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S. Valentino, ONA: amare significa prendersi cura degli altri

Avv. Ezio Bonanni, amianto risarcimento
ONA, Presidente Avv. Ezio Bonanni

San Valentino è universalmente noto come la festa dell’amore, un’occasione per celebrare sentimenti, affetti e relazioni profonde. L’Avv. Ezio Bonanni presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto coglie l’occasione, per questa ricorrenza, di considerare la salute pubblica e la lotta all’amianto come una forma di amore verso il prossimo.

“L’amore può avere (e deve avere) anche un significato più ampio: prendersi cura della salute di chi amiamo e della comunità in cui viviamo. In un Paese come l’Italia, dove la presenza di amianto continua ad avere conseguenze sulla salute pubblica, questo messaggio diventa un ponte potente tra affetto personale e responsabilità collettiva.” – ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Amianto: un problema che riguarda tutti

L’amianto, noto anche come asbesto, è stato ampiamente impiegato in Italia durante il XX secolo per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore.

“Nonostante il divieto di utilizzo introdotto con la legge n. 257 del 1992, restano nel nostro territorio ancora milioni di tonnellate di materiali contenenti amianto, presenti in edifici pubblici, scuole, impianti sportivi e persino in strutture frequentate quotidianamente da famiglie e bambini.” – racconta Bonanni.

Le fibre di amianto, se inalate, possono causare gravi patologie, tra cui mesotelioma, tumori polmonari e asbestosi. Per molte persone e famiglie italiane, l’esposizione all’amianto ha significato malattia, perdita della salute e lutti che avrebbero potuto essere evitati.
“Questo fenomeno si manifesta tutti i giorni davanti agli occhi della collettività e continua a mietere vittime.” – continua Bonanni.

Quando l’amore incontra la responsabilità sociale

Collegare idealmente San Valentino alla lotta contro l’amianto può sembrare insolito, ma l’idea è semplice: “amare significa anche proteggere la salute di chi ci sta accanto e di chi abita il nostro stesso territorio. Questo amore esteso si trasforma in consapevolezza, prevenzione, azione civica e tutela della salute pubblica e dell’ambiente”. – dichiara Bonanni.

La celebrazione dell’amore può diventare così un invito a riflettere sulla qualità della vita, sulla salute collettiva e sull’impegno per un ambiente più sicuro per le generazioni future.

L’impegno dell’Avv. Ezio Bonanni per le vittime dell’amianto

Un esempio significativo di questo impegno civile è dato dall’operato dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), legalmente impegnato da oltre vent’anni nella tutela delle vittime dell’esposizione all’amianto e nella promozione di misure di prevenzione primaria e tutela giuridica.

Oltre alla tutela legale delle vittime e loro famigliari assistendo a contenziosi per riconoscimenti e diritti, la sua attività si concentra su diversi fronti. Tra cui prevenzione primaria, ossia azioni e normative volte a evitare ogni forma di esposizione ad asbesto.
Ma anche un gran lavoro mediatico di sensibilizzazione sociale e istituzionale, attraverso convegni, interventi pubblici e proposte normative volte alla bonifica dei siti contaminati e alla protezione dei cittadini.

Una battaglia per la dignità umana  e per un futuro in cui nessuno debba più scegliere tra lavoro, sopravvivenza e salute.

Amare significa prendersi cura della salute

San Valentino può diventare quindi qualcosa di più di una semplice festa commerciale o un fatto privato. Può essere l’occasione per ricordare che l’amore vero include la protezione  della comunità in cui vivi. È un invito alla responsabilità civile, alla prevenzione sanitaria e all’azione collettiva per superare problemi reali come i cancerogeni ancora presenti nel nostro Paese.

Ex Ilva Taranto, ONA: riaperta la partita sui risarcimenti

ciminiere di una fabbrica, Ex Ilva
ciminiere con fumo di una fabbrica (foto free da Pixabay)

La Corte di Cassazione ha disposto un nuovo esame di parte delle domande risarcitorie presentate nell’ambito del contenzioso civile collegato alla vicenda industriale dell’ex Ilva di Taranto.

Con una decisione depositata nei giorni scorsi, la Suprema Corte ha parzialmente annullato la precedente sentenza della Corte d’Appello di Lecce, rinviando alla stessa Corte, in diversa composizione, per una nuova valutazione di alcune posizioni.

Il principio affermato dalla Cassazione

Secondo quanto riportato nel provvedimento, in sede civile il giudice è chiamato a valutare autonomamente la sussistenza di un eventuale danno risarcibile, indipendentemente dall’accertamento penale del reato. La pronuncia interviene dunque sul piano strettamente civilistico, senza riaprire profili di responsabilità penale.

