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sabato, Maggio 2, 2026
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Misano Adriatico: proteste contro nuovo deposito di amianto

onduline di amianto
amianto, onduline - il silenzio: giustizia negata alle vittime della Fibronit

In diverse zone del territorio di Misano Adriatico, in provincia di Rimini, sono comparsi negli ultimi giorni striscioni con messaggi fortemente critici. Le proteste sono state rivolte nei confronti del progetto di realizzazione di un nuovo deposito di amianto. Frasi come “Benvenuti ad Amiantopoli”, “No deposito amianto” e “L’amianto uccide anche i nostri diritti” esprimono il disagio e le preoccupazioni di una parte della cittadinanza.
Le affissioni , secondo una delle fonti, sarebbe stata segnalata a Misano Mare, Portoverde, Misano Monte, Santa Monica, Scacciano e nei pressi della zona dove verrebbe realizzato il deposito.

Il contesto del progetto

Il progetto in questione prevede la creazione di un deposito per lo stoccaggio temporaneo di asbesto già trattato, classificato come rifiuto pericoloso. Secondo la normativa vigente, tali impianti rientrano nella categoria degli “impianti di smaltimento e recupero di rifiuti pericolosi”, con procedure e controlli stabiliti da enti come ARPAE e AUSL.

La mobilitazione del comitato cittadino

A dare voce alla protesta è il comitato dei residenti della zona artigianale di Misano.  Diversi attivisti si sarebbero mobilitati nel territorio per opporsi all’iniziativa, che non avrebbe un’approvazione da parte del Comune.
La struttura consisterebbe in una zona  di circa 40 metri quadri destinata a ospitare un massimo di 50 tonnellate annue di amianto, già inertizzato e confezionato. Il materiale verrebbe poi trasportato verso altri impianti di smaltimento autorizzati.

Un contesto nazionale complesso

Il dibattito a Misano si inserisce in un quadro nazionale in cui lo smaltimento dell’amianto resta una questione critica. Proteste simili sono state registrate in questi giorni anche a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona. Qui un progetto per la realizzazione di una discarica di amianto è stato ufficialmente respinto.

“E’ comprensibile l’agitazione anche soltanto alla pronuncia della parola ‘amianto’. In questo scenario, il bilanciamento tra sicurezza ambientale e necessità di gestione dei materiali pericolosi richiede una pianificazione precisa e trasparente.” Ha affermato l’avv. Ezio Bonanni dell‘Osservatorio Nazionale Amianto.

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Giappone, 20° anniversario dello “shock Kubota” amianto

Giappone, cartina
Giappone, cartina

Riportiamo una notizia resa nota da un quotidiano giapponese Asahi.
Quest’anno ricorre il ventesimo anniversario dello “shock Kubota”. Evento che ha portato alla luce i gravi danni alla salute provocati dall’amianto ai lavoratori e agli abitanti delle aree limitrofe dell’ex fabbrica “Kubota”. L’azienda si trovava nella città di Amagasaki e produceva condotte di cemento amianto.
>Circa 600 morti tra lavoratori e cittadini.
>In occasione di questo anniversario, il professor Kenichi Miyamoto, uno dei massimi esperti nel campo della ricerca sull’inquinamento ambientale e professore emerito dell’Università di Osaka, ha tenuto il 14 giugno una conferenza dal titolo “L’infinito disastro dell’amianto”.
L’iniziativa si è svolta presso il Bell Land General Hospital di Naka-ku, nella città di Sakai.

Giappone: la lotta all’amianto è internazionale

In Giappone, secondo un rapporto ufficiale del Governo, il numero di morti alla fine del 2017 sarebbe stato di circa 24.000 casi. In questo Paese l’amianto fu bandito solo nel 2006.

Miyamoto ha compiuto 95 anni lo scorso febbraio e ha accolto con piacere l’invito a intervenire e organizzare l’iniziativa dell’’Associazione Pazienti e Famiglie dell’Amianto”.
Nato a Taipei in Taiwan, nel 1930, Miyamoto vive attualmente a Kyoto. Dopo la laurea all’Università di Nagoya, ha insegnato all’Università di Osaka e a quella di Ritsumeikan. Ha inoltre ricoperto per tre anni dal 2001, la carica di rettore dell’Università di Shiga.
Specialista in economia ambientale, ha dedicato la sua carriera allo studio dei problemi legati all’inquinamento. Il suo libro “Postwar Japanese Pollution History Theory” è stato considerato un punto di svolta negli studi sulla storia ambientalista del dopoguerra, tanto da meritargli nel 2016 il Japan Academy Prize.

