Marina Militare: dall’uranio impoverito ai vaccini letali

Vaccini Marina Miltare

Le rivelazione di Lorenzo Motta: Gli scheletri nell’armadio della Marina Militare

Marina Militare: Lorenzo Motta su uranio impoverito e vaccini

Nell’intervista a Lorenzo Motta, la marina militare è protagonista dell’epidemia silente. Questa è la triste realtà che ci svela Lorenzo Motta, dopo la testimonianza del Generale Roberto Vannacci.

Il Gen. Roberto Vannacci, Comandante del contingente Italiano a Baghdad e numero due della coalizione anti-ISIS, ha acceso i riflettori sulla storia delle tragedie tra il nostro personale civile e militare. L’uso su larga scala di uranio impoverito in Iraq… dalle 300 alle 450 tonnellate, quantità 30 volte superiore a quella impiegata nei Balcani”.

Lorenzo Motta e il rischio nella Marina Militare

Amianto, uranio impoverito, vaccini ai militari, poco prima di iniziare le missioni in Italia e all’estero. Questo il notiziario marina militare coerente con quanto risulta dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati.

Nell’adunanza del 06.12.2017, l’Avv. Ezio Bonanni è stato audito e ha affrontato il caso di Lorenzo Motta che, da quindici anni, ha in corso una vera e propria battaglia giudiziaria per la tutela dei suoi diritti.

Nella sua audizione, l’Avv. Ezio Bonanni ha illustrato alla Commissione il caso di Lorenzo Motta, sottoufficiale della MM che è stato colpito da diverse patologie, riconosciute come causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006.

Marina Militare: la condanna per il caso di Lorenzo Motta

Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 837/2016, ha confermato la causa di servizio, e il diritto allo status di vittima del dovere di Lorenzo Motta. Sono confermate quindi le conclusioni del TAR del Lazio, a carico della marina italiana. Le missioni marina militare impongono la tutela della salute. La marina militare italiana è stata inadempiente. Ciò che ha rivelato Lorenzo Motta nella sua intervista (marina militare invervista Lorenzo Motta) è testimoniato dalle numerose sentenze di riconoscimento.

Così il Consiglio di Stato: “nei casi come quello in esame, nell’accertare i presupposti sostanziali della dipendenza della patologia da causa di servizio la P.A. procedente ed i suoi organi tecnici sono gravati da un onere di istruttoria e di motivazione assai stringente, circa la sussistenza inconcreta, delle circostanze straordinarie e dei fatti di servizio che hanno esposto il militare ad un maggior rischio rispetto alle condizioni ordinarie di attività. Non considerano le appellanti che, nei casi delicati qual’è quello in esame, all’interessato basta dimostrare l’insorgenza della malattia in termini probabilistico – statistici, non essendo sempre possibile stabilire un nesso diretto di causalità tra l’insorgenza della neoplasia e di contesti operativi complessi o degradati sotto il profilo bellico o ambientale in cui questi è chiamato ad operare”.

Lorenzo Motta e il riconoscimento di causa di servizio (Marina Militare)

Il caso di Lorenzo Motta è emblematico perché, giovanissimo in servizio nella MM, ha navigato in missione nel Mediterraneo, nel Canale di Suez, Stretto di Gibilterra, Golfo Persico, etc., all’età di 24 anni (dicembre 2005), dopo aver navigato per circa 5 anni, è stato colpito da linfoma di Hodgkin.

Era partito sano come un pesce il Sig. Lorenzo Motta, è proprio il caso di dirlo, perché è cresciuto sulle rotte della Marina Militare, fino ad essere ricacciato a terra non dal fuoco nemico, quanto, piuttosto, dai cancerogeni presenti sulle unità navali, dall’amianto al benzene, dalle onde ionizzanti e non ionizzanti, dai proiettili all’uranio impoverito fino ai vaccini, con additivi e metalli pesanti.

L’ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, capo di Stato maggiore della Marina Militare,  tra il 2017 e il 2018 è stato responsabile del COI (Comando Operativo Interforze) in Iraq.

L’ONA si è battuta contro le forme di negazionismo e di ostruzionismo. Ha costituito un dipartimento per la tutela delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati, e ne ha affidato il coordinamento proprio al Sottocapo Lorenzo Motta, il nostro giovane eroe siciliano, che, nel frattempo, si era sposato con la Sig.ra Concetta, che gli ha dato 4 figli.

