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domenica, Agosto 9, 2026
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Amianto e ambiente, al Campidoglio l’idea di un organismo ad hoc

amianto e ambiente
convegno a roma al Campidoglio, foto panoramica

Roma deve avere uno specifico organismo dedicato al monitoraggio e all’eliminazione dell’amianto e a favorire, sull’esempio dell’Osservatorio nazionale amianto, tutte le azioni utili a rimuovere questa grave minaccia per le persone e per l’ambiente”. Questa la dichiarazione di Fabrizio Santori (Lega), al convegno “Amianto, ambiente, salute: per Roma Capitale d’Europa”. L’incontro, organizzato dall’Ona, si è tenuto oggi nella sala Laudato Si’, al Campidoglio. A moderare gli interventi il giornalista e direttore editoriale di “The Map Report”, Massimo Lucidi.

amianto e ambiente

“I cittadini hanno difficoltà ad attivare le bonifiche. Abbiamo visto negli anni le conseguenze dell’amianto, ma dobbiamo fare prevenzione, nel pubblico e nel privato. Quando ancora non c’era nulla abbiano realizzato un osservatorio, grazie in particolare al lavoro dell’Ona e del suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni.

La Regione Lazio con la legge 2013 ha rafforzato la copertura con lo sportello amianto a Roma attivato poco tempo fa. Ora, sempre in collaborazione con l’Ona lo faremo conoscere.  Faremo da garante, laddove i cittadini segnalino, che l’amministrazione intervenga”.

Amianto a Roma, 1300 casi di mesotelioma in 22 anni

Roma, come tante città d’Italia, paga caro il prezzo del fenomeno amianto con 882 casi di mesotelioma registrati dal 2001 al 2015. Con un’ulteriore incidenza, rilevata dall’Ona, di 411 casi fino al dicembre 2021, per un totale di 1.300 casi (circa 60 per ogni anno – indice di mortalità del 93% entro i 5 anni).

Questa è solo la punta dell’iceberg, in quanto l’ONA, operativa nella Capitale con il suo sportello amianto con il servizio di assistenza tecnica, medica e di tutela legale, sulla base delle segnalazioni ricevute, e delle attività svolte dai volontari sul territorio, può tracciare un quadro completo dell’epidemia delle malattie di amianto. Che è pari a circa 2.500 casi di tumore del polmone (circa 125 casi su base annua – indice di mortalità dell’88%). Una incidenza ulteriore di circa 1.200 casi di asbestosi (circa 60 casi annui – indice di mortalità del 30% entro i 5 anni, con degenerazione in tumore del polmone, ovvero mesotelioma nel 33% dei casi), tumori delle altre vie aeree e gastrointestinali (circa 1.000 casi, compresi quelli di colangiocarcinoma). Questa è la mappa del rischio, sulla base delle segnalazioni degli ultimi 20 anni.

Nel corso del 2021 sono stati censiti, nella sola Capitale, 60 casi di mesotelioma, 120 circa di tumore del polmone per esposizione, 10 casi di asbestosi, e circa 50 casi di altre malattie asbesto correlate, delle vie aeree e gastrointestinali, per un complessivo numero di 240 casi, che si tradurrà, secondo l’indice di mortalità in circa 200 decessi nei prossimi 5 anni.

Amianto a Roma, i siti contaminati

Secondo le rilevazioni dell’Ona, nel Comune, su 2.338 istituti scolastici ne sono stati verificati 1148, e nell’8%, e cioè 95 scuole, vi è la presenza di amianto. Mentre nel Lazio tenendo conto della verifica su 5.896 edifici scolastici, sono risultati con amianto 291 scuole, pari al 4,9%. Nelle scuole della provincia su 3.812 istituti scolastici, 263 sono risultati contenenti amianto (6,8%).

I siti a maggior rischio sono stati quelli della Fonte Appia, delle diverse strutture industriali, nella zona Magliana, ed est di Roma, tra cui Tiburtino e Casilino. Così come gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino, per l’elevato utilizzo di amianto negli aeromobili.

L’avvocato Bonanni è intervenuto puntando l’attenzione sulla sicurezza sul lavoro. Ricordando i dati INAIL che parlano di 364 morti in modo cruento sui luoghi di lavoro nei primi 4 mesi del 2022. “Dati inaccettabili, davanti ai quali risuona un silenzio assordante. Non farò considerazioni politiche, in questo momento delicato – ha aggiunto l’avvocato Bonanni – ma c’è bisogno di un governo forte che agisca in questo senso”.

“Il governo Draghi – si è sentito comunque di aggiungere – avrebbe potuto fare di più. Avevamo preparato una riforma di legge per potrebbe affrontare il fenomeno, ma è rimasta lettera morta”.

