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Wiltshire (UK): amianto abbandonato illegalmente in area naturale

Amianto e rifiuti abbandonati in UN (Foto free esclusivamente decorativa di Michael Bußmann da Pixabay)
Amianto e rifiuti abbandonati in UN (Foto free esclusivamente decorativa di Michael Bußmann da Pixabay)

Un nuovo episodio di abbandono illecito di rifiuti, emerso nel gennaio 2026 nel Regno Unito, ha riacceso l’attenzione sul problema dello smaltimento illegale dell’amianto.  A renderlo noto è la BCC, secondo la quale il ritrovamento è avvenuto in una zona di particolare valore paesaggistico, trasformata in discarica abusiva da ignoti.
“L’amianto è uno dei materiali più dannosi se non trattato correttamente” ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto  e Osservatorio Vittime del dovere in Italia.

Rifiuti pericolosi in una zona di pregio naturalistico

Una grande quantità di rifiuti contenenti amianto scoperta presso Monument Hill, nei pressi di Devizes, nella contea del Wiltshire. L’area si trova ai margini della North Wessex Downs Area of Outstanding Natural Beauty, una zona protetta e frequentata da escursionisti, ciclisti e residenti locali.

Il materiale abbandonato comprendeva lastre ondulate di eternit, pannelli di vetro e un vecchio impianto hi-fi. Secondo la fonte, i rifiuti sarebbero stati scaricati approfittando della scarsa sorveglianza dell’area.

Costi elevati e rischi per la salute soprattutto per l’amianto

Il Consiglio del Wiltshire ha confermato che la rimozione e la bonifica dell’area comporteranno costi significativi, poiché l’amianto richiede ovviamente procedure specifiche per essere gestito in sicurezza. L’intervento verrà affidato a ditte autorizzate, dotate di dispositivi di protezione e attrezzature specifiche, per evitare la dispersione delle fibre nell’aria.

Come ribadito da ONA, l’amianto, se danneggiato o frammentato, può rilasciare particelle invisibili che, se inalate, sono associate a gravi patologie asbesto correlate, tra cui asbestosi, mesotelioma e vari tipi di cancro.

La dura presa di posizione delle autorità locali

Secondo la BBC, il consigliere Martin Smith, membro dell’esecutivo del Consiglio del Wiltshire con delega alle infrastrutture, avrebbe definito l’accaduto “inaccettabile” e profondamente offensivo nei confronti del territorio. Ha sottolineato come sia “ripugnante” che qualcuno scelga deliberatamente di scaricare rifiuti tossici in un luogo di bellezza.

Le autorità locali hanno ribadito il loro impegno nella lotta contro il fly-tipping, ovvero l’abbandono illegale di rifiuti. Un fenomeno purtroppo diffuso in tutto il mondo, anche in aree rurali e protette.

Appello ai cittadini e ricompensa

Per individuare i responsabili hanno lanciato un appello pubblico invitando chiunque abbia informazioni utili a farsi avanti. In particolare, si chiede collaborazione a chi potrebbe aver notato movimenti sospetti lungo la strada sterrata o il sentiero equestre della zona. Oppure a chi è a conoscenza di recenti lavori di rimozione dell’asbesto in abitazioni private.

Per incentivare le segnalazioni, il Consiglio ha annunciato una ricompensa di 200 sterline in buoni acquisto.  Saranno destinati a chi fornirà informazioni utili che porteranno ad un’individuazione dei responsabili.

Tolleranza zero verso i reati ambientali e l’amianto

Le autorità hanno chiarito che, qualora i responsabili vengano identificati, verranno intraprese azioni legali senza esitazioni. L’obiettivo è punire i colpevoli e lanciare un messaggio chiaro contro chi danneggia l’ambiente e mette a rischio la salute collettiva.

Nel frattempo, la bonifica dell’area resta una priorità per evitare ulteriori pericoli e restituire il sito alla comunità.

La collaborazione tra cittadini e istituzioni è essenziale per prevenire crimini ambientali e proteggere territori di grande valore naturale.

