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Mesotelioma e amianto: diagnosi e nuove cure, l’ONA sostiene il progetto del CRO di Aviano

foto: giorgia Cicconi dalla conferenza stampa nuovo studio mesotelioma Friuli Venezia Giulia
foto: giorgia Cicconi dalla conferenza stampa nuovo studio mesotelioma Friuli Venezia Giulia

Amianto e mesotelioma: la prevenzione resta fondamentale

Il mesotelioma pleurico continua a rappresentare una delle più gravi conseguenze dell’esposizione all’amianto. Nonostante il divieto dell’asbesto in Italia risalga al 1992, migliaia di persone continuano ancora oggi ad ammalarsi a causa del lungo periodo di latenza della malattia, che può superare i 40 anni.

Per questo motivo l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) presieduto dall’Avv. Ezio Bonanni accoglie con favore il nuovo studio clinico promosso dal Centro di Riferimento Oncologico (CRO) di Aviano e finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia con un investimento di un milione di euro.

L’obiettivo del progetto è duplice: migliorare le possibilità terapeutiche per i pazienti affetti da mesotelioma pleurico e sviluppare strumenti di diagnosi precoce per gli ex esposti all’amianto.

Nuovo studio sul mesotelioma finanziato dalla Regione FVG

Lo studio clinico sui pazienti affetti da mesotelioma pleurico e sui lavoratori ex esposti all’amianto vede il CRO di Aviano come centro capofila, con il coordinamento della dottoressa Alessandra Bearz, responsabile della struttura Tumori del polmone e della pleura.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra istituzioni sanitarie, università, associazioni e realtà territoriali impegnate nella lotta contro le patologie asbesto correlate.

Tra i soggetti coinvolti figurano l’Università di Ferrara, con i gruppi di ricerca guidati dal professor Paolo Pinton e dal professor Mauro Tognon, la sezione regionale ANMIL FVG, le aziende sanitarie regionali, le Università di Trieste e Udine, la Commissione regionale amianto FVG e l’Osservatorio Nazionale Amianto.

Per l’ONA, la collaborazione tra ricerca scientifica, medicina del lavoro e associazioni delle vittime rappresenta un passo importante nella tutela della salute pubblica.

Diagnosi precoce del mesotelioma: servono biomarcatori efficaci

Uno dei principali problemi del mesotelioma pleurico è la difficoltà di arrivare a una diagnosi tempestiva.

La malattia, infatti, si sviluppa in modo silente e spesso viene scoperta quando è già in fase avanzata. Attualmente non esistono biomarcatori validati in grado di individuare precocemente i soggetti a rischio tra gli ex lavoratori esposti all’amianto.

Il nuovo progetto punta proprio alla validazione clinica di biomarcatori predittivi già individuati in studi preliminari.

Secondo l’ONA, questo approccio potrebbe aprire la strada a programmi di sorveglianza sanitaria più efficaci e a screening periodici per i lavoratori ex esposti.

La diagnosi precoce potrebbe infatti aumentare le possibilità terapeutiche e migliorare la qualità della vita dei pazienti.

Nuove terapie contro il mesotelioma

Le cure attualmente disponibili per il mesotelioma pleurico si basano principalmente su chemioterapia e immunoterapia. Tuttavia, i risultati ottenuti restano ancora limitati e temporanei.

La sopravvivenza media dopo la diagnosi è oggi di circa 12 mesi.

Per questo motivo, il nuovo studio intende sperimentare protocolli innovativi capaci di rafforzare l’efficacia dei trattamenti esistenti e contrastare la resistenza delle cellule tumorali.

L’ONA sottolinea da anni la necessità di investire maggiormente nella ricerca scientifica sul mesotelioma e sulle altre malattie causate dall’amianto.

Per l’associazione presieduta dall’Avv. Ezio Bonanni, ricerca, prevenzione e sorveglianza sanitaria devono procedere insieme per garantire maggiore tutela ai cittadini e ai lavoratori.

ONA: “La bonifica dell’amianto resta la vera prevenzione”

Se da un lato la ricerca rappresenta una speranza concreta per le vittime del mesotelioma, dall’altro l’Osservatorio Nazionale Amianto ricorda che la vera priorità resta la prevenzione primaria.

L’amianto è ancora presente in molti edifici pubblici e privati, scuole, siti industriali e infrastrutture.