Costa: “Sfruttiamo i fondi del Pnrr per le condotte idriche”

All’evento è intervenuto, con un video di saluto, anche il Sottosegretario alla Salute Andrea Costa. Che ha assunto l’impegno di lavorare per la bonifica degli acquedotti e delle scuole. “Il Pnrr ha stanziato i fondi per le condotte idriche ed è bene partire da lì”, ha spiegato ponendo l’accento sull’importanza di un impegno che non abbia bandiera politica, ma sia trasversale per tutelare la salute dei cittadini.

A questo ha fatto eco l’intervento della presidente dell’Assemblea Capitolina, Svetlana Celli, che ha trovato mezz’ora per essere fisicamente presente nonostante un altro importante impegno in mattinata. “Dobbiamo fare rete – ha detto – sistema. Dobbiamo lavorare su sistemi di sicurezza per immobili privati e pubblici della Capitale. Avremo i fondi del Pnrr, la sfida importante del giubileo 2025 e quella dell’Expo. Come Roma Capitale siamo al fianco dell’Ona. Iniziative come queste sono importanti per lavorare a una battaglia comune: su questo non ci sono fazioni politiche”.

Soddisfazione ha espresso il presidente del Comitato nazionale italiano fair play, Ruggero Alcanterini. “Quando riusciamo a ripartire, come oggi, con la sinergia della politica e degli specialisti, sono appagato. Il  Cnifp è un’associazione che propone cultura, il gioco corretto nell’idea di Shakespeare”.

“A Roma – ha continuato entrando nel merito del convegno – gli impianti sportivi sono quasi tutti contaminati dall’amianto, perché realizzati negli anni novanta. L’amianto riguarda il mondo dello sport in modo sostanziale, non solo in questo Comune”.

Amianto e ambiente, ospiti illustri

Sono intervenuti anche il giudice Nicola De Marinis, Consigliere presso la Suprema Corte di Cassazione, Fabrizio Ciprani, Direttore Centrale di Sanità della Polizia di Stato, generale medico e docente universitario. E ancora Marcello Migliore, ordinario di chirurgia toracica della Facoltà di Medicina dell’Università di Catania. Che ha posto l’accento sul paziente malato di mesotelioma e su una pratica chirurgica che ha dato ottimi risultati e una speranza in più per i pazienti.

Nicola Forte, fiscalista legato all’Osservatorio, ha esposto la proposta del credito di imposta per le bonifiche amianto (e dell’ambiente), contestualizzandola al momento storico e di crisi economica legata alla pandemia e alla guerra in Ucraina. Interessante anche l’intervento del generale dei carabinieri Giampiero Cardillo, con la considerazione che non si ha abbastanza paura o consapevolezza dei rischi legati all’asbesto.

Il tutto nella meravigliosa location al Campidoglio, che sovrasta la Città eterna. Ancora piena di problemi legati all’ambiente e alla tutela della salute, ma dalla quale partono le idee per un risanamento e una ripartenza che da Roma si estende poi al resto della Penisola.

Amianto e ambiente, l’impegno costante dell’Ona

Nel corso degli anni le istanze dell’ONA hanno trovato autorevole riscontro nel Tribunale civile di Roma e nella Corte di Appello di Roma. Emesse migliaia di sentenze di riconoscimento ai diritti dei benefici contributivi per esposizione ad amianto, e di riconoscimento di malattia professionale asbesto correlata.

Il fenomeno amianto è stato ampiamente descritto da Bonanni ne ‘Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022’.

Sono esposti al rischio più di 352.000 alunni e 50.000 soggetti del personale docente e non docente1.000 biblioteche ed edifici culturali (stima per difetto perché è ancora in corso di ultimazione da parte di ONA). L’amianto è presente in 250 ospedali (stima per difetto perché la mappatura è ancora in corso). La nostra rete idrica rivela presenza di amianto per ben 300.000 km di tubature (stima ONA), inclusi gli allacciamenti. Con presenza di materiale contenenti amianto rispetto ai 500.000 totali (tenendo conto che la maggior parte sono stati realizzati prima del 1992, quando l’amianto veniva utilizzato in tutte le attività edili e costruttive).

I cittadini possono chiamare il numero verde 800 034 294 e chiedere la consulenza legale gratuita, anche con un parere legale, con lo sportello amianto telematico. L’Ona prosegue la mappatura di tutti i siti sul territorio con l’App amianto, che raccoglie tutte le segnalazioni.

Terapia mesotelioma “inalabile”: speranza per i malati

terapia mesotelioma
immagine di polmoni e mesotelioma

Dal Giappone arriva un nuovo studio sul mesotelioma che si basa sulla terapia genica inalabile per via orale.

