27.7 C
Rome
giovedì, Agosto 6, 2026
Home Blog Page 237

Dante esoterico e i messaggi nascosti

dante
dante alighieri

Dante, il “Sommo Poeta” è universalmente noto per il suo grande valore poetico. I suoi versi nascondono anche dei messaggi esoterici nascosti. “L’esoterismo di Dante” un saggio pubblicato nel 1925 da René Guénon, svela i misteri.

Dante e il significato nascosto dietro al “velo”

Dante.O voi ch’avete li ‘ntelletti sani, mirate la dottrina che s’asconde sotto ‘l velame de li versi strani”.

Già da questi versi dell’Inferno (IX, 61-63) , il Sommo Poeta lascia intendere che dietro al “velo” esteriore delle sue parole, si nasconde un significato dottrinale diverso. Significato che può comprendere solo chi è capace di penetrarlo.

Anche altrove afferma che le scritture, incluse quelle sacre, vanno deletteralizzate, decifrate, perché al di là del valore poetico celano un significato filosofico/teologico, politico/sociale e un altro ancora. Concetti alla base di ogni scuola esoterica fin dalla notte dei tempi.

A cosa si riferisce parlando del quarto significato?

Il quarto significato indicato da Dante

Gli studiosi di materia esoterica, sostengono che il quarto significato sia appunto di natura trascendentale/esoterica.

La conferma verrebbe da due medaglie ritrovate al Museo di Vienna.

Una di esse raffigura Dante, l’altra il grammatico, religioso e poeta italiano Pietro da Pisa (744 d.C).

Sulla parte anteriore della prima, campeggia la scritta lettere Dantes Florentinus.

Sul rovescio di entrambe si legge F.S.K.I.P.F.T. che secondo il letterato francese Eugene Aroux (Rouen 1793-Parigi 1859) sarebbe l’acronimo di: Frater Sacrae Kodosh, Imperialis Principatus, Frater Templarius.

Dante era un templare?

L’incisone lascerebbe intendere che Dante fosse un “fratello”, o meglio, un vertice dell’ordine “Fede Santa” affiliato ai Cavalieri Templari.

Fatalità, per il suo ultimo viaggio, quello nel Paradiso, il “Vate”, si fa accompagnare nell’Empireo da San Bernardo Chiaravalle, noto per aver appoggiato la missione dei cavalieri in Terrasanta.

Il sistema delle gerarchie spirituali

Dante descrive i cieli come delle “gerarchie spirituali”

Esse altro non rappresentano se non i vari gradi di iniziazione delle confraternite.

Le sette sfere planetari sono una chiara allusione alle sette arti liberali: la grammatica, la retorica e la dialettica (il Trivio); l’aritmetica, la geometria, la musica, l’astronomia (il Quadrivio), insegnate nelle scuole esoteriche.

I tre Regni di Dante: altra simbologia

Inferno, Purgatorio e Paradiso rappresentano rispettivamente, il mondo profano degli iniziati, le prove iniziatiche cui si sottopongono gli adepti e la residenza dei Maestri “illuminati”.

Riguardo ai numeri, la scelta di Dante non sarebbe casuale. 

Prendiamo ad esempio i nove cieli percorsi insieme a Beatrice. 

I profani siedono nel primo cielo, quello delle tenebre, perché non hanno ancora trovato la luce. Anche il percorso rappresenta un’ascesa metafisica tipica del cammino iniziatico. 

Il colore dell’abbigliamento: un richiamo ai templari 

Gli abiti bianchi indossati richiamano il costume dei templari. A questo proposito è importante sottolineare il seguente passo della Divina Commedia “Qual è colui che tace e dicer vole, mi trasse Beatrice, e disse: Mira quanto è ‘l convento de le bianche stole”. A sfilare è la “milizia santa”. 

Siamo sempre nell’ Empireo (XXX canto Paradiso) e Dante osserva la parte più alta della Candida Rosa dei beati, dove si trova Maria.

In una sorta di anfiteatro con sedili a forma di rosa, siedono le anime del Paradiso, fatte di luce bianca, pura e luminosa, tanto che è difficile riconoscerne i tratti.

Il passo sembrerebbe alludere alla trasformazione dei templari in rosa croce “candida rosa”.

Ermetismo, esoterismo, pura casualità?

