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Danno da amianto, convegno ONA a Taranto

Taranto - convegno
locandina convegno a taranto

6mila decessi in tutta la Puglia, a causa della fibra killer. 1.020 solo dei quartieri di Taranto: Tamburi, Paolo VI, Città Vecchia-Borgo di Taranto. Restituire dignità ai territori sfregiati da una cultura che ha privilegiato il profitto alla vita umana.

«In Puglia sono stati registrati 3.200 casi di cancro del polmone e almeno 2.800 decessi. Sommati alle altre patologie asbesto correlate, si arriva a 6mila decessi in tutta la Puglia. Di questi, 1.020 (periodo dal 1993 al 2021) provengono dai quartieri di Taranto: Tamburi, Paolo VI, Città Vecchia-Borgo di Taranto. Il 68% diagnosticati in individui di sesso maschile e il restante 32% in quelli di sesso femminile».

I dati di questa strage silenziosa sono stati comunicati, oggi, dall’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, nel corso della conferenza stampa che si è tenuta nella città jonica.

“Danno da Amianto”, tutela preventiva e risarcitoria

L’incontro, in un hotel della “Città dei due Mari” è stato indetto insieme al sindacato USB (Unione Sindacale di Base). Per ONA e USB, da anni impegnati nella tutela dell’ambiente e della salute,  «la città di Taranto e tutta la Puglia sono il nuovo epicentro dell’emergenza amianto in Italia». «Nel sesto Rapporto ReNaM – ha continuato Bonanni – per la Regione Puglia i mesoteliomi ufficialmente registrati sono stati 1.191 nel periodo tra il 1993 e il 2015, pari al 4,4% di quelli registrati nel Paese. Nel 67,2% dei casi, il mesotelioma è stato causato da esposizione all’amianto di tipo professionale».

Il Registro Nazionale Mesoteliomi aggiornato solo fino al 2015

Il Registro Nazionale Mesoteliomi, però, riporta casi fino al 2015. Il dato epidemiologico dell’ONA è, invece, aggiornato fino a tutto il 2021, «per un numero di casi complessivo che si avvicina a 1600, con un indice di mortalità pari al 93% entro in cinque anni, di cui il 90% entro il primo anno dalla diagnosi».

In conferenza stampa il presidente dell’ONA ha poi sostenuto che «è necessario un diverso approccio da parte delle istituzioni. Questi problemi non possono essere risolti solo con le azioni giudiziarie repressive di reati. È indispensabile mettere in pratica il concetto di prevenzione primaria che, attraverso la bonifica, restituisca dignità ai territori sfregiati da una cultura che ha privilegiato il profitto alla vita umana».

Importante presenza dell’amianto a Taranto

Francesco Rizzo, della Segreteria Nazionale USB ha evidenziato che «il territorio, quello jonico, è purtroppo interessato in maniera importante dalla presenza dell’amianto. Solo all’interno dello stabilimento siderurgico si contano ancora ben 4.000 tonnellate della sostanza, molto pericolosa per la salute. Altrettanto preoccupante la situazione all’interno dell’Arsenale. Da qui la nostra esigenza di riportare sui tavoli l’urgente questione e soprattutto di richiamare l’attenzione della politica».

Nel corso del convegno è stato fatto anche il punto sulla situazione sulle principali inchieste giudiziarie in corso nelle Procure pugliesi tra ex Ilva e Marina Militare nel capoluogo jonico e Fibronit di Bari.

Taranto - ondulina cemento-amianto

I lavoratori dell’industria, a Taranto, lasciati soli

«Da molti decenni i lavoratori dell’industria, a Taranto ed altrove, sono stati lasciati soli ad affrontare le gravi crisi globali – ha dichiarato il Prof. Gaetano Veneto, Ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bari -. L’internazionalizzazione di aziende del settore meccanico – siderurgico, dalla Fiat alla Italsider, o del trasporto aereo, ha causato processi di emarginazione, ignorando la ricaduta sul lavoro. Quest’ultima amplificata dal vuoto di rappresentanza della politica, con decisioni prese senza alcun progetto globale, talvolta perfino lasciando adito a gravi sospetti».