Campania e Aquila, individuazione e decontaminazione amianto

Novità sull'amianto in Aquila e Campania (foto esclusivamente decorativa free di Salvatore Monetti da Pixabay)
Novità sull'amianto in Aquila e Campania (foto esclusivamente decorativa free di Salvatore Monetti da Pixabay)

Aquila: a Barisciano amianto in edifici inagibili

Segnalati nel territorio di Barisciano, e in particolare nella frazione di Picenze, la presenza di coperture in amianto su edifici dichiarati inagibili. Secondo la fonte, a riportare l’attenzione pubblica sul problema è stata l’indicazione di una cittadina. La donna ha posto l’attenzione su tetti in eternit di abitazioni e capannoni abbandonati.

Il contesto post-sisma e gli edifici

Dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo nel 2009, numerosi edifici del centro storico di Picenze sono rimasti inagibili per lunghi periodi. In molti casi, le strutture danneggiate non sono state al momento demolite ed alcune, secondo quanto dichiarato, avrebbero coperture obsolete realizzate in cemento-amianto. Il passare del tempo, unito all’azione degli agenti atmosferici, potrebbe determinare l’accelerarsi del processo di degrado di questi materiali.

Campania: decontaminazione di aree ed edifici pubblici dall’amianto

Riportiamo la comunicazione della Regione Campania, relativa alle attività di interventi di bonifica di strutture e spazi caratterizzati dalla presenza di asbesto.

“Sono in corso le procedure per la definizione delle nuove modalità di presentazione degli avvisi relativi ai decreti dirigenziali n.277 del 22/07/2013 e n. 486 del 19/07/2013 ed i relativi allegati.
I quali riguardavano, rispettivamente, la programmazione, a valere sulle risorse dell’Obiettivo Operativo 1.2, delle attività di interventi di decontaminazione di aree/edifici pubblici caratterizzati dalla presenza di amianto.

In attuazione della delibera di Giunta regionale n.148/2013 e la programmazione, a valere sulle risorse dell’Obiettivo Operativo 1.4, attività  di interventi di realizzazione, potenziamento, adeguamento e rifunzionalizzazione di reti fognarie e di impianti di depurazione e di riutilizzo delle acque reflue.

Il Gruppo di Lavoro costituito ai sensi della delibera di Giunta n. 148 del 27/05/2013 e coordinato dall’Autorità di Gestione del POR Campania FESR 2007/13 ha avviato l’attività necessaria. Decreti dirigenziali e relativi avvisi pubblici in questione sono stati erroneamente pubblicati sul BURC del 29 luglio scorso e non vanno pertanto tenuti in considerazione. L’avviso di revoca sarà pubblicato sul prossimo Burc – Bollettino Ufficiale Regione Campania.”

Sono quindi attualmente in corso nuove procedure di revisione, necessarie per ridefinire correttamente le modalità di presentazione degli avvisi e dei relativi allegati.

Amianto e rischi per la salute

La pericolosità dell’amianto è scientificamente accertata da decenni e l’Osservatorio Nazionale Amianto ha da sempre dichiarato che l’inalazione delle sue fibre è associata a patologie asbesto correlate come asbestosi, mesotelioma e tumori. Il rischio aumenta in modo significativo quando il materiale è friabile o danneggiato, per questo è importante procedere, una volta individuato questo materiale, alla bonifica e alla messa in sicurezza.
“In Italia l’utilizzo dell’amianto è vietato dal 1992, e la normativa prevede obblighi precisi. Tuttavia nonostante i progressi normativi, la mappatura e la bonifica, in tutto il mondo, procedono spesso a rilento, ma la prevenzione costituisce una priorità assoluta.” Ha affermato lAvv. Ezio Bonanni, presidente ONA.

ONA Catanzaro, Ferro: allarme ecomafie nel Report 2025

Ecomafia 2025, il rapporto Legambiente (Foto free esclusivamente decorativa di PublicDomainPictures da Pixabay)
Ecomafia 2025, il rapporto Legambiente (Foto free esclusivamente decorativa di PublicDomainPictures da Pixabay)

Un intervento significativo sulle ecomafie dell’On. Wanda Ferro in occasione del convegno dell’Osservatorio Nazionale Amianto svoltasi a Catanzaro “Amianto e altri rischi cancerogeni, stato dell’arte e prospettive verso il futuro”

L’Onorevole ha infatti citato il rapporto Ecomafia 2025, documento che viene redatto annualmente da Legambiente in collaborazione con le forze dell’ordine e le Capitanerie di porto. Il quale fornisce il quadro dettagliato dei casi di criminalità ambientale in Italia, analizzando la progressiva trasformazione del fenomeno.
A cura di  Osservatorio nazionale ambiente e legalità.

