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venerdì, Giugno 14, 2024

Amianto su navi della Marina, risarcita famiglia elettricista

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Il Tribunale di Roma, seconda sezione civile, ha condannato il ministero della Difesa ad un risarcimento di 950mila euro ai familiari di un elettricista e sommozzatore di bordo della Marina, Salvatore Carollo, di Palermo.

Elettricista della Marina morto per un mesotelioma

L’uomo è morto nel 2019, a soli 63 anni, per un mesotelioma pleurico causato dall’amianto respirato sulle navi della Marina, ma anche nelle postazioni a terra.

Dopo il decesso i familiari si sono rivolti all’Osservatorio nazionale amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere il risarcimento. I parenti della vittima del dovere lamentavano che durante tutto il servizio svolto dal 1972 al 1978, Carollo fosse stato esposto – a terra e sulle navi Loto, Gaggia, Giaggiolo, Ape, Grado e Indomito – ad elevate concentrazioni di polveri e fibre di amianto. Questo avrebbe causato la malattia e poi, purtroppo il decesso.

La presenza dell’asbesto è stata riconosciuta dallo stesso ministero che, con atto della Marina Militare, Dipartimento militare di Medicina legale di Messina, nel processo verbale n. 1450 del 2018, ha riconosciuto sia l’infermità “mesotelioma pleurico epitelioide” contratta dal militare, sia il suo dipendere da causa di servizio. Questo anche se la patologia si è manifestata a distanza di 40 anni. È, infatti, normale un periodo di latenza così lungo tra l’esposizione all’amianto e le malattie da questo causate.

Il militare a contatto con l’amianto in vari modi

Il rischio di esposizione all’amianto, a terra e a bordo delle navi militari, è ormai conclamata. Era, infatti, utilizzato in diverse zone delle imbarcazioni: dalla mensa ai servizi igienici, dai corridoi ai servizi alloggi, compresi quelli degli alti ufficiali. Il militare è stato a contatto con l’amianto, inoltre, durante la manutenzione dei dispositivi elettrici e degli impianti elettrici.

Dai generatori diesel alle pompe dell’acqua e di tutti i sistemi di bordo che in ogni caso dipendevano da collegamenti elettrici, vi era una elevata aerodispersione di polveri e fibre di amianto. Per di più accentuata dall’utilizzo di guanti ed altri dispositivi sempre in amianto. Tutto questo in assenza di aspiratori generalizzati e localizzati delle polveri.

Il giudice ha accolto la tesi dell’avvocato Bonanni del nesso causale, basandosi sul principio del più probabile che non e ha disposto il risarcimento di 270mila euro per la vedova, Rita Randino, e di 230mila euro ad ognuno dei 3 figli: Giuseppe, Angelo e Giovanni Luca.

“Continua la strage di mesoteliomi tra coloro che hanno svolto servizio nella Marina Militare. Auspichiamo che si portino a termine le bonifiche e si risarciscano le vittime come più volte richiesto dall’Ona”. Così l’avvocato Ezio Bonanni, presidente Ona, che ha delienato il fenomeno italiano ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022“. Tra i marittimi i casi di mesotelioma sono stati, secondo il VII rapporto ReNaM dell’Inail sono stati 2069 (nei settori canrieri navali e trasporti marittimi), a cui devono aggiungersi quelli della difesa militare (altri 982 casi).

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