Terapia mesotelioma: una speranza per il futuro 

Da qui, la necessità di sperimentare nuovi campi terapeutici.

Terapia genica inalabile. Il mesotelioma pleurico maligno (MPM), è una forma rara di cancro associata sostanzialmente all’esposizione alle fibre di amianto. Purtroppo è una malattia incurabile, con risposta limitata all’intervento chirurgico e alla radioterapia.

A partire dal 2021, oltre 3.100 studi clinici in tutto il mondo si sono concentrati sulla terapia genica. Il 67,4% di essi ha preso di mira il terribile cancro. 

Risultato?

Una nuova ricerca condotta da medici e scienziati dell’Institute for Advanced Medical Sciences dell’Hyogo College of Medicine in Giappone, potrebbe dare qualche speranza ai malati.

Nello specifico, gli esperti si stanno concentrando sull’identificazione delle mutazioni genetiche che rendono gli individui più suscettibili sia al mesotelioma, sia ad altri tipi di cancro.

Due dei farmaci sottoposti al vaglio degli studi hanno dimostrato un’efficacia impressionante in laboratorio, sia per il trattamento dell’ NSCLC (cancro del polmone non a piccole cellule), sia per il mesotelioma pleurico.

I risultati dello studio sono stati pubblicati il 23 maggio su Springer Nature.

Terapia mesotelioma “autosomministrabile”

I farmaci in questione sono SFD-p16 e SFD-p53.

Si tratta di “vettori non virali” (liposomi cationici), meno invasivi e più facili da gestire rispetto ai vettori virali per il trattamento del cancro del polmone.

Essi, combinano i geni del soppressore del tumore con una polvere inalabile a spruzzo liofilizzato, fornendo così i principi attivi direttamente ai polmoni. 

La semplicità del trattamento è tale che i pazienti si possono autosomministrare il farmaco in tutta tranquillità.

«Questi risultati suggeriscono che la terapia genica del cancro che utilizza farmaci inalabili può costituire un nuovo regime terapeutico e migliorare la qualificazione della vita dei pazienti a causa della bassa invasività della modalità di somministrazione», hanno dichiarato gli autori dello studio.

Addio ai trattamenti invasivi?

Finora, per trattare il mesotelioma si era dovuti ricorrere a terapie aggressive. Tuttavia, sia la chirurgia sia la chemioterapia standard di cura, comportano effetti collaterali molto severi e la loro efficacia è alquanto limitata.

Con i nuovi farmaci inalabili ingegnerizzati in laboratorio, si è invece riscontrata una chiara diminuzione della proliferazione delle cellule tumorali.

I test condotti sui ratti hanno infatti evidenziato che il tasso di inibizione della crescita è stato di quasi il 50% utilizzando SFD-p16, rispetto all’esiguo 9,3% del gruppo placebo. SFD-p53 ha prodotto un tasso di inibizione della crescita del 52,1%.

Utilizzando l’imaging a luminescenza, i ricercatori hanno documentato la soppressione del tumore entro 24 ore dalla somministrazione del farmaco.

Nell’arco di una settimana, i tumori sono stati rimossi e il loro volume si è ridotto in maniera considerevole.

Una terapia “riscoperta”

In realtà, l’uso della terapia genica per il trattamento del mesotelioma, non è una novità.

Circa dieci anni fa, a identificare la mutazione del gene oncosoppressore BAP-1 (correlato alla sindrome da predisposizione ai tumori) nei pazienti con mesotelioma, fu il dott. Michele Carbone dell’Università delle Hawaii Cancer Center.

Ragion per cui, è considerato un pioniere nel campo della ricerca sul ruolo della genetica nello sviluppo del cancro.

Di recente, Carbone ha condotto uno studio molto interessante. 

Innanzitutto ha identificato come le mutazioni nel gene BLM (responsabile anche della sindrome di Bloom), rendano le persone più suscettibili allo sviluppo del mesotelioma. 

In secondo luogo, ha rilevato che i test precoci per le mutazioni genetiche potrebbero garantire aspettative di vita maggiori.

Il passo successivo: la sperimentazione clinica

La terapia genica inalabile per via orale potrebbe passare alla ben presto alla fase di sperimentazione clinica. 

Al momento, altre sperimentazioni cliniche stanno approfondendo la modificazione genetica delle cellule T (un tipo di globuli bianchi). 

A studiarle è il dott. Prasad Adusumilli, chirurgo toracico e scienziato del Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York City. 

La riprogrammazione delle cellule T prende di mira la mesotelina solubile (SMRP), un gene codificante proteine, che si trova mutato in diversi tumori.

Adusumilli è molto positivo a riguardo e ritiene che in futuro, la terapia con cellule T potrebbe diventare parte dello standard di cura per il mesotelioma.

