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martedì, Agosto 11, 2026
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Vaccino anti Covid senza brevetto, Bottazzi candidata al Nobel

Maria Elena Bottazzi
Maria Elena Bottazzi

Maria Elena Bottazzi, insieme al suo collega Peter Hotez, ha sviluppato il Corbevax: un vaccino contro il Covid-19 efficace ed economico. Insieme agli scienziati che lavorano con lei, ha deciso di donare la sua scoperta all’umanità. Per questo una deputata americana ha proposto la scienziata italo-honduregna per il Premio Nobel per la pace.

Una candidatura che l’ha resa felicissima. Su Twitter ha ringraziato i tantissimi italiani che le hanno inviato un messaggio sottolineando come sia un privilegio davvero speciale poter aiutare i Paesi più poveri.

I dati già raccolti dimostrano che il vaccino è efficace all’80% per le varianti Alfa, Beta e Delta e anche i dati (non ancora definitivi) relativi alla Omicron lasciano ben pensare.

Vorbevax, vaccino facile da produrre ed economico

La docente al Baylor College of Medicine di Houston, che gestisce con Hotez il Texas Children’s Hospital Center for Vaccine Development, ha sviluppato un vaccino facile da produrre perché sono state utilizzate metodiche conosciute da tempo e non ha bisogno della catena del freddo. Se questo non bastasse è molto economico, meno di due euro a dose e come già spiegato non è coperto da brevetto.

La proposta di moratoria temporanea dei brevetti sui vaccini era stata bocciata, nonostante l’appello arrivasse da più parti. Lo avevano chiesto l’India e il Sudafrica, perfino Papa Francesco e cento premi Nobel ed ex capi di Stato.

Eppure vaccinare i Paesi più poveri non è soltanto una questione di giustizia. Non vaccinare, infatti, e continuare a far girare il virus comporta il rischio delle varianti, per le quali potremmo non essere preparati. Ognuna porta con sé, inoltre, anche un danno economico imponente.

La richiesta di candidatura per i due scienziati al comitato di Oslo è partita da una deputata americana dell’area di Houston. “Da anni – ha detto – lavorano per la fraternità tra nazioni e sono persone che il premio Nobel per la pace incarna e celebra”.

Fondamentale vaccinare chi vive nei paesi più poveri

Un gesto quello della scienziata e del suo collega che potrebbe davvero rappresentare la chiave di volta per fermare il Covid. Senza vaccinare i Paesi più poveri, infatti, neanche quelli occidentali possono dirsi al sicuro. E in alcune nazioni la percentuale dei vaccinati è ancora inferiore al 5%.

Apprezzamento è stato espresso anche dal presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, che da anni si occupa delle vittime di questo materiale killer. Assiste comunque anche chi ha subito danni dal Covid-19 e dai vaccini ad oggi in circolazione.

“Fermo restando che il sistema Paese ha tenuto, e ha fronteggiato il Covid – ha dichiarato l’avvocato Bonanni – non per questo debbono essere tralasciati i diritti delle vittime, sia del coronavirus che dei vaccini”.

“Sostengo anche io – ha dichiarato il presidente ONA – la necessità di una moratoria almeno temporanea dei brevetti, per permettere a tutti di accedere alla vaccinazione, che è sicuramente uno strumento contro la pandemia. Oltre alla questione umanitaria, infatti, è chiaro che con questo livello di globalizzazione, non possiamo pensare di tutelarci nei nostri confini e restare così al sicuro”.

L’ONA e la guerra all’amianto

L’Osservatorio Nazionale Amianto ha nella sua missione l’eliminazione dell’asbesto da tutti gli edifici in cui ancora è contenuto. Tra questo le scuole e gli ospedali. E da tutti i siti contaminati.

