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Estrazione amianto: rischi e scenari del 2025 in Russia e Kazakistan

Kazakistan
Kazakistan (Foto free di Александр Шаварёв da Pixabay)

Secondo Farmonaut, nel 2023, Russia e Kazakistan avrebbero prodotto oltre 1,2 milioni di tonnellate di amianto, primeggiando nella produzione mondiale nonostante i rischi comprovati a livello scientifico per la salute. I maggiori giacimenti si trovano nei Monti Urali nell’ex Unione Sovietica e nelle regioni di Akmola e Kostanay in Kazakistan.

Il principale problema connesso all’estrazione dell’amianto riguarda l’esposizione alle sue fibre, causa di gravissime malattie. Un’ulteriore complicazione è rappresentata dal lungo periodo di latenza di queste malattie, che può estendersi a decenni dall’esposizione iniziale, rendendo difficile la diagnosi e la prevenzione tempestiva.
Come spesso segnalato dall’ONA, Canada, Russia, Kazakistan e Cina sono risultati essere i maggiori produttori globali di asbesto.

L’amianto è stato un materiale impiegato a livello globale. Veniva estratto, lavorato impiegato dalle industrie manifatturiere.
Dall’isolamento ignifugo negli edifici, alle pastiglie freno per veicoli, dalle guarnizioni navali fino ai vestiti protettivi per operai, l’amianto sembrava insostituibile fino a quando i suoi effetti nocivi sulla salute non sono divenuti evidenti.

Il danno ambientale e alla biodiversità

Dal punto di vista ambientale, l’attività estrattiva influirebbe negativamente sugli ecosistemi locali perché potrebbe contaminare suolo e acque. Inquinando il territorio, si compromette l’utilizzo futuro per l’agricoltura. Le fibre inoltre sono in grado di persistere nell’aria per molto tempo. La dispersione di polveri pericolose oltre i confini delle miniere mette a rischio, oltre la popolazione residente, anche la fauna selvatica. Gli animali selvatici e domestici presenti nelle zone limitrofe ai siti contaminati potrebbero ingerire le fibre, causando squilibri nella catena alimentare e alterazioni ecologiche su larga scala.

Regolamentazioni attese nel 2025: rigore e cooperazione internazionale

L’OMS spinge verso l’eliminazione completa dell’esposizione all’amianto, promuovendo trattati globali e collaborazioni transfrontaliere. Mentre più di 60 Nazioni nel mondo hanno introdotto divieti totali su estrazione, importazione e utilizzo dell’amianto, in Russia e in Kazakistan, l’estrazione del crisotilo è ancora consentita, con protocolli di sicurezza stabiliti dalle autorità locali.
Tra le disposizioni di sicurezza, c’è l’obbligo di indossare dispositivi di protezione personale e sono richiesti controlli sanitari frequenti per i lavoratori.
Normative più stringenti richiedono la bonifica dei siti e lo smaltimento sicuro dei residui per limitare l’impatto ambientale.
Entro il 2025, è previsto un calo della produzione tra 5 e 15%, miglioramenti nei protocolli di sicurezza e incremento nell’adozione di alternative più sicure, che potrebbe raggiungere il 35-45% entro il 2030.

Visione futura: riduzione dell’amianto e sviluppo di alternative

L’estrazione dell’amianto sembra quindi anche in quei territori destinata a una progressiva diminuzione, motivata da una fisiologica diminuzione della domanda globale dovuta ai rischi.

