17.9 C
Rome
venerdì, Luglio 31, 2026
Home Blog Page 103

Amianto e società: genealogia di un problema sistemico

ciminiere di una fabbrica, Ex Ilva
ciminiere con fumo di una fabbrica (foto free da Pixabay)

L’amianto rappresenta una delle più longeve e pervasive catastrofi sanitarie e ambientali della storia umana. Lungi dall’essere una semplice emergenza tossicologica, siamo di fronte ad un caso paradigmatico di modernità estrattiva, in cui conoscenze scientifiche, interessi economici e dinamiche sociali si intrecciano nella produzione e nella gestione del rischio. L’amianto è una infrastruttura del potere industriale, un oggetto della produzione intenzionale dell’ignoranza (agnotologia), e catalizzatore di nuovi mercati.

Un dispositivo sistemico del capitalismo industriale

Secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità sono migliaia le applicazioni documentate.
Nel testo “Asbestos – Economic Assessment of Bans and Declining Production and Consumption” ne vengono indicate oltre 3000.
E’ stato materiale fondamentale nella costruzione delle infrastrutture moderne come ferrovie, cantieri navali, centrali elettriche, scuole, ospedali.

Come indicato nel rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente del 2002 di Gee, D. & Greenberg, M. “Asbestos: from “magic” to malevolent mineral”  la tossicità dell’amianto è nota sin dagli anni ’30.

Le malattie asbesto correlate hanno colpito centinaia di migliaia di individui in tutto il mondo (IARC, 2012).

La ricerca dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Come dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, “l’Italia ha avuto uno dei più alti tassi di utilizzo pro capite di amianto al mondo, fino alla messa al bando con la legge 257/1992. Tuttavia, il fenomeno non è esaurito: l’amianto continua ad esistere sotto forma di rischio ambientale residuo, occorre bonificare almeno 40 milioni di tonnellate di amianto solo in Italia. Inoltre è pericolosamente ancora prodotto in altre parti del mondo”

I libri dell’avv. Ezio Bonanni rappresentano un punto di riferimento per comprendere l’impatto dell’amianto sulla salute pubblica italiana. Bonanni documenta l’utilizzo massiccio dell’amianto fino agli anni ’90 e le conseguenze sanitarie che ne sono derivate.

“L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon.” Ha affermato Bonanni.

Amianto come pilastro del potere industriale

L’adozione dell’amianto è il frutto di una razionalità politica e produttivista che subordinava la salute dei lavoratori e delle comunità all’efficienza industriale.

Ne parla nel 2001 Fortun, K. nel testo Advocacy After Bhopal: Environmentalism, Disaster, New Global Orders.

Sebbene l’opera di Fortun tratti principalmente del disastro industriale di Bhopal in India, affronta i suoi concetti sono applicabili al caso dell’amianto. Per razionalità produttivista si intende una logica politico-industriale che privilegia la crescita, l’efficienza e la produttività rispetto alla sicurezza dei lavoratori e alla protezione della salute pubblica. Ciò attecchisce specialmente quando le prove dei rischi sono trattate con scetticismo o ignorate strategicamente.

Il fatto che l’amianto fosse “economico” rispetto ad altri materiali non significa che fosse insostituibile: alternative erano note fin dagli anni ’30, ma ritenute non competitive (Markowitz & Rosner, 2002).

Questa visione si è tradotta in un’accettazione sistemica del rischio, in cui i corpi operai sono stati sacrificabili in nome dello sviluppo. L’amianto, in questo senso, ha agito come materiale di governo, nel duplice senso della governance produttiva e della biopolitica.

Economia della negazione e agnotologia

La lunga persistenza dell’amianto è spiegabile solo considerando la produzione intenzionale dell’ignoranza, concetto definito come “agnotologia”  da Proctor & Schiebinger nel 2008.

Come dichiarato da Bonanni, durante uno dei suoi convegni “le principali industrie produttrici erano a conoscenza della pericolosità dell’asbesto almeno dagli anni ’40, ma optarono per la soppressione di evidenze cliniche, manipolazione dell’informazione scientifica e lobbying legislativo”.