L’origine del contenzioso

La controversia trae origine dal passaggio di attività dalla successiva riassunzione di una parte dei lavoratori con condizioni contrattuali ed economiche differenti rispetto a quelle precedentemente applicate.

Da tali circostanze è nato un procedimento giudiziario che ha coinvolto diversi ex dipendenti e l’INPS, anche con riferimento agli aspetti contributivi e previdenziali.

Per quanto riguarda il procedimento penale collegato ai fatti oggetto di causa, le ipotesi di reato risultano dichiarate prescritte. La questione è quindi proseguita davanti al giudice civile per la verifica dell’eventuale esistenza di danni risarcibili.

La decisione precedente e il rinvio

In una precedente fase, la Corte d’Appello di Lecce aveva respinto parte delle domande, ritenendo in alcuni casi non sussistenti i presupposti giuridici e in altri dichiarando l’inammissibilità per motivi procedurali.

La decisione della Cassazione non accerta responsabilità né riconosce automaticamente risarcimenti, ma dispone un nuovo esame di alcune posizioni alla luce dei principi di diritto indicati nel provvedimento. Restano escluse le domande dichiarate definitivamente inammissibili.

I prossimi passaggi

«Questa decisione rappresenta una svolta e rappresenta un passaggio significativo per decine di ex dipendenti coinvolti nella lunga vicenda industriale e giudiziaria legata allo stabilimento siderurgico di Taranto – sottolinea l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e componente del collegio legale unitamente agli Avv.ti Simona Scarpati e Giovanni Gentile, e dal compianto collega Pietro Dalena – perché riaccende la speranza del riconoscimento dei propri diritti. È un passaggio che riporta al centro le persone, dopo anni di attese e rinvii. Sarà ora la Corte d’Appello di Lecce, in nuova composizione, a riesaminare l’intera vicenda alla luce dei principi indicati dalla Cassazione».

L’esito del giudizio civile sarà determinato dalle valutazioni che la Corte territoriale effettuerà sulla base degli atti e dei principi richiamati dalla Suprema Corte.

Eternit Bis, annullata sentenza Schmidheiny per mancata traduzione

Eternit, Statua della giustizia, con lavoratore davanti
Giornata nazionale vittime del lavoro, foto di un lavoratore davanti alla statua della giustizia
Annullata dalla Corte Suprema italiana per mancata traduzione la sentenza emessa il 17 aprile 2025 dalla Corte d’Appello di Torino nei confronti di Stephan Schmidheiny. L’imprenditore svizzero era stato condannato a 9 anni e 6 mesi nel processo Eternit “bis”, legato alle morti per malattie amianto correlate negli stabilimenti Eternit di Casale Monferrato in Piemonte. Una condanna che faceva seguito alla vasta inchiesta su Eternit aperta dalla Procura di Torino nel 2004.

Sopravvivono una limitata parte dei casi.

Perché la sentenza è stata annullata

La sentenza emessa in secondo grado non era notificata all’imprenditore svizzero in una lingua a lui comprensibile.

Infatti in base al diritto processuale italiano, la mancata traduzione della sentenza nella lingua nota all’imputato che non conosce l’italiano costituisce una grave violazione del diritto alla difesa e comporta la nullità della sentenza stessa. La garanzia di comprensione è essenziale.

La Corte Suprema di Cassazione ha quindi accolto il ricorso della difesa e i giudici dovranno tradurre la sentenza in tedesco per poi notificarla all’imputato e alla sua difesa.  Le parti avranno poi nuovamente la possibilità di presentare ricorso nel merito davanti alla Corte Suprema.

L’omessa traduzione di atti fondamentali impedisce all’imputato di comprendere le ragioni della decisione e di esercitare il diritto all’impugnazione. Ciò ne determina la nullità.

Una tutela che si inserisce nell’area più ampia delle garanzie del giusto processo e del diritto del difensore di partecipare alla formazione della prova (violazione del contraddittorio), che se non rispettate rendono l’atto nullo.

Il rammarico della procrastinazione

In primo grado, a Schmidheiny addebitati 12 anni di carcere. Chiesta dalla Procura generale una condanna per omicidio volontario, ma in appello è ritenuto l’omicidio colposo.

Una complessa vicenda processuale, con assoluzioni, dichiarazioni di prescrizione e riqualificazioni di alcuni capi di imputazione.

