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Ex Ilva Genova, 2 incidenti sul lavoro: stabilimento chiuso

ex ilva
ex Ilva

Due incidenti sul lavoro in una settimana all’ex Ilva di Cornigliano, a Genova. Tragedia sfiorata e Acciaierie d’Italia, partecipata di ArcelorMittal e dello Stato, dispone per i lavoratori la cassa integrazione. La decisione è arrivata dopo la chiusura della Asl. Una preoccupazione per le famiglie legate allo stabilimento. Prima il pensiero era per la mancanza di sicurezza in azienda, ora anche perché il posto di lavoro è a rischio.

Nei giorni scorsi alcune bobine di metallo, che pesano diverse tonnellate, sono cadute dopo la rottura di un paranco e di un cavo che le teneva ferme. Due giorni prima, invece, si erano strappati i cavi di una gru ed era precipitato un rotolo da 10 tonnellate.

Ex Ilva Genova, D’Uva: Da mesi denunciamo mancanza di sicurezza

“Da quando l’ex Ilva è passata in mano a ArcelorMittal – ci ha spiegato il segretario generale Confintesa Metalmeccanici, Giustino D’Uva, raggiunto al telefono – nonostante la partecipazione statale, le spese per la manutenzione e la sicurezza sono diminuite. Stiamo denunciando la situazione da mesi, ma purtroppo nulla cambia”.

Giustino D’Uva

“Solo per un miracolo le bobine, che pesano tonnellate, non hanno colpito qualche operaio e non ci sono stati morti. Ora la mancanza di investimenti la pagano i lavoratori perché la Asl ha chiuso gli stabilimenti in attesa della messa in sicurezza e sono tutti in cassa integrazione”. Si tratta di 180 dipendenti, che si aggiungono ai 250 già a casa senza un accordo con i sindacati.

“Non ci meraviglia tanto ArcelorMittal – ha aggiunto D’Uva – quanto il Ministero che ha lasciato la gestione all’azienda anche in materia di scurezza e non muove un dito. Questo viola gli accordi presi con il governo. Pretendiamo interventi efficaci e chiari”.

Ex Ilva Genova, sindacati sul piede di guerra

Il sindacato sta valutando ora le azioni da intraprendere per tutelare la sicurezza dei dipendenti dell’ex Ilva.

“Dobbiamo trovare una quadra con le altre sigle sindacali e vedere come muoverci. La nostra idea è comunque quella di incrociare le braccia ad oltranza. Con ogni probabilità, infatti, dopo Pasqua pur di far cessare i malumori potrebbero riaprire”. Acciaierie d’Italia ha già spiegato di poter procedere alle riparazioni in pochi giorni, per poter riaprire l’impianto già la prossima settimana.

“C’è molto da fare per garantire livelli adeguati di sicurezza: i macchinari – ha continuato D’Uva – sono obsoleti e arrugginiti. Manca anche la manutenzione ordinaria: ci sono macchinari da sostituire, assenza di dispositivi di protezione e va rivista la turnazione che non è adeguata a garantire la sicurezza. Gli orari, i ritmi e l’interscambio dei lavoratori, infatti, non consentono il giusto riposo”.

Ex Ilva, il senatore De Vecchis: “Orlando intevenga”

Sulla vicenda è intervenuto anche il senatore di ItalExit, William De Vecchis: “Troppi infortuni sul lavoro, Orlando intervenga. Da troppo tempo – ha dichiarato il parlamentare – la sicurezza risulta essere sempre più a rischio in molti luoghi di lavoro, servono interventi urgenti a tutela di tutti i lavoratori.

Gli infortuni e le morti sul posto di lavoro sono notizie sempre più frequenti sulle pagine di cronaca dei quotidiani, ma purtroppo dopo il primo impatto emotivo finiscono nel dimenticatoio. Spesso per avere giustizia servono anni e il risarcimento è frequentemente ‘offensivo’ per le vittime e i loro parenti.

