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Amianto in Alitalia, vittoria dell’Avv. Ezio Bonanni

Amianto in Alitalia
Giustizia per ex lavoratore Alitalia: l’amianto riconosciuto come causa di malattia professionale

Franco Ciurleo ha lavorato come assistente di volo presso la società Alitalia dal 1° Marzo 1974 al 31 Luglio del 2005. È stato esposto, per otto ore al giorno a fibre di amianto in tutto il periodo lavorativo.

Dipendente Alitalia ottiene il risarcimento grazie all’ONA

L’Istituto Superiore di Sanità ha affermato che nell’epoca in cui si utilizzavano freni che contenevano amianto le concentrazioni di fibre aero disperse sulle piste di atterraggio erano continuative, la presenza, anche di solo tre ore al giorno, in un ambiente di questo tipo, poteva portare a un’esposizione media su otto ore lavorative superiore a 0,1 ff/cm3.

Afferma, inoltre, che le fibre di asbesto rilasciate dai freni potevano essere aspirate all’interno degli aerei attraverso gli impianti di condizionamento, durante il tragitto e l’arresto sulle piste di atterraggio. Di conseguenza, è ragionevole pensare che l’amianto si sia accumulato all’interno dei velivoli.

Tribunale di Varese: condanna dell’INPS

Il Tribunale di Varese, con la sentenza pubblicata il 22 Maggio 2019 riguardante le richieste di Franco Ciurleo, assistito dall’avvocato Bonanni, nei confronti del istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) dichiara:

il diritto del ricorrente alla ricostituzione del proprio trattamento pensionistico derivante dalla maggiorazione di contributi per esposizione ad amianto nel periodo indicato nella relazione tecnica del consulente tecnico di ufficio…

Condanna l’INPS al pagamento, in favore del ricorrente delle differenze sui ratei tra la somma determinata in base al riconoscimento del diritto e ogni somma già erogata dalla data del deposito della domanda al saldo…” . Altra vittoria per l’Avv. Ezio Bonanni.

Quando ha saputo di aver lavorato a contatto con l’amianto?

«Nel 2005, quando, diversi soci avevano intrapreso la causa contro l’INPS o l’INAIL per esposizione ad amianto. Alcuni miei colleghi sono stati molto male a causa dell’amianto, altri sono venuti a mancare. Per questo, anche per principio, ho contattato l’avvocato Ezio Bonanni e ho deciso di intraprendere questa battaglia.

Mi è stato fortemente consigliato di contattare un ingegnere aeronautico per valutare i parametri per valutare la quantità di fibre alla quali sono stato esposto».

La storia dell’amianto all’interno degli aerei e in Alitalia

La storia dell’amianto che ha portato alla morte migliaia di persone nella Marina Militare e nell’Esercito è nota a tutti. Meno conosciuta, invece, è la storia delle fibre di amianto presenti negli aerei, civili e militari.

Mentre l’aereo atterra, i ferodi, rivestiti dalla fibra killer, rilasciano nell’aria e all’interno delle cabine fibre di asbesto. Insidioso, mortale, l’asbesto si utilizza anche nell’Aviazione Civile e Militare.

Secondo la relazione tecnica del prof. G.A. Zapponi, dell’Istituto Superiore di Sanità,  la prima segnalazione di un caso di mesotelioma in un pilota risale al 1996 ad Ascoli nell’ambito di uno studio che riguarda il mesotelioma maligno in 79 pazienti a Roma per il periodo 1980 – 1995.

Nello stesso studio, sono riportati i casi di un maresciallo dell’Aeronautica Militare e di un impiegato di una compagnia aerea. Il professore sottolinea il numero relativamente elevato di casi nel settore aeronautico su un complesso di soli 79 pazienti esaminati.

Casi di mesotelioma associati a esposizioni di breve durata

Anche l’INAIL considera il problema dell’esposizione a fibre di asbesto nella circolare n. 90 del 28 Dicembre del 2004:

Nuova disciplina in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti ad amianto per il personale di volo (piloti e assistenti).  La competenza viene individuata con riferimento al territorio dove è situata la struttura da cui dipendeva il lavoratore richiedente, come indicata dal curriculum lavorativo”.

Il National Toxicology Program degli USA, ente con compiti di valutazione del rischio cancerogeno, per quanto concerne il rischio amianto, specifica che le ubicazioni dell’asbesto nelle costruzioni e nei freni dei velivoli sono responsabili di un significativo quantitativo delle emissioni in aria di fibre.