L’avvocato Emanuela Sborgia ha, poi, spiegato che «le molteplici difficoltà che si incontrano in ambito penale ci inducono, spesso, ad intraprendere la strada delle azioni civili. Ma anche in questo settore giudiziario non mancano le difficoltà».

Sono intervenuti all’incontro

Sono intervenuti, inoltre,Tino Ferrulli, (Coordinatore Nazionale USB Difesa), Rosa D’Amato (Europarlamentare Greens), Ubaldo Pagano (Deputato PD), Mario Turco (Senatore M5S), Giovanni Gentile (avvocato giuslavorista ONA Taranto), Luciano Carleo (Presidente di Contramianto-Taranto) e Nicla Miceli, (ingegnere, consulente Ambiente e Sicurezza). Ha moderato l’incontro la giornalista Debora Notarnicola.

Ogni singolo cittadino, può segnalare i siti contaminati e, allo stesso tempo, consultarne l’evento e/o evitare di essere esposti, grazie all’App Amianto. Grazie anche all’intervento dei singoli, l’ONA può aggiornare la mappatura dell’amianto nel Paese.

L’Osservatorio Nazionale Amianto, associazione presieduta dall’avv. Bonanni, assiste i cittadini esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. Il servizio dello sportello online fornisce assistenza gratuita tecnica, medica e legale.

convegno taranto-video

GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche

GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche
GREEN CRIMINOLOGY: nuove tecnologie ecologiche

Tra le varie discipline che compongono la criminologia, negli ultimi anni c’è stato l’inserimento della Green Criminology.

Una nuova branca forense che studia i danni e i crimini contro l’ambiente.

L’osservazione di questi delitti necessita di diversi studi: diritto, giustizia e politica ambientale.

L’ONA segue da anni diverse battaglie per combattere questo mostro, è fondamentale il loro ruolo nel campo giuridico a supporto delle famiglie delle vittime.

Difanni, il presidente Avv. Ezio Bonanni, ogni giorno è sul campo per studiare tutti i crimini e i danni generati da questa fibra mortale. Infiniti e non controllabili i danni infatti, sono necessarie nuove risorse professionali al fine di creare un’equipe d’avanguardia per la tutela dell’ambiente e dell’uomo.

Tanto è vero che, lo studio si rifà molto anche a quei crimini perpetrati dalle aziende e la giustizia ambientale vista sotto la lente criminologica.

Green criminology, l’innovazione a supporto dell’ambiente

Il termine è stato introdotto nel 1990 da Michael J. Lynch e ampliato successivamente dopo due anni nel libro Corporate Crime, Corporate Violence.

 Si esaminano le origini politiche, economiche e la parte dell’ingiustizia in ambito di applicazione del diritto ambientale.

Uno studio innovativo che nel tempo ha trovato la sua importanza. Difatti é supportata da gruppi come l’International Green Criminology Working Group.

Per di più è un approccio eco politico che studia il danno perpetrato dalla criminalità. Una nuova realtà che, in ogni modo, viene inserita in più contesti d’indagine.

Green criminology: ecocidio, la criminalizzazione delle attività

Si arriverà a parlare di Ecocidio, ossia quei tentativi di criminalizzare tutte le attività umane.

Tale circostanza causa ingenti danni, distruzioni e perdite dell’ecosistema di un determinato territorio.

Alcuni professionisti, che studiano questa tipologia di crimine, tendono ad utilizzare il termine Rob White (criminologia eco-globale).

Green Criminology: An Introduction to the Study of Environmental Harm :  White, Rob: Amazon.it: Libri
Green Criminology, an introduction to the study of environmental harm

D’altra parte si fa riferimento all’economia politica del crimine e anche alle questioni di giustizia sociale e ambientale che ne conseguono.

Danni ecologici e il riconoscimento delle vittime

Oggi la GC è molto rilevante, non studia solo i danni ecologici ma richiama l’attenzione su vari fattori:

  • la costruzione;
  • l’attuazione delle leggi ambientali e la loro applicazione;
  • il problema che gira intorno alla giustizia ambientale;
  • le vittime dei danni ecologici;
  • crimini verdi

La criminologia verde riconosce vittime umane, non umane,ecosistemiche/ecologiche, che la criminologia tradizionalista ignora.

A causa di ciò, la vittimizzazione ecologica è priva di interessi.

