26.2 C
Rome
mercoledì, Agosto 5, 2026
Home Blog Page 214

Dellapietà: “Se eletta continuerò lavoro per la tutela dell’ambiente”

Roberta Dellapietà
foto di Roberta Dellapietà lavoro e ambiente

Alle prossime elezioni amministrative del Comune di Latina (14 e 15 maggio), si presenta, con la lista Forza Italia che appoggia la candidata Matilde Celentano, anche Roberta Dellapietà. Da tempo in politica, nel partito di Michele Forte, si è candidata per la prima volta nel 2021, sempre con FI, quando fu la più votata del suo partito, con 631 preferenze.

Roberta Dellapietà si ricandida al fianco di Celentano

Nonostante un lavoro impegnativo – Dellapietà si occupa dell’amministrazione di una società che progetta opere marittime e di una holding che gestisce Marine – vuole attivarsi per il suo territorio. Lo ha fatto come presidente della commissione Ambiente e della transizione ecologica. In breve tempo ha voluto affrontare temi importanti e complessi. Dai rifiuti al piano antenne, dalla zonizzazione acustica ai canali di bonifica. Non ha dimenticato i ponti Mascarello e del Passo Genovese. In commissione Ambiente ha portato anche i temi della sicurezza e dell’amianto.

“La situazione dell’anatra zoppa – ha spiegato Dellapietà – con lo scioglimento del consiglio comunale del settembre 2022, non ha dato il tempo di concretizzare le proposte. Sull’asbesto, per esempio, sono interessata all’istituzione di uno sportello amianto. Quindi se fossi eletta di nuovo, mi impegnerei in questo senso e per accelerare le bonifiche dei siti contaminati. Perché l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, in commissione, ha spiegato bene quali sono i rischi legati a questo minerale fibroso. Oggi mi ricandido proprio per continuare da dove ho lasciato, per portare avanti tanti progetti”.

Qual è il suo sogno per Latina?

“Quando mi sono candidata nel 2021 la mia idea era di realizzare il porto a Foce Verde. Un porto turistico che porterebbe ricchezza, in un territorio che non ha nulla da invidiare a molti altri. I tecnici valuteranno questa ipotesi. Comunque la Marina di Latina va valorizzata”.

Il 14 e 15 maggio la città si ferma per eleggere i suoi rappresentanti. I cittadini sceglieranno il nuovo sindaco e i nuovi consiglieri comunali. La sfida è tra il primo cittadino uscente, Damiano Coletta, e Matilde Celentano, candidata del centrodestra. Celentano è sostenuta da cinque liste: Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, Udc-Dc e la lista Matilde Celentano Sindaco. Coletta, invece, da Lbc, Pd, M5s e Per Latina 2032.

Motorista navale morto per mesotelioma, ministeri condannati

Motorista navale
La famiglia Arcieri al completo

La Corte di Appello di Catania ha confermato la sentenza di condanna dei ministeri della Difesa e dell’Interno a riconoscere vittima del dovere il motorista navale della Marina Militare Salvatore Arcieri.

Motorista navale morto a causa dell’amianto

Arcieri, nato ad Augusta, in provincia di Siracusa, è morto nel 2009, all’età di 68 anni. Un mesotelioma pleurico causato dall’esposizione ad amianto non gli ha dato scampo. L’asbesto lo ha respirato negli anni di servizio presso la Marina Militare, in tutti i luoghi frequentati dal militare, sulle navi e a terra.

In primo grado condannati ministeri Difesa e Interno

Per questo dopo la sua morte sua moglie, Vincenza Pungello, e i suoi 5 figli si sono rivolti all’Osservatorio nazionale amianto e al suo presidente, l’avvocato Ezio Bonanni, per ottenere i benefici amianto. In primo grado il Tribunale i 6 ricorrenti hanno ottenuto quanto richiesto.