L’esposizione è legata alle fibre rilasciate durante l’atterraggio e le frenate degli aerei. Infatti, i ferodi in amianto degli aerei venivano cambiati dopo 350-400 voli.

Una parte dell’amianto contenuto in essi, per erosione o frizione, veniva rilasciata nell’aria e addirittura veniva aspirata insieme all’aria  all’interno delle cabine attraverso gli impianti di condizionamento durante il tragitto e sulle piste di atterraggio.

Gli ambienti ristretti degli aerei facilitavano il persistere di inquinanti, in particolare nelle cabine di pilotaggio. Questo accade spesso anche nei mezzi Alitalia.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le fibre rilasciate durante l’atterraggio, erano superiori di 100 volte rispetto a quelle sulle autostrade, dunque di 3.300 ff/m3.

La manutenzione e la manipolazione dei freni effettuate nell’aviazione sono attività per le quali l’esposizione all’amianto è riconosciuta e citata dall’INAIL.

L’amianto è ancora presente negli aerei?

Risponde l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

«Nel settore della navigazione aerea, al pari di quella marittima, abbiamo assistito a un forte impatto sulla salute degli operatori. Ciò perché in tempi recenti è stato utilizzato amianto sia in matrice compatta che friabile.
Nei primi anni del 2000, almeno sugli aerei della flotta nazionale e poi a partire dal 2006 in forza del divieto di utilizzo di amianto in tutti gli stati dell’Unione Europea, in tutti gli aeromobili sono stati rimossi i materiali di amianto.

Purtroppo questi materiali sono ancora presenti negli aerei Alitalia e delle altre compagnie di molti Stati che non hanno ancora posto al bando l’amianto. Mi riferisco a Cina, Russia, India etc.

Questi aerei hanno ancora materiali in asbesto, in particolare i ferodi dei freni e tutto è legato al fatto che manca il bando globale dell’amianto, ancora utilizzato in almeno cento stati. Per questo, ribadisco in questa sede, la necessità di un bando globale dell’amianto».

Vittime del dovere nuova legge: le proposte dell’ONA

vittime del dovere
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Vittime del dovere nuova legge. La proposta nasce dall’esigenza emersa dai dubbi normativi. L’Avv. Ezio Bonanni lo ha ribadio sia nell’ambito della Commissione Uranio Impoverito (06.12.2017), sia durante la prima commissione Affari Costituzionali (29.10.2018).

Le vittime del dovere sono assistite dall’ONA-Osservatorio Nazionale Amianto, che mette a disposizione un servizio di consulenza legale e medica gratuita.

Consulenza vittime del dovere nuova legge

Indice

Tempo di lettura: 6 minuti

Vittime del dovere nuova legge: testo unico

Molti problemi nascono dall’interpretazione delle norme, per questo serve un Testo Unico per dare ordine alla materia e parità di trattamento. A tale proposito l’Avv. Ezio Bonanni, sul disegno di legge Corbetta, è stato sentito dalla Prima Commissione Affari Costituzionali.

Le norme, che disciplinano la giurisprudenza pertinente alle vittime del dovere, vittime del servizio e vittime del terrorismo, sono frammentate e poco chiare. Pertanto, sono motivo di molteplici interpretazioni.

In più, ci sono dei casi di discriminazione, come per i casi degli orfani non a carico. Di recente, infatti, la sentenza 11181/2022 segna una battuta di arresto dei progressi fatti per la tutela dei loro diritti.

Epidemia di malattie neoplastiche nelle Forze Armate

Nel personale civile e militare delle Forze Armate, vi è un’alta incidenza di casi di neoplasie. Ciò è confermato dalla relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta.

Le conclusioni della Commissione Parlamentare d’Inchiesta sono fondamentali per la tutela dei diritti dei militari, come l’audizione dell’Avv. Ezio Bonanni presso la Commissione Parlamentare.

Per i nostri militari anche i minerali di amianto rappresentavano e rappresentano un grande rischio. Infatti, con i proiettili di uranio impoverito, veniva polverizzato anche l’amianto e, quindi, veniva determinato anche questo rischio.

Si registra, quindi, un potenziamento di cancerogeni, confermato anche dalla stessa Commissione d’Inchiesta per quanto riguarda l’uranio impoverito.