Alla fine è una branca che si sorregge grazie ai continui studi di ricerca distinte all’interno e all’esterno della fattispecie criminologica.

Una materia che si sostiene grazie ai professionisti che basano tutto sulla ricerca.

Degli specialisti in criminologia verde, gli IUCN Green Criminology Specialist Group (GCSG), formano una rete globale.

Attraverso tale rete è possibile fornire indicazioni in merito alle trasgressioni dannose per l’uomo, l’ambiente e la fauna.

Green criminology: crimini primari e secondari

Il danno ambientale viene visto spesso come una qualsiasi alterazione rilevante che modifichi negativamente l’ambiente in toto.

La criminologia verde definisce come tale a qualsiasi tipologia di attività umana che determina il sistema biotico in generale.

Un danno non dipendente dalla gravità del comportamento originario ma da vari fattori: caratteristiche dell’area geografica d’interesse, influenze e regolamenti comunitari.

A tal proposito si differenziano i crimini verdi in due categorie: primari e secondari.

I crimini verdi primari sarebbero quei danni diretti e distruzioni causati all’ambiente e alle specie, compreso l’inquinamento atmosferico.

La deforestazione, declino delle specie e abuso di animali, inquinamento delle acque e esaurimento delle risorse.

I crimini verdi secondari sarebbero quelli che derivano dall’attività del governo o governo societario illegale e/o negligente.

Include la violazione di norme stabilite dagli stessi organismi che regolamentano le attività sensibili all’ambiente (violenza di stato, rifiuti pericolosi e criminalità organizzata).

REATO AMBIENTALE: LE ECOMAFIE

Reato ambientale: le ecomafie
immagine di un lavoratore con protezioni che sfoglia una pagina e dietro c'è un mondo più pulito

La legge 68/2015 ha inserito nel Codice Penale il Titolo VI-bis, il quale è dedicato al reato ambientale. I nuovi delitti contro l’ambiente sono i seguenti:

  • Inquinamento ambientale
  • Traffico e/o abbandono di rifiuti tossici
  • Disastro ambientale
  • Omessa bonifica

Cresce in modo esponenziale il rischio di inquinamento a causa dei roghi che si propagano sempre di più sul nostro territorio.

Reato ambientale, l’amianto killer immerso nella società

L’amianto abbandonato e non debitamente smaltito genera preoccupazione.

Un materiale cancerogeno, quello dell’asbesto, che è sotto controllo dal piromane, il quale ultimamente tende a diramare paura, causando disastri sul territorio.

I crimini ambientali crescono, i rifiuti vengono bruciati in segno di protesta o come smaltimento illecito.

Ogni anno, vengono indagate persone di ogni regione, la Polizia lavora costantemente, senza fermarsi mai.

Lo smaltimento costa e il margine che si ottiene con il lato illecito è molto gradevole non solo per la criminalità organizzata.

Reato ambientale: operazione Escalation

Nel 2016 c’è stata una crescita esponenziale di questi reati nel nord Italia. Escalation era il nome dell’operazione di polizia che ha portato al sequestro ben 4 aziende, con 29 persone indagate per crimini ambientali.

Il sequestro prevedeva materiali di proprietà delle aziende coinvolte, utilizzati per la “produzione” illecita dello sporco smaltimento.

Infatti, da questa operazione, sono stati sequestrati ben 180.000 tonnellate di rifiuti, tra cui anche rifiuti “speciali”. D’altra parte, gli anni di irregolarità hanno generato un problema, cioè la diffusione di danni enormi su tutto il territorio. Parliamo di irregolarità e di illeciti di diversa natura: civili e penali.

Nelle aree industriali dismesse era solito bruciare materiali nocivi, le bare delle riesumazioni, cisterne di gasolio abbandonate, o altri liquidi chimici. In aggiunta a questo, sono state trovate diverse zone fortemente inquinate anche dall’amianto.

L’Italia malata: i bilanci delle ecomafie

In particolare, quando si parla di smaltimento dei rifiuti e di crimini ambientali in Italia, non si può non parlare di ecomafie.

La parola ecomafia è un neologismo coniato da Legambiente. Definisce quelle attività illecite da parte di organizzazioni criminali a stampo mafioso che creano o generano danni all’ambiente.

