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Castel Fusano: ancora incendi, avvistato un altro rogo

Castel Fusano
Castel Fusano

L’ONA denuncia l’emergenza incendi

È divampato un altro incendio presso Castel Fusano. Le Guardie Nazionali Ambientali ONA sono pronte ad intervenire.

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende noto che si è sviluppato un incendio alla pineta di Castel Fusano. Sul posto già sono intervenuti nell’immediatezza i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile, che cercano di spegnere le fiamme.

Le Guardie Nazionali Ambientali ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha già costituito le Guardie Nazionali Ambientali di ONA, al fine di costituire un presidio di sostegno alle attività istituzionali dei vari corpi dello Stato.

«Non è ammissibile che manchi un’adeguata vigilanza sul territorio e prevenzione a tutti i livelli, anche rispetto al crimine organizzato. È necessario utilizzare le Forze Armate, Esercito, Marina e Aviazione, per presidiare i territori, sostenere le Forze dell’Ordine nella repressione di fenomeni criminosi legati all’uso del fuoco e per essere di supporto ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile per lo spegnimento delle fiamme e per evitare danni ulteriori all’ambiente e al territorio» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente di ONA Onlus.

Per quanto riguarda l’ennesimo incendio, in realtà tutta l’Italia è in fiamme, l’ONA fa presente che si è già sollevata una lunga colonna di fumo. Visibile anche da Ostia e dall’Infernetto, che dimostra che si tratta di un incendio anch’esso di grosse proporzioni.

Castel Fusano: intervenga la Protezione Civile

Secondo quanto segnalato all’associazione, il rogo si è sviluppato nei pressi di Via Villa di Plinio, vicino l’area già colpita lunedì scorso dal maxi incendio che ha distrutto 200 ettari di verde e macchia mediterranea.

L’Osservatorio Nazionale Amianto chiede che ci siano interventi energici e preventivi attraverso un maggior presidio del territorio.  Anche con l’uso delle Forze Armate e quindi di reparti dell’esercito della Marina e dell’Aviazione.

Per vigilare e per dare man forte alle Forze dell’Ordine nella repressione dei reati e ai Vigili del Fuoco e alla Protezione Civile per spegnere gli incendi.

Prepensionamento amianto e decreto Poletti

Decreto Poletti
Gazzetta Ufficiale

Prepensionamento amianto? È possibile ma c’è un termine

L’Osservatorio Nazionale Amianto rende noto e informa i lavoratori della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Poletti. Quest’ultimo rende finalmente operativo il sistema di prepensionamento per i lavoratori malati da amianto.

I lavoratori esposti riconosciuti dall’INAIL e/o quale causa di servizio senza limiti di anzianità contributiva ed anagrafica. Il tutto, alla sola condizione di un’anzianità contributiva di 5 anni, di cui 3 negli ultimi 5 anni antecedenti la domanda di pensione”.

Queste le parole dell’Avv. Ezio Bonanni. Il decreto stabilisce un termine di 60 giorni per il deposito delle domande di pensione di inabilità, che decorre dalla data di pubblicazione (18.07.2017).

Mentre, a partire dal 2018, la domanda dovrà essere presentata entro il 31 marzo di ogni anno.

L’ONA a sostegno delle iniziative del Ministro del Lavoro

L’Osservatorio Nazionale Amianto, quindi, plaude all’iniziativa del Ministro del Lavoro. Il Ministero ha accolto i solleciti dei lavoratori, emanando il decreto che inchioda l’INPS a concedere il prepensionamento. L’ONA è in prima linea per garantire l’assistenza necessaria”. Così ha aggiunto l’Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

Pensione di inabilità L. 222/84: applicazione per le vittime

I lavoratori malati potranno quindi accedere alla pensione di inabilità, alle condizioni di cui alla L. 222/84, anche se non si trovino nell’assoluta e permanente possibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa, a condizione che abbiano almeno 5 anni di anzianità contributiva, e di 3 anni di contributi negli ultimi cinque anni antecedenti la data di deposito della domanda di pensione.

Si tratta di una disposizione legislativa di fondamentale importanza, approvata su richiesta dell’Osservatorio Nazionale Amianto, perché permette l’immediato pensionamento dei lavoratori esposti e vittime dell’amianto, anche coloro che, pur con le maggiorazioni contributive di cui all’art. 13 co. 7 della L. 257/92, non hanno ancora raggiunto l’età anagrafica e l’anzianità contributiva, che sono state via via innalzate, e che si prevede lo vengano ulteriormente per effetto del meccanismo stabilito dalla L. Fornero.

