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Eternit bis, 1 sola condanna per Schmidheiny. In aula: Vergogna!

vergogna
palazzo di Giustizia di Napoli

Stephan Ernest Schmidheiny accusato della morte per amianto di 6 lavoratori e altre 2 persone è stato condannato soltanto per uno di questi decessi. Il reato, da omicidio volontario, è stato derubricato, nella sentenza del processo Eternit bis Napoli, in colposo e l’imprenditore magnate dell’Eternit ha avuto ieri una pena a 3 anni e 6 mesi di reclusione. I pm Anna Frasca e Giuliana Giuliano avevano chiesto 23 anni e 11 mesi.

“Vergogna!”, la reazione dei familiari delle vittime

Alla lettura della sentenza quindi i familiari delle vittime sono rimasti sconcertati. “Vergogna, vergogna!” hanno urlato con le lacrime agli occhi. Aspettano da anni giustizia, una giustizia che probabilmente non arriverà, perché troppo tempo è passato dai fatti e tutti i reati diversi dall’omicidio volontario sono (o saranno tra poco) caduti in prescrizione.

Così Schmidheiny, 74 anni, non dovrà più rispondere della morte di 6 persone per intervenuta prescrizione, non perché utilizzando l’amianto non avesse alcuna responsabilità, ma perché la giustizia è lenta.

Per la morte di Franco Evangelista, Schmidheiny è stato assolto perché il fatto non sussiste. L’uomo risiedeva nelle vicinanze dell’Eternit di Bagnoli, ma il nesso causale non è stato dimostrato. Mentre è stato condannato a 3 anni e 6 mesi per il decesso di Antonio Balestrieri. “Vergogna” è stata anche la parola usata dal figlio di Balestrieri, anche davanti all’esigua somma destinata alle parti civili, che deluso ha dichiarato che tanto vale la vita del padre. Crolla così l’impianto accusatorio.

 “La sentenza – ha commentato l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – ci lascia delusi. Sembra che la giustizia italiana si sia adagiata alle tesi difensive dell’imputato. Naturalmente prendiamo atto delle diverse prescrizioni e della condanna a soli 3 anni e 6 mesi. Per questi motivi confidiamo nella giustizia divina presso la quale l’imputato dovrà rispondere anche dei reati prescritti. La prescrizione è comunque rappresentazione dell’esistenza del reato che si è prescritto perché la giustizia non è stata tempestiva. Per un caso comunque c’è la condanna. Solleciteremo l’impugnazione del procuratore generale contro la derubricazione”.

“Vergogna!”, l’amianto all’interno e all’esterno del sito

“Il processo ha evidenziato – ha continuato Bonanni mettendo in luce quanto emerso durante il dibattimento – come l’uso dell’amianto fosse pervasivo, a secco, senza cautele, privo di confinamento e con le maestranze ignare e sprovviste di mezzi di protezione. Tutto intorno, all’interno dello stabilimento, e anche all’esterno, amianto in sacchi, così sfusi. Questi sacchi, quelli di juta, erano privi di chiusura ermetica. Il crisotilo arrivava dalla cava di Balangero, mentre la crocidolite e l’amosite dal Sud Africa. Giungeva per mare l’amianto. I sacchi erano scaricati dalle navi e portati con i camion nello stabilimento, erano aperti e l’amianto impastato, senza che i lavoratori fossero a conoscenza di questo rischio”.

Le malattie causate dall’amianto

“Si ammalavano prima di asbestosi – ha aggiunto il presidente Ona sottolineando il calvario delle vittime – perché avevano i polmoni pieni di polvere, erano di cemento. Tossivano, rantolavano, e poi alla fine si riempivano di liquido. E’ il liquido pleurico, quello del mesotelioma, e così, giorno dopo giorno, i necrologi, all’ingresso dello stabilimento, e nelle zone circostanti del quartiere Bagnoli, verso Pozzuoli e verso il Vomero. Tutto intorno anche le nuvole di amianto dallo stabilimento, così uno ad uno, come foglie al vento, gli operai sono tutti deceduti, e poi anche i loro familiari, perché lavavano le tute, o perché respiravano le polveri dai capelli e dalla pelle”.