Già nel 1985 Miyamoto aveva segnalato l’estrema gravità dei danni causati dall’amianto in un suo articolo, ma è stato solo dopo il “caso Kubota” che ha iniziato a investigare direttamente la situazione sul campo.
>“Mi sono sempre preoccupato per i problemi ambientali e di inquinamento, e guardando indietro sento un profondo rammarico per quanto accaduto”, ha dichiarato durante una conferenza nel 2018.
Nel 2011 è stato tra gli autori del libro “Asbestos Disaster”. Nel gennaio 2013, intervenendo a un simposio a Kobe, l’uomo aveva lanciato questo avvertimento severo: “I danni continueranno fino alla fine di questo secolo”.

La necessità di tenere alta l’attenzione

Kazuko Furukawa, membro del gruppo di coordinamento, ha spiegato: “Con il passare degli anni, le vittime di quel tragico evento e i loro familiari vengono meno a causa della loro età avanzata. Per questo abbiamo chiesto al professor Miyamoto, che stimiamo molto, di tenere una conferenza in occasione del 20° anniversario. Nella speranza di riaccendere l’attenzione sulla questione dell’amianto”.

Oltre al discorso di Miyamoto sono intervenuti il dottor Kazunori Okabe, chirurgo e pneumolgo che ha parlato del rapporto  tra “amianto e mesotelioma pleurico tra i relatori anche Hiroshi Iida, segretario generale del Centro per la Sicurezza e la Salute dei Lavoratori di Amagasaki. Prima della conferenza,  il regista Tomomi Nozaki ha proiettato il documentario “Trajectory of Life”, che ha contribuito a far emergere lo “shock Kubota” in tutto il mondo.

Un percorso, dall’altra parte del globo, che ricorda quello dell’Avv. Ezio Bonanni e le sue iniziative. E di tutti coloro che, in tutto il mondo, combattono contro questa fibra killer e le sue terribili conseguenze.

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Capitano Trabucco arriva in Inghilterra: 2600 km a piedi con logo ONA

Pasquale trabucco
Pasquale trabucco

Prosegue il percorso a piedi del Capitano Pasquale Trabucco con coraggio e impegno civile. Una traversata di 2600 km cominciata il 22 aprile da Castel Sant’Angelo a Roma fino al confine della Scozia al Vallo di Adriano. In onore del 4 novembre e per le vittime del dovere.
Oggi è in cammino verso Starbeck, un villaggio e sobborgo di oltre 6000 abitanti di Harrogate nel North Yorkshire, nel Regno Unito. Solo ieri era a Castelford, una delle cinque località del distretto della Città di Wakefield.

Dal profilo facebook di Pasquale Trabucco – bandiera inglese

Cammino atletico, storico, atto performativo e testimonianza vivente 

C’è un filo rosso che lega l’antico al moderno, il passato imperiale romano al presente travagliato delle battaglie civili. Quel filo lo sta tessendo, passo dopo passo, il capitano Pasquale Trabucco, che dell’antica Roma ha scelto di incarnare un ideale, e non solo un’impresa fisica.  Trabucco indossa sulla maglia il simbolo dell’ONA a ricordare le vittime silenziose di una tragedia moderna: gli uomini e le donne che hanno servito lo Stato e la collettività, pagando con la vita l’esposizione all’amianto e ad altre sostanze letali.  Un pellegrinaggio laico che, tappa dopo tappa si carica di un significato sempre più profondo.

La sociologia del gesto

Il viaggio di Trabucco si configura come un potente dispositivo simbolico: un corpo che si espone alla fatica per tenere vivo il ricordo dei caduti del 4 novembre è performatività del un gesto che non si esaurisce nell’azione. Crea comunità, dialogo e riflessione diventando un medium tra storia e contemporaneità. Tra il sacrificio antico dei soldati di Roma e quello moderno degli eroi civili dimenticati.

La filosofia della marcia

Trabucco attraversa territori ed interroga confini geografici ed etici. Cos’è un confine oggi? Dove termina il dovere e dove inizia l’oblio?
I veri confini da superare sono quelli dell’indifferenza e della rimozione, i più ardui da attraversare. La sua marcia non appartiene solo a lui: è un appello alla coscienza collettiva. Nella sua figura si fondono la disciplina del legionario, l’ostinazione del combattente civile e la compassione del cittadino che non accetta che i sacrifici dei caduti vengano dimenticati. Ogni passo è un invito a riflettere e a non voltarsi dall’altra parte.
Il 24 giugno, sulla pagina Facebook che usa come diario di bordo, scrive: “La stanchezza comincia a farsi sentire sul serio. Ogni passo ora pesa il doppio. Ogni chilo di zaino sembra pesarne due. È una fatica diversa da quella dei primi giorni, più profonda. Non è solo fisica, è dentro le ossa. È giusto dirlo, perché è la verità: non si tratta più di quanta strada faccio, ma di quanta resistenza ci metto a ogni passo.”
Ma lui procede, con abnegazione, imperterrito fino all’obiettivo. Il 2 luglio è previsto il suo arrivo al Vallo di Adriano. Luogo scelto in quanto confine più settentrionale dell’Impero romano in Britannia. Ed ONA sarà lì con lui.