I parametri della L. Fornero vengono meno per le vittime dell’amianto e/o per coloro che hanno contratto malattie asbesto – amianto correlate, riconosciute dall’INAIL, oppure come causa di servizio.

Le domande entro il 16.09.2017 e il 31 marzo 2018

Il beneficio è riconosciuto a domanda, nel limite di 20.000.000 di euro per l’anno 2017 e di 30.000.000 annui per il 2018, con una particolare procedura di monitoraggio, con una finestra annuale per la presentazione delle domande, così come già previsto per la c.d. APE sociale.

Per il 2017, i lavoratori esposti ad amianto, ammalati di patologie asbesto – amianto correlate, potranno presentare la domanda all’INPS entro 60 giorni dalla pubblicazione del G.U. del decreto, e cioè il 16.09.2017, e a partire dal 2018, la domanda dovrà essere presentata entro il termine del 31 marzo di ogni anno.

Qualora ci sia tale mole di domande da superare il limite di spesa, e/o ci sia uno scostamento anche in via prospettica rispetto alla spesa programmata, il riconoscimento del trattamento pensionistico viene differito.

Inoltre, vengono favoriti coloro che hanno una maggiore anzianità anagrafica, contributiva, e, infine, sulla base della data di presentazione della domanda. Ciò, al fine di garantire un numero di accessi al pensionamento anticipato che non sia superiore al numero di quelli programmati in relazione alle risorse finanziarie.

Nei prossimi giorni ci saranno altri aggiornamenti.

I servizi offerti dall’Osservatorio Nazionale Amianto

L’associazione e l’Avv. Ezio Bonanni continuano ad assistere tutti quei lavoratori che hanno diritto all’immediato pensionamento in base all’art. 1 co. 250 della L. 232/2016, perché malati di patologie asbesto-correlate, attraverso il servizio di assistenza legale come spiegato nella relativa sezione del sito dell’Osservatorio Nazionale Amianto e con le ulteriori indicazioni riportate nella sezione dedicata ai benefici contributivi per esposizione ad amianto ai fini del prepensionamento, e in quella specifica dedicata alla più recente legge finanziaria, per l’immediato pensionamento.

L’Associazione Osservatorio Nazionale Amianto e l’Avv. Ezio Bonanni sono stati i protagonisti dell’entrata in vigore di tale norma, avendo più volte sollecitato le forze politiche perché alle vittime dell’amianto fosse tolto il cappio della L. Fornero (come per il caso del povero Gianfranco Giannoni, lavoratore della Sanac S.p.A. di Massa, che è affetto da asbestosi riconosciuta in seguito ad una sentenza del Tribunale di Massa che ha accolto le richieste dell’Avv. Ezio Bonanni, legale della vittima).

Bando per la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici

Rimozione amianto - incapsulamento amianto
Rimozione amianto

28 luglio, termine per concorrere a bando bonifica rimozione amianto

“Di amianto si continua e purtroppo si continuerà a morire per i prossimi 130 anni.

Considerando che le bonifiche non finiranno prima di 85 anni, occorre bonificare al più presto i 40.000.000 di tonnellate disseminate nell’intero nostro territorio nazionale.

Occorre bonificare affinché questa strage venga fermata.” dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Il Notiziario Ona riporta di seguito il bando per la rimozione dell’amianto negli edifici pubblici nella regione Lombardia, con scadenza venerdì 28 luglio.

Con delibera di Giunta regionale n. 3494 del 30 aprile 2015 sono stati approvati i “Criteri per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia”.

Con decreto n. 4523 del 3 giugno 2015 si è proceduto alla “Approvazione dei modelli dei documenti per la predisposizione della gara e di una convenzione tipo per l’attivazione di servizi di rimozione e smaltimento dell’amianto in matrice compatta proveniente da utenze domestiche nel territorio dei comuni della Lombardia.”

Al fine di monitorare l’attivazione di tali convenzioni e di incentivare l’attivazione delle stesse da parte dei Comuni, con la delibera di Giunta regionale n. 6337 del 13 marzo 2017 sono stati approvati i criteri di finanziamento una tantum a fondo perduto ai medesimi Comuni per gli interventi di rimozione amianto da strutture pubbliche, determinando altresì i relativi oneri finanziari per l’esercizio finanziario 2017.