Lorenzo Motta, dalla morte alla resurrezione

Il Sottocapo Lorenzo Motta era in chemioterapia quando la moglie lo ha reso padre di Nadia, una bambina che ora ha 13 anni. Ma questa storia non finisce qui, mentre gli avvocati combattevano in Tribunale, la vita ha sempre prevalso sulla morte, e, come un dono di Dio, sono nati altri 3 figli, Asia, Alessandra ed Ersilia.
A raccontarci la sua storia e quella di molti altri colleghi della Marina Militare Italiana è Lorenzo Motta, affetto da linfoma di Hodgkin.

Un vero e proprio miracolo, non solo il fatto che Lorenzo sia ancora qui a raccontare la sua storia, ma anche la vittoria della causa, contro tutti e contro tutto. Una lotta ciclopica che vede Lorenzo impegnato per la tutela dei suoi diritti e uno Stato Italiano per il quale ha servito che nega e nega anche l’evidenza.

La sindrome del Golfo per i comandati in missione della Marina Militare

I militari colpiti dalla Sindrome del Golfo e poi dalla Sindrome dei Balcani, secondo i dati dell’Osservatorio Militare, e coerenti con quelli dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, sono a centinaia, e più di 372 hanno perso la vita per tali neoplasie a fronte di un contingente complessivo di  7.693.

Marina militare: Proiettili all’uranio impoverito e strage di militari

I proiettili all’uranio impoverito sono stati utilizzati dagli USA nel Golfo come nei Balcani. Questi proiettili sono stati utilizzati per disintegrare alcuni obiettivi tra cui carrarmati, installazioni a terra comprese quelle in cemento amianto.

Il proiettile all’uranio impoverito, ovvero le “bombe all’uranio impoverito” erano in grado di scatenare tale forza distruttiva anche di energia termica di migliaia di gradi tale da polverizzare tutti gli obiettivi, che fossero: carri armati o installazioni a terra anche quelle in cemento amianto.

La temperatura di questi proiettili era in grado di generare una temperatura superiore ai 3000° e anche ai 5000°.

I carri armati si riducevano in polvere. I metalli pesanti in nano particelle. I nostri militari e lo stesso Lorenzo Motta dovevano intervenire nei teatri bellici dopo l’utilizzo di questi proiettili.

Il paesaggio era lunare. Tutto era disintegrato. Radiazioni, nano particelle tra cui quelle di metalli pesanti, fibre di amianto, polveri di cemento. Il Motta e così gli altri nostri eroici militari, nel Golfo come nei Balcani erano ignari di questa situazione di rischio.

Il nostro eroe Lorenzo Motta, da giovanissimo nella Marina Militare italiana è stato quindi esposto ad un cocktail di cancerogeni: ancora benzene, benzidina, radiazioni ionizzanti e non ionizzanti e così questo eroe giovane e forte all’età di 24 anni si è ammalato, e da allora è iniziata la sua odissea.

Lorenzo Motta non è la sola vittima nella Marina Militare

Oggi sappiamo con certezza che molte, troppe verità erano celate. Grazie a uomini come Vannacci e a chi ha vissuto la malattia o perso i loro cari, gli scheletri nell’armadio riemergono come cadaveri sulla riva dopo la tempesta.
Non solo.
Secondo il ministero della Difesa “… la forma in questione (del linfoma) non può attribuirsi allo stesso, pur considerando tutti i suoi aspetti descritti agli atti…”.
E di fatto nega i diritti ai militari della Marina che hanno svolto missioni all’estero, come Lorenzo Motta.

La nave Scirocco, sulla quale è stato imbarcato Motta Lorenzo, nostro giovane eroe, ha svolto missioni di antipirateria, antiterrorismo e impegno umanitario in linea con gli ideali e i valori dei nostri giovani militari della marina.

Il giovane Lorenzo Motta si arruola nella Marina Militare

Marina MilitareLorenzo era “giovane e forte”, così la Spigolatrice di Sapri, in questo caso, però, Lorenzo è ancora vivo.

