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martedì, Maggio 19, 2026
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Abusi infantili: predispongono vittime a infarti da adulti

abusi infantili
bambola abbandonata a terra di notte

Uno studio di coorte (un disegno di studio non sperimentale ma osservazionale), ha scoperto che esiste un nesso fra gli abusi infantili e il rischio di avere un infarto da adulti. Per arrivare alla conclusione, sono stati studiati i casi clinici di soggetti iscritti al Biobank del Regno Unito, tra il 2006 e il 2010.

Abusi infantili e ripercussioni sulla salute

Abusi e infarto. L’insufficienza cardiaca è una crescente minaccia per la salute. Essa colpisce oltre sessanta milioni di adulti in tutto il mondo.

Nonostante i significativi progressi nella gestione dei fattori di rischio (relativi alle malattie cardiovascolari), il tasso di mortalità è ancora estremamente elevato.

Oltre alla predisposizione genetica, anche i fattori psicologici stressanti possono provocare un arresto cardiaco. 

Ad attirare l’attenzione della comunità cardiologica è il nesso fra il maltrattamento infantile e il rischio infarto.

Crescenti prove hanno infatti suggerito che tali abusi aumentano il rischio di insorgenza di molteplici malattie cardiovascolari, principalmente infarto miocardico. Da qui, la necessità di approfondire l’argomento.

Un questionario alla base dello studio sugli abusi 

Per valutare il nesso fra il maltrattamento infantile e l’incidenza di infarto, gli studiosi del Department of Nephrology del Guangdong Provincial People’s Hospital (Nord della Cina), hanno utilizzato un questionario: l’infanzia Trauma Screener (CTS) online. 

Esso ha analizzato cinque tipi di maltrattamento infantile tra cui: abuso fisico, abbandono fisico, abuso emotivo, abbandono emotivo e abuso sessuale.

Hanno poi combinato i risultati in un punteggio totale, basato sul rischio poligenico ponderato per l’insufficienza cardiaca. 

L’incidenza di morte per infarto, è stata accertata consultando i registri ospedalieri dei decessi del National Health Service Information Center, per i partecipanti provenienti dall‘Inghilterra e dal Galles. Per quelli che provenivano dalla Scozia, si è consultato il National Health Service Central Register Scotland.

Caratteristiche dei partecipanti allo studio 

Lo studio ha incluso tutti i soggetti che avevano avuto un infarto, per un totale di 153.633 persone. 

Ha invece escluso i partecipanti con diagnosi di insufficienza cardiaca al basale.

Di questi, 153.287 adulti (età media, 55,9 anni; 43,6% maschi), sono rientrati nelle analisi primarie che indagavano l’associazione tra maltrattamento infantile e insufficienza cardiaca incidente. 

Dopo il controllo della qualità genetica, il campione di studio finale per l’analisi genetica comprendeva 145.374 partecipanti.

In una media di 12,2 anni di follow-up, 2.352 partecipanti avevano avuto un’insufficienza cardiaca incidente, associata esclusivamente agli abusi infantili. 

Tra i partecipanti ad alto rischio genetico, quelli che avevano subito da tre a cinque tipi di maltrattamento infantile, avevano un doppio rischio di sviluppare insufficienza cardiaca, rispetto a chi non aveva sperimentato tali traumi. 

La ricerca si è avvalsa dei dati del Biobank del Regno Unito, e ha ricevuto l’approvazione etica dal National Health Service National Research Ethics Service. 

Tutti i partecipanti hanno dato il loro consenso informato a partecipare allo studio.

Identikit dei partecipanti: i soggetti più esposti agli abusi

Dallo studio, è emerso che i soggetti più esposti agli abusi infantili sono:

  • Donne, non bianche (asiatiche, inglesi neri o nere, cinesi e altri gruppi etnici);
  • Appartengono a classi socialmente svantaggiate e soffrono di ipertensione, diabete, insonnia e ansia;
  • Adottano stili di vita malsani, soffrono di obesità o disturbi mentali. Tutti fattori che portano a un collegamento tra il maltrattamento infantile e l’insufficienza cardiaca incidente.