Bando per la rimozione dell’amianto: requisiti

Dopo aver concluso il primo bando, abbiamo assegnato i contributi a tutti i soggetti richiedenti ed utilizzato circa il 50% dei fondi disponibili. Con il decreto del dirigente della Struttura Bonifiche e Siti contaminati n. 7112 del 15 giugno 2017, abbiamo quindi pubblicato il secondo bando di finanziamento.

Scadenza –  i comuni lombardi , le Unioni di Comuni, le loro aggregazioni e le Comunità montane possono partecipare fino a venerdì 28 luglio alle ore 16:00. Il bando assegna contributi destinati agli interventi di rimozione del cemento-amianto e di altri Mca presenti negli edifici e nelle strutture pubbliche. 

Beneficiari del provvedimento – Possono partecipare i soggetti che hanno già attivato una convenzione per la rimozione e lo smaltimento dell’amianto proveniente da utenze domestiche, secondo i criteri definiti dalla deliberazione n . 2434, approvata dalla giunta il 30 aprile 2015.

Il bando – Offriamo un finanziamento a fondo perduto e garantiamo agli enti richiedenti un contributo massimo di 15.000 euro.

Ammissiamo le spese per promuovere e smaltire le tipologie di rifiuti che contengono amianto.

Finanziamo interventi che rimuovono i manufatti in cemento-amianto, e gestiamo il loro smaltimento anche tramite trattamento in impianti autorizzati, sempre nel pieno rispetto delle norme ambientali, edilizie e di sicurezza sul lavoro.

Il materiale provviene da edifici e da strutture pubbliche, situate nel territorio comunale e appartenenti all’ente pubblico.

Con questo provvedimento, dotato di 140.668,88 euro, promuoviamo in modo concreto la rimozione dell’amianto dagli edifici pubblici degli Enti locali.

Interventi non ammissibili

Escludiamo dal finanziamento la progettazione degli interventi di ripristino, la realizzazione dei manufatti sostitutivi e la loro messa in opera. Non finanziamo nemmeno l’acquisto di beni, mezzi e materiali sostitutivi ne la loro installazione. Inoltre non ammettiamo gli interventi conclusi prima della pubblicazione del bando.

Con il presente bando abbiamo finanziato 15 Comuni in sette provincie della regione e abbiamo ammesso tutte le richieste presentate dai comuni lombardi che hanno partecipato, permettendo loro di mettere in sicurezza il territorio. Puntiamo a rispondere ai bisogni dei cittadini e a risolvere le situazioni a rischio.

Con questo provvedimento, ampliamo la platea dei beneficiari e permettiamo anche alle Unioni dei Comuni e alle Comunità montane di partecipare.

Per maggiori informazioni è possibile consultare il link:

Consulta il link per tutte le informazioni a riguardo.

Petrolchimici: risarcimento danni da amianto

Amianto
Amianto

L’ONA continua la sua azione per tutelare i lavoratori petrolchimici

Gela, Ragusa e Priolo/Augusta costituiscono in Sicilia il c.d. triangolo della morte. Alcune imprese/petrolchimici hanno inteso massimizzare il profitto in danno della salute e finalmente anche la Procura di Siracusa recepisce e fa propri i principi recentemente affermati dalla Corte di Appello di Roma, che ha accolto le tesi dell’Avv. Ezio Bonanni e ha condannato l’INAIL a indennizzare la vedova di un lavoratore del petrolchimico deceduto per mesotelioma.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, già dal 2009, ha sollevato la problematica della qualità dell’aria e del rischio amianto nel territorio di Priolo Gargallo e Augusta, e ha già depositato una moltitudine di cause civili e istanze di giustizia affinché i nodi venissero al pettine, tutto nell’interesse della salute umana e della salvaguardia dell’ambiente e per dare alla città di Priolo Gargallo una nuova dignità, di riappropriarsi di quelle bellezze paesaggistiche e di quella storia millenaria di civiltà e bellezza.