I 300 giovani eroi sono morti per la libertà d’Italia. Lorenzo è ancora vivo, libero e combatte in libertà la sua battaglia per lui, per i suoi figli e per i commilitoni, ma anche per coloro che sono morti, non ci sono più eppure, le loro voci riecheggiano nel cuore e nella mente di Lorenzo, e sembrano testimoniare in modo silenzioso, la tragedia dei nostri militari, quella che in termini crudi è riportata dalla Commissione Parlamentare di Inchiesta della Camera dei Deputati.

Sprezzo del pericolo, dedizione alla patria e ai valori democratici, onore alla bandiera, con la quale si solcano i mari con le nostre unità navali, purtroppo, imbottite di amianto, cariche di proiettili all’uranio impoverito e di vaccini con additivi e metalli pesanti, è questa la gloria militare d’Italia ora, in questo periodo.

L’impegno è quello civile, sociale, umano nel progresso di tutta la collettività secondo i valori costituzionali. Le forze armate infatti secondo il disegno costituzionale, non hanno impiego bellico operativo offensivo, ma sono impiegate in azioni di pace e di tutela dei diritti fondamentali della persona e di difesa delle nostre istituzioni democratiche.

Il servizio di Lorenzo Motta tra la base di Taranto e le missioni

Lorenzo, giovane palermitano, credeva e crede nei valori di realtà ed onore della Marina Militare italiana ed è per questo motivo che ha deciso di intraprendere la carriera militare. Per questi motivi dopo aver superato le visite mediche, e riscontrato dalla stessa Marina Militare lo stato di salute ottimo, fu spedito a Taranto per il corso di addestramento ed è qui che ha iniziato ad inalare il cocktail di cancerogeni per l’utilizzo di amianto nelle diverse installazioni, compresi gli alloggi a terra, e poi con ulteriori fonti e condizioni di esposizione. Eseguito il corso di Specialista di sistema di combattimento e telecomunicatore, e quindi è stato esposto ad onde ionizzanti e non ionizzanti, e comunque a bassa frequenza altamente cancerogene.

Conseguita la specializzazione, è stato comandato di imbarcarsi sulla nave Scirocco, tristemente famosa per l’epidemia di mesoteliomi e di altre patologie asbesto correlate tra coloro che vi hanno prestato servizio, e questo cocktail di cancerogeni si è rivelato devastante per il giovane Lorenzo.

Imbarcato già all’età di 20 anni nelle navi della Marina Militare gonfie di amianto e di proiettili all’uranio impoverito e con campi magnetici in grado di scatenare onde ionizzanti e non ionizzanti, inconsapevole del rischio mortale, ha compiuto il suo dovere.

All’età di 20 anni e mezzo il nostro giovane Lorenzo partecipa al concorso per far parte delle forze speciali della Marina Militare italiana, ed in particolare (Comando Subacqueo incursori). Questo corso è particolarmente impegnativo e contiene anche delle prove selettive e che prevede una preventiva verifica dello stato di salute che deve esser particolarmente prestante.

Per tali motivi Lorenzo Motta è stato sottoposto alle verifiche di idoneità fisica presso l’Ospedale Militare di La Spezia, i cui sanitari della Marina Militare, hanno attestato che fosse idoneo.

L’imbarco di Lorenzo Motta nelle navi contaminate da amianto

Il militare successivamente modificò il suo orientamento e decise di ritornare a bordo della Nave Scirocco e quindi iniziò il suo impegno nei teatri militari esteri.

Ha prestato servizio sulle unità navali che hanno navigato lungo il Mediterraneo, il Canale di Suez, lo stretto di Gibilterra, la Tunisia, la Grecia, la Turchia, Oman, Bahrain, a Gibuti, ai confini con la Somalia. «Iniziai la mia attività che per i successivi tre anni su questa nave non fu altro che vedere acqua, terre estere, mare e degrado perché nei posti bombardati dalla prima e dalla seconda guerra del Golfo di bellezza c’era ben poco. Noi militari, in questo contesto, cercammo di affidarci l’uno all’altro come una famiglia».

Le vaccinazioni prima di ogni missione in mare

Bugie, inganni, somministrazione di vaccini con additivi e metalli pesanti e uso dei proiettili all’uranio impoverito. Questo è il campo di azione dei nostri militari.