Montanaro (TO), ecovolontari scoprono discarica di amianto

Comune di Montanaro
Comune di Montanaro (TO)

Il 21 giugno presso il comune di Montanaro in provincia di Torino, alcuni ecovolontari hanno scoperto una discarica abusiva. Secondo una delle fonti, nel luogo vi erano diversi sacchi di plastica contenenti presumibilmente amianto costituito da probabili lastre di eternit frantumato.

“L’amianto ridotto in frantumi è estremamente pericoloso per la salute umana e per l’ambiente. La partecipazione della cittadinanza e dei volontari è estremamente preziosa per avviare processi di bonifica. passi fondamentali per la liberazione da questa pericolosa fibra killer, responsabile di gravi patologie come l’asbestosi, il mesotelioma e diversi tipi di cancro”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ecovolontari impegnati: iniziative autogestite, pulizia del territorio

Il 23 giugno  è stata effettuata la segnalazione all’Urp – Ufficio relazioni con il pubblico attraverso apposita modulistica con richiesta di inoltro al sindaco, al responsabile della polizia municipale e al responsabile dell’ufficio tecnico per le opportune attività di rimozione.
Secondo Arpa  Piemonte, infatti, per segnalare una criticità ambientale in questa regione si deve scrivere e spedire un esposto al sindaco del comune dove il problema esiste descrivendo la criticità. Sarà poi cura del sindaco richiedere, secondo le competenze assegnate, l’intervento di Arpa.

Il consigliere comunale Stefano Pellegrino ha guidato il gruppo che è stato impegnato ore anche a pulire strade e scarpare del territorio. Ma è sulla Vecchia Strada per Vallo in direzione Caluso che i volontari hanno trovato la discarica abusiva con amianto.

L’incoscienza di chi abbandona amianto

Chi abbandona l’amianto non solo compie un crimine ambientale e mette in pericolo la salute degli altri, ma espone anche sè stesso a delle conseguenze nefaste.
Le fibre di amianto, infatti, una volta rilasciate nell’aria, possono essere inalate e depositarsi nei polmoni, causando terribili malattie. Per questo la rimozione deve avvenire solo attraverso ditte specializzate e attrezzate per procedere in sicurezza.

Amianto: stop alla discarica di Valeggio sul Mincio (VE)

rifiuti generici, discarica abusiva e amianto: cittadinanza chiede intervento
cagliari, discarica abusiva e amianto: cittadinanza chiede intervento

Il progetto per la realizzazione di una discarica di amianto a Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona, è stato ufficialmente respinto. A sancirlo sarebbe stato il Comitato Tecnico Regionale per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che ha dato parere negativo sulla compatibilità ambientale dell’opera. Con questa decisione, l’intero iter di autorizzazione si blocca definitivamente.

Incompatibilità a causa di discariche già presenti

Sarebbe emersa  l’incompatibilità dell’impianto con la normativa vigente e con la già pesante presenza di altre discariche nella zona. Un altro caso simile si era registrato di recente a Villafranca, in località Caluri, dove un’ulteriore proposta per una discarica di amianto aveva ricevuto lo stesso verdetto negativo. Il timore di vedere due impianti di amianto nel raggio di pochi chilometri aveva alimentato la protesta dei cittadini e delle associazioni ambientaliste.

Secondo stime dell’Osservatorio Nazionale Amianto “diverse scuole, ospedali, impianti industriali, strutture pubbliche e private contengono ancora amianto. Solo in Italia potrebbero essere intorno ai 40 milioni di tonnellate. Servono investimenti massicci e un impegno istituzionale concreto”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

Trovare una soluzione 

Tuttavia le discariche carenti idonee allo smaltimento dell’amianto sono il problema principale che sembra non trovare una soluzione e, soprattutto, non rientrare tra le priorità.
In Italia ci sono solo 17 discariche autorizzate per rifiuti contenenti amianto, un tempo erano 22. La situazione quindi è estremamente critica.
È proprio l’esiguo numero di queste strutture che porta dietro di se la scia di altre problematiche, come i costi legati allo smaltimento e i tempi della rimozione.
La soluzione non è in effeti quella di rifiutare ogni impianto, bensì individuare siti idonei, a basso impatto ambientale, e realizzare discariche secondo standard elevatissimi di sicurezza, favorendo un sistema di economia circolare dove il pericoloso viene isolato, tracciato e smaltito definitivamente.

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Fonte: Rai