I danni alla salute causati da questo metallo pesante sono approfonditi dal Prof. Giancarlo Ugazio.

Non meno rilevanti sono i danni da vaccini. Questi vengono contaminati da metalli pesanti (come l’uranio impoverito), e sono somministrati tutti insieme e per di più poco prima della partenza per le missioni di pace.

Uranio impoverito e vaccini: linfoma di Hodgkin

Nella relazione finale della Commissione Parlamentare d’Inchiesta, è possibile approfondire i danni causati da radiazioni e nanoparticelle, ovvero il danno epidemiologico.

Come detto, non vi è solo il danno da amianto, ma anche quello da radiazioni, che causa il linfoma di Hodgkin.

L’Osservatorio Nazionale Amianto e il suo presidente, Avv. Ezio Bonanni, rafforzano la tutela e l’assistenza delle vittime. L’associazione è stata organizzatrice di numerosi e importanti convegni, come quello tenutosi in Toscana. Ha partecipato all’evento “Il rischio amianto e la presenza di altri cancerogeni nelle Forze Armate” anche il Ministero della Giustizia On.le Bonafede.

Errata interpretazione delle leggi o premeditazione?

Dal 1970 – anno in cui il legislatore ha definito per la prima volta le “vittime del dovere” e prevedeva solo la pensione di privilegio – a oggi, sono stati varati decreti ministeriali, decreti legislativi, disegni di legge. Sono stati emanati, però, il più delle volte, in seguito a episodi emergenziali.

E i testi non sempre sono molto chiari e hanno dato adito a interpretazioni e valutazioni della legge, sollevando in taluni casi giudizi anche di costituzionalità.

Aldilà delle intenzioni, molte norme sono rimaste spesso inattuate anche per motivi di contenimento della spesa pubblica.

La prima legge in materia di vittime del dovere

La prima legge emanata esclusivamente per le “vittime del dovere” è la 466 del 1980. È integrata, poi, con la legge 302 del 1990, per le “vittime della criminalità organizzata e del terrorismo”.

Bisogna aspettare il 2004 perché sia approvata una specifica legge – la 206 – per le “vittime del terrorismo”. Prevede benefici per fatti avvenuti dal 1961 in poi. E nel 2007 la legge finanziaria 244, estende alle “vittime del dovere” uno speciale assegno vitalizio previsto dalla 206/2004.

Nel 2005 la legge finanziaria 266 estende i benefìci già previsti in favore delle “vittime della criminalità e del terrorismo” a tutte le “vittime del dovere”, riconosciute ai sensi dei commi 563 e 564 che recitano:

“Per vittime del dovere devono intendersi i soggetti di cui all’articolo 3 della legge 13 agosto 1980, n. 466, e, in genere, gli altri dipendenti pubblici deceduti o che abbiano subìto un’invalidità permanente in attività di servizio o nell’espletamento delle funzioni di istituto per effetto diretto di lesioni riportate in conseguenza di eventi verificatisi:

  • nel contrasto ad ogni tipo di criminalità;
  • nello svolgimento di servizi di ordine pubblico;
  • nella vigilanza ad infrastrutture civili e militari;
  • in operazioni di soccorso;
  • in attività di tutela della pubblica incolumità;
  • a causa di azioni recate nei loro confronti in contesti di impiego internazionale non aventi, necessariamente, caratteristiche di ostilità”.

Invece “sono soggetti equiparati di cui al comma 563 coloro che abbiano contratto infermità permanentemente invalidanti o alle quali consegua il decesso, in occasione o a seguito di missioni di qualunque natura, effettuate dentro e fuori dai confini nazionali e che siano riconosciute dipendenti da causa di servizio per le particolari condizioni ambientali od operative”.

Pari dignità sociale e uguaglianza di tutti i cittadini

Si comincia, quindi, a tenere conto anche dei militari feriti o deceduti nelle missioni all’estero ma si apre la discussione sull’esistenza o meno del nesso di causalità tra l’uranio impoverito e i decessi – oggi sono saliti a 370 -, oppure le patologie che hanno colpito i nostri soldati – oltre i 7500. I vertici della Difesa, però, negano il nesso causa effetto dell’UI e, di conseguenza, negano sia gli indennizzi sia i risarcimenti.

Le norme su quantificazione del danno, istituto dell’aggravamento, causa di servizio, pensione privilegiata, assegno vitalizio, esenzione IRPEF per le vedove etc., come già accennato, sono frammentate e poco chiare e, quindi, alimentano i contenziosi.