Per l’ONA è necessario accelerare le bonifiche, aumentare i controlli ambientali e rafforzare le attività di informazione sui rischi legati all’esposizione alle fibre di asbesto.

Solo eliminando definitivamente l’amianto dagli ambienti di vita e di lavoro sarà possibile ridurre il numero dei nuovi casi di mesotelioma e delle altre patologie asbesto correlate.

Presente alla conferenza l’Avv. Giorgia Cicconi dello staff ONA: “un progetto ambizioso che può cambiare la situazione, con un lavoro sinergico tra università, medici e ricercatori.”

Riccardi: “Ricerca e territorio insieme contro il rischio amianto”

Durante la presentazione del progetto al Campus del CRO di Aviano, l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi ha definito lo studio “un progetto importante” nato dalla volontà della Regione Friuli Venezia Giulia di investire nella ricerca oncologica e nella diagnosi precoce.

Riccardi ha sottolineato il valore del lavoro multidisciplinare che coinvolge ricercatori, strutture sanitarie, associazioni e realtà industriali.

Secondo l’assessore, il Friuli Venezia Giulia punta a diventare un modello nella gestione integrata del rischio amianto e nella ricerca sul mesotelioma.

Un obiettivo condiviso anche dall’Osservatorio Nazionale Amianto, che continua a chiedere maggiore attenzione istituzionale verso le vittime dell’amianto, la prevenzione sanitaria e il diritto alla salute.

Mesotelioma, Prof. Pinton
Mesotelioma, Prof. Pinton

 

Sicurezza sul lavoro e amianto: ONA e Il Gruppo Sole 24 Ore a Bologna Fiere (VIDEO)

Amianto, Ona e il Sole 24 Ore per Ambiente Lavoro
Amianto, Ona e il Sole 24 Ore per Ambiente Lavoro

Un evento importantissimo quello che si è svolto a Bologna nell’ambito di Ambiente Lavoro 2026 presso Bologna Fiere, organizzato da Gruppo Il Sole 24 Ore e ONA – Osservatorio Nazionale sull’Amianto presieduto dall‘Avv. Ezio Bonanni.  Il talk “Nuovi modelli organizzativi di impresa per la tutela della salute nei luoghi di lavoro, tra prevenzione e precauzione” è avvenuto nell’ambito di tre giornate di approfondimento del Gruppo 24 ore dedicate all’evoluzione della sicurezza sul lavoro. Tra innovazione tecnologica, aggiornamenti normativi e responsabilità organizzative. Un percorso di confronto tra istituzioni, professionisti e imprese per interpretare i cambiamenti in atto e tradurli in soluzioni operative. Nel rispetto dei principi costituzionali di tutela della salute, sicurezza e dignità della persona.

L’evento

Una riflessione che ha unitodiritto, etica e cultura d’impresa. Nel segno dei valori della Costituzione e della dignità della persona umana. L’amianto, o asbesto, la fibra killer che ha provocato milioni di morti (almeno 200.000 ogni anno, secondo le ultime stime dell’OMS) e che incide, ogni anno, solo in Italia, con 10.000 nuovi casi, di cui 7.000 mortali, “è la metafora della necessità dell’impegno contro ogni forma di agenti dannosi e pericolosi, contro ogni forma di violenza e di sopraffazione, nel segno dei valori della dignità della persona umana.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Ne hanno discusso, moderati dall’Avv. Ezio Bonanni
Maurizio Ascione, Magistrato della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano (in diretta online)
Giampiero Cardillo, Architetto, Generale in congedo dell’Arma dei Carabinieri
Sergio Clarelli, Ingegnere, Presidente ASSOAMIANTO

A coadiuvare l’iniziativa Isabella Ascione.

Sicurezza sul lavoro e prevenzione: il convegno a Bologna

Ai microfoni di ONA News videointerviste a margine dell’iniziativa.

E’ emersa la necessità di rafforzare la prevenzione primaria, aumentare l’informazione pubblica e promuovere una maggiore consapevolezza sui rischi legati all’amianto e alle malattie professionali.

Secondo l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, “la sicurezza sul lavoro rappresenta un principio fondamentale della Costituzione italiana. La tutela della salute e della dignità del lavoratore trova infatti fondamento negli articoli 4, 32, 35, 36 e 41 della Costituzione.”

Amianto e malattie professionali: tragedia ancora attuale

Durante il convegno è stato ribadito come l’amianto continui a rappresentare un’emergenza sanitaria e sociale. Nonostante i divieti introdotti negli anni Novanta, il materiale è ancora presente in molte strutture pubbliche e private, comprese scuole ed edifici industriali.