Tutti i lavoratori hanno il diritto di essere tutelati, non solo dagli infortuni, ma anche dalle malattie provocate dall’ambiente circostante. Troppi infortuni e decessi, infatti, sono la conseguenza dei luoghi insalubri in cui il lavoratore si trova a svolgere le proprie funzioni.

La notizia che l’Asl abbia fermato parte dell’impianto di Genova, ex Ilva, a causa di due incidenti nell’ arco di quattro giorni ci deve far riflettere”.

Sicurezza sul lavoro, non dimenticare l’esempio amianto

Il senatore pone il problema della sicurezza sul lavoro nella sua interezza. Sulla stessa linea il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco delle vittime dell’asbesto e di altri cancerogeni, e delle loro famiglie.

“La sicurezza sul luogo di lavoro – ha detto Bonanni – è fondamentale e le aziende devono rispettare le normative per tutelare i propri dipendenti. Da tempo dico che le società virtuose vanno premiate e quelle invece che registrano maggiori incidenti devono essere sanzionate, come quando inquinano. In questo modo sarà possibile tutelare la salute dei lavoratori e l’ambiente. È nello stesso tempo un risparmio poi, in termini di costi sanitari e risarcimenti, sia per lo Stato che per le stesse società”.

Quanto è avvenuto con l’amianto, fenomeno ben delineato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, deve essere una lezione da non dimenticare. Di amianto, a causa dell’utilizzo indiscriminato e delle mancate bonifiche, si continua a morire anche a distanza di 30 anni dalla sua messa al bando. I numeri dei casi di mesotelioma si possono trovare nel VII rapporto ReNaM dell’Inail. Solo la punta dell’iceberg delle morti da amianto, che causa oltre al mesotelioma, tante altre malattie asbesto correlate.

Mummie di Chinchorro vittime dei cambiamenti climatici 

Mummie
Mummie sulla spiaggia

Le “Mummie di Chinchorro”, del deserto di Atacama (Cile), corrono seri rischi per via dei cambiamenti climatici 

Mummie di Chinchorro assalite dai batteri 

Circa 120 mummie dell’Università del Museo Archeologico della Tarapacá ad Arica, nel Nord Cile, stanno subendo un pericoloso attacco batterico. 

A sostenerlo, gli scienziati dell’Università di Harvard. Secondo gli esperti, le mummie (iscritte alla lista del patrimonio mondiale dell’UNESCO), risentirebbero degli effetti del cambiamento climatico.

Meraviglie della preistoria mondiale 

Queste “meraviglie della preistoria mondiale” sono i primi esempi di mummificazione (hanno 7000 anni)

Gli abitanti della regione di Quebrada de Camarones, sperimentarono infatti la tecnica di mummificazione almeno 2.000 anni prima degli egiziani.

Le mummie possiedono anche un valore estetico sorprendente.

La popolazione costiera semi-nomade, trasformava infatti i corpi dei defunti in una sorta di “tela naturale”. Tanto che le mummie di Chinchorro vengono ritenute delle vere e proprie “opere di arte pre-ispanica”. 

Una tecnica di mummificazione molto particolare

La procedura di mummificazione era diversa rispetto a quella delle civiltà del Nilo

Dopo essere stati privati della pelle e degli organi interni, i cadaveri venivano fasciati con diversi materiali (canne di lago, piume, pelle di pellicano, pelle di leone marino, argilla, lana di alpaca e parrucche di capelli umani). 

Punte di frecce al quarzo, ganci di pesce, pettini fatti di spine di cactus, facevano invece parte del corredo funebre.

Infine, anziché essere seppelliti in una tomba, i corpi venivano adagiati nelle sabbie del deserto di Atacama, che si trasformò ben presto in un vero e proprio cimitero. 

La zona del deserto in cui vivevano era così secca che i defunti si mummificavano in modo naturale. 

Purtroppo oggi si stanno presentando dei seri problemi di conservazione, causati dal cambiamento climatico.

Mummie naturali e clima yo-yo

Il sito fu scoperto dall’archeologo tedesco Max Uhle all’inizio del XX secolo. Il suo team realizzò che i Chinchorros (il termine significa “peschereccio” ) avevano iniziato la pratica di preservare i loro morti, in un tempo in cui il clima locale era favorevole.