Conclusione sulla nuova terapia mesotelioma

Questo esperimento non ha rivelato il meccanismo del trasferimento genico per farmaci genetici inalabili.

Gli autori dello studio hanno pertanto sottolineato l’importanza di continuare la ricerca.

«I nuovi trattamenti sono imperativi per il cancro ai polmoni, incluso il cancro del polmone non a piccole cellule e il mesotelioma pleurico maligno, a causa della sua elevata mortalità», hanno scritto. 

«È necessario studiare nuove modalità di trattamento per MPM e NSCLC»

L’Ona e l’avv. Ezio Bonanni sempre in prima linea 

Sebbene l’uso di amianto sia vietato dal 1992 (legge n. 257), si ritiene che il numero di pazienti raggiungerà il suo picco massimo nel 2030, perché il periodo di incubazione dopo l’esposizione iniziale dell’amianto è di 25-50 anni.

E’ vero che la ricerca su nuove terapie di cancro sta avanzando ogni giorno, ma l’elevato tasso di mortalità globale rimane ancora una sfida seria.

L’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) assiste e tutela tutte le vittime di amianto e i loro familiari. Inoltre, l’ONA, anche grazie all’impegno del suo Presidente, Avv. Ezio Bonanni, autore del “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – edizione 2022“, ha ottenuto significativi risultati nella tutela legale delle vittime e dei loro familiari. 

Fonti 

https://doi.org/10.1038/s41598-022-12624-4 www.nature.com/scientificreports/ report scientifici 

Guaranà o caffè, quale fonte di caffeina scegliere?

guarana
guarana e caffè

Caffè o guaranà, anche se non fa parte del nostro patrimonio culturale

Guaranà o caffè? In Italia non esiste praticamente colazione che non preveda l’immancabile tazzina di caffè. Il suo inconfondibile aroma, il sapore deciso, la carica di energia fanno parte del nostro patrimonio culturale. Lo sapeva bene Pino Daniele, quando scrisse il brano “Na tazzulella ‘e café”.

Oltre alle sue proprietà organolettiche, il caffè, in dosi equilibrate, apporta notevoli benefici. Anche il guaranà non è tuttavia da meno. Cosa scegliere? Iniziamo dalla nostra “bevanda nazionale”.

Il caffè: una “bomba organolettica” che fa bene?

Scopriamo gli effetti “benefici” del caffè.

  1. Contiene molti antiossidanti (tra cui l’acido clorogenico, la trigonellina e la colina), in grado di contrastare l’insorgenza di malattie del fegato, il morbo di Parkinson, l’Alzheimer e alcuni tipi di cancro (fegato, pancreas); 
  2. Uno studio americano consiglia di assumere almeno quattro caffè al giorno per limitare il rischio di recidiva di cancro del colon nei pazienti affetti da tali neoplasie;
  3. Altri interessanti studi hanno dimostrato che il caffè migliora la sensibilità all’insulina, dunque aiuterebbe a prevenire il diabete;
  4. Uno studio pubblicato sul Journal of Strength and Conditioning Research, ha evidenziato che la caffeina ha proprietà ergogeniche, utili per la resistenza aerobica, la forza muscolare, la resistenza muscolare, la potenza, le prestazioni di salto e la velocità di esercizio. Migliora anche attenzione e concentrazione;
  5. Il caffè stimola il metabolismo, aiutandoci a perdere peso.

E il caffè decaffeinato?

Anche il caffè decaffeinato offre gli stessi benefici del caffè tradizionale, ma non ha proprietà stimolanti. 

A rilevarlo, uno studio pubblicato nel 2018 su Nutrients. La ricerca ha altresì sottolineato che il caffè con caffeina è in grado di contrastare il mal di testa.

Ciò si deve al fatto che i composti benefici nel caffè (con caffeina) sono più alti rispetto al deca, perché non vengono persi durante il processo di decaffeinizzazione. 

Unica accortezza nel caso in cui si voglia scegliere il deca, è quella leggere di attentamente l‘etichetta e optare per un prodotto “senza solventi”. 

Quando si estrae la caffeina, solitamente i chicchi di caffè vengono immersi infatti in dei solventi chimici dannosi per la salute.

Occhio a non esagerare 

  1. La caffeina contiene xenobiotici, molecole estranee al nostro corpo che vengono smaltite, a sue spese, dal fegato;
  2. Alla lunga, consumare troppi caffè può aumentare la pressione arteriosa e causare disturbi cardiovascolari. Disturbi che, abbinati ad altri fattori di rischio: tabagismo, sovrappeso, ipertensione, colesterolo alto, ecc, possono essere nocivi; 
  3. Può causare difficoltà nella gestione dell’equilibrio acido-basico e aggravare il senso di stanchezza cronica.