Petrolchimici: dichiarazione dell’Avv. Ezio Bonanni

“Dobbiamo restituire Siracusa, Priolo Gargallo e Augusta alla bellezza dei loro territori e alla maestà della loro cultura ed arte, coniugata allo sviluppo industriale e anche al profitto, purché lecito, e non a scapito della salute e dell’ambiente. Ci costituiremo parte civile nel procedimento penale nel caso ci fosse il rinvio a giudizio e saremo vigili perché i petrolchimici rispettino le prescrizione imposte dal GIP del Tribunale di Siracusa, cui va tutta la stima e il sostegno dei cittadini e lavoratori inermi” conclude l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, grazie all’aiuto dei suoi coordinatori regionali siciliani, si batte affinché venga attuata la L.R. 10/2014, ideata e predisposta dall’On.le Pippo Gianni, componente del Comitato Tecnico Scientifico Nazionale ONA, per la tutela della salute e del territorio dai rischi derivanti dall’amianto, in particolare l’art 8. stabilisce anche la creazione di un centro regionale per la terapia e cura presso l’Ospedale Muscatello di Augusta, con la costituzione di un cronoprogramma che, se rispettato, permetterebbe di salvare molte vite umane.

Non è un caso sporadico, lo dice una sentenza shock.

Inoltre, già lo scorso mese, l’ONA rese nota una sentenza shock da parte della Corte di Appello di Roma sulla vicenda di un operaio di Priolo Gargallo, in seguito trasferitosi a Roma, a cui l’INAIL aveva negato il riconoscimento della rendita per malattia professionale, e, difeso dall’Avv. Ezio Bonanni, aveva fatto causa. L’uomo è il 15.07.2015, mentre il giudizio di primo grado era ancora in corso. Il Tribunale aveva accolto le tesi dell’INAIL e rigettato anche la domanda giudiziale. Infine, la Corte di Appello di Roma, con la sentenza n. 3000 depositata il 01.06.2017, ha motivato la sua decisione, e afferma dei principi innovatori:

La Suprema Corte, ha ritenuto la natura monofattoriale e il nesso di causalità con l’esposizione all’amianto del mesotelioma pleurico … si tratta d’altra parte di malattia tabellata in rapporto all’esposizione amianto e quindi sussiste la presunzione propria del regime tabellare. Quanto alle mansioni svolte va rilevato che dalla documentazione prodotta … emerge come l’esposizione all’amianto riguardasse tutti i lavoratori del polo petrolchimico di Priolo e, addirittura, gli abitanti della zona. L’esposizione è quindi dimostrata indipendentemente dalle mansioni svolte, come d’altra parte ritenuto dal CTU di primo grado … immotivatamente disattesi dal primo Giudice. Pertanto … accertata l’origine professionale del mesotelioma … con condanna dell’INAIL di corrispondere agli eredi … pro quota i ratei arretrati dall’01.12.2014 al 15.07.2015 …”.

Petrolchimici: motivazione della condanna dell’INAIL

La Corte di Appello di Roma, a distanza di due giorni, motiva la condanna dell’INAIL che ribalta il giudizio di primo grado, con una motivazione shock: l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’ONA e legale dei familiari della vittima, dimostra che “dalla documentazione prodotta (indagine epidemiologica del 1997 a cura dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e Registro Tumori della Provincia di Siracusa) emerge come l’esposizione ad amianto riguardasse tutti i lavoratori del Polo Petrolchimico di Priolo e, addirittura, gli abitanti della zona”.

“L’associazione provvederà immediatamente a soddisfare, per quanto possibile, ogni esigenza che fosse manifestata. Continueremo a dare battaglia per il rispetto dei diritti dei lavoratori siciliani e siracusani. Il Presidente della Regione, nonostante abbia il potere per emettere atti equipollenti equivalenti agli atti di indirizzo ministeriale, non provvede ad emanare alcun provvedimento, di conseguenza i lavoratori sono obbligati ad intraprendere atti legali”, dichiara il sig. Calogero Vicario, Coordinatore ONA Sicilia.

Servizio di assistenza gratuita ONA

Tutti i cittadini che ne hanno necessità possono prima di tutto consultare il sito dal quale acquisire ogni utile informazione poi, nel caso fossero necessari chiarimenti e assistenza medica e legale, ci si potrà rivolgere direttamente all’associazione inoltrando una e-mail all’indirizzo: osservatorioamianto@gmail.com.

I numeri della strage in Sicilia

La Sicilia ha pagato un altissimo tributo in termini di vite umane in quanto l’ONA ha censito 947 mesoteliomi, per il periodo che va dal 2000 al 2011, per una media che nell’ultimo periodo sfiora i 100 casi per ogni anno.