Una serie di prove ulteriori, ha suggerito che il maltrattamento infantile è correlato a molteplici meccanismi patologici, tra cui l’infiammazione e la  disfunzione dell’asse ipotalamo-ipofisi-adrenocorticale.

Lo studio è stato pubblicato il 5 ottobre sul Journal of the American Heart Association.

Implicazioni cliniche dello studio: a cosa serve? 

Identificare precocemente le storie di maltrattamenti infantili, in particolare degli abusi fisici, aiuterebbe a prevedere meglio il rischio di insufficienza cardiaca in età avanzata, anche quando la suscettibilità genetica è bassa.

Limiti dello studio sugli abusi infantili

Il questionario CTS utilizzato dalla Biobank del Regno Unito, non ha misurato la gravità, la frequenza, e la durata dei maltrattamenti. Cosa che può causare una stima imprecisa relativa al nesso abuso=infarto. 

Inoltre, questo studio non disponeva di informazioni sufficienti per differenziare i tipi e le cause degli arresti cardiaci.

Per tali motivi, i ricercatori prevedono di intraprendere futuri studi longitudinali, specificamente progettati per indagare l’associazione tra insufficienza cardiaca e maltrattamento infantile. 

Il lavoro è stato sostenuto dalla National Natural Science Foundation of China e dalla China Postdoctoral Science Foundation.

Fonti 

https://www.ahajournals.org/doi/suppl/10.1161/JAHA.122.026536

Pong: neuroni addestrati con DishBrain giocano meglio

pong
pong gioco dishbrain

Un esperimento di intelligenza biologica sintetica, che usa la tecnologia del silicio, ha istruito ottocentomila neuroni (di topo e di uomo) a giocare a Pong. In realtà il test servirà a scopi più importanti 

Pong: dei neuroni “istruiti” possono giocare meglio 

Il Pong è uno dei primi videogiochi commercializzati. Prodotto dalla Atari nel 1972, ha appassionato intere generazioni e ancora adesso entusiasma molti giocatori.

Per vincere una partita occorre essere veloci e concentrati, bisogna usare “la testa” e l’intuito.

Almeno fino a qualche tempo fa.

Un nuovo esperimento di intelligenza biologica sintetica, ha mostrato che i neuroni di uomo e di topo coltivati in provetta, possono regolare la loro attività per svolgere un compito specifico.

Se si forniscono loro adeguati feedback, possono addirittura migliorare le loro prestazioni.

Perché proprio il Pong? «Abbiamo scelto Pong per la sua semplicità e familiarità. Inoltre, si tratta di uno dei primi giochi utilizzati nell’apprendimento automatico, quindi volevamo riconoscergli questo merito». Ad affermarlo, uno degli autori dello studio, il neuroscienziato Brett Kagan, della startup biotecnologica Cortical Labs di Melbourne in Australia.

I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Neuron.

Dishbrain: mix di neuroni animali e umani che giocano a Pong

DishBrain è un mix di neuroni estratti da topi embrionali e neuroni umani cresciuti da cellule staminali. 

Queste cellule sono coltivate su array di microelettrodi (MEA), dispositivi contenenti (da decine a migliaia) di microelettrodi, che si attivano per stimolare i neuroni a fornire input sensoriali.

Veniamo al test. Un nuovo modo di giocare a Pong 

Per giocare a Pong, sono stati disposti dei microelettrodi su entrambi i lati dello schermo. Essi indicavano se la palla era a sinistra o a destra, mentre la frequenza dei segnali trasmetteva la distanza della palla.

Con questi input di base, DishBrain, era in grado di spostare la racchetta in direzione della palla, ma tutto sommato, non giocava in maniera soddisfacente.

Per migliorare le sue prestazioni, i neuroni avevano bisogno di un feedback.

Il team di ricerca ha pertanto sviluppato un software che, grazie a degli elettrodi, forniva dei feedback ogni volta che DishBrain perdeva la palla. 

Dopo cinque minuti, i risultati erano decisamente migliorati.