“E’ inaccettabile che nel 2025 non si sia arrivati ancora ad un divieto dell’amianto che coinvolga l’intero pianeta. Si stima che la fibra killer sia la causa di circa 200.000 morti l’anno. Non bastano le restrizioni: occorre che il mondo si liberi definitivamente di questa sostanza”. Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

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Amianto, la Regione Toscana approva il Piano per la messa in sicurezza

Cipressi verdo della Toscana, amianto
Cipressi della Toscana (Foto free di locatelliitalo da Pixabay)

Il Piano regionale di tutela dall’amianto ha ottenuto il via libera dalla Commissione Controllo del Consiglio regionale, presieduta da Massimiliano Riccardo Baldini (Lega).
Lo apprendiamo da un comunicato stampa pubblicato su InConsiglio.it della Giunta Regionale della Toscana.
Durante la seduta sono stati presentati anche l’assestamento al Bilancio di previsione 2025–2027 della Regione Toscana e una variante al Piano cave, ma il fulcro della discussione si è concentrato sulla gestione del rischio amianto e sulle misure previste dal nuovo documento.

Ad illustrare il Piano, in rappresentanza della Giunta regionale, è stata Vincenza Giancristiano, del settore Economia circolare e qualità dell’aria.

Gli obiettivi: censimento, sicurezza e bonifiche

Il primo obiettivo dichiarato è quello di completare una mappatura aggiornata dei siti con presenza di amianto. Il censimento della presenza è affidato ad Arpat, l’Agenzia Regionale per la protezione dell’ambiente.

Accanto alla mappatura, il Piano mira anche alla messa in sicurezza dei luoghi contaminati.

I finanziamenti dell’amianto arrivano da diverse fonti

Secondo Giancristiano, i fondi per la rimozione arrivano dal PR-Fesr 2021-27 negli stabilimenti sede di impresa e negli edifici pubblici. Un’altra fonte di finanziamento è il fondo per lo sviluppo e coesione 2014-20, con 8 milioni assegnati alla Toscana, durante la passata programmazione, per la rimozione di amianto nelle scuole e negli ospedali. Inoltre un finanziamento ad hoc, pari a un milione e mezzo di euro, derivanti dall’ecotassa, per la rimozione e lo smaltimento di materiale contenente amianto e per la messa in sicurezza delle aree industriali dismesse e il recupero delle aree degradate.

Altri obiettivi riguardano l’aspetto sanitario, come la sorveglianza degli ex-esposti o i maggiori controlli in tutti gli ambiti per tutelare la salubrità ambientale e la sicurezza sul lavoro di chi bonifica e smantella le strutture. È prevista poi la ricognizione dei siti adatti e idonei allo smaltimento. Vanno controllati infine la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche. Ultimo obiettivo è quello di sviluppare adeguate campagne di informazione e sensibilizzazione verso i cittadini.

Il commento di ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

“Ogni iniziativa che comporti misure volte alla tutela dall’amianto sono positive. Servono più che mai azioni concrete. La fibra killer è una vera emergenza sanitaria. Occorre un’accelerazione degli interventi.” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

“Blue Sky Mine” dei Midnight Oil: il rock denuncia l’amianto (VIDEO)

immagine generica di montagna - miniera
immagine generica di montagna - miniera (Foto free di Enrique da Pixabay)

Nel 1990 i Midnight Oil, iconica rock band australiana, hanno pubblicato il brano “Blue Sky Mine”, pezzo di apertura del loro settimo album, Blue Sky Mining. La canzone è un potente grido di denuncia contro le ingiustizie ambientali ed umane subite dai lavoratori esposti all’amianto nelle miniere di Wittenoom, in Australia occidentale. Dietro il ritmo coinvolgente e le sonorità post-punk, si cela una delle più lucide critiche alla voracità dell’industria mineraria e alla complicità del potere economico.

Una canzone che racconta la tragedia

“Blue Sky Mine” trae ispirazione dalla vicenda della Blue Asbestos Mine dove per decenni, centinaia di operai e le loro famiglie furono esposti all’amianto blu (crocidolite), una forma altamente cancerogena di amianto. Le conseguenze furono devastanti: malattie polmonari, mesoteliomi e morti premature.