Il contesto contemporaneo

Il termine ecomafia, sempre coniato negli anni ’90 da Legambiente, nasce per descrivere una delle forme più pervasive e meno visibili della criminalità organizzata contemporanea, capace di produrre danni profondi e spesso irreversibili all’ambiente, alla salute pubblica e all’economia legale. Il concetto di ecomafie identifica l’insieme delle attività illegali messe in atto da organizzazioni criminali, di tipo mafioso o para-mafioso, che traggono profitto dallo sfruttamento illecito delle risorse naturali e dalla gestione criminale dei rifiuti. Un vero e proprio sistema economico illegale, radicato nel territorio e spesso intrecciato con settori dell’imprenditoria e delle istituzioni.

I dati di Legambiente – Ecomafia 2025 per il 2024

Riportiamo alcuni dati dell’Associazione Ambientalista dal sito ufficiale.

L’edizione 2025 di Ecomafia, I numeri e le storie delle illegalità ambientali in Italia” (Edizioni Ambiente) è dedicata quest’anno al 30ennale della scomparsa del Capitano di Fregata Natale De Grazia. Morto tra il 12 e il 13 dicembre del 1995 mentre indagava sugli affondamenti sospetti nel Mediterraneo di navi con il loro carico di rifiuti.

Secondo il rapporto nel 2024 viene superato il muro dei 40mila reati ambientali, sono ben 40.590, +14,4% rispetto al 2023. Si tratta di una media di 111,2 reati al giorno, 4,6 ogni ora. Aumentano anche le persone denunciate, 37.186 (+7,8%), mentre il giro d’affari delle ecomafie vale 9,3 miliardi di euro (+0,5 miliardi rispetto al 2023) e cresce anche il numero dei clan coinvolti, 11 in più rispetto a quelli censiti nel precedente rapporto Ecomafia.

Aumentano anche le inchieste sui fenomeni corruttivi negli appalti di carattere ambientale

88 sono le inchieste censite da Legambiente dal 1° maggio 2024 al 30 aprile 2025, (+17,3% rispetto al 2023), 862 le persone denunciate, +72,4%. Si tratta di inchieste che vanno dalla realizzazione di opere pubbliche alla gestione di servizi. come quelli dei rifiuti urbani e la depurazione, passando per la concessione di autorizzazioni ambientali alle imprese.

Le regioni maggiormente colpite

Sempre secondo il rapporto, in Italia il 42,6% dei reati ambientali si concentra nelle 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). Il maggior numero di reati si riscontra, a livello nazionale, nella filiera del cemento. (Dall’abusivismo edilizio alla cave illegali fino ai reati connessi agli appalti per opere pubbliche). Con 13.621 illeciti accertati nel 2024, +4,7% rispetto al 2023, pari al 33,6% del totale. Seguiti dai reati nel ciclo dei rifiuti ben 11.166, +19,9%, e quelli contro gli animali con 7.222 illeciti penali (+9,7%).

La classifica regionale

La Campania è posizionata al primo posto con 6.104 illeciti penali. Pari al 15% del totale nazionale, con un aumento delle persone denunciate (5.580), dei sequestri effettuati (1.431) e un totale di 50 arresti.
La Puglia sorpassa la Sicilia e ritorna al secondo posto. Con 4.146 reati, pari al 10,2% del totale nazionale, facendo registrare il maggior numero di arresti (69).
Al terzo posto ritroviamo la Sicilia, con il 9,4% di illeciti penali.
Stabile al quarto posto la Calabria che, tuttavia, incrementa il numero di reati (3.215) e più che raddoppia il dato sugli arresti (41).
Quinto posto per il Lazio, con 2.654 reati, in crescita del 20,6% rispetto al 2023, che supera la Toscana, dove si registra comunque un aumento degli illeciti penali dell’11,6%.
La Sardegna si conferma anche quest’anno al settimo posto con 2.364 reati.
Al primo posto come regione del Nord la Lombardia (ottava nella classifica nazionale, con 2.324 reati ambientali nel 2024, pari al +17.7%). La segue il Veneto, nono con 1.823 illeciti penali (+3,5%).

Crescita di reati contro il patrimonio culturale

Il rapporto segnalata un’impennata dei reati contro il patrimonio culturale. Ossia dalla ricettazione ai reati in danno del paesaggio, dagli scavi clandestini alle contraffazioni di opere). sono 2.956, + 23,4% rispetto al 2023.

