamente cancerogeno. Le aziende conoscevano bene sia gli studi degli anni ’40 che dimostravano i danni causati sulla salute, sia quelli successivi. Eppure molti imprenditori hanno continuato ad utilizzare l’asbesto almeno fino agli anni ’80. Comunque in Italia è stato messo al bando soltanto con la Legge 257 del 1992.

L’amianto provoca infiammazioni, l’asbestosi, tumori come il mesotelioma e quello al polmone e tutta una serie di patologie asbesto correlate. Dal 1993 al 2018 (i dati non sono neanche completi) soltanto i casi di mesotelioma, registrati nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail, sono stati 31.572. Secondo l’Ona – Osservatorio nazionale amianto e il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, le vittime di amianto sono molte di più. Come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2021”, nel 2021 sono state 7mila.

Eternit Bagnoli, il processo bis a Napoli

Il dibattimento del processo Eternit bis (di primo grado), a Napoli è stato lungo e a tratti difficile. Emblematiche le testimonianze dei lavoratori in alcuni periodi addirittura costretti a coprirsi la bocca con i fazzoletti, perché non venivano fornite regolarmente le mascherine.

Importante per l’accusa, invece, la testimonianza del fratello dell’imputato, che ha spiegato che in casa, nella sua famiglia, la pericolosità dell’amianto fosse nota e che, sempre secondo le sue dichiarazioni, avrebbero insabbiato i possibili rischi.

I pubblici ministeri, durante la lunga requisitoria, hanno escluso le aggravanti per l’imputato. Hanno però sottolineato il modo sprezzante di Ernest Schmidheiny di affrontare questa triste vicenda anche con la stampa.

L’Ona parte civile nel processo Eternit bis

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso gli avvocati Ezio Bonanni e Flora Rosa Abate, si è costituita parte civile nel processo per partecipare alle udienze, seguire e monitorare l’evolversi del procedimento. Da anni l’associazione è al fianco delle vittime e delle famiglie per garantire loro assistenza medica e legale. Ha creato anche una App per le segnalazioni, per contribuire a mettere in sicurezza i siti contaminati.

Nonostante ormai diverse patologie siano riconosciute come professionali per ottenere il risarcimento di tutti i danni sono necessari anni e anni e di procedimenti giudiziari. Oltra al danno la beffa per le vittime e per i familiari. Oltre alla sofferenza per la malattia si aggiunge, infatti, anche quella psicologica di sentirsi abbandonati dalle istituzioni dopo una vita di lavoro.

Gli atti del primo processo Eternit, che si è concluso con la prescrizione, sono stati acquisiti. Da questi è emerso che in un certo periodo l’amianto venne chiamato soltanto fibrocemento, secondo i sostituti procuratori per renderlo meno identificabile.

Ai dirigenti sarebbe stato fornito anche un vademecum per concordare le risposte da dare ai sindacati e della stampa sempre sull’amianto.

Ferrovie dello Stato risarcirà macchinista morto per amianto

ferrovie dello stato
ferrovie dello stato

Il Tribunale di Roma ha condannato, per la seconda volta in pochi giorni, Ferrovie dello Stato a risarcire i danni a una vittima di amianto. Si tratta di un 75enne, nato a Palermo e residente a Roma, morto nel 2015 per un mesotelioma pleurico diagnosticato pochi anni prima. Rfi dovrà sborsare 318.834 euro che andranno alla vedova.

“Non possiamo gioire per la sentenza – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, che ha curato il ricorso – perché la vittoria arriva dopo tanta sofferenza dell’operaio e della sua famiglia, ma anche in questo caso sono soddisfatto perché è stata fatta giustizia. Ora il procedimento giudiziario proseguirà per ottenere il risarcimento per la moglie dell’uomo che ha 81 anni”.