Poiché il mesotelioma è il “tumore sentinella” e poiché i decessi per tumore polmonare sono almeno il doppio – quindi 200 decessi solo per tale patologia –  si stima che questa macabra contabilità porti già a 300 vite umane spezzate a cui vanno ad aggiungersi tutti gli ulteriori decessi causati dalle altre patologie asbesto correlate come tumore alla laringe, faringe, esofago, fegato, colon e ovaio, per non parlare dell’asbestosi, placche pleuriche ed ispessimenti pleurici e le complicazioni cardio-vascolari (art. 145 DPR 1124 del 1965, modificato con l’art.4 della Legge n.780 del 1975).

Per cui l’Osservatorio Nazionale Amianto calcola in più di 600 i decessi per patologie asbesto correlate alla sola Sicilia nel 2016.

Il ReNaM, per quanto riguarda i mesoteliomi, stabilisce che la Sicilia ha un’incidenza del 5,3% su base nazionale (aggiornamenti nel VII Rapporto Mesoteliomi).

Si tratta di dati sottostimati, in quanto in molti casi i cittadini siciliani debbono emigrare in Nord Italia per poter ottenere la diagnosi e per veri e proprio viaggi della speranza, per cui molti casi non vengono censiti.

Per ulteriori fonti:

– Registro Mesoteliomi 1998 – 2014 – decessi certi n. 1286 (pag. 5);

– Registro mesoteliomi 1998 – 2009 – decessi certi n. 850 (pag 4) + 436. Dai dati spicca tra tutte Siracusa

Marina bis: quel segreto della marina militare

Carteggio segreto marina
Carteggio

Il carteggio riservatissimo nel processo Marina bis

Nel processo Marina Bis che si sta svolgendo a Padova spunta un carteggio risalente al 1969, classificato come riservatissimo. Nel documento c’è la conferma: gli operai morivano di amianto. E più di qualcuno, tra gli alti vertici militari italiani di allora, lo sapeva.  E ora trema.

La testata online osservatoriodiritti.it, dopo inchiostroverde.it, ha deciso di riprendere in mano questo carteggio, con lo scopo di riuscire a fare luce sull’accaduto. Il Notiziario Amianto ripropone l’articolo con qualche aggiunta.

«Una storia di ritardi nella messa al bando del minerale e per chi attende giustizia», la definisce l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). È parte civile nel processo che si sta svolgendo davanti al tribunale di Padova nei confronti di quattordici ex alti ufficiali della Marina militare italiana. Ex capi di stato maggiore come Filippo Ruggiero, Umberto Guarnieri e Guido Venturoni; ex comandanti in capo della squadra navale come Mario Porta; un ufficiale medico, Rodolfo Stornelli, medaglia d’oro al merito della Repubblica Italiana per la Salute Pubblica. Sono tutti accusati, a diverso titolo: «Di aver omesso al personale appartenente alla Marina dei rischi per la salute insiti negli ambienti di vita e di lavoro, a causa della presenza di amianto, tanto all’interno degli Arsenali, quanto all’interno delle navi militari».

Consulenza

Non solo Marina Bis, ma anche Marina Ter

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha costituito uno specifico dipartimento per la tutela del personale civile e militare, esposti e vittime dell’amianto. Ha portato, con l’applicativo internet (Registro Patologie Asbesto Correlate) al censimento di 621 casi di mesotelioma (pag. 121 I° Rapporto Mesoteliomi), di cui almeno 350 tra coloro che hanno prestato servizio in Marina Militare dal 1995 al 2011. È pari al 4,1% di tutti i casi di mesotelioma censiti. L’impressionante aumento negli ultimi anni per la sola Marina Militare ha portato l’Osservatorio Nazionale Amianto a censire nel periodo dal 1995/2016 circa 500 casi di mesotelioma solo tra coloro che hanno prestato servizio in Marina Militare.

L’Osservatorio Nazionale Amianto stima quindi un’incidenza di circa 2000 casi di patologie asbesto correlate ad esito infausto nel periodo dal 1995 al 2016. I mesoteliomi sono solo la punta dell’iceberg. L’amianto provoca anche cancro polmonare, alla laringe, alla faringe, al fegato, al colon retto, alle ovaie e anche asbestosi e complicazioni cardiocircolatorie.

«Insistiamo perché ci sia una presa d’atto da parte della Marina Militare. Questa porti all’immediato riconoscimento della qualità di vittime del dovere di tutti questi lavoratori che sono morti per l’amianto. Hanno quindi diritto ad avere la dignità di riconoscimento di vittime e per i familiari di avere ciò che permetta loro una vita dignitosa, già peraltro sconvolta da lutti e tragedie» dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, presidente Osservatorio Nazionale Amianto.