I delitti più gravi, previsti dal titolo VI-bis del Codice penale

Sempre nel testo leggiamo che nel 2024 al primo posto abbiamo l’inquinamento ambientale con 299 illeciti contestati. Quelli complessivi sono stati 971, con un +61,3% rispetto al 2023 e 1.707 persone denunciate (+18,9%).

Origini storiche e contesto normativo

Le prime evidenze strutturate delle attività ecomafiose emergono in Italia a partire dagli anni Ottanta, in coincidenza con l’introduzione di una normativa più stringente sul trattamento dei rifiuti speciali e pericolosi. L’emanazione del D.P.R. 915 del 1982, che recepiva direttive europee in materia di rifiuti tossici e nocivi, ha rappresentato uno spartiacque: da un lato ha tentato di regolamentare un settore fino ad allora poco controllato, dall’altro ha reso lo smaltimento legale più costoso e complesso. Questo ha creato un terreno fertile per l’ingresso della criminalità organizzata, pronta a offrire soluzioni “alternative” a basso costo per aziende e produttori di rifiuti.

Negli anni Novanta il fenomeno assume dimensioni sistemiche. Le prime grandi inchieste giudiziarie rivelano l’esistenza di reti criminali capaci di gestire l’intero ciclo dei rifiuti, dalla produzione allo smaltimento finale, spesso con la complicità di amministratori pubblici, tecnici e imprenditori. È in questo contesto che Legambiente pubblica, nel 1994, il primo documento ufficiale in cui compare il termine ecomafia, seguito nel 1997 dal primo Rapporto Ecomafia, destinato a diventare un appuntamento annuale di monitoraggio e denuncia.

Il traffico illecito di rifiuti come cuore del sistema

Il traffico e lo smaltimento illegale dei rifiuti rappresentano il fulcro delle attività ecomafiose. Tra queste rientra anche l’abbandono dell’amianto. Si tratta di un business estremamente redditizio, perché consente di abbattere i costi legati al trattamento dei rifiuti pericolosi e di aggirare normative ambientali complesse. I rifiuti industriali, chimici, ospedalieri e persino radioattivi vengono movimentati lungo vere e proprie rotte nazionali e internazionali, che collegano le aree industriali del Nord Italia con regioni del Sud storicamente più fragili dal punto di vista economico e istituzionale.

In molte aree del Mezzogiorno, ma non solo, i rifiuti vengono interrati illegalmente in cave dismesse, terreni agricoli, zone boschive o inglobati nelle fondamenta di edifici in costruzione. In altri casi vengono bruciati all’aperto, generando emissioni altamente tossiche, o scaricati in mare attraverso affondamenti deliberati di imbarcazioni cariche di materiali pericolosi. Questo sistema ha trasformato interi territori in discariche occulte, spesso senza che le comunità locali ne siano pienamente consapevoli fino alla comparsa di gravi conseguenze sanitarie.

Territori colpiti e dimensione nazionale del fenomeno

Sebbene l’immaginario collettivo associ l’ecomafia principalmente alla Campania e alla cosiddetta Terra dei Fuochi, il fenomeno ha una dimensione nazionale. Come abbiamo visto, le regioni con il maggior numero di reati ambientali risultano essere Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, ma anche aree del Nord Italia sono state coinvolte in maniera significativa. In Lombardia e Veneto, ad esempio, sono emersi casi di utilizzo illecito di fanghi industriali spacciati per fertilizzanti agricoli, con contaminazione delle falde acquifere e dei suoli.

Particolarmente preoccupante è il coinvolgimento del Nord nei traffici di rifiuti radioattivi e metallici contaminati, fusi illegalmente in acciaierie e fonderie. Questi episodi dimostrano come l’ecomafia non sia un problema confinato a specifiche aree geografiche, ma un sistema diffuso che sfrutta le debolezze dei controlli e la ricerca del massimo profitto su scala nazionale ed europea.

Le modalità criminali lungo il ciclo dei rifiuti

Le attività ecomafiose possono manifestarsi in ogni fase del ciclo dei rifiuti. Nella fase di produzione, le aziende possono dichiarare il falso sulla quantità o sulla pericolosità dei materiali da smaltire, oppure affidarsi consapevolmente a operatori illegali. Durante il trasporto, i documenti vengono falsificati o manomessi per far “sparire” carichi interi. È però nella fase di smaltimento che si concentrano le pratiche più gravi, come le finte operazioni di trattamento, le bancarotte pilotate di impianti di recupero e l’abbandono sistematico di rifiuti in siti non autorizzati.