L’Osservatorio Nazionale Amianto punta soprattutto sulla prevenzione. L’obiettivo è evitare nuovi casi di esposizione e ridurre il numero di incidenti sul lavoro e di malattie professionali mortali.

“Ogni anno migliaia di persone perdono la vita a causa di patologie correlate all’amianto. Per questo motivo, associazioni e professionisti chiedono più controlli, bonifiche e informazione.” Ha affermato il Generale Giampiero Cardillo, del Comitato Tecnico Scientifico ONA.

Il ruolo dell’informazione nella lotta all’amianto

Sempre per Cardillo un tema centrali il ruolo dei media nella sensibilizzazione pubblica. Il relatore ha sottolineato l’importanza di “parlarne di più” per far comprendere la gravità del problema.

La collaborazione con il Gruppo 24 Ore è stata definita strategica proprio perché capace di dare visibilità nazionale al tema della sicurezza sul lavoro.

Solo attraverso una comunicazione costante è possibile creare una vera cultura della prevenzione. L’obiettivo è coinvolgere istituzioni, imprese e cittadini nella lotta contro l’amianto.

Serve una soluzione concreta

Tra gli ospiti presenti anche Sergio Clarelli, ingegnere e presidente di AssoAmianto, associazione nata nel 1998 per affrontare i rischi legati all’amianto.

Clarelli ha ricordato l’importanza della collaborazione tra associazioni, tecnici e professionisti per arrivare a una soluzione definitiva del problema.
L’Avvocato Bonanni presidente di ONA ha quindi espresso apertura e condivisione all’idea di avviare un percorso insieme per la lotta all’amianto.

La presenza di amianto in edifici pubblici, scuole e strutture industriali continua infatti a rappresentare un rischio concreto.

Le testimonianze delle vittime dell’amianto

Particolarmente toccanti le testimonianze di chi ha vissuto direttamente le conseguenze dell’esposizione all’amianto.

Ne abbiamo parlato con Fabio Fenati ex lavoratore delle piattaforme petrolifere che ha raccontato di aver sviluppato un mesotelioma dopo anni di esposizione tra il 1986 e il 1996, quando i rischi dell’amianto erano ancora poco conosciuti.

L’uomo ha spiegato di convivere oggi con una situazione sanitaria molto complessa, aggravata da altre patologie e impossibile da trattare con interventi chirurgici o cure specifiche.

La sua testimonianza evidenzia quanto sia fondamentale intervenire prima che il danno diventi irreversibile.

Davide Fabretti: “Bisogna continuare a parlarne”

Molto intenso anche l’intervento di Davide Fabretti, coordinatore per la Lombardia dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Fabretti ha raccontato la sua esperienza personale dopo la morte del padre per mesotelioma. Da quel momento ha deciso di impegnarsi nella sensibilizzazione e nelle battaglie legali per ottenere il riconoscimento dei diritti delle vittime.

Secondo Fabretti, parlare continuamente del problema è fondamentale perché molte persone ignorano ancora i rischi legati all’amianto.

Ha inoltre ricordato come il materiale sia ancora presente, esponendo le persone a potenziali rischi sanitari futuri.

“La gente deve sapere”, ha spiegato durante il suo intervento, sottolineando che la conoscenza e la prevenzione possono salvare vite.

Sicurezza sul lavoro: prevenzione e bonifiche restano priorità

Il convegno di Bologna ha lanciato quindi un messaggio chiaro: la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un tema secondario.

Le associazioni presenti chiedono interventi concreti, investimenti nelle bonifiche e una maggiore attenzione alla salute pubblica.

La lotta all’amianto passa attraverso informazione, prevenzione e responsabilità condivisa. Solo così sarà possibile ridurre il numero delle vittime e garantire ambienti di lavoro e di vita più sicuri per tutti.

Su Ona News Tv videointerviste a cura di Rita Chessa:

Grammichele (CT), scoperta discarica illegale in un fondo agricolo

amianto
amianto, immagine esclusivamente descrittiva presa da Wikipedia commons

A Grammichele, in provincia di Catania, nei giorni scorsi è stata individuata un’area utilizzata come discarica abusiva all’interno di un terreno agricolo in contrada Mendolara, con rinvenimento di rifiuti speciali tra cui amianto. L’operazione rientra nei controlli straordinari disposti per contrastare i reati ambientali nel territorio calatino.