In Appello confermata la sentenza. Esclusi figli non a carico

I ministeri, però, hanno presentato ricorso contro la sentenza del Tribunale di Siracusa 1085 del 2020. I giudici della Corte di Appello hanno ora respinto il ricorso, se non in un punto. “Un punto dolente – ha spiegato l’avvocato Bonanni – quello dei figli non a carico. Negando a 3 dei 5 figli di Arcieri (Sebastiano, Laura e Dario), il risarcimento perché al momento della morte del padre non erano conviventi.

Bonanni: “Vuoto normativo che va colmato”

Una discriminazione, un vuoto normativo che va colmato al più presto”. La sentenza conferma comunque, ancora una volta, la presenza di amianto sulle navi della Marina e il nesso causale con il mesotelioma che ha ucciso, purtroppo, tanti militari. Nel settore della Difesa militare in totale sono 982 i casi registrati dall’Inail nel VII rapporto ReNaM (con dati fino al 2018).

Motorista navale a contatto ogni giorno con amianto

Arcieri, in particolare, si è arruolato all’età di 16 anni in Marina, nel 1957, dove ha svolto servizio per 6 anni. Si è imbarcato sulle navi “Mitilo”, “Chimera” e “Vittorio Veneto”, per più di 15 mesi. La Procura di Padova, che ha svolto le indagini, ha spiegato che l’uomo “è stato impiegato nella diretta manipolazione di materiali in amianto, anche in forma di lastre e cartoni, presenti nella protezione delle paratie tagliafuoco, dei pavimenti e dei locali a motore, con esposizione anche indiretta e ambientale, in assenza di prevenzione tecnica e di protezione individuale”.

“Il militare – si legge ancora nella sentenza della Corte di Appello – era privo di informazioni circa il rischio amianto e svolgeva la sua attività di servizio in luoghi chiusi ed angusti”.

Figli non a carico, Laura Arcieri: “Non ce lo aspettavamo”

“Non ce l’aspettavamo – ha commentato la figlia Laura, secondogenita ed esclusa dai benefici amianto – abbiamo un po’ l’amaro in bocca. Non pensavamo di essere tirati fuori, per questo faremo ricorso in Cassazione.

Mi sembra discriminatorio, non ci sono figli e figliastri, tutti noi abbiamo sofferto per la morte di nostro padre, avvenuta prematuramente a causa dell’asbesto e di una Marina militare che è stata matrigna. Per colpa dell’amianto mio padre si è ammalato e se n’è andato in 3 settimane e abbiamo ricevuto una giustizia a metà”.

Gli stessi giudici nell’accogliere il ricorso sul punto hanno scritto: “La l. n. 266 del 2005 non ha provveduto all’unificazione della categoria delle vittime del dovere con quella delle vittime della criminalità organizzata, avendo solo fissato l’obiettivo di un progressivo raggiungimento di tale fine”. È ora il caso di colmare questo divario.

Montefibre, ex manager condannati e maxi risarcimento

giustizia, statua
giustizia, statua

Nel terzo processo davanti la Corte d’Appello i giudici di Torino hanno condannato gli ex manager della Montefibre per omicidio colposo causato dall’amianto.

Montefibre Verbania, condannati gli ex vertici

Giorgio Mazzanti ha ricevuto la pena di un anno di carcere, Bruno Quaglieri e Gianluigi Poletti 11 mesi di reclusione. Per Luigi Ceriani e Carlo Vannini, i reati sono estinti, in quanto nel frattempo sono deceduti. Gli imputati sono incensurati per cui beneficeranno della sospensione della pena.

La sentenza è comunque importante, perché la condanna dei vertici dello stabilimento di Verbania ha permesso il risarcimento. Un milione e mezzo di euro per 40 parti civili, tra cui 37 familiari delle vittime morte per l’esposizione all’asbesto negli anni.

La Montefibre era un’azienda che si occupava della produzione di poliestere. Gli operai erano a contatto con l’amianto, ma non erano mai stati informati dei rischi. Né venivano loro fornite mascherine per ridurre il pericolo dell’esposizione. Purtroppo non si tratta di un caso isolato in Italia.

