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“Un calcio al mesotelioma”, a Broni si gioca per la ricerca

calcio ad un pallone, Broni
calcio ad un pallone, Broni

Lo sport, la solidarietà e la ricerca spesso vanno a braccetto ed è quanto è accaduto a Broni qualche giorno fa. Una partita di calcio è stata l’occasione per aiutare gli studi per una cura per il mesotelioma. Il tumore della pleura causato dall’amianto che tanto ha colpito la città.

“Un calcio al mesotelioma”, in campo ex giocatori del Broni

Il trofeo si chiama “Un calcio al mesotelioma” e, come ha riportato laprovinciapavese.gelocal.it, si è tenuto sabato pomeriggio allo stadio comunale di via Ferrini. Hanno partecipato alcuni ex giocatori del Broni Calcio e tanti volontari delle sezioni Avis di Broni, Stradella e Santa Giuletta e della Ci Stradella. I residenti hanno risposto numerosi acquistando i biglietti che saranno devoluti al progetto di ricerca e che hanno assistito alla gara.

Come ha spiegato il vicesindaco di Broni i casi di mesotelioma sul territorio sono diversi, ma si tratta pur sempre di un tumore raro e un aiuto alla ricerca è davvero importante. Purtroppo, nonostante i passi avanti nelle cure, resta un cancro molto aggressivo, come si può leggere anche ne: “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”, del presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni.

Gli effetti dell’amianto sulla salute

Alla ex Fibronit di Broni si lavorava l’amianto e tanti dipendenti si sono ammalati. Non solo di mesotelioma (i casi sono raccolti nel VII Rapporto ReNaM), ma anche di tumore del polmone, della laringe, della faringe, del colon e delle ovaie. Così come di asbestosi e placche pleuriche. Le patologie asbesto correlate sono diverse. Ora il sito è stato bonificato, anche se non del tutto per via di un’inchiesta giudiziaria. Il sindaco poco tempo fa ha anche incontrato il ministro dell’Ambiente per chiedere che non ci siano stalli nei lavori.

Il presidente Ona affianca le vittime dell’amianto nei procedimenti giudiziari necessari per ottenere i propri diritti, ma si batte anche per la prevenzione primaria. Per attuarla sono fondamentali le bonifiche. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App per segnalare i siti ancora contaminati.

Sarteano, i cittadini potranno smaltire materiali in amianto

Sarteano, cittadini smaltiscono materiali amianto
Sarteano, cittadini smaltiscono materiali amianto

Nel Comune di Sarteano i cittadini potranno rimuovere e smaltire piccoli materiali in amianto autonomamente.

Il Comune di Sarteano aderisce a “Stop amianto”

Il Comune ha, infatti, aderito al progetto “Stop amianto” di Sei Toscana. Sarà la stessa amministrazione comunale ad acquistare il kit necessario perché le bonifiche avvengano in totale sicurezza.

I residenti potranno contribuire a liberare l’ambiente dall’asbesto e a preservare il territorio per il benessere di tutta la comunità. L’amianto causa, infatti, purtroppo malattie gravissime. Nonostante tanti imprenditori ne conoscessero la pericolosità, per le tante patologie che affliggevano gli operai a contatto con questo minerale, in Italia hanno continuato ad utilizzarlo fino al 1992, anno della sua messa al bando. Come spiega il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022”.

Oltre al mesotelioma, malattia sentinella, le fibre killer provocano anche il tumore del polmone, della laringe, della faringe, delle ovaie e del colon. L’asbestosi e le placche pleuriche. L’Inail registra i casi di mesotelioma dal 1992 nel VII rapporto ReNaM, per capire quanto l’asbesto abbia colpito la popolazione. Il picco dei casi è previsto per il 2030.

Intanto le bonifiche sono fortemente in ritardo. Per questo l’Ona ha realizzato anche una App per la mappatura dei siti ancora contaminati che stima siano circa un milione. E plaude ad iniziative come questa che possano agevolare almeno le micro bonifiche.

I costi per i residenti sono davvero minimi

Il servizio a Sarteano è già attivo. I cittadini interessati potranno utilizzare il kit per l’auto-rimozione fornito da Sei Toscana. Questo contiene i dispositivi di protezione individuale e i materiali idonei per l’imballaggio dei manufatti da rimuovere.

I residenti riceveranno anche un manuale con tutte le istruzioni per l’uso che dovranno seguire per evitare ogni rischio. L’amministrazione ha condiviso su www.seitoscana.it e sul canale YouTube di Sei Toscana un video tutorial. Qui ci sono tutte le procedure da rispettare per le operazioni di rimozione in piena sicurezza (www.youtube.com/watch?v=nBfWabBBUQc).

Il Comune di Sarteano coprirà le spese del kit, della notifica presso il Sistema informativo Sanitario della Prevenzione Collettiva dei piani di lavoro e del prelievo a domicilio e del trasporto del materiale in un impianto autorizzato. I cittadini pagheranno costi minimi che vanno da euro/kg. 0,69 (più IVA) per i manufatti in cemento-amianto in lastre e euro/kg. 2,20 (più IVA) per quelli voluminosi, come serbatoi, canne fumarie, ed altro.

I cittadini possono richiedere il servizio di smaltimento presentando domanda all’Ufficio Protocollo del Comune di Sarteano.

L’inno alla gioia ha guidato il “Fair play for life”

inno alla gioia, coni, fair play
inno alla gioia, coni, fair play

È iniziata con “L’inno alla gioia” di Ludwig van Beethoven, suonato magistralmente dalla Banda dell’Esercito italiano, la seconda edizione del “Fair play for life” (IL VIDEO COMPLETO) organizzata dal Comitato nazionale italiano fair play. Il presidente, Ruggero Alcanterini, ha fatto gli onori di casa, e l’incontro, che vedrà ospiti illustri, è moderato dalla giornalista Lisa Bernardini.

Il professor Marcello Migliore

Alcanterini: “Ci guida l’idea del diritto alla gioia”

“Stiamo promuovendo una transizione etica e quest’anno è ancora più importante perché è il 30ennale del nostro comitato. L’idea che ci guida è il raggiungimento della gioia, il diritto alla gioia. Per arrivarci è presupposto fondamentale la pace e per questo l’anno scorso abbiamo lanciato anche il ‘Fair play for peace’. Oggi riconosciamo, invece, i meriti e le competenze premiando persone che hanno fatto del loro lavoro una missione e per le quali prima di loro stessi vengono gli altri e il rispetto”.

L’evento ha il patrocinio del Coni e di Sport e Salute, ed è organizzato in collaborazione con Acsi – Associazione di cultura sport e tempo libero, presieduta da Antonino Viti. La manifestazione ha il supporto dell’Associazione Culturale Occhio dell’Arte APS, della giornalista della Stampa Estera Lisa Bernardini, della Fujifilm e dell’Osservatorio nazionale amianto, presieduto dall’avvocato Ezio Bonanni.

Bonanni: “Al Comitato Fair Play ci legano gli stessi valori”

“L’Ona – ha detto Bonanni – porta avanti la cultura della vita e il rispetto della vita. Per questo appoggiamo le iniziative del Comitato nazionale italiano fair play, e abbiamo avviato una sinergia con l’obiettivo di tutelare la persona umana e i valori di pace, libertà, giustizia, uguaglianza così come favorire la transizione etica e morale”.

“L’amianto – come ormai è chiaro a chi segue l’Ona e il suo lavoro – è una metafora, nella volontà di tutelare la salute in ogni ambito rimuovendo ogni rischio. Così l’amianto e altri cancerogeni sui luoghi di lavoro, o l’uranio impoverito e i metalli pesanti che tanti danni creano alla salute dei militari nelle missioni di pace e alle popolazioni già colpite dai conflitti”.

Il ministro per lo Sport Andrea Abodi

Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha, invece, inviato un lungo messaggio che include, ha spiegato Alcanterini “un cambio di passo e di visione nella difesa della pace”. Non sono mancanti ringraziamenti al mondo militare. Quindi sono iniziate le premiazioni.

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Agnese Pini

Tantissimi i premiati per l’impegno e la passione

Sul palco si sono susseguiti personaggi dello sport, dello spettacolo, del giornalismo, del mondo della medicina. Tra questi Diana Bacosi, tiratrice a volo italiana, vincitrice della medaglia d’oro nello skeet ai Giochi olimpici di Rio de Janeiro 2016 e medaglia d’argento a Tokyo nel 2020.

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In camicia azzurra il prof. Maurizio Gerecitano

Il generale di corpo d’Armata dell’Esercito italiano Mauro D’Ubaldi.

La giornalista Agnese Pini, dal 1 agosto 2019 direttrice del quotidiano fiorentino “La Nazione” e dal 2022 anche de “Il Giorno”, “Il Resto del Carlino” e “Quotidiano nazionale”. E ancora Massimo Cicatiello, da anni con incarichi al vertice nel gruppo editoriale AdnKronos. Matteo Cotellessa, giornalista e social media manager di Tgcom24. Michele Bruccheri, direttore del periodico d’informazione “La Voce del Nisseno”. Talal Khrais, giornalista libanese. E lo scrittore e giornalista Renzo Mario De Ambrogi, corrispondente della stampa internazionale.

Il ministro Andrea Abodi

Cambiando settore ha ottenuto il riconoscimento Marco Werba, compositore e direttore d’orchestra. La schermitrice Mariaclotilde Adosini e il professore Marcello Migliore, che ha ottenuto ottimi risultati nella cura del mesotelioma e del tumore del polmone.

Un italiano su tre costretto a rinunciare alle cure mediche

cure mediche, italiano
cure mediche, italiano

Quest’anno più del 33% degli italiani sarà costretto a rinunciare alle cure mediche, un italiano su tre. Un dato davvero preoccupante che emerge dal II rapporto sul Sistema sanitario italiano “Il termometro della salute”, di Eurispes ed Enpam.

La ricerca promossa dall’Osservatorio Salute, Legalità e Previdenza ha l’obiettivo di interpretare e restituire un’immagine complessiva della realtà e delle prospettive del Sistema sanitario nazionale.

Cure mediche: “E’ ora di riformare il Ssn”

 “Questo lavoro – ha detto il presidente Eurispes, Gian Maria Fara – vuole occuparsi di ciò che l’impatto del Covid-19 ha generato nella percezione del Sistema sanitario nazionale e sulla sua programmazione nel dopo Covid. L’Osservatorio Eurispes – Enpam ritiene che sia, ora, possibile andare oltre le specifiche tematiche legate alla pandemia per affrontare la riforma del Servizio sanitario nazionale che, proprio dai limiti mostrati anche nel recente passato e dai provvedimenti in risposta al Covid-19, prende le mosse per una ambiziosa opera di riforma. Ambiziosa, ma problematica e irta di contraddizioni ed incognite”.

Difficoltà ad accedere alle cure: maggiore al sud

La difficoltà nell’accedere alla sanità pubblica è maggiore nelle regioni meridionali (28,5%) e nelle Isole (30,5%). Un terzo dei cittadini ha affermato di aver dovuto rinunciare a prestazioni e/o interventi sanitari per indisponibilità delle strutture sanitarie e liste di attesa.

Gli italiani già spendono in salute per prestazioni e farmaci in tutto o in parte (pagamento di un ticket) non coperti dal Ssn annualmente quasi 40 miliardi di euro. Si spostano, inoltre, in altre Regioni per esami o altro non disponibili sul proprio territorio. Questi spostamenti non fanno che aumentare il problema. Questo perché il budget si sposta nelle Regioni che rispondono alla domanda dei pazienti e diminuisce per le altre già in difficoltà. Il divario tra nord e sud, quindi, aumenta.

L’amministrazione regionale che ha registrato il maggior saldo positivo è la Lombardia, di quasi 809 milioni di euro. All’estremo opposto la Calabria, con un deficit di 320 milioni.