“Si tratta di un ulteriore dilatazione al tempo per giungere a verità e giustizia prima di tutto per le vittime e i loro familiari. Il nostro impegno per la tutela delle vittime dell’amianto non si ferma e andremo avanti in nome del diritto alla salute a difesa della dignità della persona umana” – Ha affermato l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, commentando la notizia.

Una vicenda giudiziaria lunga oltre vent’anni

Il Processo Eternit bis si inserisce in una storia giudiziaria iniziata nei primi anni Duemila con l’inchiesta della Procura di Torino sulle attività degli stabilimenti Eternit.

Nel primo maxiprocesso, concluso nel 2014, la Cassazione dichiarò prescritto il reato di disastro ambientale dopo una condanna in appello a 18 anni. Il secondo procedimento ha riguardato singoli casi di decesso per patologie asbesto correlate.

In primo grado inflitta una condanna a 12 anni di reclusione. In appello la qualificazione giuridica ricondotta all’omicidio colposo, con rideterminazione della pena a 9 anni e 6 mesi. Nel corso del procedimento il numero dei casi contestati si è progressivamente ridotto per intervenute prescrizioni e riqualificazioni.

Casale Monferrato e l’amianto

Casale Monferrato è uno dei territori simbolo dell’esposizione industriale all’amianto in Italia. Lo stabilimento Eternit ha operato per gran parte del Novecento. “Le malattie amianto correlate, come il mesotelioma pleurico, possono manifestarsi anche dopo decenni dall’esposizione.” – ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni.

L’inchiesta di Report

La vicenda giudiziaria legata al caso Eternit è stata oggetto, negli anni, anche di approfondimenti giornalistici di rilievo internazionale. In particolare, una puntata del programma televisivo Report, firmata dal giornalista Sacha Biazzo sono ricostruiti contatti e relazioni in tutto il mondo. Le informazioni diffuse dal programma fanno riferimento a comunicazioni e incontri che avrebbero avuto come oggetto valutazioni di carattere reputazionale e strategico.

Nella stessa trasmissione viene fatto riferimento storico di cui Bonanni parlò in un articolo: “l’8 settembre del 1943, fino ai primi di maggio del 1945, fu operativo lo stabilimento Eternit di Berlino. Nello Stalag III D di Berlino, nello stabilimento Eternit hanno lavorato gli italiani internati.

Furono circa 38mila i confinati italiani impiegati nelle fabbriche di Berlino, uccisi dagli stenti, dalla fame e dalle violenze. La capitale tedesca era sottoposta a continui bombardamenti anglo-americani. Oltre ad uccidere i berlinesi “ariani” le bombe uccidevano anche i prigionieri.” – scrive Bonanni.

Amianto, Ezio Bonanni: “Servono bonifiche e più tutele”

Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto
Avv. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto

Il tema dell’amianto torna al centro del dibattito pubblico dopo l’intervento dell’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). L’associazione, attiva a livello nazionale, ha promosso una petizione sulle bonifiche amianto che è stata ritenuta ammissibile dalla Commissione per le Petizioni del Parlamento Europeo, aprendo così a un esame preliminare da parte della Commissione UE.

Si tratta di un passaggio istituzionale importante: Bruxelles ha deciso di approfondire la questione relativa alla presenza di amianto in diversi siti industriali siciliani e alla necessità di interventi di bonifica più incisivi.

 UE e Italia sul tema amianto

Secondo Bonanni, la questione amianto in Italia è ancora aperta sotto diversi profili normativi e sanitari. L’avvocato ricorda che “in passato l’Italia è stata oggetto di una procedura di infrazione europea per il mancato recepimento di direttive comunitarie in materia di protezione dei lavoratori esposti all’amianto.” – Ha affermato Bonanni.

Successivamente, con il D.Lgs. 277/91, la Legge 257/92 (che ha messo al bando l’amianto) e il Testo Unico sulla Sicurezza (D.Lgs. 81/08), il quadro normativo è stato aggiornato. Tuttavia, secondo l’ONA, permangono criticità legate alla presenza di materiali contenenti amianto in edifici pubblici, scuole, ospedali e siti industriali.

Bonanni sottolinea come la quantità stimata di amianto ancora presente sul territorio nazionale – circa 32 milioni di tonnellate – renda urgente un piano di bonifica strutturato, per evitare ulteriori rischi sanitari e possibili richiami da parte delle istituzioni europee.

Situazione e ritardi nelle bonifiche

In un articolo su QdS, Bonanni indica la Sicilia è una delle regioni interessate dalla presenza di siti industriali dismessi o attivi con potenziale contaminazione da asbesto.