Dagli studi è emerso che i microclimi all’interno del deserto di Atacama fluttuavano durante la fine del Pleistocene, con diverse fasi umide, alternate a un’estrema aridità.

Come accennato, il clima arido creava mummie naturali.

Quando il clima era più umido, le popolazioni aumentavano numericamente, c’era abbondanza di pesce e frutti di mare e la gente aveva più tempo libero da spendere per lo sviluppo di tecniche di mummificazione.

Arsenico e vecchie mummie: qualcosa faceva ammalare la gente 

I nomadi “cacciatore-raccoglitori”, che vivevano nella regione tra valle del Lluta fino al fiume Loa (Cile) e nel sud del Perù, si stanziarono in una valle che sorgeva vicino al fiume Camarones. 

Purtroppo le sue acque contenevano altissime quantità di arsenico: cento volte il limite di tollerabilità umana. 

Il deserto di Atacama, aveva inoltre elevati livelli di rame e altri metalli tossici

A mostrarlo è stata l’analisi isotopica dei campioni di capelli e delle ossa umane delle mummie.

Questo avvelenamento inconsapevole, fu la principale causa dell’elevata mortalità infantile. E in effetti, tra le mummie ritrovate, molte appartenevano a bambini e feti.

Gli esami hanno svelato altresì che quasi il 90% delle diete proveniva da fonti di cibo marittimo, che il 5% da animali terrestri e un altro 5% da piante terrestri.

Di cosa soffrono le mummie oggi

Ma veniamo ai tempi moderni. Il deserto di Atacama, è il luogo più secco del mondo.

Ultimamente, i cambiamenti climatici, le piogge, l’umidità eccessiva e i venti forti stanno provocando una serie di danni alle mummie oltre che all’ambiente.

La crescente umidità sta danneggiando molte mummie, mentre in altri casi sono muffe e insetti a rovinare i resti. Altre ancora si stanno riducendo in polvere. 

Questi fenomeni stanno riportando in superficie con maggiore frequenza i resti mummificati dei Chinchorro, tanto che gli archeologi faticano a gestire i ritrovamenti, senza che le mummie subiscano danni da parte degli agenti atmosferici. 

«Ogni volta che una mummia emerge, la segnaliamo con una bandierina e la riseppelliamo», spiega al Guardian l’archeologa Jannina Campos.

A tutto ciò si aggiunge un’ulteriore difficoltà: la varietà di materiali con cui sono stati mummificati i corpi rende difficile trovare la strategia migliore per conservarli. “Non c’è una soluzione magica”, ha detto Bernardo Arriaza, esperto della cultura Chinchorro dell’Università di Tarapacá, ad Arica.

Secondo Bernardo Arriaza, autore del libroBeyond Death: The Chinchorro Mummies of Ancient Chile”, “se non ci prendiamo cura dei Chinchorro, svaniranno a causa dei cambiamenti climatici.” 

«La diversità dei materiali che le compongono rende difficile trovare le condizioni ambientali ideali per conservarle», aggiunge.

Quali alternative adottare?

Esistono due alternative per gli scienziati: cercare di salvare tutto quello che si trova o ricoprire con la sabbia i cadaveri e concentrarsi sullo studio e la conservazione delle mummie già trasferite nei musei.

Per ora, la scelta è caduta sulla seconda opzione. Anche perché le mummie del museo non se la passano bene.

Altri fattori di rischio

Ad ogni modo, a breve inizieranno i lavori per un nuovo museo climatizzato che ospiterà le mummie Chinchorro: costerà più di 17 milioni di euro e si estenderà per quasi 5.000 metri quadrati.

Ma non è solo il clima a causare il deterioramento di questo incredibile patrimonio culturale.

Jorge Ardiles, uno dei residenti locali, ritiene che anche lo scarso interesse delle autorità locali nei confronti delle mummie, non aiuti di certo a preservarle. Non arrivano finanziamenti adeguati e la manutenzione è pressoché inesistente. 

«Siamo gli unici a occuparci dell’area», afferma Jorge Ardiles, «le autorità non se ne interessano.»

