Amianto in Alitalia, vittoria dell’Avv. Ezio Bonanni

Amianto in Alitalia Amianto in Alitalia

Franco Ciurleo ha lavorato come assistente di volo presso la società Alitalia dal 1° Marzo 1974 al 31 Luglio del 2005. È stato esposto, per otto ore al giorno a fibre di amianto in tutto il periodo lavorativo.

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    L’Istituto Superiore di Sanità ha affermato che nell’epoca in cui si utilizzavano freni che contenevano amianto le concentrazioni di fibre aero disperse sulle piste di atterraggio erano continuative, la presenza, anche di solo tre ore al giorno, in un ambiente di questo tipo, poteva portare a un’esposizione media su otto ore lavorative superiore a 0,1 ff/cm3.

    Afferma, inoltre, che le fibre di asbesto rilasciate dai freni potevano essere aspirate all’interno degli aerei attraverso gli impianti di condizionamento, durante il tragitto e l’arresto sulle piste di atterraggio. Di conseguenza, è ragionevole pensare che l’amianto si sia accumulato all’interno dei velivoli.

    Tribunale di Varese: condanna dell’INPS

    Il Tribunale di Varese, con la sentenza pubblicata il 22 Maggio 2019 riguardante le richieste di Franco Ciurleo, assistito dall’avvocato Bonanni, nei confronti del istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS) dichiara:

    il diritto del ricorrente alla ricostituzione del proprio trattamento pensionistico derivante dalla maggiorazione di contributi per esposizione ad amianto nel periodo indicato nella relazione tecnica del consulente tecnico di ufficio…

    Condanna l’INPS al pagamento, in favore del ricorrente delle differenze sui ratei tra la somma determinata in base al riconoscimento del diritto e ogni somma già erogata dalla data del deposito della domanda al saldo…” . Altra vittoria per l’Avv. Ezio Bonanni.

    Sig. Ciurleo, quando ha saputo di aver lavorato a contatto con le fibre di amianto?

    «Nel 2005, quando, diversi soci avevano intrapreso la causa contro l’INPS o l’INAIL per esposizione ad amianto. Alcuni miei colleghi sono stati molto male a causa dell’amianto, altri sono venuti a mancare. Per questo, anche per principio, ho contattato l’avvocato Ezio Bonanni e ho deciso di intraprendere questa battaglia.

    Mi è stato fortemente consigliato di contattare un ingegnere aeronautico per valutare i parametri per valutare la quantità di fibre alla quali sono stato esposto».

    La storia dell’amianto all’interno degli aerei e in Alitalia

    La storia dell’amianto che ha portato alla morte migliaia di persone nella Marina Militare e nell’Esercito è nota a tutti. Meno conosciuta, invece, è la storia delle fibre di amianto presenti negli aerei, civili e militari.

    Mentre l’aereo atterra, i ferodi, rivestiti dalla fibra killer, rilasciano nell’aria e all’interno delle cabine fibre di asbesto. Insidioso, mortale, l’asbesto si utilizza anche nell’Aviazione Civile e Militare.

    Secondo la relazione tecnica del prof. G.A. Zapponi, dell’Istituto Superiore di Sanità,  la prima segnalazione di un caso di mesotelioma in un pilota risale al 1996 ad Ascoli nell’ambito di uno studio che riguarda il mesotelioma maligno in 79 pazienti a Roma per il periodo 1980 – 1995.

    Nello stesso studio, sono riportati i casi di un maresciallo dell’Aeronautica Militare e di un impiegato di una compagnia aerea. Il professore sottolinea il numero relativamente elevato di casi nel settore aeronautico su un complesso di soli 79 pazienti esaminati.

    Casi di mesotelioma associati a esposizioni di breve durata

    Anche l’INAIL considera il problema dell’esposizione a fibre di asbesto nella circolare n. 90 del 28 Dicembre del 2004:

    Nuova disciplina in materia di benefici previdenziali per i lavoratori esposti ad amianto per il personale di volo (piloti e assistenti).  La competenza viene individuata con riferimento al territorio dove è situata la struttura da cui dipendeva il lavoratore richiedente, come indicata dal curriculum lavorativo”.

    Il National Toxicology Program degli USA, ente con compiti di valutazione del rischio cancerogeno, per quanto concerne il rischio amianto, specifica che le ubicazioni dell’asbesto nelle costruzioni e nei freni dei velivoli sono responsabili di un significativo quantitativo delle emissioni in aria di fibre.

    L’esposizione è legata alle fibre rilasciate durante l’atterraggio e le frenate degli aerei. Infatti, i ferodi in amianto degli aerei venivano cambiati dopo 350-400 voli.

    Una parte dell’amianto contenuto in essi, per erosione o frizione, veniva rilasciata nell’aria e addirittura veniva aspirata insieme all’aria  all’interno delle cabine attraverso gli impianti di condizionamento durante il tragitto e sulle piste di atterraggio.

    Gli ambienti ristretti degli aerei facilitavano il persistere di inquinanti, in particolare nelle cabine di pilotaggio. Questo accade spesso anche nei mezzi Alitalia.

    Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, le fibre rilasciate durante l’atterraggio, erano superiori di 100 volte rispetto a quelle sulle autostrade, dunque di 3.300 ff/m3.

    La manutenzione e la manipolazione dei freni effettuate nell’aviazione sono attività per le quali l’esposizione all’amianto è riconosciuta e citata dall’INAIL.

    L’amianto è ancora presente negli aerei?

    Risponde l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto.

    «Nel settore della navigazione aerea, al pari di quella marittima, abbiamo assistito a un forte impatto sulla salute degli operatori. Ciò perché in tempi recenti è stato utilizzato amianto sia in matrice compatta che friabile.
    Nei primi anni del 2000, almeno sugli aerei della flotta nazionale e poi a partire dal 2006 in forza del divieto di utilizzo di amianto in tutti gli stati dell’Unione Europea, in tutti gli aeromobili sono stati rimossi i materiali di amianto.

    Purtroppo questi materiali sono ancora presenti negli aerei Alitalia e delle altre compagnie di molti Stati che non hanno ancora posto al bando l’amianto. Mi riferisco a Cina, Russia, India etc.

    Questi aerei hanno ancora materiali in asbesto, in particolare i ferodi dei freni e tutto è legato al fatto che manca il bando globale dell’amianto, ancora utilizzato in almeno cento stati. Per questo, ribadisco in questa sede, la necessità di un bando globale dell’amianto».

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