Bonanni evidenzia come, nel corso degli anni, diverse aziende con sede legale nel Centro-Nord abbiano operato anche nel Mezzogiorno. Questo ha contribuito allo sviluppo industriale, ma ha lasciato aperte in alcuni territori questioni ambientali che oggi richiedono interventi concreti.

La questione riguarda tutto il territorio nazionale

Secondo quanto evidenziato dall’ONA, manca ancora in tutto il territorio nazionale un censimento completo dei siti contaminati e le operazioni di bonifica procedono con lentezza.

Il presidente dell’ONA inoltre afferma che è fondamentale il riconoscimento dei benefici contributivi per i lavoratori esposti (art. 13, comma 8, L. 257/92).  Richiama l’attenzione sulle rendite Inail per le vittime di patologie asbesto-correlate, oltre alla necessità di garantire maggiore uniformità nelle tutele su tutto il territorio nazionale.

L’azione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

“L’ONA è una associazione nata per offrire assistenza legale e supporto ai lavoratori esposti e ai familiari delle vittime.  Parallelamente, l’ONA prosegue con azioni civili e iniziative istituzionali per ottenere bonifiche più rapide e un rafforzamento delle misure di prevenzione.” – prosegue Bonanni.

Salute pubblica: un tema ancora attuale

A oltre trent’anni dalla messa al bando della pericolosa sostanza in Italia, il problema non può dirsi superato. La presenza di materiali contenenti fibre di asbesto in numerosi edifici e aree industriali richiede interventi coordinati tra Stato, Regioni ed enti locali.

“L’attenzione ora è rivolta anche all’Europa. L’esame preliminare avviato dalla Commissione UE potrebbe contribuire ad accelerare le verifiche e a stimolare un rafforzamento delle politiche ambientali e sanitarie legate all’asbesto.” – Conclude Bonanni.
Fonti:
Osservatorio Nazionale Amianto, QdS.

Lombardia: 11,5 milioni di euro per bonifica amianto edifici pubblici

bonifica amianto (Foto free di Firmbee da Pixabay)
bonifica amianto (Foto free di Firmbee da Pixabay)

La Regione Lombardia stanzia 11,5 milioni di euro per la bonifica dell’amianto dagli edifici pubblici. La Giunta regionale ha approvato i criteri del bando 2026, uno strumento che punta ad accelerare la rimozione e lo smaltimento dei materiali contenenti asbesto ancora presenti sul territorio.

La misura si inserisce nel Programma regionale di gestione dei rifiuti (PRGR) e mira a rafforzare la tutela della salute pubblica, oltre a favorire la riqualificazione del patrimonio immobiliare pubblico.

Bando amianto 2026: contributi a fondo perduto per gli enti locali

Il bando 2026 prevede contributi a fondo perduto che possono coprire fino al 100% delle spese ammissibili. Il finanziamento massimo per ciascun intervento è fissato a 350mila euro.

Possono presentare domanda Comuni, Unioni di Comuni, Comunità montane, Province e Città Metropolitana, purché gli immobili siano di proprietà pubblica e non destinati ad attività economiche.

L’obiettivo è sostenere concretamente gli enti locali nelle operazioni di bonifica amianto, riducendo i costi a carico delle amministrazioni.

Quali interventi di bonifica amianto sono finanziati

Le risorse regionali coprono la rimozione e lo smaltimento di manufatti contenenti amianto, tra cui coperture in cemento-amianto, pavimentazioni in vinyl-amianto e materiali friabili. Sono ammessi anche interventi su altri elementi come tubazioni e canne fumarie.

Il bando finanzia inoltre la sostituzione dei materiali rimossi, con percentuali differenti a seconda della tipologia di intervento. Le spese tecniche sono riconosciute entro il limite del 10% del costo complessivo.

Si tratta di un intervento strutturato che non si limita alla rimozione, ma accompagna l’intero processo di riqualificazione degli edifici pubblici.

Bonifica in Lombardia: più sicurezza negli edifici pubblici

“L’amianto, vietato in Italia dal 1992, è ancora presente in molti edifici costruiti prima del divieto. Qualsiasi operazione che possa rendere migliore la bonifica rappresenta un passo avanti  per garantire ambienti più sicuri a cittadini, studenti e lavoratori.” Ha commentato la notizia l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Secondo quanto dichiarato dall’assessore all’Ambiente e Clima Giorgio Maione, promotore dell’approvazione, la misura offre un supporto concreto agli enti locali per eliminare un materiale pericoloso dagli immobili pubblici.

Fonte: lombardianotizie.online