“La bonifica dall’amianto rappresenta oggi una delle sfide più complesse in materia di ambiente, salute e sicurezza. Nonostante l’amianto sia stato bandito in Italia dal 1992, milioni di tonnellate di questo materiale continuano a essere presenti in edifici pubblici, fabbriche dismesse, scuole, ospedali e abitazioni private.” Ha affermato l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.
Il problema è soprattutto economico: i costi elevati delle operazioni di rimozione e smaltimento costituiscono un ostacolo concreto per enti locali, aziende e privati cittadini.
Il caso Ticosa: un esempio dei costi elevati per la bonifica amianto
Recentemente è stata portata alla luce dai media la vicenda dell’area ex Ticosa di Como, un esempio delle difficoltà legate alla bonifica. Secondo quanto riportato da La Provincia di Como, la rimozione del materiale comporterebbe una spesa di circa 16 milioni di euro.
Una cifra enorme che potrebbe comportare rallentamenti dell’intero progetto di riqualificazione.
Questo caso non è isolato: in tutta Italia esistono aree industriali dismesse e fabbricati storici che attendono da anni una bonifica, proprio perché i costi risultano proibitivi.
Esistono bandi, bonus e fondi per agevolare bonifiche e messa in sicurezza. Considerata però l’enorme mole di materiali contenenti amianto (ONA ha stimato circa 40 milioni di tonnellate di asbesto solo in Italia) la strada è ancora lunga.
Per questo da anni l’Avv. Ezio Bonanni e l’ONA invitano a programmi istituzionali, politici ed economici di attacco, tra cui processi di definiscalizzazione che possano agevolare le imprese ed i privati.
Perché i costi della bonifica amianto sono così elevati?
La rimozione dell’amianto è un’operazione complessa che richiede:
- personale specializzato con certificazioni specifiche;
- l’uso di dispositivi di protezione individuale e sistemi di confinamento;
- procedure di raccolta e trasporto in condizioni di massima sicurezza;
- lo smaltimento in discariche autorizzate, ormai sempre più rare e costose.
Tutti questi fattori contribuiscono a far lievitare i costi, rendendo la bonifica spesso insostenibile per i bilanci pubblici e per i proprietari privati.
Conseguenze del ritardo nelle bonifiche
I costi troppo elevati hanno un effetto diretto: molte strutture contaminate restano in stato di abbandono, esponendo comunità e lavoratori a un rischio continuo.
L’amianto, infatti, è pericoloso soprattutto quando si deteriora o viene danneggiato, rilasciando fibre invisibili che possono causare malattie gravi come il mesotelioma e il cancro ai polmoni.
Rinviare la bonifica significa non solo bloccare progetti di riqualificazione urbana, ma anche lasciare intatti potenziali focolai di esposizione.
La necessità di soluzioni più accessibili
Per superare l’impasse, l’ONA invita ad intervenire su più fronti:
- Incentivi economici: agevolazioni fiscali, contributi statali e fondi europei potrebbero alleggerire il peso finanziario delle bonifiche.
- Innovazione tecnologica: la ricerca può individuare metodi alternativi alla rimozione totale, come il confinamento o l’incapsulamento dei materiali, garantendo sicurezza con minori costi.
- Pianificazione a lungo termine: occorre un piano nazionale che stabilisca priorità di intervento, evitando che le aree più contaminate restino escluse.
- Coinvolgimento dei privati: programmi di sostegno per famiglie e imprese possono incentivare la bonifica anche degli edifici residenziali.
Un problema di salute pubblica e di sviluppo
La messa in sicurezza delle aree contaminate può diventare una leva di sviluppo economico e urbano. Intervenire sull’amianto significa liberare spazi da destinare a nuove funzioni: industrie moderne, servizi, edilizia sostenibile, verde pubblico.
Investire nella bonifica significa proteggere la salute e dare impulso a una nuova stagione di riqualificazione e rigenerazione ambientale. Perché il futuro delle nostre città non può poggiare su fondamenta fragili, tanto meno su quelle avvelenate dall’amianto.