La sentenza della Corte d’assise di Napoli arriva dopo che l’imputato è stato assolto in Cassazione per prescrizione, per il reato di disastro ambientale, nonostante la ferma contestazione dell’avvocato Ezio Bonanni. Il presidente Ona aveva sottolineato come il disastro fosse ancora in corso, perché di amianto si continua a morire, come spiegato bene nel “Libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Morti tanti dipendenti e molti dei loro familiari, ora la strage sta colpendo i singoli cittadini che hanno abitato nei dintorni dei 5 stabilimenti, tra i quali quello di Bagnoli. I dati relativi ai casi di mesotelioma consultabili sul VII Rapporto ReNaM dell’Inail lo dimostrano. Per questo la reazione dei familiari delle persone morte a causa dell’utilizzo dell’asbesto e la parola che ha risuonato in aula: “Vergogna!”, dà il senso dell’impotenza dei tanti lavoratori, delle loro famiglie e dei residenti davanti a qualcosa che non possono combattere.

I procedimenti giudiziari

Il Tribunale di Torino ha condannato l’imprenditore svizzero, il 13 febbraio 2012, nel processo Eternit, a 16 anni di reclusione. L’accusa era di disastro ambientale doloso permanente e per omissione volontaria di cautele antinfortunistiche. I giudici avevano disposto il risarcimento per tremila parti civili. Il 3 giugno 2013 la Corte d’Appello riformò la pena aumentandola a 18 anni. Dispose anche il risarcimento alla Regione Piemonte di 20 milioni di euro e di 30,9 milioni di euro per il comune di Casale Monferrato.

Il 19 novembre 2014 la Corte di Cassazione, però, dichiarò il reato di disastro ambientale prescritto e annullò le condanne e i risarcimenti in favore delle parti civili. In seguito i magistrati incardinarono il processo Eternit bis, diviso in 4 tronconi. A Napoli l’accusa di omicidio volontario non ha retto. Negli altri 3 tribunali l’accusa è, invece, di omicidio colposo.

La tesi difensiva, non c’era volontà di uccidere

Durante la scorsa udienza gli avvocati della difesa, Astolfo Di Amato e Guido Carlo Alleva, avevano discusso diverse ore per smontare la tesi accusatoria. Gli avvocati hanno spiegato che non ci sarebbe stata nessuna volontà di veder morire i propri operai. Che le conoscenze dell’epoca fossero diverse rispetto a quelle che ci sono oggi e che, per questo, Stephan Ernest Schmidheiny non poteva sapere con certezza che l’amianto fosse cancerogeno. Hanno messo in dubbio le diagnosi di vari mesoteliomi, eseguite a volte solo sulla base di radiografie. I medici avrebbero dovuto prescrivere, invece, esami più specifici per averne la certezza.

Alleva ha, infine, messo in evidenza le opinioni concordanti di tutti i consulenti sentiti in aula intervenuti sul periodo della “latenza convenzionale”. Voleva dimostrare che nessuno può essere certo di quale esposizione abbia causato nel singolo caso il mesotelioma, dato che il periodo di latenza sarebbe, secondo alcuni studi, anche di 80 anni.

Nel corso del dibattimento alcuni lavoratori hanno spiegato che all’interno della fabbrica, in alcuni periodi, sarebbero stati addirittura costretti a coprirsi la bocca con i fazzoletti, perché non venivano fornite regolarmente le mascherine. Il fratello dell’imputato, invece, ha dichiarato che in casa, nella sua famiglia, la pericolosità dell’amianto fosse nota. Sempre secondo le sue dichiarazioni, i rischi sarebbero stati più volte insabbiati.

L’Ona, attraverso gli avvocati Ezio Bonanni e Flora Rosa Abate, si è costituita parte civile in questo processo. Continuando nell’importante missione di tutelare le vittime dell’amianto e dei loro familiari. L’associazione ha creato anche una App, per le segnalazioni, per contribuire a mettere in sicurezza i siti contaminati. Le vittime dell’amianto possono utilizzare lo sportello on-line, o il numero verde 800 034 294, per richiedere all’Ona una prima consulenza legale gratuita.