Il procedimento di Marina Militare Bis

È il procedimento Marina Bis, il cui dibattimento è cominciato il 25 maggio del 2015. Secondo il magistrato che rappresenta l’accusa al processo, Sergio Dini: «Gli alti ufficiali non avrebbero informato gli operai dei rischi che correvano, a causa delle polveri che respiravano, e dei materiali contenenti amianto che indossavano, guanti, tute, etc.». Non soltanto.

Sempre secondo il pubblico ministero: «Avrebbero omesso di sottoporre con regolarità i dipendenti della Marina militare a controlli sanitari specifici; e di adottare misure almeno per ridurre, secondo le possibilità della tecnica, il diffondersi delle polveri contenenti amianto». Le accuse formulate dalla procura di Padova, perciò, sono gravissime: omicidio colposo, lesioni personali colpose e cooperazione nel delitto colposo.

Nelle ultime ore, tra le migliaia di pagine di carte processuali durante Marina bis, è spuntata la pistola fumante. La prova che i vertici della Marina sapevano (sin dalla fine degli anni’60) dei pericoli che correvano gli operai, è nel “carteggio riservatissimo”. È una corrispondenza tra gli alti vertici della marina ed alcuni scienziati dell’epoca. Il documento porta la data del 30 dicembre 1969. Ma è saltato fuori soltanto ora, quando è stato depositato agli atti del processo di Padova da Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale difensore di decine tra ex militari e familiari di persone decedute.

Marina bis: l’intervento dell’Avv.Bonanni

Come spiega lo stesso avvocato: «Un documento della Direzione di Sanità della Marina Militare che risale al 1969, risultato di una indagine epidemiologica, dimostra che su un campione di 269 operai che lavoravano allora presso l’Arsenale di Taranto, il 10% era affetto da mesotelioma o asbestosi. Un altro 16% presentava sintomi sospetti» e che le persone per cui la diagnosi non fosse certa, e tutti gli altri, hanno continuato a lavorare in esposizione ad amianto. Non solo.

«Le carte dimostrano che il rischio era conosciuto ben prima, tanto è vero che l’asbestosi è riconosciuta dalla L. 455/43, come dimostra la premessa della proposta di legge. Un’epidemia già in corso nei primi anni ’40 in tutta Italia e quindi a maggior ragione la Marina Militare avrebbe dovuto utilizzare materiali sostitutivi dell’amianto.

Quindi nel processo penale di Padova, oltre a questi documenti che dimostrano che la Marina era a conoscenza della pericolosità dell’amianto ben ventidue anni prima della sua messa a bando, avvenuto nel 1992, che questa strage era non solo prevedibile ma anche evitabile e che il primo colpevole era lo Stato che non ha rispettato le sue stesse leggi, ed è per questo che c’è una precisa responsabilità e dunque un obbligo di risarcimento dei danni». Queste sono le ragioni sostenute dall’Avv. Ezio Bonanni, non solo in sede penale, ma anche in sede civile.

Infatti l’ONA ha promosso già decine di cause civili per il risarcimento dei danni subiti dalle vittime. Ha costituito uno speciale dipartimento di assistenza medica e legale e sta censendo tutte le vittime.

È il silenzio a definire i contorni di questa storia

Sin dalla fine degli anni’ 60, se leggiamo la parte del carteggio in cui il dottor Luigi Ambrosi, direttore della Cattedra di medicina del lavoro dell’Università di Bari, chiede alla direzione della marina militare: «di poter condurre uno studio scientifico a carattere epidemiologico – statistico ed ambientale sull’Arsenale di Taranto. Il carattere squisitamente scientifico di tali indagini, i cui risultati sarebbero rimasti a disposizione esclusivamente della Direzione di Sanità militare, e non sarebbero stati forniti ad alcun ente, organizzazione politica o sindacale, estraneo alla Marina».

Poi i primi risultati vennero fuori e si capì anche la gravità della situazione sanitaria tra i lavoratori. La reazione dei vertici militari fu questa: «È in corso, in collaborazione con la sala medica, un’azione intesa ad allontanare dal posto di lavoro gli elementi più colpiti, un’ azione che dovrà essere opportunamente differita nel tempo per evitare allarmi eccessivi ed ingiustificati». Questo si legge in un altro documento classificato come riservatissimo.

