Ecomafia, la criminalità ambientale in Italia

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In Italia il ciclo illegale di rifiuti, del cemento, nel settore agroalimentare, edilizio e il racket degli animali sono riportati nel rapporto Ecomafia di Legambiente.

Le prime prove di discariche illegali in cui milioni di rifiuti venivano accumulati, senza alcuna distinzione, come fossero cadaveri putrefatti, senza alcun tipo di smaltimento, risalgono agli anni ’80.

Legambiente pubblica i dati nel Rapporto ecomafia 2019

Gestite da camorristi, nel territorio tra Napoli e Caserta, che prese poi il nome di Terra dei fuochi. Non solo, i rifiuti venivano interrati, veri e propri roghi di “morte” a causa delle sostanze inquinanti che rilasciavano nell’aria.

Il territorio, invaso da agenti inquinanti come il piombo, l’arsenico, l’amianto, gli acidi, i liquami velenosi, causò, poi, patologie tumorali, soprattutto infantili e casi di neoplasie tiroidee.

Ma la camorra non agisce da sola. Le collusioni con le amministrazioni locali e con esponenti politici, addirittura Forze dell’Ordine, portarono a un tasso di corruzione così alto che tutt’oggi ambiela Campania risulta la regione con la percentuale più alta di reati ntali illeciti.

Già alla fine degli anni ’80 le denunce riportate da Angelo Genovese, biologo e giornalista, anticiparono le rivelazioni di Carmine Schiavone, mafioso e, un decennio più tardi, collaboratore di giustizia.

Questo tipo di notizie, relative a organizzazioni mafiose, hanno cominciato ad avere un certo risalto a partire dal 1982,con l’entrata in vigore della normativa sul trattamento dei rifiuti speciali con l’emanazione del D.P.R. (Decreto del Presidente) 10 settembre 1982, n. 915 (“Attuazione delle direttive (CEE) n. 75/442 relativa ai rifiuti, n. 76/403 relativa allo smaltimento dei policlorodifenili e dei policlorotrifenili e n. 78/319 relativa ai rifiuti tossici e nocivi“).

Nel 2019 sono state trafficate illegalmente 1,2milioni di tonnellate di rifiuti speciali, 17mila gli abusi edilizi, mentre il cemento illegale supera la quota dei 6.578 con una crescita maggiore del 68% rispetto al 2017.

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus  e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria). L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute. L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto. In caso di insorgenza di malattia professionale, l’ONA avvia il percorso INAIL per l’indennizzo e/o la rendita. In caso di servizio reso nelle Forze Armate, ovvero in esposizione ad amianto ed altri cancerogeni, nel rapporto di pubblico impiego non privatizzato, la struttura medico legale dell’ONA avvia le domande amministrative di riconoscimento di causa di servizio e quelle di vittima del dovere. Tutte le vittime e i loro famigliari hanno diritto al risarcimento di tutti i danni. In caso di decesso, le somme sono liquidate ai famigliari, loro eredi legittimi.

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100 Le inchieste censite da Legambiente

Sono 368 il numero dei clan censiti da Legambiente.
La Campania è la regione con la più alta percentuale di reati ambientali, le città con il più alto traffico di rifiuti illeciti sono Napoli (1.360) , Roma (1.037), Bari (711) e Avellino (667).
Non solo ambiente ma la criminalità si estende anche agli animali: il 25,9% del totale delle infrazioni accertate riguarda la vendita di animali selvatici vivi e morti, traffico di cuccioli e mercato illegale di animali da macello. Cui si aggiungono le corse clandestine di cavalli e combattimenti, soprattutto tra cani.
Per quanto riguarda l’Archeomafia, tra i furti e le falsificazioni, sono stati recuperati oltre 43mila reperti archeologici.
Anche nel settore dell’Agromafia, riguardante la speculazione sui prodotti alimentari, contraffatti, e lo sfruttamento della manodopera, le infrazioni risultano 44.795.
La corruzione resta lo strumento principe, il più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti.
 Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente che hanno visto impegnate 36 procure, capaci di denunciare 597 persone e arrestarne 395, eseguendo 143 sequestri. Se nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso se ne sono contate 43, che fanno il 43% sul totale, è il Lazio la regione con il numero più alto di inchieste, 23, seguita da Sicilia (21), Lombardia (12), Campania (9) e Calabria (8).
 Sempre nel 2018 sono inoltre 23 le Amministrazioni comunali sciolte per mafia, mentre nei primi cinque mesi del 2019 sono state ben 8: Careri (Reggio Calabria),sciolto una prima volta nel 2012 , Pachino (Siracusa), San Cataldo (Caltanissetta), Mistretta (Messina), Palizzi (Reggio Calabria), Stilo (Reggio Calabria), Arzano (Napoli) al terzo scioglimento, dopo quelli del 2008 e del 2015 e dell’Azienda sanitaria provinciale di Reggio Calabria.

Per combattere l’ecomafia è necessario rafforzare il sistema delle imprese sane che operano nel rispetto delle leggi-dichiara Stefano Ciani, Presidente nazionale Legambiente- e, al contempo prevedere norme di contrasto più stringenti ed efficaci. Deve essere semplificato l’iter di abbattimento delle costruzioni abusive, deve essere approvato il disegno di legge sui delitti contro la fauna e flora protette inserendo – all’interno del Titolo VI bis del Codice penale, un nuovo articolo che preveda sanzioni veramente efficaci per tutti coloro che si macchiano di tali crimini”.

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