I ricorrenti si uniscono in associazioni che danno inizio ad azioni giudiziarie nei confronti dello Stato soprattutto o degli enti preposti. Sono centinaia i ricorsi.

Una quantità notevole di materiale giuridico prodotto negli anni che, riordinato, potrebbe risolversi in un Testo Unico sulla materia.

Quindi, se fino a questo momento, il Parlamento ha legiferato in maniera disorganica, è imprescindibile promulgare una legge che rispetti l’articolo 3 della Costituzione: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

Vittime del dovere nuova legge: commento dell’Avv. Bonanni

«È necessario che si eviti la condizione paradossale del contenzioso della vittima e dei familiari col ministero della Difesa – commenta l’avv. Ezio Bonanni, componente della Commissione di studio sulla riforma della normativa sull’amianto –  per le prestazioni previdenziali e quelle risarcitorie ed è per questo motivo, che l’ONA ha proposto e propone l’integrale risarcimento del danno, secondo tabelle prestabilite ed in assenza di contenzioso.

In caso contrario – conclude il presidente dell’ONA -, ci vedremo costretti a continuare nell’azione di tutela delle vittime per il riconoscimento del loro stato giuridico di “vittime del dovere”, con riferimento alla condizione di rischio amianto, uranio impoverito e altri agenti cancerogeni in esposizione per motivi di servizio».

Consulenza ONA per le vittime del dovere

Le vittime del dovere e i loro familiari possono richiedere l’assistenza legale e l’assistenza medica chiamando il numero verde o compilando il form.

Numero ONA vittime del dovere nuova legge
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La nobiltà del lavoro, per vivere e non per morire

Lavoro
Lavoro

C’è chi per salvare la vita altrui perde la propria

La mia storia, giusto negli anni sessanta, si è incrociata significativamente con quella di Giacomo Brodolini, noto per essere stato con Gino Giugni il fautore dello storico Statuto dei Lavoratori.

Era il novembre del 1962 e lui con Matteo Matteotti, figlio di Giacomo, aveva appena firmato un atto dal notaio, dando vita all’Associazione Italiana Circoli Sportivi, un segmento di vitalità positiva, di progresso scaturito negli anni dello sviluppo, cresciuto sino al milione di tesserati di oggi, a dimostrazione che lo spirito socialista ispirato alla giustizia sociale non è mai venuto meno, anche dopo decenni ammalorati dalle muffe della disinformazione e del cinismo speculativo finalizzati al profitto, passando per il sovvertimento ideologico.

Sì, direi senza mezzi termini che l’alea di pericolo che incombe sul lavoro, che lo rende insicuro, che vanifica gli slanci per renderlo nobile, è determinata dall’inesorabile prevalere dal primato di chi sul lavoro specula

Lavoro
Lavoro

Ecco, dunque che l’insicurezza e le morti, le invalidità, che fanno divenire finanche eroe chi ha l’opportunità di approdare a quello che per la nostra Costituzione è un diritto basilare, hanno un comune denominatore, quello che unisce nella mia riflessione chi muore in una azione di soccorso, come i tre vigili del fuoco ad Alessandria, piuttosto che le migliaia di vittime delle polveri d’acciaio a Taranto.

L’esigenza del coraggio di governare

Siamo di fronte, non c’è dubbio, al rischio insito in attività di frontiera. Di per se usuranti, ma non necessariamente tali da dover interrogare quotidianamente la cabala per continuare a vivere, se a monte ci fosse un diverso approccio con le marginalità sociali o si investisse in priorità come la difesa ambientale.

Diciamo pure che molte disgrazie sono di fatto annunciate e questo vale per le fasce fragili, vittime dello spaccio, piuttosto che per commercianti, forze dell’ordine, automobilisti e pedoni, cittadini ignari di respirare amianto non bonificato pressoché ovunque.

Lavoro
Lavoro

Ecco, perché, mi ripeto sull’esigenza che si abbia il coraggio di governare, facendo scelte di prospettiva, di cambiamento anche radicale. Avendo come fine il vero benessere della collettività. In definitiva, garantire a tutti opportunità di lavoro in condizioni di sicurezza ed equità era la molla che sospingeva proprio il mio Presidente di cinquantasette anni fa. Che, da sindacalista, politico, parlamentare, statista e ministro, trovava pure la fantasia e il tempo di riunire uomini ed ideali intorno al tema dello sport per tutti, come espressione alta della cultura popolare, recuperando gli enzimi delle ASSI e dell’UCSI, attivando sognatori e visionari come Probo Zamagni ed Enrico Guabello, tendendo la mano a genieri dell’italica rinascita, come Giulio Onesti.