Da luglio 2021 le mummie Chinchorro sono diventate patrimonio UNESCO, e si spera che questo riconoscimento possa contribuire ad aumentare l’interesse per la loro conservazione.

Il ruolo dell’ONA per la salute

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da oltre 25 anni si occupa di tematiche legate l’ambiente e alla salute, rappresentando le istanze di cittadini e lavoratori che si sono ammalati a causa dell’esposizione ad agenti patogeni, tra cui amianto e uranio impoverito.

Fonti 

Marquet et al. (2012)

Beyond Death: The Chinchorro Mummies of Ancient Chile. Bernardo T. Arriaza

Diuretici naturali: quando una sana alimentazione aiuta

diuretici
bicchiere di frullato verde con fragola a guarnire

I diuretici aiutano il corpo a sbarazzarsi di acqua e sale

I diuretici hanno conseguenze sull’accumulo di acqua. Un sistema linfatico ozioso e rallentato ha come caratteristiche:

  • Sovrappeso, depositi di grasso e cellulite;
  • Gonfiori addominali;
  • Artriti;
  • Fibromialgia;
  • Sclerosi multipla; 
  • Affaticamento cronico; 
  • Lupus; 
  • Candida;
  • Psoriasi;
  • Borse sotto gli occhi;
  • Emicranie;
  • Tosse secca, muco giallastro e viscoso;
  • Cistiti, endometriosi; 
  • Tumore al seno.

Farmaci diuretici: a cosa servono?

I farmaci diuretici sono utili quando si soffre di una patologia medica che fa trattenere l’acqua: insufficienza renale, insufficienza cardiaca congestizia, ipertensione, edema polmonare, glaucoma, malattia del fegato, cirrosi.

Essi agiscono sui nefronini dei reni (la parte del rene responsabile del filtraggio dei fluidi e dei rifiuti che compongono le urine). 

Il medico saprà indicare quelli più indicati, in base alle specifiche condizioni fisiche. Quando la situazione clinica non è particolarmente seria o volendo semplicemente “prevenire” malanni futuri, si può ricorrere agli integratori.

Diuretici: integratori a base di erbe

Questi diuretici possono essere acquistati in erboristeria o direttamente sugli scaffali del supermercato, ma i loro effetti sono decisamente più blandi rispetto a un diuretico naturale erboristeria.

Tra i più apprezzati ci sono quelli a base di prezzemolo, biancospino, ginepro e dente di leone, tutti definiti “diuretici naturali”.

Noto anche come estratto di tarassaco, il dente di leone viene particolarmente suggerito come potenziale diuretico, per via del suo alto contenuto di potassio. Il potassio è infatti responsabile, tra le altre cose, dell’equilibrio idrico dell’organismo e della regolazione del battito cardiaco. Inoltre è di aiuto nel processo di regolazione dell’attività neuromuscolare e interviene, positivamente, per quanto riguarda l’eliminazione delle tossine tramite i reni.

Effetti collaterali dei farmaci diuretici

Come tutti i farmaci, i diuretici (sia i farmaci sia gli integratori) possono avere degli effetti collaterali. I più frequenti sono: 

  • Minzione frequente;
  • Crampi muscolari;
  • Debolezza;
  • Eruzione cutanea;
  • Vomito;
  • Diarrea;
  • Dolore articolare;
  • Vertigini;
  • Sensibilità della luce solare;
  • Riduzione dei livelli di potassio. 

Inoltre va ricordato che prima di assumere farmaci diuretici per dimagrire va consultato un medico specialista.

Diuresi e alimentazione: un aiuto che inizia a tavola

In mancanza di un quadro clinico che non lascia alternative al farmaco, una corretta alimentazione può aiutare il nostro organismo a liberarsi dell’acqua in eccesso. 

Diminuire il consumo di sale e praticare una regolare attività fisica, sono altri importanti alleati di una buona diuresi.

Cibi da evitare perché difficili da digerire

Mangiar bene significa evitare cibi difficili da digerire, come: cibi grassi, proteine animali, zuccheri farinacei industriali, carboidrati lavorati, cotti, pastorizzati e devitalizzati.