Controlli dei Carabinieri in contrada Mendolara

L’attività ispettiva è stata condotta dai militari della Stazione locale con il supporto del Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale di Catania. Durante le verifiche, gli investigatori hanno concentrato l’attenzione su un appezzamento agricolo.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti, in una porzione recintata di circa 40 metri quadrati sarebbe stata individuata la presenza di una cabina di autocarro senza targa, un camion intestato a una donna e tre radiatori dismessi.

Denunciata una 38enne per reati ambientali

Al termine delle verifiche, una donna di 38 anni è stata denunciata a piede libero. L’accusa è quella gestione illecita di rifiuti. I Carabinieri hanno inoltre disposto il sequestro dell’area interessata dai materiali abbandonati. Il tutto per impedire ulteriori conferimenti non autorizzati.

L’operazione si inserisce nelle attività di monitoraggio ambientale che negli ultimi mesi stanno interessando diverse zone rurali della provincia etnea, con particolare attenzione ai terreni agricoli utilizzati come depositi abusivi.

Rinvenuti materiali edili e lastre di amianto

Nel corso dell’ispezione, i militari hanno scoperto anche altre tre aree prive di recinzione nelle quali erano presenti rifiuti di varia natura. Tra i materiali trovati figurano componenti di veicoli, scarti provenienti da lavori edili e alcune lastre contenenti amianto.

La presenza del materiale potenzialmente nocivo ha reso necessario l’avvio di ulteriori approfondimenti investigativi, finalizzati ad accertare eventuali altre responsabilità e a verificare la provenienza dei rifiuti abbandonati.

Proseguono gli accertamenti

Gli inquirenti stanno continuando le indagini per chiarire se nell’area possano essere stati effettuati ulteriori sversamenti illeciti da parte di altri soggetti. L’obiettivo resta quello di individuare tutti i responsabili e garantire la bonifica delle zone interessate, anche alla luce dei possibili rischi per l’ambiente e la salute pubblica.

Fonte: Catania Today, Etna News

Amianto e mesotelioma: come i COR aiutano le vittime nel riconoscimento della malattia

Mesotelioma e COR, intervista ONA
Mesotelioma e COR, intervista ONA

Il riconoscimento del mesotelioma e delle altre malattie asbesto correlate passa anche attraverso il lavoro dei COR, i Centri Operativi Regionali. La registrazione dei casi rappresenta infatti un elemento decisivo sia per la tutela sanitaria sia per le eventuali azioni legali e risarcitorie.

Nel corso di un’intervista realizzata da Luigi Abbate, l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, e l’avvocato Giorgia Cicconi hanno illustrato il percorso seguito dall’ONA per assistere le vittime dell’amianto.

COR e mesotelioma: registrare la malattia è fondamentale

Secondo l’avvocato Bonanni, la segnalazione immediata dei casi di mesotelioma ai COR regionali è un passaggio indispensabile. Attraverso questa procedura, la patologia viene ufficialmente certificata e collegata alle possibili esposizioni professionali o ambientali.

La raccolta dei dati permette inoltre di svolgere indagini epidemiologiche più precise e di ricostruire le cause che hanno portato allo sviluppo della malattia.

Il presidente dell’ONA ha sottolineato però che attualmente l’attenzione è concentrata soprattutto sul mesotelioma, mentre molte altre malattie correlate all’amianto rischiano di essere sottovalutate o non registrate adeguatamente.

Dai Centri Operativi Regionali al Renam – Registro Nazionale Mesotelioma

Le informazioni raccolte dai COR vengono successivamente trasmesse al RENAM, il Registro Nazionale Mesoteliomi, utilizzato per monitorare la diffusione delle patologie causate dall’amianto in Italia.

Il supporto legale dell’ONA alle vittime amianto

L’avvocato Giorgia Cicconi ha spiegato come opera concretamente il team legale dell’ONA. Il primo passo consiste nella raccolta di tutta la documentazione sanitaria e medico-legale utile a dimostrare la presenza della patologia.

Successivamente vengono presentate le istanze ai COR regionali per avviare il percorso di certificazione del caso.

L’attività si sviluppa grazie alla collaborazione tra avvocati, operatori sanitari,familiari della vittima e il personale dei COR.

Questo lavoro condiviso permette di raccogliere informazioni dettagliate sulla storia lavorativa e sulle possibili fonti di esposizione all’amianto.