Insomma, per concludere, il ruolo finanche perverso dell’economia, il gioco anche disinvolto della politica e del governo non possono prescindere dalla lealtà, dalla onestà intellettuale e dalla correttezza, quindi dalla necessità di affrontare alla radice i veri problemi, senza infingimenti, sempre che si voglia evitare il paradosso di lavorare per morire, come ad Alessandria, come a Taranto…

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

I servizi di assistenza ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni. L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali, per la tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

ILVA: da Taranto pessime notizie

Inquinamento indoor

Allarme ILVA: se ci pensate bene, tutto capita per l’incapacità di cambiare passo, di recuperare almeno il piglio, la visione ambiziosa che avevamo dell’italico ruolo sino all’inizio degli anni novanta, prima della catastrofe preannunciata con la improvvisa metamorfosi ideologica degli ultimi anni ottanta. Adesso, risuona ancora l’allarme per l’ILVA a Taranto.

L’allarme ILVA e crisi epidemiologica

Non si sa se ridere o piangere sul latte versato. Posto che per restituire la salute alla Città ed ai suoi abitanti andrebbe eliminata la fonte dei veleni, ma con questa anche la sua economia. È questo il dilemma dell’ILVA. Il patto con il diavolo favorito dagli incentivi – che furono della illusoria Cassa per il Mezzogiorno – prima ha portato alla creazione del grande polo siderurgico, negli anni sessanta, con conseguente distruzione della vocazione turistica magno-greca, poi, da 1995, alla via crucis della privatizzazione e della crisi epidemiologica con migliaia di malati e morti tra patologie cardiovascolari e tumorali, oltre che economica e sociale, per via del mefitico inquinamento.

L’aver scelto di snaturare un territorio vocato a ben altro, ha significato, come con il petrolchimico in Sardegna, fare il contrario di quel che si doveva. Oggi occorre fare i conti con quel che appare come un mostro, un orco pronto ad inghiottirci.

Quando si tornerà all’idea che fu di Claudio Signorile, Ministro per gli interventi straordinari nel Mezzogiorno, tra il 1981 e il 1983, quella di attivare un sistema integrato per sviluppare l‘economia del Meridione attraverso gli “Itinerari Turistici e Culturali”, sarà sempre tardi. Ma come si sa è meglio tardi che mai.

La dissolvenza della nostra rinascenza industriale

Gli ultimi elementi distintivi rimasti della nostra rinascenza industriale e imprenditoriale, di quello che immaginavano personaggi come Olivetti e Mattei, si vanno dissolvendo… Da ultimo, la FIAT va alle nozze transalpine, dopo la sua internazionalizzazione; l’Alitalia rischia il declassamento, consegnandosi alla concorrenza.

La verità è che paghiamo un trentennio di confusione politico istituzionale, durante il quale abbiamo svenduto la nostra anima con i segni distintivi del nostro brand, centinaia di aziende con i rispettivi marchi e prodotti, moda e design compresi, girando a vuoto, perdendo progressivamente consapevolezza e conoscenza del nostro reale status, in un contesto globalizzato e dominato dal cinismo speculativo, favorito dal declassamento della nostra leadership e da una collettività afflitta da d’ignoranza e rassegnazione.

Insomma, le chiacchiere stanno a zero. Occorre stare ai fatti. Non si può che giungere alla conclusione che quel che è accaduto è orribile. Non c’è alternativa a decisioni drastiche, estreme, che pur devono venire dalla polis, prima che dopo, adesso o mai più.

la Repubblica.it – 1985

ILVA: “Rilanciamo il sud” cercando antichi tesori sulle tracce del mito

Per Jacques Nobècourt, “il Mezzogiorno è l’ abolizione del tempo storico”. “Io, francese di Normandia, sin dai primi mesi dei miei dieci anni di soggiorno in Italia, ho ritrovato le caratteristiche della mia provincia tra la Puglia e la Sicilia. Una linea ideale congiungeva il San Michele del Gargano a Mont Saint Michel. Si erge in mare aperto sulle coste normanne e San Nicola di Bari a Saint Etienne de Caen.