Secondo l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), bisognerebbe consumare al massimo 200 mg di caffeina al giorno, circa due tazze di caffè. 

In gravidanza meglio non esagerare.

Guaranà. Può essere davvero un “competitor” del caffè?

Se vogliamo evitare di assumere il caffè, possiamo optare per il guaranà. Grazie alla sua guaranina, esercita infatti un’azione stimolante proprio come il caffè.

Il guaranà (Paullinia cupana) è una pianta rampicante brasiliana (originaria del bacino amazzonico), apprezzata dalle tribù per le sue proprietà terapeutiche.

I semi vengono tostati e triturati fino ad ottenere una polvere fine (conservata in forma di bastoncini da grattugiare).

Con la polvere si possono preparare estratti, sciroppi e bevande. Dal guscio dei semi (prodotto di scarto della produzione), si ricava un altro estratto, anch’esso impiegato per la preparazione di bevande, come latte, tè e frullati. Oltre a rappresentare una valida, gustosa e nutriente alternativa per la prima colazione e lo spuntino pomeridiano, può essere anche aggiunto alle farine per le preparazioni dolciarie.

In commercio si trovano anche degli integratori a base di guaranà.

Effetti benefici del guaranà

  1. Contiene una vasta gamma di stimolanti, come caffeina (sei volte più caffeina dei chicchi di caffè), teofillina e teobromina. In particolare, la caffeina agisce bloccando gli effetti dell’adenosina, un composto che aiuta il cervello a rilassarsi;
  2. E’ ricco di antiossidanti, come tannini, saponine e catechine e xantine, queste ultime in grado di combattere la crescita delle cellule tumorali. Gli antiossidanti sembrano aiutare il flusso sanguigno e possono prevenire i coaguli di sangue. Possono altresì ridurre l’ossidazione del colesterolo LDL “cattivo”, che ossidato può contribuire all’accumulo di placca nelle arterie;
  3. Previene l’invecchiamento cutaneo. Ciò si deve sempre alle sue forti proprietà antiossidanti e antimicrobiche. Per tali motivi, è utilizzato nell’industria cosmetica come ingrediente base per creme anti-invecchiamento, lozioni, saponi e prodotti per capelli;
  4. Aumenta il desiderio e la potenza sessuale.

Ancora benefici 

  1. Può ridurre l’affaticamento, migliorare la concentrazione, l’umore, l’apprendimento e la memoria;
  2. Alcuni studi in provetta hanno scoperto che il guaranà può sopprimere i geni che aiutano la produzione di cellule adipose e promuovono i geni che la rallentano. Insomma, ci fa dimagrire! Ciò si deve alla presenza di caffeina, che può aumentare il metabolismo del 3-1% in 12 ore;
  3. E’ stato usato per secoli come tonico naturale per lo stomaco, per trattare problemi digestivi come diarrea cronica (grazie alla presenza di tannini astringenti e antiossidanti);
  4. Essendo ricco di caffeina, un lassativo naturale, è indicato anche in caso di stitichezza. La caffeina stimola infatti la peristalsi.

Ma c’è di più

1) Ha proprietà antidolorifiche, dovute al suo alto contenuto di caffeina. La caffeina infatti lega e blocca i recettori dell’adenosina,- A1 e A2a – coinvolti nella stimolazione delle sensazioni di dolore;

2) Contiene dei composti vegetali come catechine o tannini, che possono inibire o uccidere i batteri nocivi. Uno su tutti, l’Escherichia coli (E. coli), che vive nell’intestino di esseri umani e animali;

3)  Alcuni studi hanno anche scoperto che può sopprimere la crescita dello Streptococcus mutans (S. mutans), batterio responsabile di placche dentali e carie);

4) Grazie alla presenza di composti che combattono lo stress ossidativo, può migliorare i disturbi oculari legati all’età come la degenerazione maculare, la cataratta e il glaucoma;

Effetti collaterali del guaranà

La ricerca mostra che il guaranà ha una bassa tossicità, purché assunto in dosi da basse a moderate.

In caso di sovradosaggio, può tuttavia causare effetti collaterali simili a quelli dell’eccessiva assunzione di caffeina.

Le donne incinte dovrebbero evitare o limitarne l’assunzione, poiché la caffeina può attraversare la placenta, causando anomalie della crescita nel bambino o aumentando il rischio di aborto spontaneo.

Quale fonte di caffeina scegliere?

Il Langone Medical Center della New York University ha rilevato che sia il caffè, sia il guaranà contengono alcaloidi della famiglia della caffeina. 

I semi di guaranà sono molto più ricchi di caffeina rispetto ai chicchi di caffè.