Questionari e ricostruzione dell’esposizione all’amianto

Gli operatori dei COR effettuano sopralluoghi e compilano questionari specifici per ricostruire il percorso professionale della persona malata.

Quando il paziente non è più in vita, diventano fondamentali le testimonianze dei familiari, considerati una vera memoria storica delle attività svolte dalla vittima nel corso degli anni.

Secondo l’avvocato Cicconi, questa attività consente di evitare che venga negato il collegamento tra malattia e amianto.

Amianto, prevenzione e diritti delle vittime

Il lavoro svolto dai COR e dall’ONA rappresenta uno strumento essenziale per garantire assistenza alle persone colpite da mesotelioma e da altre malattie legate all’amianto.

La registrazione tempestiva dei casi, insieme alla ricostruzione delle esposizioni professionali, può facilitare il riconoscimento della malattia professionale e l’accesso ai risarcimenti previsti dalla legge.

La tutela delle vittime passa quindi attraverso una rete efficiente di controllo sanitario, supporto legale e raccolta dei dati epidemiologici.

Amianto e FS: sentenza dopo morte di un ferroviere per mesotelioma

amianto, Foto free di Larisa Koshkina da Pixabay
amianto, Foto free di Larisa Koshkina da Pixabay

La Corte d’Appello di Roma ha condannato RFI – Rete Ferroviaria Italiana – per la morte di un ex lavoratore delle Ferrovie dello Stato, deceduto nel 2017 a causa di un mesotelioma collegato all’esposizione all’amianto. I giudici hanno riconosciuto un risarcimento superiore a 85mila euro in favore della famiglia della vittima.

Risarcimento agli eredi del lavoratore

La sentenza riguarda R.C., ferroviere originario di Civitavecchia, che per anni avrebbe lavorato  in ambienti contaminati da fibre di amianto. L’uomo è morto all’età di 63 anni.

E’ stato quindi disposto un risarcimento complessivo di oltre 85mila euro destinato alla vedova e ai due figli, oltre agli interessi maturati dalla data del decesso.

La ricostruzione della vicenda

Secondo quanto emerso nel procedimento, il lavoratore prestò servizio sui traghetti ferroviari a partire dagli anni Ottanta.  I primi sintomi della malattia comparvero nell’autunno del 2016. Poco tempo dopo arrivò la diagnosi definitiva di mesotelioma tumore polmonare direttamente correlato all’asbesto. Il ferroviere morì nel giugno del 2017.

Uno dei figli della vittima vive oggi a Roma, mentre la famiglia mantiene forti legami con Civitavecchia, città storicamente collegata alle attività portuali e ferroviarie del Tirreno.

Le navi e le contestazioni

La consulenza tecnica esaminata dai giudici ha evidenziato la presenza di amianto su diverse navi traghetto utilizzate sulle rotte ferroviarie marittime del Tirreno.

Nel corso del giudizio, RFI aveva contestato parte delle responsabilità relative al periodo lavorativo della vittima. Tuttavia, la Corte d’Appello ha ritenuto sufficienti gli elementi raccolti per confermare le responsabilità dell’azienda ferroviaria.

Riconosciuta anche la sofferenza della vittima

La sentenza ha preso in considerazione non solo il danno subito dai familiari, ma anche la sofferenza personale affrontata dal lavoratore negli ultimi mesi di vita. I giudici hanno infatti riconosciuto la consapevolezza della gravità della malattia e dell’imminenza della morte durante la fase finale della patologia.

La posizione dell’Osservatorio Nazionale Amianto

Dopo la decisione della Corte d’Appello, i familiari di R.C., assistiti dall’Osservatorio Nazionale Amianto, intendono proseguire l’azione civile per il riconoscimento del cosiddetto danno “iure proprio”. La richiesta riguarda il risarcimento per il dolore morale e la perdita del rapporto familiare subiti dalla vedova, dagli orfani e dai parenti più stretti.

L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha sottolineato come la sentenza rappresenti un nuovo capitolo nelle numerose vicende legate all’esposizione all’amianto dei lavoratori.

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Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e giornalistiche ed è basato su atti giudiziari, dichiarazioni rese dalle parti coinvolte e informazioni disponibili al momento della pubblicazione nel rispetto delle fasi processuali. Eventuali responsabilità sono accertate esclusivamente nelle sedi competenti. Gli interessati possono richiedere rettifiche o aggiornamenti ai sensi della normativa vigente.