Le attività delle ecomafie comprendono abusivismo edilizio, smaltimento illegale di rifiuti, incendi boschivi e illegalità su vasta scala degli alimenti.

Un bilancio milionario quello delle ecomafie, che li vede protagonisti in alcuni settori prediletti: rifiuti e cemento illegale.

L’uomo è responsabile della salvaguardia e della conservazione di tutto l’ambiente che lo circonda.

Con la violazione delle proprie responsabilità si innesca un meccanismo di comportamento deviante. Tanto è vero che, alla portata della violazione, si risponde di sanzioni penali o sanzioni amministrative.

Un filo sottile tra crimine e malattia

Varie indagini e studi scientifici hanno messo in luce una forte correlazione tra i fenomeni criminogeni e il numero di malati oncologici.

Basti pensare al territorio campano dove esiste un luogo nominato il “triangolo della morte” in cui il tasso di mortalità dovuto al cancro è altissimo. Difatti, tale malattia viene innescata a causa dello smaltimento illegale dei rifiuti da parte dei camorristi.

L’asbesto, fibrosi polmonare, è causata esclusivamente dai minerali di amianto. L’Osservatorio Nazionale AmiantoONA e l’Avv. Ezio Bonanni infatti, hanno incentrato il loro lavoro anche su una finalità preventiva per tali malattie.

L’Associazione Vittime Amianto tutela le vittime, segue tutto l’iter per adempiere alla più corretta forma di tutela dei propri diritti.

Ad ogni modo, secondo l’Osservatorio, è fondamentale la prevenzione primaria.

Reato ambientale: è emergenza nazionale

Siamo difronte ad un’emergenza nazionale, dove lo Stato deve attivarsi per la prevenzione. È doveroso attuare metodi diversi per conoscere e saper affrontare uno stato emergenziale.

Le bonifiche per i roghi dei rifiuti abbandonati stanno diventando a sua volta una pesante spesa per il Paese.

L’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) mette nero su bianco i numeri che determinano questo nuovo problema:

  • Una tonnellata di rifiuti bruciati produce 1.8 tonnellate di CO2

Ogni tonnellata, per essere smaltita, prevede un costo tra i 160€ ai 240€.

Concludendo, la bonifica di una zona contenente amianto serve per la tutela della salute dei cittadini, così come la salvaguardia dell’ambiente. È possibile richiedere assistenza tecnica per la bonifica, di grande aiuto per una maggiore cura verso l’ambiente.

La messa in sicurezza degli spazi, attraverso la bonifica, serve a tutelare ogni cosa. Ultimo, e non meno importante, è il tentativo che ogni uomo dovrebbe ossia fare prevenzione verso questi atti criminali, ancor prima che si verifichino.

In ogni caso, invece di aprire indagini e iniziare una lunga giurisdizione, si deve rendere il crimine meno interessante o stimolante.

Amianto, risarcito sottufficiale della Marina Militare

Marina Militare - Francesco Volterrani
Volterrani Francesco e famiglia

Il Tribunale di Roma condanna il ministero della Difesa a risarcire gli eredi di una vittima del dovere. Il sottufficiale, deceduto, è stato esposto all’amianto durate il servizio militare.

L’ONA e l’avv. Ezio Bonanni hanno ottenuto la condanna del ministero della Difesa al risarcimento dei danni, per il decesso del sig. Volterrani Francesco. Il sottufficiale della Marina Militare è deceduto a causa di tumore del polmone, a soli 53 anni, perché ha respirato amianto e altri cancerogeni.

Avv. Ezio Bonanni, presidente ONA: «L’ennesima condanna per la Marina Militare Italiana e il ministero della Difesa, che continuano a negare il diritto al risarcimento del danno».

Marina Militare, ONA assiste le vittime e le famiglie

È stata la famiglia di Volterrani a chiedere l’ausilio dell’Osservatorio Nazionale Amianto che ha avviato la procedura. L’ONA ha, quindi, ottenuto prima il riconoscimento della causa di servizio e della qualità di vittima del dovere; in seguito, ha attivato la tutela per il risarcimento del danno.

Di conseguenza, però, la Marina Militare si è irrigidita, e ha contraddetto sé stessa e ha negato il risarcimento.

Per questo motivo l’avv. Bonanni, si è rivolto al Tribunale di Roma per chiedere la condanna del ministero della Difesa al risarcimento del danno.