La caffeina contenuta nel guaranà, conosciuta anche come guaranina, viene assorbita più lentamente dall’organismo. Di conseguenza, gli effetti energizzanti sono più uniformi e duraturi.

Per il resto, è solo una questione di gusto.

Fonti 

Balenottere comuni: avvistato un branco numeroso in Antartide

balenottere
balenottere in mare

Le balenottere comuni aumentano grazie al divieto di caccia

Balenottere, (Balaenoptera physalus quoyi). La caccia commerciale alle balene, iniziata nel 1904, aveva quasi portato la specie sull’orlo dell’estinzione. In tutto, sarebbero stati uccisi circa settecentomila esemplari, per via dell’olio presente nel loro grasso corporeo.

Cosa che aveva ridotto la popolazione all’1 o al 2%.

Un dato davvero preoccupante!

Fortunatamente, da quando è stata vietata la caccia industriale nel 1976, le popolazioni del secondo animale più grande del mondo, stanno lentamente aumentando.

A testimoniarlo, le indagini dei cetacei condotte sotto l’egida della International Whaling Commission)(IWC) di Cambridgeshire (Inghilterra orientale), tra il 1978 e il 2004.

Un lento processo di ripresa

I giganti dell’oceano, (raggiungono una lunghezza di 20 metri e un peso di circa 70 tonnellate), sono secondi solo alle balenottere azzurre in lunghezza.

Hanno corpi snelli e lisci che li aiutano a scivolare nell’acqua ad alta velocità.

Possono vivere fino a circa 70 o 80 anni e partorire un solo esemplare alla volta.

Va da sé, che il recupero delle popolazioni è stato e sarà un processo lento.

Uno studio sulle balenottere 

Secondo gli scienziati, le misure di conservazione stanno funzionando e l’ottimismo pare giustificato, anche se non bisogna abbassare la guardia.

In ogni caso, gli avvistamenti di questi splendidi cetacei sono diventati sempre più frequenti in prossimità della penisola Antartica, l’estremo settentrionale dell‘Antartide.

A documentarlo, lo studio  “Return of large fin whale feeding aggregations to historical whaling grounds in the Southern Ocean”, pubblicato su Scientific Reports da un gruppo di ricercatori tedeschi e britannici.

Spedizioni per monitorare la salute dei cetacei 

Nel 2018 e il 2019, due coautrici dello studio, Bettina Meyer dell’Istituto per la ricerca marina e polare Alfred Wegener di Bremerhave (Germania) ed Helena Herr dell’Università di Amburgo, hanno coordinato alcune spedizioni per monitorare i cetacei. 

A bordo del rompighiaccio di ricerca Polarstern, hanno documentato la presenza di gruppi assai numerosi di balenottere comuni, nella regione della Penisola Antartica. Si parla di ben 150 esemplari!

In precedenza, se ne erano avvistate al massimo una dozzina.

Le riprese, effettuate con l’utilizzo di droni e girate dai registi della fauna selvatica della BBC, hanno immortalato le balenottere comuni intente a saltare nell’acqua, mentre fanno esplodere grandi raffiche d’aria.

Suggestive le immagini degli uccelli marini, intenti a volare sopra di loro, in una sorta di festa collettiva.

Il documentario della BBC “Seven Worlds, un pianeta”, narrato da Sir David Attenborough, offre una panoramica straordinaria sulle loro abitudini.

“I grandi gruppi avvistati, composti da circa 150 animali, sono unici ai nostri tempi: erano stati descritti l’ultima volta all’inizio del ‘900, quando iniziò la caccia alle balene in Antartide – ha dichiarato a La Stampa Helena Herr -. 

Anche se non conosciamo il numero totale delle balenottere comuni in Antartide, a causa della mancanza di osservazioni sincrone, potrebbe essere un buon segnale del fatto che la popolazione di queste balenottere in Antartide si stia recuperando. Sono trascorsi quasi cinquant’anni dopo il divieto della caccia commerciale alle balene. Un dato confortante!

Balenottere: come mai sono fondamentali per l’ecosistema

Le balenottere comuni sono fondamentali per l’ecosistema antartico, in particolare per il “riciclaggio dei nutrienti”, tanto da essere soprannominate “pompe dei nutrienti”.

Si nutrono di krill (ricco di ferro) e defecano anche nelle acque superficiali, fornendo nutrimento alle altre creature marine. 

In aggiunta, contribuiscono allo sviluppo di un fitoplancton (fondamento della rete alimentare marina), che assorbendo anidride carbonica dall’atmosfera attraverso la fotosintesi, è grado di ridurre la concentrazione di CO2. 

Insomma, in tempi di cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e estinzione delle specie, il recupero di una grande popolazione di balene potrebbe rappresentare una speranza.

