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martedì, Maggio 5, 2026
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Il TAR condanna il Ministero della Difesa per la morte di un militare

Asbestosi: TAR Lazio condanna ministero della Difesa al risarcimento, Capitano Sorgente
Il ministero della Difesa condannato per la morte del Capitano Sorgente, vittima dell’amianto

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio ha accolto il ricorso presentato dalla famiglia del Sottoufficiale napoletano Ciro Centofanti. Riconosciuto “vittima del dovere”, condannando il Ministero della Difesa a risarcire i suoi eredi. Per un importo pari a 308mila euro. Centofanti, nato il 15 marzo 1942 a Napoli e deceduto il 13 ottobre 2020. All’età di 78 anni, a causa di un mesotelioma, aveva prestato servizio nella Marina Militare Italiana dal 1960 al 1979. Ad assistere i familiari, l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

La carriera militare di Ciro Centofanti 

Il Tar Lazio condanna il ministero della Difesa per la morte da amianto del sottoufficiale della Marina Militare Ciro Centofanti

Ciro Centofanti ha dedicato quasi due decenni della sua vita alla Marina Militare. Iniziando la sua carriera nel gennaio 1960 e concludendola il 31 gennaio 1979. Durante il suo servizio, ha lavorato come elettricista di bordo su diverse navi della MM. Tra cui Alcione, Pioppo, Trifoglio, Olmo, Doria, Ontano, Tenace e Visintin. 

Utile precisare che, durante gli anni ’60 e ’70, l’amianto era ampiamente utilizzato nelle unità navali della Marina Militare Italiana. Questo materiale, noto per la sua resistenza al calore e alle fiamme, era usato per l’isolamento termico e acustico nelle navi. Tuttavia, le sue fibre, se inalate o ingerite, possono causare gravi malattie respiratorie, tra cui il mesotelioma, una forma di cancro ad oggi incurabile.

Centofanti è stato esposto a queste pericolose fibre per 24 ore al giorno. Poiché l’asbesto era presente nelle coibentazioni, negli alloggiamenti, nei corridoi, nei servizi igienici, nei locali motori e nei rivestimenti delle condotte di scarico. Nonostante fosse noto il rischio per la salute, i militari non disponevano di adeguati strumenti di protezione individuale.

La sofferenza di Ciro

Nel 2015, dopo decenni dall’esposizione, il sottufficiale ha ricevuto una diagnosi di mesotelioma pleurico maligno di tipo epitelioide, una forma particolarmente aggressiva che porta a difficoltà respiratorie, dolori toracici intensi e una significativa riduzione della qualità della vita. Nonostante le cure e i trattamenti, la malattia è culminata tragicamente con il decesso di Centofanti il 13 ottobre 2020. Ma cerchiamo di ricostruire l’iter processuale.

Iter legale e il ricorso al TAR

Dopo la diagnosi, Centofanti aveva avviato una causa contro il Ministero della Difesa nel 2015, cercando di ottenere un risarcimento per i danni biologici, morali, esistenziali e patrimoniali subiti. Il TAR del Lazio ha esaminato il ricorso, presentato il 12 febbraio 2019, e ha svolto una verifica medico-legale per accertare il grado di invalidità e il danno morale subito da Centofanti.

La relazione aveva confermato che il danno biologico temporaneo era del 100% dalla diagnosi fino al decesso, con una parziale remissione tra il 2018 e il 2019. Durante il procedimento legale, Ciro Centofanti è deceduto, e la causa è stata proseguita dai suoi eredi: la moglie Annunziata Massaro e i figli Elena e Carlo Centofanti.

Esito della sentenza del TAR

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Ezio Bonanni, presidente ONA «Continueremo a lottare per la giustizia e la tutela dei diritti di tutte le persone colpite da questa malattia devastante»

Il TAR ha concluso il processo, riconoscendo la responsabilità del Ministero della Difesa e condannandolo a risarcire gli eredi di Ciro Centofanti con 308mila euro, oltre agli interessi legali. 

