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Amianto, dall’Iran uno studio tra traffico e demolizioni edilizie

foto del traffico serale
Traffico, immagine generica (Foto free di Zdravko Shishmanov da Pixabay)

Riportiamo i dati da un nuovo studio condotto da Samira Norzaee, Siamak Darvishali, Mahdi Farzadkia, Ahmad Jonidi Jafari, Mitra Gholami, Abbas Shahsavani e Majid Kermani, pubblicato su Scientific Reports (2025).
La ricerca ha analizzato la presenza di fibre di amianto nell’atmosfera della città di Shiraz, in Iran, ed i potenziali effetti sulla salute pubblica. I risultati rivelerebbero che alcune aree urbane del territorio, soprattutto quelle ad alta densità di traffico, presenterebbero livelli preoccupanti di questo pericoloso materiale.

Amianto a Shiraz nelle zone di demolizioni edilizie

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato l’amianto come cancerogeno di classe 1, poiché può provocare malattie come l’asbestosi, il mesotelioma e il carcinoma polmonare.
Anche se l’Iran ha vietato l’importazione e l’utilizzo dell’amianto bianco nel 2007, tracce significative a Shiraz sarebbero, secondo lo studio, ancora rilevabili in prossimità di zone soggette a demolizioni edilizie.

“Questo è facilmente spiegato perché l’amianto è stato a lungo utilizzato nell’edilizia di tutto il mondo per le sue qualità isolanti e resistenti. Per questo è importantissimo rispettare tutte le norme di sicurezza in caso di lavorazioni e abbattimenti di vecchi edifici”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni presidente di ONA.

Lo studio: dove si concentra il rischio

Secondo quanto affermato, i ricercatori avrebbero monitorato la qualità dell’aria in diversi punti della città per un anno, impiegando tecniche di microscopia a contrasto. Avrebbero poi incrociato i dati relativi alla concentrazione di amianto con variabili urbanistiche come densità stradale, popolazione, numero di stazioni autobus e presenza di aree verdi.

Sarebbero state registrati valori più elevati di presenza di amianto nelle zone ovest e sud-est della città – tra cui l’area vicino alla superstrada Shiraz Ring. Non sarebbe stata rilevata una correlazione significativa con la densità abitativa, le aree verdi o la presenza di stazioni per il trasporto pubblico.

Amianto dai freni?

Sempre nello studio pubblicato su Nature si ipotizza che una delle possibili fonti di rilascio di amianto potrebbe essere derivante dall’abrazione dei freni dei veicoli. In passato, infatti, le pastiglie dei freni potevano contenere fino al 70% di fibre di amianto. Alcuni veicoli circolanti potrebbero ancora essere dotati di materiali pericolosi.

Necessario adottare strategie per la limitazione di potenziali rischi

Questi dati evidenziano l’urgenza di adottare misure di contenimento: dalla sostituzione dei freni con materiali alternativi, alla pianificazione urbana che tenga conto dei possibili rischi ambientali legati alla mobilità e alle demolizioni degli edifici.

Fonte studio:

Norzaee S., Darvishali S., Farzadkia M., Jonidi Jafari A., Gholami M., Shahsavani A., Kermani M. (2025). Investigation of the influence of urban land use on asbestos concentration and identification of the most vulnerable areas in Shiraz, IranScientific Reports, 15, Article number: 27591. [Accesso aperto]
Indagine sull’influenza dell’uso del suolo urbano sulla concentrazione di amianto e identificazione delle aree più vulnerabili a Shiraz, Iran. Sci Rep 15 , 27591 (2025). https://doi.org/10.1038/s41598-025-12330-x
Nota: Le informazioni riportate sono esclusivamente a scopo divulgativo e necessitano di ulteriori indagini e conferme.

“Mai arrendersi” libro del col. Calcagni tocca la coscienza collettiva

Carlo Calcagni
Carlo Calcagni

Il libro Mai arrendersi di Carlo Calcagni è una testimonianza viva che obbliga chi legge a confrontarsi con il sacrificio dei militari italiani ed il peso devastante delluranio impoverito.
L’opera sarà presentata ufficialmente il 1° agosto presso l’Ex Convitto Palmieri di Lecce, in un evento patrocinato dalle istituzioni locali e dall’associazione Salento d’Amare.

Una vita provata dal dovere

Carlo Calcagni era un militare d’élite. Colonnello dell’Esercito, pilota esperto, paracadutista e atleta. Il suo destino cambia nel momento in cui, durante una missione di pace nei Balcani, viene esposto a sostanze tossiche, in particolare uranio impoverito e metalli pesanti. Una contaminazione che segnerà irrimediabilmente la sua esistenza.