I versi per le vittime dell’amianto

Nei versi iniziali, Peter Garrett — frontman e attivista ambientale — canta: “My gut is wrenched out, it is crunched up and broken / My life that is lived is no more than a token”.
La cui traduzione è: “il mio stomaco è straziato, è schiacciato e spezzato / La mia vita vissuta non è altro che un gettone”.
Un’espressione dolorosa del senso di sfruttamento e smarrimento provato da chi ha sacrificato la propria salute per il “bene dell’economia”.

Il “Blue Sky Mine” è il simbolo del sistema produttivo tossico: l’illusione di una vita dignitosa costruita sulla pelle dei più deboli.
“If I work all day on the Blue Sky Mine, there’ll be food on the table tonight”. (Ossia: “Se lavoro tutto il giorno nella miniera ci sarà cibo sulla tavola stasera”)
Il compromesso lavoro in cambio di sopravvivenza viene smascherato come una trappola distruttiva. I datori di lavori sono definiti “candy store paupers”, poveri mascherati da ricchi, bugiardi che ingannano e manipolano la verità.

Chi ci salverà?

Il brano si interroga più volte: “Who’s gonna save me?”
Una domanda che risuona come atto di accusa e invocazione collettiva. Lo Stato? L’azienda? Le istituzioni?
Il finale lascia però uno spiraglio di speranza:
“In the end the rain comes down / Washes clean the streets of the Blue Sky town” (“Alla fine la pioggia cade / lava le strade)
Un’immagine catartica: la natura che purifica ciò che l’uomo ha corrotto, nel segno di una giustizia che, seppur in ritardo, potrebbe arrivare.

Il rocker ministro dell’Ambiente

I Midnight Oil hanno acceso i riflettori su un disastro industriale che per anni è rimasto sottaciuto, combinando attivismo politico, denuncia sociale e potenza musicale. Garrett, che in seguito diventerà anche ministro dell’Ambiente in Australia, incarna questa fusione tra arte e responsabilità civile.

Il commento dell’ Osservatorio Nazionale Amianto

“E’ importante che in ogni ambito, anche artistico, si continui a denunciare che l’amianto ha ucciso e continua a uccidere. I lavoratori di Wittenoom sono fratelli di quelli italiani che nelle officine, nelle fabbriche e nelle caserme hanno respirato polvere d’amianto senza saperlo. Come Osservatorio Nazionale Amianto lottiamo ogni giorno perché queste tragedie non restino impunite.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di Osservatorio Nazionale Amianto.

Vittime del Dovere e Carabinieri, Abbate intervista l’Avv. Bonanni

Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate
Avv. Ezio Bonanni e Luigi Abbate

Si parla oggi di esposizione ad amianto all’interno dell’Arma dei Carabinieri, tratteremo ancora una volta della salute pubblica e tutela previdenziale per le vittime del dovere. L‘Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, ha fatto il punto sull’evoluzione giurisprudenziale relativa ad alcuni casi di patologie asbesto-correlate da lui lavorate proprio riguardanti militari appartenenti all’Arma dei Carabinieri.

Ad intervistarlo è il giornalista Luigi Abbate, figlio della vittima del dovere il Maresciallo Francesco Abbate.

“Abbiamo riscontrato un elevato numero di casi di patologie asbesto-correlate anche tra i carabinieri – sottolinea Bonanni– ma i problemi non si fermano qui: emergono gravi criticità legate alla dotazione inadeguata di mezzi, alla mancanza di strumenti di protezione e all’insufficienza tecnologica rispetto alla criminalità, sempre più avanzata e attrezzata.”

La necessità di mezzi adeguati

In tal senso, l’ONA ha richiesto che tutte le autovetture in dotazione ai carabinieri siano blindate e che ci sia una modernizzazione delle strumentazioni tecnologiche, come ricordato anche dal procuratore della Repubblica di Napoli, Giovanni Melillo, secondo cui lo Stato deve poter rispondere con pari forza alla criminalità digitale e organizzata.