L’avvocato Ezio Bonanni ha commentato. «Questa sentenza è molto importante perché riconosce il diritto del militare al risarcimento del danno che si aggiunge al riconoscimento dello status di vittima del dovere e alle prestazioni previdenziali, già erogate al militare in vita e ora in godimento ai familiari superstiti. Confidiamo di ottenere anche la condanna per i danni da lutto e perdita del rapporto parentale nella causa già promossa innanzi il Tribunale Civile di Roma. Continueremo a lottare per la giustizia e la tutela dei diritti di tutte le persone colpite da questa malattia devastante».

Questa sentenza rappresenta un importante riconoscimento dei diritti delle vittime dell’amianto. Sottolinea altresì l’urgenza di politiche più rigorose e misure di sicurezza per proteggere coloro che servono il paese.

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha istituito un servizio di assistenza medica e legale per le vittime e i loro familiari. È possibile contattare il servizio tramite il numero verde 800 034 294 o visitando il sito istituzionale Osservatorio Nazionale Amianto.

L’Amianto in Sicilia presente nelle scuole e negli ospedali

miniera bosco sicilia
L’Amianto in Sicilia ancora presente nelle scuole e negli ospedali

IN SICILIA L’AMIANTO RISULTA ESSERE UN PROBLEMA ANCORA DIFFUSO

SEBBENE SIANO STATI CENSITI OLTRE 26MILA SITI CON PRESENZA DI ETERNIT, LA MAPPATURA RESTA INCOMPLETA A CAUSA DELLA MANCANZA DI MONITORAGGI LOCALI

Solo 113 dei 391 Comuni siciliani hanno presentato i loro piani, con Messina come unico esempio di aggiornamento e completezza. Secondo Mario Alvano, segretario generale dell’ANCI Sicilia (Associazione Nazionale Comuni Italiani), che rappresenta e tutela gli interessi delle amministrazioni locali, i costi elevati e la necessità di un coordinamento regionale sono ostacoli significativi per affrontare efficacemente il problema. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, sottolinea che la Sicilia è vittima degli interessi economici delle grandi multinazionali.

La sfida in Sicilia: un bilancio tra censimento e azioni mancate

Dal 2008 al 2023, la Regione Siciliana ha identificato 26.313 siti con presenza certa o contaminati dall’amianto, tra cui abitazioni, edifici agricoli e industriali, ospedali, uffici pubblici, luoghi di culto, cimiteri e scuole di ogni ordine e grado. Un esempio significativo riguarda le condotte idriche del comprensorio irriguo Jato, nella zona occidentale dell’isola, per le quali ad aprile la Regione ha stanziato 11,3 milioni di euro per la loro sostituzione, perché ormai obsolete.

Il censimento è basato sui Piani comunali amianto, ma alla fine del 2023 solo 113 dei 391 Comuni siciliani, meno del 30%, hanno presentato i loro.

Tra questi, solo Messina ne ha uno aggiornato al 31 dicembre 2023. Altri trentatré sono stati trasmessi ma non aggiornati, trentanove sono stati inviati parzialmente e quaranta sono incompleti.

«Va considerato inoltre che circa duecento dei 391 comuni siciliani sono piccoli con un territorio limitato», commenta Alvano.

L’amianto e lo stato delle bonifiche

Tra il 2015 e il 2023, in Sicilia sono stati ripuliti 42mila siti e più di 65mila tonnellate di materiale pericoloso sono state rimosse. Solo nel 2023, sono stati bonificati 5.425 siti e sono state eliminate più di seimila tonnellate di amianto. Questi interventi hanno riguardato principalmente serbatoi, tubazioni, condotte idriche e coperture di edifici.

Di particolare importanza è la situazione nelle scuole siciliane. Attualmente, nel Registro pubblico dell’isola sono iscritti 334 istituti scolastici, venti ospedali e case di cura. Inoltre, nel Registro figurano 131 uffici della Pubblica Amministrazione e 55 impianti sportivi, anch’essi interessati dalla presenza di materiali contenenti asbesto.