Ma ci sono anche: cibi bianchi (pane bianco, riso bianco, pasta bianca, pizza bianca, farine 00), dolci, creme, marmellate cariche di zuccheri. 

«Questi falsi cibi, richiedono enormi sprechi di energia per gestire le fasi assimilative ed evacuative, nonché per limitare le conseguenti fluttuazioni di zucchero nel sangue»

A sostenerlo Valdo Vaccaro, ricercatore indipendente, esperto in salute e alimentazione. Meglio dunque digerire bene e usare tali energie per pulire e ricambiare il sistema linfatico.

Frutta è un diuretico naturale potente

Gli enzimi e gli acidi deboli della frutta (acido citrico, carbonico, malico, ecc) detergono in maniera eccellente la linfa. Dovremmo tuttavia consumare la frutta in modo corretto, cioè da sola (no alle macedonie) e in pasto unico. 

Un valido aiuto per emulsionare il grasso nel sistema linfatico pigro viene dai:

  • Flavonoidi (agrumi, uva ribes, uva spina, albicocca, ciliegia, noce);
  • Resveratrolo (kiwi); 
  • Licopene (pomodori); 
  • Acido malico, acido citrico, acido cinico e acido carbonico;
  • Frutta acquosa (anguria, ananas, limoni, melone, pesche, arance, uva, ciliegie, kaki, kiwi, pere, mele); 
  • Frutta dolce e concentrata.

Qualche bicchiere d’acqua aiuterà ad aumentare il potere solvente della frutta, a condizione che l’acqua sia bevuta sempre prima dei pasti e non durante o dopo i medesimi.

Verdure diuretiche elenco: diuretico naturale efficace

Tra le verdure diuretiche ci sono: insalate crude (o al vapore), cetrioli, asparagi, estratti (rape, bietole, carote, sedani-rapa, ravanelli, topinambur, finocchi, patate, patate dolci, zenzero).

Aiutano a pulire in profondità, grazie alla clorofilla e ai minerali organicati. 

Bevande diuretiche: potente diuretico naturale

Rappresentano un diuretico potente le bevande. Per esempio, la tisana al karkade (fiori di hibiscus) è un’altra buona opzione. Una parte di questa pianta, conosciuta come calyces, si usa per preparare un tè medicinale chiamato “roselle” o “tè aspro”. Sebbene ci siano prove limitate, si dice che il tè acido abbia un certo numero di benefici per la salute. Oltre ad essere un potente diuretico, è in grado di abbassare la pressione sanguigna nelle persone con ipertensione.

Poi ci sono i tè neri e verdi, che sono tra i migliori drink diuretici. Nei ratti, il tè nero ha dimostrato di avere un lieve effetto diuretico. Infine è diuretico anche il caffè. È un diuretico naturale principalmente per il suo contenuto di caffeina. È noto che alte dosi di caffeina tra 250 e 300 mg (l’equivalente di circa 2-3 tazze di caffè) hanno un effetto diuretico. Ciò significa che bere qualche tazza di caffè potrebbe causare un aumento della produzione di urina.

Quando l’esercizio fisico può aiutare?

L’esercizio fisico è sicuramente un efficace diuretico naturale, dal momento che una frequenza cardiaca più elevata aiuta a far circolare qualsiasi fluido accumulato. 

Inoltre mantenere un peso corporeo basso è un altro prezioso alleato della diuresi. Dopo tutto, circa il 60% del nostro corpo contiene acqua, quindi perdere peso è un modo per ridurre la ritenzione idrica. Infine, è utile ricordare di ridurre l’assunzione di sodio. 

Come in tutte le cose, occorre di stare attenti a non esagerare. Ad esempio, se si espelle troppa acqua dal corpo, i livelli di elettroliti potrebbero abbassarsi così tanto, da provocare disidratazione o altri problemi di salute.

Si consiglia sempre di effettuare un corretto screening sanitario e controllare la pressione sanguigna.