ILVA
ILVA

Gli Altavilla siciliani erano i discendenti degli Hauteville normanni. Da Taranto a Trapani, apparivano le tracce piantate nel suolo dei cadetti delle famiglie di Cotentin partiti alla conquista del Mezzogiorno. Mentre i loro fratelli primogeniti erano andati in Gran Bretagna con Guglielmo il Conquistatore”.

In un unico crogiuolo il Mezzogiorno rimescola le testimonianze delle grandi civiltà al punto che – ed è sempre Nobècourt a sottolinearlo – “in nessun’ altra regione europea si avverte in modo più acuto ciò che significa di fatto “essere europeo” al di là della nazionalità e dei provincialismi”.

Fu questa, in sostanza, la premessa e promessa del progetto itinerari turistico-culturali nel Mezzogiorno, una scommessa nata quattro anni fa e, nel tempo, rallentata e spenta nei gorghi del particolarismo regionale, del corporativismo dei ministeri, delle remore burocratiche.

Settanta intellettuali rilanciano ora – come una provocazione – l’ iniziativa con la collaborazione dello Iasm, l’ Istituto per l’ assistenza allo sviluppo del Mezzogiorno. “Sul cammino delle grandi civiltà” è il tema del convegno inaugurato ieri nel vanvitelliano Palazzo Reale di Caserta. Un appuntamento arricchito da spettacoli (le opere buffe del Settecento curate da Roberto De Simone), mostre (i coralli di Basilio Liverino, le immagini di Folco Quilici), libri (le pagine di scrittori europei del Sette ed Ottocento).

Salvaguardia dei valori culturali e ambientali

“Oggi è ancor più evidente ha esordito il presidente dello Iasm, Andrea Saba – che la salvaguardia dei valori culturali ed ambientali è divenuta esigenza primaria per difendere una straordinaria civiltà e farne al tempo stesso elemento di reale sviluppo”.

Cultura e sviluppo dunque sono i poli della discussione di Caserta che se sul terreno economico ha già lanciato i primi segnali d’ allarme, su quello più propriamente culturale chiama l’ Italia ad un senso di responsabilità. Le presenze turistiche del Mezzogiorno, lentamente ma con costanza, diminuiscono.

Soltanto il 17% delle 331 milioni di presenze ha interessato, nell’ 84, il Mezzogiorno, mentre “il tesoro culturale” che le regioni al di qua del Garigliano raccolgono è abbandonato per lo più ad un destino di degrado.

ILVA
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Eppure l’Unesco ha recentemente valutato che il 34% di tutti i beni artistici, archeologici e culturali esistenti al mondo sono in Italia. Di questa parte più della metà sono nel Mezzogiorno. L’ idea del progetto varato nell’ 81 da Claudio Signorile, allora ministro del Mezzogiorno, sostenuto da Enzo Scotti responsabile dei Beni culturali era semplice. Occorre sfruttare a pieno regime la “risorsa culturale” come moltiplicatore di flussi turistici verso il sud.

Ripristino dei beni storici nel Mezzogiorno

Furono individuate le direttrici degli itinerari. In ognuno dei diciassette itinerari si intersecavano tempi storici diversi fissati dal cammino delle grandi civiltà. La fenicio-cartaginese-nuragica tra la Sicilia e la Sardegna; il Mezzogiorno greco da Taranto a Reggio Calabria, da Messina a Selinunte; la civiltà sannita lungo i territori abruzzesi-molisani della transumanza;

la via Appia e le Ville imperiali della Romanità; lo stratificato percorso arabo-bizantino-normanno-svevo di Puglia, Calabria e Sicilia; la magnificenza del Barocco napoletano, l’ esuberanza quasi sfrenata di quello leccese;

il valore della “cultura materiale” negli habitat rupestri da Altamura a Matera, lungo i tratturi di Centurelle ed Alfedena. Il progetto aveva la presunzione di essere non soltanto occasione di ripristino di beni storici, artistici, archeologici o semplice iniziativa per incanalare verso il Mezzogiorno flussi turistici maggiori.