La causa, quindi, si è sdoppiata in due procedimenti. Uno vede il TAR del Lazio giudicare il dicastero per il danno subito dal defunto.

L’avv. Bonanni batte il ministero della Difesa due a zero

Nell’altra procedura, Tribunale di Roma si è pronunciato in merito al danno iure proprio, cioè il danno che hanno subito i familiari della vittima.

Il Tribunale di Roma “condanna il Ministero della Difesa – sentenza n. 17002/2021 – convenuto al risarcimento del danno non patrimoniale iure proprio a favore di Filippi Stefania di €323.621,10 al lordo, da cui andranno sottratti in compensazione €226.400,00 insieme al valore della rendita; Volterrani Riccardo danno pari ad €127.487,00; Volterrani Annalisa danno pari ad €294.201,00 per tutte le somme oltre interessi legali dalla data della notifica dell’atto di citazione al saldo”.

La sentenza riporta anche il testo dell’accertamento medico legale, coerente con il contenuto della super perizia della Corte di Appello di Venezia, richiesta e ottenuta dall’avv. Bonanni. La corte ha riconosciuto il nesso di causalità.

Marina Militare, strage dell’amianto tra i militari

I periti Dott. Dario Consonni, epidemiologo e medico del lavoro e Prof. Bruno Murer, anatomopatologo, coadiuvati dall’Ing. Laureni, hanno confermato il nesso causale nella precedente udienza del 07.07.2021.

L’ONA, infatti, ha censito, fino a tutt’oggi, circa 800 casi di mesotelioma, tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare Italiana.

Questa sentenza dimostra che, oltre ai casi di mesotelioma, anche il tumore dei polmoni, ha origine dall’esposizione ad amianto. I casi stimati dall’ONA sono circa 1600. I decessi per l’uso dell’amianto da parte della Marina Militare italiana sono più di 3mila.

Questa è l’ennesima sentenza di condanna del ministero della Difesa, dal 2008, da quando, cioè, l’ONA si è mobilitata in soccorso delle vittime.

L’impegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto

L’Impegno dell’ONA ha portato anche alla pendenza, in Corte di Appello di Venezia, della procedura n. 2905/2019. La prossima udienza il 9 febbraio 2022. Oltre al cosiddetto MARINA TER in istruttoria, dopo che la Procura generale ha avocato le indagini.

«Il Tribunale di Roma ha finalmente affermato il principio che i militari di leva esposti all’amianto in servizio nella Marina Militare, come nelle altre forze armate italiane, hanno diritto al risarcimento del danno – ha dichiarato Bonanni -. In questo caso un risarcimento di €518.909,10, oltre alle prestazioni di equiparati a vittime del dovere, cioè la speciale elargizione, l’assegno vitalizio e lo speciale assegno vitalizio. Di fronte al TAR la causa prosegue per il danno subito direttamente dalla vittima, dalla diagnosi alla morte».

«Ci chiediamo le ragioni per le quali il ministero della Difesa neghi i diritti delle vittime – continua Bonanni -, nonostante abbia riconosciuto le loro ragioni, liquidando pure le prestazioni dovute alle vittime del dovere. Auspichiamo l’intervento del Capo dello Stato, per evitare queste sperequazioni, come a suo tempo fece anche il Presidente Emerito, Sen. Giorgio Napolitano, grazie al quale furono introdotte queste tutele».

L’Osservatorio ha istituito un servizio di assistenza per le vittime del dovere con il numero verde 800 034 294 e con lo sportello telematico di assistenza.

Mistero Difesa: morti per Amianto fra omertà e segreti

Mistero Difesa: morti per Amianto fra omertà e segreti
nave f592

Siamo difronte ad un mistero difesa, ostico e pieno di peripezie, in cui bisogna combattere per far valere i propri diritti.

Il governo italiano ha stanziato 12 milioni di euro per la bonifica di amianto sulle navi militari italiane. Nonostante questo oggi si contano ancora più di cento unità navali “contaminate” al servizio dello Stato.

La legge del 1992, che aboliva l’uso di questa fibra, non è risultata sufficiente al fine di evitare la strage. I lunghi silenzi da parte dei vertici della difesa sono assai deleteri per chi oggi combatte questa maledetta malattia.