Da oltre vent’anni combatte una battaglia quotidiana contro dolori insopportabili, terapie invasive, interventi e diagnosi  Ma ciò che rende unica la sua storia è la scelta consapevole di non mollare mai.

Calcagni e la forza dello sport come atto di sopravvivenza

Atleta paralimpico di alto livello, continua a gareggiare e a vincere medaglie nonostante parametri clinici che definire estremi è riduttivo.

L’introduzione di Elisabetta Trenta: un monito politico

A rafforzare il valore politico del volume è la prefazione firmata da Elisabetta Trenta, ex ministro della Difesa. Trenta racconta del proprio tentativo, quando era in carica, di riformare la normativa sull’uranio impoverito, proponendo l’inversione dell’onere della prova per facilitare il riconoscimento delle malattie professionali ai militari contaminati.

Una proposta rimasta lettera morta in Parlamento. La sua riflessione è tagliente: troppi soldati e troppe famiglie continuano a vivere in una terra di nessuno giuridica, privati di tutela, giustizia e dignità. Calcagni, con la sua storia, diventa allora portavoce di una collettività dimenticata.

La dedica di Ezio Bonanni: la (r)esistenza nobile di Calcagni

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, dedica parole toccanti a Calcagni, definendo la sua storia una “(r)esistenza” che appartiene a tutti.

“A Carlo, il mio sincero augurio. Che questa opera possa arrivare lontano.”

Bonanni sottolinea come Mai arrendersi debba essere letto come strumento di coscienza collettiva, capace di toccare nel profondo.

Il documentario Io sono il Colonnello Carlo Calcagni

Qui di seguito il docu-film di Michelangelo GRATTON per ABILITY CHANNEL che racconta la storia del Colonnello del Ruolo d’Onore Carlo Calcagni.

Amianto, l’appello dell’Avv. Bonanni: “controllo sanitario preventivo”

bonanni servizio televisivo amianto
Bonanni servizio TGR Lazio Rai News.it

In seguito alla sentenza vinta dall’ex operaio esposto all’amianto Domenico Catracchia di Anagni (FR) della VDC  (vecchio nome: Videocolor), l’Avv. Ezio Bonanni ha lanciato un appello alle istituzioni.

“Spero che questa sentenza spero possa risvegliare tanti ex miei colleghi che in primis non si sono fatti avanti.” Ha affermato Domenico Catracchia in un servizio del 28 luglio del TGR Lazio visibile su RaiNews.it

La vicenda amianto

ll Tribunale del Lavoro di Frosinone ha condannato l’Inail a riconoscere la malattia professionale causata dall’esposizione all’amianto di Domenico Catracchia, ex operaio della storica azienda “VDC Technologies SpA” (l’ex Videocolor) di Anagni, dipendente per oltre 22 anni nella sala maschere. L’uomo, originario di Frosinone e residente a Ferentino, soffre di fibrosi polmonare, una malattia cronica asbesto correlata. Dopo che nel 2020 l’Inail aveva rigettato la sua domanda di riconoscimento, l’operaio è stato costretto a rivolgersi alla giustizia, affidandosi all’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservattorio Nazionale Amianto che ha seguito l’intero iter legale.

Questa sentenza  si configura come un segnale importante per tutti quei lavoratori che, come lui, sono stati esposti all’amianto.

L’appello alle istituzioni

“Questa non è solo una vittoria individuale, ma una battaglia collettiva per quei lavoratori che hanno respirato la fibra di amianto. Rivolgiamo un appello alle istituzioni affinché i lavoratori della VDC (ex Videocolor) siano sottoposti ad un controllo sanitario preventivo”. Ha dichiarato l’Avv. Ezio Bonanni.

“Oggi, Domenico ha ricevuto la giustizia che meritava. Ma la strada da percorrere è ancora lunga. Sentenze come quelle di oggi rappresentano una vittoria che ci avvicina sempre di più al giorno in cui l’amianto non sarà più un pericolo per i lavoratori e noi continueremo a lottare.” Continua il legale.

Ovviamente con questo appello non si sta affermando che tutti i lavoratori della VDC sono entrati a contatto con l’amianto, ma per estrema tutela della salute sarebbe opportuno che venissero fatte agli ex dipendenti opportune verifiche mediche, anche perché la slatentizzazione delle malattie asbeso correlate può avvenire anche dopo molti anni.

Per veder il video, clicca qui su RaiNews.it e vai al minuto -10.13. 

Amianto, news internazionali: evacuato ufficio postale in California

cartello pericolo asbesto
cartello pericolo asbesto

L’ufficio postale di Torrance, in California, è stato chiuso e evacuato venerdì 25 luglio mattina a seguito di un potenziale rischio di esposizione all’amianto. La decisione è stata presa dopo che durante lavori di ristrutturazione all’interno dell’edificio si è sospettata la presenza di asbesto non adeguatamente sigillato. Ciò ha messo in allerta sia i dipendenti che le autorità locali.