Un esempio agghiacciante è la reazione allo studio di Wagner del 1960 che evidenziava casi di mesotelioma in Sudafrica tra familiari dei minatori. Piuttosto che generare allarme e precauzione, lo studio fu soggetto a delegittimazione attiva da parte dell’industria mineraria internazionale.

Il principio guida di questa strategia può essere riassunto nel modello descritto da Oreskes & Conway, 2010 dal titolo “Delay, Deny, Deflect”  replicato anche in altre crisi industriali come il piombo o il tabacco.

Bonifica e nuovo ciclo del profitto

La transizione dal “danno” al “rimedio” potrebbe diventare occasione e opportunità per la lotta all’amianto.

Rimane il fatto che occorre vigilare sugli smaltimenti affinchè siano regolari.

L’amianto non è anomalia della modernità, ma una sua espressione coerente. Mostra come le catastrofi ambientali e sanitarie siano prodotte socialmente, attraverso dispositivi di silenzio, retoriche del progresso e asimmetrie conoscitive.

Ezio Bonanni. Riflettori accesi sulla lotta contro l’amianto in Italia

Avvocato Ezio Bonanni
Avvocao Ezio Bonanni

“Non si tratta solo di risarcire le vittime. Si tratta di riconoscere che siamo dentro un fallimento culturale, prima ancora che giuridico. L’amianto è il simbolo di una civiltà che ha scelto il profitto sopra la vita umana.”

Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni prima dell’intervista con Radio Lazio Sud per la trasmissione “Riflettori Accesi”, che verrà trasmessa l’8 giugno alle 21:00.

La voce della giustizia contro l’amianto

Avvocato, fondatore e presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), Ezio Bonanni è una figura complessa e polarizzante, che ha saputo coniugare rigore giuridico, passione civile e un raro sguardo sistemico. Ma per capire davvero il significato del suo impegno contro l’amianto, è necessario andare oltre il diritto.

La sua narrazione si distacca dal consueto attivismo legale. Bonanni non parla solo di norme o sentenze, ma di un immaginario collettivo distorto, in cui istituzioni e politica dovrebbero cooperare per rendere possibile la bonifica del mondo.

Una logica da scardinare

L’omertà sociale e istituzionale che ha riguardato la storia dell’amianto può essere letta come un meccanismo di rimozione collettiva, simile a quello che in antropologia si osserva nei casi di “morte accettabile” o “sacrificio del corpo produttivo”. Bonanni rifiuta con veemenza questa logica.

Nonostante il bando dell’amianto in Italia nel 1992 (Legge 257/1992), l’eredità della sua produzione e uso è ancora largamente visibile, sia in termini sanitari che socioculturali. Ciò rende l’amianto una ferita sociale dove chi è colpito subisce traumi intergenerazionali.

In questo contesto fatto di opacità, da oltre due decenni, Bonanni ha affrontato migliaia di procedimenti legali, ottenendo condanne storiche e risarcimenti per migliaia di vittime. “Ma la vera sfida” afferma lui stesso, “è culturale”:

Una posizione etica che si rifà non solo alla giurisprudenza, ma a un’idea di giustizia sostanziale, in cui il diritto è anche memoria, riparazione, pedagogia civile.
Si auspica l’adozione di una governance integrata che unisca epidemiologia, scienze sociali e diritto ambientale, con coinvolgimento attivo delle comunità locali.

Oltre l’attivismo tecnico

“L’amianto non è solo una sostanza. È un crimine sociale e culturale, è il nodo simbolico di un’intera civiltà industriale, che ha sacrificato vite umane in nome del profitto. Io non voglio solo vincere cause. Voglio che un giorno le generazioni successive possano dire: ‘abbiamo imparato la lezione’. Perché l’amianto è solo il primo nome di una lunga lista di cecità collettive. E bisogna bonificare, restituire dignità alle vittime, andare avanti.” Ha affermato Bonanni.

In fondo, è questa la più radicale forma di giustizia.