I rimandi ai templari sono davvero tantissimi e il libro di Guénon li descrive tutti. Sono ipotesi, coincidenze? Chi può dirlo.

Sta di fatto che gli stessi simboli e le stesse dinamiche di discesa agli inferi, per risalire a nuova vita, sono comuni a tutte le tradizioni ermetiche ed esoteriche: da Viriglio, all’Islam.

La similitudine con il racconto islamico 

Riguardo al racconto “Il viaggio notturno e l’ascensione del profeta Mohamed di Ibn Abbas, cugino del profeta,le similitudini sono davvero tante.

Il personaggio arabo inizia il viaggio durante la notte. A sbarragli la strada, un lupo e un leone. Dante è bloccato da una lonza, un leone e una lupa.

L’architettura dei due inferni è praticamente identica: ha la forma di un imbuto rovesciato, formato da una serie di piani e gironi circolari che scendono verso il basso, in cui sono racchiuse le anime dei peccatori.

Identica anche l’architettura delle sfere celesti e la disposizione delle anime beate che alla fine si riuniscono nell’Empireo. 

Mohamed e Dante descrivono Dio come una sorgente di luce intensa circondata da nove cerchi concentrici formate da file compatte di anime angeliche.

E altri riferimenti ancora…

Dante conosceva l’islam o anche questa è una causalità?

La domanda sorge spontanea e fa supporre ancora una volta l’ipotesi dell’affiliazione del poeta all’ordine cavalleresco. 

Nel secolo XIII, gli ordini iniziatici dell’Islam e quelli cavallereschi cristiani erano infatti in contatto fra loro.

Torniamo a Gerusalemme

Per Dante, Gerusalemme rappresentava il polo della spiritualità; al polo opposto collocava il monte del Purgatorio, al di sopra del quale brillano le sfere che formano la costellazione della croce del sud. 

L’intero viaggio si compie secondo l’asse spirituale del mondo, che rappresenta per le tradizioni esoteriche il centro della propria individualità. Per elevarsi ai cieli, Dante si situa in un punto che era effettivamente il centro del mondo terrestre.

Numerologia 

Discorso a parte meriterebbe la numerologia dantesca. I rimandi alla kabala e alle tradizioni ermetiche esoteriche, universalmente applicabili, non si contano.

Fonti 

“L’esoterismo di Dante” René Guénon

Amianto, 84enne morta: lavava le tute del marito operaio

operaio in tuta
operaio in tuta

Pensavamo di non sentire più di donne morte a causa dell’amianto, per aver lavato le tute dei mariti operai. Invece, la notizia è di qualche giorno fa, la scia di dolore dell’asbesto è lunga.

Godego, morta la madre di don Gerardo

A Godego, un Comune in provincia di Treviso, è venuta a mancare la madre di un parroco molto noto nella sua città: don Gerardo. La donna, 84 anni, aveva perso il marito per una patologia asbesto correlata. Due mesi dopo la dipartita dell’uomo, nel 2020, la stessa diagnosi ha colpito anche lei.

Il padre di don Gerardo lavorava alla Fervet (Fabbricazione e riparazione vagoni e tramway), dove prima del 1992 venivano stoccati vernici e amianto e il materiale veniva utilizzato nella costruzione dei mezzi. Tanti ex operai dell’azienda si sono ammalati negli anni e sono deceduti per aver respirato la polvere di asbesto e le sue terribili fibre, altamente cancerogene. Come si può leggere ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, infatti l’amianto provoca il mesotelioma, il tumore del polmone, l’asbestosi e tante altre patologie.

Lavava le tute piene di amianto

Come il padre di don Gerardo tanti altri lavoratori svolgevano le loro attività senza essere informati dei rischi e senza che la ditta prendesse le dovute precauzioni per garantire la sicurezza sul posto di lavoro. Così non erano utilizzate mascherine, né venivano adeguatamente aerati i locali, infine le tute indossate non erano usa e getta, ma venivano lavate a casa.

Gli operai facevano a casa anche la doccia e tornavano, dopo il turno di lavoro, anche con i capelli pieni di fibre di amianto. Non sapendo che stavano portando in casa un veleno. Così, come altre donne, l’84enne ha inalato le fibre killer che sono rimaste inermi per decenni, come accade con l’amianto. Soltanto dopo tanti anni, infatti, si manifestano le malattie, spesso mortali.