Metalli pesanti, screening gratuito per i militari a Matera

metalli pesanti
metalli pesanti

L’Osservatorio vittime del dovere di Taranto e il dottor Pierpaolo Capece, in collaborazione con l’Ona, hanno organizzato uno screening gratuito per la ricerca di metalli pesanti. E’ rivolto ai militari italiani (ed ex militari), e ai loro familiari.

Capece metterà a disposizione il suo laboratorio “Studio analisi cliniche ed ambientali”, di Pisticci scalo a Matera, il 22 ed il 23 aprile 2022, dalle 8 alle 17. Chi è interessato potrà comunicare l’adesione, entro il 20 aprile, al numero 0835/1976026 o attraverso l’email: info@chimicaeambiente.com.

“Gli esperti ricercheranno – ha spiegato il commissario Vittime del dovere Aps di Taranto, Paola Santospirito – la presenza di uranio impoverito, tungsteno e altri metalli pesanti presenti nei teatri di guerra, ma anche sulle navi della Marina”.

Metalli pesanti, militari e familiari contaminati

Santospirito sa bene di cosa si tratta. Suo marito Tony Mastrovito, infatti, vittima del dovere, è stato contaminato durante il servizio. A soli 16 anni si è arruolato in Marina e ha iniziato a respirare le fibre da amianto. Ha superato e vinto la battaglia contro il cancro, ma è affetto da asbestosi e ha tracce di metalli pesanti nel corpo. Più volte è partito, infatti, per missioni all’estero, anche nei Balcani.

I metalli pesanti hanno contaminato anche sua moglie. Il dottor Cagnazzo ha trovato anche nei vetrini di un tumore che l’aveva colpita nel 2007 uranio e nano particelle di metalli pesanti. “Ho trovato dei valori alti di metalli pesanti – ha spiegato in un’intervista Cagnazzo – come tungsteno, manganese, piombo, cadmio, cesio e uranio nelle analisi del marito di Paola. Sono rimasto sorpreso nel trovare gli stessi metalli nelle analisi effettuate alla moglie. Per questo ho pensato a una contaminazione secondaria”.

Un’opportunità lo screening gratuito per i militari che possono arrivare a Matera da ogni parte d’Italia per esami che costano anche diverse centinaia di euro.

Uranio impoverito e metalli pesanti

L’uranio impoverito e altri metalli pesanti sono dannosi per la salute e hanno causato tanti danni ai militari. In Bosnia (1995), Kosovo (1998) e Iraq (1991 e 2003), i militari hanno utilizzato proiettili ad uranio impoverito. I nostri soldati, impiegati nelle missioni di pace, ignari del rischio, hanno svolto servizio in luoghi che erano stati appena bombardati con questi proiettili.

Sono circa 8.000 le vittime tra coloro che hanno compiuto missioni all’estero. I deceduti per infermità di servizio, invece sono circa 400. Lo ha confermato anche la Commissione parlamentare d’inchiesta della Camera dei deputati del 2018 riunita proprio per affrontare questo tema.

Il laboratorio di analisi

Lo Studio Analisi Chimiche e Ambientali con sede a Pisticci Scalo (in provincia di Matera, Basilicata) è un laboratorio che fornisce consulenze alle aziende ma anche servizi di supporto analitico nel settore alimentare, nel settore agricolo e nel settore ambientale. Specializzato nelle analisi dei rifiuti che vengono prodotti dalle aziende, permette di richiedere e ottenere prove microbiologiche, chimiche e fisiche in diversi settori.

Il costante aggiornamento e la ricerca di soluzioni all’avanguardia caratterizzano da sempre il modus operandi della struttura. Il laboratorio può vantare, inoltre, l’accreditamento di ACCREDIA, l’Ente Unico per l’Accreditamento in Italia, che costituisce il riconoscimento ufficiale della nostra competenza e del nostro valore.