Il processo cancerogeno dell’amianto in un nuovo studio

atomi
atomi

Uno studio del progetto BiominAB-3D ha utilizzato tecniche di microscopia e radiazione di sincrotrone per svelare la natura dei corpuscoli dell’amianto, causa del mesotelioma.
Tra i ricercatori dell’iniziativa, il Dott. Fabrizio Bardelli.

Lo riporta un testo della Commissione Europea, che ricondividiamo per coerenza di intenti.

Come spesso ricordato da ONA – Osservatorio Nazionale Amianto e riconosciuto dall’OMS, l’amianto è direttamente correlato a vari tipi di cancro.

Cosa accade a livello microscopico alle fibre di amianto

Dopo una lunga stasi nei polmoni, le fibre sviluppano uno strato di ferro  trasformandosi in quelli che sono definiti corpuscoli dell’asbesto. Ciò causa una risposta tossica della cellula.

Durante il progetto BiominAB-3D sono stati effettuati approfonditi test strutturali, morfologici, chimici e spettroscopici. E impiegate tecniche con microsonda a raggi X.

La tomografia a raggi X ha fornito dettagli della morfologia 3D esterna e interna dei corpuscoli di amianto. Per il ferro, è stata utilizzata la spettroscopia di assorbimento di raggi X. La struttura delle fibre di amianto è stata svelata mediante microscopia elettronica a trasmissione (TEM).

I risultati hanno svelato la forma chimica e la quantità di ferro contenuto nei corpuscoli dell’asbesto.

La tomografia computerizzata ha mostrato i corpuscoli nel tessuto dei polmoni con immagini dalla definizione dettagliatissima, mai avuta prima.

La distribuzione del silicio osservata ha suggerito inoltre che  le fibre potrebbero migrare nel tessuto circostante e avere un ruolo nelle malattie correlate all’amianto. Considerazione da confermare con l’utilizzo della TEM.

L’amianto rappresenta ancora una grave minaccia per la salute in tutto il mondo. Anche se vietato in tutti i paesi europei, il suo utilizzo è ancora consentito in Canada, Russia, Brasile, Cina, India e alcuni altri paesi asiatici.
Specifichiamo che anche se la produzione e il commercio di amianto è illegale in Italia dal 1992, nel nostro Paese ci sono ancora 40 milioni di tonnellate di amianto da bonificare.

Il dott. Bardelli conclude: “Il lungo periodo di latenza, fino a 50 anni dal momento dell’esposizione allo sviluppo delle malattie, significa che il picco della mortalità è previsto tra pochi anni nella maggior parte dei paesi, è quindi importante tenere alto il livello di consapevolezza del pericolo dell’amianto, ed effettuare ricerche che possano portare a terapie sanitarie e strategie di prevenzione più efficaci”.

Un avvertimento reso noto spesso anche dall’Avv. Ezio Bonanni nelle sue pubblicazioni e conferenze.

Strage di Capaci: ONA “Onore alla memoria di Giovanni Falcone”

Giovanni_Falcone
Giovanni_Falcone

“La mafia non è affatto invincibile; è un fatto umano, e come tutti i fatti umani ha un inizio e avrà anche una fine. Piuttosto bisogna rendersi conto che è un fenomeno terribilmente serio e molto grave e che si può vincere non pretendendo l’eroismo da inermi cittadini, ma impegnando in questa battaglia tutte le forze migliori delle istituzioni.” (Giovanni Falcone)

Oggi, 23 maggio, ricorre il 33° anniversario della Strage di Capaci, uno dei momenti più tragici e simbolici della storia repubblicana italiana. Un giorno che ha spezzato vite e aperto gli occhi del Paese sul volto brutale della mafia. Alle 17:58 del 23 maggio 1992, un’autobomba caricata con oltre 500 chili di tritolo esplose sull’autostrada A29 uccidendo Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, sua moglie e magistrato, e i tre agenti di scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro.

Giovanni Falcone: il magistrato che sfidò Cosa Nostra

Giovanni Falcone nacque a Palermo nel 1939 e rappresenta, insieme ai colleghi e amici Rocco Chinnici, Antonino Caponnetto e Paolo Borsellino, una delle figure più illustri e prestigiose nella lotta alla mafia in Italia e a livello internazionale.

Dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza, intraprese la carriera di magistrato, distinguendosi fin da subito per la sua intelligenza, etica e fermezza. La sua visione investigativa rivoluzionò il metodo di contrasto alla criminalità organizzata.
Attraverso l’analisi dei flussi finanziari (“follow the money”) e l’uso innovativo delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, Falcone fu tra i protagonisti del Maxi Processo di Palermo, il più imponente nella storia contro la mafia.

“Il vero “tallone d’Achille” delle organizzazioni mafiose è costituito dalle tracce che lasciano dietro di sè i grandi movimenti di denaro connessi alle attività illecite più lucrose. Lo sviluppo di queste tracce, attraverso un’indagine patrimoniale che segua il flusso di denaro proveniente dai traffici illeciti, è quindi la strada maestra” (Giovanni Falcone)

La sua tenacia e il suo rigore lo resero bersaglio di Cosa Nostra, che lo considerava il nemico pubblico numero uno. Ma Falcone, pur consapevole del pericolo, non si piegò mai alla paura. Fu ucciso per questo. Ma il suo esempio, come quello dell’amico e collega Paolo Borsellino, è diventato un faro per le generazioni successive.

Il legame con la giustizia: continuità attraverso le battaglie civili

“Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”.
In questa frase di Falcone si esplica l’idea che è importante continuare a portare avanti il suo insegnamento, affinché non venga cancellata la sua memoria.

Nella lotta all’amianto e nella lotta alla mafia,  c’è una comunione di intenti che guarda verso la stessa direzione. Coesiste una comune idea alta di giustizia: il diritto è uno strumento di riscatto, per smascherare i poteri occulti, per sanare le ferite profonde della società. E’ un mezzo per la lotta alla cultura dell’impunità, della negligenza, dell’omertà.
“Lo Stato ha il dovere di proteggere i suoi servitori, ma anche i suoi cittadini. Nel giorno in cui ricordiamo Giovanni Falcone e le vittime di Capaci, è fondamentale riaffermare che la giustizia vera non termina con la condanna del crimine, ma attraverso la prevenzione del danno, la tutela della vita, il rispetto della verità. Perché ogni morte evitata, ogni risarcimento ottenuto, ogni bonifica eseguita è un piccolo, grande atto di giustizia.” Ha affermato l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA).

E non è un caso che avvenga spesso la sua collaborazione con la Dott.essa Paola Vegliantei Presidente dell’Accademia della Legalità.

Anche attraverso questo, Falcone vive.

Fair Play sociale: Alcanterini e Bonanni promuovono etica

bonanni e alcanterini, Fair play
bonanni e alcanterini

Il concetto di fair play, inteso come rispetto delle regole e dell’altro, va ben oltre il campo sportivo. Esso rispecchia una visione di giustizia, equità e responsabilità collettiva che affonda le sue radici nella storia del pensiero occidentale.

Connessioni solide e attuali

Quando il fair play è messo in relazione con l’opera di Ruggero Alcanterini e dell‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto(ONA), emerge un esempio concreto di applicazione di questo principio nella società civile.

Ruggero Alcanterini: sport come modello della società civile

Il fair play è un’idea rivoluzionaria: un principio regolativo della convivenza umana, che intreccia giustizia, rispetto, responsabilità e solidarietà. A portare avanti con coerenza e rigore questo ideale è da anni Ruggero Alcanterini, giornalista, intellettuale, presidente del Comitato Nazionale Italiano Fair Play (CNIFP), promotore instancabile di una visione etica dello sport e della società.

Ruggero Alcanterini non considera lo sport come un fatto meramente agonistico. Per lui, lo sport è cultura, linguaggio simbolico, palestra morale. In una delle sue tante riflessioni pubbliche ha dichiarato: “Il fair play è la misura del grado di civiltà di una comunità. Dove c’è fair play, c’è rispetto per la persona. Se c’è rispetto, c’è educazione. Dove c’è educazione, c’è pace.”
Una visione radicale dove lo sport, ponendosi come modello, può insegnare la responsabilità, il limite, il rispetto dell’altro. È infatti in questo contesto che l’avversario si trasforma in partner, la vittoria in merito condiviso, l’errore in occasione di crescita.