DishBrain si ispira al “Principio dell’energia libera” di Friston

Nel 2005, Karl Friston, direttore scientifico del Functional Imaging Laborator (FIL), dell’University College di Londra ha elaborato il “Principio dell’energia libera”.

Si tratta di una teoria unificante su come funziona la mente umana, che risponde, in maniera ambiziosa, a una domanda: “Se sei vivo, quali comportamenti ci possiamo aspettare da te?”.

Essa propone a tutti i sistemi biologici di comportarsi in modo da ridurre il divario tra ciò che ci si aspetta e ciò che viene vissuto – in altre parole, per rendere il mondo più prevedibile.

DishBrain agisce in base al Principio all’energia libera: grazie ai feedback ricevuti, adegua le sue azioni per rendere il mondo più prevedibile.

«Quando i neuroni hanno risposto in un modo che corrispondeva al colpire la palla, sono stati stimolati in un luogo e ad una frequenza che era la stessa ogni volta. Se hanno mancato la palla, la rete è stata stimolata dagli elettrodi in posizioni casuali e a frequenze diverse. Nel corso del tempo, i neuroni hanno imparato a colpire la palla per ricevere la risposta modellata piuttosto che quella casuale» prosegue l’autore dello studio.

Differenza fra cervello umano e artificiale durante il gioco

Il cervello umano, contiene circa 80-100 miliardi di neuroni. E’ molto più potente di qualsiasi computer ed è difficile batterlo al gioco. Attualmente, per replicare solo un secondo dell’attività dell’uno per cento del cervello umano, ci vogliono 82.944 processori, un petabyte di memoria principale. Operazione che richiede quaranta minuti. 

DishBrain, grazie al sistema biologico sintetico sviluppato da Kagan e colleghi – potrebbe ottenere risultati migliori. «Abbiamo dimostrato che possiamo interagire con i neuroni biologici viventi in modo tale da costringerli a modificare la loro attività, portando a qualcosa che assomiglia all’intelligenza» – spiega Kagan.

Potenzialità e applicazioni del singolare esperimento

Ovviamente l’esperimento non è finalizzato a ottimizzare le prestazioni al Pong. 

Le sue potenziali applicazioni possono servire a sviluppare “unità di elaborazione biologica” da utilizzare sia nell’informatica, sia nel campo dell’intelligenza artificiale

Può anche rivelarsi efficace per studiare le attività cerebrali, aiutare i chimici a capire gli effetti di vari farmaci sul cervello, a livello cellulare, o come si sviluppa l’intelligenza.

«Potrebbe anche aiutare ad adattare i farmaci alla biologia specifica di un paziente, utilizzando neuroni coltivati da cellule staminali prelevate dalla pelle del paziente»- afferma il neuroscienziato Takuya Isomura del RIKEN Center for Brain Science di Saitama, in Giappone

«Anche se – aggiunge- , non è ancora chiaro se i neuroni si comportano come hanno fatto per creare un ambiente prevedibile, o in risposta a qualche altro aspetto dei segnali che hanno ricevuto».

Sicuramente, le tecniche sviluppate da DishBrain sono tali, da potersi utilizzare per confrontare le variazioni nell’apprendimento tra diversi animali, o tra cellule di più regioni del cervello.

Prossimo step: effetti di droghe e alcool sul gioco

Gli scienziati si stanno già preparando al secondo step del test: scoprire se droghe e alcool inficiano la qualità del gioco. Cosa combineranno mai dei neuroni ubriachi e sotto effetto di stupefacenti?

Fonti 

Doi: https://doi.org/10.1038/d41586-022-03229-y

I neuroni in vitro imparano e mostrano sensibilità quando sono incarnati in un mondo di gioco simulato

Https://doi.org/10.1016/j.neuron.2022.09.001

Kagan, B. J. et al. Neuron https://doi.org/10.1016/j.neuron.2022.09.001 (2022).

Croney, C. Il C. & Boysen, S. T. Anteriore. Psicologico. 12, 631755 (2021). PubMed

Fauna selvatica, in 50 anni andato perso il 69%

fauna selvatica
foche che si baciano, fauna selvatica

In 50 anni è andato perso il 69% della fauna selvatica. È il dato del Living planet report (Lpr) 2022 del Wwf che spiega come sono ridotti notevolmente gli esemplari di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci.