La missione dell’Ona

L’Osservatorio nazionale amianto, tramite il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, tutela le vittime dell’asbesto e del dovere e i loro familiari.

Il personale civile e militare delle Forze Armate ha diritto alle prestazioni previdenziali e al risarcimento, se il danno è la conseguenza di esposizioni a sostanze nocive.

Anche i familiari delle vittime dell’uranio impoverito hanno diritto alla costituzione delle prestazioni previdenziali di vittime del dovere, rispettivamente in qualità di coniuge ed orfani di vittime del dovere, ovvero in assenza in favore dei genitori e/o dei fratelli, con gli stessi diritti della vittima primaria (in modo particolare, la speciale elargizione, lo speciale assegno vitalizio, l’assegno vitalizio e tutti gli altri diritti).

Aprile: cosa piantare nel nostro orto biologico 

aprile
vanga nell'orto

Dalla semina alla raccolta, crescere le verdure bio ad aprile 

Ad aprile, le temperature generalmente iniziano a essere miti e il rischio di gelate tardive diminuisce. 

Per tali motivi si possono seminare una grande varietà di ortaggi direttamente nell’orto. Cosa impossibile quando la temperatura esterna (in particolare le minime notturne), è bassa e bisogna pertanto ricorrere alla semina in semenzaio.

In alternativa, si possono anche realizzare dei semenzai all’aperto. In questo caso, non sarà necessario irrigare grandi superfici e si eviterà di dissipare spazio nell’orto.

Aprile è anche il mese più giusto per trapiantare nell’orto le piantine dei nostri vasetti. Il trapianto si può fare a radice nuda oppure posizionando direttamente  la piantina con il pane di terra del vasetto.

Nel meridione e nelle isole, si può iniziare già a marzo a trapiantare gran parte delle piante orticole che poi produrranno frutto in estate.

Nelle zone più fredde meglio invece aspettare il mese di maggio.

Calendario delle semine di Aprile 

Per meglio orientarci nel calendario delle semine, sul blog ortodacoltivare.it di Matteo Cereda si può trovare un utilissimo calcolatore automatico.

Si tratta di un prezioso strumento che, tenendo conto del mese, delle condizioni e anche di cosa abbiamo coltivato precedentemente, ci suggerisce la più corretta rotazione colturale. 

Anche se il calendario delle semine fornisce delle utili indicazioni, nella scelta dei prodotti da coltivare dobbiamo tener presente soprattutto:

  • Condizioni climatiche dell’anno specifico;
  • Caratteristiche della zona in cui si trova l’orto;
  • Esposizione e posizione dell’orto stesso.

Cosa seminare ad aprile?

Se vogliamo mantenerci sul “tradizionale”, potremmo seminare: barbabietole, bieta da coste, soncino, topinambur, carote, carciofi, cardi, cicoria, cappuccio, cetrioli, fagiolini, cipolle, rape, ravanelli, agretti, spinaci, rucola, valeriana, lattuga, grumolo, verza e fragole. 

Attenzione alle cucurbitacee: zucche, zucchine, cetrioli, meloni, angurie. Questi ortaggi estivi temono gelate tardive. Meglio aspettare la fine del mese. 

Sì a bulbilli di patate, cavoli, porri. 

Tra i legumi (preziosi perché fonte di azoto), possiamo mettere: fagioli nani e rampicanti, fagiolini, ceci. 

Se la temperatura è particolarmente calda si possono anche piantare solanacee: peperoni, pomodori, e melanzane. 

Aprile è inoltre il mese giusto per piantare erbe aromatiche come il basilico e il prezzemolo, sedano

Se vogliamo sperimentare coltivazioni poco conosciute possiamo invece optare per: arachidi, luffa (una spugna vegetale), alchechengi (pianta perenne delle Solanaceae).