La fibra killer ha causato negli anni malattie e morte. Nonostante la Legge 257/1992 lo abbia messo al bando, le bonifiche non sono obbligatorie. Questo ha comportato l’esposizione all’amianto che causa, infezioni, asbestosi e tumori, tra i quali il mesotelioma (VII Rapporto ReNaM dell’INAIL).

Il fenomeno è ben delineato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Maverick Lo Bianco, l’arte si mobilita contro l’amianto

Maverick Lo Bianco
Maverick Lo Bianco

Maverick Lo Bianco è uno degli ospiti di Casa Sanremo. Ha partecipato alla trasmissione di Massimo Lucidi: “Storie di resilienza del merito e del talento”, è un giovane imprenditore di 28 anni. Con lui anche l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, che danno lotta contro l’amianto.

“Un giorno importante – aveva commentato Lo Bianco poco prima di arrivare a Sanremo – un inizio che è il prosieguo di un lungo viaggio. Finalmente potrò presentarlo su un palco importante, in uno degli eventi più importanti della nostra nazione. Lo guardavo fin da bambino sul divano con i miei genitori ed oggi poter essere lì a raccontarmi e raccontare la nostra storia per me è un orgoglio infinito”.

Oggi lo abbiamo intervistato e ci ha raccontato molto di sé, dello stop a causa del Covid-19 e della sua voglia di rivalsa che lo ha portato ad abbracciare altri progetti tra cui il brand NEVER. Della sua attenzione per l’ambiente e della sua volontà di mobilitarsi anche contro l’amianto.

Maverick Lo Bianco, un giovane imprenditore a Londra per la creazione di un brand che pone al centro il benessere fisico, da raggiungere con lo sport e una sana alimentazione. Come mai ha scelto proprio Londra?

“Ho scelto Londra perché c’ero stato con la mia famiglia in vacanza, una settimana prima il mio trasferimento ufficiale. Al mio rientro a Ciampino non ho fatto in tempo a tornare che già avevo prenotato un nuovo biglietto. Avevo sentito un richiamo: dovevo trasferirmi. Poi con il passare del tempo oggi ho capito il motivo. Il motivo è collegato con quello che sto facendo: il mio progetto richiama sempre l’arte e la cultura italiana, mediterranea. Prima di me gli antichi romani sono venuti a Londra e hanno posto le basi per la costruzione di questa città. Dove anche il nome richiama la nostra storia. La cultura ritorna sempre”.

Maverick ci parla del suo progetto

“Il mio progetto si divide in diverse fasi, con un unico scopo comune. Il brand che si chiama NEVER abbraccia benessere, sana alimentazione, educazione sportiva, allenamento fisico e mentale, capi di abbigliamento made in Italy disegnati e prodotti in Italia. Il messaggio è duplice: un richiamo allo spirito italiano e la volontà di trasferire la cultura del benessere che il brand incarna, anche per esempio attraverso l’abbigliamento. Non stai prendendo soltanto un prodotto, ma quello che andrai ad indossare porta con sé un messaggio, uno stile di vita che può diventare tuo: che comprende l’arte, la moda, la cucina italiana e il movimento.

Sto creando, sempre in questo senso, delle bevande, degli integratori alimentari sempre legati al brand. Tutto il mio percorso viene anche raccontato attraverso il cinema. Attraverso quella che è la mia prima passione racconto il mio background storico, culturale e artistico, rappresento me stesso, ma anche tutto quello che di bello c’è nella mia terra.

Ho prodotto e realizzato il cortometraggio “Mediterraneo” perché ho tanto da raccontare: le esperienze, le persone, le culture e le religioni diverse che ho conosciuto a Londra. Sento il bisogno interiore di trasferire il mio percorso alle persone che incontro. Così come voglio trasferire quella luce di speranza alle persone che vedranno il film”.

La salute è un diritto fondamentale della persona umana, cosa possiamo fare come singoli per il nostro benessere? Quali sono i consigli che vuole condividere?