Ebbene, Lorenzo è uno dei pochi appartenenti alle Forze Armate per i quali la Magistratura ha pronunciato una parola chiara: c’è causa di servizio in particolari condizioni ambientali ed operative eccedenti l’ordinarietà, ai sensi dell’art. 1, co. 564, L. 266/2005, e art. 1 del d.p.r. 243/2006. Il Ministero avrebbe dovuto spiegare per quale motivo non aveva riconosciuto la causa di servizio e la qualità di vittima del dovere, anche perché Lorenzo era sano come un pesce all’età di 20 anni e, all’età di 24, non è spiegabile che sia stato colpito da linfoma di Hodgkin. Con lui si sono ammalati circa 7.500 tra coloro che hanno svolto missioni. Sono 372 i militari Italiani deceduti a causa dell’uranio impoverito, mentre, per le patologie asbesto-correlate sono almeno 3.500, di cui almeno 2.000 in Marina Militare, stime prudenziali dell’ONA.

Il Consiglio di Stato conferma la condanna del TAR

Proprio nella motivazione della sentenza del Consiglio di Stato, si rimarca il valore decisivo del contegno dell’amministrazione, la quale non è stata in grado di eccepire e dimostrare un decorso alternativo.

«Non riesci a immaginare che qualcuno possa farti del male o per ignoranza o perché lo sta facendo davvero. Ad esempio – continua Motta – si pensi a come deve essere fatta la vaccinazione contro il tifo. Secondo la norma, questa deve essere somministrata 30 giorni prima che il personale militare possa essere esposto nel territorio dove c’è il rischio di prendere questa malattia.
La somministrazione del vaccino avviene attraverso 3 pillole che devono essere assunte a giorni alterni per 3 giorni. Quindi in questo caso per sei giorni.
Ma non è successo.
Non hanno rispettato i 30 giorni. Addirittura, ci venivano somministrate le pillole tre giorni prima di sbarcare all’estero. E non è tutto. Nel braccio destro ci facevano il vaccino contro la febbre gialla, a sinistra ne somministravano un altro.

Dopo il trattamento vaccinale che ci hanno fatto, assolutamente non in regola, avevo, di sicuro, una deficienza immunitaria». 

Gli effetti collaterali dei vaccini della Marina Militare


Purtroppo, Lorenzo non è stato l’unico a vivere questa cosa ma anche molti suoi colleghi. Ricorda che dopo le vaccinazioni molti, durante la notte, stavano malissimo. Alcuni avevano la febbre, altri le gambe gonfieocchi gonfi, vomito per vaccinazioni militari (effetti collaterali comuni vaccinazioni servizio militare marina italiana).
Altri avevano crisi epilettiche (crisi epilettiche vaccinazioni marina militare italiana missioni Golfo Persico).
A causa di una somministrazione errata il loro sistema immunitario non rispondeva adeguatamente: con un cocktail di cancerogeni, tra i quali anche le nanoparticelle all’uranio impoverito e le polveri e fibre di amianto.

Marina Militare: scompare il libretto delle vaccinazioni di Lorenzo Motta

Inoltre, si trovavano in un territorio estero esposto ad agenti tossici a causa degli americani che all’epoca hanno bombardato con munizionamento all’uranio impoverito.

«Purtroppo, sono stati molto bravi a far sparire il mio libretto vaccinale che tutt’oggi non si riesce a trovare.
Infatti il consulente tecnico d’ufficio, nominato dal Tar Lazio,

durante le indagini peritali ha chiesto espressamente al ministero della Difesa di riprodurre o recuperarlo ai fini della causa.
Dopo due anni non riescono né a trovare il libretto né tantomeno a riprodurlo
».

La causa della malattia di Lorenzo: vaccinazioni servizio militare

Dopo anni di missioni all’estero, proprio nel momento in cui avrebbe potuto godersi la vita perché aveva tutto quello che desiderava, Lorenzo si ammalò improvvisamente.
Era il 2005 quando scoprì di essere affetto da una terribile patologia: il linfoma di Hodgkin.
Non solo.
La scoperta più straziante fu sapere che aveva contratto questo linfoma a causa delle nanoparticelle di metalli pesanti che aveva respirato durante le missioni e le esercitazioni all’estero. Missioni di cui andava fiero.

«Ritornando alle missioni estere in diverse circostanze soprattutto a Manama in Bahrain e a Gibuti ai confini con la Somalia facevamo delle Campagne umanitarie.
Assistevamo soprattutto bambini che non stavano bene, in un centro ecclesiastico italiano
».