ONA e l’importanza della tutela della salute 

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), da anni si occupa di tematiche legate l’ambiente e alla salute. Insieme rappresentano le istanze di cittadini e lavoratori che si sono ammalati a causa dell’esposizione ad agenti patogeni, tra cui amianto e uranio impoverito.

Fonti 

  • Valdo Vaccaro blog 
  • tantasalute.it
  • 2017 ACC/AHA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults.

Sportello amianto, la proposta in commissione Ambiente a Latina

sportello amianto
sportello amianto

Uno sportello amianto per trovare informazioni e soluzioni: l’intervento dell’avvocato Bonanni, presidente dell’Ona, ha sollevato il dibattito e fatto emergere la necessità di un’azione incisiva a livello territoriale a Latina

Uno sportello amianto sul sito del Comune di Latina. Questa la proposta emersa in commissione Ambiente nel pomeriggio di oggi, 12 aprile, dopo l’intervento del presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto. Uno dei punti all’ordine del giorno della commissione presieduta dalla consigliera Roberta Dellapietà, era proprio le segnalazioni di amianto abbandonato ai margini dei canali di bonifica.

L’avvocato Ezio Bonanni, che da anni è al fianco degli operai vittime dell’amianto nella provincia pontina e in tutta Italia, ha sintetizzato in una mezz’ora la problematica legata all’utilizzo dell’asbesto fino al 1993. Anno in cui è entrata in vigore la Legge 257 che lo ha messo al bando.

Amianto in quasi tutti gli edifici precedenti al 1993

“Tutti gli edifici costruiti fino a quella data – ha spiegato Bonanni – potrebbero contenere amianto, nelle tubature, nelle pavimentazioni, nelle coperture. Se una mappatura nel Lazio è stata eseguita nel 2015, gli edifici privati non sono mappati. In questo senso dovrebbe spingersi lo sforzo dell’amministrazione comunale, per partire verso la bonifica necessaria per evitare malattie e decessi”.

Mappatura: 23 edifici contaminati a Latina

Dopo aver delineato la questione a livello nazionale, con migliaia di siti ancora contenenti amianto, Bonanni ha fornito alcuni dati sulla provincia di Latina. Sono 63 le strutture contaminate sul territorio, 23 delle quali a Latina. Qui 2 sono luoghi di culto, 2 esercizi commerciali e 2 siti industriali. Altri sono banche e uffici. In provincia ci sono ancora 9 scuole in cui è stata registrata la presenza dell’amianto. Questa mappatura è, però, tutt’altro che completa.

Sportello amianto, Bonanni: “Il cittadino va supportato”

Partendo dall’esempio dell’ex garage Ruspi, i cui lavori si sono fermati proprio per il rilevamento di amianto, il presidente dell’Ona ha spiegato cosa è possibile fare a livello comunale. Una delle criticità che ferma le bonifiche sono i costi di queste operazioni, sempre a carico del privato. Se un cittadino, quindi, anche durante una ristrutturazione trova il minerale killer deve bloccare tutto e affidarsi a una ditta specializzata. Prima deve anche presentare un piano di rimozione con il supporto di un tecnico e anche questo passaggio ha un costo. Quindi spesso rinuncia. 

“Il Comune allora potrebbe intanto informare e supportare il cittadino. E poi ove possibile firmare convenzioni con gli ordini professionali e con le ditte specializzate per ottenere prezzi calmierati. Poi potrebbe farsi carico, anche con fondi regionali, del controllo sanitario sui lavoratori esposti ad amianto. La Regione Campania per esempio, lo ha attuato. Si tratta della prevenzione secondaria molto importante per avere diagnosi precoci delle terribili malattie causate dall’asbesto, tra le quali il mesotelioma, ma anche il tumore del polmone, dello stomaco, della laringe, del colon e delle ovaie”.