“Quando ero piccolo mi è stato detto che “siamo ciò che mangiamo”. Non mi piace consigliare le persone a seguire una dieta, ma un corretto stile di vita: mangiare bene, mangiare sano. Il mio consiglio quindi è amare questo stile di vita, questo porta a stare bene. Consigli di fitness ed esperti del settore ti porteranno ad un punto in cui non potrai farne a meno.

Questo è stato anche il mio percorso – ha continuato Maverick Lo Bianco – ho sentito di dovermi prendere cura di me stesso, dobbiamo amarci e il cibo è una sana forma per dirci ‘ci vogliamo bene’. Non dieta, ci concediamo una pizza il abato sera, ma tutti i giorni vogliamo mangiare bene. Se scatta questo meccanismo diventa poi automatico”.

Lei ha anche un’altra grande passione, quella cinematografica. Ha già recitato in due film autoprodotti: “Non mi seguire” e “Mediterraneo”. Come sono nati? E come si sposano queste sue due passioni e come riesce a conciliarle?

“Mediterraneo racconta il mio percorso ed il brand. Prima di trasferirmi a Londra facevo l’attore. Con la pandemia ho dovuto fermarmi e ho iniziato a far stare bene gli altri. Ho sentito che c’era qualcosa che mi mancava: fare un film che raccontasse una verità. Abbinare il brand al cinema: ho capito qual era l’anello di congiunzione.

Londra mi ha portato al centro di un mix di culture che mi ha fatto scoprire molto degli altri e di me stesso”.

I nuovi progetti

“Mediterraneo è un cortometraggio e ho racchiuso tutto quello che volevo raccontare. C’è ancora tanto però da girare, nuove terre da scoprire: è un viaggio in cui c’è sempre qualcosa in più da trasferire.

Per quanto riguarda il brand sto pensando di lanciare nuovi prodotti sia in Italia che all’estero”.

Tanti i traguardi che ha raggiunto Maverick Lo Bianco, tra i quali anche una presenza a Canne. Ora la partecipazione a Casa Sanremo. Che ne pensa?

“Con “Mediterraneo” sarò anche alla Mostra del Cinema di Venezia e all’Italian Contemporary Film Festival di Toronto. Bella l’esperienza a Sanremo nel Festival più importante. Mi sono trovato al tavolo con diverse professionalità, ma con la stessa passione di portare avanti un unico messaggio, di creare quella sinergia di poter farcela insieme. L’Italia io la amo e a Londra la amano tanto, ma dobbiamo amarla ancora di più. Soli non andiamo da nessuna parte. Anche il calore del pubblico fuori è stato bellissimo. Una bella soddisfazione”.

“Questo ragazzo – ha dichiarato l’avvocato Bonanni parlando del giovane Maverick Lo Bianco subito dopo averlo conosciuto a Sanremo – rappresenta la lotta creativa per una qualità di vita migliore, in un ambiente sano e in questo senso anche contro l’amianto. Esprimo un grande apprezzamento per quello che ha realizzato finora e per lo sguardo teso che ha verso il futuro”.

Amianto, i rischi per la salute

L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, lotta da anni contro la strage silenziosa causata dall’amianto. Al format di Casa Sanremo è intervenuto proprio per far capire come la sostenibilità non può prescindere dalla sicurezza sui luoghi di lavoro. E l’asbesto purtroppo ha causato tante vittime e continua a causarne, proprio tra i lavoratori.

Per decenni infatti le aziende lo hanno utilizzato per le sue caratteristiche, nonostante da tempo si conoscesse la sua pericolosità. Anche a Sanremo Bonanni ha spiegato come, nonostante una Legge che vieti l’estrazione dell’amianto, le vittime per veder riconosciuti i propri diritti devono intraprendere lunghe battaglie legali.

L’assistenza legale dell’ONA

L’ONA è al fianco di chi a causa dell’esposizione all’amianto si è ammalato (mesotelioma, altri tumori, asbestosi), con una assistenza legale e medica. Per aiutare le bonifiche, in ritardo in Italia, ha creato anche una App. Qui i cittadini possono segnalare i siti contaminati.