La pericolosità dell’amianto, nonostante fosse nota, era sottaciuta. Inoltre le patologie asbesto correlate – come spiegato anche ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” dell’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto – si manifestano anche dopo 30 – 40 anni. Questo ha reso più lenta la consapevolezza nei lavoratori del grosso rischio per la loro salute.

L’amianto può provocare, infatti, il mesotelioma, ma anche tante altre neoplasie, come quella del polmone, della laringe, della faringe, del colon e delle ovaie. E ancora asbestosi e placche pleuriche. Il VII Rapporto ReNaM dell’Inail registra i casi di mesotelioma, ma non delle altre malattie, dal 1992, anno della messa al bando dell’amianto.

L’Ona combatte ogni giorno per dare assistenza alle vittime, ma anche per liberare il territorio dall’amianto. Ha realizzato anche una App per segnalare i siti contaminati, che sono ancora moltissimi.

Procedimento giudiziario lungo e tortuoso

Per decenni gli operai della Montefibre, nonostante la dimostrazione della presenza dell’asbesto e la morte dei primi lavoratori, non hanno avuto neanche diritto alla sorveglianza sanitaria. Ora giustizia è fatta, ma ci sono voluti tre processi.

È la terza volta, infatti, che la Corte d’Appello si esprime sulla vicenda. Nel 2011 il Tribunale di Verbania assolse in primo grado gli imputati. La Corte di Appello si espresse con una prima condanna, poi annullata in Cassazione. La Corte di Appello di Torino, invece, ha di nuovo assolto gli ex manager. A quel punto alcune parti civili e il procuratore generale hanno presentato un nuovo ricorso alla Suprema Corte, convinti che prove e documenti non fossero stati considerati correttamente. Ora una nuova condanna. Si attendono, ovviamente, le motivazioni, ma c’è grande soddisfazione nelle famiglie delle vittime che chiedono giustizia e soprattutto di essere riconosciute come tali.

Fossacesia, scuola con serbatoi in amianto: rimossi

Fossacesia
Fossacesia, serbatoi di amianto

Operai specializzati hanno rimosso materiali in amianto che si trovavano nella scuola primaria “Mario Bianco” di Fossacesia. L’istituto scolastico in provincia di Chieti aveva ancora, sul tetto, 12 serbatoi idrici che contenevano asbesto.

Fossacesia, amianto ancora presente nelle scuole

Il pericoloso minerale, causa di gravi malattie, fu utilizzato per oltre 50 anni in Italia nonostante fosse nota la sua pericolosità già dai primi del ’900. I primi studi scientifici che ne decretarono la cancerogenicità sono degli anni ’40 e ne seguirono altri. Gli imprenditori, però, non potevano rinunciare ad un materiale tanto economico e dalle caratteristiche utili in ogni tipo di produzione. Così per anni furono ignorate le patologie asbesto correlate e negato il nesso causale con le fibre di amianto. Tanto che fu utilizzato anche nei luoghi pubblici e in quelli frequentati dai bambini e dalle persone più fragili. Le scuole e gli ospedali.

A 30 anni dalla messa al bando in Italia dell’amianto, nel 1992 con la legge 257, le bonifiche però sono in ritardo. In alcune zone non sono mai iniziate. Con la conseguenza, come si legge ne “Il libro bianco delle morti di amianto in Italia – ed. 2022” del presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, l’avvocato Ezio Bonanni, di ulteriori esposizioni.

Esposti all’amianto non solo i lavoratori

Non solo gli operai che lavoravano l’amianto, o che lo trasportavano dai porti alle aziende, ne vennero a contatto. Ma anche una buona parte della popolazione, quindi. Molti si sono ammalati e altri si ammaleranno, purtroppo, perché il picco delle patologie asbesto correlate è previsto tra il 2025 – 2030. Di mesotelioma, come di asbestosi o di tumore del polmone. Una parte delle vittime sono registrate nel VII rapporto ReNaM dell’Inail, ma il numero è molto più alto. Per questo le bonifiche sono fondamentali, ma vanno avanti a macchia di leopardo in tutta Italia, senza un piano che preveda fondi, interventi e priorità.