L’amianto: un killer silenzioso

Sicilia Ezio Bonanni
L’avv. Ezio Bonanni

Negli ultimi dieci anni, le malattie legate alle fibre del pericoloso minerale, hanno causato circa 60mila morti. Nel 2023, l’ONA, presieduto dall’avvocato Bonanni, ha registrato circa 2mila nuovi casi di mesotelioma, con un tasso di mortalità del 93% entro cinque anni dalla diagnosi.

Nello stesso anno, sono arrivate circa 4mila nuove diagnosi di tumore al polmone dovuti all’esposizione all’amianto, escludendo il fumo e altri agenti cancerogeni, con un tasso di sopravvivenza a cinque anni del 12%. All’incirca risultano 3.500 decessi. Questi dati sono diffusi durante la Giornata Mondiale delle Vittime di Amianto il 28 aprile 2024.

 

ONA: la situazione in Sicilia

In Sicilia, l’ONA ha registrato circa 1.850 casi di mesotelioma dal 1998 ad oggi, con un tasso di mortalità del 93% entro cinque anni (circa 1.720 decessi). Inoltre, si contano circa 3.500 morti per tumore al polmone e altre mille per altre malattie legate all’asbesto, per un totale di oltre 6.200 decessi. Questi numeri drammatici si ripetono ogni anno, evidenziando la continua gravità del problema senza soluzioni concrete all’orizzonte.

Uno dei territori più colpiti è Biancavilla, in provincia di Catania, dove la presenza dell’anfibolo fluoro-edenite in una miniera locale ha causato numerosi casi di mesotelioma, asbestosi e altre malattie correlate. Purtroppo, ad oggi, questo minerale non è ancora riconosciuto nelle liste dell’INAIL, nonostante la sua pericolosità.

Altre zone di rischio designate dalla legislazione nazionale e regionale come siti di interesse nazionale per le bonifiche.

Sicilia
L’amianto in Sicilia uccide più della mafia

Queste includono Augusta-Priolo, Gela e Milazzo, noti per i loro poli industriali nel settore petrolchimico. Gela, in particolare, ha registrato casi di tumore del sangue, asbestosi e malformazioni alla nascita. Negli ultimi anni, sono avviati programmi di monitoraggio sanitario per le popolazioni residenti in queste aree.

Secondo Bonanni, queste imprese dovrebbero essere responsabili di un riequilibrio compensativo attraverso interventi di bonifica. «Quando io, oggi, penso alla mafia, non penso a quella di coppola e lupara ma a quella che produce Pil in Sicilia, la inquina e porta i vantaggi del proprio Pil nelle regioni del centro e del nord».

Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto

Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto
Amianto in Marina: il caso della nave Vittorio Veneto

La nave della Marina Militare Vittorio Veneto, per anni un simbolo della potenza navale italiana, è ora al centro di un’inchiesta per inquinamento ambientale e disastro ambientale colposo. Rappresentati dall’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, i cittadini stanno combattendo contro la richiesta di archiviazione presentata dalla Procura di Taranto nei confronti degli otto ufficiali e ammiragli indagati.

Un deleterio ammasso di amianto allo stato puro

La nave Vittorio Veneto, un deleterio ammasso di amianto allo stato puro, è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto

Il Vittorio Veneto, una volta fiore all’occhiello della Marina Militare italiana, è stato definito dai cittadini come un «deleterio ammasso di amianto allo stato puro». La nave è rimasta ormeggiata per diciotto anni alla banchina Torpediniere, nell’Arsenale Militare di Taranto e nel corso di questo periodo sono emerse preoccupazioni riguardo alla presenza di asbesto e ai potenziali danni causati alla salute delle persone e all’ambiente circostante.

I cittadini contestano la decisione della Procura di Taranto

La procura di Taranto ha presentato una richiesta di archiviazione che ha sollevato una forte opposizione da parte dei cittadini, i quali esigono giustizia e una verifica dettagliata dei fatti, così da non lasciare impuntiti i responsabili..