Di amianto muoiono, secondo stime ONA, oltre 7mila persone l’anno. I dati completi sono raccolti nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Anche l’INAIL ha elaborato alcune statistiche, come il VII Rapporto ReNaM e il “Le malattie asbesto correlate” del 2021.

Amianto asbesto: evoluzione dell’uso tra diritto e scienza

minerali amianto-asbesto
minerali amianto-asbesto

Il termine “amianto” (dal greco ἀμίαντος ossia “incorruttibile”), come il suo sinonimo “asbesto” (asbestos dal greco “inestinguibile”) identifica tutti i silicati fibrosi che hanno la capacità di suddividersi longitudinalmente in fibrille lunghe e sempre più sottili, fino (1300 volte più sottile del capello umano). L’amianto è un minerale naturale a struttura microcristallina e di aspetto fibroso. Appartiene alla classe chimica dei silicati e alle serie mineralogiche del serpentino e degli anfiboli.

È presente in natura in diverse parti del globo terreste come le miniere di Balangero, Valmalenco, Wittenoom nell’Australia Occidentale. Si ottiene facilmente dalla roccia madre dopo macinazione e arricchimento in genere in miniere a cielo aperto.

Amianto asbesto, le caratteristiche del minerale

Il minerale era noto per le sue caratteristiche di resistenza al calore, al fuoco, agli agenti atmosferici, sin dall’antichità tanto da poter essere considerato un “dono” al pari dell’oro, incenso e mirra portati dai Re Magi e dunque degno di un Re.

Carlo Magno era solito stupire i suoi invitati alla fine dei banchetti gettando la tovaglia (tessuta con fibre di amianto) nel fuoco che non bruciava e anzi appariva candida come la neve. Erodoto invece racconta della consuetudine di tessere con fibre di amianto i teli funebri destinati a persone di alto rango, per non far mescolare le ceneri del defunto con quelle del legno usato per la pira.

L’amianto era considerato un minerale quasi “innaturale”. Tutte le fibre tessili provenivano (fino all’avvento di quelle sintetiche) dai regni animale e vegetale, cioè da qualcosa di vivo. L’asbesto era l’unica fibra “prodotta” da una roccia. Il biologo del 18° secolo Charles Bonnet ipotizza addirittura che l’asbesto sia l’anello di congiunzione tra materia inanimata e materia vivente. Perché è quasi surreale osservare delicatissime fibre simili alla seta all’interno di una dura roccia.

La nascita dell’eternit

Nel 1901 Ludwig Hatschek brevetta il cemento-amianto. Un materiale che lui stesso chiamò Eternit (dal latino aeternitas, “eternità”), per rimarcarne la sua elevata resistenza. L’Italia avvia la produzione di tubi in fibrocemento che fino agli anni ’70 rappresenteranno lo standard nella costruzione di acquedotti e condutture civili e industriali nel 1928. Nel 1933 le aziende realizzano le lastre ondulate, usate spesso per tetti e capannoni.

L’impiego dell’eternit si diffonde in molti settori del quotidiano: acqua e gas (negli impianti di potabilizzazione fino al 2000 sono stati utilizzati manufatti in cemento amianto). E ancora in autoveicoli, elettrodomestici, energia elettrica, farmaceutica (nei miscelatori delle materie), lapidei, locali di pubblica utilità. Ma anche nel materiale rotabile ferroviario (Ferrovie dello Stato e le linee locali hanno fatto uso di amianto nei rotabili ferroviari). Lo utilizzarono anche gli orafi (per i banchi da lavoro e nelle spazzole per il recupero delle polveri o piccoli residui dei metalli preziosi). Si trova pure nel pentolame.