Questo sistema non potrebbe funzionare senza una rete di complicità che spesso coinvolge organi di controllo corrotti. In molti casi non sono solo le mafie tradizionali a gestire il business, ma consorzi criminali ibridi, in cui interessi economici legali e illegali si sovrappongono.

Evoluzione legislativa e introduzione degli ecoreati

Una svolta significativa arriva solo nel 2015 con l’approvazione della Legge n. 68, che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente. Per la prima volta vengono tipizzati reati come l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico di materiale ad alta radioattività e l’omessa bonifica.

Questa riforma ha ampliato in modo sostanziale gli strumenti a disposizione della magistratura, prevedendo pene più severe, la confisca dei beni, l’obbligo di ripristino dei luoghi contaminati e incentivi al ravvedimento operoso. Pur rappresentando un passo avanti decisivo, l’efficacia della normativa dipende in larga misura dalla capacità di applicazione concreta e dalla continuità delle attività di controllo e repressione.

Operazioni di polizia e contrasto sul territorio

Nel corso degli anni, numerose operazioni di polizia hanno portato alla luce traffici illeciti di rifiuti su larga scala, coinvolgendo intere filiere criminali. Queste indagini hanno dimostrato come l’ecomafia sia in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti normativi e tecnologici, spostando rotte, metodi e settori di intervento. Nonostante arresti, sequestri e condanne, il fenomeno continua a riprodursi, alimentato da enormi margini di profitto e da una domanda costante di smaltimento a basso costo.

Un problema ambientale, sanitario e democratico

L’ecomafia è una questione che tocca direttamente la salute dei cittadini, la sicurezza alimentare e la qualità della democrazia. I territori contaminati registrano spesso tassi più elevati di patologie oncologiche e croniche, mentre le comunità locali subiscono una progressiva perdita di fiducia nelle istituzioni.
“Contrastare efficacemente le ecomafie significa  investire in prevenzione, trasparenza amministrativa, educazione ambientale e partecipazione civica.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

Voce ai relatori convegno ONA “Amianto e altri cancerogeni”

Amianto e altri cancerogeni,

La voce dei relatori al convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), un momento di confronto sulle emergenze ambientali e sanitarie legate all’amianto e ad altri agenti cancerogeni in Calabria.

A cura di Luigi Abbate.

Stato dell’arte e prevenzione – Avv. Ezio Bonanni

Il presidente di ONA, l’Avv. Ezio Bonanni, ha sottolineato l’importanza della prevenzione integrata: “Il fronte non può essere solo quello giudiziario, è necessariamente quello della bonifica e della messa in sicurezza. Poi c’è la prevenzione secondaria, con strutture sanitarie adeguate, e la prevenzione terziaria, con dati epidemiologici affidabili.” Bonanni ha ricordato come molti mesoteliomi siano diagnosticati fuori regione: “Per quanto riguarda i mesoteliomi molti risultano in Lombardia, Piemonte o Veneto, mentre si tratta di vittime della Calabria.”

Impegno delle istituzioni – Dott.ssa Micheli e Ing. Siviglia

La dott.ssa Eulalia Micheli, assessore della Regione Calabria, ha sottolineato la necessità di monitoraggi avanzati: “Non basta più contare i malati, bisogna valutare e prevenire quello che è il rischio futuro, con sistemi dinamici di monitoraggio e biomonitoraggio della popolazione.”

L’ingegnere Salvatore Siviglia, responsabile del Dipartimento Ambiente, ha aggiunto: “Ci preoccupa l’abbandono indiscriminato dei rifiuti contenenti amianto, soprattutto vicino a torrenti e aree urbanizzate. Dobbiamo cambiare cultura e fare piani di smaltimento efficaci.”

Dati epidemiologici e osservazioni mediche – Dott. Pasquale Montilla e Dott. Vincenzo Ciconte

L’oncologo Pasquale Montilla, del comitato scientifico ONA, ha spiegato ha parlato delle patologie metallo-correlate con aumento delle patologie oncologiche nelle aree SIN, soprattutto tumori polmonari, vescicali e gastrici.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro, Vincenzo Ciconte, ha aggiunto: “Oggi la medicina è un tutt’uno con l’ambiente. Prevenire dall’amianto significa prevenire patologie gravi.”