Pochi giorni fa, durante un’udienza presieduta dal giudice Benedetto Ruberto, i denuncianti hanno criticato aspramente le indagini condotte dalla procura. Hanno sostenuto che gli accertamenti effettuati non abbiano fornito un quadro esaustivo e abbiano trascurato aspetti cruciali dell’impatto dell’amianto rilasciato dalla nave. Per questo motivo, hanno chiesto al giudice di ordinare nuove perizie e di convocare ulteriori testimoni, al fine di chiarire ogni aspetto della vicenda.

Anche il presidente ONA, Ezio Bonanni, ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente, una sostanza altamente cancerogena che a distanza di trentadue anni dalla sua messa al bando con la legge 257/92, continua a provocare morte e sofferenza.

Amianto: un pericolo invisibile

Avv. Ezio Bonanni presidente Osservatorio Nazionale Amianto (ONA)
L’avv. Bonanni ha sottolineato l’importanza di un’inchiesta approfondita e ha richiamato l’attenzione sui gravi rischi associati all’esposizione al killer silente

L’amianto è stato ampiamente utilizzato nel passato per le sue proprietà isolanti e resistenti al calore. Tuttavia, con il tempo, si è scoperto che l’esposizione alle sue fibre può causare gravi malattie come il mesotelioma, il cancro ai polmoni e l’asbestosi. Nonostante il suo uso sia stato vietato in molti Paesi, il problema persiste nei luoghi dove è ancora presente, come nelle vecchie navi militari.

Il Vittorio Veneto rappresenta un caso emblematico di questo problema. Le fibre di amianto, una volta disperse nell’aria, possono essere inalate e depositarsi nei polmoni, causando danni irreversibili. La nave, a causa della sua lunga permanenza all’ormeggio, potrebbe aver rilasciato quantità significative di amianto nell’ambiente, mettendo a rischio la salute dei lavoratori del porto e degli abitanti delle aree circostanti.

Il caso del Vittorio Veneto rappresenta insomma una sfida significativa nella lotta contro l’inquinamento ambientale e il disastro ambientale colposo. La battaglia legale portata avanti dai cittadini di Taranto, rappresentati dall’avvocato Ezio Bonanni, è un esempio. Di come la comunità possa unirsi per chiedere giustizia e proteggere la propria salute e l’ambiente. Il futuro delle indagini e delle decisioni giudiziarie avrà un impatto determinante sulla gestione dei rischi legati all’amianto e sulla responsabilità per i danni causati.

La Corte di Appello condanna INPS: giustizia per 11 ex dipendenti

Cantiere Navale Posillipo, Giustizia
Giustizia è fatta per undici ex dipendenti del Cantiere Navale Posillipo

Giustizia è fatta per undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo di Sabaudia: riconoscendo l’esposizione all’amianto, la Corte di Appello di Roma ha stabilito che l’INPS dovrà aumentare le loro pensioni. Questa sentenza ribalta la decisione precedente del tribunale di latina.

L’avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, ha definito la sentenza un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».

La lunga battaglia legale per lo stabilimento Posillipo 

Per l’avv. Ezio Bonanni la vicenda è un «classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta»

Dopo una lunga battaglia legale durata quasi venti anni, la Corte di Appello di Roma ha riconosciuto i diritti di undici ex dipendenti dello stabilimento navale Posillipo, stabilendo che l’INPS deve maggiorare le loro pensioni, come previsto dalla legge per gli esposti all’amianto.

Questi ex lavoratori, molti dei quali sono purtroppo deceduti a causa delle malattie legate all’esposizione al cancerogeno, provenivano in gran parte da Terracina e Monte San Biagio, in provincia di Latina.

Durante il loro servizio al Cantiere Navale di Sabaudia, dove si costruivano imbarcazioni di medie dimensioni in vetroresina, sono stati esposti a numerosi materiali che. Contenevano le pericolose fibre.

L’amianto serviva per imbottire l’intercapedine tra il guscio e le paratoie, rivestire le paratie della sala macchine e dei vani motore, coibentare la zona dei motori e realizzare pannelli per le porte tagliafuoco. Inoltre, si utilizzava per rivestire marmitte e altre parti del motore, nonché per le guarnizioni.