Semina e luna di aprile 

In passato, i contadini iniziavano la semina dopo aver osservato attentamente le fasi lunari. L’origine di questa consuetudine risale probabilmente ai tempi dei Sumeri, degli antichi Egizi e dei Maya. Queste antichissime civiltà ritenevano infatti che la luna influenzasse la fertilità del terreno. Oggi, non ci sono evidenze scientifiche sufficienti a supportare queste tesi, ma molti coltivatori continuano a osservare le fasi lunari. 

Entriamo nel dettaglio: il mese di aprile 2022 inizia e finisce con la luna nuova, mentre il giorno di luna piena è il 16 aprile.

  • 01 aprile: luna nuova
  • 02-15 aprile: luna crescente
  • 16 aprile: luna piena
  • 16-29 aprile: luna calante
  • 30 aprile: luna nuova

In fase di luna crescente, è consigliabile seminare le piante da frutto e da seme. Dopo la luna piena, dal 17, quandoinizia la fase calante che termina con il nuovilunio, è meglio seminare le verdure da tubero e radice, oltre alle insalate e le biete.

Come si trapianta: passo dopo passo

Prima di iniziare le operazioni di trapianto, occorre preparare bene il terreno almeno qualche settimana prima.

L’ideale sarebbe iniziare quando la terra è “in tempera”, cioè quando non è eccessivamente bagnata dalle piogge, ma neppure secca. 

  • Vangare: si inizia scavando in profondità, per garantire un buon drenaggio e rompere le zolle;
  • Concimare: per l’orto biologico si possono utilizzare il compost o il letame;
  • Zappare: dopo la concimazione si può iniziare a zappettare, per poi spianare il letto di semina con un rastrello;
  • Seminare: infine siamo pronti a fare delle buche dove piantare le giovani piantine, rispettando sempre il giusto distanziamento fra una pianta e l’altra.

Cosa fare in caso di gelate tardive

A volte un’improvvisa gelata può danneggiare le piante. Per ripararle, si possono usare delle piccole serre in policarbonato oppure coperture in tessuto non tessuto per la notte. Si può utilizzare anche il telo di pacciamatura (preferibilmente nero), per tenere calde le piante. Infine si possono realizzare dei mini tunnel con telo trasparente.

Attenzione alla cura 

  • Infestanti: importante mantenere curato e pulito l’orto dalle erbacce infestanti e dalle erbe spontanee. Per contrastarle possiamo servirci del frangizolle sarchiatore o ricorrere alla pacciamatura (coprire il suolo con materiali che impediscono alla luce di passare);
  • Acqua: non bisogna mai far mancare acqua al terreno e provvedere, se necessario, a irrigare le coltivazioni, sopratutto se fa particolarmente caldo.  Bisogna fare molta attenzione alle piantine più giovani, appena trapiantate oppure appena seminate, dato che il loro apparato radicale non è ancora ben sviluppato;
  • Insetti e parassiti: il caldo favorisce il risveglio dei parassiti, che ovificano in questo periodo. Un buon rimedio per tenerli lontani consiste nel mettere biotrappole tipo Tap Trap. Questo ci consentirà di monitorare e catturare gli insetti;
  • Malattie fungine: le temperature più alte, unite alle frequenti piogge, sono terreno fertile per le malattie funginee. In questo caso, è importante una buona gestione del terreno e un intervento pronto nel rimuovere parti di pianta malate.

Piante da raccogliere ad aprile 

Oltre a seminare, in questo mese si possono raccogliere già alcune piante. In particolare quelle da foglia a ciclo breve, come erbette, insalate da taglio, rucola, scarola, songino, lattuga, ravanellil, carote. Ma anche biete da costa o da taglio. Sono disponibili anche due ortaggi perenni molto apprezzati: carciofi e asparagi.

Si possono anche raccogliere alcuni ortaggi invernali quali porri, piselli, taccole, finocchi e cavoli, e in generale tutte quelle verdure a lunga conservazione che sono state colte nei mesi precedenti: patate, cipolle, aglio, scalogna, legumi secchi come fagioli, ceci e lenticchie.