Fauna selvatica, preoccupano America Latina e Caraibi

Preoccupanti i numeri riferiti all’America Latina e ai Caraibi: qui la perdita di fauna selvatica ha raggiunto il 94%.

L’Lpr monitora quasi 32.000 popolazioni di 5.230 specie di vertebrati. Dopo aver raccolto questi dati il Wwf ha lanciato un appello per la COP15 di dicembre. “Ci aspettiamo un ambizioso accordo”.

Fauna selvatica, cos’è la Cop15

La convenzione delle Nazioni Unite è un accordo tra i Paesi del mondo per proteggere la natura e l’ambiente che ci circonda. È stata firmata per la prima volta al Summit della Terra a Rio de Janeiro nel 1992. Il trattato internazionale indica come difendere la biodiversità e ha l’obiettivo dell’equa condivisione dei benefici delle risorse naturali.

Negli ultimi anni, nonostante proclami ed intenti poco è cambiato e per questo la Cop15 è ancora più importante.

Cambiamento climatico e perdita di biodiversità

“Una doppia emergenza, il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità – ha spiegato il direttore generale del Wwf Internazionale, Marco Lambertini – minaccia il benessere delle generazioni attuali e future”.

“Il Wwf è estremamente preoccupato da questi nuovi dati – ha continuato – che mostrano un calo devastante delle popolazioni di fauna selvatica, in particolare nelle regioni tropicali che ospitano alcune delle aree più ricche di biodiversità al mondo”.

Nel Living planet report si trovano le specie più a rischio, il cui numero è diminuito negli anni in modo preoccupante. Tra questi i delfini rosa di fiume dell’Amazzonia: ce ne sono il 65% in meno e il calo si è verificato in 20 anni, tra il 1994 e il 2016 nella Riserva brasiliana di Mamirauá. I gorilla di pianura orientale, con un crollo dell’80% nel Parco nazionale di Kahuzi-Biega, in Congo, tra il 1994 e il 2019. In pericolo anche i cuccioli di leone marino dell’Australia meridionale e occidentale, il cui numero è calato di due terzi tra il 1977 e il 2019.

Necessario dimezzare l’impronta globale di produzione

“Senza un cambiamento strutturale nelle nostre politiche, economie, abitudini – ha commentato il presidente del Wwf Italia, Luciano Di Tizio – quasi nessuno degli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu potrà essere raggiunto. Per invertire la perdita di natura e garantire un futuro più sicuro e sano per tutti è indispensabile dimezzare l’impronta globale di produzione e consumo entro il 2030″.

Vista, per la giornata mondiale visite gratuite per la prevenzione

vista
donna che legge un libro con occhiali da vista

Oggi 13 ottobre è la Giornata mondiale della vista e nelle piazze di tutta Italia si stanno svolgendo visite gratuite e distribuzione di materiale informativo. L’organizzazione dell’evento è curata dall’Agenzia Internazionale per la Prevenzione della Cecità IAPB Italia onlus. L’occhio è una parte importantissima del nostro organismo e non deve essere trascurata. Il suo peso è infatti appena lo 0,27% dell’intero corpo, ma è anche l’organo che riceve oltre l’80% delle informazioni esterne.

Come difendere la vista? Le malattie che la minacciano sono molte ed interessano moltissime persone in Italia. La prevenzione è fondamentale per conservare la vista evitando le peggiori conseguenze. Ecco perché è importante effettuare visite regolari: per individuare in tempo eventuali problematiche, in genere possono essere gestite.

Si legge in una nota del Ministero della Salute: “Nel nostro Paese, le malattie che mettono a rischio la vista riguardano oltre tre milioni di persone e ancora di più sono i soggetti a rischio. Perché l’incidenza di glaucoma, retinopatia diabetica e maculopatia aumenta assieme all’età e alle malattie croniche“.

Vista, quando effettuare i controlli?