Azioni concrete per preservare le balenottere 

Nel 2018, l’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) ha modificato lo status delle balenottere, che sono passate da specie “in pericolo” a “vulnerabili” .

Secondo il loro censimento, attualmente la popolazione globale dovrebbe essere di circa 100.000 esemplari, concentrati prevalentemente nell’emisfero settentrionale.

Per preservare i cetacei, molto ancora si dovrà fare. La Commission for the Conservation of Antarctic Marine Living Resources (CCAMLR), punta ad esempio a creare una rete di aree marine protette nell’Oceano Antartico. 

Nel 2016, l’Unione europea aveva presentato, per la prima volta, la domanda per un’area marina protetta nel Mare di Weddell, il settore atlantico dell’Oceano Antartico.

Purtroppo siattende ancora l’approvazione da parte della Convenzione per la protezione delle risorse marine viventi in Antartide (fa parte del trattato Antartico).

Firmata a Canberra (Australia) il 20 maggio 1980, è entrata in vigore il 7 aprile 1982 ed ha quale obiettivo, quello di preservare la vita marina e l’integrità ambientale antartica. 

Ricerche future

Il team di ricerca tedesco sta già pianificando altre missioni, volte a studiare questi giganti oceanici “non sappiamo dove vadano”, ha detto Herr, aggiungendo che si sapeva molto di più sulle balenottere comuni dell’emisfero settentrionale.

Fonti 

Ricerche prese da: Centro per la ricerca del sistema di terra e la sostenibilità, dell’Università di Amburgo; 

Alfred Wegener Institute Helmholtz Center per ricerca polare e marina;

BBC Studios, Natural History Unit;

Institute per la chimica e la biologia dell’ambiente marino, Carl von Ossietzky University di Oldenburg, Germania;

www.nature.com/scientificareParts report scientifici | www.nature.com/scientificreports/ report scientifici | 

The Guardian

Scientific reports

Agence France-Presse

Metilsulfonilmetano o zolfo organico: il minerale della bellezza

Metilsulfonilmetano
Metilsulfonilmetano

Il Metilsulfonilmetano: integratore indicato per svariati problemi

Metilsulfonilmetano. Definito il “minerale della bellezza”, il metilsulfonilmetano (MSM), è un composto organico che contiene zolfo. E’ presente naturalmente nelle piante, nella frutta, nei cereali, nella carne.

Si trova in oltre 150 composti diversi all’interno del corpo umano, in quasi ogni tipo di cellula, nelle proteine dei muscoli, più esattamente negli aminoacidi solforati, nel collagene, cheratina, ormoni ed enzimi. Costituisce muscoli ed ossa.

Alimenti che contengono il metilsulfonilmetano 

Dal momento che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare l’MSM, per soddisfare il fabbisogno quotidiano, bisogna assumerlo attraverso una dieta equilibrata.

Gi alimenti più ricchi di zolfo organico sono: cavolfiori, broccoli, cavoli cappuccio bianchi o rossi, rucola, cipolla, verza, caffeina. Anche latticini, uova e proteine animali contengono MSM.

Usi topici e orali del metilsulfonilmetano 

Per via orale e topica, l’MSM è indicato nel trattamento del dolore cronico, neuropatia, osteoporosi, lesione ai legamenti, gonfiore e trofismo tissutale. 

Esaminiamo nel dettaglio.

1) Una meta-analisi del 2018 ha rilevato che l’MSM può migliorare i sintomi dell’osteoartrite a breve termine. Parliamo di un deterioramento della cartilagine delle articolazioni, che colpisce comunemente le ginocchia, i fianchi, la parte bassa della schiena, le mani e le dita.

In presenza di degenerazione delle cartilagini, agisce come stimolatore sulla sintesi e la rigenerazione delle stesse, riducendo il dolore e ripristinando la normale mobilità articolare;

2) Per quanto riguarda la cura dell’artrite, la Arthritis Foundation afferma invece che attualmente non ci sono studi ampi e ben controllati sull’MSM;

3) Infiammazioni: alcuni studi ritengono che l’MSM inibisca NF-kB, un complesso proteico coinvolto nelle risposte infiammatorie. Può dunque alleviare le borstiti e altre infiammazioni delle articolazioni;

4) Affaticamento muscolare e crampi: lo zolfo organico argina gli spasmi e riduce lo stress ossidativo e per questa proprietà è molto utilizzato dagli sportivi. L’MSM può inoltre accelerare naturalmente il recupero muscolare dopo un intenso esercizio fisico.