L’emergenza Crotone – Dott. Orlando Amodeo

L’epidemiologo Orlando Amodeo ha descritto la situazione a Crotone secondo sue stime:” la zona SIN presenta livelli di inquinamento elevati e un tasso di mortalità superiore alla media nazionale.”

Tutela legale e risarcimenti – Avv. Antonio Pileggi e testimonianze

L’avvocato Antonio Pileggi ha spiegato le difficoltà nel riconoscimento dei risarcimenti: “Il quadro delle tutele è completo ma ottenere i diritti è complicato. Le famiglie spesso rinunciano a causa della lentezza dei tribunali e delle spese legali.”

Abbate ha intervistato anche  Antonino Pulitanò, che denunciò la presenza in passato di amianto nei vagoni a Reggio Calabria. La storia della famiglia Pulitanò, seguita da ONA ed ancora in corso, è tra quelli che hanno reso noto il rischio della contaminazione domestica.  “Mio fratello è morto nel 2003, lavorava con l’amianto e inconsapevolmente portava la sostanza in casa. Anche mia sorella, che non aveva mai lavorato con amianto, si è ammalata.”

Monitoraggio ambientale e alimentare – Dott. Michelangelo Iannone e Dott. Procopio

Il direttore Michelangelo Iannone (ARPACAL) ha commentato: “Negli ultimi anni i siti contaminati censiti sono aumentati da zero a circa 4.000. Cittadini e associazioni segnalano continuamente nuove emergenze.”

Il dottor Salvatore Procopio, referente laboratorio ARPACAL, ha aggiunto: “Abbiamo verificato la radioattività (es. radon) e siamo particolarmente interessati all’inalazione nociva.  Le sostanze nocive potrebbero trasferirsi agli alimenti, creando esposizione inconsapevole per la popolazione.”

Esperienze dei cittadini e educazione ambientale – Paola Vegliantei, Marisa Macrina, Enzo Filareto, Renata Tropea

Paola Vegliantei presidente dell’Accademia della Legalità, ha dichiarato: “Le scuole devono essere coinvolte nell’educazione ambientale e alla legalità. I giovani sono il futuro e la speranza per cambiare la Calabria.
Abbate ha ricordato di quando la Vegliantei si è recata in Calabria con il Capitano Ultimo.

La dottoressa Marissa Macrina, neuroanestesista centro trapianti Calabria, ha sottolineato: “La qualità della vita dipende dall’ambiente. È fondamentale denunciare e stimolare interventi concreti per proteggere la salute.”

Enzo Filareto, malato oncologico, ha portato una testimonianza commovente dei siti inquinanti del SIN di Crotone.

La dottoressa Renata Tropea, dirigente medico Pronto Soccorso Lamezia Terme, ha osservato: Tutto l’organismo umano subisce l’impatto ambientale. Gli eventi estremi e le sostanze chimiche mettono a dura prova le strutture sanitarie.”

Registro dei mesoteliomi e intervento ONA sul territorio – Federico Tallarigo e Antonio Carmine Sangiovanni

Il dott. Federico Tallarigo Dir. scientifico del COR ha parlato del fatto che il centro operativo regionale che registra che tutte le neoplasie di origine professionale, tra cui mesoteliomi, patologia asbesto correlata. È fondamentale per avere dati certi e per la prevenzione.”

L’avvocato Antonio Carmine Sangiovanni, cord. ONA Alto Tirreno Cosentino ha aggiunto: “ONA monitora i siti, segnala alle autorità e collabora alla bonifica dei rifiuti abbandonati, specialmente nelle zone periferiche.”

Problematiche locali e sensibilizzazione – Massimiliano Alampi e Giuseppe Infusini

Massimiliano Alampi, coord. ONA Reggio Calabria, ha denunciato: “Noi riceviamo telefonate quotidiane di famiglie che piangono malati oncologici.”

L’ingegnere Giuseppe Infusini, pres. ONA Cosenza ha aggiunto che E’ importante che si predisponga una collaborazione tra l’ONA del territorio di Cosenza con la Regione”.

La chiusura dell’Avv. Ezio Bonanni

A chiusura del convegno, Bonanni ha ribadito: “ONA non si limiterà alle aule giudiziarie. Saremo accanto ai cittadini calabresi e, se necessario, organizzeremo manifestazioni pacifiche per difendere il diritto alla salute e alla vita. In extrema ratio chiederemo l’intervento, sempre pacifico, della corte europea”.