Altre presenze di amianto sono state segnalate in tostapane ed asciugacapelli (phon e casco), ascensori contenenti amianto nei materiali da attrito. Ancora nella produzione di perle in vetro (tipica veneziana) che portava ad utilizzare secchi di fibra libera di amianto in cui far cadere le perle in modo che si verificasse un raffreddamento lento.

Le aziende tessili utilizzavano tessuto in amianto per il confezionamento dei sipari nei teatri. L’amianto in fibra è stato, talvolta, utilizzato dagli sceneggiatori teatrali e del cinema per simulare le nevicate.

Dal 1945 fino agli anni ’80 il nostro Paese è stato il secondo produttore di amianto dopo l’Unione Sovietica. Con una produzione totale di circa 3.748.550 tonnellate di amianto grezzo.

Amianto asbesto, i rischi e il ritardo nel divieto

Oggi è universalmente riconosciuto che l’amianto asbesto sia un minerale pericoloso, ma tale riconoscimento è un’acquisizione troppo recente se parliamo di un materiale utilizzato sin dall’antichità. Inoltre, nonostante questo e una legge che ne vieti l’utilizzo, alle vittime di amianto ancora non vengono completamente riconosciuti i loro diritti. Spesso, come denuncia da anni l’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, chi si ammala e i loro familiari sono costretti ad interminabili procedimenti giudiziari per ottenere il giusto risarcimento.

Vi è stata in sostanza una incomprensibile (o forse troppo comprensibile) incongruenza fra l’evoluzione delle conoscenze scientifiche, la diffusione di tali conoscenze fra i lavoratori e la popolazione e l’ancora più rallentata evoluzione normativa.

Gli scienziati già all’inizio del secolo hanno evidenziato gravi patologie strettamente correlate alla esposizione ad amianto. Solamente negli anni ’90, però, vi è stata una produzione legislativa in sintonia con la pericolosità del materiale. Il risultato di tutto ciò è stato permettere per molti anni significative esposizioni senza alcuna “sanzione” non solo giuridica, ma nemmeno etica e sociale.

La produzione di amianto si sviluppò senza conoscenze specifiche tra il 1850 e il 1927. Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, infatti, i rischi dell’esposizione professionale riguardavano la silice, mentre era il manufatto asbestoso il vero pericolo. La repentina crescita di produzione di amianto correlata alla sua crescente domanda nel mercato ebbe gravi conseguenze. Già negli anni ’30 la comunità medica individuò uno stato fibrotico polmonare, simile alla silicosi, conseguente da esposizione all’amianto.

Il riconoscimento delle malattie causate dalla fibra killer

Il riconoscimento della silicosi e della sua origine professionale determinò tra il 1910 e il 1930 la promulgazione di normative per l’indennizzo dei lavoratori. Sempre in questo periodo l’asbestosi venne individuata come una malattia a sé dovuta dall’esposizione all’amianto.

Il primo riconoscimento di cancro associato all’asbestosi e il sospetto della relazione tra esposizione professionale all’amianto asbesto e tumore del polmone, è stato accertato dal dott. Lynch nel 1935, e, nel 1939, la Cassa Nazionale delle Assicurazioni (CNA) ha introdotto negli incidenti per la prima volta un caso di asbestosi come malattia professionale.

Le industrie non si fecero intimorire dal rischio, già evidente, rappresentato dall’esposizione, ma vollero sapere attraverso la Compagnia Assicuratrice Metropolitan Life Insurance Company, se l’asbestosi causasse la tubercolosi dal momento che l’amianto presente nell’industria non predisponeva alla tubercolosi.

Nel 1982 la Johns-Manville canadese e alcune altre Compagnie hanno dichiarato bancarotta e creato un fondo di risarcimento. Il fondo, però, si esaurì rapidamente per il gran numero delle vittime. Durante un convegno (1949) del Quebec Asbestos Mining Association, il dott. Smith, direttore medico della Johns-Manville, sostenne: “Per quanto riguarda la Johns-Manville, sono a conoscenza di due rischi presenti nei nostri impianti che potrebbero causare delle malattie polmonari, e cioè la silicosi e l’asbestosi. Attualmente, dalla letteratura medica risulta sempre più marcata l’evidenza che queste sostanze provocano il cancro del polmone”. Nel 1952, al VII Simposio del Saranac esperti discussero il rapporto asbesto-cancro e osservarono il potenziale cancerogeno di ciascun tipo di fibra.