Missioni della marina militare, l’aiuto alle popolazioni civili

Per lui era un grande onore. Sentiva un forte bisogno di aiutare gli altri. Vedere la devastazione, osservare la vita di quei bambini ti apre gli occhi. Ti fa capire che c’è un altro mondo oltre i confini e che, troppo spesso, ci rifiutiamo di guardare.
La Marina Militare era il suo sogno, la sua vita e anche aiutare gli altri faceva parte di quel mondo, che si fondeva tra l’azzurro del cielo e quello del mare.
Ma quel sogno di un giovane ventenne iniziò a sfumare e le prime avvisaglie, ci furono proprio all’estero, durante le esercitazioni.

«In diverse circostanze ci siamo accorti che c’erano Forze della coalizione con una tuta speciale, delle bombole di ossigeno e una maschera che si agganciava sul naso e sulla bocca.  Noi non capivamo, pensavamo che fosse assurdo con le temperature che ci sono in Africa e in Somalia. Credevamo che fossero degli imbecilli.
Noi andavamo in pantaloncini e canottiera.
Eravamo noi gli stupidi.
Non sapevamo nulla. Nessuno ci ha mai parlato della pericolosità delle nanoparticelle di metalli pesanti e di uranio impoverito
».

La verità sulle esercitazioni militari all’estero

Dopo anni di continue missioni all’estero, comprese le campagne umanitarie i marinai venivano sottoposti a diverse esercitazioni che si svolgevano tra gruppi di varie nazionalità.
Una di queste era testare tutto il sistema d’armi delle unità navali. Una flottiglia è composta da 6,7,8 navi di ogni nazionalità.

«Ricordo che l’esercitazione – si chiamava Silph trials – non era altro che una simulazione di guerra.  Gli attacchi aerei erano finti ma gli aerei passavano ugualmente e tutto quello che era munizionamento veniva sparato realmente. Missili, siluri, cannone 127/54 di prora, cannoni 40/70 sinistra e di dritta.
Potevo vedere tutte queste navi che facevano fuoco e si alzava un enorme polverone in aria.

Io, che ero ha detto alle comunicazioni, stavo nella parte alta della nave e respiravo tranquillamente questa polvere non sapendo che mi avrebbe portato a questo terribile male».

La scoperta della malattia di Lorenzo Motta e la paura di morire

Nel 2005, conclusa la missione estera, Lorenzo tornò a La Spezia. Stanco e stremato decise di tornare a casa a riposare, anche su consiglio del Comandante.
Una mattina notò un rigonfiamento nella parte destra del collo.
A seguito di alcuni accertamenti i medici ipotizzarono la possibilità di un ascesso dentale o la puntura di un animale esotico.

Il 25 novembre dello stesso anno Lorenzo decise di sottoporsi ad un esame di biopsia presso il policlinico di Palermo.

«Dopo aver ricevuto i risultati dell’istologico, mi venne diagnosticato un linfoma di Hodgkin laterocervicale sovraclaveare destro. Mi ricoverarono d’urgenza per capire a che stadio era.
Mi sottoposero immediatamente al prelievo del midollo osseo un esame molto doloroso.  La stadiazione è risultata 2 A (una via di mezzo tra i diversi stadi). A quel punto mi vennero assegnati otto cicli di chemioterapia e 35 sedute di radioterapia per debellare il male.

Facevo un ciclo di chemioterapia ogni 15 giorni. La prima settimana. È stata devastante. Poi dall’ottavo giorno stavo un po’ meglio».

Ma la cosa che fece più male fu il silenzio!

Lorenzo era sconfortato. A soli 20 anni si era trovato ad affrontare una terribile malattia senza la vicinanza dei suoi superiori.
«La cosa che mi ha fatto veramente molto male è stata non ricevere neanche una telefonata dal mio comando.
Nessuno dei miei colleghi sapeva nulla.
Quando ci siamo risentiti dopo la mia malattia mi dissero che non avevano saputo niente. Infatti, molti colleghi, quando hanno letto sui giornali quello che mi era successo mi hanno contattato immediatamente. Sembra che i vertici della Marina abbiano tenuto nascosto tutto».