Tutto è lasciato al buon senso di privati e amministratori quando riescono ad intercettare i fondi necessari a liberare, almeno in parte il territorio dall’asbesto. Pericoloso per la salute come per l’ambiente.

Il Fondo per lo sviluppo finanzia la bonifica a Fossacesia

In questo caso i lavori nella scuola di Fossacesia, eseguiti da una ditta specializzata (come previsto per legge), sono stati finanziati con il Fondo per lo sviluppo e la coesione 2014-2020. Il progetto è stato realizzato dal settore tecnico del Comune. Poi approvato dalla Giunta di Fossacesia nell’agosto 2022.

“Liberiamo la struttura scolastica dall’amianto e materiale di cemento – ha detto il sindaco Enrico Di Giuseppantonio – che, con il passare degli anni, sarebbero potuti diventare pericolosi. Le operazioni di rimozione sono state attente. Svolte da operatori competenti e professionali che ringrazio”.

Industrie meccaniche, udienza in Cassazione: Vicario a Roma

Vicario Calogero a Roma, Cassazione Industrie meccaniche
Vicario Calogero a Roma, Cassazione Industrie meccaniche

Lo aveva preannunciato e oggi, in occasione della Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e dell’udienza in Cassazione della sua causa, Calogero Vicario – ex operaio delle Industrie meccaniche siciliane – si è presentato con la sua lunga barba – simbolo ormai della lotta all’asbesto – davanti al Palazzo di Giustizia.

Udienza Industrie meccaniche, Vicario nella Capitale

“Non potevo mancare – ci ha detto Vicario al telefono – ho prenotato i biglietti e sono arrivato ieri a Roma. Sapevo che l’udienza era a porte chiuse, ma sono qui per me, per i miei colleghi che non ci sono più per colpa dell’amianto e per tutti quelli che soffrono a causa di un cancerogeno dal quale nessuno ci ha protetti. La mia è una richiesta di giustizia che aspetto ormai da anni”.

Vicario con la barba lunga e un cartello

Così oggi ha portato il suo cartello con scritto “Barcollo, ma non mollo” e i giorni in cui ha lasciato crescere barba e capelli per protesta, perché a lui e ad altri 9 colleghi delle Industrie meccaniche siciliane, è stato negato il diritto al prepensionamento, nonostante un’esposizione decennale all’amianto e le malattie contratte e riconosciute. Durante il suo soggiorno a Roma ha incontrato e ricevuto solidarietà anche dalla senatrice Daniela Ternullo, originaria della provincia di Siracusa.

Industrie meccaniche, negati benefici contributivi amianto

Erano stati i giudici della Corte di Appello a negare il diritto ai benefici contributivi amianto. Ora la parola passa agli “ermellini”. Intanto la barba e i capelli di Calogero crescono ancora, ma anche la consapevolezza di aver – insieme al suo avvocato, il presidente dell’Osservatorio nazionale amianto, Ezio Bonanni – alzato il tappeto sotto il quale era nascosta la polvere di amianto.

Fibre killer che hanno causato negli anni, agli operai che lo lavoravano, o che ne venivano a contatto, malattie terribili, come il mesotelioma, l’asbestosi, il tumore del polmone e indicibili sofferenze. Nonostante già dai primi del Novecento se ne conoscesse la pericolosità. Tutto però è stato sottaciuto e per anni negato in nome del profitto.

I danni causati dall’amianto

Calogero ha i bronchi pieni di amianto. Quattro o cinque volte l’anno combatte con brutte bronchiti e ha un deficit respiratorio del 38%, a soli 61 anni. Qualsiasi sforzo gli richiede una grande fatica ed è costretto a portare con sé un broncodilatatore. È sotto stretta sorveglianza sanitaria e ha sempre alla mente i suoi colleghi che non ce l’hanno fatta contro il minerale killer. Adesso aspetta la Cassazione e ai giudici si appella perché il suo sacrificio non sia stato vano.