I materiali contenenti amianto erano conservati in magazzini e successivamente tagliati e installati direttamente sulle navi, operazioni eseguite in spazi ristretti e mal ventilati. A peggiorare la situazione, le coperture in amianto dei capannoni, con il passare degli anni, si sono deteriorate, rilasciando continuamente fibre killer nell’ambiente di lavoro.

Dopo quasi due decenni di attesa, la sentenza della Corte di Appello di Roma non solo ribalta la decisione precedente del Tribunale di Latina, ma rappresenta anche un importante riconoscimento dei diritti dei lavoratori esposti a rischi gravi per la salute nel corso del loro servizio. 

Un calvario giudiziario

I tempi lunghi per il riconoscimento dei diritti di questi lavoratori derivano da una serie di sentenze contrastanti del Tribunale di Latina e della Corte di Appello di Roma, ribaltate poi dalla Corte di Cassazione. Questa ha annullato le decisioni precedenti e rinviato gli atti per un nuovo esame.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e l’avvocato Ezio Bonanni, che rappresenta i lavoratori, hanno costantemente sostenuto la causa. Bonanni commenta: «Per fortuna la Suprema Corte ha annullato la sentenza della Corte di Appello di Roma, disponendo un nuovo riesame. Ora i lavoratori, e per quelli morti i loro eredi, avranno la rivalutazione della pensione, con la maggiorazione dei ratei. Classico esempio della giustizia italiana che seppur lentamente, poi, arriva a meta».

Gli effetti della sentenza

Sulla base della decisione del tribunale, ogni pensionato riceverà un aumento mensile della pensione di circa 400 euro. Le vedove dei lavoratori deceduti vedranno un incremento di 250 euro sulla pensione di reversibilità. Gli arretrati saranno significativi. Ogni lavoratore o i suoi eredi riceveranno circa 100mila euro, mentre le vedove riceveranno importi compresi tra i 60mila e i 70mila euro.

Questa sentenza rappresenta una vittoria per i lavoratori e le loro famiglie, ma mette in luce le inefficienze del sistema giudiziario italiano. La lunga attesa per il riconoscimento dei loro diritti ha causato sofferenze aggiuntive, dimostrando la necessità di un sistema più rapido ed efficace per affrontare casi simili in futuro. La giustizia è stata finalmente fatta, ma il prezzo pagato in termini di tempo e il dolore è stato altissimo.

L’ONA costituita proprio in provincia di Latina già nel 2008, intensifica le attività di assistenza per tutti i lavoratori esposti ad amianto tramite il numero verde gratuito 800 034 294, o il sito

Talco e amianto, controversie ancora aperte

Talco cancerogeno Johnson & Johnson
Johnson & Johnson a gennaio 2025 il verdetto finale

Johnson & Johnson sta affrontando una marea di cause che riguardano il talco contaminato dall’amianto, prodotto nelle sue aziende. I primi di luglio 2024, in Texas, negli Stati Uniti, un giudice federale ha respinto la richiesta di un gruppo di querelanti che cercava di impedire alla multinazionale della cosmesi di dichiarare bancarotta. La decisione del giudice Michael Shipp si è basata sul fatto che i danni ipotetici derivanti dalla proposta di fallimento erano troppo incerti per essere considerati giuridicamente. Questo evento ha segnato l’ultimo capitolo di una serie di tentativi legali per risolvere oltre 60mila casi pendenti relativi al talco contaminato dall’asbesto. Per comprendere appieno l’attuale situazione, è essenziale esaminare i mesi precedenti e il contesto storico della controversia

Johnson & Johnson : 23 anni di battaglie 

2001, le prime accuse. La disputa ha avuto inizio con le accuse secondo cui i prodotti a base di talco di Johnson & Johnson potessero essere contaminati dall’amianto, minerale notoriamente cancerogeno. Le prime cause legali avevano sollevato preoccupazioni riguardo al possibile legame tra l’uso del talco e il cancro alle ovaie e il mesotelioma.