Quasi soffocata, l’ iniziativa viene riproposta a Caserta con la collaborazione di settanta artisti, scrittori, poeti, storici, architetti, urbanisti, filosofi, economisti. Per tre giorni nelle sale della Reggia vanvitelliana intellettuali come Carlo Bernari, Elena Croce, Fulvio Pratesi, Cesare De Seta, Paolo Portoghesi, Luigi Firpo, George Vallet, Sabatino Moscati, Paolo Alatri offriranno la loro testimonianza dell’ intimo rapporto con la storia, l’ arte, l’ ambiente del Sud, i “segni” di una civiltà che non finisce mai di stupire, le “radici” solide e profonde su cui hanno fondato e continuano a fondare la propria ispirazione generazioni di uomini di cultura.

Una rievocazione giocata sul filo della memoria. È oggi già di per sè una provocazione in un territorio ferito, spesso irriconoscibile, stravolto dall’ urbanizzazione e da interventi dissennati.

A cura del Dott. Ruggero Alcanterini direttore “L’Eco Del Litorale” ed editorialista di “Il Giornale sull’amianto”

Ultime notizie ILVA Taranto oggi: l’azione dell’ONA

L’Osservatorio Nazionale Amianto – ONA Onlus e l’Avv. Ezio Bonanni tutelano i diritti di tutti i cittadini e lavoratori esposti e vittime dell’amianto e altri cancerogeni.

In particolare è al fianco dei lavoratori dell’ILVA di Taranto, delle loro famiglie e dei tanti cittadini comunque esposti a diversi fattori inquinanti. Attraverso la pagina dedicata è possibile rimanere aggiornati su tutte ILVA Taranto news.

Inoltre l’ONA notiziario è sempre aggiornato con ogni novità ILVA Taranto e ultime news ILVA Taranto.

Ad aprile 2022 è arrivata l’ultima denuncia del sindacato Slai Cobas sull’utilizzo, da parte dell’azienda, della cassaintegrazione permanente per “realizzare esuberi”. Secondo l’organizzazione sindacale la cassaintegrazione prevista per 3000 lavoratori non durerà 12 mesi, “ma almeno fino al 2025”.

Il sindacato pone l’accento poi sull’aumento della produzione in un sito tanto discusso che è già stato sequestrato: “Attualmente i livelli produttivi a Taranto sono tarati per 4 milioni di tonnellate, poi c’è stato il via libera del governo ad aumentare la produzione per far fronte alla carenza di acciaio, con la rimessa in funzione dell’Afo4, per andare verso i 6 milioni di tonnellate. Questo aumento di produzione avrebbe dovuto portare a un rientro dei 1700 operai già in Cigs, invece si mettono in cigs ulteriori 2500 operai a Taranto. E nelle parole della Morselli alla trattativa romana di lunedì 28, un ipotetico rientro viene nuovamente rinviato legandolo alla prospettiva di produzione di 8 milioni di tonnellate, con l’entrata in funzione del forno elettrico tutto lì da venire”.

“Questo significa chiaramente che buona parte dei lavoratori cassintegrati – hanno concluso dal sindacato – ora diventeranno esuberi. Significa più produzione con meno operai, con più sfruttamento nello stabilimento e nell’appalto, ma anche naturalmente più rischio per la salute”.

Insomma neanche nel 2022 ci sono buone notizie, dopo che, lo scorso anno (2021), il Consiglio di Stato ha bocciato lo spegnimento degli impianti a caldo, ribaltando la sentenza del Tar di Lecce.

I servizi di assistenza medica e legale ONA

L’associazione con il pool di tecnici, assiste i cittadini per la bonifica e messa in sicurezza dei siti contaminati (prevenzione primaria). In caso di esposizioni ad asbesto ed altri cancerogeni, si può chiedere il servizio di assistenza medica gratuita (prevenzione secondaria).

L’ONA guida la ricerca scientifica in materia di mesotelioma ed altre patologie asbesto-correlate. Fermo il ruolo della prevenzione primaria, la diagnosi precoce, e le terapie più tempestive, assicurano maggiori chance di guarigione, ovvero di maggiore sopravvivenza a migliori condizioni di salute.

L’ONA guida anche il pool di legali. Si occupano della tutela di tutti i diritti delle vittime di malattia professionale, tra cui quelle asbesto correlate, per il prepensionamento e l’adeguamento dei ratei pensionistici, con i c.d. benefici contributivi per esposizione ad amianto. Anche i lavoratori che sono ancora privi di malattia, hanno diritto ai benefici contributivi per esposizione ad amianto.

assistenza ona

MCS, tutto sull’intolleranza ambientale idiopatica

MCS
MCS

Le sostanze chimiche causano molte malattie agli esseri umani. Alcuni prodotti chimici provocano tossicità o reazioni avverse, tra cui allergie, ma alcune persone hanno sensibilità a un più ampio spettro di agenti ambientali. 