Le operazioni di emergenza e l’intervento delle autorità

Secondo quanto riferito da una delle fonti, le squadre di emergenza sono intervenute presso l’ufficio postale situato al 2500 di Monterey Street poco prima delle 9 del mattino locali. La possibile contaminazione da amianto ha reso necessaria l’immediata evacuazione dell’edificio per garantire la sicurezza di tutti.

Le operazioni di bonifica sono state affidate a specialisti autorizzati, mentre la polizia e i vigili del fuoco hanno gestito la sicurezza dell’area. Nel frattempo, le attività sono state sospese in via precauzionale fino al termine delle verifiche.

Impatto sulla comunità e informazioni per i cittadini

Nonostante la chiusura temporanea dell’ufficio di Torrance, l’USPS (United States Postal Service) ha assicurato che gli utenti possono rivolgersi ad altri uffici postali nella stessa città che continueranno ad offrire i servizi essenziali.

Le autorità rimangono impegnate nelle indagini per valutare con precisione la situazione e garantire il completo ripristino della sicurezza.

“La bonifica è l’unico strumento per evitare i danni da amianto come le malattie mortali che provoca. Anche se non è stata ancora accertata definitivamente la presenza della sostanza pericolosa in quell’ufficio postale negli USA, la decisione di evacuazione è stata necessaria per la tutela della salute dei lavoratori e dei cittadini che frequentano la struttura” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto, Campobello di Licata(AG) Comune richiama alla responsabilità

cartina del lazio
cartina del lazio
A Campobello di Licata l’amianto torna al centro dell’attenzione pubblica. Con un’ordinanza firmata dal sindaco Vito Terrana, l’amministrazione comunale sollecita con fermezza i cittadini a denunciare la presenza di materiali contenenti amianto all’interno di edifici, terreni, impianti e veicoli di loro proprietà. Si tratta di un obbligo preciso previsto dalla normativa nazionale in materia di tutela ambientale e sanitaria.

Secondo quanto riportato da Canicattì Web Notizie, l’iniziativa si inserisce in un quadro normativo ben più ampio che mira a bonificare il territorio dalle tracce del materiale cancerogeno.

Un dovere per i cittadini, una priorità per la salute pubblica

Il Comune ha chiarito che tutti i soggetti, pubblici e privati, in presenza di amianto all’interno di proprietà di qualsiasi genere, sono tenuti a trasmettere una comunicazione ufficiale agli uffici comunali. Questo adempimento non è solo un passaggio burocratico: è la condizione necessaria per poter accedere successivamente a contributi a fondo perduto previsti per la rimozione di materiali contaminati.

I fondi rientrano nelle risorse stanziate nell’ambito del Programma Operativo Complementare 2014–2020, un’iniziativa cofinanziata che mira alla rigenerazione del patrimonio edilizio e alla tutela della salute pubblica nelle aree a rischio.

Responsabilità dei cittadini verso un bene comune 

Per anni, il problema dell’amianto è rimasto ai margini del dibattito pubblico locale, affrontato quasi esclusivamente dalle famiglie colpite da patologie correlate o da poche associazioni specializzate, come l’Osservatorio Nazionale Amiantto da sempre in prima linea. “L’esposizione anche a basse dosi di fibre di amianto può essere letale nel lungo periodo. Mesotelioma, asbestosi, carcinoma polmonare sono solo alcune delle conseguenze documentate.” afferma da anni l’Avv. Ezio Bonanni presidente di ONA.

Tempistiche strette 

I cittadini hanno tempo fino al 31 dicembre 2025 per procedere con la demolizione dei materiali contenenti amianto.

La necessità di una bonifica culturale, prima ancora che edilizia

Oltre all’aspetto tecnico-amministrativo, questa iniziativa riporta in primo piano un tema più ampio: l’urgenza di una consapevolezza collettiva sul problema dell’amianto. In molte comunità locali, la presenza di eternit su tetti e fabbricati è vissuta ancora come un fatto “normale”, tollerato per abitudine o per mancanza di alternative economiche. Ma oggi non ci sono più scuse.

La normativa è chiara, le risorse ci sono e il rischio sanitario è inaccettabile. Occorre dunque una vera “bonifica culturale”, che passi per l’informazione, la partecipazione attiva dei cittadini e un maggiore senso civico.

Un’occasione da non sprecare

Spetta ora alla cittadinanza rispondere con responsabilità, sfruttando gli strumenti messi a disposizione e contribuendo attivamente a rendere il proprio territorio più sano e vivibile.