La lettera del 14 febbraio del 1970 è scritta dal generale Mario Ingravallo, allora direttore dell’Arsenale di Taranto, e indirizzata a Navalcostarmi, la Direzione Generale delle Costruzioni, delle Armi e degli Armamenti Navali, ente alle dirette dipendenze dello Stato Maggiore del Ministero della Difesa. Anche questo carteggio è finito agli atti del processo di Padova, insieme alla conferma che non erano solo i vertici della Marina a sapere. Si legge ancora nella lettera: «Si fa presente che il problema è attualmente noto alle organizzazioni sindacali, che ne sono al corrente attraverso le visite mediche effettuate agli operai ».

Le indagini parlamentari successive svolte

Nel maggio 2016, la Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti dell’utilizzo dell’uranio impoverito (incaricata di indagare sui casi di gravi malattie del personale impiegato nei siti in cui sono depositati munizionamenti) è stata all’Arsenale di Taranto, effettuando un sopralluogo.

«Per poter acquisire un quadro aggiornato delle condizioni di lavoro dei dipendenti della Difesa impiegati sul posto, ma anche per svolgere una serie di audizioni con i diversi soggetti interessati sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro». Come ha spiegato la parlamentare Donatella Duranti, vice presidente della Commissione: «L’Arsenale è un ambiente condizionato da una molteplicità di fattori patogeni. Ed proprio sulla non invidiabile specificità di questo luogo, che la commissione di inchiesta è stata chiamata ad indagare». A quella visita, poi, si sono aggiunte diverse audizioni. La Commissione ha sentito le parti sociali e i vertici militari di oggi.

Marina Bis: riconoscimento vittime del dovere

Nel processo Marina Bis sono costituiti molti dei familiari delle vittime amianto Marina Militare. In questo processo è impegnato ormai da anni l’Avv. Ezio Bonanni, il quale ha ottenuto che la sentenza assolutoria fosse impugnata. Nel frattempo sono state istruite le procedure amministrative, a fronte delle quali sono stati riconosciuti i diritti alle vittime e ai superstiti.

Quali sono i diritti delle vittime dell’amianto in Marina Militare?

Coloro che sono vittime dell’amianto, perché imbarcate nelle unità della Marina Militare, sono vittime del dovere. In particolare sono equiparati a vittime del dovere, ai sensi dell’art. 20, co. 1, della L. 183/2010.

In questo modo, sia la vittima che i superstiti debbono ottenere la costituzione di alcune prestazioni, oltre alla speciale elargizione. Con il raggiungimento di un grado invalidante del 25%, si ha diritto allo speciale assegno vitalizio mensile e all’assegno vitalizio mensile.

Inoltre, ai sensi dell’art. 2, comma 105, L. 24 dicembre 2007, n. 244, sussiste il diritto a due annualità di pensione. Le vittime hanno diritto all’aumento figurativo di 10 anni di versamenti contributivi. Stesso diritto hanno, in caso di morte, i superstiti.

Marina Bis e risarcimento dei danni

Le vittime, parti offese nel processo penale Marina Bis, sono costituite quali parti civili. In altri termini, hanno esercitato l’azione civile nel processo penale. Il loro diritto al risarcimento è sancito dall’art. 20, co. 2, della L. 183/2010, che integra le altre norme.

Purtroppo, con la morte di molti imputati e con la prescrizione di alcuni titoli di reato, le vittime dovranno agire in sede civile. Quest’ultima possibilità sussiste anche per coloro che non si sono mai costituiti.

Per cui, l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto – ha costituito un gruppo di lavoro, di tecnici, medici e avvocati, per supportare le vittime.

L’ONA e l’Avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto significativi risultati con condanne storiche a carico della Marina Militare/Ministero della Difesa.

Marina Bis e risarcimento danni in sede civile

Nel caso di un Sottoufficiale della Marina, già parte offesa, dopo la morte del reo, l’Avv. Ezio Bonanni ha attivato la tutela legale innanzi il Tribunale di Roma. Quest’ultimo ha emesso una condanna storica: Tribunale di Roma, II sez. Civ., sent. n. 17002/21.

Così per un Sottoufficiale di macchina: Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 7951/2020 pubblicata il 01/06/2020 a definizione del proc. n. 16970/2016 RG. Ancora per il caso di un sommergibilista di leva, che, nel corso del suo servizio è stato esposto, anch’egli, ad amianto. In questo caso ancora una condanna a carico della Marina Militare Italiana e cioè del Ministero della Difesa.