Il “minerale della bellezza” 

I dermatologi hanno da sempre prescritto creme e lavaggi allo zolfo per trattare alcune condizioni della pelle, tra cui, psoriasi, eczema, rosacea, macchie cutanee e acne. Questo perché lo zolfo topico ha proprietà antibatteriche e antinfiammatorie naturali.

Inoltre sembrerebbe in grado di ridurre i segni di invecchiamento precoce come le rughe.

Rafforza la cheratina, una proteina che agisce come il principale componente strutturale nei capelli, nella pelle e nelle unghie. 

Ed è per via di queste caratteristiche che viene chiamato il “minerale della bellezza”.

Accelera infine la guarigione di cicatrici, tagli e ferite. Insomma, un toccasana per la salute.

Allergie e metabolismo

Ha una efficace funzione antiallergica e antistatica (al polline, animali e muffe ad esempio). Riduce i sintomi tra cui prurito, congestione, mancanza di respiro, starnuti e tosse. Indicato anche in caso di intolleranze alimentari.

Fornisce al corpo zolfo extra per creare metionina, un amminoacido che aiuta il corpo a sintetizzare composti, metabolizzare gli alimenti e assorbire i nutrienti. Contribuisce inoltre a migliorare il metabolismo ormonale (insulina).

Metilsulfonilmetano e studi sul tumore 

Il metilsulfonilmetano permette la formazione di coenzima A glutatione, la più potente molecola antiossidante presente nel corpo. 

In particolare, il glutatione sarebbe in grado di neutralizzare le tossine (pesticidi e residui chimici ), i metalli pesanti con cui viene in contatto (piombo, cadmio, mercurio) e di distruggere le cellule tumorali.

A dimostrarlo alcuni studi in provetta, che hanno evidenziato come l’MSM inibisca la crescita delle cellule tumorali dello stomaco, dell’esofago, del fegato, del colon, della pelle e della vescica. 

Riduce la produzione di citochine, come il fattore di necrosi tumorale alfa (TNF-ɑ) e l’interleuchina 6 (IL-6), proteine di segnalazione legate all’infiammazione sistemica.

L’MSM sembra anche prevenire la diffusione delle metastasi.

A onor del vero, la ricerca è ancora abbastanza limitata, i risultati tuttavia sono promettenti.

Altre proprietà benefiche

Il metilsulfonilmetano è indicato anche nel trattamento di: acidità di stomaco, muco in eccesso, stitichezza, parassiti intestinali, fegato affaticato, problemi digestivi (gonfiore, pesantezza, permeabilità intestinale). E inoltre: malattie autoimmuni, infezioni da lieviti (Candida), sindrome premestruale (crampi, mal di testa, ritenzione idrica, indigestione), cattiva circolazione, pressione alta, emorroidi, stress e stanchezza (fisica e mentale), rigidità articolare e lombare.

Pare che potenzi anche l’azione delle vitamine D3, A e C.

Un aiuto dagli integratori 

Purtroppo, la maggior parte di zolfo organico si distrugge durante la cottura dei cibi. 

In questo caso, meglio ricorrere agli integratori. 

La maggior parte di essi viene tuttavia prodotta sinteticamente in laboratorio e contiene componenti chimici non proprio salutari.

Meglio scegliere degli integratori che contengono una forma di MSM naturale.

Tra le alternative, potremmo optare per un integratore a base di corteccia di pino, assimilato molto più efficacemente dall’organismo, grazie alla sua biocompatibilità.

Per migliorarne l’assorbimento, andrebbe assunto insieme con altri integratori o alimenti ad alto contenuto di vitamina C

Metilsulfonilmetano: esistono controindicazioni?

Generalmente l’MSM non ha controindicazioni, tanto che le principali agenzie di regolamentazione, gli hanno conferito la designazione “generalmente riconosciuta come sicura” (GRAS).

E’ atossico e generalmente non si corrono rischi di sovraddosaggio. L’organismo tende solitamente a immagazzinarlo e utilizzarlo nel momento del bisogno, per poi eliminare le quantità in eccesso dopo poche ore. 

Tuttavia, quando i ricercatori hanno somministrato ai ratti 100 volte la dose umana standard, hanno sperimentato un restringimento di diversi organi, tra cui fegato e milza. Meglio non esagerare dunque!

In alcuni casi potrebbe causare nausea, diarrea, gonfiore, affaticamento, mal di testa, insonnia, prurito, o reazioni allergiche, a livello della pelle o degli occhi.

Meglio evitare le bevande alcoliche in combinazione con l’MSM, perché potrebbe causare reazioni allergiche.

La Arthritis Foundation consiglia alle persone che assumono fluidificanti del sangue di evitare l’MSM.

Meglio consultare il medico in caso di gravidanza o durante l’allattamento.

Fonti

medicalnewstoday.com 

healthline.com

examine.com