Presenti pure le erbe aromatiche disponibili tutto l’anno, come timo, salvia e rosmarino, e alcune erbe che iniziano a rispuntare come la menta e il prezzemolo. Il più ritardatario è invece il basilico. Per lui ci sarà da aspettare ancora un mese.

Aprile nel frutteto 

La frutta di stagione è perlopiù quella raccolta precedentemente ma che si conserva bene.

Possiamo trovare tutti gli agrumi (arance, pompelmi, limoni, cedri, mandarini, clementine), mele, pere e kiwi, mandorle, nocciole, noci e altri frutti a guscio.

Allora, non ci resta che seminare… fa bene al cuore e alla salute.

Fonti

greenme.it

ortidacoltivare.it

Aprile semina orto e giardino- Agricoltura Biologica Online agricolturabiologicaonline.eu

Stop ai lavori nell’ex Garage Ruspi a Latina, trovato amianto

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Comune di Latina

I cittadini di Latina si chiedono da tempo come mai i lavori all’ex Garage Ruspi non vengano completati. Lo stop è dovuto all’amianto presente nell’edificio. La notizia arriva dall’assessore ai Lavori pubblici, Pietro Caschera, che ha spigato il problema in commissione.

Uno stop necessario per tutelare la sicurezza degli operai che si stanno occupando della manutenzione e dei residenti. L’asbesto è, infatti, un materiale altamente cancerogeno che causa mesotelioma e diverse patologie asbesto correlate. Malattie che hanno purtroppo, nella maggioranza dei casi esito infausto.

Stop ai lavori, i negozianti chiedono spiegazioni

I negozianti del quartiere hanno sollecitato la fine dei lavori, preoccupati che il cantiere bloccato potesse creare problemi anche alle vendite. L’amministrazione ha così chiarito che prima è stata trovata una condotta non presente nella mappatura del locale tecnico interrato. Questo ha reso necessario cambiare il progetto iniziale. Gli operai hanno poi scoperto l’amianto, durante la demolizione.

La ditta ha così fermato tutto e ha provveduto ad effettuare analisi a campione sul materiale d’asporto, prassi di routine. Le analisi hanno dimostrato la presenza di fibre di asbesto negli strati di guaina. Questo per forza di cose allungherà i tempi della ristrutturazione. La rimozione e lo smaltimento dell’amianto saranno ora affidati ad una ditta specializzata con tutte le certificazioni del caso. Il Comune ha avviato la procedura per l’affidamento della messa in sicurezza che si concluderà il 14 aprile.

Se da una parte, quindi, i tempi dei lavori si dilateranno, dall’altra tutto è stato predisposto per evitare la contaminazione dell’area con fibre di amianto altamente dannose per la salute. Gli operai potranno stare tranquilli e operare poi in completa sicurezza e l’amianto sarà smaltito in siti autorizzati.

Amianto, un minerale altamente pericoloso

L’Ona – Osservatorio nazionale amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, che ha uno studio anche nel capoluogo pontino, da sempre si batte contro la fibra killer. Le aziende purtroppo utilizzato l’asbesto per decenni in Italia nell’edilizia, ma anche in altri 3000 utilizzi, contaminando il territorio. Le società hanno continuato ad utilizzarlo anche quando ormai studi scientifici avevano dimostrato che tutte quelle malattie erano causate proprio da questo minerale, tanto utile quanto pericoloso.

Stop alla strage silenziosa

Soltanto nel 1992 è stato messo al bando con la Legge 257. Da allora ne è stato vietato l’utilizzo, ma le bonifiche sono in forte ritardo. Questo purtroppo e la lunga latenza delle malattie asbesto correlate, ha comportato che il picco dei decessi non sia ancora avvenuto. E’ previsto infatti tra il 2025 e il 2030. Di amianto si continua a morire, come spiegato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, ma anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail che registra soltanto i casi di mesotelioma.

L’Ona ha realizzato anche una App per la segnalazione dei siti contaminati. L’associazione affianca le vittime di amianto e delle vittime del dovere fornendo assistenza legale e medica.