 

L’articolo riporta interventi, valutazioni e testimonianze emerse nel corso del convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Eventuali giudizi, dati e valutazioni di carattere sanitario, ambientale o istituzionale riflettono le opinioni dei relatori e sono presentati nell’esercizio del diritto di cronaca.

Amianto e rischi cancerogeni in Calabria: videointervista

Avv. Bonanni convegno Catanzaro, amianto

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto illustra le principali criticità e le azioni prioritarie per la tutela della salute pubblica durante l’evento “Amianto ed altri rischi cancerogeni” svoltasi in Calabria.

In questa intervista con il giornalista Luigi Abbate, Bonanni ricorda che la Calabria è una delle regioni italiane più esposte al problema dell’amianto e degli altri agenti cancerogeni presenti nei luoghi di lavoro e di vita. È questo il quadro emerso durante il convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), dedicato allo stato attuale della situazione e alle prospettive future.

Al centro dell’incontro, l’intervento

Bonifica come primo strumento di tutela

Secondo l’Avv. Ezio Bonanni il punto chiave dell’azione dell’Osservatorio, portata avanti in Calabria fin dalla sua costituzione nel 2008, è la prevenzione primaria, che passa dalla bonifica e dalla rimozione dell’amianto e degli altri agenti nocivi. Un lavoro che riguarda sia gli ambienti di lavoro sia quelli di vita quotidiana.”

Tra i casi citati, quello della Marlane di Praia a Mare, dove già alla fine degli anni Novanta erano partite indagini e procedimenti penali. Questi hanno portato, nel tempo, a risarcimenti per alcune vittime, ma – ha sottolineato Bonanni – “il fronte giudiziario da solo non è sufficiente. Senza interventi strutturali di messa in sicurezza, il rischio resta elevato.”

Sanità e prevenzione: il nodo delle cure fuori regione

Accanto alla bonifica, l’ONA richiama l’attenzione sulla prevenzione secondaria, ovvero sull’assistenza sanitaria. In Calabria, ha evidenziato Bonanni, mancano ancora strutture adeguate, costringendo molti pazienti a spostarsi nel Nord Italia per diagnosi e cure.

Una situazione che riguarda non solo i servizi sanitari, ma anche l’edilizia sanitaria e quella scolastica, dove la presenza di amianto rappresenta un rischio concreto. Rafforzare gli investimenti in questi settori significherebbe migliorare la tutela della salute e, allo stesso tempo, rendere il sistema più efficiente.

Dati epidemiologici sottostimati

Un altro aspetto critico riguarda la prevenzione terziaria e il monitoraggio epidemiologico. Molte diagnosi di mesotelioma vengono effettuate in regioni come Lombardia, Piemonte o Veneto, pur riguardando cittadini calabresi. Questo fenomeno contribuisce a una sottostima dei dati regionali.

Bonanni ha ribadito la necessità di potenziare il Centro Operativo Regionale (CORe), dotandolo di maggiori risorse economiche e operative. Solo così sarà possibile ottenere un quadro epidemiologico più realistico, che includa tutte le patologie asbesto-correlate e quelle legate ad altri cancerogeni presenti sul territorio.

Il caso del SIN di Crotone

Particolare attenzione è stata riservata al Sito di Interesse Nazionale di Crotone, dove la presenza di amianto e di altre sostanze pericolose continua a destare preoccupazione. Secondo Bonanni e l’ONA, “è fondamentale integrare i dati sanitari con quelli ambientali per valutare correttamente l’impatto sulla popolazione.”

Il messaggio emerso dal convegno è chiaro: senza bonifiche efficaci, una sanità rafforzata e un sistema di monitoraggio affidabile, la Calabria continuerà a pagare un prezzo alto in termini di salute pubblica. L’Osservatorio Nazionale Amianto ribadisce la necessità di un impegno concreto e coordinato tra istituzioni, enti sanitari e territori.

Vedi la videointervista realizzata per l’occasione:

L’articolo riporta interventi, valutazioni e testimonianze emerse nel corso del convegno organizzato dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA). Eventuali giudizi, dati e valutazioni di carattere sanitario, ambientale o istituzionale riflettono le opinioni dei relatori e sono presentati nell’esercizio del diritto di cronaca.