Bonanni propone inoltre il coinvolgimento di reparti speciali, come il Battaglione San Marco e i paracadutisti della Folgore, nel supporto alle operazioni di controllo del territorio, specie in aree in cui la criminalità ha di fatto “espropriato” lo Stato del proprio potere.

Orfani vittime del dovere, ONA chiede pari diritti

Altro punto critico riguarda la distinzione tra vittime del dovere e vittime del terrorismo, soprattutto sul piano dei diritti riconosciuti agli orfani. Attualmente esistono trattamenti differenti che colpiscono in particolare gli orfani non a carico, e che l’ONA auspica vengano eliminati in nome dell’equità.

“Non può esserci differenza tra la pallottola di un criminale comune e quella di un terrorista. Chi cade in servizio per difendere lo Stato merita pari dignità, tutele e riconoscimenti”, afferma Bonanni.

La possibile svolta in una futura sentenza

Questo tema sarà oggetto di una pronuncia delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nel luglio 2025, una sentenza che potrebbe rappresentare una svolta fondamentale per il riconoscimento dei diritti di tutti i militari delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, compresi Marina, Esercito e Aeronautica.

L’ONA ha già ottenuto importanti risultati giuridici in ambito di malattie professionali e continuerà a battersi per il pieno riconoscimento dello status di vittima del dovere, anche in caso di infortuni e patologie legate al servizio.

Amianto e incendi in California: lo smaltimento preoccupa i cittadini

incendio boschivo, Incendi
incendio boschivo (Foto free di jlujuro da Pixabay)

All’inizio di gennaio, il Sud della California è stato colpito da gravi incendi che non hanno risparmiato le zone residenziali di Los Angeles. Spente le fiamme, è rimasto un paesaggio carbonizzato fatto di automobili carbonizzate, elettrodomestici distrutti, dispositivi elettronici, beni domestici ridotti in cenere.
Questi resti, trasformati in scorie potenzialmente pericolose per la salute umana e l’ambiente, devono essere rimossi e trattati seguendo rigide procedure. Tuttavia, il sistema di smaltimento previsto ha generato malcontento e critiche tra la popolazione locale.

Secondo quanto dichiara Los Angeles Times, alcuni appaltatori avrebbero portato rifiuti potenzialmente contaminati da amianto in discariche non attrezzate per gestire sostanze pericolose.

Le operazioni si sarebbero svolte tra il 28 febbraio e il 24 marzo, ma gli interrogativi persistono. La necessità di essere tempestivi, vista l’emergenza, avrebbe comportato il trasporto dei detriti delle abitazioni distrutte dal fuoco prima che venissero completate le analisi obbligatorie per rilevare la presenza di amianto.

Il materiale quindi sarebbe stato trasportato presso le discariche non adatte.

Ceneri contenenti amianto friabile

Solo nelle settimane successive si sarebbe scoperto che le ceneri contenevano tracce di amianto friabile, la forma più pericolosa poichè facilmente inalabile

Sempre secondo quanto dichiarato dalla fonte, gli operatori durante i lavori non avrebbero indossavano dispositivi di protezione adeguati. come ad esempio le mascherine filtranti.

La società ha comunicato di aver appreso della presenza dell’amianto solo ad aprile, ribadendo che il proprio personale “ha seguito tutte le procedure pertinenti” e che non avrebbe potuto impedire l’errore compiuto dagli appaltatori.

La preoccupazione degli abitanti

Gli abitanti delle zone adiacenti hanno espresso grande preoccupazione: “Siamo profondamente turbati dal fatto che materiali tossici vengano scaricati vicino alle nostre case”, avrebbe dichiarato un residente di Moorpark.

Un centro di ricerca starebbe monitorando l’aria per misurare la presenza di polveri sottili tossiche nella zona vicino le discariche.

“La gestione dell’amianto richiede sempre massima attenzione e rigore tecnico-scientifico”, commenta l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’ONA.
“Le fibre di amianto, anche in quantità minime, se inalate possono causare patologie letali.