Sebbene dall’inizio del ‘900 l’asbesto fosse stato riconosciuto nocivo per la salute e la malattia polmonare fosse stata individuata nel 1927 dal medico britannico W.E. Cooke, l’industria continuò a respingere il loro riconoscimento come malattie professionali rimborsabili. Nonostante gli studi confermassero queste patologie nelle ricerche sugli animali sperimentali e negli studi sull’uomo.

La “fabbrica del cancro”

Emblematica in Italia la realtà dell’Eternit di Casale Monferrato (AL), ribattezzata dai mass media la “fabbrica del cancro”, resa attiva dal 1905, e fallita nel 1986. La prima vittima per mesotelioma è stata accertata nel 1947, ed oggi la “strage” continua inesorabilmente.

Particolarmente toccante la testimonianza di una ex lavoratrice: “…ci mandavano dei medici aziendali per tranquillizzarci… dicevano che andava tutto bene per la nostra salute, ma erano pagati dal padrone”. Il patologo torinese Giacomo Mottura (1906-1990) riconobbe nel 1939 l’asbestosi come malattia professionale. L’assicurazione per i lavoratori divenne obbligatoria nel 1943, ma operativa solo nel dopoguerra.

Anche verso la fine degli anni ’60, nel nostro Paese, con la nascita di una nuova generazione di medici e di ricercatori, si favorì la circolazione di informazioni sulla reale portata dei rischi cui erano esposti i lavoratori ma, in assenza di un lavoro sinergico tra scienza e diritto, dobbiamo attendere la legge 257/92 per la cessazione dell’impiego di amianto.

L’ONA si batte da anni al fianco delle vittime

Di amianto asbesto si continua, purtroppo, a morire e i numeri sono in crescita. Una delle cause è che le fibre killer restano latenti nel corpo di chi le ha inalate anche per decenni. Il picco delle patologie è previsto tra il 2025 e il 2030. L’altro motivo è la mancata bonifica dei siti contaminati. Gli organi competenti non hanno, in alcuni territorio, neanche elaborato una mappatura delle aree in cui è ancora presente l’amianto. Così il materiale si trova ancora negli edifici pubblici e privati, tra i quali le scuole, nelle tubature dell’acqua, nelle navi e nei teatri di guerra.

Una strage silenziosa delineata dal presidente dell’ONA nella sua ultima pubblicazione, “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. I dati relativi ai casi di mesotelioma sono nel VII Rapporto ReNaM dell’INAIL.

L’ONA ha creato anche un’App per la segnalazione dei siti con presenza di asbesto.

Il dopo Festival del Bel Paese

Bel Paese, Sanremo Blanco Mahmood
Bel Paese, Sanremo Blanco Mahmood

Editoriale di Ruggero Alcanterini, direttore de “L’Eco Del Litorale”

Siamo di fronte al delirio del “dopo festival” nel Bel Paese, come se tutto fosse questione di gag e canzonette. In realtà, visto l’impegno mediatico e l’investimento di danaro pubblico, dovremmo pretendere molto di più e di diverso.

Dunque, se la vita per noi è tutta un quiz, abbiamo ogni anno la possibilità di verifica. Magari di risposte dal Festival per antonomasia, emblematico e rappresentativo del nostro strano essere, che puntualmente passa dalla lirica alla prosa, tirando il sipario tra questo e quello. Intercala protesta e proposta, oggi in stile rap ed in canotta, come ieri capitava con melodici orpelli, piuttosto che volando più in alto del sole ed ancora più su.