La lieta notizia nel grigio della tragedia: la nascita del primo figlio

Proprio mentre Lorenzo si sottopose alla chemio arrivò una lieta notizia che, però, in quel momento destò paura e stupore nella giovane coppia.
Il dottore gli disse che non avrebbe potuto avere figli perché la chemioterapia uccideva gli spermatozoi.
Ma sua moglie rimase incinta proprio in quel periodo e fu un miracolo.
Chiesero al medico se il bambino avrebbe avuto problemi a causa della chemio e lui rispose che non sarebbe successo.

E decisero, insieme, di portare avanti la gravidanza. Un figlio in quel momento terribile agli occhi di Lorenzo sembrò un dono. La sua fede, la speranza e l’amore aiutarono la giovane coppia a superare la paura. E la bambina nacque sana.
Il momento non era certo il più adatto per affrontare questa nuova sfida sia dal punto di vista economico sia per la malattia di Lorenzo.

Ma lui era testardo.

Sapeva che quella era la cosa giusta e sapeva che l’amore va oltre ogni regola, può essere imprevisto, folle e inaspettato. Ma sarebbe stato altrettanto folle rinunciare A una gioia che avrebbe portato nella sua vita speranza.

Arrivò presto anche il male psicologico di Lorenzo Motta

Un giorno, mentre faceva terapia, suonarono i carabinieri a casa. Dissero che dovevano notificargli una lettera. Su questa c’era scritto che le sue competenze stipendiali dal mese successivo si sarebbero ridotte del 50%.
Se la malattia si fosse protratta per ulteriori tre mesi si sarebbero ridotti a zero.
Sua moglie era incinta e furono sfrattati di casa.
Il dolore psicologico e la frustrazione lo portarono a chiedere aiuto.

«Sono dovuto andare in cura al Centro di Igiene Mentale perché non riuscivo più a vivere. A volte pensavo realmente di suicidarmi perché la mia vita non aveva un senso. Senza soldi, senza stipendio, una moglie incinta, sfrattato da casa e per vivere andavo a lavare i piatti in un ristorante. Mi ritrovai senza nulla dopo aver avuto tutto».

La Marina Militare esonera Lorenzo Motta

Nel 2005, quando Lorenzo si è ammalato, ha presentato la domanda di causa di servizio. Fino al 2006 fu in malattia e, il 15 ottobre di quell’anno nacque sua figlia. Il giorno dopo, la Marina Militare lo convocò perché rientrasse presso la scuola militare di Taranto per un concorso. In quel contesto, fu sottoposto alle visite e hanno predetto che la malattia stava scomparendo.

Si chiama “remissione della patologia” in termini tecnici. Gli fu conferito lo 0% di invalidità, questo per farlo ritornare in servizio.

Non fu così semplice per Lorenzo Motta….

Lorenzo ha ricevuto la comunicazione che avrebbe dovuto effettuare servizio a terra per 3 mesi, e lo mandarono ad Augusta, che è una base altamente contaminata da benzene, benzidina, per non parlare dell’amianto. Tutti cancerogeni dannosi per gli esseri umani e, in modo particolare del Sottocapo Lorenzo Motta, già colpito dal linfoma di Hodgkin, notoriamente sensibile a queste esposizioni.

Arrivato ad Augusta, base attenzionata dall’ONA per l’utilizzo di amianto nelle installazioni a terra e per la condizione di rischio nelle unità navali, Lorenzo fu comandato di recarsi in infermeria per essere sottoposto alle visite di controllo.

Gli dissero, infatti: “Signor Motta Lorenzo noi abbiamo appreso che lei ha una seria patologia, e perciò, stiamo facendo i controlli che ci ha detto di fare l’ospedale militare di Taranto”.

Lorenzo replicò che era idoneo al servizio, così gli era stato detto dai medici di Taranto, ma non la pensarono così quelli di Augusta.

Nel 2007 l’ospedale militare di Augusta lo congedò.
Dissero che non era più abile a fare il marinaio quindi lo transitarono nei ruoli civili del ministero della Difesa.
Non solo lo congedarono ma mantennero l’idoneità pari a zero. Fece un anno di aspettativa a casa.

Fin quando a ottobre fu assunto come dipendente civile del ministero della Difesa.

La telefonata inaspettata e l’incontro di Lorenzo Motta con l’Avv. Ezio Bonanni

Un giorno ricevette una telefonata da un carissimo amico, l’onorevole Falco Accame, ammiraglio e presidente della ANAVAFAF (Ass. Naz. Assistenza Vittime Arruolate Nelle Forze Armate).