Le navi italiane avevano amianto ovunque, prima della legge 257/92, l’amianto era legale e ampiamente usato in ogni settore. Era particolarmente utilizzato come oggetto di costruzioni nelle navi, grazie alle sue caratteristiche, purtroppo indistruttibili.

Mistero difesa: il dovere lavorativo pagato con la vita

I militari hanno continuato a lavorare senza alcun tipo di precauzione, ammalandosi e morendo. Lavoravano senza sapere che quei materiali in dotazione, di “protezione”, li avrebbero condotti alla morte.

Materiali che nella maggior parte dei casi non veniva neanche assegnato, lasciato nelle loro custodie al riparo per non essere rovinate.

La realtà dei fatti è sconcertante ma vera, le tute di protezione non venivano utilizzate, i militari si trovavano così a respirare amianto h24.

Inoltre, parti delle navi erano composte da amianto friabile.

Per questo motivo, l’effetto del moto ondoso e il lavoro dei macchinari stabilivano un’altissima percentuale di aerodispersione delle polveri e delle fibre del minerale killer.

Allo stesso modo era per le polveri provenienti dalle armi da fuoco utilizzate durante le esercitazioni. Vivevano sulle navi, e proprio il moto della navigazione metteva i marinai in un’estrema e continua esposizione.

Mistero difesa: i cambiamenti dopo il ’93

Dopo il 1993, anno in cui è entrata in vigore la legge 257/92 sul divieto di estrazione, lavorazione e commercializzazione dell’Amianto.

Le cose cambiarono, non troppo favorevolmente in quanto, il materiale posato, ha generato una contaminazione tale da favorire l’esposizione, provocando un’epidemia patologica da asbesto.

Una vera strage di uomini, più di mille tra militari e civili solo negli ultimi venti anni; una delle patologie più comuni è il mesotelioma pleurico.

La Marina Militare è stata denunciata per l’utilizzo di 40.000.000 tonnellate di amianto, soprattutto nelle navi militari.

Tante sono le vicende giudiziarie, lunghe e ostiche, in cui molte volte è impossibile stabilire un nesso, ma è doveroso avere riscatto e riconoscimento.

Le esposizioni subite sono state del tutto deleterie per chi purtroppo non ha potuto evitarle.

La professionalità del Presidente dell’Ona – Osservatorio Nazionale Amianto, l’avv. Ezio Bonanni, sa come prendere per il colletto questi atti giudiziari.

Il Ministero viene condannato: fiume di vittime dell’amianto

Il Ministero della Difesa è stato condannato al risarcimento degli eredi di un sottoufficiale della Marina Militare, morto per aver prestato servizio tra l’amianto.

L’avv. Ezio Bonanni è determinato a proseguire le battaglie vicino le famiglie delle vittime, un dovere per chi sta vivendo questo dolore.

Le morti per Amianto sono continue, così come le battaglie lunghe anni ma che riescono a ottenere risarcimenti.

Scelte di vita, come quella della Marina Militare, che ha portato solo ad una morte obbligata da un’esposizione nociva.

Mistero difesa: quanto ancora si dovrà pagare

Questo problema ancora oggi è tabù, le sentenze arrivano ma dopo lunghi anni di indagini e perizie. Si cerca in ogni modo di arrivare ad un punto certo che riesca a chiarire i tanti perché sorti dopo aver scoperto il lavoro sporco.

Oggi ci troviamo a dover attendere ancora l’inizio delle ultime bonifiche. Vengono fornite le informazioni sull’amianto e naviglio militare, in attesa che venga creata una banca dati ad hoc.

Le bonifiche da effettuare sono ancora 11, oltre a 9 già parzialmente iniziate, per passare poi alla strumentazione piccola.

Il Ministero della Difesa dovrebbe mettersi in primo piano e riconoscere tutte le vittime, ponendo così fine ai diversi contenziosi giudiziari.

Atti che non vedono una fine, statisticamente è già stato possibile dedurre una tempistica in cui si potrà dichiarare che il rischio è finito.

Si parla ancora di qualche decina d’anni; oggi ci troviamo negli anni di maggiore presentazione, vista l’incubazione (30 anni) di questo killer all’interno dell’organismo.