Certo, se tanto impegno e tanta professionalità prescindessero dalla rappresentazione illimitata delle pulsioni, oltre che dei talenti. Se non si fosse virtuosi soltanto per una parte dell’anno, infarcendo la programmazione estiva di eventi riciclati dalle “teche”, saremmo nella normalità e non nella eccezionalità.

Se poi, fossero eliminate ore ed ore di facezie inutili e pleonastiche, come quelle dedicate ad ignoti più o meno soliti e ad improbabili destinatari di eredità, allora sarebbe tutta un’altra cosa.

Dal Festival alla situazione politica

Ma perché occorre ragionare su questo, se non per trarne spunto? E dare conseguenza pratica allo stesso ragionamento fatto dal Presidente Mattarella in occasione del suo Giuramento? Perché, dopo l’enfatica reazione iniziale, adesso sembra già essere passato tutto in giudicato.

Il Presidente Sergio Mattarella

Dopo avere applaudito per cinquantacinque volte le rampogne del Capo dello Stato, costretto a rimanere nel Palazzo del Bel Paese dalla popolare bisogna, adesso, dopo appena una settimana, siamo di nuovo alle baruffe, ad un “dopo italico festival” effimero, rissoso, generalizzato.

Bel Paese, necessaria una “transizione etica”

E’ anche per questo che sorge spontanea la riflessione sul da farsi e sulla necessità di una “transizione etica”. Di una sorta di bagno purificatore, liberatorio, da cui non dovremmo prescindere. Certo, occorrono tanto coraggio, tanta forza d’animo ed una onestà intellettuale ai limiti del rigore assoluto. Qualcuno potrebbe pensare finanche alle trombe del giudizio ed io aggiungo perché no! Provate a cogitare su quello che ci è capitato dall’inizio degli anni novanta del secolo scorso. In particolare negli ultimi due anni pandemici, quindi traetene le conseguenze.

La ulteriore dissipazione compulsiva di risorse per bonus e ristori all’insegna dell’emergenza ha oltretutto accentuato perplessità e diseguaglianze. Diciamo che si profila un continuo “dopo festival” per il Bel Paese, peraltro in affanno costituzionale. Così, sarà inevitabile una resa dei conti istituzionale e comunque con le parti sociali, che si attiverà in occasione delle prossime elezioni politiche, tra poco più di un anno. Quella fase potrebbe essere non meno complicata e rischiosa delle precedenti, quando passeremo dal settantenne Festival di San Remo al quiz dei quiz: saremo?

L’ONA – Osservatorio nazionale amianto

L’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto, attraverso il suo presidente Ezio Bonanni, ha nella sua missione la liberazione dell’Italia dall’asbesto. La fibra killer, infatti, causa ogni anno ancora moltissime vittime. Nel 2021 sono state 7mila, come riportato nell’ultima pubblicazione dell’avvocato Bonanni: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2021”. I dati relativi alle vittime di amianto e ai casi di mesotelioma sono consultabili anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

L’ONA garantisce assistenza legale alle vittime e alle loro famiglie. Le istituzioni sono in ritardo con la mappatura dei siti contaminati e grazie alla App dell’ONA anche i cittadini possono segnalare aree contenenti amianto.

Cantieri navali, Fincantieri condannata per morte amianto

cantieri navali fincantieri
cantieri navali fincantieri

Fincantieri condannata di nuovo per una morte da amianto nei cantieri navali. La società sarà costretta a pagare 695mila euro alla moglie e al figlio di un operaio dello stabilimento di Riva Trigoso, a Genova. Il Tribunale di Genova ha emesso la sentenza il 21 gennaio 2022.

Un’ulteriore vittoria dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA – Osservatorio nazionale amianto. Il professionista da anni si batte per le vittime dell’asbesto e per le loro famiglie.