«Lui mi mise la pulce nell’orecchio: “Lorenzo ma tu sei stato all’estero – disse – sei sicuro di non essere stato a contatto con l’uranio impoverito? Sei stato sottoposto a vaccinazioni? Ti ricordi se in quei posti c’era l’aria pesante?”. Grazie a lui i ricordi di Lorenzo riaffiorarono. Iniziò a rendersi conto che c’erano tante cose che non andavano.
Conobbe, così, l’avvocato Pietro Gambino e l’avvocato Ezio Bonanni.
Bonanni gli chiese di diventare il coordinatore dell’ex dipartimento vittime uranio impoverito e vaccini dell’ONA.

Dipartimento di assistenza delle vittime dell’uranio impoverito e dei vaccini contaminati

Per un periodo lo fece ma, successivamente, dovette abbandonare questo incarico perché aveva molte cose da gestire.  Peraltro, promise all’avvocato Bonanni di tornare, un giorno, ad occupare quel posto all’ONA.

 «Ho aiutato tanti ragazzi che ora non ci sono più. Molte mogli sono rimaste vedove. Possono raccontare la storia.

 Grazie all’esperienza fatta sulla mia pelle sono riuscito ad aiutare questi ragazzi a non cadere nell’inganno come me che dopo aver vinto tutti i gradi di giustizia della giustizia amministrativa mi ritrovo ancora oggi a non avere niente in mano. 

Dopo aver parlato con l’ammiraglio contattai un avvocato e feci istanza di causa di servizio. Chiesi che la mia patologia fosse riconosciuta perché attinente al servizio».

Era il primo luglio del 2010 quando ricevette la notifica della non dipendenza da causa di servizio.
Il ministero della Difesa non ha riconosciuto la dipendenza da causa di servizio.

Ricorso al TAR per il riconoscimento della causa di servizio e vittima del dovere

Il ricorso al TAR è stato depositato nel 2010, perchè il Ministero aveva negato il riconoscimento della causa di servizio.

Nel frattempo, Lorenzo sentì di nuovo Falco Accame. Gli disse che non avevano riconosciuto la sua causa. Lui gli chiese se avesse fatto l’istanza per l’equiparazione a Vittima del dovere ma Lorenzo non sapeva neanche di cosa si trattasse.

«Mi chiese anche se avevo dei campioni bioptici così mandai mia madre a prendere i vetrini in paraffina all’ospedale di Palermo.  Poi li inviai alla dottoressa Antonietta Gatti di Modena.

 Nel 2012 presentai la relazione della dottoressa Gatti nella quale vi era scritto che era inequivocabile l’esposizione ambientale».

Lorenzo Motta vittima del dovere: riconoscimento del 23%

L’avvocato la integrò al ricorso iniziale al TAR e nel frattempo Lorenzo, coni suoi legali, decise di fare un’istanza per essere definito Vittima del dovere.

Lo chiamarono all’ospedale militare di Torino per sottoporlo a visita. Gli diedero il 23% di invalidità e per i medici risultò rientrante per i benefici previsti dalla legge.  Ma il comitato di verifica si oppose e così fece un altro ricorso al TAR.

«Nel 2015 Il TAR fissò l’udienza e mi dà immediatamente ragione.
Mi rappresentarono l’avvocato Gambino e l’avvocato Ezio Bonanni.
Sentenza di primo grado: il consigliere relatore Floriana Rizzetto intravede il nesso probabilistico.

Annulla l’atto fatto dalla Pubblica Amministrazione e mi dà ragione.
Ma, purtroppo, non finisce qui.
Il ministero della Difesa appella la sentenza di primo grado».

La Marina Militare e le bugie contro Lorenzo Motta

«Nell’appello presentato dal ministero della Difesa ci sono delle cose gravissime: viene dichiarato il falso sulla mia attività lavorativa. Dichiararono che ero sempre stato a bordo della nave Scirocco e non ero mai sceso a terra. Che avevo partecipato a tutte le esercitazioni della nave senza uso di armi.
Quindi aspettai l’espressione del Consiglio di Stato. Questo si riunisce e mi dà ragione.
Mi avrebbero dato tutto con gli con gli accessori di legge e invece mi ritrasmettono un parere negativo.
A quel punto dovetti far fronte alle cose false che hanno scritto perché hanno dichiarato il falso in sede di giudizio».