Tute contaminate, l’ultimo saluto all’84enne

Durante il funerale don Gerardo ha ricordato la mamma, come una donna di fede, anche volontaria presso la Caritas. “Una malattia beffarda – ha detto il parroco, come riporta il giornalista Grabriele Zanchin, nel suo articolo su IlGazzettino.it – insidiosa malefica. Una pagina passata sottotraccia di cui troppo poco si parla, ma che interroga la storia dell’industrializzazione castellana e la coscienza collettiva”.

Una malattia subdola, che per decenni non compare e poi si manifesta in tutta la sua gravità. Quella del mesotelioma, ma anche degli altri tumori asbesto correlati. Malattie e decessi che potevano essere evitati se fossero stati presi in considerazione gli studi scientifici effettuati già negli anni ’40, o anche solo il principio di precauzione.

Mogli coraggiom, la storia di Paola Santospirito

Non sono poche le mogli degli operai a contatto con l’amianto (per il lavaggio delle tute), ma anche di militari contaminati oltre che dall’asbesto anche dai metalli pesanti, a essere state contaminate indirettamente. Che non hanno colpe, eppure subiscono mancanza di sicurezza sui luoghi di lavoro dei loro mariti. Un’ingiustizia che, purtroppo, può addirittura colpire i loro figli.

Tra queste c’è anche Paola Santospirito, moglie di Mastrovito Leonardoantonio, Tony per gli amici. Quando era solo un ragazzo Tony si è arruolato nella Marina Militare. Negli anni si è ammalato più volte. Ha vinto la battaglia contro il cancro, ma ora lotta contro l’asbestosi e le fibre che ha nei polmoni e nella pleura e che si sono diffuse, attraverso il sangue, in tutto il corpo.

La compagna di una vita ha subito la stessa sorte, anche lei ha l’asbestosi, ma non solo. È stata contaminata dagli stessi metalli pesanti presenti nel corpo del marito. L’uomo, infatti, nelle missioni di pace all’estero, in particolare nei Balcani, è stato a contatto con terreni contaminati da cesio, il tungsteno e l’uranio impoverito.

Anche per questo è necessario bonificare il territorio italiano dall’amianto, ma anche evitare che i nostri militari, anche all’estero, vengano a contatto con sostanze cancerogene e pericolose per la salute.

Lucca, contributo a fondo perduto per rimozione amianto

Lucca
Lucca

Il Comune di Lucca darà ai cittadini la possibilità di smaltire piccole quantità di amianto e accelerare così la bonifica. L’amministrazione ha pubblicato un bando per la concessione di un contributo a fondo perduto.

Amianto, fondamentali le bonifiche

Il Comune da sempre attento alle politiche ambientali ha colto l’importanza di liberare il territorio da un minerale che causa ancora, secondo la stima dell’Osservatorio nazionale amianto, 7mila vittime l’anno in Italia. Il presidente dell’Ona, l’avvocato Ezio Bonanni, spiega da tempo, infatti, che i dati raccolti dall’Inail nel VII Rapporto ReNaM sui casi di mesotelioma oltre a non essere aggiornati, sono solo una parte delle patologie asbesto correlate.

L’asbesto provoca anche, purtroppo, tanti tumori: del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. Come è ben spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. L’unica soluzione sono le bonifiche, attuate attraverso ditte specializzate che riescono a ridurre i rischi per gli operatori coinvolti e per i residenti dell’area contaminata.

Purtroppo i costi di questi lavori sono alti e spesso si lascia passare il tempo. Ora, con il contributo del Comune, sarà invece possibile eliminare l’amianto e contribuire così a tutelare la propria salute e quella di chi vive con noi e vicino a noi.

Lucca, come presentare le domande

Sono disponibili due fasi per le domande. Nella prima le richieste dovranno essere presentate dalla data di pubblicazione del bando al 28 aprile. Chi ne usufruirà dovrà presentare il rendiconto del lavoro entro il 1 settembre.