Ferrovie dello Stato, operaio esposto all’amianto

Precedentemente lo stesso Tribunale di Roma aveva riconosciuto l’origine professionale della malattia. L’uomo aveva infatti lavorato per diversi anni come operaio meccanico presso Fincantieri e poi per 30 anni, dal 1967 al 1996 come macchinista presso Ferrovie dello Stato. Sempre esposto all’amianto senza dispositivi di protezione. Prima presso il deposito locomotive di Catania, poi in quello di Palermo e Caltanissetta. Per qualche mese fu addetto alla conduzione di treni in Sicilia. Dal ’78 al ’96 lavorò, infine, nel deposito locomotive di San Lorenzo – Stazione Termini di Roma.

Il giudice capitolino, Francesca Vincenzi, ha respinto la domanda avanzata nei confronti di Fincantieri. La moglie dell’operaio non è infatti riuscita a reperire documentazione utile a dimostrare il rapporto di lavoro nei cantieri navali. Diverso il discorso invece con Ferrovie dello Stato, dove pure il 75enne è stato, nel corso di 30 anni, esposto all’amianto. Unica causa del mesotelioma.

Il magistrato, nella sentenza del 24 febbraio 2022 n. 1794, richiama l’onere, per il datore di lavoro di provare, a sua discolpa, “di aver adottato, pur in difetto di una specifica disposizione preventiva, le misure generiche di prudenza necessarie alla tutela della salute dal rischio espositivo secondo le conoscenze del tempo di insorgenza della malattia. Essendo irrilevante la circostanza che il rapporto di lavoro si sia svolto in epoca antecedente all’introduzione di specifiche norme per il trattamento dei materiali contenenti amianto”. Il riferimento è alla Legge 257/1992 che mette al bando la fibra killer.

I danni da amianto

L’amianto è stato considerato per anni un minerale perfetto per le sue qualità. L’asbesto è, infatti, facilmente estraibile, è fonoassorbente e resistente al calore. La sua struttura fibrosa ne avevano reso comune l’uso come materiale per indumenti e tessuti da arredamento a prova di fuoco. Alcuni studi, però, già negli anni ’40 ne hanno accertato la pericolosità.

L’amianto, come da sempre sostenuto dall’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, può causare infatti gravi patologie. L’asbestosi in primo luogo, tumori della pleura, ovvero il mesotelioma pleurico, e il carcinoma polmonare. Può provocare anche tutta una serie di patologie asbesto correlate.

I numeri della strage silenziosa, che conta secondo l’Ona oltre 7mila vittime soltanto nel 2021, sono disponibili nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. L’Inail ha pubblicato, inoltre, da poco il VII Rapporto ReNam con il numero di mesoteliomi registrati ogni anno.

Ferrovie dello Stato, presenza di amianto sul luogo di lavoro

Tornando al caso del macchinista di Palermo il giudice spiega anche che la presenza di amianto nell’ambiente di lavoro, in particolare nei locomotori, emerge dai documenti presentati nel ricorso. La stessa Rfi l’ha confermata nelle sue memorie difensive.

Il giudice sottolinea anche che non si tratta di “una piccola impresa che galleggia nel turbinio di leggi da cui trarre indicazioni comportamentali”. Piuttosto “di una grande realtà aziendale, ‘parallela’, per i servizi sanitari, allo Stato”. Dotata anche “di un organismo ad hoc, assistito da competenze scientifiche, deputate in primo luogo ad assicurare e garantire la salute dei ferrovieri”. Il magistrato insiste: l’organizzazione sanitaria aziendale “si è dimostrata inadeguata e/o difettosa … nel rivelare e segnalare tempestivamente al vertice gestionale il serio e non ipotetico pericolo incombente costituito dalle fibre di amianto diffuse nel materiale rotabile”. Avrebbe dovuto anche suggerire rimedi che la comunità scientifica internazionale aveva ormai allo studio.

Una App per le segnalazioni

Per evitare che l’amianto possa continuare a fare danni è necessario che si proceda con le bonifiche dei siti ancora contaminati. L’asbesto deve essere rimosso in sicurezza, per non mettere in pericolo gli operai.

L’Ona ha creato una App per le segnalazioni, visto che lo Stato è in ritardo anche con le mappature.

Per richiedere, invece, una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.