Sito e sportello amianto, la proposta in commissione Ambiente

A questo punto è intervenuto il consigliere Vincenzo Valletta, della Lega, che ha proposto un link sul sito del Comune con un form in cui richiedere informazioni e dove segnalare eventuali presenze di amianto. Potrebbe rispondere un’associazione o una ditta specializzata attraverso un protocollo d’intesa. A Valletta si è associato anche il consigliere Roberto Belvisi, sempre della Lega. Annalisa Muzio (ex candidata a sindaco con Fare Latina), ha proposto, invece, con il consigliere Andrea Chiarato (Fratelli d’Italia), proprio uno sportello amianto. Qui sarebbero pubblicati i dati riguardanti il Comune di Latina, le aziende accreditate per le bonifiche e tutte le informazioni sul tema.

L’Ona al fianco delle vittime

Tutti hanno apprezzato l’intervento dell’avvocato Ezio Bonanni che da anni denuncia i ritardi nelle bonifiche e i problemi di chi viene colpito dalla malattia asbesto correlata. Spesso resta solo, nel percorso di cura e difficilmente riesce ad ottenere il giusto risarcimento se non dopo estenuanti procedimenti giudiziari.

Tutto è ben delineato nell’ultima pubblicazione del presidente Ona: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Per conoscere invece i casi di mesotelioma si può consultare il VII Rapporto ReNaM dell’Inal pubblicato all’inizio del 2022, anche se i numeri sono fermi al 2018. L’Ona per contribuire alla mappatura ha realizzato una App nazionale per la segnalazione dei siti contaminati.

Ricordando Bruno Zauli, le Convittiadi a Campobasso

Campobasso
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Covittiadi a Campobasso, l’editoriale di Ruggero Alcanterini

Sono a Campobasso, dove lo tsunami delle “CONVITTIADI”, con la mobilitazione di decine dei Convitti diffusi lungo l’Italico stivale, sotto l’egida dell’Anies (Associazione nazionale istituti educativi statali), ha generato un fenomeno straordinario. Tal quale quello che settant’anni fa accompagnava la miracolosa ripresa dell’Italia. Con i ragazzi delle scuole negli stadi e nel segno di un progetto, che vedeva in Bruno Zauli il principale autorevole firmatario.

Sport come principio di prevenzione per la salute

Adesso la sferzata di energia, una sorta di start up per una ripartenza dello sport nella scuola, arriva dalla professoressa Rossella Cianfagna, Rettrice del Convitto “Mario Pagano”. E’ l’epicentro della fenomenale ventiquattresima edizione appunto delle Convittiadi. Segnale anticipatore di una via obbligata alla transizione etica dello sport ed alla sostenibilità del principio di prevenzione salute attraverso uno stile vita consono, fatto di giusti principi educativi e adeguata attività fisica.

Pertanto, secondo la formula della polivalenza olimpica, l’evento si è materializzato ovunque per una settimana in quel di Campobasso. Tutto esaurito anche per il ricettivo, a conferma dell’importanza dello sport nell’economia del turismo e più in generale del Paese.

Campobasso, gare e vita in comune

La settimana è stata ricca di gare, vita in comune e di irripetibili momenti di socialità, di cultura e di integrazione. Si è svolta poi la cerimonia di premiazione, con particolare attenzione ai riconoscimenti fair play. A completamento di un evento che offre anzitutto lo spunto per un rilancio complessivo dell’attività motoria e sportiva nella scuola. A partire dalle classi “primarie”, dove urge la presenza del laureati in scienze motorie e dei medici scolastici. Che sono presidi essenziali per una diversa qualità della salute.

Infine e non ultimo, a tal proposito, va ricordato che il Comitato Nazionale Italiano Fair Play, con il suo Presidente Regionale, Gugliemo Marsichino, oltre che con i tradizionali “premi fair play”.

Il comitato ha dato il suo sostegno con l’anticipazione del suo Progetto “IO CHIRON, POSTURA È SALUTE” – Patrocinato da CONI, Sport e Salute, dai Ministeri della Salute e dell’Istruzione, nonché dalla Presidenza del Consiglio, coordinato dal prof. Piero Galasso con DIASU. È destinato alla popolazione scolastica tra i 6 e i 16 anni. Gli organizzatori hanno così attivato l’innovativo screening posturale per i partecipanti, gli studenti e i ragazzi coinvolti nella bella kermesse molisana.