L’idea che il rispetto delle regole comuni generi uno spazio di libertà condivisa è una delle fondamenta della civiltà. Eppure, nel nostro tempo, il concetto di limite è spesso vissuto come costrizione, perdita, freno. Il fair play propone un rovesciamento semantico: il limite è la condizione per l’incontro, la regola è la cornice che rende possibile il gioco, la responsabilità è la forma più alta di libertà.  E’ qui che Alcanterini si avvicina al pensiero di autori come Hans Jonas e Martha Nussbaum, che mettono al centro dell’etica contemporanea la cura, la fragilità, il riconoscimento reciproco.

Le radici storiche e filosofiche del fair play


Platone, nella Repubblica, distingue tra “dikaiosyne”, ossia la giustizia e “pleonexia” intesa come l’avidità che infrange le regole comuni. Il giusto cittadino quindi è colui che rispetta l’armonia sociale.
Aristotele, nell’etica nicomachea, insiste sulla virtù come equilibrio e sul concetto di giustizia distributiva e correttiva. Successivamente, Immanuel Kant ha affermato che ogni azione etica deve essere conforme a un principio universalizzabile. E’ coerentemente con questa visione che il fair play si configura come un dovere morale.

Sarà Jean-Jacques Rousseau a introdurre nel “Contratto sociale” il concetto secondo cui le leggi giuste sono quelle che tutti si darebbero se agissero con spirito di equità.
In una prospettiva di continuità John Rawls, nel suo “Una teoria della giustizia”, affermerà che le istituzioni giuste sono quelle che avrebbero aiutato anche i più svantaggiati.

Coerenza di pensiero con ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Un pensiero che si riflette nel lavoro di Ezio Bonanni e dell’ONA, che lotta per correggere squilibri storici di potere, restituendo dignità e voce a chi è stato escluso dalla protezione sociale, in particolare le vittime dell’amianto. Nel contesto italiano, dove per decenni la questione amianto è stata ignorata o minimizzata, Bonanni ha rappresentato una voce controcorrente, applicando una logica di fair play sociale. Ciò si traduce nel ridare a ciascuno ciò che è stato tolto, lottare affinché anche chi non ha voce abbia giustizia. E ciò è perfettamente in linea con il pensiero di Rawls quando afferma che le istituzioni operino a favore dei più svantaggiati.

Non si tratta solo di ottenere risarcimenti economici, ma di ristabilire la dignità della persona umana. Con ONA il fair play diviene azione politica: riconoscere il torto, promuovere la verità, costruire la memoria pubblica. Michel Foucault ha sottolineato l’importanza della verità come pratica sociale. E Bonanni, denunciando la “congiura del silenzio” sull’amianto, ha incarnato questa verità militante.

Il fair play diviene quindi una forma mentis, un principio guida per una società giusta. Ezio Bonanni e l’ONA dimostrano come questi ideali possano diventare strumenti concreti per trasformare la realtà, partendo dai margini, dalle vittime, dagli esclusi. L’equità si conquista con la lotta, la perseveranza e la forza della verità.
Lo sport, nella sua dimensione etica e educativa, dovrebbe essere considerato come un bene culturale immateriale, al pari della musica, della poesia o della filosofia.
Non esiste infatti vera libertà senza rispetto, e che non esiste comunità senza regole condivise. In un mondo sempre più diviso, il fair play può ancora essere un ponte, un’alleanza, un patto. A patto, appunto, che ci crediamo fino in fondo.

World Fair Play Day: il 19 maggio al Senato una giornata storica

Il19 maggio la prima Giornata mondiale del Fair Play. Nella prestigiosa Sala Koch del Senato della Repubblica, istituzioni, mondo sportivo e imprenditoriale si sono riuniti per promuovere una cultura basata sul rispetto, anche in termini di tutela dell’ambiente e delle persone. (Leggi qui l’articolo dedicato).

Su ONA News il video della sintesi dell’evento: