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lunedì, Marzo 16, 2026

Amianto e società: genealogia di un problema sistemico

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L’amianto rappresenta una delle più longeve e pervasive catastrofi sanitarie e ambientali della storia umana. Lungi dall’essere una semplice emergenza tossicologica, siamo di fronte ad un caso paradigmatico di modernità estrattiva, in cui conoscenze scientifiche, interessi economici e dinamiche sociali si intrecciano nella produzione e nella gestione del rischio. L’amianto è una infrastruttura del potere industriale, un oggetto della produzione intenzionale dell’ignoranza (agnotologia), e catalizzatore di nuovi mercati.

Un dispositivo sistemico del capitalismo industriale

Secondo l’OMS – Organizzazione Mondiale della Sanità sono migliaia le applicazioni documentate.
Nel testo “Asbestos – Economic Assessment of Bans and Declining Production and Consumption” ne vengono indicate oltre 3000.
E’ stato materiale fondamentale nella costruzione delle infrastrutture moderne come ferrovie, cantieri navali, centrali elettriche, scuole, ospedali.

Come indicato nel rapporto dell’Agenzia Europea dell’Ambiente del 2002 di Gee, D. & Greenberg, M. “Asbestos: from “magic” to malevolent mineral”  la tossicità dell’amianto è nota sin dagli anni ’30.

Le malattie asbesto correlate hanno colpito centinaia di migliaia di individui in tutto il mondo (IARC, 2012).

La ricerca dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Come dichiarato dall’Avv. Ezio Bonanni dell’Osservatorio Nazionale Amianto, “l’Italia ha avuto uno dei più alti tassi di utilizzo pro capite di amianto al mondo, fino alla messa al bando con la legge 257/1992. Tuttavia, il fenomeno non è esaurito: l’amianto continua ad esistere sotto forma di rischio ambientale residuo, occorre bonificare almeno 40 milioni di tonnellate di amianto solo in Italia. Inoltre è pericolosamente ancora prodotto in altre parti del mondo”

I libri dell’avv. Ezio Bonanni rappresentano un punto di riferimento per comprendere l’impatto dell’amianto sulla salute pubblica italiana. Bonanni documenta l’utilizzo massiccio dell’amianto fino agli anni ’90 e le conseguenze sanitarie che ne sono derivate.

“L’amianto è un killer silenzioso cancerogeno che provoca con assoluta certezza scientifica mesotelioma, tumore del polmone, tumore della laringe, dello stomaco e del colon.” Ha affermato Bonanni.

Amianto come pilastro del potere industriale

L’adozione dell’amianto è il frutto di una razionalità politica e produttivista che subordinava la salute dei lavoratori e delle comunità all’efficienza industriale.

Ne parla nel 2001 Fortun, K. nel testo Advocacy After Bhopal: Environmentalism, Disaster, New Global Orders.

Sebbene l’opera di Fortun tratti principalmente del disastro industriale di Bhopal in India, affronta i suoi concetti sono applicabili al caso dell’amianto. Per razionalità produttivista si intende una logica politico-industriale che privilegia la crescita, l’efficienza e la produttività rispetto alla sicurezza dei lavoratori e alla protezione della salute pubblica. Ciò attecchisce specialmente quando le prove dei rischi sono trattate con scetticismo o ignorate strategicamente.

Il fatto che l’amianto fosse “economico” rispetto ad altri materiali non significa che fosse insostituibile: alternative erano note fin dagli anni ’30, ma ritenute non competitive (Markowitz & Rosner, 2002).

Questa visione si è tradotta in un’accettazione sistemica del rischio, in cui i corpi operai sono stati sacrificabili in nome dello sviluppo. L’amianto, in questo senso, ha agito come materiale di governo, nel duplice senso della governance produttiva e della biopolitica.

Economia della negazione e agnotologia

La lunga persistenza dell’amianto è spiegabile solo considerando la produzione intenzionale dell’ignoranza, concetto definito come “agnotologia”  da Proctor & Schiebinger nel 2008.

Come dichiarato da Bonanni, durante uno dei suoi convegni “le principali industrie produttrici erano a conoscenza della pericolosità dell’asbesto almeno dagli anni ’40, ma optarono per la soppressione di evidenze cliniche, manipolazione dell’informazione scientifica e lobbying legislativo”.

Un esempio agghiacciante è la reazione allo studio di Wagner del 1960 che evidenziava casi di mesotelioma in Sudafrica tra familiari dei minatori. Piuttosto che generare allarme e precauzione, lo studio fu soggetto a delegittimazione attiva da parte dell’industria mineraria internazionale.

Il principio guida di questa strategia può essere riassunto nel modello descritto da Oreskes & Conway, 2010 dal titolo “Delay, Deny, Deflect”  replicato anche in altre crisi industriali come il piombo o il tabacco.

Bonifica e nuovo ciclo del profitto

La transizione dal “danno” al “rimedio” potrebbe diventare occasione e opportunità per la lotta all’amianto.

Rimane il fatto che occorre vigilare sugli smaltimenti affinchè siano regolari.

L’amianto non è anomalia della modernità, ma una sua espressione coerente. Mostra come le catastrofi ambientali e sanitarie siano prodotte socialmente, attraverso dispositivi di silenzio, retoriche del progresso e asimmetrie conoscitive.

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