Nella seconda le domande dovranno essere presentate dal 29 aprile al 29 luglio. I cittadini dovranno poi presentare il rendiconto entro il 30 novembre. Il bando e i moduli di domanda sono scaricabili dal sito comunale e potranno inoltre essere ritirati all’Urp del Comune (via del Moro n. 11-17), dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13, mentre il martedì e il giovedì pomeriggio dalle 15 alle 17. Potranno essere presentate a mano all’Ufficio Protocollo, Piazza San Giovanni Leonardi, n. 3, tramite pec a comune.lucca@postacert.toscana.it, per semplice mail a protocollo@comune.lucca.it, con servizio postale ordinario, indirizzate a: Comune di Lucca, Ufficio Protocollo, Piazza S. Giovanni Leonardi, n. 3 – 55100 Lucca.

A Messina obbligo di comunicazione dei siti

A Messina, spostandoci in tutt’altra parte dell’Italia, invece, si procede con la mappatura. L’assessore all’ambiente, Francesco Caminiti, ha avvisato che è stato prorogato il termine per comunicare i siti contaminati da amianto. Il termine è stato spostato al 30 giugno 2023. I privati, ma anche i soggetti pubblici, proprietari di siti, edifici, impianti, mezzi di trasporto, manufatti e materiali con asbesto, sono obbligati a darne comunicazione al Comune territorialmente competente, indicando tutti i dati relativi.

L’Ona, per aggiornare e completare la mappatura ha realizzato una App apposita, per le segnalazioni.

Celio e i laghetti sotterranei

Celio
Celio

Al Celio, sotto la basilica dei Santi Giovanni e Paolo, si nasconde un sotterraneo poco conosciuto e misterioso: un labirinto di laghi di acqua purissima.

Celio e il Tempio del Divino Claudio

Il Celio è uno dei sette colli dell’antica Roma. Qui, alla morte dell’imperatore Claudio (54 d.C), avvelenato da un piatto di funghi cucinati dalla “dolce” consorte Agrippina Maggiore, fu edificato il Tempio del Divino Claudio.

Costruito su un podio di dimensioni gigantesche (180 x 200 metri), al di sotto della monumentale piattaforma esiste un sotterraneo talmente grande da poter contenere l’intero Colosseo.

L’area è stata mappata e studiata da Roma Sotterranea tra il 2004 e il 2006, su incarico della Soprintendenza Speciale per i beni Archeologici di Roma.

Cosa nascondono i sotterranei?

I cunicoli del Celio

Nei misteriosi sotterranei si trovano tunnel, cave e gallerie, forate da pozzi idraulici con pedarole per la discesa, scavati fin dal IV secolo a.C. 

I pozzi sono in tutto sedici, suddivisi in due tipologie:
1) alcuni erano utilizzati per portare in superficie il tufo. Essi sono larghi e si fermano a diversi metri dal suolo;

2) gli altri (la maggioranza) misurano circa 90 cm di diametro arrivano fino al suolo.

Essi sono stati tutti tagliati dall’attività di cava, quindi sono precedenti alla cava che vediamo oggi. Ma non è tutto! In un percorso di circa due chilometri, con volte che variano da uno fino a otto metri, scorrono due suggestivi laghetti, la cui temperatura si aggira costantemente tra i 10 e i 12 gradi.

Un patrimonio sotterraneo

Scendendo nei sotterranei si ha l’impressone di essere catapultati in una dimensione fuori dallo spazio e dal tempo: nessun rumore cittadino! Si può sentire esclusivamente il gocciolio ritmico delle percolazioni naturali.

Sono loro che da 1600 anni plasmano le stalattiti di cristalli cangianti, alimentando altresì i laghetti.

L’acqua limpida del Celio

Carlo Cusin, architetto dell’associazione di speleologi Roma Sotterranea afferma: «È acqua limpida. Le analisi chimiche hanno rivelato che è batteriologicamente purissima e nel buio tagliato dalle luci delle torce, questi bacini d’acqua appaiono come uno spettacolo».

Da dove provengono i laghetti del Celio?

Con ogni probabilità l’acqua proviene da «una falda acquifera superficiale, alimentata nel tempo anche dalle infiltrazioni d’acqua, purificata dallo strato di tufo»– spiega Carlo Cusin – «per questo il livello dei bacini varia in base alle stagioni e alle piogge. La siccità infatti ne ha prosciugato alcuni».

Antiche testimonianze

Sulle pareti si possono notare delle piccole fessure.

Esse servivano agli operai per appoggiare le loro lucerne ad olio ed effettivamente, si vedono delle bruciature risalenti a duemila anni fa.