Le condizioni che minacciano la vista “possono provocare enormi costi sociali e personali, sono asintomatiche negli stadi iniziali – ovvero danneggiano le cellule nervose in maniera silenziosa. Tuttavia possono essere curate o arginate se diagnosticate in tempo dai medici oftalmologi attraverso controlli periodici. La Società Oftalmologica Italiana consiglia una visita alla nascita, entro i 3 anni. A 12 anni, una volta ogni due anni dopo i 40 e una volta l’anno per le persone oltre i 60“. A spiegarlo è ancora il Ministero della Salute.

Quindi è opportuno fare controlli periodici anche quando si sta bene o si pensa di stare bene. “Circa il 40% delle persone visitate erano a rischio o avevano già problemi agli occhi, senza saperlo” – spiegano dalla Iapb.

La visita oculistica, poi, diventa urgente quando si verificano certe condizioni. Ad esempio, quando la vista si abbassa molto o se ne va in maniera improvvisa; se ci si ferisce con un corpo estraneo o se si subisce un trauma oculare; se si vedono dei lampi di luce persistenti o se appare una macchia scura fissa nel campo visivo; se linee certamente dritte appaiono deformate; in caso di forte dolore all’occhio con rossore.

Metà dei Paesi non è pronta ad affrontare disastri naturali

disastri naturali
allagamento in città

I disastri naturali aumenteranno. L’Organizzazione delle Nazioni Unite è partita da questo presupposto per porre l’attenzione sul fatto che metà dei Paesi del mondo sono impreparati contro gli eventi estremi causati dal cambiamento climatico. Per questo, hanno spiegato, è necessario prevedere sistemi di allerta precoci.

Disastri naturali, saranno sempre più frequenti

“Si verificheranno eventi meteorologici estremi – ha detto il segretario generale dell’Onu António Guterres – ma non c’è bisogno che diventino disastri mortali”. Il rapporto “Global status of multi-hazard early warning systems – Target G”, elaborato da due uffici delle Nazioni Unite e diffuso nella Giornata internazionale per la riduzione del rischio di disastro, però ci mette in guardia.

Senza allerta mortalità 8 volte più alta

“I paesi con una copertura di allerta precoce limitata – si legge nel testo – hanno una mortalità per catastrofi otto volte superiore rispetto ai paesi con una copertura da sostanziale a completa”. Inoltre le popolazioni che hanno inciso meno sulla crisi climatica, pagheranno comunque il prezzo più alto.

Guterres ha quindi chiesto all’Organizzazione mondiale della meteorologia (Wmo), di portare avanti “una nuova azione per garantire che ogni persona sulla Terra sia protetta da sistemi di allerta precoce nei prossimi cinque anni”.

La Wmo e l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi (Undrr) hanno sottolineato come “meno della metà dei paesi meno sviluppati e solo un terzo dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo dispongono di un sistema di allerta precoce multi-rischio”.

Disastri naturali, i sistemi di allerta precoce

Si tratta di un mezzo “collaudato per ridurre i danni alle persone e alle risorse prima che si verifichino pericoli imminenti, tra cui tempeste, tsunami, siccità e ondate di caldo“. È necessario quindi investire in questi sistemi per “mettere in guardia non solo dall’impatto iniziale dei disastri, ma anche dagli effetti” successivi che possono essere, ad esempio, la liquefazione del suolo dopo un terremoto o una frana e focolai di malattie dopo forti piogge.

L’esempio più vicino nel tempo è quello dell’alluvione in Pakistan. Il peggior disastro climatico mai registrato fino ad oggi, con quasi 1700 vittime. Eppure, ha spiegato il direttore dell’Undrr, Mami Mizutori, i morti sarebbero stati molti di più senza i sistemi di allerta precoce attivati nell’occasione.

“La transizione ecologica deve essere anche etica e sociale – ripete il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni – e deve essere raggiunta attraverso la collaborazione internazionale. I paesi più poveri non devono pagare più degli altri i danni causati dal cambiamento climatico, in ancora maggiore povertà e vittime umane. Tutti dobbiamo impegnarci per diminuire il divario e per una tutela dell’ambiente che possa fermare la crisi climatica”.