Criticità: carenza di medici, poco sport e obesità

Tra le abitudini negative c’è una mancanza di movimento per il 33,7% della popolazione e un rapporto sbagliato con il cibo. Il 12% degli italiani sono in sovrappeso.

Inoltre c’è carenza di medici nelle strutture pubbliche. Se il Sistema Sanitario Nazionale “non sarà messo in grado di programmare e poi assorbire le necessarie professionalità, le Case e gli Ospedali della comunità rimarranno vuote – si dice nel Rapporto – mentre la crisi del decisivo comparto della medicina generale si avviterà ulteriormente, gli ospedali continueranno a degradarsi, l’universalità della sanità pubblica continuerà a deperire, si apriranno ulteriori autostrade per la sanità privata e curarsi diverrà una questione di censo”.

Amianto su navi della Marina, risarcita la famiglia di un elettricista

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Salvatore Carollo con il figlio e la moglie

Il Tribunale di Roma, seconda sezione civile, ha condannato il ministero della Difesa ad un risarcimento di 950mila euro ai familiari di un elettricista e sommozzatore di bordo della Marina, Salvatore Carollo, di Palermo.

Elettricista della Marina morto per un mesotelioma

L’uomo è morto nel 2019, a soli 63 anni, per un mesotelioma pleurico causato dall’amianto respirato sulle navi della Marina, ma anche nelle postazioni a terra.

Dopo il decesso i familiari si sono rivolti all’Osservatorio nazionale amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere il risarcimento. I parenti della vittima del dovere lamentavano che durante tutto il servizio svolto dal 1972 al 1978, Carollo fosse stato esposto – a terra e sulle navi Loto, Gaggia, Giaggiolo, Ape, Grado e Indomito – ad elevate concentrazioni di polveri e fibre di amianto. Questo avrebbe causato la malattia e poi, purtroppo il decesso.

La presenza dell’asbesto è stata riconosciuta dallo stesso ministero che, con atto della Marina Militare, Dipartimento militare di Medicina legale di Messina, nel processo verbale n. 1450 del 2018, ha riconosciuto sia l’infermità “mesotelioma pleurico epitelioide” contratta dal militare, sia il suo dipendere da causa di servizio. Questo anche se la patologia si è manifestata a distanza di 40 anni. È, infatti, normale un periodo di latenza così lungo tra l’esposizione all’amianto e le malattie da questo causate.

Il militare a contatto con l’amianto in vari modi

Il rischio di esposizione all’amianto, a terra e a bordo delle navi militari, è ormai conclamata. Era, infatti, utilizzato in diverse zone delle imbarcazioni: dalla mensa ai servizi igienici, dai corridoi ai servizi alloggi, compresi quelli degli alti ufficiali. Il militare è stato a contatto con l’amianto, inoltre, durante la manutenzione dei dispositivi elettrici e degli impianti elettrici.

Dai generatori diesel alle pompe dell’acqua e di tutti i sistemi di bordo che in ogni caso dipendevano da collegamenti elettrici, vi era una elevata aerodispersione di polveri e fibre di amianto. Per di più accentuata dall’utilizzo di guanti ed altri dispositivi sempre in amianto. Tutto questo in assenza di aspiratori generalizzati e localizzati delle polveri.

Il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato Bonanni del nesso causale, basandosi sul principio del più probabile che non e ha disposto il risarcimento di 270mila euro per la vedova, Rita Randino, e di 230mila euro ad ognuno dei 3 figli: Giuseppe, Angelo e Giovanni Luca.

“Continua la strage di mesoteliomi tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare. Auspichiamo che si portino a termine le bonifiche e si risarciscano le vittime come più volte richiesto dall’Ona”. Così l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, che ha delienato il fenomeno italiano ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Tra i marittimi i casi di mesotelioma sono stati, secondo il VII rapporto ReNaM dell’Inail sono stati 2069 (nei settori canrieri navali e trasporti marittimi), a cui devono aggiungersi quelli della difesa militare (altri 982 casi).