Nel corso degli anni, diverse giurie hanno emesso sentenze multimilionarie contro J&J a favore dei querelanti che sostenevano di aver sviluppato malattie a causa dell’esposizione al talco contaminato. Queste sentenze hanno portato a un totale di compensi che ad oggi supera i 6,5 miliardi di dollari.

Johnson & Johnson

Proposte di fallimento e la strategia del Texas two step

Johnson & Johnson ha tentato ripetutamente di risolvere le controversie attraverso proposte di fallimento. Su tutte, ha fatto ricorso a una strategia controversa, nota come “Texas two step”.

In cosa consiste? Praticamente, l’azienda crea una nuova entità legale, spesso in uno Stato come il Texas, con leggi che favoriscono le società in casi di fallimento o responsabilità legale.

La filiale assume pertanto la responsabilità delle passività contestate. Questo trasferimento può includere sia la gestione delle cause legali pendenti sia la dichiarazione di fallimento per risolvere le passività.

Separando le passività contestate in una filiale, l’azienda madre può proteggere i suoi conti attivi principali da potenziali perdite finanziarie significative associate alle cause legali.

Una strategia fraudolenta?

La strategia del Texas Two-Step è stata oggetto di critiche severe da parte dei querelanti e dei loro avvocati. Essi sostengono che questa sia una manovra fraudolenta per evitare responsabilità legale e limitare l’accesso delle vittime a un risarcimento completo per danni subiti a causa di prodotti difettosi o pericolosi. Per tali motivi, in passato, alcuni giudici hanno respinto tentativi simili, sostenendo che l’intento principale fosse quello di eludere la responsabilità anziché affrontarla direttamente.

La decisione del giudice federale

Il 24 luglio 2024, infatti, un evento importante ha segnato il futuro delle controversie legali. In particolare, il giudice federale Michael Shipp ha respinto l’istanza presentata da un gruppo di querelanti, i quali cercavano di bloccare la proposta di fallimento di J & J. Di conseguenza, il giudice ha stabilito che i danni ipotetici derivanti dalla dichiarazione di fallimento erano troppo incerti per giustificare un’azione legale immediata. In altre parole, tradotto in termini semplici, non vi erano sufficienti basi concrete per procedere legalmente.

Implicazioni per i querelanti e per l’azienda

Per i querelanti, la decisione rappresenta un colpo significativo. Questi, avevano cercato di prevenire la dichiarazione di fallimento da parte di Johnson & Johnson, sperando di evitare che l’azienda utilizzasse la strategia del “Texas Two-Step” per ridurre la sua responsabilità legale. Con il rigetto dell’istanza, le vittime di amianto si trovano ora in una posizione difficile, poiché devono continuare a portare avanti le loro cause legali secondo i termini proposti dall’azienda.

Per Johnson & Johnson, la decisione del giudice rappresenta un passo avanti nella sua strategia legale. L’azienda aveva proposto un piano di liquidazione di 6,475 miliardi di dollari per risolvere la maggior parte delle cause legali pendenti. Se questo piano riceverà il sostegno di almeno il 75% dei querelanti, risolverà il 99,75% delle cause rimanenti.

Johnson & Johnson
Il talco della Johnson & Johnson, contaminato dall’amianto

Johnson & Johnson: continua il negazionismo 

Come detto, il cuore della controversia risiede nel collegamento tra talco e amianto. Mentre la multinazionale continua a negare che il suo talco sia stato contaminato dall’amianto e afferma che il prodotto è sempre stato sicuro per l’uso umano, prove scientifiche e giuridiche hanno dimostrato il contrario. La presenza del pericoloso minerale nel talco solleva gravi preoccupazioni per la salute pubblica. Spingendo a nuove ricerche scientifiche e rinnovati dibattiti sulla regolamentazione dei prodotti cosmetici e per l’igiene personale.

Intanto, mentre il colosso della cosmesi e i suoi oppositori legali continuano a navigare attraverso il labirinto dei processi e delle proposte di risoluzione, il risultato di questa guerra avrà profonde implicazioni per il futuro delle pratiche aziendali, della regolamentazione governativa e della fiducia dei consumatori.