Poi ci sono altre nicchie “misteriose”, che forse venivano riempite con acqua per rinfrescare i lavoratori durante le operazioni di scavo. 

A cosa serviva il tufo?

Il tufo estratto era utilizzato molto frequentemente nel settore edile. Le scaglie di tufo (caementa) immerse nella malta davano luogo infatti all’opus caementicium, materiale impiegato per le pavimentazioni di epoca repubblicana.

Fortunatamente i nostri antenati maneggiavano solo tufo e non amianto!

I rifiuti abbandonati sotto al Celio

In epoca medievale furono scavati dei pozzi per agevolare l’estrazione del tufo.

Successivamente, quando sopra al podio del Claudium fu costruito il convento dei Padri Passionisti, chi ha eseguito i lavori di restauro ha utilizzato i pozzi dei sotterranei come discarica.

La triste fine del Tempio del Divino Claudio

Nel 64 d.C. a Roma scoppiò un grande incendio. Nerone fu accusato di essere l’autore e di aver commissionato l’atto allo scopo di concedersi lo spettacolo di una nuova Troia in fiamme.

L’incendio gli offrì il pretesto per cambiare l’urbanistica della zona (Palatino, Esquilino, Celio) e realizzare la sua Domus Aurea. 

Fu così che il nuovo imperatore demolì il tempio di Claudio e trasformò il lato orientale del podio, quello che si affaccia sull’odierna via Claudia, in un gigantesco Ninfeo alimentato da una derivazione dell’Aqua Claudia.

Molti interrogativi senza risposte sui sotterranei del Celio

Ad oggi, sono molti i quesiti irrisolti sui sotterranei dei sotterranei del Celio. 

Per avere maggiore chiarezza sulla vera dimensione dei sotterranei, al momento sconosciuta per via di molti accessi sigillati dal tufo, sarebbe necessario svolgere delle indagini più approfondite.

Peccato che il tempio di Claudio e i suoi sotterranei facciano parte della giurisdizione ecclesiastica.

Solo il Vaticano può concedere il permesso per effettuare ulteriori scavi archeologici.

Salerno, maltempo scoperchia materiali con amianto

Salerno
Salerno

L’arrivo del maltempo nei giorni scorsi al sud ha creato problemi anche relativi all’amianto accatastato e non smaltito. È accaduto in particolare a Salerno dove il vento ha scoperchiato i teloni apposti sui materiali della demolizione dell’ex istituto Sacro Cuore.

Salerno, amianto nelle tubature dei sanitari

La scuola parificata è stata buttata giù e al suo posto la ditta incaricata realizzerà immobili residenziali. Il privato, però, ancora non ha bonificato l’area e il materiale è ora in balia delle intemperie. Quello che preoccupa i residenti è la presenza di amianto, per di più sbriciolato.

Sarebbe quello delle tubature dei bagni che erano state realizzate in amianto e che non sono state tolte prima della demolizione e smaltite separatamente.

Il materiale, altamente cancerogeno, va rimosso e smaltito secondo regole ben precise e soltanto da ditte specializzate incluse in uno stretto elenco riconosciuto. L’asbesto è, infatti, riconosciuto pericoloso ed è stato messo al bando in Italia nel 1992, con la legge 257, come ha spesso ricordato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto.

L’unica soluzione è lo smaltimento

È possibile approfondire la storia dell’uso delle fibre killer ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, in cui il presidente Ona, non solo ha ripercorso gli studi scientifici che dimostrano il nesso causale, ma ha anche stimato il numero delle vittime che è arrivato a 7mila l’anno. Il VII rapporto ReNaM, infatti, conta solo i casi di mesotelioma e i dati non sono aggiornati.

L’unica soluzione per preservare la salute dei cittadini e tutelare l’ambiente è bonificare. L’amianto causa, infatti, il mesotelioma e tutta una serie di patologie asbesto correlate. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App per segnalare i siti contaminati.

Il Comune di Salerno ha sollecitato la bonifica

Il Comune di Salerno ha sollecitato le operazioni di bonifica del sito. È stata emessa un’ordinanza a carico della società che sta gestendo i lavori. Dovrà ripulire al più presto l’area assicurando la sicurezza degli operatori e dei residenti della zona.