Famiglia, ambiente, salute e lavoro: le priorità degli italiani

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famiglia passeggia nel parco

Famiglia, ambiente, salute e lavoro: sono questi gli aspetti importanti della vita nel post pandemia. Lo ha rilevato Comieco, il Consorzio nazionale recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, che ha reso noti i risultati dell’Osservatorio sul senso civico degli italiani. L’indagine è stata realizzata in due tranche, una a febbraio e la seconda a maggio 2020, in collaborazione con l’Istituto di Ricerca Ipsos.

Cos’è cambiato con la pandemia

La rilevazione quest’anno è ancora più importante perché indaga la società italiana in un momento di massima difficoltà. I primi 6 mesi della pandemia da coronavirus. I cittadini hanno riscoperto o apprezzato maggiormente gli antichi valori, lo stare in famiglia, ma anche l’amicizia e l’importanza della tutela dell’ambiente.

“Lo spartiacque costituito dalle drastiche misure di distanziamento sociale – spiegano dal Comieco – emerge chiaramente nella crescita dell’attenzione e della fiducia degli italiani nei confronti degli altri e della collettività. Rispetto a prima dell’epidemia, infatti, cala di 4 punti, dal 26% al 22%, la percentuale di coloro che considerano che la principale responsabilità di una persona sia verso la propria famiglia e non verso la collettività”.

Famiglia, ma responsabilità anche verso la collettività

Costretti ad affrontare una situazione completamente nuova e complessa, gli italiani hanno riscoperto una rinnovata responsabilità civile che conferma, tuttavia, la sua origine nella sfera privata. Il campione Ipsos, infatti, è omogeneo nell’indicare come fonte del senso civico i valori individuali (79%) che si formano principalmente all’interno della famiglia (65%).

Fondamentale in questo senso è insegnare fin da piccoli a prendersi le proprie responsabilità nei confronti della collettività (72%). Nella formazione del senso civico cresce anche il ruolo chiave riconosciuto all’educazione (51%, +1%) mentre è secondaria la rilevanza attribuita alle sanzioni (42%, -2%).

Ambiente, la raccolta differenziata non si ferma

Una cartina di tornasole per valutare il senso civico è espresso sicuramente dalla raccolta differenziata che durante il lockdown non è venuta meno. In 15 anni è maturata quindi la sensibilità ambientale. La qualità dell’ambiente sale, infatti, al terzo posto nella priorità degli italiani, accanto a sicurezza e amore. L’attenzione a differenziare carta e cartone sale dal 65 al 91%.

“Dalla ricerca – ha commentato il direttore generale di Comieco, Carlo Montalbetti all’Ansa – emerge come la raccolta differenziata sia sempre più un comportamento consolidato e in crescita. Tanto che il 67% della popolazione lo considera un compito utile alla collettività e il 72%, non solo la svolge tutti i giorni, ma pulisce anche i contenitori in carta e cartone prima del conferimento”.

Il Comieco è il consorzio nazionale italiano che si occupa del riciclo e del recupero degli imballaggi a base cellulosica. Raggruppa cartiere, produttori, trasformatori e importatori di carta e cartone per imballaggio.

Ambiente e salute vanno di pari passo

L’attenzione all’ambiente negli italiani non è quindi venuta meno. I cittadini hanno orami chiaro il profondo legame tra la tutela dell’ambiente e la salute, così come sostiene da tempo anche il presidente dell’Ona – Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni. L’Ona si occupa da oltre venti anni della questione amianto, ben rappresentata nel “Libro bianco per le morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Da qui l’associazione è partita, però, per una riflessione profonda sull’importanza della salute dei lavoratori e dei cittadini in generale. Che non può prescindere dalla tutela dell’ambiente.

Per questo l’Ona ha creato anche una App apposita per le segnalazioni dei siti ancora contaminati dall’amianto, per fermare la strage. Questo minerale infatti causa il mesotelioma, altri tumori e tutta una serie di gravissime patologie asbesto correlate. L’Ona è al fianco delle vittime dell’amianto e del dovere con un’assistenza legale, medica e tecnica per le bonifiche.