L’operaio di Genova è morto, il 7 luglio 2018, per un mesotelioma peritoneale, a 71 anni. Fino alla pensione ha lavorato con la stessa società a contatto con l’amianto. Qui non gli venivano fornite tute di protezione monouso o mascherine. Non sarebbe stato neanche informato della pericolosità del materiale che ogni giorno utilizzava nei cantieri navali Fincantieri.

G.B.L. (queste le iniziali della vittima), è stato tubista (e poi gruista). Si è occupato della smerigliatura, taglio, smusso dei tubi che erano coibentati con materiali in amianto. Nel gennaio 2018 è stato sottoposto ad indagini mediche ed esami clinici presso l’ospedale di Sestri Levante. All’esito dei quali ha ricevuto purtroppo la terribile diagnosi di mesotelioma. E’ morto dopo soli 6 mesi.

Il 71enne ha lavorato una vita in ambienti ristretti e privi di aspirazione localizzata e di ricambio d’aria, senza tute monouso o maschere con il grado di protezione P3.

L’INAIL ha riconosciuto la natura professionale della patologia già prima che il 71enne venisse a mancare e riconosciuto la rendita diretta. L’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro constatò che in tutti i cantieri navali, per lo meno fino alla metà degli anni ’90, “vi è stata una generalizzata condizione di rischio amianto, per esposizioni elevate, dirette, indirette, e per contaminazione dell’ambiente lavorativo”.

Cantieri navali, rischio amianto e materiali alternativi

La letteratura biomedica, almeno su basi epidemiologiche, aveva dimostrato, fin dalla fine dell’800, che l’esposizione ad amianto fosse dannosa per la salute umana. Tra coloro che lavoravano l’amianto, infatti, sono riscontrati alti tassi di mortalità.

Negli anni ’40 due studi accertarono la correlazione tra la fibra killer e le malattie di chi era esposto. Nonostante questo e il fatto che fossero disponibili già all’epoca materiali ignifughi e isolanti alternativi, le aziende continuarono ad usare l’asbesto.

Amianto, l’importanza di adeguate misure di sicurezza

“Se il datore di lavoro – ha dichiarato l’avvocato Bonanni – avesse rimosso l’amianto per tutto il periodo lavorativo e dotato la vittima di maschere protettive e rispettato le altre regole cautelari, evidentemente la patologia non sarebbe insorta o lo sarebbe stata in epoca successiva, con aumento dei periodi di sopravvivenza della vittima”.

Non solo. L’amianto utilizzato nel cantiere navale, ha messo a rischio anche i familiari del 71enne. La moglie dell’operaio lavava le tute da lavoro in casa. L’uomo rientrava con ancora indosso gli abiti ricoperti di polveri di amianto. Aveva anche i capelli intrisi di polveri di crisotilo (bianche) e azzurre (crocidolite). Il colore azzurro, violaceo e verde, era quello dei materiali di amianti anfiborico (amosite e crocidolite), ancora più lesivi rispetto al crisotilo.

Per tutti questi motivi il Tribunale di Genova, il 21 gennaio scorso, ha condannato Fincantieri al pagamento del risarcimento anche del danno non patrimoniale alla moglie e al figlio.

Cantieri navali, la denuncia dell’ONA

Da anni l’ONA si batte perché siano riconosciuti i diritti delle vittime di amianto. L’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA ha raccolto i dati relative alle vittime nell’ultima sua pubblicazione: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”. Chiunque fosse interessato può leggere i dati sul mesotelioma anche nel VII Rapporto ReNaM dell’Inail.

Per richiedere una consulenza gratuita i lavoratori e i cittadini possono utilizzare lo sportello on-line o contattare il numero verde 800 034 294.

In Italia purtroppo ancora manca una mappatura e le bonifiche amianto sono in colpevole ritardo. Quel che è peggio è che i casi di malattie asbesto correlate sono in crescita. Per questo l’associazione ha ideato e realizzato una App per le segnalazioni dei siti in cui ancora è presente amianto.