Infatti, il Tribunale di Roma, II sezione civile, sentenza n. 11030/2021, lo ha ribadito. Le ragioni della condanna risiedono nelle violazioni delle regole cautelari, e in particolare dell’art. 2087 c.c.

Ecco perché è molto importante il carteggio riservatissimo, divulgato dall’Avv. Ezio Bonanni, e da questo notiziario amianto, cioè Il Giornale dell’Amianto.

Atti Marina Bis prova in sede civile

Proprio gli atti del processo penale Marina Bis sono la prova della responsabilità civile del Ministero della Difesa. Per cui, una specifica nota dell’Avv. Ezio Bonanni diramata a tutte le sedi, illustra l’importanza di questo carteggio.

Non solo il carteggio riservatissimo, ma anche tutti gli atti ulteriori del processo penale Marina Bis sono importanti. Inoltre, grazie all’impegno dell’ONA, la questione amianto è stata portata all’attenzione della Commissione Parlamentare d’Inchiesta della Camera dei Deputati. Oltre alla relazione sono fondamentali tutti gli altri atti, compreso il carteggio riservatissimo. Perciò, tutte queste prove, compresa la Superperizia (Murer, Consonni, Laureni), sono documenti essenziali.

L’ONA informa tutte le vittime e i familiari che è possibile agire per la tutela dei loro diritti.

Aggiornamento procedimento penale Marina Bis

Il processo penale Marina Bis è in corso di celebrazione presso la Corte di Appello di Venezia. Infatti, la sentenza assolutoria, è stata impugnata dal Procuratore Generale della Corte di Appello di Venezia.

Infatti, rispetto alla sentenza assolutoria penale, l’atto di appello del Procuratore Generale ha evidenziato l’ingiustizia della decisione.

Purtroppo lo Stato Italiano cerca di nascondere le responsabilità degli alti ufficiali della Marina Militare Italiana. Ecco perché è fondamentale promuovere le azioni giudiziarie, affidandosi all’ONA.

È attesa la sentenza di appello processo Marina Bis. In ogni caso, anche se ci fosse una sentenza di assoluzione, nel corso di questo 2022, le azioni civili possono proseguire.

Assistenza legale vittime amianto Marina Militare

L’amianto in Marina Militare ha provocato mesotelioma, tumore del polmone, asbestosi e altre malattie asbesto correlate. Purtroppo le bonifiche sono ancora in corso. Molte navi, compresa la Vittorio Veneto, ammiraglia, vera e propria bara di amianto è stata dismessa.

Con il suo carico di amianto e di morte è ora nella disponibilità della Marina Militare della Turchia. Seminiamo morti, lutti e tragedie. Questo modo di fare è fortemente contestato dall’Avv. Ezio Bonanni, che ritiene ingiustificata la spesa militare. Infatti, sulla base dell’attuale situazione (che vede la necessità di potenziare infrastrutture, scuole, ospedali), a che serve sperperare nelle armi?

Per questi motivi, oltre all’azione forte contro il riarmo dell’Italia, l’ONA intensifica l’azione per la difesa dei militari. Questi ultimi sono vittime di amianto e di altri cancerogeni. È necessario quindi mettere in sicurezza i nostri militari, e poi tutelare i loro diritti.

Come chiedere la consulenza legale gratis

Tutte le vittime Marina Bis e le vittime amianto della Marina Militare Italiana si possono rivolgere all’ONA. L’associazione prosegue la sua mobilitazione di intesa con l’Osservatorio Vittime Dovere. Anche gli orfani, compresi quelli non a carico fiscale, sono assistiti e difesi dall’ONA e dall’Avv. Ezio Bonanni.

Lo sportello dell’ONA è lo strumento attraverso il quale tutti i cittadini possono segnalare i casi di patologie asbesto correlate. Inoltre possono chiedere assistenza medica e assistenza legale. Il servizio si rivolge anche al personale civile e militare della Marina Militare Italiana. Ognuno può richiedere il riconoscimento della causa di servizio e dello status di vittima del dovere.

L’ONA ha già chiesto al Sindaco di Taranto listituzione di uno sportello amianto proprio per far fronte all’epidemia di patologie asbesto correlate, che colpisce in modo particolare coloro che hanno lavorato nell’arsenale della Marina Militare. Per rivolgere all’ONA si può chiamare il numero verde o compilare il form.

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