Lorenzo Motta: la Marina Militare è colpevole!

Per difendersi un pomeriggio gli venne in mente che, secondo la normativa, nel caso in cui la nave faccia fuoco, deve essere scritto in un registro.
Visto che erano passati molti anni Lorenzo pensò che questi registri fossero vecchi e non potessero essere a bordo. Erano sicuramente all’ufficio storico della Marina Militare di Roma. Chiese per e-mail di avere quei giornali e quando, finalmente, li ricevette, ebbe la prova delle munizioni che aveva sparato la sua nave nel periodo in cui era imbarcato.
Il Ministero della Difesa continuò a negare.  Invece di nominare un medico legale nominarono un oncologo della Sapienza di Roma:

 Gli disse: “Scusatemi ma se il nesso di casualità è stato già intravisto in primo grado a cosa serve l’oncologo?

«Volevano farmi passare dalla ragione al torto. Io e il mio medico legale partiamo e andiamo a fare le indagini peritali a Roma da questo oncologo del CTU.
C’era anche la controparte. A un certo punto il CTU disse al medico del ministero: “Il signor Motta mi dichiara che non ci sono i libretti vaccinali”.  Lui gli rispose che effettivamente non ci sono ma sono facilmente reperibili. 

Volevano quei libretti vaccinali.
Da due anni questi libretti sono spariti.
Ha cercato il libretto il mio avvocato, il medico legale, il tribunale, i giudici, Questa perizia dovevano farla in 60 giorni invece sono passati 2 anni.  A gennaio dell’anno prossimo ci sarà di nuovo l’udienza al TAR. Questa volta glielo chiederemo noi al giudice: la ricusazione del CTU e la perizia di un medico legale non di un oncologo». 

Intervista a cura di Ilaria Cicconi

Assistenza legale gratuita delle vittime dell’uranio impoverito e vaccini contaminati

Numero Verde Assistenza ONA

L’assistenza medica e legale del Dipartimento ONA

L’ONA ha costituito il Dipartimento delle Vittime della Marina Militare ma anche dell’Uranio Impoverito e dei Vaccini. Lorenzo Motta annuncia il rientro nella sua funzione di coordinatore del dipartimento dopo un periodo di stasi dovuto alle sue condizioni di salute “più agguerrito di prima”, dismette l’uniforme del marinaio, per diventare il nuovo guerriero dell’ONA.

Lorenzo Motta e il Dip. Tutela Esposti all’Uranio Impoverito e Vittime e Vaccini Contaminati

L’ONA, già dal 2008, ha sostenuto l’impegno di Lorenzo Motta e di tutte le altre vittime dei vaccini contaminati, somministrati dal Ministero della Difesa, esercito, aviazione e marina militare, e le vittime dell’uranio impoverito.

Riportiamo di seguito la prima intervista marina militare di Lorenzo Motta

uranio imperito l’impegno dell’ONA Lorenzo Motta le missioni la malattia

Lorenzo Motta: la sua storia e la richiesta d’incontro con i ministri

Ecco in allegato la lettera inviata da Lorenzo Motta al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro della Difesa, e al Ministro della Giustizia.

Consulenza medica e legale gratuita per le vittime uranio impoverito e vaccini

L’esperienza ventennale di Lorenzo Motta ha fatto si che molti militari si affidassero alla sua storia grazie all’intervento degli Avvocati Ezio Bonanni e Pietro Gambino, hanno ottenuto leggendari risultati. Ecco la decisione di Lorenzo Motta del perché del ritorno al fronte, in modo che altri militari come lui possano avere la speranza di avere una vita.

Il caso di Lorenzo Motta è giunto nelle aule parlamentari presso il Senato della Repubblica per l’iniziativa della Senatrice Stefania Pucciarelli e il Senatore Stefano Candiani, nella recente interrogazione n. 4 – 03859 pubblicata il 21.07.2020 nella seduta n. 242 presso il Senato della Repubblica.

Tra le tante vittime colpite dall’uranio impoverito, troviamo anche la storia del Maresciallo Sanna .

Per questi motivi l’ONA è sempre in trincea, per la tutela dei diritti delle vittime.