Queste persone rientrano nel quadro clinico chiamato MCS (molteplici sensibilità chimiche) ovvero intolleranza ambientale idiopatica.

Cos’è la sensibilità chimica multipla?

Ad oggi la sensibilità chimica multipla è in corso di discussione nella comunità medica. Alcuni operatori sanitari si chiedono se esista davvero e se la malattia di base non sia medica ma piuttosto psichiatrica e se i sintomi siano causati dall’ansia.

Altri la riconoscono come un disturbo medico innescato da esposizioni a sostanze chimiche, forze elettromagnetiche o altri fattori scatenanti ambientali.

La malattia insorge spesso dopo un’esposizione chimica grave e a breve termine, come una fuoriuscita chimica o un’esposizione a lungo termine, inclusa quella all’amianto.

Criteri di definizione del consenso 1999:

  1. MCS è una condizione cronica.
  2. I sintomi si ripresentano in: modo riproducibile.
  3. in risposta a bassi livelli di esposizione chimica.
  4. se esposti a più sostanze chimiche non correlate.
  5. I sintomi migliorano o si risolvono quando vengono rimossi i prodotti chimici di innesco (incitanti).
  6. Sono interessati più sistemi di organi.

Sensibilità scatenata da fattori ambientale

La sensibilità può essere scatenata da una serie di fattori ambientali e una volta avviata, si possono avere reazioni a catena. Può influenzare tutti i sistemi del corpo, ma ogni organismo reagisce in maniera differente, anche se alcuni sintomi sono universali. 

L’impatto delle sensibilità ambientali sulle prestazioni dei lavoratori può essere lieve, ma nei casi più gravi si registra una totale compromissione lavorativa.

Sta di fatto che una volta esposti, alcuni soggetti possono scatenare relazioni allergiche molto forti, anche a bassi livelli di sostanze chimiche presenti nei materiali di tutti i giorni, come saponi, detergenti, cosmetici e inchiostri per giornali.

Quali sono i sintomi di sensibilità chimica multipla?

Tra i sintomi più comuni di sensibilità chimica multipla possiamo elencare:

  • Mal di testa
  • Eruzioni cutanee
  • Asma
  • Dolori muscolari e articolari
  • Fatica
  • Perdita di memoria
  • Confusione
  • Elevata sensibilità agli odori
  • Difficoltà di concentrazione

Diagnosi di sensibilità chimica multipla

A causa della particolarità della malattia e soprattutto della scarsa formazione medica nel riconoscere le cause e gli effetti delle esposizioni ambientali e le influenze chimiche o elettromagnetiche delle radiazioni sul cervello e sul corpo umani, la diagnosi può richiedere troppo tempo.

Per arrivare ad essa, di solito si va ad esclusione, tenendo conto della cronologia dell’esposizione e utilizzando questionari o test per determinare quali sostanze reali stiano causando problemi.

Purtroppo si tratta di test costosi.

Terapia della sensibilità chimica multipla

Il miglior trattamento per le persone con MCS consiste nell’evitare l’esposizione laddove possibile. Spesso ciò risulta difficile, infatti, è impossibile ottenere una completa evasione dell’esposizione, ma quanto meno si può ridurre in maniera drastica il contatto diretto con le sostanze chimiche, pianificando ogni azione quotidiana.

Importante dunque la prevenzione di allergeni (compresi quelli nell’aria, nel cibo, nell’acqua), osservare scrupolosamente le procedure di pulizia ambientale, le diete rotazionali, il miglioramento dello stato nutrizionale, l’immunoterapia, la stimolazione immunitaria, la disintossicazione, ove appropriato, e il trattamento sociale del paziente per rafforzare la sua salute emotiva. 

Ona offre deciso di consulenza gratuita a chi soffre di tali patologie, grazie ai suoi sportelli d’ascolto.

Patologie Ambientali e Lavorative – MCS Amianto & Giustizia

Pubblicato a cura dell’Avv. Ezio Bonanni e del Prof. Giancarlo Ugazio, questa pubblicazione argomenta in maniera precisa e dettagliata il problema della MCS.